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Bunker-Aktivierungen im Hochsommer

14 Luglio 2026 ore 20:32

Die erste Schweizer Outdoor-Radio Aktivitätswoche lockt vom 24. Juli bis zum 2. August 2026 Funkamateure an die Funkgeräte und in die Alpen – aber nicht nur.

Das Schweizer HBBOTA-Programm ist jung und verlangt nach Aufmerksamkeit. Deswegen schicken die Verantwortlichen die Szene im Sommer in die Festungsbauten des Landes. Das Ziel ist simpel: Jäger und Aktivatoren sollen die Schweizer Bunker in die Logbücher bringen.

WWBOTA

Die Aktion startet international. Vom 24. bis 26. Juli 2026 organisiert WWBOTA das weltweite Bunkerfest. Funkerinnen und Funker aus den europäischen Nachbarländern lauern auf Verbindungen mit den eidgenössischen Anlagen.

Wer hier punkten will, muss die Spielregeln kennen. Für den WWBOTA-Award zählt jeweils nur ein Bunker gleichzeitig. Funkkontakte von Bunker zu Bunker versprechen an diesen drei Tagen eine hohe Erfolgsquote, weil die europäischen Untergruppen koordiniert ausschwärmen.

HBBOTA

Nach dem internationalen Auftakt folgt die nationale Verlängerung. Die Organisatoren dehnen die Aktivitätswoche bewusst über den Nationalfeiertag bis zum 2. August aus. Am eigentlichen HBBOTA-Wochenende vom 1. und 2. August rückt die Kombination verschiedener Diplome in den Fokus der Funkbetriebstechnik.

Sylvia HB9INY verweist auf logistische Highlights: Es existieren Standorte in der Schweiz, an denen Operator mit einer einzigen Antennenkonstruktion gleichzeitig Punkte für SOTA, POTA und BOTA einfahren. Ein Berggipfel, der in einem Naturpark liegt und eine alte Militärfestung beherbergt, macht diese Triple-Aktivierung möglich.

Details auf der Website

Wer die Standorte dieser kombinierten Zonen sucht oder die genauen Award-Bedingungen studieren will, findet die Details auf der BOTA-Webseite. Die Betreiber aktualisieren die Datenlisten und Aktivierungshinweise laufend.

Published: HB9HGH 2026-07-14 20:32:54

NASA Jets Turn Red, White, and Blue

14 Luglio 2026 ore 19:13
A jet aircraft painted in red, white and blue flies over green trees below.
A NASA F-15 aircraft flies above Washington on Saturday, July 4, 2026, as part of a flyover to celebrate America’s 250th birthday. This aircraft is from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, and it joined other NASA aircraft for the flyover.
NASA/Jim Ross

In honor of America’s 250th birthday, two of NASA’s most iconic aircraft got a fresh coat of red, white, and blue paint ahead of a flyover in Washington on July 4, 2026, with other NASA aircraft.  

An F-15 and an F/A-18 from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, recently were repainted in patriotic colors as a tribute to the past and a salute to the future.

The red, white, and blue commemorative paint and Freedom 250 logo will remain on these aircraft for at least the next year, so be sure to catch these at local air shows and events.

Follow along on social media and at https://www.nasa.gov/freedom250/ to learn more about where to spot the aircraft (dependent upon availability and flying schedules):

  • July 23-24: EAA AirVenture, Oshkosh, Wisconsin
  • Oct. 3-4: Pacific Airshow, Huntington Beach, California
  • And more…

