Chi era veramente Giordano Bruno? Le migliori biografie per iniziare Definire chi fosse davvero il “Nolano” non è semplice: per alcuni fu un martire della libertà di pensiero, per altri un mago ermetico o un filosofo ribelle che scosse le fondamenta del XVI secolo. Nato all’ombra del Vesuvio e cresciuto nel convento di San Domenico Maggiore a Napoli, Giordano Bruno trascorse gran parte della sua vita in fuga attraverso l’Europa — tra Francia, Inghilterra e Germania — inseguito dalle accuse di eresia per le sue idee rivoluzionarie sull’universo infinito. Nonostante sia spesso ricordato per la sua tragica fine sul rogo
Nel suo ultimo libro, Dire la bellezza. Un’introduzione al problema del bello da Platone alla teoria della pittura d’icona, Marco Ferrari mette a frutto la sua pluriennale esperienza di studioso e docente nei licei, nonché di instancabile animatore dell’iniziativa delle Romanae Disputationes, evento filosofico che ogni anno coinvolge centinaia di alunni e alunne liceali in Italia. Pubblicato da Bonomo Editore nella collana AmoreperilSapere, il volume si presenta fin dalle prime pagine come uno strumento pensato soprattutto per studenti e insegnanti, a cui, nell’intenzione dell’autore, farà seguito un secondo tomo che proseguirà l’analisi del tema, estendendo la ricerca ad autori moderni e contemporanei.
In questo primo volume infatti Marco Ferrari traccia un percorso che attraversa la storia della filosofia antica e medievale, da Platone ad Aristotele, da Plotino ad Agostino, fino a Tommaso d’Aquino e alla teoria dell’icona bizantina. L’intento è interrogare la bellezza come esperienza che tocca l’uomo nel suo intimo, che “accade” e trasforma, che apre alla conoscenza della verità. Come scrive l’autore, «la bellezza è la manifestazione di un’alterità che ferisce il nostro modo quotidiano di vivere ed eccede la dimensione orizzontale dell’esistenza».
Marco Ferrari
Nell’ampia prefazione, Ferrari esplicita l’origine insieme didattica e personale della sua ricerca. Le domande sulla bellezza – che cos’è, perché ci attrae, quale rapporto ha con il corpo e con la verità – emergono dall’esperienza concreta del dialogo con gli studenti e dalla constatazione dell’insufficienza di una risposta puramente soggettivistica. Da qui prende avvio un itinerario filosofico che mira a trovare «un punto di incontro tra la soggettività assoluta e la realtà delle esperienze di bellezza che condividiamo».
Nei capitoli centrali l’autore mostra con chiarezza come la concezione della bellezza di ogni autore sia inseparabile dalla sua visione metafisica, e in un certo senso ne sia lo sviluppo conseguente. In Platone la bellezza è via di accesso all’Idea e potenza erotica che spinge l’anima oltre il sensibile; in Aristotele è armonia, compiutezza e piacere connesso alla conoscenza; in Plotino diventa esperienza di risalita all’Uno, “scala” che conduce dall’apparenza alla sovra-bellezza. Con Agostino la ricerca della bellezza si intreccia con la ricerca della felicità e della verità in Dio, mentre in Tommaso d’Aquino essa si inscrive nella triade verum, bonum, pulchrum, rivelando il legame profondo tra essere e splendore della forma.
Particolarmente originale e preziosa è l’ultima parte del volume, dedicata alla teoria dell’icona. In essa la bellezza non è semplice ornamento o fonte di piacere estetico, ma “immagine dell’invisibile”, luogo di incontro tra corporeità e trascendenza. L’icona, scrive Ferrari, è un vero e proprio “chiasmo”, uno spazio simbolico in cui la materia diventa trasparente a un oltre che non si lascia possedere. In questa prospettiva, l’esperienza estetica assume una valenza conoscitiva e spirituale.
La copertina del libro
Il volume si presta a molteplici utilizzi didattici. Per i docenti di filosofia rappresenta un ottimo strumento di sintesi, capace di connettere la lettura dei testi classici con le domande vive e attuali dei giovani. Per gli studenti liceali offre un’efficace opportunità di approfondimento. Anche gli appassionati di estetica, arte e teologia troveranno nel libro un compagno di lettura stimolante, in grado di tenere insieme riflessione teorica e attenzione all’esperienza.
Il messaggio che attraversa tutto il testo è chiaro: la bellezza non è un lusso, né un fatto puramente soggettivo, ma una dimensione essenziale dell’umano. Essa «riapre la domanda sul destino di ciò che vediamo e di ciò che siamo», illumina anche il dolore e la fragilità, e si offre come promessa di senso. In un tempo segnato dal disincanto e dalla frammentazione, Dire la bellezza invita a recuperare uno sguardo capace di riconoscere, abitare e pensare ciò che ci attrae e ci salva. Una proposta filosofica esigente, ma profondamente necessaria.
Maria Teresa Tosetto è docente di Filosofia e Storia nei licei. In apertura, foto di Greg Rakozy su Unsplash
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