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BLIND GUY Tells Strangers to “Pull My Finger!” - THE POOTER

21 Settembre 2026 ore 22:03

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He Wanted No Part of It

21 Settembre 2026 ore 22:00

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Lucky Luciano: ucciso? | Lucky Luciano Episodio 6

21 Settembre 2026 ore 21:42

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Dopo il ritorno dall'Avana nel 1947, Lucky Luciano è costretto a stabilirsi definitivamente in Italia. Ma la sua storia è tutt'altro che conclusa.

Sorvegliato dalle autorità italiane e americane, Luciano trascorre gli ultimi anni tra Roma e Napoli, mentre intorno a lui continuano a muoversi uomini della criminalità organizzata internazionale, investigatori e personaggi destinati a entrare nella storia della mafia.

In questo documentario ricostruiamo l'ultima fase della vita di Lucky Luciano: i controlli della polizia, i suoi rapporti e i suoi incontri, fino agli ultimi anni a Napoli e alla morte improvvisa all'aeroporto di Capodichino nel gennaio 1962.

Una morte ufficialmente attribuita a un infarto, ma sulla quale nel tempo sono state avanzate anche ipotesi alternative. Luciano morì davvero per cause naturali oppure dietro la sua morte potrebbe esserci stato altro?

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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO SCOPRIRAI

✓ Il ritorno definitivo di Lucky Luciano in Italia
✓ Gli anni successivi al viaggio all'Avana
✓ La sorveglianza delle autorità italiane e americane
✓ Gli ultimi anni tra Roma e Napoli
✓ I rapporti e gli incontri di Luciano nel dopoguerra
✓ Gli episodi che segnarono gli ultimi anni della sua vita
✓ La morte all'aeroporto di Napoli-Capodichino
✓ Le ricostruzioni e le ipotesi nate intorno alla sua morte

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📺 QUESTA INCHIESTA FA PARTE DELLA SERIE

Lucky Luciano – Storia del boss italoamericano

Guarda gli altri documentari della serie nella playlist dedicata.

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.21 - ACROBATA

21 Settembre 2026 ore 18:00

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#baddriversofitaly #dashcam #compilation

Viaggiatrici di passioni ad alta velocità

30 Novembre 2019 ore 14:35
Puntata speciale ad alta velocità sui binari Roma Milano. Oggi incontriamo due viaggiatrici, la prima che parla dalla cattedra e canta sul palco, insegue una destinazione per assecondare una perturbante e coinvolgente amicizia con un uomo misterioso.
La seconda, dalle sembianze di una danzatrice, si prepara ad un viaggio oltre frontiera, dopo aver accettato una proposta di lavoro nell'ambito della sua passione: il podcast.

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Voci che incantano o che inquietano

16 Novembre 2019 ore 15:34
Oggi incontriamo nuovamente due personaggi assai diversi tra loro ma accomunati dalla passione per la voce: la seducente cantante poetessa che vaga sui treni in cerca di ispirazione, e colui che con la sua squadra di "paranormal research" va a caccia di voci antiche in castelli e in case vicino ai cimiteri...

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Italiya, Italiya!

12 Ottobre 2019 ore 15:35
Oggi sul nostro treno parliamo di illusioni e sogni incontrando l'uomo che rischiò di essere truffato da una sua paziente e a seguire, la fascinosa bionda che lasciò San Pietroburgo per cercare il suo posto al sole in Italia.

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Mollate gli ormeggi

14 Settembre 2019 ore 15:29
Oggi sul nostro treno incontriamo il giovane che rinunciò al posto fisso in patria per coronare il suo sogno in terre asiatiche.
A seguire, lei, la donna che amava musica e musicisti in egual misura, di ritorno dall'isola dove all'ombra di un vulcano divampano ardenti passioni insieme ai lapilli.

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Il DJ e la youtuber

14 Maggio 2019 ore 11:10
Oggi sul nostro treno ascolteremo l'uomo che in gioventù si diede, con scarso successo, alla musica e alla conduzione radiofonica nel tentativo di attrarre a sé giovani prede. A seguire, la donna che con una ostinata e spudorata chiarezza, parla ai ragazzi del web di sessualità, provocando reazioni indignate proprio nel pubblico femminile.