Check out more images here: https://www.nasa.gov/gallery/freedom-250/

Two red, white and blue jet aircraft are sitting on the ramp ready for takeoff. The body of the aircraft is painted in blue with white stars, and the wings are red and white stripes to mirror the American flag.
NASA’s F-15, right, and F/A-18 aircraft are shown at International Aerospace Coatings Inc.’s facility in Spokane, Washington, on Thursday, July 2, 2026, with new red, white, and blue paint to celebrate America’s 250th birthday. The aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover in Washington on Saturday, July 4, 2026, with other NASA and military aircraft. NASA/Jim Ross
NASA/Jim Ross
Two red, white and blue jet aircraft are sitting on the ramp ready for takeoff. The body of the aircraft is painted in blue with white stars, and the wings are red and white stripes to mirror the American flag.
NASA’s F-15 aircraft is shown at International Aerospace Coatings Inc.’s facility in Spokane, Washington, on Thursday, July 2, 2026, with new red, white, and blue paint to celebrate America’s 250th birthday. The aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover in Washington on Saturday, July 4, 2026, with other NASA and military aircraft. NASA/Jim Ross
NASA/Jim Ross
Two red, white and blue jet aircraft are sitting on the ramp ready for takeoff. The body of the aircraft is painted in blue with white stars, and the wings are red and white stripes to mirror the American flag.
NASA’s F-18 aircraft is shown at International Aerospace Coatings Inc.’s facility in Spokane, Washington, on Thursday, July 2, 2026, with new red, white, and blue paint to celebrate America’s 250th birthday. The aircraft, from NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, participated in the Freedom 250 flyover in Washington on Saturday, July 4, 2026, with other NASA and military aircraft. NASA/Jim Ross
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Jul 14, 2026
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Dede Dinius
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Grey Man: la discrezione come strategia di sicurezza

14 Luglio 2026 ore 14:17

Parte 1 – Comprendere

Cos’è realmente la Grey Man Theory, cosa può insegnarci la psicologia dell’attenzione e perché passare inosservati non significa diventare invisibili

Quando si parla di preparazione alle emergenze, l’immaginario collettivo tende spesso ad associare il prepper a un’estetica immediatamente riconoscibile: abbigliamento tattico, zaino dotato di sistema MOLLE, scarponi robusti, numerose tasche, strumenti visibili e un atteggiamento costantemente vigile.

Questo tipo di equipaggiamento può essere perfettamente funzionale in determinati ambienti. In una stazione ferroviaria, in un centro commerciale o durante uno spostamento urbano, però, potrebbe comunicare più informazioni di quanto sia opportuno.

Potrebbe suggerire che una persona è organizzata, preparata o in possesso di attrezzature e risorse utili. In condizioni ordinarie ciò potrebbe essere irrilevante. In uno scenario caratterizzato da tensione, scarsità o disordine, invece, attirare inutilmente l’attenzione potrebbe diventare un fattore di rischio.

Da questa considerazione nasce ciò che nel mondo del prepping, del survival e della sicurezza personale viene comunemente chiamato Grey Man, letteralmente “uomo grigio”.

  • Il Grey Man, però, non è necessariamente vestito di grigio.
  • Non è invisibile.
  • E non è una spia.

Il principio può essere riassunto in modo molto più semplice:

Quando la situazione lo richiede, evitare di diventare inutilmente rilevanti agli occhi degli altri.

In breve

Il Grey Man non cerca necessariamente di non essere visto.

Cerca di non offrire ragioni particolari per essere osservato più attentamente, ricordato o selezionato.

Non esiste un colore, un abbigliamento o uno zaino capace di rendere una persona invisibile. La discrezione dipende dalla relazione tra individuo, comportamento, equipaggiamento e ambiente.

Una strategia pratica, non una teoria scientifica

L’espressione Grey Man Theory è molto diffusa negli ambienti prepper e survival, ma non indica una teoria scientifica formalizzata con una definizione accademica condivisa.

Non risulta inoltre prudente attribuirle un’unica origine militare, di intelligence o storica senza disporre di fonti primarie sufficientemente solide.

È più corretto considerarla una strategia pratica composta da principi provenienti da ambiti differenti, tra cui:

  • consapevolezza situazionale;
  • adattamento al contesto;
  • gestione dell’attenzione;
  • comunicazione non verbale;
  • protezione delle informazioni;
  • riduzione dell’ostentazione;
  • sicurezza personale.

