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Contro il caro carburanti, Trump libera dalle sanzioni la flotta ombra della Russia

17 Ottobre 2026 ore 11:08

Trump

Alla fin fine, la morale della favola è che nessuno può fare Trump al posto di Trump, o addirittura più di Trump. Si spiega così la decisione del presidente Usa di sospendere, a soli due giorni dall’entrata in vigore, alcune delle sanzioni contro la Russia previste dal Lindsey Graham Act, le legge fortemente voluta dal senatore repubblicano morto improvvisamente nel luglio scorso dopo un viaggio a Kiev e poco dopo approvata dal Congresso con un voto bipartisan. Le legge prevedeva un radicale inasprimento delle sanzioni contro la Russia, affidando però al Presidente la loro applicazione. Trump aveva firmato la legge ma ora, pressato dal crollo degli indici di gradimento (solo il 36% degli americani approva il suo operato e il 55% pensa che l’inflazione sia fuori controllo) e dalla prospettiva di un’elezione di metà mandato che può sottrargli il controllo del Congresso, ha fatto una parziale (le sanzioni antirusse decise in precedenza restano attive) ma significativa marcia indietro.

Dicevamo che solo Trump può fare Trump e d’altra parte era stato chiaro già al momento della firma che il Presidente considerava l’azione di Graham più una grana che un vantaggio. La legge dello storico (23 anni consecutivi di mandato) senatore della Carolina del Sud è segnata da un’ossessione che a Trump conviene solo fino a un certo punto. Graham voleva colpire la Russia, Trump vuole avere le mani libere. Inoltre, la legge Graham prevede sanzioni anche contro i Paesi che più acquistano risorse energetiche dalla Russia, alimentando così la sua economia di guerra: presa alla lettera, avrebbe infilato gli Usa in una guerra di dazi e sanzioni contro Cina e India (che insieme acquistano l’87% delle esportazioni russe di petrolio), cosa che l’economia americana in questa fase non può permettersi. E forse Trump non avrebbe nemmeno firmato se la legge, al punto 115, non prevedesse una scappatoia: sospendere certi provvedimenti alla luce dell’interesse nazionale, come ha fatto appunto Trump.

L’ossessione di Trump, adesso, è far calare i prezzi dei carburanti per soddisfare l’elettorato, tutti i cittadini ma in particolare gruppi importanti del suo elettorato come agricoltori e trasportatori. E insieme far dimenticare la folle decisione di iniziare la guerra contro l’Iran e l’incerta condotta che l’ha caratterizzata, fino al blocco dello Stretto di Hormuz con relative difficoltà nel commercio internazionale di gas e petrolio. E in base a questa specifica esigenza di politica interna regola tutte le proprie decisioni. Come ha detto qualche settimana fa Marco Rubio, segretario di Stato: “Gli Stati Uniti non metteranno mai l’ordine internazionale davanti ai propri interessi”. Ecco fatto.

Infatti il provvedimento odierno sospende la sezione 102(D) della legge, quella che riguarda la commercializzazione da parte della Russia di “greggio, uranio, gas naturale, gas naturale liquefatto, petrolio, prodotti petroliferi, prodotti petrolchimici, carbone o prodotti a base di carbone”, i mezzi per trasportarli, le persone coinvolte e gli eventuali porti di sosta e di approdo. Di fatto, come alcuni giornali americani avevano anticipato nei giorni scorsi, un quasi via libera alla “flotta ombra” russa. Nei calcoli di Trump questo dovrebbe abbassare i costi del trasporto di gas e petrolio (noleggio navi e assicurazione) e far affluire più risorse al mercato globale, facendo quindi calare i prezzi dei carburanti.

Il Cremlino esulta e l’Ucraina s’infuria. Ma Trump, che promette 5 mila dollari a chi il 3 novembre voterà repubblicano, questo importa poco. Pronto, ovviamente, a cambiare di nuovo idea il 4 novembre.

