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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

Coppa d’Africa, Infantino prima premia il Senegal e poi lo attacca: “Assistito a scene inaccettabili”. Il teatrino delle scuse dopo la farsa

19 Gennaio 2026 ore 10:38

“Ho sbagliato a dire i miei giocatori di lasciare il campo. Chiedo scusa al mondo del calcio”. Così Pape Thiaw – allenatore del Senegal – a mente serena dopo la vittoria della sua nazionale in finale di Coppa d’Africa contro il Marocco grazie al gol di Pape Gueye ai supplementari. Perché le scene viste sono obiettivamente inaccettabili: al 92esimo a Mané e compagni viene annullato per un fallo il gol che probabilmente sarebbe valso la vittoria. Una decisione discutibile, penso ci siano pochi dubbi. Poi qualche minuto dopo un rigore assegnato altrettanto discutibile e lì scoppia il caos.

Perché l’arbitro sicuramente qualche errore ha commesso, ma la reazione del Senegal non ha senso. Tutti negli spogliatoi per protesta prima che si calciasse il rigore, un quarto d’ora circa d’interruzione e poi Mané – l’unico a rimanere in campo – a richiamare i compagni e invitarli a rientrare. “Gli errori di un arbitro si devono accettare, ma sul momento non ho riflettuto e li ho fatti rientrare. A volte si può reagire nel modo sbagliato nella foga del momento”, ha dichiarato Thiaw.

Anche perché da quel momento lì chiunque si è quasi sentito in diritto a fare di tutto: disordini sugli spalti, gente che ha cercato l’invasione, risse e discussioni in campo. Insomma, non uno spot bellissimo per il calcio africano. Tutto sotto gli occhi del presidente Fifa Gianni Infantino, che in un primo momento ha minimizzato tutto: ha premiato i vincitori tra mille sorrisi, ha consolato Brahim Diaz, come se non fosse accaduto nulla. A distanza di ore – con una nota – ha poi attaccato il Senegal.

“Purtroppo abbiamo assistito a scene inaccettabili sul campo e sugli spalti: condanniamo fermamente il comportamento di alcuni ‘tifosi’, nonché di alcuni giocatori senegalesi e membri dello staff tecnico. È inaccettabile abbandonare il campo di gioco in questo modo e – allo stesso modo – la violenza non può essere tollerata nel nostro sport, semplicemente non è giusto”, ha dichiarato Infantino.

“Dobbiamo sempre rispettare le decisioni prese dagli arbitri dentro e fuori dal campo di gioco. Le squadre devono competere sul campo e nel rispetto delle regole del gioco, perché qualsiasi comportamento contrario mette a rischio l’essenza stessa del calcio”, ha spiegato Infantino.

È stato un peccato, perché il livello tecnico e agonistico visto in questa Coppa d’Africa è stato altissimo. Rispetto a diversi anni fa le nazionali africane hanno acquisito maggior credibilità a livello internazionale grazie a un lavoro incessante su vari fronti, che ha portato vari paesi ad avere giocatori di caratura internazionale, a esprimere un bel calcio e a dire la sua anche ai Mondiali: “È anche responsabilità delle squadre e dei giocatori agire in modo responsabile e dare il buon esempio ai tifosi negli stadi e ai milioni di spettatori in tutto il mondo – ha concluso Infantino -. Le brutte scene a cui abbiamo assistito oggi devono essere condannate e non devono mai più ripetersi. Ribadisco che non hanno posto nel calcio”.

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Senegal campione nella finale farsa contro il Marocco: con il rigore più lungo della storia ha perso tutto il calcio africano

19 Gennaio 2026 ore 09:26

Il Senegal ha vinto la seconda Coppa d’Africa della sua storia con una spettacolare botta all’incrocio del centrocampista Pape Gueye, che al 4’ del primo tempo supplementare ha regalato una notte di dolore al Marocco intero, ma di questa finale si ricorderà ben altro: il rigore discutibile concesso ai padroni di casa al 98’ per una caduta in area di Brahim Diaz dopo una sbracciata di Diouf, l’annullamento altrettanto discutibile al 92’ del gol firmato da Sarr per un presunto fallo di Seck su Hakimi, i sedici minuti di interruzione del match con il plateale rientro negli spogliatoi dei futuri campioni su ordine dell’allenatore Pape Thiaw, il ritorno in campo grazie all’intervento di Sadio Mané – l’ex Liverpool ha evitato l’esclusione disciplinare dal prossimo mondiale – e, a completare il romanzone, il rigore assurdo di Brahim Diaz, che dopo tutta questa sarabanda ha avuto la bella pensata di fare il cucchiaio e ha invece consegnato il pallone al portiere Mendy.

