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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

Cristiano Ronaldo batte la Juve in tribunale: respinto l’appello del club bianconero sui 9,8 milioni di stipendio

19 Gennaio 2026 ore 13:46

Cristiano Ronaldo ha vinto. Non è una novità, visto il talento e l’ossessione del portoghese. Ma questa volta il successo arriva – o meglio si ripete – nell’aula di un tribunale. Il giudice Gian Luca Robaldo del tribunale del lavoro di Torino ha infatti emesso una sentenza che respinge l’appello presentato dalla società Juventus per il caso riguardante il lodo stipendi risalente ai tempi del Covid. E così, i 9,8 milioni – che con gli interessi diventano circa 11 – decisi dall’arbitrato del 2024 rimarranno nelle pingui casse del campione di Madeira.

La Juventus dovrà provvedere anche al pagamento delle spese processuali, ma il processo e la sentenza non avranno impatto diretto nei bilanci presenti e futuri del club bianconero. Come riporta la Gazzetta dello Sport, infatti, la cifra in questione era già stata versata e immagazzinata nel bilancio 2023-24.

Il caso degli stipendi della Juventus fu portato alla luce nell’inchiesta Prisma – la stessa che portò alla famosa penalizzazione di 10 punti nel 2023 – e riguarda una manovra compiuta dal club nella stagione 2020-21. All’interno della stessa era emersa una carta, la “carta Ronaldo“, che presentava un accordo per il pagamento posticipato di 19,5 milioni di euro lordi di stipendio. La cifra riguardava il debito residuo dell’ingaggio del numero 7 ed era antecedente al suo trasferimento in Inghilterra. Secondo gli inquirenti, questo debito non sarebbe allora mai stato iscritto a bilancio e rientrerebbe nella presunta rinuncia fittizia agli stipendi da parte di alcuni giocatori.

Nella carta si parlava di un premio integrativo da consegnare a Ronaldo entro il 31 luglio 2021. Era previsto anche un “incentivo all’esodo” da liquidare qualora un trasferimento – poi avvenuto a fine agosto, al Manchester United – avesse impedito il verificarsi delle condizioni. Il documento fu trovato nel marzo del 2022 in una perquisizione nello studio legale dell’avvocato Restano, compiuta dai procuratori e dalla GdF. Nella Carta vi era la firma dell’ex Cfo del club torinese Fabio Paratici (dal prossimo 4 febbraio nuovo direttore generale della Fiorentina) ma non quella del calciatore. Nonostante alcune chat intercettate di alcuni dirigenti della Juventus che confermavano la firma del calciatore, la sigla non è mai stata riscontrata e per questo motivo la questione era stata affrontata tramite arbitrariato. Gli arbitri Gianroberto Villa, Roberto Sacchi e Leandro Cantamessa stabilirono nell’aprile del 2024 il pagamento di 9.774.166,66 euro più interessi, riconoscendo un concorso di colpa tra le parti. Sentenza confermata.

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“Non sono sicura di essere a Milano-Cortina, non ho ancora fatto salti e dossi”: Brignone torna a gareggiare, ma frena sulle Olimpiadi

19 Gennaio 2026 ore 13:16

Non c’è posto migliore per tornare in gara. La pista di Kronplatz mi è sempre piaciuta. Sono qui per testare mente, corpo e gamba. Non gareggio per un grande risultato, ma per me stessa“. Con queste parole in conferenza stampa Federica Brignone ha confermato la partecipazione a Kronplatz, nel gigante di Coppa del Mondo di martedì a cui si è iscritta. Tornerà quindi a gareggiare a poco più di due settimane dall’inizio delle Olimpiadi di Milano-Cortina, a distanza di 292 giorni dal terribile infortunio dello scorso aprile, in cui si era procurata la frattura del piatto tibiale e del perone e lesione del legamento crociato anteriore.

