Vista elenco

NASCE IN ITALIA IL SOFTWARE “SALVA-VITA” CHE LANCIA L’ALLERTA ONDATA DI CALORE IN 90 SECONDI

16 Giugno 2026 ore 11:50

IL CALDO ESTREMO METTE A RISCHIO LA SALUTE DI 7 LAVORATORI SU 10 NEL MONDO:

NASCE IN ITALIA IL SOFTWARE “SALVA-VITA” CHE LANCIA L’ALLERTA ONDATA DI CALORE IN 90 SECONDI

 

Le temperature estreme stanno diventando una variabile sempre più critica per la sicurezza del lavoro e la gestione delle emergenze, con effetti diretti su salute e continuità dei servizi. Ogni anno le alte temperature provocano quasi 20mila morti e oltre 22 milioni d’infortuni professionali, evidenziando la crescente esposizione di lavoratori e sistemi produttivi: il probabile arrivo secondo gli scienziati del “Super El Niño” rende ancora più necessario lo sviluppo di soluzioni in grado di salvare i lavoratori. La rapidità dell’informazione e la capacità di attivare allerte capillari diventano elementi chiave per ridurre i rischi. “Le temperature estreme non sono più eventi straordinari ma una condizione strutturale. La velocità dell’allerta può fare concretamente la differenza nella protezione delle persone”, spiega Massimiliano Palma, CEO di Regola

 

Il caldo estremo sta diventando uno dei fattori più critici per la sicurezza del lavoro e la salute pubblica su scala globale, con effetti che si riflettono in modo sempre più evidente sulla vita quotidiana dei lavoratori e sulla tenuta dei sistemi produttivi. Secondo un recente report della International Labour Organization, rilanciato dall’International Trade Union Confederation, ogni anno le alte temperature sono responsabili di circa 18.970 morti e 22,87 milioni di infortuni professionali legati all’attività lavorativa. Il fenomeno coinvolge oggi oltre 2,4 miliardi di lavoratori nel mondo, pari a circa il 71% della forza lavoro globale (7 su 10), esposti in maniera diretta a condizioni di stress termico durante lo svolgimento delle proprie attività. Lo stesso studio evidenzia come il caldo estremo stia erodendo progressivamente la produttività, con una riduzione stimata fino al 3% per ogni grado oltre i 20°C, mentre gli impatti sanitari includono disidratazione, danni renali e disturbi neurologici. Nei contesti più esposti, l’aumento delle temperature è associato anche a una maggiore incidenza di incidenti sul lavoro e patologie croniche, in particolare nei settori caratterizzati da attività all’aperto o da elevata esposizione ambientale come edilizia, agricoltura e logistica. A rendere lo scenario ancora più preoccupante è il ritorno imminente di El Niño, il fenomeno meteorologico naturale e ciclico che amplifica le temperature globali: secondo le ultime previsioni della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) degli Stati Uniti, riprese negli ultimi giorni da The Guardian, la probabilità di un El Niño tra dicembre 2026 e febbraio 2027 è del 96%, con un 35% di possibilità che si tratti di unSuper El Niño”. Il fenomeno si genera a causa di cambiamenti nei venti nell’Oceano Pacifico, che provocano il rilascio nell’atmosfera del calore accumulato nell’oceano. Le ripercussioni del fenomeno in Italia avranno effetto in particolare nella prossima primavera-estate. L’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore sta mettendo sotto pressione non solo i sistemi produttivi, ma anche la capacità delle istituzioni di prevenire e gestire in modo tempestivo gli effetti sanitari e operativi di questi eventi. In questo contesto, il nodo centrale diventa la rapidità con cui le informazioni riescono a raggiungere la popolazione e gli operatori sul territorio, soprattutto nelle ore in cui il rischio per le fasce più vulnerabili cresce in modo esponenziale. Le strategie di adattamento si stanno quindi orientando sempre più verso sistemi integrati di allerta precoce e comunicazione multicanale, in grado di attivare in pochi minuti notifiche su diversi dispositivi e coordinare simultaneamente le strutture di emergenza coinvolte. “Non si tratta più solo di gestire l’emergenza quando si manifesta, ma di anticiparla attraverso sistemi che permettano di raggiungere rapidamente chi è esposto e chi interviene sul territorio” spiega Massimiliano Palma, CEO di Regola, azienda italiana leader nella tecnologia per le sale operative. In scenari di questo tipo, la possibilità di inviare comunicazioni massive in tempi estremamente ridotti e di sincronizzare i flussi informativi tra centrali operative, servizi sanitari e protezione civile rappresenta un elemento chiave per ridurre l’esposizione al rischio e migliorare la capacità di risposta. “Oggi tecnologie come il nostro sistema nowtice consentono di inviare allerte multicanale in circa 90 secondi, mentre piattaforme come Unique supportano il coordinamento operativo delle centrali 118 e 116/117, migliorando la gestione delle informazioni nei momenti di maggiore pressione” conclude Palma. In diversi Paesi europei stanno già emergendo risposte concrete al crescente impatto dello stress termico sui lavoratori. In Spagna, misure basate su allerte meteorologiche consentono di vietare le attività lavorative all’aperto nei periodi di caldo estremo, mentre il Belgio ha introdotto una normativa specifica sui fattori termici ambientali che rende obbligatorio intervenire al superamento di determinate soglie di temperatura. In Francia, i lavoratori hanno già esercitato formalmente il “diritto al ritiro” durante le ondate di calore, riconoscendo il caldo estremo come condizione di pericolo grave e imminente. Un insieme di iniziative che conferma come la gestione dello stress termico stia diventando una priorità operativa globale, tra interventi di prevenzione, protezione dei lavoratori e nuove forme di adattamento ai rischi climatici.

