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“La notte è il momento peggiore. Siamo svegliati continuamente dalle scosse”. Il racconto da Flores dopo il terremoto che ha devastato l’Indonesia

17 Agosto 2026 ore 18:23

Il boato, il grido della terra e poi quella scossa interminabile: questo è il giorno da dimenticare a Flores, isola dell’Indonesia. Il terremoto di magnitudo 7,7 che ha fatto tremare tutta l’isola noi l’abbiamo vissuto in prima persona, a circa 104 chilometri dall’epicentro. Io sto bene. Sono con il mio compagno nella città di Ruteng e ci trovavamo qui nel momento in cui è arrivata la scossa. Prima abbiamo sentito un rumore fortissimo, subito dopo ha iniziato a tremare tutto. Si sono gonfiate le porte del terrazzo e hanno cominciato a cadere gli oggetti. La sensazione era che tutto si muovesse, con una violenza difficile da descrivere. Eravamo nella stanza di un piccolo hotel con sole 4 stanze e attorno un giardino. Per questo nel giro di pochi secondi siamo riusciti a uscire e a metterci in uno spazio aperto, lontano da qualsiasi cosa potesse caderci addosso. Anche gli altri sei turisti presenti si sono catapultati fuori, alcuni con addosso le coperte per proteggersi. È durato circa un minuto, ma in quei momenti il tempo sembra fermarsi. La struttura principale ha tenuto, ma sono cadute tegole, coperture dei terrazzi e altri materiali. E subito sono arrivate le notizie, insieme a una grande preoccupazione per le vittime, le case dilaniate e il gran numero di sfollati. L’allerta tsunami ha fatto temere, ma poi è rientrata lasciandoci tirare un sospiro di sollievo. Noi abbiamo scelto di rimanere ancora a Ruteng e di non metterci subito in viaggio. Dopo una scossa di questa intensità, infatti, ci preoccupavano anche le possibili frane sulle strade.

Quello che continua ad alimentare l’ansia sono le scosse successive. Secondo l’ente sismologico indonesiano BMKG sono state registrate centinaia di scosse di assestamento, con magnitudo tra 1,3 e 6,2. Di queste, una ventina hanno avuto una magnitudo attorno a 5 e le abbiamo percepite in modo forte. Molte delle scosse che abbiamo avvertito sono state molto vicine a noi, a distanze comprese indicativamente tra i 34 e i 104 chilometri. Sentire continuamente la terra tremare sotto i piedi, dopo aver appena vissuto una scossa di magnitudo 7,7, mantiene inevitabilmente alta la tensione. La paura è soprattutto quella di nuovi terremoti forti e dei possibili crolli di strutture già danneggiate. Anche le notizie di scosse in altre isole dell’Indonesia vicine destano molta ansia. La notte è il momento peggiore. Ci svegliamo continuamente per le forti scosse e spesso dobbiamo correre fuori, all’aperto. Per ogni evenienza abbiamo preparato uno zaino con il necessario e i documenti, che teniamo vicino al cuscino.

La situazione nelle zone più colpite rimane molto difficile. Le operazioni di soccorso continuano e migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Molte dormono ancora all’aperto o in strutture provvisorie per paura di nuovi crolli. Le frane e i blocchi stradali rendono inoltre più complicati i collegamenti con alcuni villaggi e città. Allo stesso tempo, però, quello che stiamo vedendo qui è un popolo straordinariamente accogliente e solidale. Non passa giorno senza che le persone attorno a noi ci invitino a stare da loro o a condividere un pasto in una delle tante comunità di famiglie e amici.

Riceviamo a ogni passo una stretta di mano, un saluto, un abbraccio e un sorriso sincero. La macchina dei soccorsi è operativa anche grazie alla grande reattività degli indonesiani. I viaggiatori che abbiamo conosciuto ci raccontano di scene da film, con persone che spostano a mani nude i massi caduti dalle montagne sulle strade o che creano ponti di fortuna con assi di legno per superare uno dei tanti blocchi. Ci sono pochi turisti in giro. In moltissimi sono corsi a Labuan Bajo per prendere il primo volo disponibile.

Lungo le strade si vedono edifici crollati e tante persone che dormono sotto tendoni allestiti vicino alle risaie. Sono immagini che rendono concreto quello che, visto da lontano, può sembrare soltanto un numero o una notizia. Durante una commemorazione per le vittime abbiamo avuto modo di parlare con l’assistente del Ministro, con il servizio civile e con alcuni giornalisti, anche per capire quali fossero le informazioni più affidabili e, soprattutto, quali fossero i canali ufficiali e più sicuri. Essere qui e vivere un terremoto di questa intensità cambia completamente la percezione di quello che normalmente leggiamo. Non è soltanto un numero, una magnitudo o un dato su una mappa: è il boato che arriva all’improvviso, è vedere le persone correre fuori dalle case e cercare uno spazio sicuro. E poi è la paura che continua anche dopo, ogni volta che arriva una nuova scossa.

Nella foto: i soccorsi sull’isola di Flores

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Batterie al litio tra i rischi d’incendio e il costo ambientale: ecco cosa cambia dal 2027 con le nuove regole europee

17 Agosto 2026 ore 13:13

Per anni ci siamo abituati a considerare molti dispositivi elettronici quasi “usa e getta”. Quando la batteria iniziava a perdere autonomia, sostituirla era spesso difficile, costosa o addirittura impossibile, tanto che per molti la soluzione più semplice diventava acquistare un prodotto nuovo. Un meccanismo che ha alimentato sprechi, consumo di materie prime e una crescente produzione di rifiuti elettronici.

A breve qualcosa cambierà. Dal 18 febbraio 2027 entreranno in vigore le nuove regole europee sulle batterie: l’articolo 11 del Regolamento (UE) 2023/1542, il cosiddetto Batteries Regulation, punta a favorire una progettazione più orientata alla riparazione, al riuso e alla durata dei dispositivi elettronici. L’obiettivo? Ridurre la montagna crescente di rifiuti tecnologici. Per i prodotti interessati dalla normativa, la batteria dovrà poter essere sostituita senza procedure complesse né strumenti difficili da reperire. Un risultato raggiunto anche grazie alla crescente pressione esercitata da consumatori, associazioni ambientaliste e movimenti per il diritto alla riparazione, che hanno chiesto dispositivi più durevoli, trasparenti e meno legati alla logica dell’usa e getta. I produttori non potranno inoltre ostacolare tramite software l’utilizzo di batterie compatibili conformi ai requisiti di sicurezza.

Secondo Emanuela Rosio, presidente di AICA (Associazione Internazionale di Comunicazione Ambientale) e coordinatrice italiana della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti: “È una svolta importante. Rendere più semplice la sostituzione delle batterie significa evitare che un dispositivo ancora funzionante venga abbandonato solo perché un suo componente si è usurato. Una maggiore riparabilità aiuta a contrastare l’obsolescenza programmata, ridurre la produzione di rifiuti elettronici e utilizzare in modo più efficiente le risorse. Inoltre, sempre più persone potranno intervenire sui propri apparecchi senza dover necessariamente ricorrere all’assistenza tecnica”.

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