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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

Giappone verso il voto anticipato. Gli scenari politici

19 Gennaio 2026 ore 15:16

È arrivata la conferma: il Giappone andrà al voto anticipato. In una conferenza stampa, il primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, ha annunciato lo scioglimento delle Camere, previsto per la sessione parlamentare di questo venerdì.

Per superare in maniera definitiva l’instabilità politica del Paese, la premier ha confermato che le elezioni saranno anticipate al prossimo 8 febbraio, quando inizialmente erano in programma per l’estate del 2028. Tra una settimana, invece, comincerà la nuova campagna elettorale.

La decisione non è inusuale. Secondo la stampa internazionale, è molto comune che i primi ministri giapponesi che arrivano al potere grazie alle primarie scelgono di convocare elezioni generali all’inizio del mandato per sfruttare la loro popolarità e rafforzare la legittimità politica.

L’ultimo sondaggio del quotidiano giapponese Asahi Shimbun, riferito dall’Abc, indica che Takaichi gode di più del 67% del consenso elettorale, anche se ha avuto poco tempo per dimostrare le sue capacità in quanto a gestione del bilancio e dell’economia interna. Il suo obiettivo sarà migliorare le condizioni economiche del Paese, seguendo le linee guide del suo maestro, Shinzo Abe.

Sulla politica estera, Takaichi ha confermato una nuova alleanza con gli Stati Uniti e si è avvicinata positivamente alla Corea del Sud. Con la Cina, invece, è partita con buon piede ma negli ultimi mesi l’intesa iniziale è svanita a causa dell’ipotetica risposta del Giappone in caso di un’invasione cinese a Taiwan e la reazione del governo cinese.

Lo scenario elettorale di febbraio in Giappone presenta da una parte il Partito Liberale Democratico (Pld) con 199 seggi, nel quale Takaichi ha vinto le primarie, e il premier uscente Shigeru Ishin (con 34 seggi), mentre dall’altra parte c’è il Partito Costituzionale Democratico del Giappone (Pdc) con 148 e i buddisti conservatori Komeito con 24 seggi.

La scorsa settimana entrambe le formazioni politiche hanno creato l’Alleanza del Centro Riformista, in risposta alla svolta verso destra della politica giapponese. Al centro, il Partito Democratico per il Popolo (Pdpp) con 27 seggi.

Che fine farà Alex Saab, il prestanome di Maduro

19 Gennaio 2026 ore 12:06

Rimpasto nel regime chavista. La nuova leader, Delcy Rodriguez, ha deciso la rimozione di alcuni personaggi chiave del gabinetto, tra cui l’imprenditore colombiano, Alex Saab, fino a pochi giorni fa ministro dell’Industria e Produzione Nazionale. Saab è considerato dal Dipartimento del Tesoro americano il prestanome di Nicolas Maduro e su di lui pendono diverse condanne per riciclaggio ed evasione fiscale.

Saab sarebbe l’uomo finanziario più attivo del regime. È accusato di essere la mente dietro gli affari che usavano come facciata la vendita di cibo dei programmi alimentari di sussidi chiamati Clap, lo scambio di petrolio per mais e acqua e il movimento di navi petrolifere per evadere le sanzioni imposte dagli Stati Uniti.

Per questi e altri reati è stato arrestato a giugno del 2020 a Capo Verde, quando era in attesa di un aereo privato che l’avrebbe portato in Iran. Nel 2021 si è presentato davanti ad un tribunale a Miami, ma non è stato condannato perché due anni dopo ha fatto parte di uno scambio di prigionieri negoziato tra il regime di Maduro e il governo americano nell’ambito di uno dei tanti tavoli di negoziati con l’opposizione venezuelana.

Il ritorno di Saab in Venezuela è stato molto pubblicizzato. Per il regime, è uno degli “eroi sequestrati” dell’impero nordamericano. Rientrato in Venezuela è stato messo alla guida del ministero dell’Industria e della Produzione Nazionale e di tutte le importazioni e le esportazioni del Venezuela al fronte del Centro Internazionale di Investimenti Produttivi.

Ma con l’intervento del governo di Donald Trump la favola eroica di Saab sembra essere all’epilogo. Delcy Rodriguez ha detto che l’imprenditore avrà nuove responsabilità nel suo governo, ma non ha fornito dettagli. Al suo posto è stato nominato il militare di basso profilo, Luis Antonio Villegas Ramírez.

Saab è rimasto in silenzio queste settimane dopo l’arresto di Maduro. La sua situazione davanti alla giustizia potrebbe complicarsi, anche se sarebbe protetto dall’accordo di indulto sottoscritto da Biden. Alcuni fonti sostengono che la gestione di Saab per riattivare circa 300 aziende, grazie ad accordi tra pubblico e privato, e l’arrivo di investitori internazionali, lo mette in buona luce davanti all’amministrazione Trump.

Resta invece, per ora, come viceministra per la Comunicazione internazionale la moglie romana Camilla Fabri. L’ex modella ed ex commessa è molto attiva sui social anche a favore della liberazione del suo presidente Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores. Un paio di settimane fa, Fabri e Saab hanno patteggiato pene di un anno e due mesi e un anno e sette mesi per riciclaggio.

La coppia era accusata di avere organizzato e diretto “un’associazione allo scopo di schermare, attraverso l’utilizzo di prestanome, le numerose società estere gestite da Alex Naim, o comunque a costui riconducibili, e di trasferire sui conti correnti di tali società e dai conti correnti di tali società, in modo da rendere difficile l’identificazione, le enormi somme di denaro provento dei delitti di corruzione, appropriazione indebita di fondi pubblici e riciclaggio commessi da Saab Moran Alex Naim in territorio estero”. Nell’inchiesta della Procura di Roma c’è un appartamento in via Condotti e numerosi quadri (qui l’articolo di Formiche.net) che però ha portato ad una rete di riciclaggio tra Dubai, Mosca, Caracas e Roma.

 

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