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La fattoria dove adotti un albero e ricevi il raccolto a casa

8 Giugno 2026 ore 00:26

A Valencia c’è un’azienda agricola dove si può adottare un albero, dargli un nome e ricevere a casa i suoi frutti. Si chiama CrowdFarming ed è nata dall’esperienza di due fratelli spagnoli, Gonzalo e Gabriel Úrculo, che nel 2010 hanno ripreso in mano la fattoria di famiglia, Masia El Carmen, a Bétera, poco a nord di Valencia. Il terreno era stato lasciato fermo dopo la morte del nonno e così hanno deciso di riportarlo in vita passando all’agricoltura biologica rigenerativa.

Il meccanismo è semplice, l’utente entra sul sito, sceglie una fattoria, adotta un albero o un’altra coltivazione, segue la crescita attraverso foto e aggiornamenti e poi riceve il raccolto direttamente a casa. Nel caso degli aranci di Naranjas del Carmen, si può adottare un albero da 40 o 80 chili di arance a stagione, con consegne programmate tra novembre e aprile. L’azienda assegna l’albero, lo cura, appende una targhetta con il nome scelto dall’utente e permette anche di visitarlo di persona. La differenza rispetto alla normale vendita online sta nella produzione su richiesta. Il produttore sa in anticipo quante persone hanno prenotato il raccolto, organizza meglio il lavoro, riduce gli sprechi e vende senza passare dalla grande distribuzione. Il consumatore, dall’altra parte, conosce chi coltiva ciò che mangerà, vede da dove arriva il cibo e riceve prodotti raccolti in stagione. CrowdFarming presenta questo sistema come un modo per prevenire lo spreco alla fonte, sostenere la stabilità economica dei produttori e garantire prodotti stagionali a prezzo definito. Dopo aver testato il modello sulla loro fattoria, i fratelli Úrculo hanno lanciato CrowdFarming nel 2017. Oggi la piattaforma permette di acquistare frutta, verdura, olio d’oliva, frutta secca e altri prodotti direttamente da agricoltori partner in Europa. L’azienda ha più di 300.000 adozioni attive di alberi e lavora con oltre 300 produttori partner. Nel 2024 ha registrato ricavi per 65 milioni di euro. Dopo l’acquisizione della piattaforma francese La Ruche qui dit Oui!, il gruppo collega quasi 10.000 produttori con due milioni di utenti in circa trenta Paesi europei.

Adottare un albero non significa sempre ricevere esclusivamente i frutti di quel singolo albero; gli alberi non producono tutti allo stesso modo e l’azienda spiega che, per ragioni agricole, il raccolto può essere integrato con frutti di altri alberi dello stesso campo. Sul sito di CrowdFarming oggi si trovano avocado, mango, olivi, mirtilli, viti, campi di grano, miele, formaggi e altri prodotti agricoli. La piattaforma dichiara oltre 554.000 alberi adottati, più di 4,7 milioni di cassette spedite direttamente dagli agricoltori e 3.515 produttori in otto Paesi.

In un sistema alimentare dominato da intermediari, magazzini, celle frigorifere, imballaggi e prezzi compressi, questa formula prova a rimettere al centro il legame tra chi coltiva e chi mangia. Una famiglia in città può adottare un arancio a Valencia, un olivo in Spagna o un albero di mango, seguire il raccolto e ricevere a casa ciò che la terra produce davvero in quella stagione.

Un gesto piccolo, quasi simbolico, che racconta una trasformazione molto più grande.

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Non chiamatele morti bianche

8 Giugno 2026 ore 00:00

Caro Beppe, ti scrivo perché c’è qualcosa che non riesco più a ignorare. Ogni giorno si muore sul lavoro, e troppo spesso tutto passa in silenzio. Ma per qualcuno, in quel momento, tutto si ferma per sempre. La lettera che segue, nasce da questo: dal bisogno di non restare indifferenti e di ricordare che dietro ogni notizia ci sono persone, famiglie, vite spezzate. Se queste parole riuscissero a fermare anche una sola persona, avrebbero già un senso. Succede continuamente. Succede ogni giorno. Un titolo, poche righe, un nome che spesso nemmeno ricordiamo. Poi si volta pagina. Ma quella persona non era una notizia. Era qualcuno che quella mattina è uscito di casa senza sapere che non ci sarebbe mai tornato. Aveva una famiglia. Qualcuno che lo aspettava. Un figlio che avrebbe voluto raccontargli la sua giornata. Un compagno o una compagna con cui condividere la sera. Un genitore che contava di risentire la sua voce. E invece no. Chiamiamole con il loro nome: morti sul lavoro. Ma smettiamola, una volta per tutte, di chiamarle “morti bianche”. Non c’è niente di bianco. Non c’è niente di pulito. Non c’è niente che possa essere reso innocuo con una parola. In Italia si continua a morire lavorando, ogni giorno. Non per fatalità, non per destino. Si muore per mancanza di sicurezza, per leggerezza, per fretta, per risparmiare su ciò che dovrebbe essere sacro: la vita. E la cosa più dolorosa è l’abitudine. Ci stiamo abituando. Ai numeri. Alle statistiche. Ai servizi di pochi secondi. Ci stiamo abituando a un bollettino di guerra che non fa più rumore. Ma ogni volta che succede, non è solo una vita che si spegne. Sono vite che cambiano per sempre. È una sedia vuota a tavola. È un telefono che non squilla più. È un compleanno senza una voce. È un futuro che si spezza in silenzio. Il lavoro dovrebbe dare dignità, non togliere la vita. E invece oggi, per troppi, è ancora un rischio. Non possiamo più permetterci di voltare lo sguardo. Non possiamo accettare che tutto questo venga considerato normale. Serve coscienza. Serve responsabilità. Serve memoria viva. Serve la volontà di cambiare davvero,prima che un altro nome si aggiunga alla lista. Perché ogni giorno che passa, qualcuno non torna a casa. E ogni volta, non muore solo un lavoratore. Muore un pezzo della nostra umanità. E questo dovrebbe riguardarci tutti.

Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Firenze

 

 

03/01/2026 Romeo Spera operaio di 53 anni, morto dopo due settimane di agonia.Era rimasto gravemente ferito, in un infortunio avvenuto in un deposito nel rione Pozzillo ad Acerra, in provincia di Napoli il 18 Dicembre 2025.Lascia la moglie e una figlia.

05/01/2026 Fabrizio Braghetto, autotrasportatore di 65 anni, è morto schiacciato, per essere precipitato dentro al compattatore della carta a Borgoricco, in provincia di Padova.Lascia la moglie e due figli.

08/01/2026 Antonio Formato operaio di 69 anni è morto sul lavoro, per essere caduto da un’altezza di 4 metri a Valdina, in provincia di Messina.

08/01/2026 Pietro Zantonini, vigilante di 55 anni, ogni 2 ore usciva dal gabbiotto per fare la ricognizione al cantiere delle Olimpiadi a Cortina, dove la temperatura era a 15 gradi sotto lo zero.È morto sul lavoro per il freddo causato dalle temperature polari.Lascia la moglie e due figli

09/01/2026 Halili Xhevdet operaio di 59 anni, è morto schiacciato da una pressa negli impianti Sesa a Este in provincia di Padova.Lascia la moglie e due figlie.

10/01/2026 Dario Codeluppi perito industriale di 50 anni, è morto dopo oltre 6 anni, per un infortunio sul lavoro avvenuto il 20 Novembre 2019.Era rimasto coinvolto in un grave infortunio, mentre operava ad una macchina a controllo numerico nella sede della Vetromeccanica a Provazzano di Parma, riportando gravi lesioni neurologiche e cardiache.Lascia una moglie e 3 figli.

12/01/2026 Claudio Salamida operaio di 46 anni, è morto per essere precipitato dal quinto al quarto piano, durante un controllo alle valvole alla ex Ilva di Taranto.Lascia la moglie e un bimbo piccolo.

13/01/2026 Erri Talone operaio di 41 anni è morto schiacciato da un trasformatore di 50 quintali, in un capannone industriale a Piombinara (poco distante da Colleferro).Lascia la moglie e due figlie

14/01/2026 Danilo Bergagna boscaiolo di 35 anni è morto colpito da un grosso ramo, precipitato da un albero che un collega stava potando a San Francesco al Campo, in provincia di Torino.Lascia la moglie e due figli piccoli.

16/01/2026 Loris Buscaglia operaio di 55 anni è morto per essere caduto da una piattaforma, da un’altezza di 4 metri, alla Vetrotec di Vallefoglia in provincia di Pesaro e Urbino.Lascia la moglie e due figli.

20_01/2026 Said Fennouni operaio di 48 anni è morto dopo essere caduto dal un’altezza di 5 metri, dal tetto di un’azienda che produce attrezzatture e veicoli per la raccolta dei rifiuti a Frosinone.

21/01/2026 Josip Krizanec autotrasportatore di 30 anni è morto per essere stato travolto dal carico di mais che stava trasportando e che stava scaricando a Dovera in provincia di Cremona.

21/01/2026 Andrea Cricca agricoltore di 24 anni è morto schiacciato in un macchinario agricolo a Brusasco, in provincia di Torino.

23/01/2026 Alessio La Targia operaio di 40 anni è morto per essere caduto da un’impalcatura dal un’altezza di 5 metri a Palermo.Lascia la moglie e due figli.

23/01/2026 Federico Ricci operaio di 51 anni è morto schiacciato dalla benna della gru del camion, mentre stava scaricando materiale edile a Livorno.Lascia la moglie e un figlio.

23/01/2026 Florinel Croitoru operaio di 59 anni è morto per essere stato travolto da un mezzo meccanico a Petrella Liri, frazione del comune di Cappadocia in provincia dell’Aquila.

