Mondiali, Austria-Giordania 3-1: in gol Schmid, Ali Olwan, autogol di Yazan Alarab, rig. Arnautovic


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Tijuana–Los Angeles, partita, Los Angeles-Tijuana. Tutto in 24 ore. Anzi, meno. L’Iran ha iniziato la sua avventura ai Mondiali 2026 che si giocano tra Usa, Canada e Messico e lo ha fatto in mezzo a non poche difficoltà nel pre, durante e nel post gara, nonostante il giorno prima Trump abbia annunciato l’accordo con Teheran per la fine della guerra. Sul campo contro la Nuova Zelanda è finita 2-2, con la formazione iraniana che ha recuperato per due volte lo svantaggio, ma a far discutere è il contorno del match tra fischi all’inno, bandiere controverse in tribuna, esultanze discutibili, dichiarazioni pesanti nel post gara e qualche problemino per tornare in Messico, dove si trova il quartier generale dell’Iran, a cui è concesso entrare negli Usa soltanto per le partite.
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Costretta a trasferirsi in Messico all’ultimo minuto (il “primo” quartier generale era in Arizona), ostacolata dai visti arrivati solo all’ultimo momento (e negato a una quindicina di membri dello staff tecnico) e con l’obbligo di entrare e uscire dagli Usa in massimo 24 ore, la nazionale iraniana ha giocato la propria partita, cercando di tenere lo sport “separato dalla politica”, come aveva chiesto il suo allenatore. Ciò non è accaduto però sugli spalti, dove la partita è stata molto carica di tensione emotiva.
I membri della diaspora iraniana, nota come “Tehrangeles“, hanno manifestato contro la Repubblica islamica fuori dallo stadio, mentre centinaia di tifosi all’interno hanno esposto l’emblema del leone e del sole, simboli della bandiera prima della rivoluzione del 1979. Una protesta contro l’attuale regime. I funzionari iraniani avevano ribadito che era responsabilità della Fifa garantire che fosse esposta solo la bandiera attuale, minacciando di interrompere la partita in caso contrario. Poi sono arrivati anche i fischi durante l’inno. Da lì sugli spalti si è cominciato a tifare, ma solo per la nazione e per il popolo iraniano, non per la squadra, storicamente considerata molto vicina al regime di Teheran. A fine partita l’autore del gol del momentaneo 1-1, Ramin Rezaeian, interpellato sui fischi all’inno da un giornalista, ha risposto “non sono affari tuoi“. “Se c’è qualche problema tra noi, sono affari nostri, non ti riguardano – ha detto Rezaeian in modo brusco -. Ti rispetto, ma è una questione che ci riguarda e la risolveremo, non preoccupartene”.
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Le bandiere con il leone e il sole, le proteste fuori dallo stadio e i fischi durante l’inno, ma non solo. A far discutere durante la partita è stata l’esultanza di Mohammad Mohebi, che ha segnato il gol del definitivo 2-2. L’esultanza di Mohebi si è suddivisa in due parti: prima ha fatto il gesto che richiama un’iniezione sul braccio, la cosiddetta ‘ice in my veins’ usata spesso in Nba, per indicare la freddezza nei momenti decisivi. E fin qui nulla di strano.
Subito dopo, però, l’attaccante 27enne del Rostov ha guardato verso le tribune e ha mimato un gesto che in molti hanno interpretato come uno sparo con una pistola rivolto ai presenti. “È stato un gesto spontaneo – ha detto Mohebi nel post gara – nato in quel preciso momento. Solo un’esultanza e basta”. Un‘esultanza molto chiacchierata, visto il contesto storico e geopolitico già di per sé parecchio delicato.
La fase più calda delle 24 ore dell’Iran negli Usa è stata sicuramente quella del post gara, quando – a detta del commissario tecnico Amir Ghalenoei e del capitano Mehdi Taremi – alla nazionale è stato chiesto di “andare via subito“. “Siamo la squadra più maltrattata di tutto il Mondiale“, ha aggiunto il ct Amir Ghalenoei, riferendosi ai problemi logistici e per ottenere i visti. “Non sappiamo nemmeno il perché ed è molto strano, altri stanno decidendo al posto nostro“, le sue parole nella conferenza stampa successiva alla partita.
