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Icons of Speed, in mostra le leggende dell’endurance

17 Ottobre 2026 ore 01:12

Resistere per ore, affrontare la notte e mantenere la vettura competitiva fino alla bandiera a scacchi: l’endurance è una delle sfide più impegnative del motorsport. A raccontarla sarà Icons of Speed – Endurance Legends, la mostra tematica di Auto e Moto d’Epoca 2026, in programma a BolognaFiere dal 22 al 25 ottobre, con una selezione di vetture che hanno lasciato il segno nella storia delle competizioni.

Le regine della durata

Nel padiglione d’ingresso di via Costituzione saranno esposte dodici protagoniste delle gare di durata. Tra queste figurano la Porsche 917 con livrea Gulf, la Porsche 956 Rothmans e la Sauber C9, vincitrice della 24 Ore di Le Mans nel 1989. Accanto a loro troveranno spazio la Bentley EXP Speed 8, la Lancia Beta Montecarlo Turbo e la LC1, oltre a rarità come l’Alfa Romeo Tipo 33, la Bugatti EB110 LM e la Maserati MC12 Corsa, prodotta in soli 15 esemplari. Completano la selezione la Courage C52 Pescarolo, la Rondeau M382 e la Nissan NPT-90. Una parte significativa delle vetture proviene dal Nationales Automuseum – The Loh Collection e dalla Fondazione Gino Macaluso per l’Auto Storica.

Dodici storie di resistenza

Con la sua livrea Gulf azzurra e arancione, la Porsche 917 è una delle protagoniste delle gare di durata. L’esemplare esposto, uno dei soli 25 originali costruiti, corse nel 1970 con Jo Siffert e Brian Redman, conquistando la vittoria alla 1000 km di Spa e il secondo posto alla 24 Ore di Daytona. L’Alfa Romeo Tipo 33 debuttò alla 24 Ore di Daytona del 1968, chiudendo settima assoluta e contribuendo al dominio della propria classe. Nello stesso anno conquistò il terzo posto alla Targa Florio. Il suo 2.0 V8 sviluppava 270 CV a 9.600 giri/min, con una velocità massima di circa 300 km/h, caratteristiche che ne fanno una delle sport-prototipo italiane più rappresentative degli anni 60. Protagonista del Gruppo 5, la Lancia Beta Montecarlo Turbo conquistò tre titoli mondiali di classe consecutivi e contribuì alla vittoria di Lancia nel Campionato Mondiale Marche del 1980. La vettura esposta vinse la 6 Ore del Mugello dello stesso anno con Riccardo Patrese ed Eddie Cheever. Leggerezza ed efficienza aerodinamica furono tra gli elementi chiave del suo successo contro rivali come Porsche e BMW. La Porsche 956 Rothmans dominò il Mondiale Sport Prototipi tra il 1982 e il 1984. L’esemplare esposto conquistò sette vittorie su undici gare nella stagione 1984 con Derek Bell e Stefan Bellof. Costruita in appena dieci esemplari ufficiali Rothmans, pesava 840 kg ed era equipaggiata con un 2.7 sei cilindri boxer biturbo da 640 CV, capace di farla arrivare a 355 km/h. Progettata da Giampaolo Dallara e Gianni Tonti, la Lancia LC1 puntava su leggerezza e agilità per sfidare le Porsche 956. Con una carrozzeria di kevlar e fibra di vetro, un peso di soli 640 kg e un 1.4 turbo da oltre 450 CV, conquistò il terzo posto alla 1000 km di Spa e la pole position alla 1000 km del Fuji nel 1982, dove terminò seconda. La Sauber C9 fu una delle grandi protagoniste della stagione 1989, quando conquistò il Mondiale Sport Prototipi e la 24 Ore di Le Mans. L’esemplare esposto, utilizzato da Jean-Louis Schlesser e Jochen Mass, vinse quattro delle cinque gare disputate con quel telaio. Il suo 5.0 V8 biturbo sviluppava fino a 900 CV che le permetteva di raggiungere i 400 km/h, mentre la livrea argentata richiamava le Frecce d’Argento degli anni 30. Sviluppata per le gare americane della categoria GTP, la Nissan NPT-90 sfruttava l’effetto suolo attraverso grandi tunnel aerodinamici laterali e adottava un 3.0 V6 biturbo. Il suo risultato più importante arrivò nel 1991, con la vittoria alla 12 Ore di Sebring insieme a Geoff Brabham, che conquistò così il quarto titolo IMSA consecutivo. Nel 2014 la vettura tornò a distinguersi nelle competizioni storiche vincendo l’Historic Grand Prix of Zandvoort. La Bugatti EB110 LM è l’unica vettura della Marchio di Molsheim moderna costruita a Campogalliano ad aver partecipato alla 24 Ore di Le Mans. Derivata dalla EB110 SS, montava un 3.5 V12 con quattro turbocompressori e oltre 600 CV. Nel 1994 si dimostrò competitiva nelle prove, ma problemi tecnici e un inconveniente nelle fasi finali impedirono all’equipaggio di concludere la gara. La Bentley EXP Speed 8 segnò il ritorno del marchio britannico a Le Mans dopo 71 anni dall’ultima vittoria assoluta. Al debutto nel 2001 conquistò il successo nella classe LM GTP e il terzo posto assoluto, aprendo la strada alla vittoria del 2003. Il progetto rappresentò il rilancio delle ambizioni sportive di Bentley, legando la tradizione dei Bentley Boys a una nuova stagione di successi. Sviluppata da Yves Courage e successivamente adottata da Henri Pescarolo per la propria scuderia, la Courage C52 montava un 3.2 V6 Peugeot. Nel 2000 concluse la 24 Ore di Le Mans al quarto posto assoluto, alle spalle delle tre Audi R8, dimostrando la competitività di un progetto indipendente in una stagione che segnò l’inizio del dominio Audi nella gara francese. La Rondeau M382 rappresenta l’eredità di Jean Rondeau, unico pilota ad aver vinto Le Mans con una vettura costruita dalla propria azienda, nel 1980. L’esemplare esposto partecipò alla 24 Ore del 1983, ritirandosi dopo 31 giri per un guasto meccanico. La sua livrea originale dipinta a mano conserva la memoria di un progetto indipendente, capace di sfidare i grandi costruttori dell’endurance. Derivata dalla MC12 GT1, protagonista del campionato FIA GT, la Maserati MC12 Corsa fu realizzata nel 2006 per una clientela selezionata e per il solo utilizzo in pista. Il suo 6.0 V12 aspirato sviluppava 755 CV, mentre il peso di 1.150 kg e i freni carboceramici ne sottolineavano l’impostazione da vera vettura da competizione. Un’espressione del ritorno della Maserati alle corse internazionali.

