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Decreto Accise, stop del Quirinale a quattro norme del provvedimento del governo: il testo deve tornare al Senato

17 Giugno 2026 ore 13:08

La maggioranza Meloni deve tornare sui propri passi dopo il richiamo, l’ennesimo, del Quirinale. Oggetto della diatriba tra i partiti di governo e il Colle è il Decreto Accise, attualmente all’esame della Camera dopo il via libera del Senato. Dalla presidenza della Repubblica è infatti arrivato l’altolà di fronte alla scelta dei partiti di maggioranza di rendere il decreto l’ennesimo “omnibus” che Sergio Mattarella ha dimostrato in questi anni di non apprezzare, provvedimenti-accozzaglia in cui vengono inseriti le norme più disparate.

Così Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega si sono viste costrette, dopo interlocuzioni con gli uffici legislativi del Quirinale, a presentare quattro emendamenti soppressivi al decreto che, se approvati dalla Camera, comporteranno un nuovo passaggio del provvedimento al Senato per una terza lettura lampo, considerando che il decreto scade il prossimo 29 giugno. Tra le norme destinate a essere cancellate c’è anche l’estensione alle telecomunicazioni del divieto di telemarketing aggressivo, introdotta durante l’esame parlamentare del provvedimento e considerata dal Quirinale totalmente estranea rispetto all’oggetto del decreto legge, che sulla carta dovrebbe contenere misure urgenti legate all’andamento dei prezzi petroliferi causa guerra in Iran. Oltre alla disposizione sul teleselling, gli emendamenti soppressivi riguardano anche misure relative alla mitigazione del prezzo di zolfo e acido solforico e alla tutela delle minoranze linguistiche. Sullo zolfo la modifica, come riferisce il Sole 24 Ore, puntava a limitare gli effetti economici derivanti dal perdurare dell’aumento del prezzo dello zolfo e dell’acido solforico, utilizzati in numerosi processi industriali e agricoli, intervenendo sulla preparazione e sui componenti essenziali.

Maggioranza che su questo fronte dimostra ancora una volta di non recepire le richieste che arrivano dal Colle: una norma analoga sul telemarketing era già inserita durante l’esame del precedente decreto Accise, salvo poi essere ritirata proprio per problemi di estraneità alla materia, anche in quel caso sottolineata dagli uffici legislativi del Quirinale. Siamo dunque all’ennesimo episodio, l’ennesimo richiamo, sulla necessità da parte della maggioranza e del governo di mantenere un nesso diretto tra i contenuti dei decreti-legge e le norme introdotte durante l’esame parlamentare: una tematica che ha visto in tempi recenti numerosi interventi non solo del Quirinale ma anche della Corte Costituzionale.

Stellantis, Landini al Fatto: “Il governo usa Tavares come capro espiatorio. Ma Agnelli-Elkann anche ora non investono in Italia”

16 Giugno 2026 ore 11:25

“Questo è il governo della propaganda, non dei fatti. Era evidente a tutti quello che rischiava di succedere, quindi hanno costruito un capro espiatorio”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha spiegato a Ilfattoquotidiano.it la giravolta del governo Meloni nei confronti di Stellantis dal giorno in cui, nel novembre 2024, è stato allontanato l’ex amministratore delegato Carlos Tavares.

Fino a quel momento, il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva fortemente criticato l’impegno del gruppo guidato dalle famiglie Agnelli ed Elkann nel nostro Paese. Dopo, con l’arrivo di Antonio Filosa, l’atteggiamento è totalmente cambiato e il mirino per i mancati investimenti è stato puntato contro le regole europee sull’auto.

“In realtà – ha aggiunto Landini prima della celebrazione per i 125 anni della Fiomanche dopo Tavares, la famiglia ha scelto di tagliare e non investire in Italia. Siamo di fronte a un governo che non si sta assumendo la responsabilità dello sviluppo industriale del nostro Paese, che non si realizza senza investimenti pubblici e privati. Chi rischia di pagare il prezzo sono le lavoratrici e i lavoratori. Noi lo accetteremo”.

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