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“Era un amico, speravo di non trovarlo. L’acqua limpidissima ci ha permesso di vederne il corpo”: parla il sub che ha recuperato Gianluca Benedetti alle Maldive

17 Giugno 2026 ore 10:48

Tra coloro che hanno portato al recupero dei cinque sub morti nella grotta di Devana Kandu, alle Maldive, c’è anche Diego Zantedeschi, 50 anni, subacqueo italiano ed ex sommozzatore della Protezione civile. È stato lui a individuare il corpo di Gianluca Benedetti, capobarca della Duke of York e primo dei cinque dispersi a essere ritrovato. Una scoperta decisiva, perché ha consentito ai soccorritori di localizzare anche gli altri quattro sub. Per Zantedeschi la tragedia ha avuto anche una dimensione personale: Benedetti era infatti un suo amico e collega.

“Lavoravamo a stretto contatto ormai da due anni. Ero nel porto di Malé quando ci hanno avvisato che Gianluca con il suo gruppo non si trovava più, quindi io e Rashid (Mohamed, ndr), l’altro divemaster maldiviano, ci siamo organizzati e siamo andati sul luogo della scomparsa. Una volta lì, abbiamo supposto che potessero essere nella grotta”, ha raccontato Zantedeschi a Fanpage.

Il sub conosceva già quel sistema di cavità ma, precisa, “ero entrato solo nella prima camera, quella principale, che è talmente grande da permettere l’ingresso della luce e a volte non c’è neanche bisogno della torcia”. Questa volta, però, la decisione è stata quella di proseguire oltre: “L’acqua limpidissima ci ha permesso di vedere il corpo di Gianluca“.

Un ritrovamento doloroso: “Speravo di non trovarlo perché sarebbe rimasta la labile speranza di trovarlo in superficie, mentre se lo avessi trovato in grotta dopo sei ore per forza non poteva essere vivo”. Proprio quella scoperta, però, ha ristretto il campo delle ricerche, che si sono poi concentrate all’interno della cavità.

Il 50enne spiega di essere sceso con attrezzature diverse da quelle utilizzate da Benedetti e dagli altri sub e, a proposito delle ricostruzioni secondo cui il corpo del capobarca si trovasse lontano dagli altri quattro, chiarisce: “Era più vicino all’uscita, però si trovava comunque nella seconda camera e non era neanche vicino all’uscita della seconda camera: era dalla parte opposta. Anche lui aveva la bombola completamente vuota. Niente può dare adito al fatto che stesse uscendo. Gli altri quattro erano all’interno del cunicolo che conduce all’ipotetica terza camera, e lì non si vedeva oltre i 2-3 metri”.

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