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“Parlavamo dei Mondiali, poi hanno capito che eravamo italiani”, il racconto degli amici di Nicola Maggiotto aggredito a Barcellona

17 Agosto 2026 ore 09:15

Si parlava di calcio, dei Mondiali. Una conversazione iniziata tranquillamente fuori dal locale, dopo la festa in piscina, e poi il cambio di atteggiamento quando quel gruppo di ragazzi ha capito che i giovani che aveva davanti erano italiani. È questo il passaggio che gli amici di Nicola Maggiotto, il 21enne in coma farmacologico a Barcellona dopo un’aggressione, mettono al centro del suo racconto sulla notte dell’aggressione nella città spagnola.

“Parlavamo dei mondiali, perché la Spagna ha vinto. Ma non ricordo bene”, racconta un giovane. I ragazzi italiani avevano appena lasciato il locale e stavano andando a prendere un taxi quando hanno incontrato una decina, forse quindici giovani. “Stavamo parlando tranquillamente con loro, un po’ bevuti, un po’ in inglese, un po’ in spagnolo, non riuscivamo a capire bene di dove fossero”. Poi, però, qualcosa sarebbe cambiato. “Quando ci hanno sentito parlare e hanno capito che eravamo italiani hanno cambiato atteggiamento. L’ha notato anche il mio amico che era più sobrio di me”. Il ragazzo precisa di non voler stabilire un nesso certo tra l’aggressione e la nazionalità: “Non credo ci abbiano aggredito per la nostra nazionalità, ma sicuramente sono cambiati, sembrava che ci prendessero in giro. Ci trattavano con più cattiveria”.

È in questo clima che, secondo il suo racconto, nasce il confronto tra Nicola e uno dei ragazzi. Poco dopo il dibattito diventa una lite. “Mi sono girato e ho visto che Nicola aveva iniziato a litigare con uno di loro, hanno iniziato a picchiarsi. Erano uno contro uno, gli altri dieci ragazzi stavano intorno a guardare”. Per qualche secondo decide di non intervenire. “Nicola ha fatto un anno di arti marziali miste, il rugby è il suo sport, si sa difendere, mi sono detto”. Poi vede arrivare un secondo ragazzo. “Ho visto un secondo ragazzo correre da dietro verso di lui e tirargli questo pugno, un colpo forte, dietro la nuca, sopra la testa”. Nicola cade a terra e da quel momento la situazione precipita.

A ricostruire quei secondi successivi è soprattutto il terzo amico che era con loro. “Da quello che ci ha raccontato il nostro terzo amico hanno continuato a prenderci a calci senza pietà. Il nostro amico ha urlato loro contro mettendoli in fuga”. Il ragazzo ferito si risveglia dopo alcuni tentativi di rianimazione. Nicola, invece, non riprende conoscenza. Per lui comincia la lunga attesa in ospedale, dove è tuttora ricoverato in terapia intensiva e in coma farmacologico. Gli investigatori cercano di ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione e le ragioni che hanno fatto degenerare quella conversazione. Anche la famiglia di Nicola sta cercando risposte: al giovane è stato chiesto il codice Pin del cellulare dell’amico, per poter accedere al telefono e verificare eventuali elementi utili alla ricostruzione. “Se Nicola fosse stato da solo, probabilmente non sarebbe nemmeno tra noi“. Adesso come fa sapere il padre del 21enne bisognerà attendere per capire se il colpo alla nuca ha provocato danni. “Ha trascorso una notte tranquilla e le sue condizioni sono stabili” spiega Daniele Maggiotto. Nelle prossime ore potrebbe essere decisa una riduzione delle sostanze che mantengono il giovane in stato di incoscienza per verificare gli eventuali danni patiti in una condizione di veglia. In giornata sono attesi ulteriori aggiornamenti sull’evolversi del quadro clinico.

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