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‘SNAKE BUILDING’ AD AARSCHOT, IN BELGIO

17 Agosto 2026 ore 12:45

 

C+S ARCHITECTS COMPLETA LO ‘SNAKE BUILDING’ AD AARSCHOT, IN BELGIO

 

 

C+S ARCHITECTS completa lo “Snake Building” all’interno della rigenerazione urbana del masterplan De Torens, nel centro di Aarschot, in Belgio, trasformando un ex sito industriale in un nuovo frammento di città fatto di abitazioni, commercio e spazio pubblico. Maria Alessandra Segantini: «Il nostro approccio all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage: un processo che nasce da una ricerca che si fonda sulle stratificazioni storiche, l’ecologia, i materiali e le tecniche locali, in cui ogni gesto reinventa le tracce del passato attraverso interventi capaci di evocare memorie, attivare i sensi, rafforzare l’identità dei luoghi e riconnettere le comunità alla natura. Lo spazio pubblico è la spina dorsale di tutti i nostri progetti. Ad Aarschot il progetto restituisce alla collettività uno spazio pubblico più ampio, che rafforza la continuità con il tessuto urbano, innestandosi sul sapere costruttivo locale»

 

 

Lo Snake Building nasce da una collaborazione con a2o Architekten, studio con sede ad Hasselt incaricato dal committente di coordinare la rigenerazione del masterplan De Torens: un’ex area industriale nel cuore della città, riconvertita in un quartiere misto di residenze, attività commerciali e spazi pubblici. Il processo progettuale prende avvio da una serie di workshop collettivi ad Hasselt, durante i quali i diversi lotti vengono affidati ai vari studi coinvolti — a2o Architekten, C+S ARCHITECTS, De Vylder Vinck e DRDH.

C+S ARCHITECTS studio di architettura pluripremiato, oggi con sedi a Treviso (IT) e Londra (UK), sceglie di lavorare sull’identità della comunità attraverso il disegno urbano, l’architettura e il dettaglio costruttivo, in un contesto culturale come quello belga, dove il valore dell’artigianalità è ancora sapere costruttivo.

Ad Aarschot viene assegnato a C+S un lotto di bordo con la città storica all’ingresso del nuovo quartiere. Puntando sul rafforzamento della continuità urbana, lo studio italiano decide di manipolare i volumi asseganti prolungando  la Leuvenstraat — la spina dorsale della città — all’internodell’area. Il progetto di C+S manipola il lotto per ricavare più spazio pubblico, riscrivendo radicalmente il brief originario del cliente. Dove era previsto un blocco compatto, viene proposta un’erosione. Una sottrazione. Una ridefinizione dell’altezza e della massa costruita.

In pianta, lo Snake Building arretra, lascia respirare la piazza, permette a un albero di attraversare il parcheggio interrato e riapre la vista verso l’Old Orleans Tower sulla collina, migliorando allo stesso tempo i flussi pedonali all’interno del sito. In sezione, le terrazze incidono la copertura per evocare quella sorta di danza dei tetti tipica delle città fiamminghe. Quello che appare inizialmente come un monolite in mattoni si rivela invece un volume scavato dal cielo e dalla vita.

“Nel Medioevo, le città fiamminghe erano circondate da “spazio comune” (il “common ground”): spazi condivisi destinati al pascolo, alla raccolta della legna, alla coltivazione”, spiega Maria Alessandra Segantini, direttore creativo di C+S. “Oggi, in un’Europa in cui si assiste ad una costante erosione dello spazio abitativo privato, ci piace pensare allo spazio pubblico — aperto, resiliente, biodiverso — come a una nuova forma di bene comune. Un luogo capace di dare corpo fisico all’idea stessa di comunità. Da Porto a Praga, da Bath a Gand o Firenze, la piazza è sempre stata un luogo di scambio: resistente nei materiali ma porosa agli eventi della vita. È lì che si commerciava, si protestava, si giocava, ci si fermava durante il pomeriggio. E accade ancora oggi.

La misura delle piazze europee ci fa sentire a casa ovunque in Europa, come se esistesse una memoria condivisa costruita attraverso la democrazia, le risorse comuni, le politiche collettive. Uno spazio pubblico aperto, durevole, adattabile, riconoscibile. Come il campo veneziano — la forma urbana che continuiamo a portare con noi ovunque progettiamo — anche la piazza custodisce la memoria collettiva di un popolo. È il salotto della comunità. La casa urbana”.

