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Libano, Israele avanza ancora e bombarda su chi scappa

28 Maggio 2026 ore 13:02

Abbattere dieci edifici a Beirut per ogni drone che ferisce un soldato israeliano. È la richiesta che Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze di Tel Aviv, ha rivolto al capo del governo Benjamin Netanyahu come risposta alla morte, per mano di Hezbollah, della sergente Rotem Yanai. «È semplice», ha scritto su X. «Signor primo ministro, lascia che l’Idf vinca e protegga i nostri soldati».

Ma il Libano non ha bisogno di attendere la rappresaglia invocata da Smotrich. Dalla sera di martedì 26 maggio è in corso una vasta offensiva israeliana nel Sud del Paese, che nelle ultime ore sta coinvolgendo soprattutto Tiro, 200mila abitanti, uno dei centri maggiori dopo la capitale, e Sidone (circa 60mila). A ordinarla è stato lo stesso Netanyahu dopo gli attacchi con droni condotti da Hezbollah contro le truppe che occupano parte del Libano meridionale e contro i civili nel nord di Israele. L’attacco è stato preceduto da un ordine di evacuazione arrivato due ore prima dell’inizio dei bombardamenti, che sono quindi iniziati con le persone ancora in fuga. Online, sono diversi i video che mostrano gruppi di cittadini coperti di polvere radunati sotto gli edifici crollati. I morti – alla mattina di giovedì 28 maggio – sono almeno 12, che vanno ad aggiungersi ai 30 dei due giorni precedenti.

Inizialmente, l’ordine di evacuare sopra al fiume Zahrani, circa 40 chilometri a nord del confine con Israele, è stato rivolto ai cittadini di Tiro e a quelli dei villaggi limitrofi. In serata, però, l’esercito israeliano ha dichiarato delimitato come “zona di combattimento” tutta l’area che si trova tra la Linea Blu (il confine con Israele) e questa nuova linea di demarcazione interna: si tratta di circa il 18% del territorio libanese. Al momento, le truppe di terra non sono ancora arrivate in quest’area, ma un canale tv libanese ha affermato che un carro armato israeliano sarebbe stato visto circa 5 chilometri a nord del fiume Litani – quindi nell’area tra questo corso d’acqua e il fiume Zahrani -: se confermato, sarebbe il più a nord mai raggiunto da un veicolo di Tel Aviv dai tempi della prima guerra con il Libano, nel 1982. Il fiume Litani delimita a nord la zona cuscinetto stabilita da una risoluzione Onu in cui l’unica presenza militare consentita è quella libanese e quella dell’Unifil. Sebbene la risoluzione sia di fatto carta straccia vista la presenza sia di Hezbollah che dell’Idf, superare addirittura questa linea sarebbe un salto di livello all’interno del conflitto.

Sebbene Israele affermi di mirare alle postazioni di Hezbollah, sono diversi i civili coinvolti. Secondo l’agenzia di stampa statale libanese Nna, una famiglia di sei persone è stata centrata da un drone mentre percorreva l’autostrada di Adlun, nella zona di Nabi Sari all’interno del distretto di Zaharani, proprio per evacuare. Nell’area sarebbe morto anche un soldato dell’esercito libanese. A Sidone, invece, un missile ha colpito un palazzo nella zona di Qiaa: i soccorritori hanno recuperato tre corpi, mentre i feriti sono cinque. A Tiro, infine, un drone ha colpito una motocicletta, causando due morti.

Dall’inizio della settimana, sono almeno 550 (135 nelle ultime 24 ore) gli obiettivi di Hezbollah che Israele ha dichiarato di aver colpito, nonostante la proroga del cessate il fuoco firmata il 15 maggio. Dall’inizio di marzo, quando Israele ha lanciato l’offensiva contro Hezbollah in seguito all’attacco condotto assieme agli Stati Uniti contro l’Iran, i morti in Libano sono 3.269, con 9.840 feriti. Gli sfollati, invece, sono circa un milione, più o meno un quinto della popolazione.

In apertura: una donna controlla il suo appartamento a Sidone, giovedì 28 maggio. (AP Photo/Mohammed Zaatari/Lapresse)

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