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Dentro una 500

6 Aprile 2019 ore 15:05
Tre viaggiatori sconosciuti nello stesso vagone, ognuno con un ricordo di vita vissuta che li lega in modo estemporaneo, ma quanto basta per far sì che le loro vicende riafforino alla memoria: dalla prima volta di un adolescente in 500 nella provincia friulana, passando per orizzonti africani di donne in cerca di emozioni forti, finendo con una disavventura a lieto fine per le strade di Bari.

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Donne tarpate in casa

9 Marzo 2019 ore 15:05
Oggi sul nostro treno sentiremo due storie di donne accomunate dalla difficoltà di emanciparsi dalla famiglia e di cercare liberamente la propria strada. Anche nell'epoca che lamenta la crisi dei modelli sociali tradizionali e l'avvento dell'anarchia idei valori, andarsene di casa può essere problematico. Se poi una bambina chiede ai genitori di indossare i pantaloni ed avere i capelli corti...

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Dal suono dei tamburi a quello di oscure presenze

24 Novembre 2018 ore 15:05
Il nostro treno oggi ritorna a percorre i binari del presente. E non potevamo non incontrare la ragazza con la chitarra fresca di un viaggio in due tappe nel continente africano, e poi, a seguire, un curioso personaggio che con il suo gruppo superattrezzato si avventura in case animate da inquietanti presenze per registrarne le impronte energetiche...

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Former top PLA generals expelled from Communist Party for factionalism and disloyalty

21 Settembre 2026 ore 15:10
The Communist Party accused former military leaders Zhang Youxia and Liu Zhenli of factionalism and disloyalty, expelling them from the party and the armed forces following a Politburo meeting on Monday, state media reported. Zhang was once a vice-chairman of the Central Military Commission (CMC) and the highest-ranking uniformed member of the Chinese military, second only to Chinese leader Xi Jinping. The CMC is China’s top military decision-making body. Zhang was also a member of the party’s...

La nueva tracción a sangre – Por Ivone Alves García

21 Settembre 2026 ore 14:29



Por Ivone Alves García

Cuatro décadas de crisis no dejaron en la Argentina una pobreza pasajera. Dejaron una pobreza con domicilio fijo, con generaciones nacidas y criadas adentro de ella, que Buenos Aires terminó incorporando a su paisaje con la misma naturalidad con que incorporó un semáforo o una parada de colectivo. Familias enteras durmiendo en la calle, adictos sin que el sexo, el color o la edad salve a ninguno, carros empujados a pulso durante kilómetros, una marginalidad que ya no se presenta como emergencia sino como mobiliario urbano permanente: eso es lo que queda cuando una sociedad decide, sin votarlo nunca, que ya nada le sorprenda, que mientras pueda salvarse a sí misma, lo demás no importa.

Los números no dejan margen para la duda ni para la excusa. En 1980 vivían 37.010 personas en villas, asentamientos y núcleos habitacionales transitorios de la Ciudad. En 1991 eran 52.608. En 2001, 107.805. En 2010, 163.587. Hoy rondan las doscientas mil (1). Esa curva no describe una crisis puntual que se supera y se deja atrás: describe una acumulación continua, década tras década, gobierno tras gobierno, en la que cada derrumbe sumó una capa nueva de gente que la recuperación siguiente jamás llegó a disolver. Nadie recuperó ese terreno. Nadie lo intentó en serio.

La hiperinflación de 1989 fue el primer gran quiebre y mostró la velocidad con la que esta sociedad puede caer: en mayo de 1988 el 12,7 por ciento de los porteños estaba bajo la línea de pobreza; en octubre de 1989, el 22,5 por ciento; en el conjunto del Gran Buenos Aires, el 47,3. Los años noventa demostraron algo todavía más incómodo: que estabilizar la moneda no reconstruye lo que la moneda rota ya había destruido. La pobreza bajó al 16,8 por ciento en el Gran Buenos Aires en 1993, sí, pero la desocupación abierta subió del 5,5 por ciento en 1985 al 18,9 por ciento en 1995, y hacia 1999 la pobreza ya había vuelto a trepar al 26,7 por ciento. El trabajo dejó de ser la vía de integración que había sido durante buena parte del siglo XX y nadie construyó otra en su lugar. Se limitaron a mirar cómo esa función social se apagaba.