L’architettura diventa una cornice per l’abitare: le profonde logge sono definite da telai lignei, perché nel punto in cui l’edificio incontra il corpo umano la materia cambia. La solidità lascia spazio al tatto. Le aperture della facciata non seguono una regola fissa ma si disseminano come tracce di possibili trasformazioni future. Parlano di adattamento, di trasformazione della città nel tempo. Dall’interno, le finestre incorniciano il paesaggio in modi sempre diversi, catturando i movimenti urbani e le variazioni stagionali delle colline circostanti.

I dettagli diventano fondamentali: i giunti arretrati, le pieghe continue del mattone che penetrano anche all’interno delle logge, le bow-window che risalgono fino alla linea del tetto. Gesti minimi che trasformano la massa in racconto, il riparo in esperienza.

“Abbiamo lavorato con artigiani locali”, spiega ancora Segantini. “Abbiamo rispettato il loro sapere. Abbiamo costruito in mattone non perché sia di moda, ma perché è durevole. Specifico. La scelta del materiale non è semplicemente estetica: è una presa di posizione. Un modo per affermare il valore della memoria e del lavoro manuale. In un contesto come Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e identità civica accumulata, usare materiali tradizionali non significa celebrare nostalgicamente il passato, ma abitarlo, scavarlo, trasformare la continuità in qualcosa di vivo. Anche la forma curva e irregolare dell’edificio nasce da questa logica: meno un gesto formale, più una negoziazione con il contesto urbano e con i materiali stessi, con il tempo lungo necessario per metterli in opera”.

Eppure ciò che a prima vista appare semplice o familiare rivela, osservandolo meglio, una complessità nascosta. Sono proprio gli elementi che fanno sentire questo edificio vicino — il mattone, il legno, la grammatica lenta dei giunti posati a mano — a renderlo significativo.

Non esiste scorciatoia per ottenere la fusione quasi impercettibile tra muro e copertura, né una soluzione prefabbricata per quelle finestre che salgono nel tetto come un pensiero che interrompe una frase. Sono dettagli che nascono da una fedeltà radicale al luogo e che allo stesso tempo apre alla trasformazione. Richiedono non solo uno sguardo progettuale, ma le mani di chi conosce il comportamento di una muratura fiamminga d’inverno, il modo in cui un giunto raccoglie l’ombra, il fatto che il legno non sia una superficie ma una texture viva.

Ed è forse proprio in questa fedeltà silenziosa, in questa forma di artigianato discreto, che l’edificio smette di sembrare qualcosa di progettato e inizia ad apparire come qualcosa di ritrovato. Non un oggetto posato nella città, ma estratto da essa.

Il legno, introdotto nei punti in cui la struttura si apre e si lascia abitare, non addolcisce tanto la forma quanto la sua fragilità. Ricorda che ogni architettura deve tenere insieme più dimensioni: radicarsi nella tradizione e nel contesto, rafforzare l’identità della comunità attraverso la costruzione e la durata, ma allo stesso tempo lasciare spazio alla trasformazione e alla vita.

L’edificio emerge così come una sorta di scultura abitata in mattoni, mentre finestre, ingressi e facciate delle terrazze in boiserie lignea — tutti materiali riciclabili al 100% — introducono una dimensione domestica e calda nella composizione.

La materia racconta sempre una storia. Una storia di mani, di tempo, di luogo.

E nel punto in cui quella storia incontra la vita, diventa legno: morbido, caldo. Casa.

 

SCHEDA TECNICA PROGETTO

Cliente: Dyls, Belgio

Progetto architettonico e direzione artistica: Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, C+S Architects

Progetto esecutivo e direzione lavori: a2o Architekten, Hasselt, Belgio

Foto Alessandra Bello

 

 

C+S Architects Bio

Fondato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini a Venezia nel 1994, C+S ARCHITECTS è uno studio di architettura, design e ricerca riconosciuto dalla critica come uno dei protagonisti più autorevoli del panorama contemporaneo. Dal 2015 lo studio opera tra Londra e Treviso.

Lo studio è impegnato nella costruzione di un futuro equo e sostenibile. Il suo approccio innovativo e poetico all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage, una filosofia applicata alla ricerca, all’insegnamento e alla pratica progettuale, che trae ispirazione dall’ambiente delicato e fragile in cui C+S ha iniziato la propria attività, Venezia e la sua laguna. I progetti costruiti sviluppano una poetica fondata sul rapporto della materia con la luce, il tempo e la natura, nonché sulla ricchezza tattile dei materiali lavorati artigianalmente, celebrando la trasformazione come processo continuo. Ogni intervento diventa così un ponte tra costruito e non costruito, tra tradizione e innovazione, tra storia e futuro.

