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Attentato a Sigfrido Ranucci, le motivazioni del Riesame: “Inverosimile” la versione di Lavitola. I giudici: “Materiale investigativo granitico”

17 Ottobre 2026 ore 18:37

La versione fornita da Valter Lavitola sull’attentato contro Sigfrido Ranucci è “inverosimile” e le risultanze investigative a suo carico sono “granitiche”. È quanto sostengono i giudici del Tribunale del Riesame di Roma nelle 31 pagine di motivazioni con cui hanno respinto le richieste della difesa dell’ex editore, confermando la custodia cautelare in carcere. Lavitola è accusato di essere il mandante dell’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista, di cui è indicato come mandante reo confesso. Davanti a giudici l’imprenditore ed ex editore si era assunto di aver dato un mandato in bianco Clesio Tavares Gomes, suo uomo di fiducia coindagato nel procedimento di assumersene la responsabilità. Al centro della decisione ci sono le contraddizioni emerse nelle dichiarazioni dell’indagato, che secondo i magistrati riguardano almeno tre aspetti: il sopralluogo nei pressi della casa di Ranucci, le modalità con cui sarebbe stato organizzato l’attentato e i chiarimenti sul movente. Su quest’ultimo punto, scrivono i giudici, resta possibile una matrice politica. Confermata anche l’aggravante del metodo mafioso.

Uno degli elementi contestati riguarda il ruolo di Gomes. In un primo momento, l’ex editore avrebbe riferito di avergli affidato un incarico preciso: sparare tre o quattro colpi contro il muro dell’abitazione del giornalista, senza coinvolgere altre persone. Soltanto il giorno successivo all’attentato, secondo questa ricostruzione, avrebbe appreso dai mezzi di informazione che Tavares non aveva rispettato le istruzioni e aveva agito autonomamente, coinvolgendo soggetti a lui sconosciuti per collocare l’ordigno. Successivamente, però, Lavitola ha modificato la propria versione. Avrebbe prima ammesso di aver accettato il rischio che il coindagato, forte delle sue esperienze nel campo della sicurezza e in ambito militare internazionale, potesse discostarsi dalle indicazioni ricevute. In seguito avrebbe descritto l’incarico appunto come una sorta di “mandato in bianco”, sostenendo di non avergli detto espressamente come procedere né di avergli suggerito di rinunciare all’attentato.

Per il Riesame, le differenze tra le dichiarazioni sono rilevanti. I giudici ritengono inoltre “del tutto inverosimile” che Tavares abbia cambiato autonomamente le modalità esecutive senza consultare Lavitola. Una ricostruzione che, secondo il Tribunale, contrasta con il rapporto di fiducia reciproca, descritto dallo stesso ex editore come quasi filiale. I magistrati si chiedono perché il coindagato avrebbe dovuto tradire quel legame, assumendosi responsabilità penali e oneri economici.

Un altro punto riguarda il sopralluogo effettuato il 15 settembre 2025 nei pressi dell’abitazione di Ranucci, a Torvajanica. Lavitola lo avrebbe negato sia nelle prime dichiarazioni spontanee sia durante l’interrogatorio. L’analisi del traffico telefonico degli indagati avrebbe però evidenziato che quel pomeriggio lui e Tavares si erano recati nella zona in cui si trova la casa del giornalista, per poi rientrare immediatamente a Roma.

Il Tribunale conferma anche l’aggravante del metodo mafioso. I giudici richiamano le “allarmanti modalità dell’azione“, considerate di per sé evocative della forza intimidatrice di tale metodo. Nelle valutazioni dei magistrati pesa anche quanto riferito da Ranucci, che avrebbe raccontato di aver ricevuto negli anni ripetute minacce e avvertimenti legati alla sua attività giornalistica e d’inchiesta, anche sulla criminalità organizzata. Per questo, ricordano i giudici, al giornalista era stata assegnata una misura di tutela personale già dall’agosto 2021.

Le motivazioni sottolineano inoltre la gravità delle modalità dell’azione e la spregiudicatezza attribuita a Lavitola, che avrebbe incaricato Tavares di individuare gli esecutori materiali, disposti a compiere il fatto per pochi soldi. Un’azione che, osservano i magistrati, avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi, anche perché le automobili della persona offesa erano alimentate a gas. A sostegno della custodia cautelare in carcere viene indicato infine il pericolo di fuga. Secondo quanto emerso dalle intercettazioni, a partire dal primo luglio 2026, subito dopo l’esecuzione della misura nei confronti dei quattro presunti esecutori materiali, Lavitola sarebbe stato in procinto di partire per l’Africa. I difensori dell’ex editore, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, contestano le conclusioni del Riesame, in particolare per quanto riguarda l’aggravante del metodo mafioso, e hanno annunciato ricorso in Cassazione.

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Forza Italia, l’avvocato dei Berlusconi è sbarcato in Parlamento: il partito lo manda dritto in commissione Giustizia

17 Ottobre 2026 ore 15:13

Martedì 6 ottobre era stato oggetto di qualche ilarità tra i colleghi perché si era presentato di buon mattino al suo nuovo scranno di Montecitorio durante la discussione generale sulla legge elettorale a cui avevano partecipato solo una decina di deputati. Il tesoriere di Forza Italia Fabio Roscioli sta prendendo il nuovo e inedito ruolo di deputato molto sul serio: da quando si è insediato alla Camera dopo la vittoria alle suppletive di Reggio Calabria, il partito gli ha assegnato la commissione Giustizia. E nelle prime due settimane non si è perso una seduta, oltre ai lavori d’aula. Una scelta significativa alla luce del fatto che Roscioli è anche avvocato ed è stato legale della famiglia Berlusconi.

