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Warriors in testa, Knicks secondi e Lakers terzi: le 30 squadre NBA che valgono di più

17 Ottobre 2026 ore 11:16

Di Justin Teitelbaum e Brett Knigh

Le squadre Nba non vengono messe in vendita spesso (due terzi dei proprietari di controllo della lega sono al loro posto da almeno dieci anni), ed è per questo che ad agosto hanno sorpreso due passaggi di mano a breve distanza. Prima Mark Walter ha accettato di vendere i Los Angeles Lakers a Josh Kushner e Bob Iger, appena dieci mesi dopo aver chiuso l’acquisto della franchigia. Poi, solo una settimana più tardi, Marc Stad, socio di minoranza dei Minnesota Timberwolves, ha raggiunto un accordo per rilevare la quota di Marc Lore, a 14 mesi da quando il miliardario del retail ne aveva preso ufficialmente il controllo.

Entrambe le operazioni attendono ancora l’approvazione del consiglio dei governatori della Nba, ma se si chiuderanno senza intoppi, come previsto, i venditori incasseranno un buon ritorno. Lore, che nel 2021 aveva accettato di comprare i Timberwolves e le Minnesota Lynx della Wnba con un’operazione in più fasi dal valore d’impresa di 1,5 miliardi di dollari, ha ottenuto 4,5 miliardi per le due squadre: un rendimento annuo del 25%, anche calcolandolo dall’accordo iniziale. Walter, che è sotto indagine federale per alcuni prestiti tra le sue altre società, ha ottenuto lo stesso rendimento alzando il prezzo dei Lakers da 10 a 12,5 miliardi in meno di un anno.

È la vita nella Nba, dove le valutazioni volano alte come una schiacciata in contropiede.

La classifica: Warriors, Knicks e Lakers

I Golden State Warriors restano la squadra di basket più preziosa per il quinto anno consecutivo, con una stima di 13,5 miliardi di dollari (+23% rispetto al 2025). I New York Knicks sono secondi con 12,6 miliardi, in crescita del 29% su base annua: questo riporta i campioni in carica davanti ai Lakers nella classifica finanziaria di Forbes, dopo che l’anno scorso le due squadre si erano scambiate le posizioni. Solo due squadre di altri sport al mondo valgono quanto le prime tre della Nba: i Dallas Cowboys della Nfl (17 miliardi) e i Los Angeles Rams (13,5 miliardi).

I Los Angeles Clippers, intanto, sono valutati 7,8 miliardi, al quarto posto nella Nba, nonostante una pesante sanzione per violazione del salary cap che limiterà la capacità del club di competere nelle prossime stagioni.

Un mercato in crescita

Complessivamente, le 30 franchigie della lega valgono in media 6,1 miliardi di dollari, il 14% in più rispetto ai 5,4 miliardi dello scorso anno e il 147% in più rispetto ai 2,5 miliardi del 2021. Ogni squadra è valutata almeno 4 miliardi e il prezzo d’ingresso nella lega è salito del 167% nello stesso arco di cinque anni, da 1,5 miliardi.

Una serie di vendite recenti dà credito a queste cifre. Oltre a Lakers e Timberwolves, in un mercato insolitamente attivo altre cinque squadre hanno cambiato mano negli ultimi quattro anni, compreso l’acquisto dei Portland Trail Blazers da parte di Tom Dundon, un’operazione in due parti approvata ad aprile con una valutazione complessiva che secondo le indiscrezioni si aggira sui 4,25 miliardi. Non sono mancate le consuete transazioni di minoranza, come l’accordo di luglio con cui la società di private equity Blue Owl ha rilevato una quota dei Cleveland Cavaliers con una valutazione di 5,5 miliardi, secondo Sportico.

I ricavi della lega e i media locali

Gli investitori sono attratti dalla robusta crescita del business della Nba. Secondo le stime di Forbes, i ricavi dell’intera lega nella regular season 2025-26 si sono avvicinati ai 14 miliardi di dollari, compreso quanto generato da eventi non Nba nelle arene delle squadre. È un aumento del 12% su base annua, nella prima stagione del contratto di diritti televisivi nazionali da 76 miliardi e della durata di 11 anni.

I media locali sono un’area di maggiore preoccupazione. Il fallimento dell’operatore di reti sportive regionali Main Street Sports Group ha lasciato 16 squadre Nba senza casa in televisione a livello locale negli ultimi anni, costringendole a cercare alternative e mettendo a rischio decine di milioni di dollari di ricavi annui. Secondo le stime di Forbes, nel 2025-26 le 16 squadre hanno incassato in media 13 milioni di dollari dai diritti media locali, contro i 40 milioni del 2023-24.

