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Elezioni in Brasile, è iniziata la corsa presidenziale

17 Agosto 2026 ore 16:11

Per i brasiliani quella di ieri è stata una domenica importante. È ufficialmente partita la campagna elettorale per le elezioni presidenziali previste per il 4 ottobre. In caso di pareggio, il secondo turno ci sarà pochi giorni dopo, il 25 ottobre.

Il candidato della sinistra, attuale presidente Luiz Inácio Lula Da Silva, cerca il suo quarto mandato nonostante abbia 80 anni. Il suo comizio di inaugurazione della campagna è stato nello Stadio Municipale Primero de Mayo, a São Bernardo do Campo, poco distante dalla città di São Paulo, dove si è formato come personaggio politico, leader dei sindacati e giovane oppositore della dittatura militare degli anni ’60, ’70 e ’80. Il capo del Partito dei Lavoratori ha centrato l’inizio della campagna elettorale sull’importante di combattere la criminalità e garantire la sicurezza dei brasiliani.

Stella linea per il progetto politico di Flávio Bolsonaro, primo figlio dell’ex presidente di estrema destra, Jair Bolsonaro, che ha scelto però lo scenario delle spiagge di Copacabana a Rio de Janeiro per iniziare la sua campagna.

“Finché sarò vivo, non mi lascerò governare, non permetterò che la destra governi di nuovo”, ha detto Lula da Silva secondo il resoconto del comizio dell’agenzia Efe. Il socialista ha promesso una vera e propria battaglia contro i femminicidi in Brasile e lo smantellamento delle organizzazioni criminali e le loro finanze. Il Brasile è diventato il bastione di due delle principali organizzazioni criminali del Sudamericana: Primeiro Comando da Capital (PCC) e Comando Vermelho (CV).

Per Lula è anche importante frenare l’ingerenza degli Stati Uniti nei processi elettorali e bloccare qualsiasi tentativo di sfruttamento delle risorse naturali del Paese. Non ha mai nominato il rivale Bolsonaro (né padre, né figlio).

Flávio Bolsonaro, invece, ha scelto di attaccare durante tutto il discorso Lula. Ha anche parlato della violenza di genere e del crimine organizzato e delle reti di narcotraffico che regnano in Brasile. Il candidato del Partito Liberal ha anche promesso programmi sociali a favore dei più svantaggiati, la castrazione chimica per i pedofili e le condanne di “minimo otto anni” per chi ruba un cellulare. Come l’alleato americano Donald Trump, vuole considerare “terroristi” i narcotrafficanti. Secondo il primogenito di Bolsonaro, è lui l’unico capace di sedersi a negoziare accordi commerciali sia con la Cina, sia con gli Usa.

E cosa dicono i sondaggi? Ad oggi, tutti i sondaggi indicano che la corsa finale sarà tra Lula e Flávio Bolsonaro con uno stretto margine di differenza. L’ultimo report pubblicato venerdì da Quaest, sostiene che ci sarà un pareggio tecnico in un eventuale ballottaggio, ma che Lula gode del 43 % e Flávio il 40 %. Circa 4 % di brasiliani è ancora indeciso su chi votare.

Ceuta, l’ondata di disinformazione social dietro l’arrivo dei migranti

14 Agosto 2026 ore 15:36

Donne che camminano con i capelli bagnati e il sorriso, soddisfatto, stampato in faccia. Il pollice alzato in segno di tranquillità. Un video pubblicato su Facebook due giorni prima dell’inizio dell’arrivo di migliaia di migranti a Ceuta sosteneva (falsamente) che le porte della Spagna erano aperte ai migranti che arrivavano in maniera illegale a chi arrivava in mare. Il post è stato condiviso migliaia di volte e ha generato una cascata di commenti e repliche nella stessa linea.

Dal 30 luglio, migliaia di persone si sono buttati in mare nella speranza di raggiungere la frontiera tra il Marocco e la Spagna. Novanta persone sono morte affogate e la situazione ha scatenato una crisi politica e diplomatica in tutta Europa (inclusa l’Italia).

Per Moustafa Ayad, ricercatore dell’Institute for Strategic Dialogue, tutto è iniziato in un lampo. Al quotidiano The New York Times, l’esperto ha spiegato che quei primi post sono diventati una valanga. Per tre settimane, milioni di post su Facebook, Instagram, WhatsApp, TikTok e Telegram hanno speculato sulla decisione del tribunale spagnolo sulle condizioni dei migranti illegali in Spagna, come risulta dalle analisi di Ayad e altri ricercatori sul caso nelle piattaforme di quei giorni.

“Il contenuto ha cominciato a diffondersi in maniera organica e ha sfruttato una disperazione latente in molti in Marocco e altri posti dell’Africa per cercare opportunità economiche in Europa”, si legge sul NYT. In seguito, quella disperazione è stata sfruttata da gruppi online che organizzano il traffico di persone, con offerte su Facebook e WhatsApp per aiutare chi voleva attraversare il confine. Non è ancora chiaro se le autorità di Spagna e Marocco fossero a conoscenza di questo fenomeno.

Almeno 215 account su Facebook hanno pubblicato il 30 luglio un messaggio falso sulla decisione del Tribunale spagnolo. Uno dei post più condivisi è di Youssef Belhaissi, portavoce della Delegazione Interministeriale di Diritti Umani di Marocco, un’agenzia del governo di Rabat.

Secondo Jorgen Carling, esperto del Peace Research Institute Oslo, per molto tempo le speculazioni hanno influito nel modo in cui i migranti decidono le rotte per andare all’estero. E i social network hanno amplificato questo processo. Nel caso di Ceuta, ci sono post che offrono consigli, mappe e il materiale da portare in viaggio, per cui tutto indica che c’è stata una strumentalizzazione con fini economici.

Marcelino Madrigal, esperto di disinformazione in Spagna, ha seguito il fenomeno dell’evoluzione dei contenuti e ribadisce che la presenza di informazione logistica dimostra che si vuole monetizzare sulla crisi. Per Madrigal ancora nessuno è responsabile. Al NYT l’esperto ha avvertito: “È Zuckerberg? (il colpevole, ndr). Il governo marocchino? Il governo spagnolo? Finché non sarà identificato potrà accadere di nuovo”.

Anche l’analisi realizzata dal gruppo specializzato nel contrasto alla disinformazione “411” sostiene che contenuti diffusi da profili riconducibili alla propaganda russa hanno raggiunto centinaia di migliaia di utenti nelle ore immediatamente successive all’inizio della crisi di Ceuta. Come scritto da Formiche.net, secondo i ricercatori la campagna sarebbe partita il 1° agosto, all’indomani del tentativo di decine di migliaia di migranti di attraversare il confine tra Marocco e Spagna. I messaggi descrivevano gli eventi come un “assalto organizzato” all’Europa, argomentando che le autorità fossero complici o incapaci di reagire. In numerosi casi, tali narrazioni sono state accompagnate da contenuti islamofobi e da teorie del complotto.

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