Riferimenti

Per il sondaggio: https://www.tvsvizzera.it/tvs/sondaggio-fox%2C-tasso-approvazione-di-trump-al-36%25%2C-minimi-storici/92222138

Per le dichiarazioni di Marco Rubio: https://youtube.com/shorts/qvqFgzJAhus?si=k7pIZduaRC2gGsFB

Per le anticipazioni sul provvedimento: https://www.reuters.com/legal/government/us-considers-easing-sanctions-shadow-fleet-vessels-cut-freight-rates-official-2026-10-15/

Per la “flotta ombra”: https://www.ftm.eu/files/the-shadow-fleet-secrets

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Trump attacca ancora Zelensky: “Ha distrutto il suo Paese”

16 Ottobre 2026 ore 15:49

Trump

“Non sono un grande fan di Zelensky, ha distrutto il suo Paese”, ha dichiarato Trump in un’intervista a Newsmax. A sostegno delle sue parole, Trump ha citato un’intervista che ha visto di recente con una giovane ucraina, che accusa Zelensky di aver distrutto lo Stato e causato la morte della popolazione maschile dell’Ucraina.

Trump: "Zelensky is not a good guy for us to deal with… They're not going to settle with him. He doesn't want to settle. He says he wants to settle, but he doesn't. I'm not a big fan of Zelensky. They've destroyed their country."

pic.twitter.com/hAS9x2ZV4S

— Ivan Katchanovski (@I_Katchanovski) October 16, 2026

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Regno Unito: la Tassa di Putin da 2 miliardi di sterline che imbarazza il governo Burnham

16 Ottobre 2026 ore 06:46

Regno Unito

L’ultimo della serie è stato Ken McCallum, direttore generale dell’MI5, il servizio di controspionaggio britannico. McCallum ha suonato l’allarme: negli ultimi dieci anni, ha detto, le minacce contro il Regno Unito da parte di altre entità statali sono quadruplicate, con la Russia come “aggressore numero uno”. La cosa interessante, però, è che l’alto funzionario non si è perso nelle solite geremiadi sulla democrazia in pericolo o sul nemico alle porte ma ha lamentato che tutto ciò costringa “l’MI5 a destinare al contrasto delle attività di Stati esteri più risorse oggi di quale ne impiegasse durante la guerra fredda”.

Negli ultimi tempi, infatti, complice la crisi economica generale e, forse, anche l’impossibilità di spingere il sostegno all’Ucraina e il confronto con la Russia oltre certi limiti, le autorità del Regno Unito si preoccupano molto… delle spese. Ovvero di quanto costi in milioni di sterline scontrarsi con un avversario non solo aggressivo e tenace ma anche militarmente e tecnologicamente preparato. Tale preoccupazione si è manifestata appieno, e si è per così dire sistematizzata, nel momento in cui Graeme Downie, parlamentare scozzese del Partito Laburista, ha presentato al governo di Andy Burnham un’interrogazione per conoscere il costo degli attacchi cyber russi e soprattutto il loro costo. Accompagnando il tutto con una ricerca intitolata, non si sa se con amarezza o con humour inglese, The Putin Tax, che presenta una stima autonoma di quanto il governo britannico spenda per contrastare le operazioni di influenza russe. O per essere più precisi: di quanto tali operazioni costino al Regno Unito, perché dal governo a Downie non è arrivata alcuna risposta.

La questione è tutt’altro che peregrina e la mossa del parlamentare è stata subito appoggiata dal Royal United Services Institute (RUSI), il più antico think tank del Regno Unito, che ha subito scritto: “La raccolta di prove sul costo dell’ostilità russa aiuterà il governo a giustificare le proprie scelte di spesa, a rafforzare la necessità di un’efficace resilienza del settore pubblico e privato e a individuare i settori in cui gli investimenti avrebbero il maggiore impatto economico. Questa lacuna è importante e merita attenzione. In un’epoca in cui i governi collegano la sicurezza economica e quella nazionale in ogni occasione, proteggere le imprese dalle interruzioni e ridurre al minimo il dirottamento di risorse pubbliche già limitate verso la ripresa e la protezione dovrebbe essere una priorità. Comprendere il costo inflitto dall’ostilità del Cremlino dovrebbe guidare il governo nel determinare e dare priorità alla propria risposta”. Come dire: hai pochi soldi, se non sai quanto devi spendere come puoi decidere dove spendere?

