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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

La startup brianzola Lab-go raccoglie 1,4 milioni di euro per contrastare la contraffazione nella moda

19 Gennaio 2026 ore 10:00

La startup brianzola Lab-go, che sviluppa sistemi di certificazione per combattere la contraffazione e collegare aziende e consumatori, ha chiuso un round di finanziamento da 1,4 milioni di euro. La nuova valutazione della società è di circa 18 milioni.

L’operazione è un bridge round, cioè una raccolta di capitale a breve termine per fare da ponte tra due aumenti di capitale più consistenti. La peculiarità è che a sottoscriverla sono stati imprenditori italiani e svizzeri in qualità di business angel, senza il coinvolgimento di fondi istituzionali.

Che cos’è Lab-go

Lab-go ha brevettato un sistema di certificazione basato su Qr code univoci con varianti cromatiche, cioè che integrano i colori per aumentare la complessità e la sicurezza. È un mercato dalle grandi potenzialità: secondo il rapporto Mapping Global Trade in Fakes 2025 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dell’Ufficio dell’Unione europea per la Proprietà Intellettuale, il fenomeno della contraffazione vale 467 miliardi di dollari a livello mondiale.

Lab-go afferma che la sua tecnologia è un passo avanti significativo rispetto ai tradizionali sistemi di autenticazione. Il suo sistema è caratterizzato da una scansione univoca: una volta generato il certificato di autenticità, il codice modifica il proprio stato, diventando inutilizzabile per un secondo tentativo di autenticazione ed eliminando la possibilità di clonazione.

La storia di Lab-go

Fondata quattro anni fa da Mirko Brignani, Ivan Brignani, Davide Minieri, Marco Vincenti, Paolo Sartore e Luca Ascari, Lab-go ha 20 dipendenti e due sedi operative, a Bovisio Masciago, in provincia di Monza e Brianza, e a Genova. Nel 2025 ha registrato ricavi per 1,6 milioni di euro. Le sue soluzioni sono state adottate anche da grandi nomi dell’industria musicale e dell’intrattenimento.

“È curioso che uno dei nostri primi progetti, quando eravamo ancora una piccolissima startup, sia stato con una leggenda come i Metallica”, ha detto Mirko Brignani, amministratore delegato dell’azienda, a Forbes Italia. “L’opportunità è nata grazie a un socio che ha creduto subito nel nostro potenziale e ci ha aperto il contatto. Abbiamo lavorato per dimostrare la nostra affidabilità in un contesto molto complesso dal punto di vista operativo, dove non c’è il minimo margine di errore”.

La collaborazione con i Metallica nei loro tour mondiali dura da quattro anni ed è diventata “uno dei nostri migliori biglietti da visita: presentarsi con una collaborazione così continua e rilevante facilita l’apertura di dialoghi con altre grandi realtà del settore, come Iron Maiden o Linkin Park”.

Lab-go collabora anche con molte squadre della Serie A di calcio. “Il primo club che ha visto valore concreto nella nostra soluzione è stato l’Atalanta. Anche qui abbiamo applicato lo stesso metodo: dimostrare con i fatti l’impatto della nostra tecnologia. Dai risultati ottenuti con loro, la crescita è stata rapida e organica”.

Il round

I soldi raccolti nell’ultima operazione saranno usati per l’espansione nel settore della moda, dove il Digital Product Passport diventerà obbligatorio nell’Unione europea. Il progetto più importante riguarda lo sviluppo di un sistema di connessione tra i prodotti e il loro alter ego digitale. L’idea è creare un passaporto digitale del prodotto, per certificarne l’autenticità e la provenienza lungo tutta la filiera.

“Questo aumento di capitale”, ha detto Brignani, “ci consentirà di accelerare e portare a terra alcuni progetti tecnologici e strategici su cui lavoriamo in modo silenzioso da oltre due anni”. Completare l’operazione con soli business angel “è stata una scelta strategica. Trattandosi di un bridge round, quindi di un aumento di capitale mirato a collegare la fase seed, appena conclusa, alla futura fase di scaleup, abbiamo ritenuto più efficace coinvolgere business angel”.

Tra le ragioni c’è “una maggiore velocità di esecuzione. I business angel ci hanno permesso di chiudere il round in tempi più rapidi rispetto agli investitori istituzionali, che di solito richiedono processi di due diligence più lunghi e strutturati”. L’azienda conta così di posizionarsi “per un round istituzionale più ampio e a condizioni migliori”. La formula, ha aggiunto Brignani, “ci permette di concentrarci su crescita ed esecuzione senza introdurre ora le complessità tipiche dei fondi di venture capital. Complessità che sono appropriate, ma in una fase successiva del nostro percorso”.

L’articolo La startup brianzola Lab-go raccoglie 1,4 milioni di euro per contrastare la contraffazione nella moda è tratto da Forbes Italia.

Brum raccoglie 5 milioni per diventare l’autoscuola più grande d’Italia

19 Gennaio 2026 ore 09:45

La startup italiana Brum ha chiuso un round da 5 milioni di euro, per accelerare il piano di espansione nazionale. L’obiettivo è aprire una nuova autoscuola al mese per i prossimi tre anni, costruendo una rete capillare in grado di raggiungere potenzialmente fino al 50% dei neo-patentati italiani.

Un percorso che punta a fare di Brum la più importante autoscuola in Italia, non solo per dimensioni, ma per qualità dell’esperienza offerta. Una parte significativa dell’investimento sarà destinata all’acquisto di nuovi veicoli, tutti dotati di dashcam con sistemi di intelligenza artificiale, progettati per supportare la formazione, migliorare l’analisi delle guide e affiancare il lavoro quotidiano degli istruttori.

Cosa fa Brum

Fondata con l’obiettivo di semplificare, digitalizzare e rendere più efficace l’esperienza di studenti e famiglie, Brum unisce tecnologia e presenza sul territorio: un’app per la preparazione teorica personalizzata e la gestione rapida delle pratiche, autoscuole fisiche con istruttori certificati e city manager responsabili dello sviluppo a livello provinciale.

“Questo nuovo round ci permette di fare un salto di scala decisivo”, commenta Luca Cozzarini, co-founder di Brum. “Vogliamo dimostrare che anche in un settore tradizionale come quello delle autoscuole è possibile innovare davvero, combinando tecnologia, qualità didattica e presenza sul territorio. Sentiamo una forte responsabilità verso studenti, famiglie e istituzioni: l’obiettivo è offrire a sempre più persone un’esperienza migliore e costruire un nuovo standard per il mercato”.

La crescita

Il 2025 si è chiuso con un consolidamento dell’attività di Brum. Il servizio è operativo in quattro province, con due nuove aperture già pianificate, e continua a registrare una crescita costante sia sul piano operativo sia su quello dei risultati didattici. Negli ultimi sei mesi l’app ha superato i 117mila download, con oltre 450mila quiz completati. Il team interno è raddoppiato nell’ultimo anno.

La crescita di Brum si inserisce in un contesto europeo che evidenzia un forte potenziale di trasformazione. L’Italia è oggi l’ultimo grande Paese europeo a non avere un vero digital champion nel settore delle autoscuole. In Francia, ad esempio, oltre il 50% delle patenti viene già conseguito con il supporto di autoscuole di nuova generazione.

L’articolo Brum raccoglie 5 milioni per diventare l’autoscuola più grande d’Italia è tratto da Forbes Italia.

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