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L’Inferno Verde: il campo di concentramento di Clevelândia (1924-1926)

14 Agosto 2026 ore 10:00

Il filosofo camerunense Achille Mbembe ha definito la necropolitica come quelle politiche e azioni create dallo Stato per determinare quali individui debbano vivere e quali individui debbano morire. La necropolitica stabilisce zone di morte, dove individui sovversivi, corpi non docili e idee pericolose vengono confinati e lì lasciati morire. I campi di concentramento e i campi profughi, ad esempio, sono esempi di necropolitica.

La Colonia Penale di Clevelândia (Oiapoque – Brasile) funzionò tra il 1924 e il 1926, sotto il governo autoritario di Arthur Bernardes (1922-1926). In questo periodo furono inviati sul posto i nemici di Arthur Bernardes, oltre a detenuti comuni arrestati per furti, vagabondaggio ecc. Furono inviati anche operai anarchici.

Tra il 1924 e il 1926 furono mandate a Clevelândia circa 1.300 persone. Circa 700 di esse morirono. A titolo di confronto, durante la dittatura civile-militare (1964-1985), circa 450 persone scomparvero o furono uccise, secondo la Commissione Nazionale della Verità.

La repressione seguiva una “scala” che avrebbe portato a Clevelândia: gli oppositori di Bernardes venivano perseguitati e arrestati in commissariati precari. Poi venivano messi nelle stive delle navi che seguivano rotte esclusive create per il trasporto dei prigionieri verso l’Oiapoque. Le stive delle navi erano vere e proprie prigioni sul mare e riproducevano gli ambienti sporchi dei commissariati. Era solo l’inizio di una situazione futura ancora peggiore: Clevelândia, l’Inferno Verde.

I libertari inviati a Clevelândia furono: Domingos Passos, Domingos Braz (italiano), Pedro Augusto Motta, Nino Martins, Nicolau Paradas (spagnolo galiziano), Thomaz Derliz Borche (afro-uruguaiano), José Batista da Silva, Antônio Salgado, Fernandes Varella, Biofilo Panclastra (colombiano), José Nascimento Alves, Antônio da Costa, Manoel Ferreira Gomes (portoghese), Pedro Carneiro, tra gli altri.

Pedro Motta, Nicolau Paradas, Nino Martins, José Maria Fernandes Varella e José Alves do Nascimento morirono a Clevelândia, o nel tentativo di fuggire dal luogo. L’anarchico Fernandes Varella arrivò a inviare lettere al giornale anarchico A Plebe, raccontando le pessime condizioni del luogo e la propria agonia. Varella sarebbe morto pochi giorni dopo questa dichiarazione.

A Clevelândia ammalarsi era quasi una certezza di morte. Alcune testimonianze affermavano che medici e infermieri iniettassero, in modo arbitrario, chinino nei corpi dei detenuti. Oltre alla denutrizione, i detenuti soffrivano e morivano di tubercolosi, malaria e dissenteria. L’anarchico afro-indigeno Domingos Passos inviò anch’egli lettere alla stampa operaia raccontando torture, pestaggi e negligenze. Domingos Passos riuscì a fuggire e ad arrivare vivo a Belém do Pará.

Uno dei sopravvissuti, l’anarchico italiano Domingos Braz, descrisse i tipi di prigionieri rinchiusi a Clevelândia: Disgraziati mendicanti per l’infamia di essere vecchietti, invalidi, respinti e derisi dalla società, perché qui non esistono ricoveri che li accolgano; innumerevoli figli del popolo confusi tra i vagabondi (…) per l’inconcepibile delitto di non avere risorse per comprare la propria libertà agli agenti che li hanno arrestati; e diversi sindacalisti e anarchici. A PLEBE. n. 245. Data: 12/02/1927.

