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Il Kenya conferma il terzo caso di Ebola, tutti nella stessa famiglia: 127 contatti in quarantena a Nairobi

17 Ottobre 2026 ore 08:57

NAIROBI — «È stata diagnosticata precocemente e riceve cure di supporto che migliorano le sue possibilità di guarigione». Con queste parole il ministero della Salute del Kenya ha confermato ieri, venerdì 16 ottobre, il terzo caso di Ebola nel Paese: una donna di 65 anni, parente stretta dei primi due pazienti, in quarantena dal 6 ottobre e ora trasferita nell’unità per le malattie infettive di Nairobi.

Il dato che il governo mette in testa al comunicato è un altro: tutti e tre i casi appartengono alla stessa famiglia e tutti erano già isolati quando si sono ammalati. Non c’è alcuna evidenza di trasmissione comunitaria, riferisce Associated Press. La donna ha sviluppato febbre, mal di gola e malessere; è stata isolata, le è stato prelevato un campione e il test ha dato esito positivo. Il virus è del ceppo Bundibugyo, lo stesso dell’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo.

Il primo paziente, un uomo di 40 anni, è morto il 5 ottobre, due giorni dopo essere atterrato a Nairobi dal Congo. Il secondo, un uomo di 39 anni della stessa famiglia, è in condizioni stabili. Il terzo caso arriva dieci giorni dopo il primo decesso.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha diffuso i numeri del tracciamento: al 16 ottobre 127 dei 130 contatti censiti dal ministero erano in quarantena, con controllo quotidiano di temperatura e sintomi per 21 giorni. «I due nuovi casi sono stati individuati precocemente perché erano già in quarantena ed erano controllati ogni giorno», ha detto la rappresentante dell’Oms in Kenya, Neema Rusibamayila Kimambo. «Essere in quarantena significa che la famiglia e il pubblico sono meglio protetti dall’esposizione al virus».

La rassicurazione pesa meno di quanto sembri, perché per il Bundibugyo non esistono né un vaccino autorizzato né una terapia specifica: le sperimentazioni sono ancora in corso nel Congo. Lì l’epidemia, la diciassettesima nella storia del Paese, è stata dichiarata il 15 maggio e ha superato i 9.000 casi e i 4.000 morti, secondo Reuters. È la seconda più grande mai registrata. L’Oms la definisce «lontana dall’essere finita» e in rotta per superare quella dell’Africa occidentale del 2014-2016, che fece oltre 11.000 vittime.

Il viaggio da Kampala

Il percorso del primo paziente lo aveva ricostruito il ministro della Salute, Aden Duale, in conferenza stampa il 6 ottobre. L’uomo, cittadino keniano, viveva in Congo da sette anni ed era malato da circa un mese. Aveva viaggiato via strada fino a Kampala, capitale dell’Uganda, e da lì aveva preso un aereo per Nairobi sabato 3 ottobre. Il presidente William Ruto ha ordinato una risposta rafforzata: in quarantena sono finiti i familiari e 21 operatori sanitari, mentre sono stati rintracciati 23 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio dello stesso volo.

Ai valichi di frontiera con l’Uganda, a Busia e a Malaba, gli operatori sanitari misurano la temperatura ai viaggiatori e disinfettano le mani a chi entra. Il governo ha però deciso che il Paese resta aperto: nessuna restrizione a viaggi, commerci o assembramenti, in linea con l’Oms, che sconsiglia limitazioni verso Kenya, Congo e Uganda. L’Uganda ha registrato 20 casi e 2 morti quest’anno ed è stata dichiarata libera dal virus ad agosto.

Il ministero avverte che altri casi tra i contatti in quarantena restano possibili fino alla fine del monitoraggio. Barbara Muttimos, medico di Medici Senza Frontiere, ha detto ad Associated Press che le probabilità di sopravvivere crescono se il virus viene individuato presto, e che per questo le persone devono essere «oneste sulle proprie esposizioni», dichiarando viaggi e sintomi.