 

L'articolo NASCE IN ITALIA IL SOFTWARE “SALVA-VITA” CHE LANCIA L’ALLERTA ONDATA DI CALORE IN 90 SECONDI proviene da politicamentecorretto.com.

Un malato di Sla con paralisi e difficoltà nel parlare comunica da due anni nella vita di tutti i giorni grazie a un chip impiantato nel cervello

15 Giugno 2026 ore 20:03

Da due anni un uomo affetto da una grave paralisi e difficoltà nel parlare dovute alla Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) riesce a comunicare e a utilizzare un computer grazie a un chip impiantato nel cervello. La particolarità del caso, riporta la rivista Nature Medicine, sta nel fatto che l’uomo ha utilizzato il dispositivo stando a casa, nella vita di tutti i giorni, invece che in un contesto controllato come un laboratorio e con il supporto di professionisti. L’ha utilizzato quasi ogni giorno, per oltre 3.800 ore.

Il risultato è stato ottenuto dal gruppo di ricerca coordinato da Sergey Stavisky e David Brandman dell’Università della California a Davis. Lo studio dimostra che le cosiddette interfacce cervello-computer (brain-computer interfaces, o Bci), che rilevano i segnali elettrici direttamente all’interno della corteccia cerebrale traducendoli poi in comandi per controllare dispositivi esterni, possono diventare anche strumenti in grado di entrare a far parte della quotidianità. Gli autori della ricerca ritengono però che un solo caso non basta per tratte conclusioni: sono necessarie ulteriori ricerche per valutare l’efficienza di questa tecnica.

Una seconda ricerca, guidata da Politecnico di Losanna (Epfl) e Ospedale Universitario di Losanna (Chuv), riguarda un chip combinato con l’Intelligenzaartificiale che ha permesso a 40 malati di Parkinson di camminare meglio e in autonomia. Coordinati da Jocelyne Bloch e Eduardo Moraud di Epfl e Chuv, i ricercatori hanno usato l’IA per sviluppare decodificatori che lavorano in tempo reale: interpretano direttamente dall’attività cerebrale i movimenti che la persona intende fare e usano i segnali per calibrare la stimolazione elettrica in pochi secondi, rendendo una tecnica usata da oltre 30 anni molto più adattabile alle circostanze.

L'articolo Un malato di Sla con paralisi e difficoltà nel parlare comunica da due anni nella vita di tutti i giorni grazie a un chip impiantato nel cervello proviene da Il Fatto Quotidiano.

