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Proteste autotrasportatori, Meloni: Oggi me ne sono occupata con Salvini e Giorgetti

16 Ottobre 2026 ore 22:22

(Agenzia Vista) Bruxelles, 16 ottobre 2026
“Me ne sono occupata nella giornata di oggi, sia col Ministro Salvini, sia col Ministro Giorgetti, particolarmente sulla questione dell’autotrasporto. Il Ministro Salvini ha convocato le associazioni. Siamo sempre stati estremamente solidali con il settore che ovviamente incontra grandi difficoltà e siamo anche al lavoro per cercare di dare ulteriori risposte a questo settore”. Lo dice la premier Giorgia Meloni a Bruxelles.
Ebs
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Meloni: Su Ilva faremo il possibile, non siamo noi ad averla chiusa

16 Ottobre 2026 ore 22:21

(Agenzia Vista) Roma, 16 ottobre 2026
“E’ prevista un’altra riunione a Palazzo Chigi del Governo con i sindacati che rappresentano l’Ilva. Questo ci ha consentito, di liberare i blocchi che le organizzazioni sindacali stavano organizzando. Anche qui faremo tutto quello che possiamo, voglio ricordare che non siamo noi ad aver chiuso l’Ilva. Noi siamo quelli che devono cercare di gestire la questione dall’inizio di questo Governo. Sono stati circa 5 miliardi tra i fondi diretti dello Stato Italiano e quelli di Invitalia che sono stati investiti sull’Ilva, quindi noi siamo al lavoro su tutte queste questioni”. Lo dice la premier Giorgia Meloni a Bruxelles.
Ebs
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Meloni: Parlato con Sanchez. Verso la revoca della sospensione di Schengen

16 Ottobre 2026 ore 22:21

(Agenzia Vista) Bruxelles, 16 ottobre 2026
“Ho parlato con il Primo ministro Sanchez ieri e abbiamo deciso di lavorare nella prossima settimana con i nostri ministri degli Interni per arrivare a sostituire le misure che reciprocamente sono in essere con altre forme di cooperazione. Stiamo andando verso un altro tipo di soluzione ma continuando il monitoraggio per garantire il funzionamento di Schengen e garantire la difesa della nostra Nazione”. Lo ha detto la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando con la stampa a Bruxelles al termine del Consiglio europeo e riferendosi ai colloqui con il premier spagnolo Pedro Sanchez.
Ebs
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Meloni: Bene riferimento a Ets nelle conclusioni del vertice, recepite priorità dell’Italia

16 Ottobre 2026 ore 22:21

(Agenzia Vista) Bruxelles, 16 ottobre 2026
“Sono contenta del fatto che nelle conclusioni del Consiglio Europeo entrino diverse questioni che avevamo posto nelle scorse settimane anche nel documento che avevamo scritto insieme alla Repubblica Ceca relativamente alla questione degli Et: c’è il riferimento alla Research stability Market, agli Ets2, alla necessità di valutare tempistica e salvaguardia per quello che riguarda gli Ets2, e c’è il riferimento alla revisione dell’Ets che è particolarmente urgente”. Lo ha affermato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni al termine del Consiglio europeo a Bruxelles.
Ebs
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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«Iran, Arabia Saudita e Stati Uniti: il rischio di un’escalation passa dagli stretti strategici»

16 Ottobre 2026 ore 17:06

Le tensioni tra Iran, Israele e Arabia Saudita, le mosse di Donald Trump e la sicurezza delle rotte energetiche strategiche stanno ridisegnando gli equilibri del Medio Oriente. A ridosso delle elezioni di mid-term, Teheran potrebbe cercare di aumentare la pressione su Washington facendo leva sul prezzo del petrolio e sulla vulnerabilità dei traffici marittimi. Intanto Ita Airways sospende la tratta aerea tra Italia e Riad fino al 18 novembre e quella per Dubai fino a fine novembre. A fare il punto è il generale Giuseppe Morabito che analizza le possibili strategie degli attori regionali e gli scenari di un’ulteriore escalation.

Generale Morabito, Trump è tornato a evocare la possibilità di un intervento militare a sostegno dell’Arabia Saudita. Quanto è concreta questa ipotesi?

