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Uccisa dal nipote 17enne: ritrovato il corpo di Chiara Guerra nel fiume Lemene, era all’interno di un sacco

16 Giugno 2026 ore 13:05

Dopo tre giorni di ricerche è stato ritrovato il corpo di Chiara Guerra, insegnante di 53 anni, uccisa nella sera dell’11 giugno a San Stino di Livenza (Venezia)0, dal nipote 17enne, reo confesso. Il cadavere, individuato ad alcuni chilometri di distanza dal luogo in cui era stato gettato, è stato recuperato all’interno di un sacco in condizioni integre con varie ferite da taglio. A individuarlo mentre galleggiava è stata la polizia locale che ha allertato i carabinieri e i vigili del fuoco. Il giovane aveva lasciato il corpo senza vita della zia nel canale Magher, ma le correnti lo hanno trasportato nelle acque del fiume Lemene, nella zona di Settesorelle. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri del Comando di Venezia e il medico legale Antonello Cirnelli che avrà il compito di eseguire la prima ispezione esterna.

Da domenica mattina, un gran numero di soccorritori erano impegnati a setacciare il canale: squadre del nucleo sommozzatori, del nucleo droni e due le squadre Saf con imbarcazioni dotate di ecoscandaglio. Le ricerche si sono concentrate sul punto indicato dal nipote della vittima che ha dichiarato di aver gettato anche il cellulare e l’arma del delitto, un coltello, nelle stesse acque: nessuno dei due è stato trovato. Si tratta di una zona difficile da perlustrare a causa dei collegamenti con altri canali e dalla presenza di correnti.

Il 17enne, che sarà maggiorenne tra qualche mese, ha ammesso dopo poche ore di aver ucciso la zia a coltellate per poi trasportare il cadavere verso il canale con una carriola. Il giovane ha confessato di fronte al pm Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone: il caso è stato poi trasmesso alla Procura dei minori di Trieste. Dalle prime ricostruzioni, il movente è legato ad alcuni dissidi familiari dovuti a una presunta eredità su cui la vittima e il fratello, cioè il padre del ragazzo, litigavano da tempo.

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Venezia, a 17 anni uccide la zia e getta il corpo nel fiume trasportandolo su una carriola: ha confessato nella notte

14 Giugno 2026 ore 09:37

Ha 17 anni, sarà maggiorenne solo tra qualche mese. Ha confessato di aver ucciso a coltellate la zia e di aver gettato il suo corpo nel fiume dopo averlo trasportato su una carriola. È accaduto a San Stino di Livenza, nel veneziano. Il giovane ha raccontato l’accaduto durante la notte messo alle strette dal pubblico ministero Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone che indaga sul caso. Il magistrato ha poi trasmesso il caso alla Procura dei minori di Trieste. Sul posto per i rilievi ci sono i carabinieri e il medico legale Antonello Cirnelli. Il movente dell’omicidio sarebbe legato a gravi dissidi familiari dovuti a una presunta eredità che stava contrapponendo la vittima e il fratello, cioè il padre del ragazzo.

Il ragazzo, cittadino italiano, originario proprio di San Stino di Livenza, avrebbe riferito al pm di aver ucciso la donna, Chiara Guerra, 53 anni, giovedì scorso e di aver poi trasportato il corpo nella zona tra via Canaletta e via Verdi, gettandolo vicino a una chiusa del canale Malgher che scorre nei pressi dell’abitazione dove è accaduto l’omicidio. Un’area intorno alla quale si stanno concentrando le ricerche dei vigili del fuoco. La scomparsa della donna era stata denunciata dai parenti nella giornata di ieri. Dopo alcune ore di indagini, gli investigatori hanno messo alle strette il giovane la cui ricostruzione dei giorni precedenti presentava alcune lacune.

Il cadavere, nonostante le ricerche siano state avviate ieri sera, non è stato ancora trovato. Sul caso stanno operando i vigili del fuoco del locale distaccamento ai quali da stamani si sono aggiunti in rinforzo i sommozzatori del reparto specializzato di Venezia. Sospese durante la notte, le ricerche sono riprese all’alba.

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C’è chi vede e provvede. Elezioni amministrative a Venezia

2 Giugno 2026 ore 17:00

Il risultato delle elezioni comunali di Venezia ha occupato per alcuni giorni i canali di informazione.

La vittoria del candidato del centro destra Simone Venturini è giunta inaspettata, dopo una serie di tornate elettorali in cui i partiti che hanno sostenuto il candidato sconfitto del centro sinistra, Andrea Martella, avevano superato la coalizione avversaria.

Alle elezioni europee del 2024 PD, AVS e M5S raggiungevano circa il 45%, contro il 40% complessivo del centro destra; alle regionali del 2025 le due coalizioni si sono trovate alla pari, con un leggerissimo vantaggio per il centro sinistra; infine il referendum sulla giustizia ha visto a Venezia prevalere il NO, con un’affluenza record sia in termini percentuali, sia in valori assoluti.

Le ultime elezioni comunali hanno visto la coalizione a sostegno di Andrea Martella aumentare ancora i consensi in termini assoluti, ottenendo 43.294 voti rispetto ai 40.915 delle regionali, non riuscendo però ad intercettare i voti degli elettori che sono tornati a votare.

Le spiegazioni che sono circolate si infrangono contro i dati di fatto.

L’idea che il PD abbia perso consensi a causa dell’accordo con la comunità bengalese a proposito della moschea da costruire in Terraferma si scontra con l’aumento dei voti al PD, passato dai 21.440 delle regionali ai 26.444 delle ultime comunali. Così pure attribuire la sconfitta al Movimento 5 Stelle si scontra col fatto che anche quest’ultimo ha visto aumentare i consensi rispetto alle regionali.