“Prima della partita, ho detto che non abbiamo avuto tempo di adattarci a causa del viaggio”, ha spiegato Ghalenoei, “molti dei nostri giocatori hanno avuto crampi, ed è per questo che abbiamo dovuto sostituirli. Quindi non è stato per motivi tecnici che abbiamo effettuato le sostituzioni. È stato a causa degli infortuni e dei crampi. Saranno visitati dal nostro staff tecnico, ma il fatto che abbiano ritardato il nostro arrivo e ci stiano costringendo a tornare indietro in anticipo senza tempo per il recupero, sta rendendo la situazione più difficile”
“È molto stressante per i giocatori, riceviamo poco sostegno, credo che la Fifa avrebbe potuto fare di meglio – aveva rincarato la dose Taremi – Siamo stanchi di questa situazione. Abbiamo avuto molti problemi negli ultimi mesi. Vogliamo soltanto pace e gioia. Non sono questi gli slogan della Fifa?”. Parole che Taremi ha rivolto anche al presidente della Fifa, Gianni Infantino, che dopo la gara aveva fatto visita alla squadra negli spogliatoi. “Gli abbiamo chiesto le stesse cose, lui vuole aiutare ma ci sono altri problemi“, si è limitato a dire l’ex attaccante dell’Inter.
Anche il ritorno in Messico non è stato dei più sereni: secondo quanto riportato da RMC Sport, due calciatori – l’ex attaccante dell’Inter e capitano della nazionale Mehdi Taremi e il compagno di squadra Saeed Al–Alawi – hanno avuto delle complicazioni durante l’imbarco sul volo di ritorno da Los Angeles, circostanze simili a quelle già vissute al loro arrivo. Da Teheran la Federazione ha fatto sapere che le procedure per lasciare l’aeroporto si sono protratte in modo ingiustificato, ritardando così la partenza per Tijuana. Successivamente la Federazione ha riportato che il visto di un altro giocatore, Mehdi Torabi, era scaduto perché valido per un solo ingresso e che si sta già lavorando per rinnovarlo in vista delle prossime partite.
Domenica l’Iran tornerà di nuovo negli Stati Uniti per affrontare il Belgio ancora a Los Angeles, in una sfida già cruciale per il cammino nel girone. Ma dopo tutto ciò che è accaduto nelle ultime 24 ore, la sensazione è che i problemi più grandi per la nazionale iraniana non siano in campo. Tra tensioni politiche, ostacoli burocratici e continui imprevisti logistici, la partita più complicata dell’Iran sembra ancora giocarsi fuori.
L'articolo Mondiali, come sono andate le 24 ore dell’Iran negli Usa: dai fischi durante l’inno all’esultanza molto discussa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Testa bassa, sguardo fisso a terra, mani dietro la schiena. Marcelo El Loco Bielsa non è mai banale. Nemmeno nelle foto da “figurina” durante lo shooting dei Mondiali 2026. La foto è già iconica e ha già fatto il giro del mondo. E infatti – dopo il pareggio del suo Uruguay contro l’Arabia Saudita – una delle prime domande è stata proprio su questo tema. Una domanda che ha infastidito il commissario tecnico dell’Uruguay: “Non devo dare alcuna spiegazione. Mi hanno scattato quella foto così com’è, non sono un modello. Ero di fronte ai fotografi ed è quella la foto che mi hanno scattato”.
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Bielsa ha risposto indispettito al giornalista in questione, ribadendo: “Devo anche spiegare perché non guardo l’obiettivo nella foto? In questo momento non sono spiegazioni che devo dare. C’è un limite a ciò che bisogna spiegare: se si indossano gli occhiali, perché si indossano gli occhiali, se si guarda negli occhi, perché si guarda negli occhi, se si guarda in basso o in alto. Ci sono così tante cose da spiegare. Non abbiamo l’obbligo di comportarci come modelli per soddisfare pretese che non hanno alcun fondamento”, ha concluso il commissario tecnico dell’Uruguay.
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L'articolo Testa bassa e mani dietro la schiena: la foto di Bielsa ai Mondiali è già iconica. “Non sono un modello, non devo spiegare nulla” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non è bastato l’imbarazzo durante la finale del Mondiale per Club, a giugno, tra Chelsea e Psg al MetLife Stadium di East Rutherford. Il prossimo 19 luglio, sempre al Metlife Stadium, potrebbe essere ancora Donald Trump a consegnare la Coppa del Mondo (questa volta per nazionali) al capitano della squadra vincitrice. Secondo Talksport, il presidente degli Usa avrebbe avuto l’ok per prendere parte alla cerimonia, come appunto già successo l’estate scorsa in occasione del Mondiale per Club, ma in questo caso potrebbe anche spingersi oltre e consegnare solo lui il trofeo, infrangendo il protocollo ufficiale. Alla cerimonia saranno invitati anche i presidenti di Messico e Canada, gli altri due Paesi organizzatori.