«Alcuni giorni fa Trump aveva detto esattamente il contrario, escludendo di voler intervenire militarmente in aiuto dell’Arabia Saudita. Nelle ultime ore, invece, ha aperto alla possibilità di un coinvolgimento. Non credo, tuttavia, che il presidente americano voglia impiegare direttamente gli aerei imbarcati sulle portaerei schierate nelle vicinanze della penisola arabica. Washington potrebbe però fornire un sostegno diverso, mettendo a disposizione dell’Arabia Saudita le informazioni raccolte dalla propria intelligence e dai satelliti, contribuendo al coordinamento logistico delle operazioni. In questo modo, Riad potrebbe condurre attacchi mirati disponendo d’informazioni più precise sugli obiettivi da colpire. È una forma di collaborazione che gli Stati Uniti potrebbero offrire senza partecipare direttamente con attacchi aerei».

Quando potrebbe arrivare il momento di un eventuale intervento americano?

«Non credo che accadrà prima del 3 novembre, cioé delle consultazioni di metà mandato. Anzi, lo escludo. Il fattore decisivo sarà capire se gli Stati Uniti rischiano seriamente di perdere l’Arabia Saudita come alleato strategico. Dobbiamo ricordare che Riad sta chiedendo sostegno al Regno Unito e alla Francia, mentre sul territorio saudita sono presenti anche assetti italiani. Inoltre, l’Arabia Saudita ha firmato un accordo di difesa con Pakistan e Turchia, l’Accordo di difesa congiunta della Mecca. Il Pakistan condivide con Riad importanti interessi strategici e, grazie al proprio arsenale nucleare, rappresenta anche un elemento di deterrenza. Invece con la Turchia l’Arabia Saudita cerca di consolidare il rapporto con un Paese membro della Nato, di grande peso politico e militare Dal mio punto di vista, tuttavia, Ankara resta un interlocutore poco affidabile».

Quali obiettivi perseguono i ribelli fondamentalisti Houthi con i loro ripetuti attacchi contro Riad e quale ruolo svolge il fattore energetico?

«Gli Houthi cercano di sfruttare tutte le capacità militari ancora a loro disposizione, comprese le risorse missilistiche residue, per alimentare l’instabilità e soprattutto far aumentare il prezzo del petrolio. Possono contare anche sul sostegno di milizie regionali vicine all’Iran, situate ad esempio in territorio iracheno. L’obiettivo è mettere in difficoltà l’Arabia Saudita e, di riflesso, anche gli Stati Uniti. Se il prezzo del greggio dovesse salire sensibilmente a ridosso delle elezioni di metà mandato, l’aumento dei costi energetici potrebbe danneggiare ulteriormente l’immagine dell’amministrazione Trump e penalizzare i repubblicani. Se gli attacchi riuscissero a spingere il prezzo del petrolio oltre i 110 dollari al barile, avrebbero ottenuto un risultato importante sul piano della pressione economica e politica. Bisognerà poi vedere come reagirà il sistema economico internazionale e quali attori riusciranno a trarre vantaggio dalla crisi».

Quali altri interessi e Paesi ci sono in gioco?

«Molti. Non dimentichiamo che l’aumento dei prezzi energetici può favorire anche alcuni operatori commerciali e assicurativi, essendo molte imprese d’intermediazione e assicurazione soprattutto olandesi, anche se gli effetti variano a seconda delle attività e dell’esposizione al rischio. L’Egitto, inoltre, potrebbe intervenire militarmente a sostegno di Riad contro gli Houti perché il blocco dei transiti navali del Mar Rosso porta a una riduzione importante del traffico attraverso il canale di Suez. L’economia egiziana trae enormi guadagni dai diritti su Suez e quindi l’Egitto tutelerà innanzitutto i propri interessi».

Come si stanno muovendo i Paesi del Golfo in questa fase di stallo delle trattative?