27/01/2026 Vincenzo Pitasi, operaio di 59 anni è morto qualche ora fa, in un’azienda agricola a Vicofertile, alle porte di Parma, per essere precipitato da 7 metri. Cadendo avrebbe battuto la testa su una macchina tagliafieno, che purtroppo gli è stato fatale.

02/02/2026 Diego Palladino operaio di 57 anni è morto travolto dal cemento durante la pulizia dei silos a Guidonia Montecelio, in provincia di Roma. Lascia la moglie e due figli.

05/02/2026 Craiu Dino Florian operaio di 57 anni è morto schiacciato da una lastra di metallo, mentre stava utilizzando un macchinario, che cadendo (la lastra), l’ha travolto alla Prismag di Cambiago, nel Milanese. Lascia la moglie e una figlia.

06/02/2026 Salvatore Tegas operaio di 72 anni è morto schiacciato da un furgone, mentre stava lavorando in un terreno, nelle campagne di Lanusei in Ogliastra, in Sardegna.Lascia la moglie e 3 figli.

06/02/2026 Stefano Vuolo operaio di 56 anni è morto schiacciato da una lastra metallica a Pennabilli, in provincia di Rimini.Lascia la moglie e 3 figlie.

07/02/2026 Abdelhak Zanboura operaio di 53 anni è morto per essere precipitato da un capannone in ristrutturazione a Castelletto di Serravalle in provincia di Bologna.Lascia la moglie e due figli.

13/02/2026 Giovanni Cosci tecnico di 79 anni è morto schiacciato da un letto antidecubito al quale stava lavorando per delle riparazioni in una Rsa a Pescia.Lascia la moglie e un figlio

16/02/2026 Catalin Moise Robu operaio di 55 anni è morto per essere precipitato da un’altezza di 10 metri, mentre stava verificando le condizioni di un tetto, su una piattaforma aerea a Cremona.Lascia la moglie e due figli.

18/02/2026 Christopher Ivare operaio di 32 anni è morto per essere rimasto incastrato in un macchinario, in un’azienda avicola.

20/02/2026 Marco Cacchiani operaio di 38 anni è morto per essere precipitato da un’altezza di 7 metri, per il cedimento della copertura del tetto della fabbrica in provincia di Arezzo.Lascia la moglie e un figlio piccolo.

23/02/2026 Carmine Albero operaio di 24 anni è morto.Secondo una prima ricostruzione tra due mezzi che erano in riparazione quando per cause ancora in corso di accertamento, una terza motrice avrebbe urtato uno dei due mezzi fermi, spingendolo sul ragazzo.L’impatto non ha lasciato scampo all’operaio.L’operaio lavorava in una officina per riparazione camion a Nocera Inferiore.

24/02/2026 Niko Ulivieri 29 anni, pilota del corpo dei piloti del Porto di Livorno è morto per essere rimasto intrappolato nella pilotina (barca) ribaltata, in seguito allo scontro avvenuto a circa mezzo miglio dall’imbocco del porto.Lascia la moglie e un figlio (sarebbe diventato padre tra pochi giorni).

25/02/2026 Rocco Costantino operaio di 61 anni è morto per essere caduto da un’altezza di 5 metri, mentre stava lavorando al rifacimenti di un solaio a Cava De’Tirreni, in provincia di Salerno.Lascia la moglie e quattro figli.

25/02/2026 Tommaso Andreuzza operaio di 27 anni è morto per essere precipitato da un’altezza di 20 metri, nel cantiere navale di Fincantieri di Monfalcone.

26/02/2026 Nicola Iezza operaio di 68 anni è morto per essere caduto da un macchinario che spruzza cemento, in un cantiere in provincia di Benevento.Lascia la moglie e due figli.

28/02/2026 Antonio Russo operaio di 61 anni è morto per essere rimasto incastrato in un macchinario, in uno stabilimento di lavorazione di trasformazione degli agrumi, in provincia di Messina.Lascia la moglie e tre figli.

28/02/2026 Francesco Greco operaio di 50 anni è morto per essere precipitato da un edificio, mentre era impegnato in alcuni interventi tecnici a Mazara Del Vallo, in provincia di Trapani.Lascia la moglie e due figli.

02/03/2026 Loris Costantino operaio di 36 anni è morto per essere precipitato da una passarella, da un’altezza di 10 metri all’ex Ilva di Taranto.È il secondo operaio morto in poche settimane.Lascia la moglie e due figli.

02/03/2026 Saveria Doldo, 42 anni, titolare di una ditta di trasporti è morta, travolta da un camion in manovra, nel piazzale di un’azienda a Tezze sul Brenta, in provincia di Vicenza.Lascia due figli.

04/03/2026 Stefano Contiero imprenditore di 51 anni è morto per essere caduto da un tetto da un’altezza di metri, mentre installava dei pannelli fotovoltaici a Saonara in provincia di Padova.Lascia la moglie e due figli.