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Il protocollo FIFA prevede infatti solitamente che il trofeo presente su un piedistallo venga portato sul podio per la cerimonia di premiazione da un esponente della squadra vincitrice. Questa volta, secondo Talksport, la FIFA lascerà a Trump la decisione se rimanere con la squadra durante la cerimonia o se restare con altri dirigenti.
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Fonti interne alla Casa Bianca ritengono che Trump sceglierà ancora una volta di festeggiare con la squadra vincitrice, come già fatto con il Chelsea, mettendo in imbarazzo sia Reece James che Cole Palmer, protagonista di quella finale. In quella circostanza Palmer aveva infatti chiesto al capitano James “cosa facesse Trump sul palco con loro”. Il trequartista del Chelsea era stato decisivo con una doppietta, ma durante l’alzata della coppa era stato oscurato dal presidente Usa, che si era piazzato proprio davanti a lui. Trump non ha assistito alla partita d’esordio della nazionale statunitense contro il Paraguay per un impegno già programmato prima, ma sarà presente alla finale dei Mondiali al MetLife Stadium il 19 luglio e già prima potrebbe assistere ad altre partite della Coppa del Mondo.
L'articolo Trump vuole consegnare la coppa ai vincitori dei Mondiali: la Fifa è pronta a dire di sì (infrangendo il protocollo) proviene da Il Fatto Quotidiano.
I treni, una volta (non sempre e sicuramente quasi mai nell’era-Salvini), arrivavano in orario. Oggi, altra certezza, le partite del mondiale della santa trinità Usa–Canada–Messico non rispettano la legge dell’orologio. Il calcio d’inizio è ad minchiam, come avrebbe detto il professor Scoglio. Secondo il sito della Bbc, nessuna gara ha rispettato l’ora stabilita tra le prime otto andate in scena: il ritardo medio è di tre minuti. Il match inaugurale Messico–Sudafrica è cominciato con 6’ di attesa, a ruota Qatar-Svizzera con 4’ e 53 secondi. Gli unici che hanno registrato un “posticipo” inferiore a un minuto sono stati Australia–Turchia (40 secondi) e Corea del Sud–Repubblica Ceca (51 secondi): magari i treni di Salvini avessero questa puntualità.
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La causa principale di questa attesa è legata ai laboriosi cerimoniali. Una delle novità del protocollo riguarda l’esecuzione degli inni nazionali, con l’intera squadra schierata a petto in fuori. Il rompete le righe comporta il ripiegamento di quindici giocatori in panchina, trenta se consideriamo le due formazioni: grande confusione sotto il cielo, talvolta anche sotto il tetto che ricopre gli stadi. Questo ritardo si aggiunge alle due pause di metà tempo per consentire ai giocatori di “rinfrescarsi”. Sono bastate le prime due giornate per capire che, dietro al “cooling break” (ribatezzati come “hydration break”), si nasconde in realtà un bieco interesse commerciale.
I due pit stop sono stati venduti agli inserzionisti pubblicitari a peso d’oro. Con una furbata nella furbata: se milioni di telespettatori approfittano spesso dell’intervallo tra i due tempi per fare mille cose – chi mangia, chi si fa la doccia, chi porta il cane a fare pipì, chi smanetta sul telefonino – perché c’è uno scadenzario più o meno consolidato, la pausa per rinfrescarsi inchioda chi sta seduto sul divano di fronte alla tv. Nessuno rischia di abbandonare la postazione, nel timore di una repentina ripresa del gioco che potrebbe regalare un gol o comunque un’emozione. Anche i recuperi viaggiano su distanze sempre più dilatate: le partite durano ormai oltre cento minuti.
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Il calcio dei quattro tempi è uno dei regali del mondo Maga, ispirato dal trumpismo e benedetto dal presidente Fifa, Gianni Infantino, che, per non negarsi nulla, ha voluto fare anche lo spiritoso sul conto dell’Italia. Poche ore prima, era uscito sulla Gazzetta dello Sport il suo editoriale di apertura del mondiale: invece di ringraziare la “rosea”, che gli ha concesso ossigeno dopo giorni di critiche internazionali, ha pensato bene di ironizzare sugli azzurri, fuori dal mondiale per la terza volta di fila. Vatti a fidare dei potenti e degli amici (finti).