La lega prende sul serio la minaccia: ha assunto Matt Volk, chief operating officer di Nesn, per guidare i media locali in un ruolo dirigenziale creato quest’anno, e punterebbe a riunire i diritti di almeno 20 squadre in un hub di streaming per la stagione 2027-28.

Sponsor, presenze e nuove arene

Nel frattempo altre linee di business compensano i cali: nel 2025-26 i ricavi da sponsorizzazioni e pubblicità delle squadre sono saliti del 14% su base annua, secondo le stime di Forbes, e le presenze complessive in regular season hanno superato i 22 milioni, la quarta volta nella storia in cui la Nba raggiunge il 97% della capienza delle arene.

I guadagni potrebbero accelerare man mano che diverse franchigie ristrutturano i propri impianti e quattro squadre (Oklahoma City Thunder, Philadelphia 76ers, Dallas Mavericks e San Antonio Spurs) lavorano alla costruzione di nuove arene.

Espansione e mercati internazionali

Le 30 squadre attuali potrebbero inoltre ricevere ingenti pagamenti una tantum sotto forma di quote d’ingresso per l’espansione. Il commissioner Adam Silver ha detto che la lega deciderà entro la fine dell’anno se e dove procedere con l’aggiunta di nuove squadre. Mentre si valuta di collocare nuove franchigie a Las Vegas e Seattle, alcune indiscrezioni indicano che l’offerta per Las Vegas potrebbe arrivare a 9 o addirittura 10 miliardi, senza contare il costo di una nuova arena.

Allo stesso tempo la Nba vuole vendere franchigie della Basketball Africa League e lanciare un nuovo campionato europeo, il che potrebbe significare ulteriori quote d’ingresso per i proprietari delle squadre statunitensi, oltre a future opportunità commerciali e a un flusso più forte di talenti tra i continenti.

La Nba sostiene già che la maggior parte dei suoi tifosi e dei consumi dei suoi contenuti arriva da fuori dagli Stati Uniti, e da anni cerca di rafforzare la propria presenza in regioni come l’Asia orientale e l’America Latina. Lo scorso novembre, per esempio, ha annunciato nuovi accordi di trasmissione nelle Filippine e in Medio Oriente e Nord Africa.

I multipli rispetto alle altre leghe

Con questo slancio, la valutazione media della Nba, pari a 6,1 miliardi di dollari, è ora 13,1 volte i ricavi medi per squadra dell’ultima stagione, contro il multiplo di 8,6 di quattro anni fa. Un valore che supera con facilità le ultime cifre di Forbes per Nhl (8,9), Mls (8,9) e Mlb (7), così come per leghe in rapida crescita come la Wnba (12,5) e la Nwsl (11,1), ed è appena sotto il 13,4 della Nfl.

All’interno della Nba i multipli vanno da 10,4 per i Trail Blazers a 20 per i Lakers, un divario più ampio rispetto alle altre principali leghe maschili nordamericane. Questo suggerisce che le opportunità finanziarie per i club di punta potrebbero non arrivare fino alle squadre più piccole. Ma i Lakers hanno compagnia in cima con i Knicks, il cui multiplo è 19,7 e che hanno una strada più chiara verso una possibile vendita, visto che questo mese completano lo scorporo dai New York Rangers della Nhl  nella società quotata Msg Knickerbockers Corp.

Le valutazioni delle squadre NBA 2026

N. 1 – Golden State Warriors – 13,5 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 23% | Ricavi: 942 milioni | Utile operativo: 364 milioni | Proprietari: Joe Lacob, Peter Guber

N. 2 – New York Knicks – 12,6 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 29% | Ricavi: 640 milioni | Utile operativo: 140 milioni | Proprietario: Madison Square Garden Sports

N. 3 – Los Angeles Lakers – 12,5 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 25% | Ricavi: 626 milioni | Utile operativo: 248 milioni | Proprietari: Mark Walter, Todd Boehly, trust della famiglia Jerry Buss

N. 4 – Los Angeles Clippers – 7,8 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 4% | Ricavi: 602 milioni | Utile operativo: 119 milioni | Proprietario: Steve Ballmer

N. 5 – Boston Celtics – 7 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 4% | Ricavi: 511 milioni | Utile operativo: 209 milioni | Proprietari: Bill Chisholm, famiglia Grousbeck