Nessun atleta è mai sicuro al 100% nel nostro sport di partecipare ai Giochi finché non è al cancelletto di partenza, tuttora non sono sicura. A dicembre ho rimesso gli sci da turismo. Poi quando ho messo quelli da gigante è stato un disastro. Nella seconda metà del mese ho iniziato a vedere un po’ di luce, è stata veramente tosta“, ha proseguito Brignone poi introducendo il discorso Milano-Cortina. “Dipende molto da come andrà domani a livello di dolore e sensazioni. Mi sposterò poi a Cortina per allenarmi un po’ di più sulla velocità. Dopo i due giorni a Dobbiaco ho deciso di iscrivermi qua. Finora i miei programmi sono stati sempre settimanali, non a lungo termine. Non possiamo fare altrimenti. Non ho mai fatto finora salti e dossi“.

La gara altoatesina vedrà al via per l’Italia anche Sofia Goggia, Lara Della Mea, Asja Zenere, Ilaria Ghisalberti, Giorgia Collomb, Ambra Pomarè, Alice Pazzaglia e Anna Tocker. La prima manche sulla pista Erta è in programma martedì alle 10.30, la seconda alle 13.30. “Ho solo 10 giorni all’attivo tra i pali, pochi. In Val di Fassa ho lavorato sulla velocità. Ho fatto un programma diverso dal solito. Il gigante è la prova in cui sento più dolore anche se è la gara che mi viene meglio, sulla velocità sento meno dolore. Finora ogni giorno è come se fosse un test, non ho svolto una vera preparazione. Domani voglio tornare a gareggiare, ma non ho paura di non ottenere un risultato“, ha concluso la sciatrice azzurra.

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“Sto con Valentino. Quello che dice l’attuale compagna è falso, non stanno insieme da 10 anni”: spunta un’altra ex di Graziano Rossi

19 Gennaio 2026 ore 12:10

“Io non ero la denunciata da Valentino. E quello che è stato raccontato finora non è vero”. Marisa Del Bianco rompe il silenzio sulla vicenda che coinvolge Valentino Rossi e il padre Graziano e racconta la propria versione dei fatti. Ex addetta alla sicurezza del circuito di Misano Adriatico e vigile del fuoco discontinua a Rimini, Del Bianco è la penultima compagna di Graziano Rossi e ha rilasciato delle dichiarazioni in un’intervista a Il Resto del Carlino in una faida familiare che continua ad arricchirsi di nuovi protagonisti.

“Racconto la mia versione perché molti amici mi hanno chiamato pensando che fossi io la denunciata da Valentino. E poi quello che ha detto la compagna attuale di Graziano è falso”, spiega. Il riferimento è ad Ambra Arpino, prossima al matrimonio con Graziano Rossi e oggi indagata dopo la denuncia per circonvenzione d’incapace presentata dal nove volte campione del mondo della MotoGp. Secondo Del Bianco, la ricostruzione della relazione tra Graziano e l’attuale compagna non corrisponderebbe al vero: “Non sono oltre dieci anni che sta assieme al padre di Valentino perché io sono stata la sua compagna fino al 2021. Se poi si vedevano clandestinamente è un’altra storia”.

Le sue dichiarazioni si inseriscono in una storia già segnata da forti contrapposizioni: dalla denuncia di Valentino Rossi contro l’attuale compagna del padre alla revoca dell’amministrazione di sostegno, fino alle parole della madre Stefania Palma – che ha parlato di una frattura familiare nata con l’ingresso di Ambra nella vita di Graziano – e alla recente replica della stessa Arpino, che ha accusato la famiglia di averla isolata e provocata. Un mosaico di versioni che continua ad ampliarsi mentre l’inchiesta della procura di Pesaro resta aperta.

L’ex compagna precisa di non essere mai stata ascoltata dagli inquirenti, ma precisa: “Ha sempre avuto un grande amore per Valentino, Stefania ed anche per Lorena Quieti, la seconda moglie. Così come era legatissimo alla figlia Clara”. E aggiunge un episodio personale: “Fui io ad accompagnare Graziano quando la figlia Clara cantò al festival di Rimini. Fra l’altro molto brava”.

Alla domanda su quale sia oggi la sua posizione, Del Bianco risponde senza esitazioni: “Da quella di Valentino e la sua famiglia. E sono a disposizione per eventuali testimonianze”. Del Bianco ha inoltre confermato di mantenere rapporti con Lorena Quieti, seconda moglie di Graziano: “Ci siamo sentiti anche recentemente”.