En mayo de 2002, prácticamente la mitad de la población del Gran Buenos Aires estaba bajo la línea de pobreza. En octubre, el 54,3 por ciento. Ahí nació la escena que hasta hoy define a esta ciudad: hombres y mujeres revisando bolsas de residuos, arrastrando carros cargados de cartón entre los colectivos de avenidas de seis carriles. El Gobierno porteño reaccionó formalizando esa actividad con la Ley 992, armando cooperativas, centros verdes, alguna cobertura social. Y sin embargo — y esto es lo que nadie quiere decir en voz alta — el cartonero no desapareció cuando la economía volvió a crecer. Quedó incorporado a Buenos Aires como una función urbana permanente, como si empujar un carro con la propia espalda fuera, a esta altura, un empleo más de la ciudad. Lo que había sido la respuesta desesperada a un derrumbe nacional se convirtió en el funcionamiento normal de una de las ciudades más ricas del país. Eso no es una historia de superación. Es una historia de asimilación de lo intolerable, y punto: no hay gobierno, de ningún signo, que pueda reclamar haberla revertido, porque ninguno lo hizo.

Ahí adquiere su verdadero peso la imagen de la tracción a sangre, y conviene detenerse en ella porque es la clave de todo lo demás. Buenos Aires empezó a restringir la circulación de vehículos tirados por animales desde los años sesenta, y en 1968 la prohibición ya alcanzaba amplias zonas de la ciudad. La decisión fue clara y no admitió matices: hacer que un caballo arrastrara un peso semejante, durante horas, sobre el asfalto, era un maltrato inaceptable, y la ciudad no estaba dispuesta a seguir permitiéndolo. Décadas después reapareció el mismo carro, con la misma carga, tirado ahora por una persona que dobla el cuerpo entero para moverlo entre colectivos y automóviles. No hubo una decisión explícita que reemplazara al animal por el ser humano. Hubo algo bastante más grave y mucho más revelador: una sociedad que le reconoció al caballo una dignidad física que jamás extendió a la persona que terminó ocupando su lugar exacto, en la misma calle, con la misma carga, con el mismo esfuerzo. Esa es la medida exacta — no aproximada, exacta — de cuánto hemos naturalizado. Prohibimos que un animal sufriera así. Toleramos, sin pestañear, que un ser humano sufra exactamente así todos los días desde hace más de veinte años.

Los datos sobre el crecimiento de las villas porteñas reflejan esta realidad: entre 1980 y 2001 la población se triplicó, y en la década siguiente siguió aumentando. No se trata de familias atravesando una dificultad pasajera, sino de personas que levantaron su vida entera en esos barrios. Con el tiempo, la pobreza dejó de ser una racha de ingresos insuficientes para transformarse en una realidad estructural, con un entorno y una economía informal que se afianzaron como parte de la rutina diaria.

Esa permanencia ya no necesita ninguna estadística para probarse: se camina, se huele, se atraviesa. Y no solo en el sur, no solo en la villa de siempre — se ve en los barrios, se ve en pleno centro. En Once, en Retiro, hay cuadras enteras que después de que oscurece se volvieron directamente intransitables. Se multiplicaron los indigentes. La gente duerme a la intemperie contra cualquier persiana, en cualquier zaguán, sin que a esta altura eso mueva a nadie a llamar a ningún lado. Los adictos se drogan a la vista de todos, en la vereda, a plena luz si hace falta. Los robos ya casi nadie los denuncia, porque para qué. Y lo primero que golpea, caminando por ahí, ni siquiera es lo que se ve: es el olor. Orina y materia fecal pegados a las fachadas de edificios que supieron tener otro brillo y hoy están sin mantenimiento, cerrados, con casas enteras vacías en pleno centro de la Ciudad más rica del país. Ese deterioro no necesita ninguna planilla del INDEC para probarse. Alcanza con salir a caminar después de las ocho de la noche y dejar de mirar para otro lado.