A cena con il dinosauro di Edward Dolnick

12 Giugno 2026 ore 06:50

L ondra, novembre 1859. L’origine delle specie di Charles Darwin, il libro che cambiò per sempre la prospettiva degli esseri umani nei confronti di sé stessi e della vita sulla Terra, viene pubblicato dall’editore John Murray. Solo pochi anni prima, nel 1853 e nella stessa città, tra tavolate opulente e decori sfarzosi, un manipolo di scienziati, uomini illustri ed editori, festeggiava quello che credeva un imperituro trionfo: le numerose scoperte di fossili, che si erano avvicendate dai primi anni dell’Ottocento sino a quel momento, non erano più una minaccia per la visione di un mondo felice disegnato da un Dio buono per il suo figlio prediletto, l’Uomo.

Richard Owen, ospite d’onore di quella cena organizzata a Capodanno al Crystal Palace, era riuscito, seppur con fatica, a costruire una teoria unificatrice che permettesse ancora a scienza e religione di fondersi e sostenersi a vicenda. In quel momento, durante quella celebrazione tenutasi all’interno di un modello in scala reale di un iguanodonte, Owen godeva di quella vittoria, inconsapevole che il suo castello di carte sarebbe stato scompaginato dal vortice della teoria dell’evoluzione darwiniana. Le scoperte, i personaggi e, soprattutto, il contesto sociale e culturale in cui quella nuova rivoluzione, forse ancora più dirompente di quella copernicana, ebbe modo di svilupparsi fino al suo atto finale sono raccontati da Edward Dolnick nel suo libro A cena con il dinosauro. Come un eccentrico gruppo di vittoriani scoprì le creature preistoriche e cambiò accidentalmente il mondo (2026).

Nel suo saggio, Dolnick illustra come scienziati, letterati, donne e uomini comuni reagirono quando scoprirono per la prima volta che, in un passato remoto, il mondo era popolato da animali dotati di dimensioni colossali e caratteristiche inedite.

Richard Owen era riuscito, seppur con fatica, a costruire una teoria unificatrice che permettesse ancora a scienza e religione di fondersi e sostenersi a vicenda. Ma presto il suo castello di carte sarebbe stato scompaginato dal vortice della teoria dell’evoluzione darwiniana.

Nell’Inghilterra dell’epoca vittoriana la natura era un rifugio allettante rispetto a una realtà di guerre, malattie e povertà. La disperazione tratteggiata dai romanzi di Charles Dickens era un resoconto veritiero della condizione dei ceti meno abbienti e l’eccezionale sviluppo industriale portava con sé anche tensioni sociali e paura. Lo scorrere regolare di giorni e stagioni, la bellezza e la perfezione animale e vegetale, dai colori dei fiori alla leggiadria delle farfalle, dal prodigio dell’occhio umano a quello del cuore di una balena, apparivano come un meraviglioso dono di un padre misericordioso che, al centro di quell’idillio, aveva posto l’essere umano. O, forse, sarebbe ancora più calzante parlare di Uomo, in un periodo storico in cui il maschio bianco, europeo e benestante era il destinatario privilegiato di qualsiasi forma di riconoscimento e attenzione.

Fu Pliny Moody, un contadino dodicenne del New England, a rinvenire nel 1802 una serie di impronte a tre dita grandi circa quanto un piatto da portata. A questa prima scoperta ne seguirono altre, che comprendevano ossa enormi e, addirittura, scheletri quasi completi. Oggi noi diamo per scontata l’origine di questi resti e troviamo difficile immaginare cosa possano aver pensato e provato le persone di quell’epoca. Il fulcro della narrazione di A cena con il dinosauro, che si diversifica così da altri saggi che parlano della storia della paleontologia, si concentra proprio su come la comunità scientifica e la gente comune abbiano accolto, tra i loro saperi e nel loro immaginario, le prove di un tempo profondo che non avevano mai creduto potesse essere esistito, in cui il Pianeta era dominato da creature sconosciute e terribili, in un paesaggio molto diverso da quello del presente. E su come abbiano accettato l’orrore supremo, il concetto per cui il disegno divino non fosse poi così intelligente e le esistenze di questi animali del passato a un certo punto fossero state spazzate via.

