La Tilde, propaganda pro Usa multilingue: l’ultimo grimaldello del Pentagono per l’America Latina

«L’operazione perfetta: coordinamento, tempismo e precisione su una scala senza precedenti». E ancora: «L’arresto di Maduro fa nascere una speranza a lungo repressa tra milioni di venezuelani dentro e fuori dal Paese». È quanto si legge in riferimento al rapimento del presidente venezuelano — orchestrato dall’amministrazione Trump — sul canale di informazione La Tilde che, secondo un’inchiesta del media americano The Intercept, sarebbe in realtà una piattaforma creata dal Pentagono con l’obiettivo di diffondere in America Latina propaganda filo-statunitense, attraverso contenuti creati con l’intelligenza artificiale, sollevando serie preoccupazioni circa la crescente influenza del governo di Washington nella regione.
Dal Medio Oriente all’America Latina: la rete di disinformazione
La Tilde ha iniziato a svilupparsi in sordina dalla fine dello scorso anno e sembra essere ancora in fase di realizzazione tanto che, analizzandolo con strumenti di stima del traffico come Ubersuggest, il risultato è che le visite sono ancora insufficienti per poter restituire dei dati precisi o anche solo delle stime.
Il canale propone articoli destinati a un pubblico latinoamericano, pubblicati sia in spagnolo che in inglese. Molti sono incentrati su temi di finanza personale. Alcuni, focalizzati sulle operazioni statunitensi nell’area, hanno un tono smaccatamente celebrativo. Altri ancora sembrano rivolgere velate critiche ai governi progressisti della regione, come quello colombiano. In un pezzo dello scorso 5 maggio, per esempio, che analizza i temi dell’economia illegale e della criminalità organizzata, si legge testualmente: «La Colombia non sta perdendo solo foreste. Sta perdendo anche la capacità di governare su parti del suo territorio».
Un altro articolo intitolato Come gli investimenti nelle infrastrutture migliorano la vita di milioni di persone, si celebrano come esempi virtuosi progetti sostenuti dagli Stati Uniti o realizzati con finanziamenti erogati da Washington. Un testo presenta l’addestramento congiunto tra Stati Uniti e Panama, noto come Panamax 2026, come un baluardo contro l’influenza cinese, omettendo opportunamente che tali esercitazioni hanno scatenato proteste per violazioni della sovranità nazionale. Infine, un articolo sostiene che l’Ecuador sia un nodo cruciale del traffico internazionale di cocaina, riprendendo affermazioni che l’amministrazione Trump ha utilizzato per espandere l’Operazione Southern Spear, la campagna di attacchi aerei del SOUTHCOM nei Caraibi che ha causato finora la morte di oltre 200 civili e di cui avevamo scritto su InsideOver.
Nella sezione About us del sito, lo stesso viene descritto come il «prodotto di un’organizzazione mediatica internazionale finanziata con fondi pubblici del governo degli Stati Uniti», una formulazione identica a quella usata per altri siti web di notizie apparentemente indipendenti, come Al-Fassel e Pishtaz News, che pubblicano articoli filoamericani sulla guerra contro l’Iran e sul piano dell’amministrazione Trump per la ricostruzione di Gaza. In relazione a tali media, The Intercept ha rivelato che «fanno parte di una rete di siti web e account sui social media che si spacciano per testate giornalistiche mediorientali legittime, ma in realtà sono macchine di propaganda finanziate dal governo degli Stati Uniti».
La Tilde publishes an unusual mix of personal finance guides and articles extolling American military efforts in Latin America. https://t.co/8yqVsYQetB
— The Intercept (@theintercept) June 2, 2026
Chi c’è dietro La Tilde
Secondo un funzionario della difesa a conoscenza delle operazioni di informazione statunitensi, La Tilde è gestita come piattaforma di messaggistica militare per il Comando delle Operazioni Speciali del Sud degli Stati Uniti, o SOCSOUTH, che svolge missioni delle forze speciali in tutto il Sud e Centro America e anche nei Caraibi. La natura di operazione governativa del sito è stata confermata dal portavoce dello stesso Comando, Trevor Wild. SOCSOUTH ha rifiutato di commentare ulteriormente, mentre il Comando Meridionale degli Stati Uniti ha negato completamente qualsiasi coinvolgimento.
La progettazione del sito web di La Tilde è stata subappaltata ad Antpack, un’agenzia di digital marketing e sviluppo software con sede a Bogotá, in Colombia.
A differenza della maggior parte dei siti di notizie, La Tilde non riporta firme o indicazioni circa un’eventuale redazione. Sebbene il media affermi di impiegare «decine di giornalisti freelance e creatori di contenuti», almeno una parte del sito sembra essere stata generata da un modello linguistico basato su IA. Per condurre un’analisi su questo aspetto, The Intercept ha anche utilizzato Pangram, un servizio di rilevamento AI. Il risultato è che molti testi in inglese e in spagnolo pubblicati da La Tilde sono parzialmente o interamente scritti da macchine. Anche le foto usate sembrano essere state generate con sistemi di intelligenza artificiale come Midjourney. E di sito «pieno di intelligenza artificiale» parla Emerson Brooking, ricercatore presso il Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council ed ex consulente del Pentagono in materia di politica informatica, interpellato da The Intercept in merito a La Tilde.
L’indagine ha rivelato che, dopo le versioni indirizzate a pubblici in Colombia, Panama e Guyana, il sito si sta preparando a lanciare edizioni destinate a lettori in Ecuador, El Salvador, Honduras, Giamaica e Perù.
Ancora secondo Brookings, «l’intento è probabilmente quello di riempire questi siti con materiale generico, crearsi un pubblico e poi inserire di nascosto altri pezzi di propaganda esplicita, come quel resoconto piuttosto dettagliato dell’attacco statunitense al Venezuela».
In base alle informazioni pubbliche attualmente disponibili, non ci sono elementi che colleghino in modo documentato La Tilde alla “unità di giornalismo digitale” o “cellula di informazione” descritta nei leak dell’Hondurasgate. Ma appare certo che il sito sia legato a infrastrutture mediatiche di soft power statunitense e che possa essere un tassello della decennale guerra psicologica condotta da Washington nella regione attraverso disinformazione, propaganda, fake news.
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