Tutto questo nel caos totale, con una serie di minirisse, un centinaio di persone nelle due aree tecniche a spintonarsi e urlare, la confusione generale e l’arbitro della Repubblica Democratica del Congo, Jean Jacques Ngambo Ndala, che girava comicamente per il campo alla ricerca di un giocatore da ammonire. Una farsa che non ha fatto bene al calcio africano ed è un peccato, perché il livello tecnico negli ultimi vent’anni è decisamente migliorato, ma quando entra in scena il torneo continentale esce fuori il peggio.

La gazzarra si è consumata sotto gli occhi del presidente Fifa Gianni Infantino. Impegnatissimo negli ultimi mesi a fare da sponda al presidente Trump, con tanto di premio per la pace a un signore che sta mettendo a soqquadro il mondo, Infantino ha perso di vista la sua vera ragione di essere: il governo, possibilmente senza ombre, del calcio mondiale. Un certo imbarazzo da parte di Infantino è trapelato all’inizio della premiazione, perché questa finale, seguitissima da oltre tre miliardi di persone – collegati Cina, Brasile e Giappone, buona parte dell’Europa, l’Africa intera e un pezzo consistente di Asia –, non è stata in quei sedici minuti di follia uno spot edificante, ma poi è tornato Infantino: abbracci e una buona parola per tutti, “volemose bene” e arrivederci alla prossima. In fondo l’Africa è un serbatoio di 54 voti, un quarto dell’universo Fifa.

Oltre il caos, ha vinto la squadra migliore. Il Marocco ha pagato quanto si temeva alla vigilia: la pressione asfissiante di una nazione di 38 milioni di persone, l’ossessione per un successo che manca dal 1976, la responsabilità di dare un senso a investimenti economici imponenti che hanno sottratto risorse ad altri settori vitali. Il Senegal, vincitore dell’edizione 2021, ha tenuto bene il campo. Il copione dei Leoni della Teranga è collaudato: 4-3-3, grande prestanza atletica, uomini importanti in ogni reparto, dal portiere Mendy ai due Gueye – Idrissa e Pape – a centrocampo, il trio Mané, Jackson e Ndiaye in attacco. Il Marocco non ha mai dato l’idea di poter imporre il suo gioco. Il Senegal è stato più lineare e più agile. Ha avuto tre occasioni importanti prima del gol annullato a Sarr e del caos generale.

Il rigore fallito da Diaz, uscito al 98esimo per la disperazione dal campo e fischiato al momento delle premiazioni – lui capocannoniere con cinque gol, il connazionale Bounou miglior portiere e Mané miglior giocatore del torneo -, ha dato la svolta al match. Nel primo tempo supplementare, trovato il gol di Pape Gueye su azione avviata da un pallone perso dal romanista El Ayanoui – con la fasciatura in testa dopo uno scontro aereo che gli aveva fatto perdere molto sangue -, il Senegal ha sfiorato il bis con un’azione spettacolare del diciassettenne Mbaye, ma ancora più clamoroso è stato il 2-0 mancato da Cherif Ndiaye, complice un miracolo del portiere Bounou.

Il Marocco ha sfiorato il pareggio colpendo la traversa con una capocciata di Aguerd, ma lentamente la squadra di casa si è spenta. Gli ultimi minuti sono scivolati attorno alla bandierina del calcio d’angolo, con i senegalesi abilissimi a ottenere sempre la rimessa laterale, fino al triplice fischio che ha consegnato ai Leoni della Teranga il titolo di campioni d’Africa. Dal 2013 il torneo non veniva assegnato dal dischetto ed è un ulteriore punto a favore del Senegal, ma di questa serata si ricorderanno quei sedici minuti di follia e il rigore più lungo della storia del calcio, in cui hanno perso tutti, anche i vincitori.

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