Il rapporto del parlamentare laburista avanza una stima per difetto: tra 2 e 2,5 miliardi di sterline l’anno, cioè tra 2,36 e 3 miliardi di euro. Così ripartiti: tra 0,4 e 0,5 miliardi di sterline per gli attacchi russi provati (droni sugli aeroporti e simili); 1,47 miliardi per le attività cyber russe; tra 250 e 500 milioni per il danneggiamento dei cavi sottomarini; il resto per l’impatto economico generale e le spese di prevenzione di future minacce. Per difetto, la stima, perché gli stessi estensori del rapporto pensano di non essere riusciti a calcolare tutto né a identificare ogni possibile conseguenza del braccio di ferro in corso. Per esempio: dal 2022 a oggi, le autorità britanniche hanno registrato 300 attacchi cyber attribuibili alla Russia. E’ relativamente facile calcolare il costo dei 300 singoli interventi per rispondere a ogni singolo attacco. Ma quanto è costato il “disturbo”, il turbamento delle regolari attività economiche, per esempio? Difficile dirlo.

Altro esempio, assai dibattuto nel rapporto, di tassa di Putin: l’attacco cyber contro Jaguar Land Rover del 31 agosto 2025, il più grave di sempre per il Regno Unito, che portò al blocco delle attività industriali per tre settimane. Per essere precisi, dobbiamo ricordare che poco dopo l’attacco fu rivendicato su Telegram da un gruppo chiamato Scattered Lapsus$ Hunters, il che fece pensare a un’effrazione realizzata in collaborazione da Scattered Spider, Lapsus$ e ShinyHunters, tre gruppi di criminalità informatica di lingua inglese. Poi le autorità investigative decisero che il colpevole, invece, stava a Mosca e noi stiamo qui a questa versione. Il danno subito dall’azienda è stato calcolato in 1,9 miliardi di sterline, Ma che dire, per esempio, del calo dei consumi per gli operai e gli impiegati lasciati a casa per un mese? E i danni ai fornitori e ai clienti?

Come dicevamo, il governo Burham ha mostrato un certo imbarazzo nell’affrontare l’argomento tassa di Putin. Perché non ha le risposte, o perché è meglio che le risposte restino riservate, non è dato sapere. Il pur compassato RUSI ha molto criticato questo atteggiamento, coniando uno slogan efficace: “What gets measured, gets done”, ciò che si misura vien poi fatto. E di conseguenza ha proposto l’istituzione di una speciale commissione incaricata, appunto, di prendere le misure alla tassa di Putin per offrire una base concreta e una direzione agli interventi dell’esecutivo. Si farà? Basterà? Certo è che la discussione dei britannici può aprire una strada a tanti altri Paesi, all’insegna della realtà più tipica di questi anni: il legame sempre più stretto tra economia e sicurezza.

Riferimenti

Per le dichiarazioni di McCallum: https://t.me/letteradamosca/38871

Per la ricerca The Putin Tax: https://graemedownie.com/wp-content/uploads/2026/10/PUTIN-TAX-FINAL-COMPLETED.pdf

Per l’attacco a Jaguar Land Rover: https://www.wired.it/article/jaguar-land-rover-cyberattacco-filiera-conseguenze-perdite-licenziamenti/

Per la presa di posizione del RUSI: https://www.rusi.org/explore-our-research/publications/commentary/putin-tax-and-cost-russian-hostility-britain

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