05/03/2026 Marco Turra operaio di 58 anni è morto per essere stato schiacciato dall’escavatore a Brescia.Lascia la moglie e due figli.

05/03/2026 Dorel Ciobanu operaio di 51 anni è morto per essere stato schiacciato da una pala meccanica, in una cava di Riano in provincia di Roma.Lascia la moglie e due figli.

09/03/2026 Paolo Gaggero operaio di 61 anni è morto per essere stato schiacciato da una pressa di 5 tonnellate alla Sva di Genova. Lascia la moglie e un figlio.

12/03/2026 Abdellah Rahali operaio di 37 anni è morto per essere caduto da un’altezza di circa 10 metri, in un cantiere a San Marcellino in provincia di Caserta.

19/03/2026 Murat Tafciu operaio di 53 anni è morto per essere caduto da un ponteggio, mentre era impegnato nel cantiere per la ristrutturazione dell’ex Banca d’Italia, a Modena.Lascia la moglie e 4 figli.

21/03/2026 Enrico Matera operaio di 29 anni è morto per una caduta da un tetto di un capannone industriale, da un’altezza di 6 metri, a Modugno, in provincia di Bari. Lascia la moglie e una figlia piccola.

23/03/2026 Domenico Minadeo operaio di 62 anni, è morto a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, dopo 7 mesi in ospedale, per un infortunio sul lavoro nel quale era rimasto gravemente ferito. Lascia la moglie e due figli.

23/03/2026 Mamour Mbow Pape operaio di 22 anni è morto per essere rimasto incastrato all’interno di un macchinario, in un capannone a Selvazzano Dentro, in provincia di Padova.

27/03/2026 Silvia Berton addetta alle pulizie di 60 anni è morta investita da un treno nella stazione di Ceriale.Lavorava in appalto per Fs, per una ditta che si occupa della pulizia in diverse stazioni.

30/03/2026 Ciro Di Martino di 49 anni è morto schiacciato da un macchinario, in uno stabilimento per la produzione di ovatta a Bellizzi, in provincia di Salerno.Lascia la moglie e due figli.

01/04/2026 Vincenzo Romano, operaio di 39 anni è morto per essere stato colpito da una pesante lamiera, in un cantiere a Sicignano, in provincia di Salerno.Lascia la compagna e una figlia piccola.

03/04/2026 Riaz Ahmed operaio di 55 anni è morto dopo un agonia di 24 giorni all’Ospedale Maggiore di Parma.Era caduto in una vasca di acqua bollente a oltre 90 gradi, in un’azienda della Bassa Reggiana.Le ustioni, purtroppo erano troppo gravi.L’operaio aveva riportato ustioni sul 50% del corpo.

03/04/2026 Sergiu Sirbu operaio di 52 anni è morto per essere caduto da un’altezza di 10 metri da un silos, mentre smontava un ponteggio, all’ex zuccherificio di Porto Viro, in provincia di Rovigo.

04/04/2026 Roberto Gavioli operaio di 73 anni è morto stamani a San Felice, provincia di Modena, per il cedimento della gru, che secondo le prime indiscrezioni si sarebbe staccata dal furgone. Sullo stesso furgone anche il figlio di 39 anni, ricoverato in terapia intensiva e in prognosi riservata.

06/04/2026 Eolo Monelletta, imprenditore agricolo di 60 anni, è morto schiacciato dal trattore a Perugia.Lascia la moglie e due figli.

07/04/2026 Italo Carpi operaio di 54 anni, morto in un serbatoio di alcol etilico, alle porte di Udine. Lascia due figlie.

10/04/2026 Daniluc Tiberi Un Mihai operaio di 50 anni e Najahi Jaleleddine operaio di 41 anni, sono morti per il cedimento della gru a Palermo.

13/04/2026 Domenico Di Ponzio operaio di 38 anni, è morto per essere stato colpito da un palo della luce che si è staccato, nel cimitero di Taranto.

13/04/2026 Nicolae Oprea operaio di 54 anni è morto schiacciato da un furgone che stava caricando.

16/04/2026 Vittorio Tino operaio di 66 anni è morto per essere caduto da un’impalcatura all’interno del depuratore di Casale (Vicenza).

16/04/2026 Massimiliano Lauro operaio di 46 anni è morto cadendo dal tetto, da un’altezza di 10 metri, mentre puliva una canna fumaria a Ospitaletto, in provincia di Brescia.Lascia la moglie e 6 figli.

17/04/2026 Ciro Mennella operaio di 46 anni è morto nella ristrutturazione di una gioielleria a Napoli.Lascia la moglie e un figlio piccolo.

22/04/2026 Antonio Pizzuti 55 anni, stava riparando un’auto (all’interno di un officina meccanica).quando – per cause da accertare – il cric che sosteneva il veicolo ha ceduto crollando rovinosamente.Immediati i soccorsi, ma purtroppo per Antonio non c’era già niente da fare. Il 55enne è morto sul colpo.