Questa distinzione è essenziale.

Un suggerimento nato dall’esperienza può essere ragionevole senza rappresentare una legge scientifica. Allo stesso modo, uno studio di psicologia non deve essere utilizzato per dimostrare qualcosa che non ha esaminato direttamente.

Vedere non significa necessariamente notare

Ogni giorno siamo esposti a una quantità enorme di informazioni: volti, movimenti, suoni, veicoli, colori, cartelli, oggetti e conversazioni.

Il cervello non elabora tutto con la stessa profondità. L’attenzione seleziona una parte delle informazioni disponibili, privilegiando ciò che appare pertinente rispetto al compito che stiamo svolgendo, ai nostri obiettivi e alle nostre aspettative.

Uno dei fenomeni più conosciuti in questo ambito è la cecità da disattenzione, o inattentional blindness.

Nel celebre studio pubblicato nel 1999 da Daniel Simons e Christopher Chabris, i partecipanti dovevano osservare un filmato e contare i passaggi effettuati da alcuni giocatori. Durante la scena compariva un evento inatteso e molto evidente, che una parte consistente degli osservatori non riferiva di aver notato. Lo studio è diventato noto attraverso il cosiddetto esperimento del “gorilla invisibile”. L’esperimento non dimostra la Grey Man Theory e non prova che una persona possa rendersi volontariamente invisibile.

Dimostra qualcosa di diverso:

Essere presenti nel campo visivo di qualcuno non significa necessariamente diventare il centro della sua attenzione.

Il lavoro di Arien Mack e Irvin Rock sulla cecità da disattenzione ha contribuito a mostrare quanto la percezione cosciente dipenda dall’attenzione dedicata agli stimoli presenti.

Essere visibili, essere notati ed essere ricordati non sono necessariamente la stessa cosa.

L’attenzione non è un interruttore

Sarebbe però sbagliato concludere che sia sufficiente confondersi con lo sfondo per non essere notati.

Ciò che richiama l’attenzione dipende da molti fattori:

  • ciò che una persona sta cercando;
  • ciò che si aspetta di vedere;
  • il compito che sta svolgendo;
  • le caratteristiche dello stimolo;
  • la posizione rispetto al punto osservato;
  • l’esperienza dell’osservatore;
  • il contesto complessivo.

Anche la posizione di uno stimolo rispetto al centro dell’attenzione può influire sulla probabilità che venga rilevato. Grey Man non può essere ridotto a una formula del tipo:

Colori neutri uguale invisibilità.

Il colore è soltanto una variabile. Possono essere altrettanto importanti:

  • la forma dello zaino;
  • la postura;
  • il modo di camminare;
  • la velocità dei movimenti;
  • la direzione dello sguardo;
  • il tono della voce;
  • gli oggetti trasportati;
  • la coerenza complessiva con il luogo.

La domanda corretta non è quindi:

“Quale colore mi rende meno visibile?”

La domanda più utile è:

“Che cosa, in questo specifico ambiente, potrebbe rendermi insolitamente interessante?”

La normalità è contestuale

Non esiste un abbigliamento Grey Man valido ovunque.

Una persona con scarponi, pantaloni tecnici e zaino da escursionismo può essere assolutamente ordinaria all’inizio di un sentiero montano.

Lo stesso abbigliamento potrebbe risultare più riconoscibile in un ambiente professionale o durante una serata elegante.

Un completo formale può essere normale in un centro direzionale e insolito durante un’attività di volontariato in una zona alluvionata.

Persino un colore acceso non è sempre incompatibile con la discrezione. Durante una festa o un evento sportivo, presentarsi completamente vestiti di nero, grigio o verde oliva potrebbe rendere una persona più riconoscibile rispetto a chi indossa i colori diffusi tra i partecipanti.

Il concetto fondamentale è quindi quello della normalità contestuale.

Essere Grey Man non significa adottare un’uniforme. Significa capire che ciò che appare normale in un luogo può risultare insolito in un altro.