Il fulcro della narrazione si concentra su come la comunità scientifica e la gente comune abbiano accolto le prove di un tempo profondo che non avevano mai creduto potesse essere esistito, in cui la Terra era dominata da creature sconosciute e terribili.

Come scrisse l’antropologo Loren Eiseley e riporta Dolnick: “Il concetto di estinzione nel passato geologico era come uno spiffero freddo da una cantina buia. Gelava l’anima. Faceva nascere sospetti sulla natura di quel mondo confortevole, il migliore di tutti i mondi, creato a misura d’uomo”. Che ne era stato dell’orologiaio onnisciente di cui scriveva William Paley nella sua Teologia naturale? L’idea che potesse aver plasmato un mondo privo dell’essere umano e poi distrutto parte della propria creazione appariva difficile da accettare. La prospettiva emersa dal ritrovamento dei fossili lasciava sgomenti e, allo stesso tempo, meravigliati. Sono sentimenti che fatichiamo a cogliere nel loro valore e nella loro intensità, ma l’autore prova a restituirli paragonando gli scienziati dell’Ottocento inglese agli attuali astronomi alla ricerca di vita extraterrestre:
Gli scienziati e cercatori di fossili della prima metà dell’Ottocento erano il loro equivalente in redingote. Con due differenze fondamentali: anziché estendersi nello spazio, la loro ricerca andava indietro nel tempo e trovarono dei segni di vita. E non furono segni impercettibili, come strane sequenze di disturbi elettrostatici rilevate da un computer. Qui si parla di denti affilati come pugnali e costole lunghe come travi. Poeti, scienziati, donne e uomini comuni assistevano alla scoperta dei dinosauri e rabbrividivano stupefatti.

La differenza è che gli abitanti del passato emersero all’improvviso, in modo del tutto inatteso, nell’epoca vittoriana. Al contrario, gli abitanti di altri pianeti li stiamo cercando attivamente e un loro eventuale ritrovamento difficilmente ci coglierebbe davvero di sorpresa. Già dall’antichità gli esseri umani erano venuti in contatto con le vestigia di ere geologiche lontane: da principio le incorporarono in miti e leggende e solo molto dopo, ad esempio con Robert Hooke nel Seicento, cominciarono a familiarizzare con l’ipotesi che quelle conchiglie che si trovavano in cima alle montagne fossero l’indizio che svelava che quelle terre erano state sommerse e che quei resti non erano gli avanzi di un pic-nic pietrificati con il trascorrere del tempo, come sembra avesse suggerito un incauto Voltaire.

Nell’Inghilterra del 19° secolo, nonostante la resistenza al cambiamento di uomini in cui scienza e fede cantavano lo stesso inno di celebrazione per il “mondo felice”, la natura cambia la natura e l’illusione si dirada a colpi di ritrovamenti, così copiosi per via delle intense attività di scavo legate alla rivoluzione industriale. Il racconto di Edward Dolnick scorre chiaro: non è una raccolta straripante di curiosità e strani abbagli e i protagonisti, presentati capitolo dopo capitolo, acquistano quasi corpo.

Quella di Edward Dolnick non è una raccolta straripante di curiosità e strani abbagli. I protagonisti, presentati capitolo dopo capitolo, acquistano corpo grazie a una penna allegra, vivida e mai pedante, in un saggio che ha il pregio della leggerezza.

Nelle prime pagine compare Mary Anning, una donna povera, ma tenace e curiosa, una cercatrice di fossili instancabile a cui dobbiamo i primi scheletri completi o quasi di ittiosauro e plesiosauro e il primo fossile di pterodattilo rinvenuto in Inghilterra; si viene introdotti nelle cene a base di animali spesso inconsueti di William Buckland, stravagante geologo di Oxford che descrisse e battezzò il megalosauro, in seguito riconosciuto come il primo dinosauro mai identificato; sembra di scorgere Gideon Mantell, medico di campagna ossessionato dai fossili sin dall’infanzia, mentre strappa a un’esistenza disgraziata la gioia per il riconoscimento dei resti da lui ritrovati e identificati di un iguanodonte, tanto più che a conferire validità alla scoperta fu Georges Cuvier, considerato la stella polare dell’anatomia e citato persino da Sherlock Holmes per le sue abilità deduttive nel racconto I cinque semi d’arancio di Arthur Conan Doyle. Questi sono solo alcuni degli studiosi descritti con una penna allegra, vivida e mai pedante da Edward Dolnick, in un saggio che ha il pregio della leggerezza.

