Prestare la voce per sentirsi meglio
Un film, un laboratorio di doppiaggio e 10 ragazzi. È così che il progetto Ardire 2 entra nel percorso di cura dell’Hospice pediatrico di Padova che prova a misurare che cosa accade quando cultura e creatività diventano strumenti di relazione, espressione e benessere.
Il cuore dell’iniziativa è un laboratorio di doppiaggio nel quale 10 bambini e ragazzi con malattie rare, seguiti con cure palliative pediatriche, hanno prestato la propria voce ai personaggi di Mavka e la foresta incantata, film d’animazione ucraino del 2023 distribuito in Italia da Notorious Pictures.
«Per i ragazzi questa attività ha significato fondamentalmente un momento di normalità. Poter fare una attività che, anche, i bambini che non sono in un percorso di cura possono fare», spiega Stefano Bellon, della Fondazione La miglior vita possibile, che promuove e sostiene lo studio, la diffusione della cultura e delle opportunità di avanzamento scientifico e del miglioramento delle condizioni di salute e di vita della popolazione pediatrica sottoposta a cure palliative.
La filantropia al servizio di un progetto di cura
A rendere possibile il progetto sono stati 65 mila euro di risorse filantropiche: 40 mila euro della Fondazione Stevanato e 25 mila euro del Fondo Carta Etica di UniCredit. Risorse che non hanno finanziano semplicemente la realizzazione di un film ma un percorso che coinvolge professionisti del cinema, psicologi e medici e che comprende il lavoro con i ragazzi, il rapporto con le famiglie, il coordinamento e la valutazione scientifica dell’esperienza.
«Crediamo che la cura non si esaurisca nella dimensione clinica, ma si compia anche attraverso cultura, creatività e relazione», spiega Sergio Stevanato, presidente dell’omonima Fondazione, «Con Ardire 2 vogliamo offrire ai bambini e ragazzi dell’Hospice pediatrico di Padova, impegnati in percorsi complessi e delicati, un’opportunità per ritrovare fiducia e dare voce alle proprie emozioni».
I ragazzi hanno lavorato sull’interpretazione, sulla respirazione, sull’intonazione, sulla riscrittura del copione e sull’espressività. Il personaggio è diventato un tramite per sperimentare un modo diverso di comunicare e di raccontare le proprie emozioni.
«Come UniCredit, attraverso il Fondo Carta Etica, siamo orgogliosi di sostenere Ardire 2, un progetto che unisce cura, inclusione e creatività, offrendo ai bambini e ai ragazzi dell’Hospice Pediatrico di Padova un’opportunità concreta di espressione e partecipazione», sottolinea sostiene Roberto Burato, area manager retail Padova e Rovigo, «Iniziative come questa dimostrano come l’arte può diventare uno strumento di benessere, crescita e condivisione, contribuendo a migliorare la qualità della vita dei giovani pazienti e delle loro famiglie».
Misurare i benefici dell’esperienza
Il progetto prevede un protocollo di osservazione sulla qualità di vita, l’adattamento socio-emotivo, lo stato psicofisico e la gestione delle emozioni legate alla malattia e alle cure palliative.
La responsabilità scientifica è della professoressa Franca Benini, direttrice dell’Uoc Hospice pediatrico dell’Azienda ospedale- università di Padova. Lo studio sui benefici è stato realizzato dal professor Francesco Pagnini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con il coinvolgimento delle psicologhe dell’Hospice pediatrico. Il protocollo è stato presentato e avallato dal Comitato Etico; la pubblicazione dei risultati è attesa entro la fine dell’anno.
Il doppiaggio diventa così un laboratorio di competenze ma, anche, di relazione: scegliere una voce, trovare un’intonazione, interpretare un’emozione, lavorare sulla respirazione significa allenare la capacità di comunicare e, nello stesso tempo, trovare uno spazio per raccontare qualcosa di sé.
La Carta di Roma per un’alleanza nelle cure palliative
Per la Fondazione La miglior vita possibile il lavoro sulle cure palliative pediatriche non si esaurisce nei singoli progetti. Ardire 2 si inserisce in un percorso più ampio, nato anche dal confronto con il Comitato nazionale per la bioetica.

A luglio 2025 il Comitato aveva richiamato l’attenzione sulle cure palliative pediatriche, indicandole come una situazione di particolare urgenza. Quel documento, racconta Bellon: «è stato ripreso nei mesi successivi dalla Fondazione e ha aperto un confronto con alcuni dei componenti del Comitato. Da quel dialogo è nato un percorso che ha portato a un convegno a Roma e alla stesura della Carta di Roma, Un’alleanza di cura nelle cure palliative pediatriche».
La Carta è stata elaborata a partire dal confronto tra i diversi attori coinvolti e sottoscritta da realtà del settore, tra cui la Federazione cure palliative e la Società italiana di cure palliative. L’obiettivo è costruire una base condivisa per promuovere e diffondere una cultura delle cure palliative pediatriche che tenga insieme il bambino e la sua famiglia.
«Averlo firmato significa averlo condiviso e averne anche partecipato alla sua elaborazione», conclude Bellon. «Questo è il documento che è scaturito dal convegno e quindi è l’elaborazione delle relazioni e anche, ovviamente, dei pensieri dei relatori».
La foto di apertura è un fotogramma del film fornito dalla Fondazione La miglior vita possibile
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