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5 libri da leggere sotto l’ombrellone per appassionarsi al mangiare e bere bene

14 Agosto 2026 ore 15:23

Dal volume sulle spezie con prefazione di Alessandro Barbero all’autobiografia di Iginio Massari, passando per la liquoristica dimenticata e la guida enoturistica: ecco i titoli da mettere in valigia per arrivare a settembre con qualche strumento in più.

Nomade tra i barili, di Luca Gargano

Pubblicato da Velier, è il memoir del genovese che più di chiunque altro ha inciso sulla percezione contemporanea del rum. Gargano ha costruito negli anni un metodo di selezione e di racconto che ha spostato l’attenzione dai blend industriali alle distillerie di origine, imponendo criteri di trasparenza produttiva oggi acquisiti dal mercato. Il volume ripercorre quel lavoro attraverso i luoghi in cui si è svolto. Chi cerca schede di degustazione resterà deluso: la materia qui è biografica e umana, e proprio per questo restituisce al distillato e al contesto che lo ha prodotto la dignità che merita.

 

Il tempo delle spezie. Storia di una tentazione, di Jack Turner

Turner ripercorre la vicenda delle scoperte, degli usi e dei traffici delle spezie e la usa per interrogare alcune delle più grandi avventure della storia. Perché Cristoforo Colombo salpò verso Occidente? Perché gli imperi europei sfidarono oceani sconosciuti, investirono fortune e combatterono guerre lontane? Dal pepe ai chiodi di garofano, dalla cannella alla noce moscata, non sono state semplici ingredienti da cucina ma simboli di prestigio, strumenti terapeutici, afrodisiaci, oggetti di culto e motori di enormi trasformazioni economiche e politiche. Con un approccio che intreccia storia, antropologia, letteratura e cultura materiale, Turner segue il lungo percorso delle spezie attraverso i millenni, mostrando come abbiano influenzato commerci, esplorazioni, religioni, imperi e immaginari collettivi: dalle antiche rotte che collegavano l’Asia all’Europa fino alle grandi spedizioni dell’Età delle scoperte emerge il ritratto di un mondo in cui il desiderio per questi aromi preziosi contribuì a plasmare la storia globale. Ad arricchire l’edizione italiana, pubblicata dal Touring Club Italiano nella collana Andante, è la prefazione di Alessandro Barbero.

I Liquori, di Fulvio Piccinino

Edito da Graphot, è il titolo più tecnico della selezione e probabilmente il più necessario. Piccinino ricostruisce la nascita del liquore come categoria autonoma, distinta da amari e vermouth, seguendone le tracce nelle corti europee, nei ricettari conventuali e nelle produzioni oggi quasi scomparse: Vespetrò, Costumè, gli anici, la Chartreuse. Il registro mantiene un equilibrio raro tra apparato documentario e leggibilità, e l’autore resta uno dei riferimenti italiani più solidi sulla materia. Per chi lavora dietro un bancone, è il volume che consente di argomentare una scelta di bottiglia oltre il gusto personale, mentre per gli appassionati l’opera di Piccinino resta sempre una lettura utilissima per sapere cosa c’è dentro (e dietro) al bicchiere.

 

 

 

Giorni mesi anni di una vita intensa, di Iginio Massari

L’autobiografia del pasticcere più conosciuto d’Italia. Nato a Brescia nel 1942, oltre trecento tra premi e riconoscimenti e più di duecento titoli pubblicati sulla pasticceria, Massari ricostruisce un percorso che include l’emigrazione, la pratica del pugilato, il passaggio dall’industria alla televisione e i rapporti con artisti e figure istituzionali. Il volume raccoglie testimonianze di Achille Zoia, Enrico Cerea, Andy Luotto e Ugo Nespolo, e vale come documento su come si è formata una professione che in Italia ha assunto rilevanza pubblica soltanto negli ultimi trent’anni.