Anche attribuire la sconfitta alla scelta di un “politico” estraneo alla “società civile”, oppure all’uso delle reti social sono spiegazioni che lasciano il tempo che trovano, visto che i numeri ci parlano di una sconfitta del centro sinistra maturata grazie alla partecipazione di una fetta di elettorato che non aveva partecipato né alle europee del 2024 né alle regionali del 2025, una fetta di elettorato che non è stata mobilitata dai meme o da paure irrazionali, ma da un’organizzazione profondamente radicata sia nei sestieri del capoluogo sia nei quartieri e nei paesi di Terraferma; un’organizzazione che ha lanciato un progetto politico a partire dalla scelta del candidato del centro destra.

Il nuovo sindaco di Venezia, Simone Venturini, è il più giovane sindaco della città lagunare. È stato eletto da una coalizione di centro destra ed è un politico di lungo corso. Come ci informa Wikipedia, ha una formazione in diritto pubblico e diritto amministrativo ed inizia la sua carriera elettorale candidandosi alle elezioni comunali del 2010 nella lista dell’Unione di Centro a sostegno del candidato di centrosinistra Giorgio Orsoni, venendo eletto consigliere comunale all’età di 22 anni e diventando anche capogruppo. Alle elezioni europee del 2014 viene candidato per la lista Nuovo Centrodestra – Unione di Centro, ottenendo 8949 preferenze, ma senza risultare eletto. Nelle comunali del 2015 si candida con la lista Brugnaro nella coalizione di centrodestra, venendo eletto con 957 preferenze ed è nominato lo stesso anno dal neo-sindaco come assessore alla coesione sociale, al lavoro, alle infrastrutture e allo sviluppo economico della giunta comunale. Viene rieletto per un terzo mandato in consiglio comunale nelle elezioni comunali del 2020, riconfermando anche la stessa carica di assessore, a cui si aggiungono le deleghe al turismo e alle politiche della residenza.

Si tratta evidentemente di una rottura nella continuità: oltre che dalla scadenza dei due mandati, la giunta Brugnaro è stata al centro di polemiche politiche e di vicende giudiziarie. Il nuovo sindaco ha una storia personale che lo colloca in un’area politica fortemente segnata dall’influenza clericale, come dimostrano le candidature con l’UDC e il Nuovo Centro, ma altrettanto chiaramente orientata verso il centro destra e organico alla precedente amministrazione. Le deleghe ricevute come assessore da Venturini (coesione sociale, turismo e politiche di residenza) lo portano ad incrociare gli interessi e le politiche della Curia veneziana.

Non ho certo gli strumenti per individuare le cause dei fenomeni su cui si scornano commentatori più esperti di me, ma mi permetto di avanzare l’ipotesi che dietro l’elezione di Venturini ci sia un impegno non comune del Patriarcato di Venezia, impegno che ha dato un carattere meno fascista alla coalizione del nuovo sindaco, operazione favorita anche dal fatto che la presidente del consiglio non si è esposta andando a Venezia a sostenere il candidato del centro destra. Del resto, il risultato politico ottenuto dalla Chiesa all’inizio della giunta Brugnaro, con il ritiro dagli asili nido e dalle scuole dell’infanzia comunali dei libri contenenti fiabe che mostravano nuclei familiari omogenitoriali ha avuto risonanza mondiale, e non si può rischiare di gettare tutto alle ortiche permettendo che sia eletto sindaco un candidato come Martella che non si è nemmeno sposato in chiesa!

Nell’omelia tenuta il 24 maggio, primo giorno delle elezioni, il Patriarca di Venezia ha affermato che “la contrapposizione tra Babele (dove c’è un’unica lingua che diventa incomprensibile) e la Pentecoste (dove i molti e diversi linguaggi sono compresi) è il cuore del mistero dell’unità.

A Babele l’orgoglio umano tenta di costruire l’unità imponendo un’unica lingua e un’unica organizzazione. Il risultato è la confusione, l’incomprensione e la dispersione. A Gerusalemme e nella Pentecoste lo Spirito Santo scende e unisce gli uomini. Non cancella le diversità, ma le valorizza: parlando lingue diverse, tutti si comprendono nell’unico messaggio di Cristo. È l’unione nell’amore e nella differenza.”

La Chiesa è abituata a parlare per allusioni, allegorie, minacce velate che sono difficilmente interpretabili, comunque mi sembra possibile interpretare il riferimento di Babele alla coalizione che rifiuta l’egemonia dello Spirito Santo, mentre nella coalizione di centro destra è ravvisabile la Gerusalemme in cui, pur nella diversità, le varie componenti si comprendono grazie al messaggio di Cristo. Va da sé che l’interprete autentico, sia dello Spirito Santo che del messaggio di Cristo, è la Chiesa cattolica.

Se questa interpretazione è realistica, è meglio gettare alle ortiche ogni illusione su un presunto ruolo progressista della Chiesa: la gerarchia cattolica, come ogni gerarchia religiosa, si conferma custode gelosa della tradizione, sia in campo religioso che in campo sociale e, nonostante le prediche accattivanti, non può che militare nel campo della conservazione e della reazione. Dalla vicenda di Venezia si possono anche trarre indicazioni per le prossime elezioni: se il campo largo vuole governare, deve adattare il suo programma al magistero del vicario di Pietro, che si può riassumere nella raccomandazione alle classi sfruttate di garantire ai privilegiati il paradiso in terra, in cambio, un domani, del paradiso in cielo. Siamo sempre alla politica dei due tempi!

Tiziano Antonelli

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