Roscioli è considerato l’uomo di Marina Berlusconi nei palazzi romani ed è un noto avvocato civilista. È storico legale di Fininvest in diverse cause note alle cronache: ha curato il ricorso (perso) in Cassazione di Silvio Berlusconi costretto a pagare 50 mila euro all’ex pm di Milano Guido Robledo per averlo attaccato nel 2006 sul processo Mills, ma anche il ricorso (anche questo perso) di Fininvest nei confronti del giornalista Ferruccio Pinotti e del magistrato Luca Tescaroli sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia riportate in un libro. Roscioli è stato anche il liquidatore del Popolo delle Libertà nel 2013, gruppo politico durato pochi mesi tra l’allora Forza Italia e Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. E avrà un ruolo fondamentale in Forza Italia nei prossimi mesi: da tesoriere dovrà essere lui a mettere la firma, e quindi la certificazione, sulle liste elettorali del partito.

La decisione di inserirlo in commissione Giustizia è legata sia alla sua professione, ma anche al fatto che nelle ultime settimane si era liberato un posto da ricoprire in commissione: quello di Tommaso Calderone, nel frattempo passato a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. La maggioranza, insomma, aveva un parlamentare in meno in una commissione chiave e quindi doveva scegliere qualcuno per sostituire Calderone che, nel frattempo, ha mantenuto il suo posto di vicepresidente della Commissione nonostante sia dell’opposizione. La commissione Giustizia è tra quelle più importanti e in cui la maggioranza è più risicata in termini numerici, dunque serviva un rinforzo.

Roscioli comunque sarà presto chiamato a discutere e votare su provvedimenti importanti sul fronte della Giustizia: alla Camera, infatti, è in discussione il disegno di legge che limita il sequestro degli smartphone da parte dei magistrati, il disegno di legge sulla geografia giudiziaria oltre al decreto Giustizia che arriverà in commissione la prossima settimana. Se dovesse essere approvata al Senato, la commissione Giustizia di Montecitorio sarà chiamata anche ad esprimersi sulla riforma della prescrizione.

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Aggressioni in minicar a Roma, per i due minorenni si aggravano le accuse: contestate anche le percosse. Rischiano una misura cautelare

17 Ottobre 2026 ore 12:47

Da quella che avrebbero definito una bravata a un’inchiesta per tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. Si aggrava il quadro accusatorio nei confronti dei due ragazzi di 16 e 17 anni coinvolti nella serie di aggressioni compiute a Roma a bordo di una minicar. I due, che hanno confessato, saranno interrogati martedì 20 ottobre dalla Procura dei minorenni, che ha assunto la titolarità dell’indagine. La nuova contestazione potrebbe incidere anche sulla valutazione delle eventuali misure cautelari.

Al centro degli accertamenti c’è soprattutto l’aggressione del 5 ottobre a Monteverde, quando Davide Iacopini, attore di 42 anni, è stato colpito con un calcio mentre viaggiava in monopattino in via Anton Giulio Barrilli. L’uomo ha perso il controllo del mezzo ed è finito contro un’auto in sosta, perdendo conoscenza. Operato due volte alla testa, è ancora ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo, con prognosi riservata anche se le sue condizioni sembrano in miglioramento.

Quell’episodio rappresenta il momento più grave di un’escalation di violenza concentrata nell’arco di 48 ore, durante le quali si sono verificate altre cinque aggressioni ai danni di passanti, con conseguenze meno gravi. Quando sono stati identificati, i due avrebbero ricondotto quei gesti alla noia e al desiderio di divertirsi. “Ci siamo divertiti così”, avrebbero detto agli investigatori, spiegando di essersi fermati dopo aver appreso delle condizioni dell’attore.

Le indagini dovranno ora chiarire se dietro gli episodi ci fosse soltanto l’iniziativa dei due ragazzi o se le aggressioni fossero legate a una sfida condivisa con altre persone, eventualmente anche online. I carabinieri hanno sequestrato i cellulari dei minorenni e dei loro genitori, oltre a una dashcam, che potranno essere esaminati su delega della Procura.

Mentre tra i compagni di scuola prevale l’incredulità, il fratello del sedicenne, che si trovava sul lato passeggero della minicar e sarebbe colui che materialmente ha colpito le vittime, ha raccontato ai giornali che i due amici, quando sono insieme, diventano “esplosivi”. Secondo il suo racconto, qualche mese fa le famiglie avevano già deciso di limitarne la frequentazione.

Adesso saranno gli interrogatori e gli accertamenti sui dispositivi sequestrati a contribuire alla ricostruzione dei fatti e delle responsabilità individuali. Per i due minorenni, intanto, l’inchiesta entra in una fase decisiva, mentre restano da chiarire le circostanze e le ragioni di una sequenza di aggressioni che ha avuto il suo esito più drammatico nelle gravi condizioni di Iacopini.

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