Da qualche settimana la bandiera di One Piece sventola anche ad Ancona. Uno degli effetti più miracolosi delle formidabili manifestazioni per la Palestina nel capoluogo della nostra regione è stata l’apparizione della Generazione Z, finalmente nei cortei. Quando qualche migliaio di persone hanno travolto la ridicola linea di contenimento della digos e sono entrate nel porto commerciale di Ancona, la bandiera del pirata manga sventolava senza pensieri.
Le ultime settimane di settembre e poi lo sciopero generale del 3 ottobre e la manifestazione ardente di Roma il giorno dopo, hanno visto un’accelerazione di eventi, idee ed emozioni come non si vedeva da un po’. Il genocidio palestinese ha evidentemente raggiunto un livello di tale intollerabilità da alterare degli equilibri sociali che sembravano congelati.
Il 22 settembre, in solidarietà con l’iniziativa della Global Sumud Flotilla, più di 8.000 persone hanno occupato il porto di Ancona con un corteo e un presidio fisso, partecipando a due iniziative diverse che sono risultate complementari nonostante le differenze e la difficile comunicazione tra gli organizzatori, il Coordinamento Marche per la Palestina e i Centri sociali delle Marche. A distanza di meno di dieci giorni, quando la Flotilla di solidarietà con Gaza è stata sequestrata dai corsari israeliani, l’Italia è stata svegliata dal primo vero sciopero generale dopo vent’anni di torpore. Anche ad Ancona si è data la convergenza seppure difficoltosa di sindacalismo di base, CGIL e movimento per la Palestina.
Il 3 ottobre i manifestanti e le manifestanti, determinati e indisciplinati, sono riusciti con la loro pressione a entrare fin dentro il porto commerciale e a bloccare per ore le attività di carico e scarico di una mega nave della compagnia MSC. Lo stesso è accaduto ai traghetti in arrivo e in partenza. Alla fine della giornata un corteo spontaneo ha bloccato uno degli snodi più importanti del capoluogo e ha fronteggiato la polizia in assetto antisommossa che sbarrava l’accesso alla stazione ferroviaria. Proprio in quel momento si sono palesati al grido di “Palestina libera!” i fantasmagorici maranza, l’incubo di Piantedosi da quando Ramy è stato ammazzato a Milano da una volante dei carabinieri. Il tappo non è saltato, almeno per ora, ma sono nate delle amicizie e qualche complicità.
Durante queste giornate, e anche in quelle con minore partecipazione ma grande energia, abbiamo visto persone che pensavamo scomparse, la generazione sotto i trent’anni: determinata, curiosa, aperta. Ci sono stati incontri e si è riaperto un senso inedito di possibilità di cambiamento. Una posizione etica, contro un mondo insopportabile ha riaperto la possibilità di criticare tutto il resto, le condizioni materiali della miseria capitalista, la crisi ecologica, l’autoritarismo del fascismo degli algoritmi. Eppure i rapporti di forza sono ancora molto sfavorevoli. La minaccia di una guerra in Europa aumenta di livello e la Palestina viene maltrattata sempre di più nonostante una crescente solidarietà globale dal basso. L’intervento diplomatico di Trump per il cessate il fuoco a Gaza ha tanto il sapore di una grande operazione globale di contro-insurrezione preventiva, sulle spalle di una resistenza palestinese stremata e tradita dagli stati arabi.
Ci riempie il cuore il sorriso dei bambini e delle bambine di Gaza che forse per un po’ vivranno senza il suono delle bombe. Ma sappiamo che quella storia non finisce qui. Quello che abbiamo visto nascere è un movimento incredibile e necessario, quanto fragile e minacciato da tanti pericoli. Dobbiamo averne cura. Come rivista continuiamo a offrire uno spazio di crescita, confronto e critica a chi non si accontenta del presente e non vuole chiudersi in identità settarie ed escludenti.
Su questo numero continuiamo quindi ad approfondire i temi che ci stanno a cuore, per non rinunciare a formarci, per affinare capacità critica, creatività politica e culturale. Le pagine si aprono e si chiudono con due spazi anarchici di parola e cooperazione: il Bologna Anarchist Book Fair e l’intervista con il sempreverde Tomás Ibáñez, anarchico spagnolo di grande esperienza ed etica. Quel che c’è in mezzo ve lo lasciamo scoprire. Infine, lanciamo un saluto al Raduno intergalattico di Genuino Clandestino, ospitato a metà ottobre dalla CIURMA a Urbino: mercato contadino, festa, discussioni, convivialità… ne parleremo diffusamente sul prossimo numero.
Quella mattina gelida del dicembre del 2009 vidi Antonio Pennacchi annichilito, devastato da un dolore senza rimedio. Accasciato su una sedia malconcia nel cortile antistante alla ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti