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Ricevuto ieri — 20 Gennaio 2026

Gedi in trattativa esclusiva con il Gruppo Sae per vendere La Stampa: chi è il potenziale acquirente

20 Gennaio 2026 ore 17:41

Gedi tratta la vendita de La Stampa al gruppo Sae, già in affari con il ramo editoriale dell’impero di John Elkann. La società ha informato della trattativa in esclusiva, che riguarda anche gli asset collegati e le rotative, sia il direttore che il Comitato di redazione del quotidiano torinese. Dopo mesi di indiscrezioni che avevano accostato diversi imprenditori interessati al quotidiano storicamente legato agli Agnelli, sulla scena piomba quindi il gruppo Sae che ha già nel suo portafoglio diverse testate, arrivate proprio da una precedente vendita da parte di Gedi.

Sae gestisce infatti Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, La Nuova Ferrara e La Provincia Pavese, tutte tramite la controllata SAE Communication srl. Tutte le testate rappresentavano il ramo dei locali di Gedi che li aveva venduti in blocco al gruppo con radici sarde tra il 2020 e il 2024.

Secondo fonti vicine a Gedi, tra i vantaggi della proposta Sae c’è il network locale del gruppo che permetterebbe a La Stampa di portare la dimensione nazionale in un sistema informativo molto forte nei territori. Nell’acquisizione Sae vorrebbe inoltre coinvolgere soggetti istituzionali locali che, secondo Gedi, darebbero una “prospettiva di lungo termine a un progetto industriale solido”. Chi sono questi soggetti istituzionali? Secondo agenzie di stampa, il gruppo di Alberto Leonardis nelle scorse settimane ha proposto a Fondazione Crt e a Fondazione Compagnia di San Paolo di far parte della cordata. Al momento, emerge da fonti finanziarie, le fondazioni non avrebbero però sottoscritto alcun impegno a investire e i colloqui sarebbero fermi a qualche presentazione. Lo scenario potrebbe cambiare nei prossimi giorni, dopo l’accelerazione impressa da Gedi.

Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Alberto Barachini, l’apertura di una trattativa in esclusiva “rappresenta una iniziativa strategica orientata a promuovere l’identità di un giornale ancorato al territorio” e la scelta di privilegiare l’offerta del Gruppo Sae “appare connessa ad una proposta da parte del potenziale acquirente di puntare a un piano di sviluppo concreto e ambizioso”. Proprio riguardo al futuro, Barchini chiede che Sae “si impegni a tutelare gli asset e dia garanzie occupazionali”.

Le esperienze pregresse non fanno ben sperare. Basti ricordare il caso de Il Tirreno: da cinque anni, cioè dal cambio di proprietà, il giornale vive tra cassa integrazione, prepensionamenti, stati di crisi, tagli ai costi e chiusura o ridimensionamento di redazioni locali. I giornalisti rivendicano di aver garantito la sopravvivenza del quotidiano attraverso sacrifici economici e carichi di lavoro crescenti, senza che a questi sia mai corrisposto un vero piano di rilancio. “Chiediamo da tempo un progetto editoriale e industriale che dia una prospettiva al giornale”, spiegava il Cdr a Ilfattoquotidiano.it nelle scorse settimane.

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Netflix modifica l’offerta per l’acquisizione di Warner Bros Discovery: ora è tutta in contanti

20 Gennaio 2026 ore 16:11

L’accordo di acquisizione della Warner Bros Discovery da parte di Netflix sembra più vicino. Mentre l’offerta di Paramount sembra avere meno chance. La piattaforma di streaming globale ha annunciato che la transazione sarà interamente in contanti. “L’accordo rivisto semplifica la struttura della transazione, offre maggiore certezza di valore per gli azionisti di Wbd e accelera il percorso verso il voto degli azionisti di Wbd”, spiega una nota. Il consiglio di amministrazione ha infatti approvato la scelta all’unanimità: l’offerta vale 27,75 dollari per ogni azione Warner. L’amministratore delegato David Zaslav ha dichiarato che questa mossa avvicina l’unione delle due società. Il co-amministratore delegato di Netflix, Ted Sarandos, ha ricordato che “il consiglio di amministrazione di Warner continua a sostenere e a raccomandare la nostra transazione”.

Secondo l’accordo originale, risalente allo scorso 5 dicembre, gli azionisti di Wbd avrebbero ricevuto 23,25 dollari in contanti e altri 4,50 dollari in azioni ordinarie di Netflix, per un valore dell’offerta di 82,7 miliardi di dollari (79,4 miliardi di euro).

Lunedì scorso, Paramount Skydance aveva presentato una causa contro Warner Bros per forzare l’azienda a scoprire i dettagli dell’offerta presentata da Netflix, dopo che il Cda di Hbo Max ha ripetutamente considerato superiore la proposta di fusione avanzata dalla piattaforma di streaming. In questo senso, la settimana scorsa, la dirigenza di Wbd ha deciso di respingere “all’unanimità” l’offerta di Psky, modificata il 22 dicembre per includere una garanzia personale irrevocabile di Larry Ellison, cofondatore di Oracle e padre di David Ellison. Il presidente del consiglio di Wbd e proprietario di Hbo Max, Samuel di Piazza, ha affermato che la proposta della Paramount era “insufficiente”.

Il presidente degli Usa Donald Trump si era detto preoccupato dell’eccessiva quota di mercato che verrebbe conquistata nel settore dello streaming in seguito all’accordo. La vicenda continua a far discutere, dopo che la piattaforma ha annunciato la volontà di “ripetere la trama tre o quattro” all’interno dei film e l’ambizione di lasciarli in sala per 45 giorni.

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