24/04/2026 Nicolaie Ciur operaio di 51 anni è morto precipitando in un dirupo per circa 50 metri, mentre stava svolgendo lavori di manutenzione delle canaline di scolo, nei pressi del ristoro di Frasso, frazione del paese della Valsesia.Lascia la moglie e due figli.

29/04/2026 Pasquale Perna operaio di 37 anni è morto in fabbrica ad Acerra, in cause ancora da chiarire, si parla di una possibile caduta o di un infortunio con il muletto.Lascia la moglie e due figli piccoli.

29/04/2026 Un operaio di 51 anni è morto in ospedale, per un infortunio mortale sul lavoro.Era stato travolto da una betoniera a Castelfiorentino.

30/04/2026 Danilo Trentin imprenditore di 63 anni è morto per un infortunio avvenuto in un cantiere a Borgo Valsugana il 15 Aprile 2026.Stavo lavorando sul balcone di una casa in costruzione, quando era precipitato da diversi metri, che gli aveva causato diverse ferite.Lascia la moglie e due figlie.

30/04/2026 Rocco Retucci operaio di 67 anni è morto all’Ospedale di Benevento.Era rimasto gravemente ferito in un infortunio sul lavoro accaduto ieri.Era impegnato in lavori di manutenzione sulla copertura di un tetto, quando per cause ancora in accertamento, parte del tetto ha ceduto sotto il suo peso e l’operaio è precipitato da diversi metri.

04/05/2026 Marco Rocchini, operaio di 48 anni è morto travolto da un muletto all’Aquila.Lascia la moglie e una figlia piccola.

07/05/2026 Driss Najem operaio di 51 anni è morto per essere caduto dal tetto del supermercato in costruzione, in un cantiere a Maerne, frazione del comune di Martellago, in provincia di Venezia

08/05/2026 Fabio Cananzi operaio di 46 anni è morto per essere precipitato dal terzo piano di un edificio, mentre stava eseguendo alcuni lavori edili ad Anoia in provincia di Reggio Calabria.Lascia la moglie e due figli piccoli.

12/05/2026 Raffaele Settembre operaio di 47 anni è morto per essere stato travolto da un bancale nello stabilimento della Centrale del Latte di Torino.Lascia la moglie e un figlio.

14/05/2026 Massimo Pinna imprenditore edile di 54 anni è morto dopo 6 giorni di agonia all’Ospedale di Cagliari. Il 9 Maggio era precipitato da una piattaforma mobile, mentre operava in un cantiere.Lascia la moglie e due figli.

15/05/2026 Asmir Slomic operaio di 51 anni è morto per essere stato schiacciato da un muletto in Alto Adige.Lascia la moglie e due figli.

15/05/2026 Vasile Comaschi, operaio di 52 anni è morto per essere stato travolto dal tronco di una pianta, durante le operazioni di taglio di potatura, in Alta Valle Camonica, nel Bresciano.Lascia la moglie e due figli.

16/05/2026 Andrea Scalambra operaio comunale di 59 anni è morto dopo 18 giorni di agonia.Era rimasto gravemente ferito il 29 Aprile, in un infortunio sul lavoro.Venne travolto dal suo stesso trattore mentre stava tagliando l’argine

19/05/2026 Raffaele Sacchitelli imprenditore agricolo di 34 anni è morto per essere stato schiacciato a seguito del ribaltamento del muletto, in agro di Orta Nova, nella sua azienda agricola.A breve si sarebbe sposato.

20/05/2026 Rudi Simaneta operaio di 60 anni è morto dopo la caduta da un muletto elevatore da circa 3 metri di altezza, in un capannone a Lungavilla, in provincia di Pavia.

21/05/2026 Franco Vescio operaio di 51 anni è morto nell’ospedale di Catanzaro, dove era stato ricoverato in gravi condizioni, dopo l’infortunio sul lavoro avvenuto il 14 Maggio.Era precipitato nel vuoto dal tetto di un edificio, mentre stava effettuando alcuni interventi di manutenzione sui cavi di telecomunicazione. Lascia la moglie e due figli.

21/05/2026 Michele Amelia operaio di 41 anni è stato travolto sull’A1 Milano-Napoli, da un auto.L’operaio era impegnato nella manutenzione del verde, è morto mentre investito da un auto, mentre stava predisponendo un cantiere mobile, in carreggiata.

21/05/2026 Rosario Pulerà operano sessantenne è morto per essere stato colpito da un ramo, mentre era impegnato a tagliare un albero nei boschi di Monterosso Calabro.Lavorava per una ditta di legnami.Lascia la moglie e 3 figli

22/05/2026 Viorel Ciocan operaio di 35 anni è morto all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove era ricoverato dal 22 Aprile, dopo un infortunio sul lavoro.Era stato travolto da un camion che stava effettuando retromarci all’interno di un cantiere forestale.Lascia la moglie e un figlio piccolo.