La lunga corsa dell’innovazione

Dalla 24 Ore di Le Mans a Daytona, passando per Monza e il Nürburgring, le gare endurance hanno messo alla prova uomini e macchine, diventando un terreno fondamentale per lo sviluppo automobilistico. Aerodinamica, materiali e affidabilità sono stati affinati in pista, spesso anticipando soluzioni destinate a influenzare anche le vetture stradali. La mostra rende omaggio anche al lavoro dietro le quinte: strategie, soste ai box e scelte tecniche che, dopo ore di gara, possono decidere un risultato.

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Auto e Moto d’Epoca 2026, passione senza tempo

16 Ottobre 2026 ore 16:09

Utilitarie e supercar classiche, motociclette storiche, rarità da competizione, ricambi, modellismo e mostre tematiche. Auto e Moto d’Epoca torna a Bologna dal 22 al 25 ottobre 2026 con un programma che attraversa epoche e settori diversi del motorismo d'altri tempi, con i padiglioni del salone emiliano che riuniranno commercianti, restauratori, Case automobilistiche, club e collezionisti. Per i visitatori sarà l’occasione di scoprire modelli rari, cercare pezzi di ricambio e conoscere da vicino la storia dei grandi Marchi.

La Fiat 131 Abarth allo stand di Ruoteclassiche

Noi di Ruoteclassiche saremo presenti alla kermesse con uno stand che ospiterà la Fiat 131 Abarth, protagonista della copertina del numero di ottobre. Un’icona dei rally che racconta una stagione importante dell’automobilismo italiano e che i visitatori potranno ammirare da vicino. Al nostro fianco, Majorette, Hörmann e Federperiti portano al salone competenze ed esperienze differenti. Majorette, storico marchio del modellismo, continua ad alimentare la passione per le riproduzioni in scala, conquistando collezionisti di ogni età. Hörmann, gruppo internazionale specializzato in portoni garage e sistemi di chiusura, è sinonimo di qualità costruttiva e innovazione. Federperiti, associazione di riferimento per i professionisti della perizia assicurativa e della valutazione di veicoli storici, rappresenta invece una realtà importante per il mondo del collezionismo su quattro ruote. Sarà un’occasione per incontrare lettori e appassionati e condividere, insieme ai nostri partner, l’interesse per la storia e la cultura motoristica. Inoltre sarà possibile consultare e acquistare gli ultimi numeri, gli arretrati e i cofanetti. Veniteci a trovare!

Storiche, mercato e restauri

Una parte centrale del Salone sarà riservata alle automobili in vendita, con commercianti italiani e stranieri e privati che propongono vetture di diverse epoche. Per chi è alla ricerca di un modello da acquistare, la kermesse bolognese rappresenta un’occasione per confrontare esemplari e valutare da vicino condizioni e caratteristiche. Accanto al mercato, il lavoro dei restauratori racconta quanto siano importanti la competenza tecnica e la ricerca dei componenti corretti per conservare un’automobile d'altri tempi. Non mancano stand dedicati ad accessori, abbigliamento vintage e oggetti legati al mondo delle quattro ruote, che ampliano l’offerta anche per chi ama il design e la cultura dei motori al di là delle vetture.

Le due ruote e la cultura motoristica

Il percorso dedicato alle motociclette riunisce modelli storici, commercianti specializzati, club, registri e musei. Un’occasione per ripercorrere l’evoluzione del motociclismo attraverso marchi e modelli che hanno contribuito a definirne l’identità. La manifestazione dedica inoltre spazio alle Case automobilistiche, alle istituzioni e alle associazioni impegnate nella tutela del patrimonio storico. Tra i protagonisti della cultura motoristica italiana trova posto anche la Motor Valley, con i marchi, le collezioni e i musei che testimoniano il ruolo dell’Emilia-Romagna nella storia delle competizioni e della produzione sportiva. Il programma espositivo comprende anche Icons of Speed – Endurance Legends, la mostra dedicata alle grandi protagoniste delle gare di durata.

Un salone da collezione

Per molti appassionati, la visita prosegue nei padiglioni dedicati ai ricambi e all’automobilia, dove si possono trovare componenti originali, accessori e materiali utili per la manutenzione e il restauro. Vecchie targhe, strumenti di bordo, documenti e insegne attirano l’interesse di chi cerca un particolare difficile da reperire o desidera aggiungere un nuovo pezzo alla propria raccolta. Il modellismo completa l’offerta con riproduzioni in scala di vetture storiche e sportive, dai modelli più accessibili agli esemplari artigianali. È un settore che coinvolge collezionisti di ogni età e mantiene vivo il legame con automobili che hanno segnato la storia, spesso a partire da una semplice miniatura. L'edizione 2026 di Auto e Moto d’Epoca si svolgerà a BolognaFiere da giovedì 22 a domenica 25 ottobre 2026. Il quartiere fieristico è raggiungibile in automobile attraverso l’uscita autostradale Bologna Fiera e le uscite 7 e 8 della tangenziale; per chi arriva in treno, il riferimento è la stazione di Bologna Centrale, collegata al quartiere fieristico dai mezzi pubblici.

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Citroën reinterpreta l’iconica 2CV

12 Ottobre 2026 ore 15:30

Sembra proprio che le case automobilistiche abbiano deciso di attingere di nuovo al Gran libro dei ricordi, regalando una seconda giovinezza ai modelli iconici del passato. Questa volta tocca alla Citroën, che rilegge in chiave moderna la 2CV. Dopotutto, già nel 2001 la prima generazione della C3 strizzava l'occhio alle linee tondeggianti e simpatiche della storica utilitaria. Il Marchio del Double Chevron decide oggi di spingersi oltre, rispolverando uno dei suoi capitoli più amati e presentando uno studio di stile che riallaccia i fili con una filosofia automobilistica unica. Ma facciamo un passo indietro.