El último relevamiento oficial de la Ciudad, de noviembre de 2025, registró 5.176 personas en situación de calle: 1.613 directamente en la vía pública, 3.563 alojadas en Centros de Inclusión Social. Los censos de organizaciones sociales dan cifras bastante mayores. Con el dato oficial alcanza y sobra para entender la dimensión: miles de personas dependen hoy, en esta ciudad, de una vereda, una estación, un parador o una cama transitoria para pasar la noche. Detrás de cada una de esas personas hay una trayectoria distinta — desempleo prolongado, separaciones, destrucción del vínculo familiar, problemas de salud mental, adicciones — pero eso no diluye la responsabilidad de nadie: al contrario, confirma que el sistema que debía sostener a esas personas en cada uno de esos puntos de quiebre falló en todos ellos, uno por uno, sin excepción.

Y mientras tanto, la respuesta del Estado sigue siendo la misma de siempre. Llama el comerciante, interviene la policía, la persona camina dos cuadras y la ciudad sigue su ritmo. El vecino y el comerciante tienen problemas reales, y nadie los obliga a cargar con lo que el Estado abandonó. Pero la escena se repite idéntica: alguien que no tiene adónde ir, expulsado de un umbral para que un negocio pueda abrir. Eso no es política social; es apenas una forma barata de disimular el problema. Desalojar a alguien no le devuelve la salud, ni los documentos, ni el techo, ni el trabajo que se le fueron cayendo de las manos en el camino. Sin esas cuatro bases sostenidas en el tiempo —no como promesas, sino como política real—, la misma historia vuelve a empezar en la esquina de al lado.

Con el paso de los años, esa marcha incesante fue calando más hondo que el mero acostumbramiento: terminó por anestesiar el alma y privarnos de la facultad misma de contemplar al otro. Cuando el dolor ajeno irrumpe de forma efímera, aún logra conmocionar las fibras de nuestra compasión; pero cuando se acampa como rutina en el umbral cotidiano, la mirada lo diluye hasta volverlo invisible. Aquel ser humano, depositario de un aliento divino y de un discurrir vital habitado por gozos y quebrantos, deja de ser contemplado en su sacralidad originaria para quedar reducido a un rótulo que incomoda: el que duerme en el umbral, el que clama por una moneda, el que rebusca entre los despojos, el que se encorva bajo el yugo de su carro. Esa erosión del asentimiento amoroso no constituye un fallo moral exclusivo del transeúnte desgastado; es, en verdad, el fruto maduro y silente de décadas de un Estado que prefirió el maquillaje efímero al auténtico acto de sanación, plenamente consciente —pues las frías estadísticas se lo recuerdan año tras año— de que los remiendos superficiales jamás restituyen la dignidad perdida y tan solo postergan la herida unos metros más allá.

Lo que más pesa en todo esto no es que el problema sea difícil de resolver, sino que se dejó de intentar hace mucho. Correr a alguien de una vereda no es una solución: es una decisión consciente de patear el tema para más adelante. Resulta difícil de entender que una ciudad que en 1968 tuvo la firmeza de prohibir que un caballo sufriera ese desgaste, hoy acepte como algo normal que lo haga una persona. No es una cuestión de falta de recursos, sino de haberse acostumbrado a mirar para otro lado. Y ese acostumbramiento es tan responsable de lo que pasa en la calle como cualquier recorte de presupuesto o cualquier política pública pensada para la foto.

Mientras tanto, bajo la mirada indiferente de la gente que apura el paso para no ver, y bajo el cálculo ruin de una clase política que edificó su confort sobre la resignación ajena, los carros siguen rodando. En 1968 esta ciudad tuvo un destello de conciencia y decidió que ningún caballo iba a seguir arrastrando semejante yugo por sus calles: hubo, al menos esa vez, una dignidad que alguien se tomó el trabajo de salvaguardar. Hoy, más de medio siglo después, un sistema anestesiado —político por desidia, social por agotamiento— contempla en silencio cómo hombres, mujeres, ancianos y niños, sin distinción de sexo, de color ni de edad, todos portadores de ese mismo aliento divino que alguna vez se nos enseñó a reconocer en el rostro del otro, empujan ese peso con la espalda encorvada sin que ya nadie los mire dos veces. Ahí están las mujeres que ninguna marcha nombra, las que duermen solas bajo un cartón o se pinchan en un umbral mientras el discurso oficial se llena la boca hablando de cuidarlas: la pobreza no pregunta el sexo de nadie antes de destruirlo, es cruel exactamente igual con todos, y esa igualdad brutal deja en evidencia a quienes dicen defender a la mujer solamente cuando la mujer aparece en un lugar cómodo para defenderla. No es solamente que el poder haya decidido no resolverlo: es que el resto de nosotros, ocupados en sostenernos a nosotros mismos sobre un piso que también tiembla, dejamos de tener ojos para el que cae. Ahí, exactamente ahí, se consuma la blasfemia cotidiana: hemos resuelto, en el altar silencioso de nuestra propia comodidad, que el esfuerzo que le negamos al animal por compasión sea, sin que nadie lo firme ni lo vote, el único destino posible para nuestros semejantes.