Il racconto si fa più duro quando ricostruisce la fine della relazione con Graziano Rossi: “Un giorno sono rientrata a casa a Tavullia e c’era la sua attuale compagna. Alla fine mi hanno buttato fuori di casa”.

Del Bianco parla anche di una denuncia per stalking presentata da Graziano nei suoi confronti: “Sì, è vero”, racconta, sostenendo però che i fatti risalirebbero a un periodo in cui lei era ancora la sua compagna. La vicenda giudiziaria si sarebbe conclusa con una condanna: “Un processo di cui non ho mai saputo nulla e di cui sono venuta a conoscenza solo alla fine, a cose fatte”.

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“Se mi dicono che sono fortunato io sono contento”: la teoria di Allegri dopo la nona vittoria del Milan per un gol di scarto

19 Gennaio 2026 ore 11:44

“La fortuna conta nella vita in generale, se mi dicono che sono fortunato io sono contento”. Così Massimiliano Allegri dopo la vittoria del Milan per 1-0 contro il Lecce, la nona in campionato con un gol di scarto su 13 totali, che riporta i rossoneri a -3 dall’Inter e a +3 sul Napoli. A decidere la sfida è stato un gol di Fullkrug (che non aveva avuto un inizio fortunatissimo), dopo che Falcone aveva salvato il risultato un paio di volte su Pulisic e Rabiot. Un match che il Milan – statistiche alla mano – ha meritato di vincere: 3.40 xG contro lo 0.17 del Lecce, 20 tiri totali (6 in porta) contro i 4 della formazione di Di Francesco (0 in porta).

Il risultato di 1-0 però rimanda sempre all’ormai noto “corto muso” e le famose vittorie di Allegri con un solo gol di scarto: “Si diceva che è meglio stare con quelli fortunati che con quelli bravi e se mi dicono che sono fortunato sono molto contento. Speriamo non mi abbandoni“, ha dichiarato Allegri nel post gara.

Per il Milan è la nona vittoria in campionato con un gol di scarto. Nell’ordine i rossoneri hanno battuto – partendo dalla meno recente e arrivando a quella di ieri contro il Lecce – il Bologna (1-0), il Napoli (2-1), la Fiorentina (2-1), Roma, Inter e Lazio (tutte per 1-0), Torino (2-3), Cagliari e Lecce (1-0). Nove su tredici: non poche, se consideriamo che Inter e Napoli – che hanno rispettivamente vinto 16 e 13 partite – ne hanno portate a casa 7 con un gol di scarto. “È un gruppo che sa dove deve arrivare, dove deve lavorare, cioè sui nostri limiti che sono i nostri punti di forza – spiega Allegri -. I limiti sono punti di forza perché si lavora su quelli per andare oltre e migliorarci”, ha concluso il tecnico rossonero.

Nonostante ciò, Allegri non è contento proprio per le statistiche citate sulla gara di ieri: “Ci sono giocatori in crescita come Estupinan, Jashari che ha fatto una buona partita, lo stesso Fullkrug e poi bisogna migliorare. Cosa? Bisogna migliorare perché bisogna essere più precisi negli ultimi 20 metri e più cattivi sotto porta”.

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Australian Open, favola Maestrelli: vince all’esordio Slam, è la partita che svolta una carriera (anche economicamente)

19 Gennaio 2026 ore 11:09

Il 19 gennaio 2026 sarà una data che Francesco Maestrelli, tennista italiano di 23 anni, ricorderà per tutta la vita. L’azzurro – numero 137 nella classifica mondiale Atp, suo best ranking fino a oggi – ha infatti vinto una battaglia lunga tre ore e mezza contro Terence Atmane (numero 64 del ranking Atp) al primo turno degli Australian Open, all’esordio in uno slam. 3-2 (6-4, 3-6, 6-7, 6-1, 6-1) il finale, con Maestrelli che si è lasciato andare a un’esultanza liberatoria a fine partita.

Un match che permette a Maestrelli di dare una svolta alla sua carriera, non tanto per la classifica (passerà adesso alla 111esima posizione, guadagnando circa 40 posizioni), ma da un punto di vista economico. Perché Maestrelli non ha mai giocato neanche un torneo Atp 250 (a eccezione di quello di Firenze nel 2022, quando ha ricevuto una Wild Card e perso al primo turno). Solo Itf e Challenger.