Emblematici di questo approccio, e ampiamente pubblicati a livello internazionale, sono la rigenerazione paesaggistica dei 325 ettari dell’isola di Sant’Erasmo nella laguna veneziana con il Museo della Torre Massimiliana, candidata al Premio Mies van der Rohe e ai RIBA Awards nel 2009; i progetti vincitori dei concorsi internazionali per il sito Panquin a Tervuren, in Belgio; il nuovo museo d’arte contemporanea GAMeC di Bergamo, attualmente in fase di completamento; gli uffici low-tech per Leiedal, vincitori del concorso del Vlaams Bouwmeester; l’Harbor Brain Building all’Arsenale di Venezia, primo edificio off-grid della città, dove un layer di celle fotovoltaiche traduce in luce le tessiture lagunari.

Il portfolio dello studio comprende musei e centri culturali, interventi di rigenerazione urbana pubblica e privata che riconnettono le comunità alla natura, torri ad alta densità e spazi pubblici capaci di rafforzare il senso di identità delle comunità, come la Piazza del Cinema al Lido di Venezia, oltre a installazioni che riflettono sul ruolo del progettista nella costruzione della società, tra cui The Cord, ingresso della 50ª Biennale d’Arte di Venezia, e The Wave, realizzata per l’apertura della 60ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Tra le opere premiate: la cittadella della giustizia  a Venezia, vincitore del Premio Speciale della Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2012 e del BIGMat National Award 2017; le torri residenziali di Milano e la Piazza del Cinema al Lido di Venezia, rispettivamente candidate al Premio Mies van der Rohe 2021 e 2023 e vincitori del The Chicago Athenaeum Architecture Award and German Design Award; e una serie di edifici scolastici vincitori nel 2009 del Premio Sfide 2009 promosso dai Ministeri italiani dell’Istruzione e dell’Ambiente, del Architecture Masterprize, BLT e Taipei Design Awards e presentati alla15ª Biennale Architettura di Venezia, dove il lavoro dello studio è stato esposto alle Corderie attraverso l’installazione EDUcare, un progetto che ha avuto un impatto significativo sulla ridefinizione dei criteri di progettazione scolastica in Italia e per il quale lo studio è stato recentemente invitato a presentare la propria ricerca al Ministero dell’Istruzione egiziano.

Premiato con oltre cinquanta riconoscimenti nazionali e internazionali, il lavoro di C+S è stato esposto in tutto il mondo, tra cui alla Biennale Architettura di Venezia, alla Triennale di Milano, al Museo Nazionale di Oslo, al RIBA di Londra, al MIT di Cambridge (Massachusetts) e alla Cité de l’Architecture et du Patrimoine di Parigi, per citare i principali.

Nel 2024 Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini hanno ricevuto l’iscrizione a vita all’Albo d’Oro della Repubblica di San Marino. Nel 2022 sono stati insigniti del titolo di Architetti Italiani dell’Anno dal Consiglio Nazionale degli Architetti.

La loro attività accademica si è sviluppata tra Europa e Stati Uniti. Carlo e Maria Alessandra sono stati Visiting Professors al MIT di Cambridge, Massachusetts (2012–2016), Professors of Practice alla Syracuse University di New York e Visiting Professors presso l’Università di Bath nel Regno Unito, dove hanno diretto numerosi Design Studio nei corsi di Master. Hanno inoltre ricoperto rispettivamente i ruoli di Professore Ordinario e Professore Associato di Architettura e Urban Design presso la University of East London (2013–2022), contribuendo ai programmi nazionali britannici di valutazione della ricerca (REF 2013 e REF 2021). Maria Alessandra è stata inoltre Professore Ordinario di ruolo alla Hasselt University, dove ha co-diretto il corso di laurea magistrale e contribuito alla definizione del curriculum del Master. Attraverso queste esperienze hanno sviluppato metodologie progettuali interdisciplinari che integrano patrimonio, ecologia e innovazione progettuale.
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Sudan: Save the Children, in sei mesi arrivati a El Obeid quasi 39 mila bambini sfollati mentre la città è ormai vicina al collasso

17 Agosto 2026 ore 12:26

Sudan: Save the Children, in sei mesi arrivati a El Obeid quasi 39 mila bambini sfollati mentre la città è ormai vicina al collasso