Infine, arriva Richard Owen, l’anatomista che nel 1842 coniò il termine “dinosauro”, con il suo volto da Uriah Heep, l’antagonista di David Copperfield, tronfio per aver creduto di aver ristabilito il mondo felice con una teoria onnicomprensiva. L’autore spiega:

La sua nuova teoria manteneva Dio al comando ma sembrava lasciar spazio a qualcosa che tendeva verso l’evoluzione. (Owen cercò abilmente di eludere questa pericolosa accusa.) Nel passato preistorico, suggerì, Dio aveva sparso per il mondo un po’ di specie e stabilito regole che governavano il modo in cui sarebbero cambiate nel corso degli eoni. Poi aveva premuto “play” e si era messo a guardare soddisfatto.

Questo sforzo interpretativo non bastò e la cena con il dinosauro fu l’ultima occasione per festeggiare e credere in una storia della Terra edificante, in cui l’essere umano continuava a essere al centro della scena. I tempi – e la società – erano ormai maturi per ammettere che fosse solo una specie tra le tante, nolente o volente soggetta alle implacabili regole dell’evoluzione.

L'articolo A cena con il dinosauro di Edward Dolnick proviene da Il Tascabile.

La memoria tende all’intemporalità

9 Giugno 2026 ore 22:00

di Franco Ricciardiello

Sergej Roić, Dura Madre. L’infinito di Leopardi, pp. 130, euro 14,00, Mimesis, 2026

Leggere un romanzo di Sergej Roić ricorda un po’ l’esperienza di pattinare su un lago di ghiaccio in una giornata di nebbia: non puoi prevedere cosa troverai voltando la pagina, e rischi di continuo che la narrazione si apra precipitandoti in un altrove che non ti aspetti.

Roić, svizzero di origine croata, scrive in italiano; ha già pubblicato con Mimesis Editore tre romanzi, Wish you were here (2017), Solaris parte seconda (2019) e Feríta. Giovanna d’Arco 1971 (2022), e in tutti e tre gioca a nascondino con alcuni tópoi della fantascienza, genere che evidentemente conosce — quantomeno i suoi autori più letterari. Tra i quattro, questo mi sembra il più radicale benché, a dire il vero, non ci sia nulla di sperimentale nella scrittura; al contrario, la semplicità e la bellezza della frase risaltano immediatamente. Ciò che destabilizza, rispetto a una narrazione tradizionale, è la diluizione del filo della trama in una struttura che richiede di continuo l’attenzione del lettore, e in cui ogni frase sembra alludere a qualche significato nascosto tra le parole.

C’è del resto molta riflessione filosofica nella scrittura di Roić, nel caso di questo romanzo si tratta di alcune speculazioni di Giacome Leopardi (richiamato esplicitamente solo nelle ultime pagine del testo), sull’infinito naturalmente, ma anche sulla struttura del reale — e sembra di sentire qualche eco di Immanuel Kant sulla realtà-in-sé. Soprattutto, la riflessione centrale è intorno al tema della Memoria. “Nella passione, il ricordo tende all’intemporalità” scrive J.L. Borges nella sua Storia dell’Eternità (Adelphi, 2014), la memoria concatena impressioni che si evocano a vicenda: e questo è il significato profondo che ho letto nella struttura di Dura madre, imperniata su una serie di ricordi e sul diario di uno dei protagonisti.

Nel 2564, il direttore del Progetto Memoria nella città di Nuova Lisbona lavora sull’esperienza vissuta dai fratelli Nazor, sulle loro riflessioni intorno alla forma dell’universo. Il primogenito Neven Nazor, nella breve parte a lui dedicata, evoca immagini irreali, che egli definisce “idee-allucinazioni”, affidate, oltre che alla ricerca scientifica, anche a un manoscritto ritrovato dal fratello a bordo della barca sulla quale ha trascorso un rilevante periodo della propria vita.