 

Cocktails in Florence

Nato per i dieci anni della Florence Cocktail Week e curato da Paola Mencarelli, il volume raccoglie 59 tra cocktail bar e bar d’hotel fiorentini, con fotografie di Michele Tamasco e Veronica Gaido. Il caso di Firenze interessa oltre il perimetro locale: in poco più di un decennio la città è passata da una scena frammentata tra caffè storici e banconi alberghieri a un sistema riconoscibile, con una densità di insegne rara per una città di quelle dimensioni. Il libro ricostruisce quel passaggio e si sofferma sul rapporto tra Firenze e il Negroni, cocktail che la città rivendica e che continua a funzionare come dispositivo di identità turistica.

 

Cucina piemontese contemporanea, di Matteo Baronetto

Il volume di Matteo Baronetto, con fotografie di Davide Dutto e prefazione di Fulvio Pierangelini: 200 pagine per 45 ricette. Baronetto, formatosi per un decennio accanto a Carlo Cracco e alla guida del Del Cambio di Torino dal 2014 al 2025, misura la propria cucina con Cucina borghese semplice ed economica, il manuale che Giovanni Vialardi, già cuoco dei Savoia, pubblicò nel 1873. Insalata russa, agnolotti, vitello tonnato, bagna cauda: il repertorio piemontese viene trattato come materiale storico da aggiornare con strumenti tecnici contemporanei, in un confronto che riguarda l’intera questione del recupero dei classici regionali.

IlGolosario Wine Tour 2026, di Paolo Massobrio

La nuova guida enoturistica firmata da Massobrio arriva in un momento di riassetto del settore. I dati dell’Osservatorio ilGolosario Wine Tour indicano che oltre il 60% delle aziende ha aumentato le vendite dirette in cantina, con una presenza crescente di visitatori under 40. Il volume seleziona itinerari e produttori ordinandoli per territorio e si presta all’uso pratico durante gli spostamenti estivi, quando la visita in cantina resta una delle poche occasioni di contatto diretto tra produttore e consumatore finale.

 

Semper Ad Maiora. Viaggio tra storie autentiche nello spirito del Gruppo Caffo

Il volume utilizza la vicenda del Gruppo Caffo 1915 come chiave d’accesso a quasi tre secoli di storia degli spirits italiani ed europei. Attraverso i marchi entrati nel portafoglio del gruppo — Cinzano, Petrus Boonekamp, Ferro China Bisleri, Borsci — il racconto tocca dinamiche di consolidamento industriale, strategie pubblicitarie e trasformazioni del consumo che hanno accompagnato l’urbanizzazione italiana. È una lettura utile a chi si occupa di beverage dal lato dell’impresa, perché mostra come il valore di un’etichetta risieda spesso in una memoria collettiva costruita in decenni e difficilmente replicabile.

Buono non è sufficiente. Marketing per una ristorazione consapevole e sostenibile

Pubblicato da Bibliotheca culinaria, affronta un nodo che il settore tende a rimuovere: la qualità della cucina non basta a determinare la sopravvivenza economica di un locale. Il libro lavora sulla costruzione dell’identità del ristorante, sulla gestione della comunicazione e sui criteri di sostenibilità applicati all’organizzazione più che al marketing dichiarato. Indicato per chi gestisce un’attività o ne segue la comunicazione, e restituisce una fotografia realistica dei margini con cui la ristorazione italiana lavora.

L’articolo 5 libri da leggere sotto l’ombrellone per appassionarsi al mangiare e bere bene è tratto da Forbes Italia.