Genesi di una rivoluzione

Tutto prende forma prima della Seconda Guerra Mondiale con il progetto TPV (“Toute Petite Voiture”)  sviluppato sotto la guida di Pierre Boulanger per offrire ai contadini francesi un mezzo economico e robusto, in grado di solcare i terreni sconnessi. Quando la vettura definitiva debutta al Salone di Parigi del 1948, stupisce per la sua architettura anticonformista. Sotto la carrozzeria disegnata da Flaminio Bertoni - che qualche anno dopo disegnerà anche la DS - batte un motore progettato da un altro italiano, Walter Becchia: un bicilindrico boxer a quattro tempi di 375 cm³ raffreddato ad aria con basamento di alluminio e teste e cilindri di ghisa. La potenza iniziale di appena 9 CV consente di raggiungere i 65 km/h con consumi molto ridotti. Con gli anni la cilindrata cresce fino a 425 cm³ e poi ai 602 cm³ delle ultime evoluzioni da 29 CV, che adottano l'alimentazione con carburatore doppio corpo e l'accensione elettronica. La trazione anteriore si combina con un cambio azionato dalla caratteristica asta a manico d'ombrello che attraversa la plancia. Sottopelle lo schema delle sospensioni, con quattro ruote indipendenti a bracci tirati collegate longitudinalmente da tiranti a molle elicoidali, garantisce un ottimo assorbimento delle buche e quel pronunciato ma rassicurante rollio in curva.

Invenzioni e miti da collezione

L'originalità del progetto si rispecchia anche in dettagli tecnici come i freni anteriori entrobordo (montati cioè direttamente all'uscita del differenziale, al fine di ridurre le masse non sospese) o il tergicristallo azionato meccanicamente dal cavo del tachimetro nelle prime serie. Nel corso degli oltre quarant'anni di carriera, l’utilitaria del Double Chevron si è adattata alle esigenze più disparate, dando vita a diverse varianti. Tra queste spicca la Sahara a quattro ruote motrici, dotata di due motori indipendenti (uno all'anteriore e uno nel bagagliaio per azionare il retrotreno), progettata per superare le dune desertiche. Accanto alle versioni furgonetta, negli anni 70 e 80 arrivano poi le serie speciali che conquistano il pubblico giovanile e i collezionisti: dalla colorata Spot alla raffinata Charleston bicolore con le sue linee curve in bordeaux e nero (ma c’era anche in toni grigi), fino alla France 3, che omaggia la sfida transalpina nella Coppa America di vela. La produzione si chiude nel luglio del 1990 nello stabilimento portoghese di Mangualde dopo oltre 5 milioni di unità prodotte tra berline e derivate, lasciando l'immagine di un'auto concettualmente geniale.

Chicche d'epoca

Il concept esposto in questi giorni al Salone di Parigi raccoglie questo patrimonio e lo proietta nel presente, con l'arrivo in produzione previsto per il 2028. Fuori le citazioni sono una delizia per gli occhi: le striature sui cofani, gli sportellini di aerazione sotto il parabrezza, i paraurti a vera lama staccato dalla carrozzeria e i fari sporgenti e quadrangolari che ricordano la versione anni 70. L'abitacolo è dominato da plastiche bianche e da una plancia essenziale concentrata attorno al volante monorazza. Tra i dettagli spiccano la reintroduzione del selettore di marcia a manico d'ombrello, un portaoggetti sagomato come un cestino da picnic, la radio estraibile e un'interfaccia digitale dove la funzione telefono è raffigurata con un vecchio disco. Non mancano nemmeno i portauova integrati nelle tasche delle portiere, un omaggio alla sfida lanciata a fine anni 30. Sotto la scocca, l'architettura abbandona il bicilindrico per adottare un powertrain elettrico, mantenendo la trazione anteriore e un sistema di sospensioni calibrato per assorbire le asperità dell'asfalto. Il prototipo ha dunque il compito di restituire al pubblico una mobilità accessibile e simpatica, da comprare d'impulso prima ancora che per razionalità.

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