26/05/2026 Giacomo Pucci, operaio di 30 anni, è morto schiacciato da una pressa, ad Altopascio (Lucca).

26/05/2026 Simone Dallai, operaio di 47 anni è morto, schiacciato da un muletto a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia.

26/05/2026 Francesco Cannone, operaio di 31 anni è morto schiacciato da un muletto, in un’azienda di logistica, nella zona industriale di Catania.Lascia la moglie e due figli piccoli.

27/05/2026 Un operaio di 35 anni è morto schiacciato da un pallet nel Siracusano.

27/05/2026 Gianluigi Piaccia operaio di 35 anni è morto per essere stato investito dall’esplosione di una bombola.È morto agli Ospedali Riuniti Torrette di Ancona, dove era ricoverato da alcuni giorni, dopo essere stato investito da una pesante bombola (100kg) alla Tecno Collaudi di Fano.

28/05/2026 Massimo Daniele Desideri imprenditore di 65 anni , titolare della Utilplastic e di un’azienda agricola è morto sotto ad un trattore nella stessa azienda agricola a Larciano, in provincia di Pistoia.

29/05/2026 Nando Cursio operaio di 55 anni, addetto alla segnaletica è morto per essere stato travolto sull’A21, all’uscita del casello di Alessandria Ovest in direzione Piacenza.

29/05/2026 Sakil Hosseini operaio di 26 anni è morto dopo 5 giorni di agonia all’ospedale.5 giorni prima era stato colpito alla testa da un’altalena, mentre stava lavorando al luna park a Lioni, in provincia di Avellino.Tra pochi giorni sarebbe diventato papà.

01/06/2026 Raffaele Magri operaio di 58 anni è morto per le esalazioni di gas per la pulizia di un pozzo nero a Ercolano, in provincia di Napoli.A quanto pare lavorava in nero per un’azienda di Afragola, specializzata nel settore degli spurghi.Lascia la moglie e un figlio.

02/06/2026 Mohammed Gannaoui operaio di 27 anni è morto per essere rimasto schiacciato dal trattore che si è ribaltato in un allevamento di polli a Soprazocco di Gavardo, in provincia di Brescia.

03/06/2026 Fauzi Marwen operaio di 33 anni è morto per essere precipitato da un tetto, da un’altezza di 6/7 metri, per il cedimento della struttura dove stava lavorando, in una ditta di Rosignano, in provincia di Livorno.

04/06/2026 Salvatore Consolatevi meccanico di 53 anni è morto stamattina al Civico di Palermo, dove si trovava ricoverato da ieri sera, dopo essere rimasto schiacciato da un camion, sotto il quale stava lavorando.Lascia la moglie e due figli.

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Prima diventa virale, poi viene prodotto

7 Giugno 2026 ore 00:50

Un costume da bagno da 15 dollari compare online, diventa virale sui social, viene salvato, cercato e commentato e a quel punto parte la produzione. La sequenza è questa, e racconta uno dei cambiamenti più profondi della moda globale: prima il desiderio diventa visibile, poi la fabbrica si mette in moto.

Il modello che sta emergendo in Cina non funziona più solo come il fast fashion tradizionale, quello che produce enormi quantità di capi in anticipo e poi li spinge sul mercato, ora il meccanismo è più rapido e più reattivo, un capo esplode sui social, i dati mostrano che il pubblico lo vuole, i produttori realizzano i primi lotti, le piattaforme misurano le vendite e la produzione cresce solo se il prodotto continua a funzionare.

Uno dei luoghi simbolo di questa trasformazione è Xingcheng, una città costiera del Liaoning, nel nord est della Cina, ha meno di 500.000 abitanti ed è diventata una delle capitali mondiali dei costumi da bagno. Secondo Xinhua, produce circa 170 milioni di pezzi all’anno, cioè un costume da bagno su quattro venduto nel mondo. China Daily stima il valore della filiera locale in circa 15 miliardi di yuan, pari a 2,13 miliardi di dollari. La forza di Xingcheng non sta in una sola megafabbrica, sta in una rete, perchè nel suo territorio convivono aziende strutturate, laboratori più piccoli, fornitori, modellisti, confezionatori, venditori online e operatori della logistica. People’s Daily parla di oltre 1.300 produttori e di circa un terzo della popolazione locale coinvolta nella produzione o nelle attività collegate ai costumi da bagno. Il sistema nasce negli anni Ottanta da laboratori familiari e piccole attività locali. All’inizio erano case trasformate in punti di cucito, macchine domestiche, produzione semplice per il mercato turistico. In quarant’anni quel modello si è trasformato in un distretto industriale collegato alle piattaforme globali. Xinhua indicava già nel 2019 oltre 35.000 imprese e-commerce legate ai costumi da bagno nell’area di Huludao, con esportazioni in più di 140 Paesi attraverso piattaforme come AliExpress e Amazon.

