La povertà alimentare colpisce un bambino su quattro nel mondo
Sono 181 i milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni che vivono in condizione di grave povertà alimentare: uno su quattro. Di questi, 43 milioni soffrono di malnutrizione acuta, per 12 milioni è grave. Una condizione che può facilmente portare alla morte: a livello globale, quasi la metà dei decessi dei bambini sotto i 5 anni è causata dalla malnutrizione. A segnalarlo è Save the Children, che denuncia il sottofinanziamento dei fondi di contrasto alle emergenze alimentari e nutrizionali nel mondo.
Finora, avvisa l’ong sulla base di un’analisi condotta su quasi 20 Paesi, è stato erogato meno di un terzo dei finanziamenti necessari: a fronte di un fabbisogno stimato in 10 miliardi di dollari, solo il 31%, pari a circa 3,1 miliardi, è stato effettivamente stanziato. La malnutrizione nei primi anni di vita può causare danni irreversibili alla salute e allo sviluppo dei bambini. Eppure, solo uno su tre riceve le cure nutrizionali di cui ha bisogno, mentre conflitti, povertà, crisi climatica e tagli agli aiuti impediscono a milioni di famiglie di sfamare i propri figli.
«Per decenni», commenta Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children «l’impegno della comunità internazionale ha dimostrato che la malnutrizione può essere prevenuta e sconfitta: non è un destino inevitabile. Oggi, però, stiamo assistendo a una pericolosa inversione di tendenza». A pesare, conflitti più estesi e devastanti, restrizioni all’accesso umanitario, la crisi climatica drastici tagli agli aiuti. Un mix di fattori che priva milioni di bambini di ciò che è essenziale per sopravvivere e crescere: cibo, acqua potabile, assistenza sanitaria, servizi igienici e protezione. «Di fronte a questa crisi non basta intervenire quando l’emergenza è già esplosa. Occorre affrontare le cause profonde della fame con investimenti stabili e soluzioni durature, riportando i bambini al centro dell’agenda globale», puntualizza Fatarella. « La sicurezza alimentare non è un traguardo irraggiungibile: è una scelta politica».
La principale causa di malnutrizione infantile sono i conflitti. Nel 2025, su un totale di 39,1 milioni in condizioni di emergenza erano 23,1 milioni quelle che si trovavano in Paesi in cui il conflitto rappresenta la causa principale. Tra gli scenari peggiori, il Sudan, dove si stima che nel 2026 circa 825mila bambini sotto i 5 anni soffrano di malnutrizione acuta grave, in aumento del 7% rispetto al 2025 e del 25% rispetto al periodo precedente al conflitto (scoppiato nel 2023). Nella Striscia di Gaza, invece, sono più di 1,2 milioni le persone che si trovavano in una situazione di insicurezza alimentare acuta. Inoltre, si stima che, in assenza di assistenza alimentare umanitaria, circa il 90% della popolazione (1,9 milioni di persone) potrebbe affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta fino a dicembre 2026.
Anche la crisi climatica gioca la sua parte. Gli eventi meteorologici estremi incidono per circa un terzo sul numero globale di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta, seguiti dalle crisi economiche, che però sono in flessione rispetto al 2024. In Somalia, quasi due milioni di bambini sotto i 5 anni sono a rischio di malnutrizione acuta, di cui 433mila di malnutrizione acuta grave. Il Paese è uno dei più vulnerabili alla crisi climatica e le persone che vivono in condizione di insicurezza alimentare acuta sono circa 5,4 milioni – il 28% della popolazione – in aumento di oltre il 60% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, i tagli agli aiuti umanitari. Nel 2025, denuncia Save the Children, i fondi destinati all’assistenza alimentare, agricola e nutrizionale hanno subito un calo del 59% rispetto al 2022: un crollo dei finanziamenti che ha costretto a ridurre la portata degli interventi. Così, dai 36 milioni di donne e bambini iniziali da raggiungere si è passati a soli 16,7 milioni di beneficiari, lasciando circa due milioni di bambini affetti da malnutrizione acuta grave senza cure e mettendo a rischio la vita di oltre 350mila persone. Un esempio della correlazione tra calo degli aiuti e aumento della malnutrizione è l’Afghanistan. Qui, negli ultimi quattro anni malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni è aumentata del 14%, arrivando a colpire 3,7 milioni di bambini nel 2026. Nello stesso periodo, però, i finanziamenti e gli aiuti internazionali sono diminuiti di quasi il 70%, comportando la chiusura o la sospensione delle attività di 600 strutture sanitarie. In Uganda oltre un milione di rifugiati ha perso il sostegno alimentare, mentre ad Haiti la sospensione della distribuzione di pasti caldi alle famiglie sfollate ha aggravato i livelli di fame. In generale, a livello globale, le proiezioni indicano che un’ulteriore e rapida riduzione dei finanziamenti potrebbe causare fino a 22,6 milioni di decessi aggiuntivi entro il 2030, inclusi 5,4 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni.
Save the Children avvisa: siamo di fronte a quella che potrebbe essere la più grave emergenza alimentare del 21° secolo. Il suo impatto si fa particolarmente sentire in Paesi come lo Yemen, dove si stima che 2,2 milioni di bambini, quasi uno su quattro, soffrano di malnutrizione acuta e 500mila di malnutrizione acuta grave a causa del conflitto e della crisi economica, mentre la recente escalation delle violenze rischia di aggravare ulteriormente la situazione. La crisi si estende anche al Malawi, dove un milione di bambini sotto i 5 anni è in condizione di malnutrizione acuta e all’intera Africa orientale e meridionale. Secondo le stime, entro l’inizio del 2027 circa otto milioni di bambini in Madagascar, Malawi, Mozambico, Zambia, Uganda e Kenya potrebbero trovarsi in condizioni di insicurezza alimentare acuta, con un aumento del 30% rispetto ai livelli attuali.
In apertura: un bambino di un anno affetto da malnustrizione riceve cure mediche da parte di un’unità mobile supportata da Save the Children a Kapoeta, in Sud Sudan (Save the Children)
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