Ma Infantino è questo: un pifferaio magico (un po’ Maga e un po’ Magò, per intenderci). Ha invitato negli Stati Uniti due leggende come Roberto Baggio e Gianni Rivera. Passi il primo, ma il secondo, che in gioventù si mise contro i cosiddetti poteri forti del calcio e in età matura fu acerrimo nemico di Silvio Berlusconi, perché si è concesso a Infantino? Il ricordo di Italia-Germania 4-3 allo stadio Azteca di Città del Messico non meritava di finire in pasto al presidente della Fifa. Non lo meritava soprattutto il gol di Rivera, quello che decise la sfida. Infantino, quel 17 giugno 1970, aveva appena 3 mesi e 25 giorni: che può saperne lui della partita del secolo?
L'articolo Il Mondiale delle furbate: si comincia sempre in ritardo, ci si ferma per gli spot e si finisce dopo cento minuti proviene da Il Fatto Quotidiano.
La Fifa ha assolto l’assistente var Shaun Evans, accusato ieri di aver fatto il gesto del “white power“, utilizzato da tempo negli ambienti dell’estrema destra e in particolare come simbolo dei suprematisti bianchi. Il comitato disciplinare indipendente della Fifa ha infatti confermato che, dopo aver esaminato la questione relativa all’assistente arbitrale video, non ha riscontrato alcuna prova di violazione del codice disciplinare Fifa.
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Il Comitato disciplinare ha anche preso atto della dichiarazione dell’arbitro australiano Evans dopo le accuse di aver fatto il presunto gesto dei suprematisti bianchi, l’ok rovesciato, fatto in sala Var prima di Germania–Curaçao. “Vorrei chiarire che non ho fatto intenzionalmente alcun gesto o simbolo con la mano per comunicare un messaggio – ha detto l’arbitro australiano Shaun Evans – un’affiliazione, un gioco o una convinzione di alcun tipo. L’unica spiegazione che posso offrire è che il movimento è stato un tic involontario e subconscio e non mi sono reso conto di averlo fatto in quel momento“.
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L’arbitro si è successivamente giustificato, spiegando: “Le immagini scattate successivamente durante la partita mostrano che ho ripetuto questo movimento molte volte tenendo una penna tra le dita. La copertura mediatica successiva a questo incidente – sottolinea Evans – non rispecchia affatto chi sono. Certo, capisco come il gesto sia stato interpretato e me ne dispiace, tuttavia voglio essere molto chiaro e affermare categoricamente che non ho fatto consapevolmente o deliberatamente il simbolo con la mano in questione. Arbitrare ai Mondiali è il più grande onore della mia carriera e non vedo l’ora di supportare i miei colleghi per il resto del torneo”, ha concluso l’arbitro. La Fifa ha poi annunciato la chiusura dell’indagine preliminare, concludendo di non poter dimostrare alcuna violazione del proprio codice disciplinare.
L'articolo La Fifa assolve l’arbitro accusato di aver fatto il gesto del “white power”. Lui si giustifica: “Solo un tic” proviene da Il Fatto Quotidiano.
C’è stato un momento, al 39esimo minuto della partita tra Spagna e Capo Verde, in cui tutti hanno capito che Vozinha, il portiere dell’isola vulcanica che di mestiere fa il dentista, sarebbe stato un problema per le Furie Rosse. Prima ha ostacolato Ferran Torres (che ha colpito la traversa), poi la respinta su Oyarzabal. Alla fine il referto ufficiale Fifa dice sette parate, tutte decisive. 0-0 a sorpresa e Vozinha Mvp della gara e… dei social! Perché il portiere di Capo Verde – nel giro di poche ore – ha guadagnato milioni di followers. Non migliaia, ma milioni. Era a 50mila followers prima della partita, sono diventati 6M adesso. E probabilmente mentre leggete questo pezzo sono anche aumentati.
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Un’ascesa social che lo ha lasciato a bocca aperta. “È una cosa pazzesca, siete matti“, ha detto il portiere in un’intervista concessa nel post partita a una televisione brasiliana, portandosi le mani alla bocca e non riuscendo a mascherare il proprio stupore. Vozinha è scoppiato in lacrime a fine partita, dopo lo storico pareggio contro la nazionale spagnola: “Ho pianto perché sono cresciuto con i miei nonni e loro non potevano essere qui. Sono morti. Anche mia madre non è potuta venire per un problema di visto e per i soldi che avremmo dovuto spendere. Non siamo riusciti a organizzare tutto in tempo”, ha concluso il portiere di Capo Verde.