Dal Mediterraneo al Pacifico, 8 crociere da sogno per viaggiare sull’acqua nel 2026

14 Agosto 2026 ore 13:00

Contenuto tratto dal numero di agosto 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Viaggiare, mangiare e sognare sull’acqua. Su un veliero a tre alberi con poche cabine e il mare quasi tutto per sé, sullo yacht d’epoca di un regista di Hollywood, sulla chiatta che scivola lungo i canali di Borgogna con lo chef stellato ai fornelli, o sulla grande nave che punta verso nord con il teatro e la spa a bordo. Modi diversi di lasciarsi cullare dalla corrente, per una notte o per una settimana. Il 2026 è l’anno giusto per salpare, tra yacht appena varati, barche fluviali rimesse in acqua e persino colossi della crociera che puntano verso i fiordi, dove d’estate si respira. Ecco otto imbarcazioni da scoprire, dal Mediterraneo al Nilo, dai Caraibi alla Norvegia.

Mediterraneo

Il varo del Four Seasons I, il 20 marzo, è caduto nel 65esimo anniversario del marchio. Lo scafo, 207 metri costruiti da Fincantieri su progetto di Tillberg Design of Sweden e Martin Brudnizki, dichiara un’ascendenza precisa: la Christina O di Onassis. Le 95 suite escludono le cabine interne, il rapporto tra ospiti e personale si attesta su una persona a testa, una marina trasversale apre i fianchi sull’acqua.

Tra gli 11 ristoranti, il Sedna ruota chef stellati del gruppo, da Christian Le Squer del Cinq a Luca Piscazzi del Pelagos, fino a Guillaume Galliot del Caprice. La prima stagione tocca Saint-Tropez, Bodrum, Hydra e il Montenegro, prima di raggiungere i Caraibi e le Bahamas in inverno; una seconda unità è attesa per il 2028.

Borgogna

Marguerite è la nuova chiatta fluviale che Belmond vara a fine estate 2026 sui canali della Borgogna, ottenuta dalla trasformazione di una precedente imbarcazione della flotta, la Amaryllis. Quattro suite doppie per otto ospiti, una piscina plunge e una filosofia di slow luxury la collocano all’estremo opposto della crociera oceanica; gli interni citano la margherita che dà il nome alla barca, tra vetrate colorate e tappeti su misura.

L’itinerario passa da Digione con lezioni di preparazione della senape, prosegue lungo la Route des Grands Crus in e-bike e prevede pranzi privati nelle sale del Château du Clos de Vougeot. La cucina porta la firma di Dominique Crenn, chef pluristellata di origine bretone, tradotta ogni giorno da un cuoco privato. La barca si aggiunge alle sette unità di Les Bateaux Belmond distribuite tra Borgogna, Provenza, Champagne e Bordeaux.

Grecia

Varata negli anni Trenta e reduce da un refit per i suoi 90 anni, la nave da diporto di 33 metri Maid Marian 2 appartiene a Roland Emmerich, il regista di Independence Day, e porta nell’Egeo un gusto da collezionista: arredi e opere provengono dalla sua raccolta personale, con pezzi da Asia, Africa e Sud America. Cinque cabine, tre con bagno privato, un equipaggio di sei persone e un ponte superiore di 100 metri quadrati rifatto per prendere il sole. Il charter parte da Atene per il giro delle Cicladi, tra Kythnos, Serifos, Sifnos e Paros, con l’itinerario disegnato insieme al capitano, due Seabob per scendere sott’acqua fino a 40 metri e stand-up paddle per esplorare le baie.

Nilo

La dahabeya Nile Canopus, membro di Relais & Châteaux, il veliero fluviale a due alberi che nell’Ottocento portava i viaggiatori europei da Luxor ad Assuan, torna in una versione contemporanea di 55 metri, con arredi realizzati su misura in Egitto. Il riferimento dichiarato è Amelia Edwards, tra le prime egittologhe, autrice di A Thousand Miles Up the Nile. Venti ospiti si distribuiscono tra quattro grand suite con balcone e sei cabine con ampie finestre; sul ponte una tenda in stile safari cita l’accampamento di Howard Carter negli anni della scoperta della tomba di Tutankhamon. Gli itinerari da quattro notti collegano Luxor ad Assuan toccando i templi di Esna, Edfu e Kom Ombo, l’isola di Bassaw e Philae, con una sosta all’isola di Herdiab dove è possibile fare il bagno nel fiume.