L’Organizzazione chiede che venga garantita la protezione dei civili, l’accesso umanitario sicuro e continuativo e un aumento del sostegno umanitario per soddisfare i crescenti bisogni dei bambini e delle famiglie sfollate a El Obeid e in tutto il Sudan

 

In Sudan, nei primi sei mesi dell’anno quasi 39 mila bambini sono arrivati nella città di El Obeid, nel Kordofan settentrionale, per sfuggire alle violenze e agli attacchi contro i civili e le infrastrutture, che hanno costretto intere famiglie ad abbandonare le proprie case in tutto lo Stato. È l’allarme lanciato da Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

I nuovi arrivati fanno ora parte delle oltre 605 mila persone che vivono nella città di El Obeid e nella località di Sheikan in cerca di sicurezza e ora si trovano ad affrontare altre difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari, idrici, educativi e di protezione all’interno della città[1].

A Sheikan sono in significativo aumento i casi di malnutrizione infantile, con un notevole incremento di nuovi pazienti ricoverati nei centri specializzati. Ad aprile 2026, le strutture sanitarie sostenute da Save the Children a Sheikan hanno curato 426 bambini per malnutrizione (a marzo 195) con un aumento del 118% rispetto al mese precedente e del 75% rispetto ad aprile 2025.

Nei mesi di giugno e luglio, dal monitoraggio sul campo sono emerse gravi carenze alimentari e una riduzione degli aiuti alimentari nei due campi in cui Save the Children sostiene le famiglie sfollate. Sebbene molte dipendano completamente dagli aiuti umanitari, questi sono di gran lunga inferiori alle crescenti necessità, costringendo i bambini a saltare i pasti o ad andare a dormire affamati.

Anche la carenza d’acqua in città sta aggravando la crisi: alcune famiglie trascorrono quasi metà della giornata alla ricerca di acqua. La situazione è stata particolarmente grave nei mesi di giugno e luglio, quando alcuni attacchi con droni hanno colpito le infrastrutture idriche, aggravando ulteriormente la carenza. Il consumo individuale è ora sceso a circa 7 litri a persona al giorno, meno della metà dello standard minimo generale di 15 litri raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità durante le crisi.

“Quando siamo arrivati a El Obeid, non avevamo nulla se non i vestiti che indossavamo. Trovare cibo, acqua e un posto sicuro per i nostri figli era la nostra preoccupazione principale. Ogni giorno è una lotta, ma stiamo cercando di ricostruire le nostre vite” racconta Mohamed*, un padre che vive con la sua famiglia in un campo per sfollati a El Obeid.

Amani*, membro dello staff di Save the Children che opera a El Obeid, sottolinea che l’entità del bisogno umanitario è cresciuta in modo significativo negli ultimi mesi: “Oggi stiamo assistendo a livelli di bisogno notevolmente più elevati rispetto a quelli osservati tre mesi fa. Il numero delle famiglie sfollate è aumentato, i prezzi dei generi alimentari e del carburante sono saliti vertiginosamente, l’accesso all’acqua potabile è diventato più difficile e le strutture sanitarie segnalano un numero crescente di bambini che necessitano di cure per malnutrizione e malattie”.

“El Obeid si sta avvicinando a un punto di rottura dal punto di vista umanitario. Decine di migliaia di bambini sono stati costretti ad abbandonare le loro case a causa delle violenze e degli attacchi che continuano a colpire la popolazione civile e le infrastrutture civili in tutto il Kordofan settentrionale. Le famiglie che arrivano in città sono alla ricerca di sicurezza, ma molte si trovano ad affrontare carenze alimentari, un accesso limitato all’acqua potabile e servizi sanitari già al limite delle loro capacità. I bambini stanno pagando il prezzo più alto per questo conflitto. Sono costretti a sfollare, soffrono la fame, perdono l’accesso all’istruzione e vivono in uno stato di paura e incertezza costanti. La comunità internazionale deve agire con urgenza per proteggere i civili, garantire un accesso sicuro agli aiuti umanitari e fornire le risorse necessarie prima che questa crisi si aggravi ulteriormente” dichiara Francesco Lanino, Vicedirettore di Save the Children in Sudan.

In tutto il Kordofan settentrionale, gli attacchi alle infrastrutture civili – tra cui stazioni di servizio e depositi di carburante, aree di mercato, strutture sanitarie e quartieri residenziali – hanno interrotto l’accesso ai servizi essenziali, distrutto i mezzi di sussistenza e costretto un numero crescente di famiglie a fuggire in cerca di sicurezza, esercitando un’ulteriore pressione sulle risorse già al limite a El Obeid.