N. 6 – Chicago Bulls – 6,7 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 12% | Ricavi: 482 milioni | Utile operativo: 177 milioni | Proprietario: Jerry Reinsdorf

N. 7 – Houston Rockets – 6,6 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 12% | Ricavi: 523 milioni | Utile operativo: 178 milioni | Proprietario: Tilman Fertitta

N. 8 – Brooklyn Nets – 6,5 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 16% | Ricavi: 467 milioni | Utile operativo: 119 milioni | Proprietari: Joseph Tsai, famiglia Koch

N. 9 – Philadelphia 76ers – 6,4 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 17% | Ricavi: 529 milioni | Utile operativo: 224 milioni | Proprietari: Josh Harris, David Blitzer

N. 10 – Miami Heat – 6,1 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 7% | Ricavi: 414 milioni | Utile operativo: 97 milioni | Proprietario: Micky Arison

N. 11 – Phoenix Suns – 6 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 11% | Ricavi: 545 milioni | Utile operativo: 231 milioni | Proprietari: Mat Ishbia, Justin Ishbia

N. 12 – Toronto Raptors – 5,9 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 9% | Ricavi: 423 milioni | Utile operativo: 139 milioni | Proprietario: Rogers Communications

N. 13 – Dallas Mavericks – 5,8 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 14% | Ricavi: 407 milioni | Utile operativo: 44 milioni | Proprietari: famiglia Adelson, Mark Cuban

N. 14 – Atlanta Hawks – 5,75 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 15% | Ricavi: 528 milioni | Utile operativo: 226 milioni | Proprietario: Tony Ressler

N. 15 – San Antonio Spurs – 5,6 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 27% | Ricavi: 474 milioni | Utile operativo: 171 milioni | Proprietari: Peter J. Holt, Sixth Street

N. 16 – Cleveland Cavaliers – 5,5 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 15% | Ricavi: 512 milioni | Utile operativo: 48 milioni | Proprietario: Dan Gilbert

N. 17 – Washington Wizards – 5,2 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 11% | Ricavi: 447 milioni | Utile operativo: 167 milioni | Proprietario: Ted Leonsis

N. 18 – Denver Nuggets – 5,15 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 12% | Ricavi: 408 milioni | Utile operativo: 124 milioni | Proprietario: E. Stanley Kroenke

N. 19 – Oklahoma City Thunder – 4,9 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 13% | Ricavi: 392 milioni | Utile operativo: 112 milioni | Proprietari: Clayton Bennett, George Kaiser, patrimonio di Aubrey McClendon

N. 20 – Utah Jazz – 4,75 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 16% | Ricavi: 394 milioni | Utile operativo: 141 milioni | Proprietari: Ryan e Ashley Smith

N. 21 – Sacramento Kings – 4,7 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 6% | Ricavi: 413 milioni | Utile operativo: 102 milioni | Proprietario: Vivek Ranadivé

N. 22 – Milwaukee Bucks – 4,6 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 7% | Ricavi: 385 milioni | Utile operativo: 55 milioni | Proprietari: Wes Edens, Jimmy e Dee Haslam

N. 23 – Indiana Pacers – 4,55 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 8% | Ricavi: 369 milioni | Utile operativo: 85 milioni | Proprietari: Herb Simon, Stephen Simon, Steven Rales

N. 24 – Orlando Magic – 4,5 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 15% | Ricavi: 365 milioni | Utile operativo: 86 milioni | Proprietario: famiglia DeVos

N. 25 – Charlotte Hornets – 4,4 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 16% | Ricavi: 367 milioni | Utile operativo: 90 milioni | Proprietari: Rick Schnall, Gabe Plotkin, Chris Shumway

N. 26 – Portland Trail Blazers – 4,3 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 1% | Ricavi: 412 milioni | Utile operativo: 122 milioni | Proprietario: Tom Dundon

N. 27 – Detroit Pistons – 4,2 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 15% | Ricavi: 362 milioni | Utile operativo: 104 milioni | Proprietario: Tom Gores

N. 28 – Minnesota Timberwolves – 4,18 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 16% | Ricavi: 358 milioni | Utile operativo: 71 milioni | Proprietari: Marc Lore, Alex Rodriguez

N. 29 – New Orleans Pelicans – 4,1 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 15% | Ricavi: 348 milioni | Utile operativo: 87 milioni | Proprietaria: Gayle Benson

N. 30 – Memphis Grizzlies – 4 miliardi di dollari
Variazione su un anno: 14% | Ricavi: 332 milioni | Utile operativo: 59 milioni | Proprietario: Robert Pera

L’articolo Warriors in testa, Knicks secondi e Lakers terzi: le 30 squadre NBA che valgono di più è tratto da Forbes Italia.