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Nato a Capo Verde con il nome di Josimar José Evora Dias, è stato cresciuto dai nonni, perché il padre era impegnato nel servizio militare e la madre lavorava duramente per mantenere la famiglia. Sono stati i nonni a dargli il soprannome di Vozinha, che si traduce approssimativamente con “voce”. Ha cominciato a giocare nel Batuque, per poi passare nel 2011 ai rivali del CS Mindelense. Dopo ottime prestazioni con il club locale, è stato ingaggiato dal Progresso Associação do Sambizanga in Angola. Nel 2013 è tornato al Mindelense e ha giocato nella lega dell’isola di São Vicente.
Il 7 luglio 2015 è stato tesserato dallo Zimbru Chișinău, in Moldavia e poi ancora in Portogallo al Gil Vicente, in seconda divisione. Nel corso della stagione parò 8 calci di rigore. Il 7 giugno 2017 si accorda a parametro zero all’AEL Limassol, firmando un contratto valido per due anni, poi prolungato fino al 2022. Nei due anni successivi ha giocato in Slovacchia nel AS Trenčín. Nel 2024 torna in Portogallo, ingaggiato dal Chaves in seconda divisione, club dove milita adesso.
L'articolo Da 50mila a 6 milioni di follower in una notte: il boom social di Vozinha, portiere-dentista che ha fermato la Spagna. “Voi siete matti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Altra giornata dei Mondiali, altri risultati sorprendenti. È stata la notte dei pareggi: ben quattro su quattro partite. E se alcuni erano pronosticabili, altri lo sono stati meno. Come quello del pomeriggio del 15 giugno della Spagna contro Capo Verde e quello nella notte dell’Uruguay contro l’Arabia Saudita. In mezzo anche lo stop del Belgio e il pareggio del tanto discusso Iran all’esordio. Alcuni sono stati match piacevoli, altri più noiosi, ma è stata una giornata in cui ha regnato decisamente l’equilibrio.
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Il pomeriggio italiano si era aperto con il pareggio a sorpresa della Spagna per 0-0 contro Capo Verde: è la prima vera sorpresa del torneo. La formazione di De la Fuente ha dominato come prevedibile, ha tirato ben 27 volte, di cui 7 verso lo specchio della porta, ma non è mai riuscita a battere Vozinha, portiere di Capo Verde ed eroe di giornata grazie anche a un incredibile exploit social che da 50mila followers lo ha portato a 6 milioni nel giro di pochissime ore. Comincia con il freno a mano tirato così la formazione iberica. L’unica buona notizia: il ritorno in campo di Lamine Yamal post infortunio.
In serata invece alle 21 c’è stato l’esordio del Belgio, che ha faticato tantissimo contro l’Egitto. 1-1 il finale, con la formazione belga che è anche andata sotto nel punteggio per il gol egiziano di Emam Ashour nel primo tempo. Nella ripresa invece il ritorno di Romelu Lukaku ha cambiato volto alla sua nazionale: dopo 26 secondi dal suo ingresso in campo, infatti, l’attaccante del Napoli ha propiziato l’autogol che poi fissato il risultato finale sull’1-1.
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Anche la notte italiana si è aperta con un pareggio: quello sorprendente tra Arabia Saudita e Uruguay per 1-1 nl girone H, lo stesso della Spagna. La formazione sudamericana è andata sotto nel primo tempo con il gol di Abdulelah Al Amri per l’Arabia Saudita che – dopo aver battuto l’Argentina all’esordio nel 2022 – si conferma bestia nera delle squadre del Sud America. Il pareggio è arrivato a 10 minuti dalla fine con Maximiliano Araujo, attaccante dello Sporting Cp.
Nel Gruppo G è stato invece il momento dell’esordio dell’Iran, che ha pareggiato contro la Nuova Zelanda per 2-2. La selezione iraniana – tra le più discusse del torneo – ha agganciato la Nuova Zelanda per due volte: in apertura di match il gol di Elijah Henry Just, poi il pareggio di Rezaeian. Nel secondo tempo, passati 9 minuti, in gol ancora Just per i neozelandesi, fino al 2-2 definitivo segnato da Mohebi. Nel post gara non sono mancate le polemiche, con la denuncia del ct dell’Iran Ghalenoei: “Dopo la partita ci hanno detto: ‘Dovete partire subito’”.
