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Università del Lazio, quasi un miliardo di fondi nel 2026: ora la sfida è farli fruttare

17 Agosto 2026 ore 07:30

Per le università del Lazio il 2026 porta in dote una cifra che, francamente, fa un certo effetto. Ben 967,5 milioni di euro è infatti quanto spetta agli atenei statali della regione con il nuovo riparto del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), il principale canale attraverso cui lo Stato sostiene il sistema accademico. Rispetto allo scorso anno, sul tavolo ci sono circa 4,4 milioni di euro in più e se si allarga lo sguardo fino al 2019, l’aumento arriva al 21,8%. Tuttavia, non si tratta solamente di numeri in crescita, poiché il nuovo finanziamento si accompagnerà ad interventi rivolti a sostenibilità, reclutamento, innovazione e progetti strategici, mentre le risorse erogate dovranno essere utilizzate per rafforzare il sistema universitario.

La Sapienza davanti a tutti, ma la vera partita è quella che viene dopo

La quota più consistente va alla Sapienza – Università di Roma, che supera i 555,1 milioni di euro, un risultato che non le vale soltanto il primato regionale, insieme agli altri conquistati nei mesi scorsi, bensì anche quello nazionale. A seguirla a ruota c’è Tor Vergata, con 174 milioni di euro, mentre Roma Tre arriva a circa 138,7 milioni, mettendo a segno una crescita del 2% rispetto al 2025. Più distanti, invece, troviamo la Tuscia di Viterbo con 48,1 milioni, l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale che riceve 35,8 milioni e, infine, quella del Foro Italico a cui vanno 15,8 milioni.

Università del Lazio, quasi un miliardo di fondi nel 2026: ora la sfida è farli fruttare
Il finanziamento si legge nei bilanci, ma il suo effetto si vede anche nei laboratori dove ogni giorno si fa ricerca

Numeri differenti, naturalmente, perché diverse sono le dimensioni, le strutture e le attività di ogni singola realtà accademica. Ciò nonostante, ciascuna di esse conserva un elemento in comune. Le somme predisposte dal Ffo, sulla base del Decreto ministeriale n. 982 firmato nei giorni scorsi dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, concorrono a finanziare didattica, laboratori, personale e strutture. Insomma, un investimento che si misura anche nella capacità di trasformare le risorse in interventi concreti. Per Bernini, ad esempio, dovrebbero tradursi nella possibilità di rafforzare la ricerca, migliorare l’offerta didattica e cercare di per attirare sempre più studenti, docenti e ricercatori, con l’obiettivo di rendere l’università italiana più competitiva e internazionale.

Il punto, allora, non è soltanto quanto entra nelle casse degli atenei, ma cosa accade dopo. Tra assunzioni, laboratori, servizi e nuovi progetti, il Ffo può incidere in maniera concreta sulla vita quotidiana degli atenei, ma il risultato dipenderà dalla capacità di trasformare gli stanziamenti in interventi che lascino qualcosa oltre il bilancio di un singolo anno, perché aumentare i fondi è la prima parte della partita, ma la seconda, probabilmente più difficile, comincia adesso: farli diventare opportunità.

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Segnalazione editoriale: MICHELE PANTALEO. Vita e scritti di un Ribelle

15 Agosto 2026 ore 14:00

Nicola Fanizza, Sebastiano Gernone

MICHELE PANTALEO. Vita e scritti di un Ribelle

Edizioni dal Sud

La vita e le opere di una figura importante dell’anarchismo italiano e di quello pugliese in particolare. Michele Pantaleo (Bari, 1887-1944) profuse il suo impegno in difesa delle classi subalterne, come giornalista militante, teorico del pensiero anarchico, critico letterario, novelliere e persino poeta.
Si tratta di pagine intense. Sulla scorta di documenti inediti, la ricerca si sofferma sugli snodi più rilevanti della sua vita: la formazione culturale come autodidatta presso una tipografia; il lancio di una sedia contro i giurati in occasione della lettura della sentenza contro l’anarchico Sabino Sassanelli; le vicissitudini patite nei quattro anni passati nella «tomba dei vivi» e, in seguito, nei dodici anni passati al confino; il lavoro come correttore di bozze e poi come redattore presso l’editrice Humanitas; la collaborazione con diverse testate anarchiche; e, infine, la morte in solitudine, avvenuta nel dicembre 1944 presso la «Casa dei Poverelli» di Bari, sulla Muraglia al mare lungo cui amava passeggiare.
Pantaleo lottava per un mondo diverso, più giusto e più libero. Nelle sue opere troviamo, infatti, il sogno di una palingenesi sociale e politica e, insieme, un netto rifiuto delle forme burocratiche e totalitarie della politica (il fascismo, lo stalinismo) nonché dei valori dominanti. Per tutto questo ha pagato un prezzo molto alto. Ha pagato, infatti, più degli altri per la sua appartenenza alla cultura anarchica con l’emarginazione, l’isolamento e, soprattutto, con l’oblio.

Nicola Fanizza (Mola di Bari 1951), dopo essersi laureato in Filosofia presso l’Università di Bari, si è trasferito a Milano. Qui, a partire dagli anni Ottanta, è stato redattore de «La Balena Bianca» (Pellicani) e di «InOltre» (Jaca Book). In seguito ha collaborato con «L’Acropoli», «Alfabeta2», «Nazione Indiana» e «Machina».
è autore di diversi volumi. Dirige il sito del Centro Documentazione Piero Delfino Pesce. Si occupa di Storia e di Antropologia filosofica.
Con Edizioni dal Sud, nel 2016, ha pubblicato Maddalena Santoro e Arnaldo Mussolini. La storia d’amore che il duce voleva cancellare.

Sebastiano Gernone (Bari, 1957) è laureato in Scienze Politiche all’Università di Bari con una tesi sul Brigantaggio dopo l’ Unità.
Suoi articoli sono apparsi su «il manifesto», «Il Calendario del Popolo», «l’antifascista», «Conoscenza Religiosa».
Per la RAI ha ideato e collaborato alla regia e al montaggio del documentario Ritorno a Ventotene, sui confinati antifascisti.
Svolge attività di ricerca con l’Ipsaic.
Con Edizioni dal Sud, nel 2020, ha curato il volume Mario Mancini. Appunti della mia vita.

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