(1) Fuente: DGEyC (GCBA) 1980-2010; INDEC / RENABAP 2010 y 2022. Los dos tramos usan criterios de medición distintos y no son directamente comparables entre sí.

USB Toscana in piazza il 26 settembre a Firenze contro guerra e carovita

21 Settembre 2026 ore 13:24

USB Toscana aderisce e partecipa al corteo regionale del 26 settembre a Firenze, indetto per la difesa del territorio da guerra, speculazione e sionismo.
La Toscana è uno snodo cruciale per un Occidente sempre più frammentato dal punto di vista del progetto politico ma sempre più coinvolto nel sistema guerra. Camp Darby e Coltano, la nuova pista dell'aeroporto di Firenze, i porti di Livorno e Piombino, la base NATO di Firenze sud, il parco agrofotovoltaico di Roccastrada e quello della Valdera, il passaggio di proprietà delle acciaierie Lucchini: sono tutti interventi ad alto impatto sul territorio e legati a fondi israeliani e ucraini. La Regione Toscana garantisce l'agibilità a questi progetti, funzionali alla guerra e sostenuti dagli stessi attori che portano avanti il genocidio in Palestina: NATO, Stati Uniti ed entità sionista. In questo quadro si colloca il console onorario di "Israele" Marco Carrai, presidente di Toscana Aeroporti e consigliere nel CDA delle ex acciaierie Lucchini, figura di raccordo tra la politica regionale e gli investitori legati all'entità sionista.

Il conto lo paghiamo noi. Salari bassissimi, prezzi e bollette in crescita, gasolio alle stelle, scuole e ospedali in sofferenza, leggi sempre più repressive, territori devastati sul piano sociale e ambientale. Il carovita che colpisce le masse popolari nasce da un modo di produzione in crisi, che cerca di risolvere la sua stessa crisi scaricando i costi su chi lavora. Da un lato taglia i servizi e comprime i salari, dall'altro sposta risorse enormi verso la spesa militare e l'economia di guerra. Sono due facce della stessa risposta alla crisi, e per questo la lotta contro la guerra e quella contro il carovita vanno tenute insieme.

È qui che si definisce il ruolo del nostro sindacato. USB si organizza nei luoghi di lavoro, dove la macchina bellica funziona grazie al lavoro di chi trasporta, carica, costruisce, amministra e insegna. Da lì si può intervenire sul meccanismo che tenta di valorizzare il lavoro. Portiamo la questione della guerra dentro le rivendicazioni quotidiane, perché un sindacato che difende il salario e tace su chi drena le risorse verso gli armamenti difende male anche il salario.

Chiediamo a lavoratrici, lavoratori, studenti e cittadini di mobilitarsi in tutta la Toscana per rompere la catena della guerra e togliere la maschera a una giunta regionale che si presenta come pacifista e di sinistra, ma che partecipa alla militarizzazione e alla devastazione del territorio.

Non è la prima mobilitazione e non sarà l'ultima. Il 30 ottobre abbiamo già in programma lo sciopero internazionale dei porti. Uno sciopero contro la guerra, la militarizzazione dell'intera società e per il lavoro dignitoso. L'azione di sciopero del 30 ottobre non si esaurirà nello specifico delle rivendicazioni dei portuali ma, a partire da queste, rilancerà l'opposizione di classe di lavoratrici, lavoratori e studenti contro guerra e carovita.

Come sempre, serve una risposta compatta ai venti di guerra che soffiano sempre più forte anche sul nostro territorio. Come sempre, serve organizzarsi e continuare a costruire un progetto generale e una strategia antimilitarista e antibellicista per difendere l'ambiente e il lavoro.