La parte maggiore del libro è occupata dal diario di Mario Nazor, fratello minore di Neven, dai suoi ricordi, dalle peregrinazioni a bordo della barca a vela Vesna in un mondo dalla geografia diversa da quello che conosciamo. A giudicare dai toponimi, inventati, sembra che l’ambientazione sia tra il Nordest italiano, l’Austria e soprattutto la Jugoslavia, con le migliaia di isole della Dalmazia a fare da sfondo alla navigazione.

Mario Nazor riceve in eredità, con sua stessa sorpresa, la Vesna, la bianca imbarcazione dalla quale Neven non si separava mai, e decide di partire sulle sue tracce; l’amica del cuore Fanny, più giovane di lui di una decina d’anni, accetta di accompagnarlo, incuriosita dai misteriosi racconti di Mario sulle visioni del fratello maggiore.

Poco alla volta Mario tira fuori dalla memoria racconti sulla terra d’origine dalla madre Tanja, soprattutto su un clan quasi mitologico, la famiglia Bili, tutti albini da generazioni, che possiedono la facoltà di ricordare pressoché tutto: ecco di nuovo il tema della Memoria, la dura madre del titolo, la meninge esterna che avvolge il cervello e lo protegge da traumi e contaminazioni che arrivano dal sistema circolatorio, ma che in virtù della magia delle parole assorbe nel testo il significato della Natura leopardiana, una madre dura dunque, simbolo del funzionamento meccanicistico del mondo alla cui idea si ribellava il poeta.

Non è semplice la lettura di un libro di Sergej Roić, tuttavia è bello rimuovere i freni della mente e lasciarsi galleggiare nel mare di apologhi, di brevi racconti, di storie che sembrano aggiungere ogni volta un tassello alla comprensione del tutto, però non bisogna illudersi che il significato sia lì, esplicitato sulla carta prima della parola “Fine”.

Il centro dell’anima: dove abiti veramente? | Edith Stein

6 Giugno 2026 ore 10:15
Edith Stein sostiene che dentro ogni essere umano esista un luogo più profondo dei pensieri, delle emozioni e delle preoccupazioni quotidiane: il centro dell’anima.Ma che cosa accade quando smettiamo di vivere in superficie e impariamo a scendere in quel punto nascosto da cui nascono le nostre decisioni più vere?Forse la domanda decisiva non è che […]

Chi sei quando non sei nessuno? | Hume, Dōgen e l’illusione dell’Io

2 Giugno 2026 ore 15:07
Quando dici “io”, a che cosa ti riferisci davvero?Esiste un nucleo stabile che rimane identico nel tempo oppure ciò che chiamiamo “me stesso” è soltanto un flusso di percezioni, ricordi, emozioni e pensieri? David Hume e Dōgen, pur appartenendo a mondi lontanissimi, arrivano a porre una domanda sorprendentemente simile: che cosa troviamo quando cerchiamo davvero […]

La certezza scientifica non è Verità | Hume

28 Maggio 2026 ore 07:32
Siamo abituati a pensare che la scienza produca certezze assolute.Ma per David Hume il mondo delle “materie di fatto” è sempre attraversato dal dubbio.Una lezione su verità, scetticismo e limiti della conoscenza scientifica. 🎬 Premiere📅 28/05/2026 ore 19:00👉https://youtu.be/mj7Ggt4ja5s In questa lezione affrontiamo uno dei nuclei più importanti della filosofia di David Hume: la distinzione tra […]

Laika, forse – Spettri domestici

Vi invitiamo alla presentazione di due libri di Massimo Filippi:   Laika, forse Docu-romanzo che ricostruisce il breve passaggio su questo pianeta della cagnetta Laika. Il libro si snoda in quattro movimenti: la vita di una piccola randagia tra le … Continua a leggere

Tumori freddi, ecco la molecola che li rende visibili e riapre la strada all’immunoterapia

22 Aprile 2026 ore 12:19
Strappare ai tumori il loro mantello dell’invisibilità e costringerli a mostrarsi al sistema immunitario. È questa la direzione indicata da una ricerca internazionale pubblicata sulle pagine della rivista specializzata Cancer Discovery, firmata da gruppi di IFOM, Università di Torino e...