Errore comune

Pensare che esista un “look Grey Man”.

Pantaloni tecnici, cappellino neutro, occhiali scuri e zaino tattico possono creare un nuovo stereotipo facilmente riconoscibile.

Non invisibili, ma meno rilevanti

Il termine “invisibile” viene spesso utilizzato nella divulgazione sul Grey Man. È efficace dal punto di vista narrativo, ma rischia di essere fuorviante.

Nessuna tecnica può garantire che una persona:

  • non venga osservata;
  • non venga ricordata;
  • non venga riconosciuta;
  • non venga ripresa da una telecamera;
  • non richiami l’attenzione di qualcuno.

Il Grey Man deve essere considerato un tentativo di ridurre la rilevanza non necessaria della propria presenza, non una tecnica di invisibilità.

In termini semplici:

Non diventare la cosa più interessante nell’ambiente, quando non esiste una buona ragione per esserlo.

Il Grey Man non è un travestimento

Trasformare la discrezione in una recita può produrre l’effetto opposto.

Un abbigliamento può apparire formalmente coerente, mentre il comportamento racconta qualcosa di completamente diverso.

Una persona può vestirsi come un escursionista, ma muoversi in modo evidentemente inesperto.

Può utilizzare uno zaino urbano, ma proteggerlo ossessivamente come se contenesse qualcosa di eccezionale.

Può cercare di apparire rilassata, controllando però in continuazione ciò che accade alle proprie spalle.

La discrezione efficace non nasce necessariamente dalla costruzione di una falsa identità.

Nasce soprattutto dalla coerenza tra aspetto, comportamento e contesto.

Un’anomalia non è una prova

Un’altra interpretazione problematica del Grey Man consiste nel considerare ogni persona o comportamento insolito come una possibile minaccia.

Questo approccio può generare valutazioni errate, ipervigilanza e reazioni sproporzionate.

Una persona può deviare dalla normalità di un ambiente per numerose ragioni innocue:

  • non conosce il luogo;
  • ha una disabilità;
  • sta cercando qualcuno;
  • è in ritardo;
  • ha ricevuto una telefonata importante;
  • è semplicemente distratta.

La consapevolezza situazionale richiede osservazione e valutazione, non conclusioni immediate.

Principio AIP

Un’anomalia è un’informazione, non una prova.

I limiti del Grey Man

Il Grey Man:

  • non garantisce anonimato;
  • non elimina i rischi;
  • non sostituisce la consapevolezza situazionale;
  • non rende invisibili alle tecnologie di sorveglianza;
  • non impedisce a un osservatore attento di notare una persona;
  • non è adatto a tutte le emergenze.

Durante una ricerca o un soccorso, essere visibili può salvare la vita.

In ambiente naturale, colori facilmente individuabili possono facilitare il ritrovamento.

Durante un incendio, un’alluvione o un incidente, segnalare chiaramente la propria posizione può essere prioritario.

La discrezione è quindi uno strumento situazionale, non una regola universale.

Comprendere prima di applicare

Il valore del Grey Man non consiste nell’insegnare alle persone a nascondersi.

Consiste nel ricordare che comunichiamo continuamente informazioni attraverso:

  • l’aspetto;
  • il comportamento;
  • ciò che trasportiamo;
  • il modo in cui ci muoviamo;
  • il modo in cui interagiamo.

Il Grey Man non è un colore.

Non è uno zaino.

Non è una tecnica infallibile.

È, nella sua interpretazione più ragionevole, una forma di adattamento consapevole al contesto.

E per adattarsi a un ambiente, prima bisogna imparare a leggerlo.


Continua lo Speciale AIP

Parte 2 — Grey Man nella pratica: ambiente, comportamento ed equipaggiamento

Nella seconda parte analizzeremo come osservare la linea di base e il flusso di un ambiente, come scegliere equipaggiamento e abbigliamento coerenti e quali comportamenti possono attirare involontariamente l’attenzione.