Save the Children continua a operare a El Obeid e nelle aree limitrofe, fornendo servizi sanitari, nutrizionali, idrici, igienico-sanitari, educativi e di protezione dell’infanzia nonostante le crescenti difficoltà di accesso. L’Organizzazione chiede che venga garantita la protezione dei civili, assicurando un accesso umanitario sicuro e continuativo, e un aumento del sostegno umanitario per soddisfare i crescenti bisogni dei bambini e delle famiglie sfollate a El Obeid e in tutto il Sudan. Senza un intervento urgente, l’Organizzazione stima che i bisogni aumentino in modo significativo nelle prossime settimane, mettendo a rischio altre migliaia di persone.

Save the Children opera in Sudan dal 1983 e offre programmi a favore dei bambini e delle famiglie colpiti da conflitti, sfollamenti, povertà estrema e fame.

*I nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità degli intervistati

[1] Dati forniti dall’Ufficio della Commissione per gli aiuti umanitari (HAC) dello Stato del Kordofan settentrionale.  Secondo questi dati, da gennaio a giugno 2026, 204.000 persone, tra cui 38.740 bambini, sono state sfollate a El Obeid. Di queste persone, 21.413 vivono attualmente nei campi profughi, mentre 182.587 vivono presso le comunità ospitanti.

 

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TEMPERATURE TROPICALI E CLIMA COMPLICE:  IL FERRAGOSTO DA SOGNO DI CARIBE BAY

17 Agosto 2026 ore 11:46

TEMPERATURE TROPICALI E CLIMA COMPLICE:
IL FERRAGOSTO DA SOGNO DI CARIBE BAY
Lido di Jesolo, 16 agosto 2026 – Ferragosto con i piedi nella sabbia, lo sguardo tra le palme e, tutt’intorno, i colori dei Caraibi. A Caribe Bay, nel cuore di Jesolo, la giornata simbolo dell’estate italiana ha portato migliaia di persone tra piscine, cascate, attrazioni acquatiche, spettacoli dal vivo e momenti di relax. A rendere ancora più realistica la suggestione hanno contribuito il clima e le temperature tipicamente estive, regalando agli Ospiti la sensazione di trovarsi in una destinazione caraibica a pochi chilometri da casa.

 

Una giornata vissuta anche attraverso le novità introdotte nella stagione 2026, a cominciare da Cala Escondida, un nuovo spazio immerso nella vegetazione, pensato per chi desidera concedersi una parentesi di tranquillità. Per la prima volta il divertimento è proseguito al Caribbean Golf, l’unico minigolf tematizzato a 24 buche tra galeoni, pirati e relitti, che da quest’anno è compreso nel biglietto d’ingresso del Parco.

 

Dai ritmi più distesi alle emozioni ad alta intensità, ciascuno ha potuto trascorre la giornata secondo la propria dimensione: c’è chi si è lasciato conquistare da scivoli, tuffi e attrazioni acquatiche e chi, tra un bagno e l’altro, si è fermato ad assistere agli show dal vivo di acrobati e artisti internazionali, che hanno trasformato il Parco in un palcoscenico a cielo aperto.

 

E quando il cielo ha iniziato a cambiare abito, tingendosi lentamente dei colori del tramonto, Shark Bay ha lasciato spazio alla musica: un DJ set sulla spiaggia ha accompagnato gli Ospiti fino a sera.

 

Tra oltre 3.000 palme, sabbia bianca e acque color smeraldo, Caribe Bay ha restituito così una delle immagini più suggestive dell’estate jesolana.

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Noicattaro (BA), bambino aggredito da un animale selvatico: tutelare i minori attraverso prevenzione, conoscenza e responsabilità

17 Agosto 2026 ore 11:22

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda vicinanza al bambino di sei anni rimasto ferito nella serata di Ferragosto a Noicattaro, nel Barese, e alla sua famiglia, con l’auspicio di una pronta e completa guarigione.

L’episodio, che segue altri casi verificatisi nello stesso territorio nei primi giorni di agosto, desta seria preoccupazione e richiede la massima attenzione istituzionale. Il piccolo, ferito al torace, è stato ricoverato presso l’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, mentre proseguono gli accertamenti per identificare con certezza l’animale responsabile.

Su questo punto è necessario mantenere rigore e prudenza. L’ipotesi che possa trattarsi di un lupo è ancora oggetto di verifica e non dovrebbe essere trasformata in certezza prima dei necessari riscontri scientifici. In una situazione che suscita comprensibile allarme, distinguere i fatti dalle supposizioni significa tutelare la comunità da informazioni imprecise e reazioni dettate dalla paura.