Spagna-Capo Verde 0-0
Belgio-Egitto 1-1 (nel pt 20′ Ashour, nel st 66′ aut. Hany)
Arabia Saudita-Uruguay 1-1 (nel pt 41′ Al Amri, nel st 80′ Araujo)
Iran-Nuova Zelanda 2-2 (nel pt 7′ Just, 32′ Rezaeian; nel st 54′ Just, 64′ Mohebi)
L'articolo Mondiali, i risultati della notte: l’Iran comincia con un pareggio, stop a sorpresa dell’Uruguay | La nuova classifica proviene da Il Fatto Quotidiano.
Novanta minuti più recupero. Tanto è durato il Mondiale da commissario tecnico della Tunisia di Sabri Lamouchi. In poco meno di ventiquattro ore all’ex centrocampista è successo più o meno di tutto. Prima i cinque gol incassati dalla Svezia, non esattamente una plutocrazia del calcio internazionale, nella sfida d’esordio. Poi la richiesta di esonero immediato da parte di alcuni suoi giocatori mentre il ct era ancora in campo. E dopo ancora un’accesa litigata con alcuni calciatori della nazionale, una riunione d’emergenza della Federcalcio tunisina per decidere il suo futuro, la scelta dell’esonero, poi no e alla fine è arrivato il comunicato: esonerato. Al suo posto arriva Hervé Renard. Una giornata da mal di testa che rischia di già di entrare nella storia della Coppa del Mondo. Il malcontento nei confronti dell’operato del tecnico parte da lontano. Il 3 gennaio del 2026 la Tunisia di Sami Trabelsi era stata eliminata dalla Coppa d’Africa dal Mali. Un risultato deludente che aveva portato al cambio in panchina.
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Arrivederci Trabelsi, benvenuto Lamouchi. L’ex centrocampista di Monaco, Parma, Inter e Genoa aveva un rapporto tutto particolare con le “Aquile di Cartagine”. Nato a Lione da genitori emigrati da Dahmani, paese di circa seimila abitanti a nord della Tunisia, da calciatore aveva deciso di vestire la maglia della Francia. Un dettaglio superfluo, che non aveva intaccato il suo rapporto con la terra dei suoi genitori. Almeno non quanto hanno fatto i risultati ottenuti da selezionatore. Prima del Mondiale Lamouchi ha guidato la Tunisia in quattro amichevoli. Ma dopo il successo per 1-0 al debutto contro Haiti e il pareggio nella seconda sfida contro il Canada, sono arrivate solo sconfitte. Prima un 1-0 a inizio giugno contro l’Austria. Poi uno straziante 5-0 contro il Belgio a 9 giorni dalla prima sfida del Mondiale. Gli animi non erano già alle stelle. Così la disfatta per 5-1 contro la Svezia ha assunto le dimensioni di una Caporetto per la selezione nordafricana.
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Secondo quanto riportato da fonti tunisine alcuni giocatori e membri dello staff avrebbero chiesto ad alta voce l’esonero di Lamouchi prima ancora del triplice fischio. Poi a fine partita il ct si è presentato davanti alle telecamere e ha parlato di una sconfitta pesante figlia soprattutto di “errori individuali” e di una certa “fragilità tattica”. Parole che non hanno fatto altro che aumentare la tensione. Da questo momento la situazione è degenerata. Tanto che al rientro in hotel la rabbia sarebbe esplosa. Alcuni media tunisini raccontano di una “rissa” che sarebbe scoppiata tra lo stesso Lamouchi, alcuni giocatori, membri dello staff e tifosi. Altri media internazionali, invece, parlano di un diverbio piuttosto acceso tra una decina di tifosi e il figlio di Lamouchi. A quel punto la Federcalcio tunisina ha deciso di convocare una riunione d’urgenza per decidere il futuro del tecnico.
Gli spazi di trattativa erano inesistenti. Il ct è stato esonerato e la Fédération Tunisienne de Football ha diramato un comunicato. Solo che poi il post è scomparso dai social all’improvviso. E poi rimesso dopo qualche ora. Così il Mondiale ha tirato un altro colpo mancino a Lamouchi. Nel 1998, infatti, il centrocampista è stato inserito dall’allora ct Aimé Jaquet nella lista dei preconvocati della Francia in vista della Coppa del Mondo casalinga. Poi però al momento di presentare la lista definitiva è arrivato il taglio. I galletti hanno vinto il Mondiale, ma Sabri si è dovuto accontentare di vedere il successo dei suoi amici in diretta tv. “L’ho vissuta come un’ingiustizia – racconterà anni dopo al Telegraph – Meritavo di giocarli. Poi il dolore me lo sono lasciato alle spalle e mi ha reso più forte. Ma non aver giocato il Mondiale del 1998 è il peggior ricordo della mia carriera calcistica”. Almeno fino alla sconfitta contro la Svezia dell’altro giorno.