Fiordi norvegesi e Islanda

All’estremo opposto delle piccole unità d’autore, la grande nave risponde all’estate torrida facendo rotta verso il Nord Europa. A bordo della Norwegian Prima, Norwegian Cruise Line propone una crociera di 11 giorni da Southampton a Reykjavík, che attraversa Belgio, Paesi Bassi, Norvegia e Islanda senza cambi d’albergo né spostamenti via terra. Dopo gli scali a Zeebrugge, porta d’accesso a Bruges, e Amsterdam, l’itinerario raggiunge Bergen, il fiordo di Geiranger e Ålesund, celebre per la sua architettura Art Nouveau. Il viaggio prosegue quindi verso l’Islanda, con soste ad Akureyri e Ísafjörður, prima dell’arrivo a Reykjavík. La formula freestyle cruising rinuncia a orari fissi e dress code, mentre gli spazi panoramici dell’Ocean Boulevard, la Mandara Spa e l’ampia proposta gastronomica completano l’esperienza a bordo.

Capo Verde

Tre alberi e 16 cabine per 32 ospiti, Le Ponant è un albergo galleggiante a misura d’uomo, membro Relais & Châteaux dal 2023, sul quale gli chef del circuito salgono a cucinare in un rapporto di partenariato con la compagnia francese. L’esperienza dura otto giorni, costruita su valori di sostenibilità e su una cucina che attinge agli ingredienti locali, e promette isole segrete e porti leggendari. L’arcipelago di Capo Verde offre il versante atlantico e vulcanico del programma, tra Mindelo, São Nicolau, Boa Vista e Fogo, con approdi in porti minori e soste dettate dal vento. Il tre alberi alterna poi Mediterraneo, dalle isole greche alla costa croata, e Caraibi, secondo una rotta lasciata alla scelta dell’ospite.

Caraibi

Star Clippers vuole ampliare lo sguardo del viaggiatore e ridefinire il modo di vivere i Caraibi. Accanto agli itinerari più apprezzati, la compagnia inserisce nuove rotte che puntano su autenticità, accessibilità selettiva e luoghi che sfuggono ai circuiti più battuti. La sfida è quella di proporre un’esperienza di viaggio che tenga il passo del presente senza perdere l’anima della vela. Itinerari agili, tempi distesi, scali selezionati, in un equilibrio tra comfort, scoperta e quel ritmo fluido che permette di apprezzare davvero ogni scalo, senza sovraccarichi e senza l’effetto ‘tappa obbligata’.

Le nuove proposte includono isole minori, riserve marine e piccoli porti locali che valorizzano la dimensione più autentica della regione caraibica. A bordo, lo stile Star Clippers rimane quello di sempre: ambienti di bordo dalle dimensioni contenute, un servizio attento alle necessità di ciascun passeggero e un rapporto diretto tra l’ospite e l’equipaggio. Una formula che consolida l’identità della compagnia e rafforza la sua posizione come punto di riferimento nella navigazione a vela internazionale. Gli itinerari da sette notti cambiano volto a seconda del porto d’imbarco: dallo Star Flyer, in partenza da St. Martin verso le Isole Sottovento e le Isole del Tesoro, tra St. Barths, Anguilla e la Norman Island che avrebbe ispirato Stevenson, all’ammiraglia Royal Clipper che salpa da Barbados verso le Isole Sopravento, con St. Lucia e le sue Pitons, e verso le Grenadine.