Tracce di “vita organica” su Marte, Curiosity trova molecole inedite

22 Aprile 2026 ore 11:49
Curiosity ha individuato su Marte una nuova e ampia varietà di molecole organiche mai rilevate nei test condotti nel corso degli anni. Il risultato è stato ottenuto grazie a un esperimento di wet chemistry che, finora, non era mai stato eseguito fuori dalla Terra. In un campione roccioso raccolto...

Legno solare, la balsa modificata produce elettricità anche al buio

20 Aprile 2026 ore 11:23
Un gruppo di ricercatori cinesi ha trasformato il legno di balsa in un materiale capace di assorbire energia solare, immagazzinarla sotto forma di calore e restituirla dopo il tramonto, fino a generare elettricità attraverso un dispositivo termoelettrico. Lo studio, pubblicato su Advanced Energy...

Una Super Terra potenzialmente abitabile a soli 10 anni luce, ecco GJ887d

17 Aprile 2026 ore 12:46
A poco più di 10 anni luce dalla Terra, un team internazionale di astrofisici ha individuato una Super Terra che entra tra i candidati più interessanti nella ricerca di vita oltre il Sistema Solare. Il pianeta, chiamato GJ887d, ha una massa almeno sei volte superiore a quella terrestre e orbita...

Trasferire Venezia tra le opzioni per salvarla dall’innalzamento del mare

17 Aprile 2026 ore 10:57
Trasferire la città di Venezia per difenderla dall’innalzamento del livello del mare. È questa l’idea messa sul tavolo da un team internazionale di ricercatori guidato da Piero Lionello dell’Università del Salento e da Robert Nicholls dell’University of East Anglia, per far fronte a uno...

Pozzo di Karahora, la struttura nel Caucaso che sfida la geologia

14 Aprile 2026 ore 11:24
Nel 2011 lo speleologo russo Arthur Zemukov individua nel Caucaso un pozzo profondo oltre quaranta metri con pareti lisce e geometrie regolari, una struttura che i rilievi descrivono come incompatibile con una formazione naturale. La scoperta arriva dopo anni di ricerche tra archivi locali, mappe...

Apuane, scoperto nel marmo di Carrara un minerale sconosciuto: ecco la delchiaroite

14 Aprile 2026 ore 09:21
Nelle Alpi Apuane, dentro una comune cava di marmo di Carrara, è stato rinvenuto un campione di un minerale mai vista prima. I ricercatori dell’Università di Pisa, dopo approfondite analisi, hanno confermato si tratta di qualcosa di nuovo. Il minerale è stato battezzato dai ricercatori, e poi...

Bennu, la NASA scopre tre domini chimici: acqua e molecole organiche nello stesso campione

1 Aprile 2026 ore 11:08
Nel campione OREX-800066-3 dell’asteroide Bennu, un frammento di materiale grande poche centinaia di micrometri e con una massa dell’ordine dei milligrammi, sono presenti nello stesso volume molecole organiche, minerali formati dall’acqua e composti contenenti azoto, cioè tre ambienti...

Il tempo è un’illusione, gli studi che potrebbero cambiare la fisica

9 Aprile 2026 ore 08:40
Il tempo scandisce ogni gesto della nostra vita. Eppure la fisica contemporanea suggerisce qualcosa per molti versi inaspettato: questa dimensione potrebbe essere una costruzione, più che una componente fondamentale dell’Universo. Nei modelli classici il tempo appare come una variabile che...

Artemis II, la foto “Earthset” entra nella storia: il tramonto della Terra visto dalla Luna emoziona il mondo

8 Aprile 2026 ore 10:18
A quasi 58 anni da Earthrise, lo scatto simbolo dell’era Apollo, l’umanità ha già la sua nuova immagine manifesto dello spazio profondo. Si chiama Earthset ed è il fotogramma che rischia di restare scolpito nella memoria collettiva: la Terra che tramonta dietro l’orizzonte lunare, ripresa...