La decisione del sindaco di Noicattaro di limitare temporaneamente l’accesso alle aree verdi considerate maggiormente esposte e di rafforzare i controlli appare una misura prudenziale comprensibile. In presenza di un possibile pericolo, soprattutto per i minori, la precauzione costituisce uno strumento di protezione collettiva. Tuttavia, la gestione del fenomeno non può esaurirsi nella chiusura dei parchi e nei pattugliamenti straordinari.

La ripetizione degli episodi impone infatti di comprendere le condizioni che possono favorire l’avvicinamento della fauna selvatica ai centri abitati, prestando attenzione alle possibili fonti di cibo, alla gestione dei rifiuti, alle aree di confine tra città e campagna e all’efficacia dei sistemi di monitoraggio. L’emergenza deve diventare occasione per costruire una prevenzione stabile, capace di ridurre il rischio prima che si manifesti.

In questa prospettiva assume particolare importanza il lavoro congiunto avviato dalla Prefettura di Bari, dalla Regione Puglia, dal Comune, dalle autorità sanitarie e veterinarie, dalle forze dell’ordine e dagli organismi scientifici coinvolti. Una situazione così complessa richiede decisioni fondate su dati verificabili e una comunicazione pubblica chiara, capace di evitare sia l’allarmismo sia la sottovalutazione.

Anche qualora gli accertamenti confermassero che si tratta di un lupo, sarebbe necessario mantenere lo stesso equilibrio. La tutela della biodiversità è un valore fondamentale, ma non può impedire interventi tempestivi quando un animale selvatico manifesta comportamenti anomali e potenzialmente pericolosi in luoghi frequentati dalle persone. Allo stesso tempo, il comportamento di un singolo esemplare non può alimentare una rappresentazione indiscriminatamente ostile dell’intera specie. Sicurezza delle persone e protezione dell’ambiente non sono principi contrapposti, ma responsabilità che le istituzioni devono saper conciliare.

Quanto sta accadendo a Noicattaro presenta inoltre una significativa dimensione educativa. Conoscere il territorio e sapere come comportarsi in presenza di fauna selvatica sono strumenti concreti di cittadinanza responsabile. La scuola, con il contributo delle competenze scientifiche e istituzionali presenti sul territorio, può aiutare bambini e ragazzi a comprendere perché un animale selvatico non debba essere avvicinato o alimentato, come segnalare un avvistamento e quale significato abbiano le disposizioni adottate dalle autorità.

Educare alla biodiversità non significa generare paura, ma fornire conoscenze adeguate per comprendere la natura nella sua complessità. Occorre evitare tanto l’idea dell’animale selvatico come minaccia permanente quanto quella, altrettanto fuorviante, di una natura sempre innocua e priva di rischi.

Merita attenzione anche il rispetto delle disposizioni adottate a tutela della pubblica incolumità. Se sarà confermato che l’area dell’ultima aggressione era già sottoposta a restrizioni, sarà necessario richiamare la responsabilità dei cittadini, ma anche verificare che i divieti siano comunicati in maniera chiara, visibile e accompagnati da controlli adeguati. La prevenzione è efficace soltanto quando istituzioni e comunità condividono consapevolmente le rispettive responsabilità.

Il CNDDU auspica pertanto che il lavoro della task force istituita in Prefettura non si limiti alla gestione dell’emergenza, ma conduca a una strategia territoriale stabile, nella quale monitoraggio scientifico, prevenzione, informazione pubblica ed educazione ambientale siano parte di un’unica azione. Gli accertamenti genetici e scientifici dovranno inoltre chiarire quale animale sia coinvolto e se i diversi episodi siano riconducibili allo stesso esemplare, così da consentire interventi proporzionati e fondati sulle evidenze.

Il caso di Noicattaro ricorda che la convivenza tra comunità umane e fauna selvatica non può essere affidata all’improvvisazione. Richiede conoscenza, responsabilità e capacità di intervenire prima che il rischio diventi emergenza. Proteggere un bambino e tutelare la biodiversità appartengono alla stessa idea di civiltà: garantire la sicurezza delle persone senza rinunciare a custodire responsabilmente l’ambiente.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che da questa vicenda possa nascere una risposta istituzionale capace di guardare oltre l’urgenza del momento, trasformando una situazione di allarme in un’occasione concreta per rafforzare la cultura della prevenzione, della conoscenza e della responsabilità condivisa.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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