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Bollette, a settembre rincari fino al 23%: ecco quanto può costare la brutta sorpresa al rientro dalle vacanze

17 Agosto 2026 ore 14:46

Il rientro dalle vacanze potrebbe portare una nuova pressione sui conti domestici. Sulla base dei prezzi energetici attesi a settembre, Nomisma Energia stima fino a 515 euro in più nell’anno per luce e gas rispetto al 2025.

Il gas può pesare 429 euro in più nell’anno e l’elettricità altri 86: la stima dipende dai prezzi all’ingrosso

La bolletta del gas rischia di assorbire la parte maggiore degli aumenti previsti per il rientro. La simulazione di Nomisma Energia indica per settembre un prezzo del gas intorno a 137 centesimi al metro cubo, contro 106 centesimi nello stesso mese del 2025. Per una famiglia tipo, la differenza porterebbe la spesa complessiva del 2026 a crescere di circa 429 euro, pari al 29%.

L’elettricità inciderebbe meno, ma continuerebbe a salire. La stima indica 31,93 centesimi per kWh a settembre, rispetto ai 28,75 centesimi di un anno prima. Su base annuale l’aggravio stimato per una famiglia tipo è di circa 85,9 euro, l’11% in più. Sommando le due componenti, il conto arriva a circa 515 euro in più nel 2026, con una crescita del 23% rispetto al 2025. La percentuale non significa che ogni singola bolletta di settembre aumenterà automaticamente del 23%: è la variazione stimata della spesa annuale sulla base dell’andamento dei prezzi all’ingrosso preso come riferimento da Nomisma Energia.

Anche le imprese sono esposte ai rincari. La stessa simulazione valuta un incremento complessivo della spesa energetica nell’ordine del 54% rispetto all’anno precedente per il profilo aziendale preso a riferimento. Ai costi di luce e gas si aggiunge il carburante. Nomisma Energia stima per settembre una benzina media sopra i 2 euro al litro e calcola, sommando energia e carburanti, un maggior esborso familiare che potrebbe avvicinarsi a 877 euro nell’intero 2026 rispetto al 2025. Le cifre restano legate ai prezzi all’ingrosso e possono quindi cambiare nelle prossime settimane. Per le famiglie, il dato da seguire al rientro è soprattutto quello del gas, che nella simulazione produce quasi quattro quinti dell’aumento complessivo attribuito alle utenze domestiche.

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I ricavi da vendita dell’elettricità generata da un impianto fotovoltaico su tetto sono tassati? Cosa c’è da sapere

17 Agosto 2026 ore 08:05

Centinaia di migliaia di famiglie italiane hanno installato un impianto fotovoltaico sul tetto di casa con l’obiettivo di abbattere i costi delle bollette elettriche e proteggersi dai rincari energetici. Tuttavia, esiste un tema contabile e fiscale che spesso viene trascurato o compreso solo parzialmente: i proventi derivanti dalla cessione della corrente in eccesso alla rete elettrica nazionale. Moltissimi cittadini sono convinti che qualsiasi somma accreditata dal Gestore dei Servizi Energetici sul proprio conto corrente sia completamente esente da tasse, trattandosi di un semplice recupero spese o di una forma di rimborso. La realtà normativa è decisamente più complessa e articolata.

Esiste una linea di demarcazione molto netta tracciata dall’Agenzia delle Entrate, che separa i rimborsi effettivi dai veri e propri ricavi. Non conoscere questa differenza rischia di esporre i contribuenti a contestazioni, sanzioni e accertamenti fiscali evitabili con un minimo di attenzione in fase di dichiarazione dei redditi.

Impianti fotovoltaici, le regola d’oro dei venti kilowatt

Per comprendere la propria posizione fiscale occorre fare riferimento alla categoria di appartenenza della stragrande maggioranza delle installazioni residenziali. Si tratta degli impianti con potenza nominale non superiore a 20 kilowatt, posizionati al servizio dell’abitazione principale o delle sue pertinenze e gestiti da persone fisiche che non esercitano attività d’impresa o professione.

Per questa tipologia di utenza la legge fissa principi chiari. L’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici che viene immediatamente assorbita dagli elettrodomestici di casa non ha alcuna rilevanza fiscale. Questo fenomeno, noto come autoconsumo istantaneo, rappresenta un risparmio privato diretto e non genera alcun tipo di reddito imponibile. Nessuno chiederà mai conto dell’elettricità autoprodotta e autoproducente.

Il discorso cambia radicalmente quando l’energia prodotta supera il fabbisogno del momento e viene immessa nella rete pubblica. In questa fattispecie entra in gioco il contratto sottoscritto con il GSE, ed è proprio la formula contrattuale scelta a determinare se le somme ricevute debbano essere indicate nella dichiarazione dei redditi o meno.