E già entrare in tabellone in uno slam è una svolta per un tennista del suo calibro, considerando che solo giocando il primo turno si guadagnano circa 86mila euro e Maestrelli ne ha guadagnati in carriera poco più di 500mila in più di sette anni. Con la vittoria contro Atmane si è invece assicurato circa 129mila euro in una settimana. Più di un quinto di quanto ha conquistato da quando è un tennista professionista.

E con questo successo Maestrelli si è anche fatto un regalo: se tutto dovesse andare secondo i piani e quindi Djokovic dovesse battere al primo turno Pedro Martinez, Maestrelli giocherebbe il secondo turno proprio contro il serbo. Magari nella Rod Laver Arena, il centrale di Melbourne. Un sogno a occhi aperti per il tennista italiano, che è anche il primo a qualificarsi al turno successivo nel tabellone maschile dopo le eliminazioni di Cobolli e Arnaldi e il ritiro di Matteo Berrettini.

Arnaldi out contro Rublev

A proposito di italiani in tabellone, con il ritiro di Berrettini, erano in nove al primo turno. In attesa dei big, sono scesi in campo già anche Flavio Cobolli (che ha perso contro Fery nella giornata inaugurale a causa di un mal di stomaco) e Matteo Arnaldi, che nella notte tra domenica e lunedì è stato eliminato come da pronostico da Andrey Rublev. Non c’è stata partita tra il tennista italiano e l’avversario russo: 3-0 (6-4, 6-2, 6-3) in meno di due ore di partita. Attendendo adesso tra gli altri soprattutto Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, in campo domani.

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Coppa d’Africa, Infantino prima premia il Senegal e poi lo attacca: “Assistito a scene inaccettabili”. Il teatrino delle scuse dopo la farsa

19 Gennaio 2026 ore 10:38

“Ho sbagliato a dire i miei giocatori di lasciare il campo. Chiedo scusa al mondo del calcio”. Così Pape Thiaw – allenatore del Senegal – a mente serena dopo la vittoria della sua nazionale in finale di Coppa d’Africa contro il Marocco grazie al gol di Pape Gueye ai supplementari. Perché le scene viste sono obiettivamente inaccettabili: al 92esimo a Mané e compagni viene annullato per un fallo il gol che probabilmente sarebbe valso la vittoria. Una decisione discutibile, penso ci siano pochi dubbi. Poi qualche minuto dopo un rigore assegnato altrettanto discutibile e lì scoppia il caos.

Perché l’arbitro sicuramente qualche errore ha commesso, ma la reazione del Senegal non ha senso. Tutti negli spogliatoi per protesta prima che si calciasse il rigore, un quarto d’ora circa d’interruzione e poi Mané – l’unico a rimanere in campo – a richiamare i compagni e invitarli a rientrare. “Gli errori di un arbitro si devono accettare, ma sul momento non ho riflettuto e li ho fatti rientrare. A volte si può reagire nel modo sbagliato nella foga del momento”, ha dichiarato Thiaw.

Anche perché da quel momento lì chiunque si è quasi sentito in diritto a fare di tutto: disordini sugli spalti, gente che ha cercato l’invasione, risse e discussioni in campo. Insomma, non uno spot bellissimo per il calcio africano. Tutto sotto gli occhi del presidente Fifa Gianni Infantino, che in un primo momento ha minimizzato tutto: ha premiato i vincitori tra mille sorrisi, ha consolato Brahim Diaz, come se non fosse accaduto nulla. A distanza di ore – con una nota – ha poi attaccato il Senegal.

“Purtroppo abbiamo assistito a scene inaccettabili sul campo e sugli spalti: condanniamo fermamente il comportamento di alcuni ‘tifosi’, nonché di alcuni giocatori senegalesi e membri dello staff tecnico. È inaccettabile abbandonare il campo di gioco in questo modo e – allo stesso modo – la violenza non può essere tollerata nel nostro sport, semplicemente non è giusto”, ha dichiarato Infantino.