Nearly half of Taiwanese lack confidence in US defence commitments, survey finds

Nearly half of Taiwanese lack confidence that Washington will continue military aid and arms sales to the island, a new survey shows. The results of the poll were released on Monday, ahead of this week’s summit between US President Donald Trump and Chinese leader Xi Jinping. The poll by Taiwan-based United Daily News found 47 per cent were not confident the United States would continue providing military assistance and selling weapons to Taiwan, slightly exceeding the 44 per cent who remained...

HO DISTRUTTO IL MIO PRIMO SCOOTER MALOSSI

21 Settembre 2026 ore 14:00

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Durante la Quarta tappa della Malossi Racing Accademy ho fatto la mia caduta più disastrosa dell'anno e ho distrutto uno scooter... Scusa Malossi per i danni ingenti 😞

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Inferno a Tor Sapienza gli abitanti sul piede di guerra e la Polizia arretra

21 Settembre 2026 ore 13:00

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Roma, Tor Sapienza: un quartiere ridotto a una vera e propria polveriera.
In via Cesare Tallone, gli abitanti sono costretti a convivere ogni giorno con una situazione fuori controllo: lo scheletro di un enorme stabile abbandonato è diventato rifugio per decine di sbandati e criminali, trasformandosi in una "terra di nessuno" dove l'illegalità regna sovrana e le forze dell'ordine riescono a intervenire solo in assetto antisommossa.
Siamo andati sul posto per ascoltare il comitato di quartiere: residenti che, al di là di ogni colore politico o provenienza, si battono pacificamente per difendere le proprie famiglie, vincere la paura e denunciare un degrado che va avanti da troppi anni.
Quando abbiamo provato ad avvicinarci allo stabile per documentare le condizioni della struttura, la risposta è stata immediata: minacce, insulti e un fitto lancio di bottiglie. Persino la pattuglia di polizia presente sul posto non ha potuto fare altro che presidiare a distanza, evidenziando i limiti operativi di fronte a un'area trasformata in una fortezza illegale.
Un mostro di cemento tra urla notturne, spaccio e continue violenze, nel silenzio delle istituzioni.
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💬 Lascia un commento: cosa ne pensi della situazione a Tor Sapienza e della gestione delle periferie a Roma?
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#Roma #TorSapienza #Degrado #CronacaRoma #Inchiesta #Periferie

Former Shenzhen mayor Qin Weizhong under corruption probe by China’s discipline watchdog

Qin Weizhong, former mayor of the southern technology hub of Shenzhen, is under investigation for corruption, the country’s top watchdog has confirmed. According to a statement by the Central Commission for Discipline Inspection on Monday, Qin is “suspected of grave disciplinary and law violations and is currently undergoing review”, which usually means a corruption probe. Qin was appointed deputy party secretary and mayor of Shenzhen in May 2021. On August 24 this year, those positions were...

Il glutine infiamma il cervello

21 Settembre 2026 ore 10:59
Siamo ancora qui, nel bel mezzo della solita, infinita diatriba esistenziale: il glutine fa bene o fa male?Non serve sterminare intere colonie di topi in laboratorio per comprendere una verità lapalissiana: il glutine non fa bene. Punto.E prima che iniziate a tirare fuori le vostre tessere dell'AIC, no, non mi riferisco soltanto ai celiaci. Parlo ...continua a leggere "Il glutine infiamma il cervello"

Postgres Migration

19 Settembre 2026 ore 02:00

After more than 20 years on MySQL, the NTP Pool is moving its primary database1 to PostgreSQL. The beta site switches over first, this weekend.

Postgres has been the default open source database for years now. It works better with the Go tools the newer code is built on, and it’s easier to run on our Kubernetes clusters.

The conversion leaned heavily on LLMs and AI coding agents. Most of the work was in the website, which has by far the most legacy code and the most varied ways of talking to the database. Other parts, like the monitoring code, needed much less work.

La Repubblica dei partiti: ideologie, famiglie politiche e pratiche nella democrazia italiana – corso di formazione aperto a tutti e gratuito

21 Settembre 2026 ore 08:44

Quest’anno si sono celebrati gli ottant’anni della Repubblica italiana. Oltre alle iniziative organizzate per il 2 giugno scorso abbiamo pensato di proporre un approfondimento attraverso un corso di formazione per docenti – aperto a tutta la cittadinanza – dedicato alle famiglie politiche, ai partiti e alle figure più rappresentative della prima fase di vita della società italiana, dal dopoguerra ai primi anni Novanta.