Nota metodologica

La Grey Man Theory è un concetto divulgativo diffuso soprattutto negli ambienti prepper, survival e della sicurezza personale, non una teoria scientifica formalizzata.

Gli studi sulla cecità da disattenzione vengono citati per illustrare alcuni meccanismi dell’attenzione umana. Non costituiscono una dimostrazione sperimentale dell’efficacia complessiva del Grey Man.

Fonti essenziali

Simons, D. J., & Chabris, C. F. (1999).
Gorillas in our midst: Sustained inattentional blindness for dynamic events. Perception, 28(9), 1059–1074. DOI: 10.1068/p281059.

Mack, A., & Rock, I. (1998).
Inattentional Blindness. MIT Press.

L'articolo Grey Man: la discrezione come strategia di sicurezza proviene da Associazione Italiana Preppers.

NASA Study Points to Smoother Air Taxi Rides

13 Luglio 2026 ore 23:46

3 min read

Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

A brown and yellow platform holding a seat that is raised up in the air is holding one passenger. The passenger is wearing virtual reality goggles and a harness. There is a TV monitor to the right of the monitor showing the words “liftoff” and a second screen behind the passenger.
Matt Kamlet, an employee at NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, sits atop the virtual reality passenger ride quality simulator during a study of air taxi motion Monday, Dec. 15, 2025. NASA recently completed a multi-year study to understand how large, sudden air taxi motion affects ride comfort.
NASA/Christopher LC Clark

No one wants to get into an uncomfortable aircraft. NASA research could help the emerging industry of air taxis —small, vertical-takeoff-and-landing aircraft meant for short trips — understand the relationship between comfort and willingness to fly.

That’s where NASA comes in, with data that can help identify how to plan air taxi rides that can keep travelers feeling good.

NASA was able to gather that data by putting its own employees through some rough virtual flights. At the agency’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, volunteers have been strapping into a virtual reality motion simulator to experience the sudden shifts and tilts that tomorrow’s air taxis could encounter, showing researchers those moments feel from a passenger’s point of view.

Their reactions are giving NASA new insight into how aircraft motion influences comfort and confidence in flight — for instance, that certain kinds of large, sudden motions can be especially bothersome. Using that data, the team developed new models linking those sudden motions to passengers’ willingness to fly. The models can help guide future aircraft design and flight operations, letting producers know what maneuvers will be too jarring for future air taxi riders.

Large, sudden movements can also come from gusting winds or landings. The NASA data allows researchers to estimate when passengers may begin to feel uncomfortable as motion increases, giving them the ability to shape aircraft designs and operations to minimize the impact of those situations.

“Through this study and others, we are starting to identify passenger comfort thresholds for aggressive flight motion,” said Curtis Hanson, NASA Armstrong lead researcher for this effort. “We can begin to make predictions about how air taxis should fly so that most passengers will find the experience enjoyable and want to ride again, which will benefit the public and the industry.”

In the simulator, each participant experienced four levels of their aircraft pitching up and down, tilting from side-to-side, rotating, or accelerating quickly into a climb or a dive during flights from downtown San Francisco to Alcatraz Island in California. Even moderate changes in these motions reduced comfort for some participants, while others remained comfortable at higher levels. Participants rated each flight on a five-point scale and identified which motions felt uncomfortable.

Participants were asked whether they would take a real air taxi flight with motion they find uncomfortable. Their answers suggested that today’s travelers may be less tolerant of rough motion than airline passengers 50 years ago, based on comparisons with earlier NASA ride-quality research.

This latest feedback builds on a multiyear NASA study to better understand air taxi passenger comfort. The overall research effort found clear relationships between specific aircraft motions and how comfortable people feel during flight.

This work is currently led under the Subsonic Vehicle Technologies and Tools project in NASA’s Research and Technology Mission Directorate and contributes to the agency’s advanced air mobility research.

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Jul 13, 2026
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Dede Dinius
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