“Dobbiamo sempre rispettare le decisioni prese dagli arbitri dentro e fuori dal campo di gioco. Le squadre devono competere sul campo e nel rispetto delle regole del gioco, perché qualsiasi comportamento contrario mette a rischio l’essenza stessa del calcio”, ha spiegato Infantino.

È stato un peccato, perché il livello tecnico e agonistico visto in questa Coppa d’Africa è stato altissimo. Rispetto a diversi anni fa le nazionali africane hanno acquisito maggior credibilità a livello internazionale grazie a un lavoro incessante su vari fronti, che ha portato vari paesi ad avere giocatori di caratura internazionale, a esprimere un bel calcio e a dire la sua anche ai Mondiali: “È anche responsabilità delle squadre e dei giocatori agire in modo responsabile e dare il buon esempio ai tifosi negli stadi e ai milioni di spettatori in tutto il mondo – ha concluso Infantino -. Le brutte scene a cui abbiamo assistito oggi devono essere condannate e non devono mai più ripetersi. Ribadisco che non hanno posto nel calcio”.

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Ricevuto ieri — 18 Gennaio 2026

Federica Brignone iscritta al gigante di Plan de Corones: “Deciderà al mattino se gareggiare o meno”

18 Gennaio 2026 ore 16:46

Si avvicina il rientro di Federica Brignone, ferma dallo scorso aprile per il grave infortunio rimediato alla gamba – frattura del piatto tibiale e del perone e lesione del legamento crociato anteriore – durante i campionati italiani. L’azzurra infatti risulta iscritta al gigante di Coppa del Mondo di sci in programma martedì a Plan de Corones e dovrebbe quindi tornare a gareggiare a poco più di due settimane dall’inizio delle Olimpiadi di Milano Cortina.

“La detentrice della sfera di cristallo prenderà parte alla sciata in pista del mattino e poi deciderà se gareggiare o meno – fa sapere la Fisi – Per lei si tratterebbe del rientro agonistico a distanza di 292 giorni dal terribile infortunio occorsole lo scorso 3 aprile in Val di Fassa”. La gara altoatesina vedrà al via per l’Italia anche Sofia Goggia, Lara Della Mea, Asja Zenere, Ilaria Ghisalberti, Giorgia Collomb, Ambra Pomarè, Alice Pazzaglia e Anna Tocker. La prima manche sulla pista Erta è in programma alle 10.30, la seconda alle 13.30.

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L’autostrada ostaggio degli ultras: guerriglia tra tifosi di Fiorentina e Roma sull’A1, auto danneggiate

18 Gennaio 2026 ore 16:02

L’autostrada diventa il nuovo terreno di battaglia degli ultras. Oggi poco dopo le ore 12.30 gruppi organizzati delle tifoserie di Fiorentina e Roma si sono scontrati sulla corsia d’emergenza dell’A1 a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, poche ore prima del fischio d’inizio del match tra i rossoblu e i viola, valido per la Serie A.

Circa 200 persone, con cappucci e con i volti coperti, sono scese dalle macchine in autostrada e si sono fronteggiate con caschi e spranghe, mentre gli altri veicoli hanno rischiato incidenti per evitarli. Alcune auto sono rimaste danneggiate nel corso dei tafferugli. I tifosi della Fiorentina erano appunto diretti a Bologna, mentre quelli della Roma a Torino per l’altro match di Serie A, in programma alle ore 18.

La polizia di Bologna è al lavoro per identificare i responsabili: sono al vaglio le immagini delle videocamere anche per ricostruire quanto è accaduto. Tutto sarebbe cominciato al vicino autogrill del Cantagallo, dove un gruppo di tifosi della Fiorentina (diretti a Bologna per la partita del Dall’Ara) hanno incontrato un gruppo di romanisti che stavano andando a Torino per la partita con i granata in programma alle 18. Gli scontri sono avvenuti qualche chilometro dopo, dove molte auto e alcuni minibus si sono fermati nella corsia d’emergenza e nelle piazzole. I tifosi sono scesi dalle auto e si sono affrontati con mazze, martelli, spranghe e caschi. Il tutto è durato pochi minuti, poi le auto sono ripartite, prima dell’intervento delle forze di polizia, avvertite dalle auto in transito.

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