L'articolo Caos Tunisia, esonerato Lamouchi: giocatori contro il ct e lite in hotel dopo la sconfitta all’esordio. Al suo posto Hervé Renard proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Dopo la partita di oggi, ci hanno detto: ‘Dovete partire immediatamente’”. A parlare è Amir Ghalenoei, allenatore dell’Iran ai Mondiali di calcio. La sua squadra ha pareggiato 2-2 all’esordio nel torneo contro la Nuova Zelanda, ha ottenuto un buon punto ma subito dopo la partita è stato ordinato loro di tornare immediatamente in Messico dagli Usa. È quanto ha spiegato il commissario tecnico nella classica intervista post partita.
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La squadra – che ha l’obbligo di entrare e uscire negli Usa nel giro di massimo 24 ore – si aspettava di trascorrere la notte in California per ottimizzare il normale processo di recupero, ma subito dopo il match è stato comunicato a tutti che dovevano salire immediatamente su un aereo per il viaggio di 225 km di ritorno a Tijuana. “Non ci hanno nemmeno dato il tempo di recuperare”, ha detto Ghalenoei tramite un interprete. “Per noi è molto importante avere tempo per recuperare, ma ci viene chiesto di salire su un aereo e tornare al nostro ritiro a Tijuana, e questo ci preoccupa molto”. Il capitano dell’Iran Mehdi Taremi – che già nella conferenza stampa pre partita era stato molto critico – ha aggiunto: “Dobbiamo lasciare Los Angeles subito, e non è una buona cosa per noi. Penso che la Fifa debba aiutarci di più. … In realtà, per noi è tutto un disastro”.
L’attaccante trentatreenne ex Inter ha rivelato che il presidente della Fifa Gianni Infantino ha fatto visita ai giocatori negli spogliatoi. “Gli sono state chieste le stesse cose (…) vuole aiutare, ma ci sono altri problemi” che lo ostacolano, ha detto, senza menzionare direttamente l’amministrazione americana. Taremi ha anche ringraziato “i tifosi di Los Angeles”, che hanno sostenuto con forza la squadra dei Melli.
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L'articolo Mondiali, la denuncia del ct dell’Iran Ghalenoei: “Dopo la partita ci hanno detto: ‘Dovete partire subito’”. Taremi: “Infantino è venuto negli spogliatoi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Delle dieci potenze mondiali l’unica a non aver mai giocato una Coppa del Mondo di calcio è l’India. Per la verità una volta era anche riuscita a qualificarsi: per il mondiale brasiliano del 1950, visto il ritiro di tutte le altre nazionali della sua area, ma alla fine anche l’India si ritirò e per un motivo singolare. La Fifa, infatti, comunicò a tutte le squadre che non ci sarebbero state deroghe alle… scarpe. Già, era il 1950, molti calciatori indiani abituati a giocare scalzi comunicarono che se non a piedi nudi non avrebbero preso parte alla competizione. Secondo indiscrezioni però dietro la motivazione ufficiale c’era il timore di fare una figuraccia, visto il calibro delle avversarie (l’India avrebbe giocato la prima gara contro l’Italia, che aveva vinto le ultime due edizioni della Coppa).
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Di fatto nuove occasioni di partecipare alla massima competizione calcistica non ci sono state da allora. Il massimo risultato raggiunto è un secondo posto in Coppa d’Asia nel 1964. Il calcio, insomma, non fa breccia nel cuore degli indiani, più affezionati al cricket, e poi al badminton, alla lotta o all’hockey sul prato. Tuttavia, se anche al Mondiale 2026 in Stati Uniti, Canada e Messico l’India non c’è, ci sono gli indiani.
Sono quattro infatti i calciatori d’origine indiana che partecipano, con quattro nazionali diverse, alla competizione. Nella Nuova Zelanda c’è Sapreet Singh, le cui radici sono inequivocabili già dal cognome: centrocampista offensivo di grande talento, è stato anche il primo calciatore di origini indiane a giocare in Bundesliga: vanta due presenze nel Bayern Monaco (e due ottime stagioni al Bayern Riserve) e oggi gioca in Australia.
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E proprio nell’Australia gioca in attacco Nishan Velupillay, padre originario dello Sri Lanka e madre anglo-indiana, cresciuto nel Melbourn Victory dove gioca tutt’ora come ala sinistra: con i Socceroos ha avuto un impatto importante fin dall’esordio, con un gol importantissimo messo nella gara di qualificazione contro la Cina, dopo pochi secondo dal suo ingresso in campo.