NBA Freestyle | LeBron se ne va, Doncic eredita i Lakers: l’ultimo assalto al titolo del Re e i dubbi sulla squadra costruita attorno allo sloveno

17 Ottobre 2026 ore 08:27

La nuova stagione NBA è alle porte. Si parte il 20 ottobre. È da sempre un momento divertente, ricco di grandi aspettative. Si fanno analisi sul futuro, previsioni sul futuro, scommesse sul futuro. Raramente ci si azzecca. Non credete a chi vi dice che un anno fa pensava che i New York Knicks sarebbero stati campioni, per dire. Questa nuova stagione offre una quantità enorme di spunti a tutti gli appassionati di basket americano. Questi sono alcuni temi da tenere sott’occhio nei prossimi mesi.

San Antonio, favorita?

Sì, tutti i commentatori dicono che San Antonio sia la squadra favorita. Come dar loro torto. Victor Wembanyama non è una superstar, è un dominatore dell’universo. Sarà il prossimo MVP o sarà rivolta popolare. “Rivoluzione francese”. Stephon Castle ha un anno in più di esperienza, con playoff e finali giocate tra alti e bassi da protagonista. Chi può vantare tanto? Stesso discorso per Dylan Harper, un veterano nel corpo di un ventenne, con ghiaccio nelle vene in modalità Mr. Freezer.

Fox deve farsi perdonare tanto, ma è comunque un giocatore solido. La struttura del roster è rimasta intatta, compresa la presenza rassicurante da “faccio ciò che serve senza lagne” di Harrison Barnes e la mano con il mirino laser di Champagnie. Anzi, hanno aggiunto un veterano come Tobias Harris, che potrà dare un aiuto dalla panchina a livello offensivo quando il sesto uomo dell’anno Keldon Johnson sparisce emotivamente come in finale. Sarà divertente.

LeBron James e i Sixers

Se i “super team” fossero garanzia di successo, allora i Lakers del 2003 con Shaq, Kobe, Karl Malone, Gary Payton e Horace Grant non avrebbero avuto rivali. Invece non è (quasi) mai stato così. LeBron James ha ancora benzina nel serbatoio ed è approdato a Philadelphia. È sempre una notizia. A quasi 42 anni è ancora almeno tra i primi venti giocatori della lega. Ha giocato dei buonissimi playoff. È probabilmente il miglior passatore della storia. Tenta un ultimo assalto all’anello, non così scontato. Intanto è fuori per un problema al piede. Jaylen Brown è un All-Star in grado di attaccare e difendere con la stessa efficacia, che tratta la palla così e così, ma che troverà la stessa ispirazione di Boston anche nella città dell’amore fraterno.

Con l’esplosivo secondo anno VJ Edgecombe e Tyrese Maxey, la cosa attualmente più veloce in NBA con la palla tra le mani, il quintetto base è di livello “superstar”. Problemi? Joel Embiid si è asciugato tanto fisicamente, ma ogni volta che atterra dopo un rimbalzo difensivo sembra gli si stia staccando una rotula. Le immagini viste nel precampionato non riscaldano certo il cuore. La panchina, elemento fondamentale per puntare in alto, non sembra da corsa.

OKC e la chiave Williams

Gli infortuni per loro saranno un tema. Come lo scorso anno. Se sani e “robusti”, rimangono la squadra da battere, con qualche incognita all’orizzonte. Shai Gilgeous–Alexander è l’uno contro uno più velenoso, imprevedibile e ritmato della west (e della lega). Isaiah Hartenstein come rollante è un punto di riferimento tra i top del ruolo. La chiave di volta è Jalen Williams. Giocatore versatile di una completezza senza senso, che tratta la palla, sa tirare, ha punti nelle mani, può segnare in mille modi. E soprattutto difende.

Con lui in salute, i Thunder hanno quel secondo creatore di gioco in grado di alzare il livello dell’attacco dell’intera squadra. Le incognite? Causa salary cap hanno dovuto rinunciare a pedine solide dalla panchina, come il tiratore Isaiah Joe e l’ala Aaron Wiggins. Inoltre, il buon Chet Holmgren è uscito un po’ acciaccato emotivamente dal confronto diretto con la “Rivoluzione Francese” dei San Antonio Spurs. Buoni segnali in prestagione dai rookie Aday Mara, interminabile centro di 2,23 con mani morbide e piedi mobili, e Bennett Stirtz, che sembra il nuovo Kon Knueppel per come vede il canestro dal perimetro.