Per molto tempo la moda ha funzionato partendo dall’offerta, i marchi progettavano, producevano, distribuivano e poi aspettavano la risposta del pubblico,  ora, in questi distretti, il segnale arriva prima dal mercato. Un video virale può diventare un’indicazione commerciale, una ricerca improvvisa può attivare un produttore, un aumento dei click può trasformarsi in un primo lotto. E questo rende la produzione molto diversa dal fast fashion classico, è una moda quindi reattiva, quasi in tempo reale, produce meno alla cieca e misura di più, che parte da quantità contenute, osserva la risposta e aumenta se il prodotto vende. La fabbrica diventa un sistema distribuito senza alcuno spreco.

La fabbrica segue l’algoritmo, legge il comportamento del pubblico e reagisce.

Questa capacità riduce in parte il rischio dei magazzini pieni di capi invenduti, perché la produzione può partire da segnali reali. Allo stesso tempo accelera ancora di più il ciclo del consumo. Un capo nasce online, viene desiderato, copiato, prodotto, venduto e sostituito in tempi brevissimi.

La storia di Xingcheng è quindi una nuova fase della produzione globale, simbolo di un’economia che non aspetta più le stagioni, né i cataloghi  né le collezioni, aspetta che qualcosa esploda online.

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La pipì che diventa fertilizzante

7 Giugno 2026 ore 00:31

La pipì è una delle risorse più sprecate delle nostre città, la produciamo continuamente e la mandiamo negli scarichi usando acqua pulita per eliminarla. Dentro quel liquido, però, ci sono azoto, fosforo e potassio, gli stessi nutrienti che servono alle piante per crescere e che l’agricoltura acquista sotto forma di fertilizzanti.

Alla sede dell’Agenzia Spaziale Europea di Parigi questa risorsa viene recuperata. Quando il personale va in bagno, l’urina viene separata alla fonte, prima di essere diluita con l’acqua di scarico, e viene inviata attraverso tubature dedicate a un piccolo impianto di trattamento nel seminterrato dell’edificio. I servizi igienici sembrano bagni normali, ma funzionano in modo diverso; raccolgono il liquido separatamente e lo portano in un sistema che filtra, concentra e sanifica l’urina. Il processo rimuove microinquinanti come residui di farmaci e antibiotici, recupera i nutrienti utili alla crescita delle piante e pastorizza il liquido a 90 gradi, eliminando virus e altri patogeni. Alla fine restano acqua distillata, che può essere riutilizzata nel sistema di lavaggio, e un fertilizzante liquido chiamato Aurin.

Dietro questa tecnologia c’è VunaNexus, una startup svizzera che lavora sul recupero dei nutrienti dall’urina umana. Il suo fertilizzante è approvato in Svizzera e in Francia per l’uso su tutte le piante, viene venduto ad agricoltori, giardinieri e privati, ed è già in fase di test in città come Parigi, Losanna e Zurigo. Per anni un’idea del genere è stata considerata quasi eccentrica, ma oggi lo scenario è cambiato, la guerra, l’aumento dei prezzi dell’energia e le tensioni sulle rotte commerciali hanno mostrato quanto il mercato dei fertilizzanti sia fragile. Gran parte della produzione dipende da gas fossile, materie prime importate e filiere lunghe; quando questi equilibri saltano, aumenta il costo del cibo e cresce il rischio per i paesi più poveri.

Separare l’urina alla fonte rende il trattamento molto più semplice. È lo stesso principio che usiamo quando ricicliamo batterie, metalli o componenti elettronici. Una materia ricca di elementi utili viene raccolta prima che si mescoli con tutto il resto. In questo modo diventa più facile recuperarla e trasformarla in qualcosa di nuovo. Il sistema VunaNexus è già installato in diversi grandi edifici commerciali e residenziali, tra cui una grande banca privata svizzera a Ginevra. Oggi ricicla circa 3 milioni di litri di urina all’anno. La tecnologia sarà utilizzata anche in un nuovo ecoquartiere di Parigi, destinato a diventare uno dei più grandi progetti europei di questo tipo.

Secondo VunaNexus, se tutta l’urina prodotta in Europa venisse recuperata, potrebbe coprire circa il 30% del fabbisogno di azoto. Una quota significativa, capace di ridurre la dipendenza dai fertilizzanti sintetici, alleggerire i depuratori e rendere le città più resilienti.

Ma il nodo principale resta il costo: nei piccoli impianti produrre azoto dall’urina è ancora molto più caro rispetto ai fertilizzanti industriali. Per rendere il sistema competitivo servono impianti più grandi, una raccolta più efficiente e un riconoscimento economico del servizio ambientale svolto. Recuperare urina significa anche trattare meglio le acque reflue, ridurre l’inquinamento e chiudere un ciclo che oggi resta aperto.

