Franano i servizi nei piccoli Comuni: solo uno su cinque offre tutti i quattro basilari, l’Italia tra spopolamento e impoverimento
Non solo il vuoto, la mancanza sentimentale, emotiva, sociale, economica che si lasciano alle spalle quelli che partono, che abbandonano i piccoli Comuni. Lo spopolamento si tira dietro come in una frana i servizi, anche quelli basilari, come fotografato da un’indagine necessaria e sconsolante de Il Sole 24 Ore che, come si legge nel testo di accompagnamento pubblicato sul quotidiano, “evidenzia come i Comuni montani, i territori rurali e, più in generale, le aree interne del Paese continuino a scontare un impoverimento. Nonostante siano stati messi in campo strumenti per arginare questa emorragia di persone e di servizi”.
Per piccoli Comune si intendono quei centri con meno di cinquemila abitanti, in Italia 5.519. Sono così definiti dalla legge 6 ottobre 2017 n.158. Ci vivono oltre 9,6 milioni di persone, il 16,4% della popolazione nazionale. Sono concentrati nel Nord-Ovest (42,6%) e nel Sud (34%). Secondo l’indagine condotta da Il Sole 24 Ore del Lunedì, oggi meno di un piccolo Comune su cinque (19,6%) offre tutti i quattro servizi di base: farmacia, distributore, carburante, sportello bancario, ufficio postale. I dati sono stati elaborati a partire da quelli di Banca d’Italia, Poste Italiane, ministeri delle Imprese e del Made in Italy e della Salute aggiornati tra maggio e giugno 2026.
L’83,2% dei Comuni manchevoli di uno o più servizi basilari si trova nei territori montani. Ancora più grave la situazione nelle aree rurali, dalle quali servono almeno 35 minuti in media secondo Istat, per raggiungere il centro più vicino dotato di tre presidi basilari. Anche il 74,4% dei Comuni con meno di 10mila residenti non hanno almeno uno dei quattro servizi presi in esame. Il più assente è lo sportello bancario che conferma la tendenza della riduzione delle filiali.
Poco incoraggianti i risultati del Piano Strategico scaturito nel 2025 dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai), sostenuta da fondi nazionali, europei come Fesr, Fse/Fse+, Feasr e Pnrr. La legge sulla montagna 131/2025 del settembre 2025 ha stabilito bonus nascita e incentivi fiscali. La nuova Strategia ancora in fase di elaborazione riguarderà 127 aree, abitate da 4,5 milioni di persone.