Il secondo anno di Cooper Flagg

Preparate i popcorn, Cooper Flagg sta iniziando il suo secondo anno nella NBA. Non ha ancora 20 anni. Il secondo anno è sempre un momento complesso. Finisce la spinta del clamore iniziale. Sei chiamato a confermare quello che hai fatto, cosa spesso ancora più complessa. Gli avversari ti hanno studiato meglio, possono trovare contromisure più efficaci. Dicono che sia cresciuto in altezza.

Bella forza, a 19 anni sei ancora in fase di crescita fisica. Adesso è 2,08 da 2,05. Alto come Hakeem “The Dream” Olajuwon. Una fluidità che scorre (non semplicemente “corre”) per il campo in modo naturale, quasi in simbiosi col parquet. Tempismo. Velocità di esecuzione. Mezzi atletici. Efficacia senza palla in mano. Trattamento della sfera. Ci sarà da divertirsi. Preparate i popcorn.

I Lakers di Doncic

Hanno smantellato, i Los Angeles Lakers. Una sorta di ricostruzione. Che non parte però dal fondo. Parte da più in alto perché con Luka Doncic nel fondo non puoi stare. Ora, il fatto che abbiano trattato LeBron James come se fosse un Hachimura qualunque ha poco di tecnico e tanto di poco stile. La perplessità è: vuoi fare una squadra costruita attorno a Doncic? Perché hai preso giocatori che sulla carta poco si adattano al sistema di gioco “Doncic-centrico” che hai in mente? Prendiamo il punto più alto della carriera dello sloveno: le finali con Dallas del 2024. Doncic domina la palla, crea tanto per sé. Ma ha bisogno, comunque, di punti di riferimento costanti ed efficaci in taglio e sul perimetro da servire. Centri come Daniel Gafford che vanno a prendersi l’alley-oop dopo un pick and roll o esterni come PJ Washington e Derrick Jones Jr. che la mettono da fuori dopo uno scarico (e in difesa mordono le caviglie dei giocatori più pericolosi). Stop.

Dove sono questi giocatori ai Lakers? Quentin Grimes lo scorso anno ha tirato il 33% da tre con i Sixers e in carriera è sempre stato sotto il 40%. Matisse Thybulle negli ultimi due anni ha giocato a malapena 45 partite. Non tira male, ma su un volume di conclusioni decisamente sotto la media per il ruolo. Il centro Walker Kessler, arrivato da Utah come se fosse (a parere dei Lakers) la reincarnazione del compianto Bill Walton, non è certo un giocatore verticale e lo scorso anno ha giocato appena 5 gare (58 l’anno precedente). Insomma, la squadra non sembra costruita in modo funzionale per dare alla stella di Los Angeles la libertà di esprimere il basket che vuole. Sarà il campo, ovviamente, a dire la sua a brevissimo.

I New York Knicks si ripeteranno?

E i campioni NBA? A giudicare dalle recenti dichiarazioni di Karl–Anthony Towns sul rinnovo del suo contratto, non si parte proprio col vento in poppa. Anche perché tocca rinnovare anche gente meno pesante, ma in ogni caso pesante, come Miles McBride e soprattutto Josh Hart. Di certo, poi, la perdita di Robinson non sarà indolore, perché il lungo con due lastre di marmo al posto delle mani garantiva gran presenza a rimbalzo offensivo e diversi extra possessi per la felicità di Jalen Brunson e compagnia “perimetrale”.

In ogni caso, lo stesso Brunson venderà cara la pelle, perché è l’unico modo che conosce per fare la differenza su un campo da basket. OG Anunoby è vera e propria élite nel ruolo di ala. Towns, se non gli scema la voglia sentendosi il brutto anatroccolo sottopagato, come lungo in grado di colpire da fuori e puntare il lungo dal palleggio rimane tremendamente efficace. Sarà un’altra stagione di alto livello? Sì. Vinceranno di nuovo il titolo? Mah, i back-to-back ormai sono più rari di un quadrifoglio nel deserto del Sahara.

That’s all Folks!
Alla prossima settimana.

L'articolo NBA Freestyle | LeBron se ne va, Doncic eredita i Lakers: l’ultimo assalto al titolo del Re e i dubbi sulla squadra costruita attorno allo sloveno proviene da Il Fatto Quotidiano.

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