Il progetto originario si chiamava Vuna, sigla di Valorisation of Urine Nutrients in Africa, e in isiZulu significa “raccolto”. Più di dieci anni fa, nell’area di Durban, in Sudafrica, furono installati oltre 80.000 bagni secchi capaci di separare l’urina. Il fertilizzante prodotto venne testato anche sulle colture di mais, dimostrando che il sistema funzionava. La difficoltà maggiore era logistica, perché raccogliere, trasportare e trattare grandi quantità di urina richiedeva costi troppo alti. Oggi a Durban ricercatori e organizzazioni locali stanno riprendendo quel lavoro, cercando sistemi più semplici per raccogliere urina da orinatoi pubblici e trasformarla in fertilizzante per gli agricoltori della zona. L’idea è creare un circuito locale, dove una sostanza considerata scarto urbano diventa nutrimento per i campi, infrastruttura sanitaria e possibile lavoro.

La pipì è sempre stata trattata come un rifiuto da far sparire in fretta. In realtà contiene una parte della fertilità che sottraiamo ai campi e poi ricompriamo sotto forma di prodotti industriali. Recuperarla significa guardare diversamente il metabolismo delle città. Il futuro dell’economia circolare passa anche da qui. Da un bagno, una tubatura, un piccolo impianto nel seminterrato, da qualcosa insomma che abbiamo sempre considerato uno scarico e che può tornare a essere una risorsa.

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Un mondo vivibile è possibile, il problema sono i miliardari

6 Giugno 2026 ore 00:10

Il futuro è sempre visto come una condanna già scritta: più caldo, più disuguaglianza, più lavoro, più ricchezza concentrata nelle mani di pochissimi; un pianeta sempre più difficile da abitare e una società sempre più difficile da tenere insieme. Ma il Global Justice Report del World Inequality Lab ribalta questa narrazione.

Secondo il rapporto, un mondo più uguale e ancora vivibile è materialmente possibile, l’umanità potrebbe aumentare il tenore di vita, ridurre le disuguaglianze e mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi entro la fine del secolo. La felicità di una società non si misura soltanto con il PIL, si misura con il tempo libero, la salute, l’istruzione, la sicurezza economica e la qualità dell’ambiente in cui si vive. Una buona vita può richiedere meno consumo materiale e più servizi essenziali, meno estrazione e meno spreco.

Il rapporto indica una riduzione drastica dell’orario di lavoro, fino a circa 1.000 ore l’anno, l’equivalente di una settimana di due giorni e mezzo; chiede di spostare gli investimenti dai settori più pesanti, come industria e miniere, verso istruzione e sanità, attività che consumano molta meno energia e molti meno materiali; prevede anche una riduzione del consumo di carne rossa, tra i fattori legati alla deforestazione e alla distruzione degli ecosistemi.

Secondo il rapporto i redditi dell’89% della popolazione mondiale raddoppierebbero entro il 2100. La quota di ricchezza detenuta dai miliardari, oggi pari a circa il 6% della ricchezza globale, scenderebbe allo 0,05%. Il 50% più povero dell’umanità passerebbe invece dal 2% al 30% della ricchezza globale. Per finanziare questa trasformazione, il rapporto immagina un Fondo globale per la giustizia, alimentato da una forte tassazione dei patrimoni più grandi e da una nuova architettura finanziaria internazionale. Le risorse servirebbero a sostenere la transizione energetica, la sanità, l’istruzione e l’adattamento climatico, soprattutto nei Paesi del Sud globale.

Thomas Piketty, tra i coordinatori del progetto, sostiene che la strada attuale porta verso più combustibili fossili, più ricchezza concentrata, più rabbia sociale e più instabilità politica. Il rapporto usa una parola quasi dimenticata nell’economia contemporanea: “sufficienza”.  Significa vivere bene senza trasformare ogni bisogno in consumo e ogni consumo in distruzione.

Il rapporto mette insieme crisi climatica e disuguaglianza. Una transizione ecologica pagata dai lavoratori fallisce, una politica sociale che ignora i limiti del pianeta fallisce, lq giustizia climatica funziona quando diventa anche giustizia economica.

Un mondo vivibile dunque è possibile, serve decidere per chi vogliamo costruirlo, per l’umanità o per quello 0,001% che oggi concentra una quota enorme della ricchezza globale, parliamo di meno di 60.000 persone, una élite capace di possedere tre volte la ricchezza della metà più povera del pianeta, in cima a questa piramide ci sono nomi noti, Elon Musk, Larry Page, Larry Ellison, Sergey Brin, Jeff Bezos, Michael Dell, Mark Zuckerberg, Jensen Huang, Bernard Arnault e Warren Buffett.

Secondo il rapporto, la quota di ricchezza globale detenuta dai miliardari dovrebbe scendere dal 6% allo 0,05%, mentre il 50% più povero dell’umanità dovrebbe salire dal 2% al 30%. In mezzo c’è la scelta politica del secolo, lasciare che la crisi climatica venga pagata da chi ha meno, oppure usare la ricchezza accumulata in cima alla piramide per finanziare sanità, istruzione, transizione energetica e una vita più libera dal lavoro inutile.

A noi la scelta.

 

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