Tra rimborsi esentasse e veri e propri redditi imponibili

Nel meccanismo dello Scambio sul Posto convivono due componenti economiche distinte che devono essere trattate in modo opposto dal punto di vista tributario. La prima componente è il contributo in conto scambio, cioè la somma che il GSE versa a titolo di ristoro o compensazione per l’energia che il cittadino ha dovuto prelevare dalla rete durante le ore notturne o nei momenti di scarsa insolazione. Questo importo ha la natura giuridica di una restituzione di costi sostenuti e, pertanto, non costituisce reddito ed è totalmente esentasse.

La seconda componente riguarda la liquidazione delle eccedenze. Quando nell’arco dell’anno solare la quantità complessiva di energia immessa nella rete supera la quantità di energia prelevata, l’utente può richiedere al GSE il pagamento del controvalore finanziario di tale esubero. Questa somma non rappresenta più un rimborso di spese precedentemente sostenute, ma una vera e propria vendita di merce.

Di conseguenza, per l’Agenzia delle Entrate la liquidazione dell’eccedenza costituisce un guadagno tassabile a tutti gli effetti. Il fisco la inquadra giuridicamente tra i redditi diversi, precisamente come provento derivante da attività commerciale svolta in via occasionale.

Una situazione del tutto analoga si verifica per chi ha attivo un contratto di Ritiro dedicato oppure cede l’energia tramite le forme di tariffa omnicomprensiva. Nel Ritiro Dedicato non viene effettuato alcun conguaglio tra immissioni e prelievi; ogni singolo kilowattora immesso nella rete viene acquistato e pagato dal GSE. Tutti i bonifici accreditati durante l’anno al proprietario dell’impianto rappresentano corrispettivi di vendita e devono essere dichiarati e sottoposti a tassazione ordinaria IRPEF.

Il principio di cassa e la corretta compilazione del modello

Un errore molto comune commesso dai proprietari di impianti fotovoltaici riguarda le tempistiche e i criteri di imputazione delle somme da dichiarare. Il regime dei redditi diversi si basa sul rigido principio di cassa: conta esclusivamente la data in cui il denaro è stato accreditato sul conto corrente bancario e non l’anno in cui l’energia è stata effettivamente prodotta o immessa in rete.

Se il GSE versa le eccedenze o i corrispettivi del Ritiro dedicato nel corso di un determinato anno solare, quell’importo deve trovare spazio nella dichiarazione dei redditi da presentare nell’anno successivo. L’ammontare lordo incassato concorre alla formazione del reddito complessivo del contribuente e viene tassato secondo gli scaglioni progressivi IRPEF individuali.

Operativamente, la trascrizione dei dati dipende dalla tipologia di modello utilizzato per l’adempimento fiscale. Chi presenta il Modello 730 deve riportare l’importo totale lordo percepito all’interno del Quadro D, indicandolo nello specifico rigo D5 e selezionando il codice identificativo numero uno. Per coloro che compilano il Modello Redditi Persone Fisiche, la casella di riferimento è posizionata all’interno del Quadro RL, precisamente al rigo RL14.

La trasmissione automatica dei dati e come evitare errori

Il margine di distrazione o di omessa dichiarazione si è ridotto drasticamente a seguito dell’inasprimento dei controlli e dell’integrazione delle banche dati pubbliche. Il GSE invia periodicamente all’Anagrafe Tributaria la rendicontazione analitica di tutti i pagamenti effettuati verso i cittadini privati per la cessione di energia elettrica.

Queste informazioni vengono elaborate dall’Agenzia delle Entrate per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata. Il contribuente trova spesso tali somme già inserite automaticamente nei quadri di riferimento, oppure segnalate tra i fogli informativi allegati alla precompilata.Tuttavia, l’automatizzazione non solleva il cittadino dalla responsabilità finale sulla correttezza delle cifre indicate. È fondamentale verificare che gli importi corrispondano esattamente a quanto erogato e che non siano state inserite per errore le quote relative al contributo in conto scambio, che devono restare esenti.

Per effettuare una verifica puntuale senza margine di errore, è sufficiente accedere alla propria Area Clienti sul portale informatico del GSE utilizzando le credenziali digitali personali SPID o la Carta d’Identità Elettronica. Consultando la sezione dedicata ai documenti e alle comunicazioni ufficiali, è possibile scaricare il prospetto riepilogativo dei redditi diversi o la relativa Certificazione Unica. Il documento riporta la cifra esatta da controllare o inserire nel modulo di dichiarazione, garantendo la piena regolarità fiscale del proprio impianto domestico.

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