Benché la quasi totalità delle strutture che hanno regolato quel capitolo di vita pubblica – e non solo – della nazione sia oggi scomparsa, ci è parso fondamentale cercare di capire che cosa sono state, cosa hanno rappresentato e quali suggestioni possono suggerire per il futuro. Lo faremo attraverso alcuni tra i libri più aggiornati della storiografia nazionale, con l’aiuto dei loro autori, di qualificati docenti universitari, ricercatori e protagonisti di quelle vicende. Lo scopo non è certo quello di rifugiarsi nel passato, ma di comprenderlo al fine di tentare di decifrare – almeno in parte – la società odierna e i dubbi che ci pone quotidianamente.

 

– GLI INCONTRI

9 Ottobre, ore 17.00 / L’idea di Repubblica

Lessico della Repubblica. Dal Risorgimento all’integrazione europea, diretto da Maurizio Ridolfi, il Mulino, 2026

Dicembre / Il cattolicesimo

Alcide De Gasperi. La cultura di un politico cattolico, di Jacopo Cellini, Carocci, 2025

Febbraio / Il socialismo

Malgrado tutto dobbiamo farcela: i socialisti e lo Shock of the Global, di Jacopo Perazzoli, Biblion, 2024

Marzo / Il comunismo

Donne comuniste nell’Italia del Novecento. Partito, società, identità di genere, a cura di Fiammetta Balestracci, Viella, 2025

Aprile / L’ azionismo

Ferruccio Parri. Dalla genesi dell’antifascismo alla guida del governo, di Andrea Ricciardi, Biblion, 2023

 

– SEDE

Edificio dell’Orologio – Sede ISTORECO (Piazza Luigi Orlando, Livorno)

 

– ORARIO

Tutti gli incontri si terranno indicativamente alle ore 17.00. Nel corso dei mesi sarà pubblicata, per ciascun appuntamento, un’apposita locandina con la data, l’orario definitivo e i nomi dei relatori.

 

– ATTESTATO

ISTORECO ETS è parte della Rete degli istituti associati all’Istituto Nazionale “Ferruccio Parri” (già INSMLI), riconosciuto agenzia di formazione accreditata presso il MIM. Sarà rilasciato ai richiedenti un attestato di partecipazione, che potrà essere richiesto attraverso la piattaforma SOFIA

Communist Party sets October plenum date as Xi prepares for Trump summit

The Communist Party has set a date for its most important political gathering this autumn, the news coming shortly before Beijing confirmed Chinese President Xi Jinping’s state visit to the US. The fifth plenary session of the party’s 20th Central Committee will be held from October 26 to October 29, according to official news agency Xinhua on Monday. The meeting of political elites is likely to be the most important gathering ahead of next autumn’s national party congress, a five-yearly event...

IL CHICCO DI RISO NON È MAI SOLO UN CHICCO DI RISO | Thich Nhat Hanh

21 Settembre 2026 ore 06:30
Thich Nhat Hanh: impermanenza, non-sé e vacuità.Perché nulla nasce e nulla muore?Il buddhismo come esperienza dell’interdipendenza. 🎬 PREMIERE📅 Data: 22/09/2026🕰️ Ora: ore 14:00🔗https://youtu.be/H8aeqHXWtXY Un chicco di riso non è mai soltanto un chicco di riso. A partire da questa immagine, Thich Nhat Hanh ci conduce al cuore di una delle intuizioni più radicali del buddhismo: […]

木工技艺之绝户榫,打不开 #woodworking

21 Settembre 2026 ore 04:02

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生活百般滋味,人生需要笑对!
大家好,我是阿木爷爷,一名喜欢专注于做木工的的老木匠,如果您喜欢我的视频,请持续关注我的频道, 我们拍摄的视频以木质工艺品为主,接下来我和我儿子也在努力拍摄更多有创意的视频,分享给大家,让每一个阅读者学到知识,缓解心情,频道里也有很多精彩的作品,大家可以慢慢欣赏,谢谢你们的支持。
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