Nella stessa lettera, Braz descrive l’ambiente mortifero di Clevelândia: L’Oiapoque è un luogo privo di risorse mediche. Gli stessi precetti sanitari e igienici sono sconosciuti. Gli infelici deportati dormono in gruppi di cento e più individui. Baracche sporche e disgustose coperte di tavole o di paglia sopra e ai lati – questo è l’alloggio. La febbre palustre, la dissenteria, la gastroenterite trovano in loro un vasto e ampio campo di propagazione, facendo impunemente vittime quotidiane. A tutto ciò si aggiungono l’alimentazione carente, inadeguata e irregolare e, nella maggior parte dei casi, priva di qualsiasi condimento. A PLEBE. n. 245. Data: 12/02/1927.

I condannati di Clevelândia non furono giustiziati immediatamente. Furono lasciati soffrire sotto gli occhi dell’amministrazione del luogo. Morirono poco a poco a causa di malattie, maltrattamenti, fame, lavori estenuanti e tristezza.

Carlos Ferreira de Araujo Junior

 

RIFERIMENTI

KARLLOS, Jr. Brasil Negro Insurgente. Ed. Monstro dos Mares. 2025

MBEMBE, Achille. Necropolítica: biopoder, soberania, estado de exceção, política da morte. Traduzione di Renata Santini. São Paulo: N-1 edições, 2018.

PLEBE, A. n. 245. Data: 12/02/1927.

RODRIGUES, Edgar. Companheiros. História do Movimento Anarquista no Brasil.

SAMIS, Alexandre. Clevelândia: anarquismo, sindicalismo e repressão política no Brasil.

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Ci fermiamo per ripartire: DinamoPress va in pausa estiva

7 Agosto 2026 ore 15:02

Scrivere, organizzare il calendario delle pubblicazione, editare, tradurre, rispondere alle mail, leggere, caricare, trovare le foto, editare le foto, organizzare l’archivio, gestire la rubrica, pubblicare sul sito, preparare le grafiche per i social, editare i testi per i social, pubblicare sui social, gestire commenti, interazioni e messaggi.

Dietro la pubblicazione di un articolo su Dinamo c’è questo, ma anche molto di più. Riunione di programmazione e redazionali, una gestione comune della redazione, le relazioni dentro un collettivo intergenerazionale, le chat, stare sempre dietro le notizie, seguire i dibattiti politici.

E questo anno abbiamo anche organizzato dibattiti, una scuola di giornalismo sociale, tre podcast con il progetto Rome for climate justice, un seminario su Pintor in collaborazione con il collettivo Pintor, una giornata di dibattito con mostre sul Confine Albania, una redazione aperta, pubblicato la nuova pagina di sostegno…

Incontro di redazione aperta


Tutto questo la redazione di Dinamo lo porta avanti gratuitamente e con spinta militante. Non sempre però questo è semplice, anzi.


Per questo abbiamo attivato una raccolta fondi permanente dove si può donare su base mensile, annuale e una tantum. Abbiamo ricevuto delle buone risposte di donazioni nella raccolta una tantum, speriamo di migliorare per ciò che riguarda gli abbonamenti.



E per questo abbiamo bisogno di fermarci per qualche settimana. Sappiamo che le lotte sociali, ambientali, femministe e transfemministe, per la casa, e sul lavoro non si fermano nemmeno ad agosto. Proprio mentre scriviamo 400 persone che prima avevano casa a Spin Time, ora dormono per strada, mentre la crisi climatica esplode. Ma è vero che noi come collettivo redazionale abbiamo bisogno di riprendere fiato. Godere di un momento di pausa, di stacco, e di riposo.

Torneremo pieni di idee, articoli, video, foto e nuovi progetti a settembre. Ci rivediamo a Renoize a Roma dove ci troverete con un banchetto.


Per proposte e collaborazioni ci potete scrivere su dinamozine@gmail.com, rispondiamo dal 1 settembre in poi.


Stay tuned 

Foto di copertina, incontro sul Confine Albania ad aprile 2026

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