Marocco, Fatima-Zahra El Mansouri giura come prima donna premier: le Finanze al presidente della Federcalcio

17 Ottobre 2026 ore 06:58

RABAT — Il presidente della Federcalcio al ministero delle Finanze. È la nomina che spicca nel primo governo marocchino guidato da una donna: venerdì, al Palazzo reale di Rabat, re Mohammed VI ha presieduto il giuramento dell’esecutivo di Fatima-Zahra El Mansouri, 50 anni, avvocata, sindaca di Marrakech e ministra dell’Abitare nel governo uscente.

Fouzi Lekjaa, presidente della Federazione reale marocchina di calcio e già ministro del Bilancio, prende Economia, Finanze e Performance pubblica. Il Marocco, che organizzerà il Mondiale 2030 con Spagna e Portogallo, sta completando un piano da 20 miliardi di dollari per il torneo, mentre da un anno un movimento di giovani protesta proprio contro la spesa per gli stadi. La cassa dello Stato finisce così nelle mani dell’uomo che ne guida il capitolo più contestato.

Bloomberg scrive che la nomina arriva mentre il Paese ha margini di bilancio sempre più stretti e una domanda sociale in crescita; Lekjaa ha promesso più spesa sociale. Entrato nel Partito dell’autenticità e della modernità (PAM) poche settimane prima del voto, aveva contribuito alla vittoria del partito, riferisce Reuters.

Il governo conta 32 membri: 19 ministri, 11 ministri delegati e il segretario generale. Le donne sono sei, compresa la premier; tra i ministri a pieno titolo sono due. L’esecutivo uscente di Aziz Akhannouch ne aveva quattro.

Confermati i pesi massimi: Nasser Bourita agli Esteri, Abdelouafi Laftit all’Interno, Abdellatif Ouahbi alla Giustizia, Ahmed Toufiq agli Affari religiosi. Nasce un ministero dell’Intelligenza artificiale, della transizione digitale e della riforma amministrativa, affidato ad Ahmed Rahhou. Nizar Baraka, leader dell’Istiqlal, va ad Attrezzature, Acqua e Foreste; l’Agricoltura passa a Khalid Hatimi con il mandato della «sovranità alimentare».

Un’affluenza al 38 per cento

Il governo nasce dalle elezioni del 23 settembre. Il PAM ha vinto con 97 seggi su 395, dieci in più del 2021. Il Raggruppamento nazionale degli indipendenti, il partito del premier uscente, ha perso 36 seggi ed è sceso a 66. Gli islamisti del Partito della giustizia e dello sviluppo, guidati dall’ex premier Abdelilah Benkirane, sono risaliti da 13 a 54. Ha votato circa il 38 per cento degli aventi diritto, contro il 50 di cinque anni fa: l’affluenza più bassa in vent’anni.

El Mansouri, incaricata dal re il 29 settembre, ha costruito una coalizione con l’Istiqlal, i socialisti dell’USFP e il Partito del progresso e del socialismo: 207 seggi, nove sopra la maggioranza. Benkirane ha annunciato che il suo partito resterà all’opposizione.

Il PAM era stato fondato nel 2008 da Fouad Ali El Himma, consigliere del re, come contrappeso agli islamisti. Oggi governa un Paese in cui, dalla fine di settembre 2025, il collettivo GenZ 212, nato sulla piattaforma Discord, ha portato in piazza in undici città giovani che chiedono ospedali e scuole e contestano i miliardi per gli stadi della Coppa d’Africa 2025 e del Mondiale 2030. Il bilancio del ministero dell’Interno parla di tre morti e oltre 400 arresti, con 263 agenti e 23 manifestanti feriti. In una lettera al re i manifestanti avevano chiesto le dimissioni del governo.

Alla composizione del nuovo esecutivo non è seguita alcuna reazione pubblica immediata: né da GenZ 212, né dal partito di Benkirane, né dalle organizzazioni femminili.

Dopo il voto, El Mansouri aveva detto di non avere «nessuna linea rossa» nelle trattative. «Abbiamo voltato pagina», aveva aggiunto.

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