Artemis II, 54 anni dopo l'Apollo 17 l'America torna verso la Luna. E porta un pezzo d'Italia

2 Aprile 2026 ore 09:43
L'ultima volta era il dicembre del 1972. Eugene Cernan, Harrison Schmitt e Ronald Evans erano a bordo dell'Apollo 17, l'ultima missione lunare della storia. Da allora, per oltre cinquant'anni, nessun essere umano si era più avventurato oltre l'orbita bassa terrestre. Martedì sera, alle 18.35 ora...

Arriva la Luna Rosa: perché si chiama così, come e dove vederla. Il significato simbolico e religioso

1 Aprile 2026 ore 12:43
Nella notte tra l’1 e il 2 aprile tutti con il naso all'insù. Nel cielo stellato si potrà ammirare la Luna Rosa, il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Nei secoli è stata definita in vari modi: la luna “dell’erba che cresce”, perché è la prima luna piena dopo...

Il sogno si avvera anche per l’Italia: un nostro astronauta camminerà sulla Luna

31 Marzo 2026 ore 15:26
Un astronauta italiano camminerà sulla Luna: lo prevede l'accordo firmato a Washington dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, con delega allo spazio, e dall'amministratore capo della Nasa Jared Isaacman. Lo scrive in un post su X il presidente dell'Agenzia Spaziale...

Vaste riserve di acqua dolce sotto l’Atlantico: cosa ha scoperta la Expedition 501

23 Marzo 2026 ore 12:44
Sotto il fondale dell’Atlantico nord-occidentale si nasconde una vastissima riserva d’acqua dolce (o comunque poco salata). La Expedition 501 ha perforato il margine continentale a sud del Massachusetts e ha intercettato direttamente un sistema di “freshened water” intrappolato nei...

Primavera al via, cos’è davvero l’equinozio. Ma il colpo di scena è la congiunzione Luna-Venere

20 Marzo 2026 ore 09:47
La primavera entra in scena con puntualità astronomica e un piccolo colpo di teatro celeste. Il 20 marzo 2026 alle 15:46 (ora italiana) cade l’equinozio, la soglia invisibile che chiude l’inverno e accende la stagione della luce. Ma quest’anno il sipario si alza con un bis serale: una danza...

Pianeti vaganti e lune abitabili: lo studio che cambia la ricerca della vita

16 Marzo 2026 ore 09:18
L’idea che la vita possa nascere e prosperare lontano da qualsiasi stella sembra uscita da un romanzo di fantascienza. Eppure un nuovo studio internazionale suggerisce uno scenario sorprendente: lune simili alla Terra che orbitano attorno a pianeti vaganti potrebbero mantenere oceani di acqua...

Luna di sangue, tutti con gli occhi al cielo per l'eclissi totale: cos'è, quando e dove vederla

3 Marzo 2026 ore 11:55
E’ arrivato il giorno dell’eclissi totale di luna, primo grande evento astronomico del 2026. Sopranominata di sangue per il tipico colore rosso scuro del nostro satellite, avverrà quando Sole, Terra e disco lunare, saranno perfettamente allineati e il satellite entrerà nel cono d'ombra...

Scoperto un batterio di 5mila anni fa resistente a 10 antibiotici, una minaccia ma anche un’ opportunità

20 Febbraio 2026 ore 11:02
Importante scoperta in Transilvania, Romania, dove in una grotta di ghiaccio di Scarisoara, è stato rinvenuto un superbatterio preistorico. Anche se è rimasto sepolto in ghiacci risalenti a 5mila anni fa, il microrganismo è risultato resistente a 10 antibiotici moderni tra quelli più...

Energia pulita dall’urina umana, ecco come può essere trasformata in elettricità

18 Febbraio 2026 ore 16:03
Ogni giorno milioni di litri di urina scorrono nei sistemi fognari del pianeta. Fin da piccoli siamo stati abituati a a considerarli un rifiuto, un qualcosa da eliminare in fretta. Eppure dentro quel flusso c’è una marea di energia chimica che il recente lavoro di un team di scienziati ha detto...

❌