Oceano Pacifico

Nell’arcipelago di Palau, in Micronesia, protetto per l’80%, il catamarano di 39 metri Four Seasons Explorer Palau porta un’idea di lusso lontana dalla rappresentanza. Dieci cabine più la Explorer Suite, un biologo marino imbarcato e fino a tre immersioni al giorno costruiscono un programma attorno all’acqua più che all’itinerario. Le rotte si adattano al mare e alla fauna, verso siti come Blue Corner, dove le correnti richiamano squali di barriera e tartarughe, o il Jellyfish Lake e le sue meduse prive di pungiglione. Senza un calendario fisso di scali, lo yacht resta una base mobile per l’esplorazione subacquea, in un angolo di Pacifico che il turismo di massa non ha raggiunto.

L’articolo Dal Mediterraneo al Pacifico, 8 crociere da sogno per viaggiare sull’acqua nel 2026 è tratto da Forbes Italia.

Blackstone mette le mani sulla nautica americana: il deal da 1,5 miliardi che ridisegna lo yachting globale

13 Agosto 2026 ore 16:32

La nautica americana cambia scala: il nuovo futuro non si fa attendere. MarineMax, uno dei principali operatori statunitensi nel retail nautico e nei servizi dedicati agli armatori, sarà acquisita da Safe Harbor Marinas, società del portafoglio infrastrutturale di Blackstone, in una transazione interamente in contanti dal valore di circa 1,5 miliardi di dollari.

L’operazione prevede un corrispettivo di 53 dollari per azione, con un premio del 96% rispetto alla quotazione del 30 gennaio 2026 e del 110% rispetto alla media ponderata dei 90 giorni precedenti. Il consiglio di amministrazione di MarineMax ha approvato all’unanimità l’accordo, che dovrà ora passare attraverso il voto degli azionisti e le autorizzazioni regolamentari. Il completamento è previsto entro la fine del 2026. Una volta conclusa la transazione, MarineMax uscirà dal New York Stock Exchange e diventerà una società privata.

Non è una vendita di barche. È una scommessa sull’intero ecosistema

La vera dimensione dell’operazione emerge guardando cosa c’è dentro MarineMax. Il gruppo conta oltre 120 sedi, più di 70 concessionarie e circa 65 strutture tra marina e rimessaggi, ma soprattutto riunisce sotto lo stesso perimetro attività che coprono quasi ogni segmento dello yachting.

Nel portafoglio ci sono Igy Marinas, tra i principali operatori internazionali di marina di lusso, i broker di superyacht Fraser Yachts Group e Northrop & Johnson, i brand nautici Cruisers Yachts e Intrepid Powerboats, oltre a servizi finanziari e assicurativi, soluzioni digitali e MarineMax Vacations, specializzata nel charter.

È questo il punto strategico del deal: Safe Harbor non sta semplicemente acquistando una rete di vendita di imbarcazioni. Sta entrando in possesso di una piattaforma capace di accompagnare il cliente lungo quasi tutta la vita dello yacht: acquisto, ormeggio, manutenzione, brokerage, charter e servizi per superyacht.

Un modello particolarmente interessante in un mercato nel quale il valore si sta spostando progressivamente dalla singola vendita alla capacità di costruire una relazione continuativa con l’armatore.

Blackstone e il nuovo business del waterfront

Per Blackstone, l’operazione rappresenta un ulteriore passo nella costruzione di un’infrastruttura globale dedicata alla nautica. Safe Harbor è già uno dei più grandi operatori di marina al mondo e negli ultimi anni ha costruito una presenza significativa soprattutto negli Stati Uniti. Con MarineMax, la piattaforma acquisisce ora una componente commerciale e internazionale molto più ampia, aggiungendo al business degli ormeggi quello dei superyacht, del brokerage, della vendita di imbarcazioni e del charter.

La logica è quella tipica degli investimenti infrastrutturali: asset fisici difficili da replicare, domanda ricorrente e servizi ad alto valore aggiunto.Una marina, in questo modello, non è più soltanto il luogo in cui una barca viene ormeggiata. Diventa il punto di accesso a una filiera molto più ampia: manutenzione, refit, carburante, servizi tecnici, hospitality, concierge, brokerage e gestione dell’imbarcazione. È qui che lo yachting incontra il mondo delle infrastrutture e del private capital.