«L’Oman vorrebbe che gli Stati Uniti contribuissero a garantire un sistema di difesa più efficace e sicuro, ma non vuole essere trascinato in un conflitto contro l’Iran. La sua priorità è una tregua che permetta di ripristinare condizioni di sicurezza e riprendere regolarmente le esportazioni di petrolio. Anche l’Arabia Saudita ha bisogno di maggiori garanzie sul piano della difesa. I recenti attacchi degli Houti, compreso quello contro l’aeroporto internazionale di Riad, hanno mostrato quanto possano essere vulnerabili le infrastrutture strategiche del Regno. Tra le vittime dell’attacco all’aeroporto figurava anche un cittadino americano, un elemento che accresce la rilevanza della vicenda per Washington. La Russia, dal canto suo, guarda con interesse a quanto avviene, perché un aumento dei prezzi gioca a suo vantaggio per la quota di greggio che riesce ancora a commerciare. Inoltre, c’è il sospetto che passi all’Iran informazioni sul dispositivo Usa nell’area del Golfo arabico. Le posizioni dei diversi attori, tuttavia, non coincidono necessariamente: ciascuno cerca di tutelare soprattutto i propri interessi economici e di sicurezza».

L’Iran cercherà di mettere ulteriormente in difficoltà Trump?

«Sì, ritengo che Teheran cercherà di aumentare la pressione sugli Stati Uniti, anche per evidenziare le conseguenze di scelte del presidente americano che non incontrano il consenso di gran parte dell’opinione pubblica. L’Iran potrebbe puntare a compromettere la sicurezza delle rotte energetiche, prendendo di mira petroliere e metaniere nelle acque del Golfo e mettendo a rischio le esportazioni di petrolio e gas. Gli effetti si ripercuoterebbero sui mercati internazionali e sui costi dell’energia, con possibili ricadute politiche negli Stati Uniti. In questo quadro bisogna considerare due passaggi marittimi fondamentali: lo Stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman, e lo Stretto di Bab el-Mandeb, all’imboccatura meridionale del Mar Rosso. Il primo è cruciale per le esportazioni energetiche del Golfo; il secondo è essenziale per i collegamenti marittimi tra il Mar Rosso, il Golfo di Aden e l’Oceano Indiano. La pressione su queste rotte può trasformare una crisi regionale in un problema economico e strategico di portata globale».

Anche Netanyahu, in vista delle elezioni del 27 ottobre, minaccia di sferrare nuovi attacchi contro l’Iran. Quale potrebbe essere la risposta di Teheran e quanto è concreto il rischio di un’escalation?

«Nel periodo trascorso dall’ultimo attacco israeliano contro l’Iran, Israele ha avuto modo di rifornire le proprie difese aeree del sistema Iron Dome e altri strumenti d’intercettazione. Un ulteriore attacco potrebbe essere preso in considerazione qualora la situazione precipitasse, con l’obiettivo di colpire le basi missilistiche iraniane e i siti nucleari, distruggendoli o rendendoli temporaneamente inoperativi per rallentare le capacità militari di Teheran. L’Iran, dal canto suo, potrebbe rispondere lanciando missili e droni contro obiettivi israeliani e contro le installazioni militari americane presenti nella regione, nella speranza di saturare o superare le difese avversarie. A questo si aggiunge il ruolo delle operazioni clandestine e dell’intelligence. Se Israele decidesse di colpire nuovamente, potrebbe contare su un patrimonio informativo rilevante, costruito anche attraverso la collaborazione con l’intelligence americana. La conoscenza degli obiettivi strategici iraniani potrebbe quindi facilitare la pianificazione di eventuali attacchi. Il problema è che una nuova operazione militare potrebbe innescare una catena di reazioni difficili da controllare. Teheran dispone ancora di strumenti per rispondere e allargare il confronto, mentre il coinvolgimento diretto o indiretto di altri Paesi aumenterebbe ulteriormente il rischio di un conflitto regionale».

Boosta: «Non è un semplice concerto, è la colonna sonora di un silenzio»

16 Ottobre 2026 ore 00:04

Davide Dileo, in arte Boosta dall’alto di una carriera pluriventennale ha affrontato stili, platee e situazioni musicali – e artistiche – decisamente diverse fra loro. Cofondatore e tastierista dei Subsonica, […]

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Sciopero lavoratori dei teatri il 27 ottobre. Sabina Di Marco: «Contratti fermi da otto anni»

16 Ottobre 2026 ore 00:01

Il 27 ottobre sarà sciopero generale dei lavoratori e lavoratrici dei teatri e degli scritturati, categoria che comprende attori, ballerini, macchinisti e altre professionalità a chiamata. Lo hanno indetto Slc […]

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