E nel centrocampo del Congo sarà schierato Samuel Moutoussamy, mediano ormai trentenne che gioca nell’Atromitos in Grecia. Moutoussamy arriva dalla Francia, la mamma è congolese mentre il padre è franco-guadalupense ma di origine tamil. Cresciuto nel vivaio nel Lione, si è affermato in particolare al Nantes: gioca nella nazionale congolese ormai dal 2018.
Il talento più interessante di origine indiana gioca nel Qatar, ed è Tahsin Mohammed Jamshid, un 2006 che gioca come ala sinistra, attaccante che può giocare sia come seconda punta che come ala, visto che è molto bravo nell’uno contro uno. Il padre e la madre arrivano dal Kerala e si trasferirono a Doha nel 1996: anche il papà è stato un buon calciatore a livello universitario.
L’India evidentemene dovrà ancora aspettare per vedere la propria bandiera sventolare in un Mondiale di calcio. Intanto, però, milioni di indiani sparsi per il mondo possono riconoscersi nelle storie di Singh, Velupillay, Moutoussamy e Jamshid. Quattro maglie diverse, quattro percorsi differenti, ma un filo comune che attraversa continenti e generazioni. Perché forse nel 2026 la storia (calcistica) di un Paese non si racconta soltanto attraverso la sua nazionale, ma anche attraverso i figli e i nipoti che ne portano le radici sui palcoscenici più importanti del mondo.
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Riecco Argentina e Francia. La squadra campione in carica e la finalista della passata edizione, vincitrice nel 2018. Comincia anche il loro percorso ai Mondiali 2026, in modo però completamente diverso.
Partiamo dai Blues del ct Didier Deschamps: sono considerati i favoriti insieme alla Spagna. In attacco i problemi sono soprattutto di abbondanza, forse a centrocampo c’è qualche lacuna. Resta uno squadrone, che però è chiamato a partire subito forte: di fronte c’è il Senegal, uno delle Nazionali africane chiamate a recitare il ruolo di outsider. Il match è in programma nella prima serata italiana (diretta anche sulla Rai). Dopo Brasile-Marocco e Olanda-Giappone, è la sfida cerchiata in rosso nella prima tornata di match.
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La Francia non può rischiare, anche perché il girone non ammette troppi passi falsi: ne fa parte anche la Norvegia di Haaland e compagni, che a mezzanotte sfida l’Iraq ed è nettamente favorita per portare subito a casa tre punti. D’accordo che per passare ai sedicesimi basta anche una vittoria (si qualificano le 8 migliori terze), ma il rischio è poi di ritrovarsi in un lato di tabellone poco gradito.
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Nella notte italiana invece scoprirà le sue carte anche l’Argentina del ct Lionel Scaloni. Come si diceva, qui la situazione si ribalta: l’Albiceleste deve fare i conti con una serie di infortuni e tanti dubbi sulla tenuta di alcuni giocatori chiave, ormai invecchiati. Su tutti lo stesso Messi. L’Algeria non dovrebbe essere un ostacolo insormontabile. La fortuna dell’Argentina è che punto il girone non pare così insidioso. C’è l’Austria di Rangnick, che quando in Italia sarà già l’alba del 17 giugno sfiderà la modesta Giordania.
Francia-Senegal (girone I)
Orario: 21:00
New York/New Jersey: Meadowlands Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN, Rai 1 e RaiPlay
Iraq-Norvegia (girone I)
Orario: 00:00 (mezzanotte tra il 16 e il 17 giugno)
Boston: Gillette Stadium, Foxborough
Dove vedere in tv e streaming: DAZN
Argentina-Algeria (girone J)
Orario: 03:00
Kansas City: Arrowhead Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN
Austria-Giordania (girone J)
Orario: 06:00
San Francisco Bay: Levi’s Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN
Tutte le partite del Mondiale di calcio 2026 sono trasmesse in Italia in diretta streaming su DAZN, con l’abbonamento. Ma 35 partite vengono trasmesse anche in chiaro: sono disponibili in diretta televisiva sui canali Rai e in streaming sulla piattaforma RaiPlay.
Per quanto riguarda le partite del 16 e 17 giugno, la sfida tra Francia e Senegal di martedì sera si vede sia su Dazn, ma anche in chiaro su Rai1 e in streaming su RaiPlay. I match Iraq-Norvegia, Argentina-Algeria e Austria-Giordania invece sono visibili in esclusiva sulla piattaforma streaming.
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