IGY porta in dote il Mediterraneo

Uno degli asset più interessanti dell’operazione è Igy Marinas, che amplia immediatamente la geografia della piattaforma. Il network comprende alcune delle destinazioni più prestigiose della nautica internazionale, tra Stati Uniti, Caraibi e Mediterraneo, con presenze in località simbolo dello yachting come Porto Cervo, Cannes e Ibiza. Il risultato è una rete che può parlare direttamente a un armatore internazionale, abituato a spostarsi tra i principali waterfront del mondo.

Ed è proprio la possibilità di mettere in connessione queste destinazioni a rendere particolarmente interessante l’operazione: un cliente può acquistare uno yacht negli Stati Uniti, affidarsi al brokerage per la vendita, utilizzarlo attraverso una rete di marina internazionali e accedere a servizi dedicati in differenti mercati. Una sorta di ecosistema globale dello yacht ownership, costruito attorno a infrastrutture fisiche e servizi premium.

Da MarineMax ai superyacht

La componente superyacht è altrettanto significativa. Con Fraser Yachts Group e Northrop & Johnson, MarineMax possiede già competenze che vanno oltre il semplice retail e arrivano al segmento più alto del mercato: compravendita, charter, management e servizi dedicati ai grandi yacht.

Questo permette a Safe Harbor di entrare ancora più profondamente nella fascia alta dello yachting, dove il valore economico di ogni cliente è molto più elevato e la relazione con il proprietario può durare per anni.

È una caratteristica che interessa particolarmente gli investitori: il superyacht non è soltanto un bene di lusso, ma genera un’economia di servizi estremamente articolata. Dall’ormeggio al refit, dall’equipaggio all’assicurazione, dalla gestione alla vendita, ogni imbarcazione alimenta una filiera che può continuare a produrre valore molto tempo dopo l’acquisto.

Una gara che racconta quanto vale MarineMax

L’acquisizione arriva dopo mesi di attenzione sul futuro della società. MarineMax era infatti finita al centro di un processo competitivo seguito da diversi investitori, tra cui Donerail, che aveva presentato una proposta da circa 1 miliardo di dollari. La cifra finale di 1,5 miliardi rappresenta quindi anche la conferma dell’interesse crescente del capitale finanziario verso la nautica. Il mercato delle nuove imbarcazioni può attraversare fasi cicliche, ma le infrastrutture e i servizi che ruotano attorno alla proprietà di uno yacht presentano caratteristiche differenti: ricavi più ricorrenti, maggiore fidelizzazione e una barriera all’ingresso legata alla disponibilità di waterfront e strutture strategiche.

In altre parole, il valore non è più soltanto nella barca, ma nel posto in cui la si tiene, nei servizi che la fanno funzionare e nella rete che permette di utilizzarla in tutto il mondo.

La nuova frontiera del lusso è il waterfront

L’operazione MarineMax-Safe Harbor si inserisce così in una trasformazione più ampia dell’industria nautica internazionale. Il grande capitale sta guardando sempre meno al singolo yacht come oggetto isolato e sempre più all’infrastruttura che gli sta intorno. Marine, porti turistici, servizi tecnici, brokerage, charter e gestione diventano asset strategici perché permettono di intercettare il cliente in più momenti e su un arco temporale molto più lungo.

Per Blackstone, MarineMax rappresenta quindi molto più di un’acquisizione da 1,5 miliardi di dollari. È un tassello nella costruzione di una piattaforma internazionale capace di presidiare uno dei segmenti più sofisticati del lusso. E la direzione è chiara: nel nuovo mercato dello yachting, il vero asset non è soltanto lo yacht. È tutto ciò che gli permette di vivere, navigare e mantenere il proprio valore.

L’articolo Blackstone mette le mani sulla nautica americana: il deal da 1,5 miliardi che ridisegna lo yachting globale è tratto da Forbes Italia.

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