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Per Laura Masotto, il violino è uno strumento per sconfinare

17 Giugno 2026 ore 04:45

Il violino come punto di partenza. È da questo assunto che si delinea il percorso di Laura Masotto, tra le protagoniste dell’edizione di Nextones, che si terrà tra il 16 e il 19 luglio. La musicista e compositrice veronese porta al festival The Spirit of Things, un lavoro che sintetizza anni di ricerca sul dialogo tra strumenti acustici, elettronica e dimensione rituale del suono.

Diplomata al Conservatorio di Verona e attiva inizialmente tra musica da camera e formazioni post-rock, Masotto ha costruito negli anni una traiettoria personale che si sottrae a semplici classificazioni. Al centro del suo lavoro musicale resta il violino, il cui suono viene sottoposto a continue trasformazioni attraverso loop station, sintetizzatori e processamenti analogici che permettono di creare composizioni capaci di generare paesaggi sonori.

Ogni suo concerto assume una forma diversa e si sviluppa in relazione all’ambiente circostante. Un approccio che trova una particolare sintonia con il festival della Val d’Ossola, da sempre impegnato nel tessere relazioni tra  la musica contemporanea, il paesaggio naturale e il territorio.

Laura Masotto. Ph: Francesca Serotti. Courtesy of the artist

Nella pratica artistica di Masotto confluiscono anche elementi provenienti da tradizioni rituali e spirituali. Accanto al violino compaiono strumenti come il tamburo sciamanico, campane tibetane, ocean drum, sonagli e pietre. Non si tratta di una semplice scelta estetica, ma di strumenti che contribuiscono alla costruzione di una relazione più fisica e immersiva con il suono. 

Pubblicato nel 2024, The Spirit of Things rappresenta uno dei lavori più significativi del suo percorso. L’album ha ottenuto attenzione internazionale, con recensioni su riviste come The Wire ed Electronic Sound, e ha dato origine a un lungo tour europeo che ha toccato festival e spazi di riferimento per la musica di ricerca. In queste composizioni convivono ambient, elettronica contemporanea e sensibilità classica, senza che nessun elemento prevalga sull’altro.

La sua attività si estende inoltre al cinema, alla danza e alla moda. La musica di Masotto è stata infatti utilizzata all’interno di progetti firmati Dior e Jil Sander e nella serie Netflix Baby Reindeer. Nel 2022 partecipa a una collaborazione con Deutsche Grammophon, per l’album Lys della violinista norvegese Mari Samuelsen e per una rilettura di Shéhérazade di Rimsky-Korsakov.

A Nextones presenterà un set che riflette il suo approccio multidisciplinare nei confronti della musica. Nel frattempo Masotto guarda già al futuro: al momento sta lavorando su Notturno, un nuovo album previsto per il 2026, che proseguirà l’indagine dell’artista sui confini tra composizione, improvvisazione e percezione.

Laura Masotto. Ph: Luna Coppola. Courtesy of the artist

The Spirit of Things viene presentato in un luogo completamente inedito per il festival: l’Oratorio di San Marco a Veglio. Come vivi il rapporto tra spazialità e musica? 
Lo spazio è fondamentale nella musica, perché è il luogo in cui il suono prende corpo e si manifesta, è una presenza attiva, un elemento che partecipa alla composizione tanto quanto gli strumenti e gli interpreti. Esiste una relazione profonda tra architettura e suono, un’influenza reciproca in cui l’uno modella continuamente la percezione dell’altra. Quando suono in edifici storici o spazi caratterizzati da una forte identità acustica, ho la sensazione che il suono venga esteso oltre i propri confini. Gli strumenti ad arco, in particolare, trovano in queste architetture una condizione ideale: il lungo riverbero permette agli armonici di espandersi nello spazio e di intrecciarsi tra loro, generando una continuità percettiva che trasforma il gesto musicale. Il suono non termina nel momento in cui viene prodotto, ma continua a propagarsi come un’onda lunga, creando una sorta di memoria dello spazio.

Oggi la tua carriera si muove tra musica classica, contemporanea ed elettronica sperimentale. Ma guardando indietro, ti sapresti rispondere se hai sempre cercato questo dialogo tra generi o hai raggiunto questa consapevolezza artistica con il tempo? Quali orizzonti vedi per la tua ricerca musicale oggi?
Durante gli anni del conservatorio suonavo segretamente in band prog e sperimentali. Avevo comprato un microfono a contatto per il violino e lo collegavo alle pedaliere dei chitarristi per provare delay, riverberi e distorsioni. È stato lì che ho capito quanto potenziale ci fosse oltre il suono tradizionale dello strumento. Da quella curiosità è nato il mio percorso solista. Con Fireflies sono ripartita da un album per violino solo e looper. Nei dischi successivi, We e The Spirit of Things, ho introdotto i sintetizzatori che arricchiscono le frequenze del suono degli archi. Nel nuovo album, che uscirà nei prossimi mesi, la ricerca si è concentrata ancora di più sulla natura stessa del timbro del violino. Ho lavorato modificando la tensione delle corde, allentandole leggermente, e successivamente ricostruendo quella tensione processando il  suono: riverberi, delay, distorsioni e altri trattamenti che mi hanno permesso di intervenire sulla percezione dello strumento. Mi interessava allontanarmi dall’immaginario tradizionale del violino come strumento brillante e virtuosistico, per esplorare le sfumature del suono. In alcuni momenti il suono si dissolve in texture ambient e sospese; in altri assume caratteristiche più radicali e sperimentali. È una ricerca che nasce dal desiderio di ascoltare lo strumento oltre la sua identità convenzionale, come se contenesse al proprio interno possibilità sonore ancora inesplorate.

Nextones quest’anno punta moltissimo sulle pratiche di ascolto immersivo e relazionale per attivare il territorio. Quale tipo di stato d’animo o di connessione profonda speri di attivare negli spettatori attraverso i tuoi paesaggi sonori in continua evoluzione?
Viviamo immersi in una quantità enorme di stimoli e spesso ascoltiamo in modo frammentato; quello che cerco di fare con la mia musica è aprire uno spazio astratto in cui sia possibile immaginare, perdersi e costruire un proprio percorso di ascolto. Penso all’ascolto come a un’esperienza profondamente relazionale che coinvolge anche lo spazio, l’architettura, il paesaggio e tutte le persone che condividono quel momento. In contesti come Nextones questa dimensione diventa ancora più evidente, perché il territorio non è semplicemente uno sfondo, ma una presenza viva che entra in dialogo con il suono. Ho sempre pensato che i concerti si facciano insieme, tra musicisti e pubblico. C’è un’energia che si crea nell’incontro e che rende ogni performance diversa da tutte le altre.

Ti inserisci in un programma diurno diffuso che trasforma il paesaggio della Val d’Ossola in una componente attivo della performance. Cosa significa per te, come artista, portare la tua musica fuori dai contesti tradizionali per integrarla in un “ecosistema di esperienze” naturale e comunitario?
Per me è un contesto particolarmente stimolante, perché il luogo in cui la musica viene ascoltata influenza profondamente il modo in cui viene percepita. Sono sempre stata interessata alla relazione tra suono e spazio e credo che alcuni contesti abbiano la capacità di amplificare questa connessione in modo molto naturale. Quando ci si trova immersi in un paesaggio, in un’architettura o in un contesto condiviso con una comunità, l’esperienza diventa più aperta e meno prevedibile. Il pubblico non ascolta soltanto la musica, ma entra in relazione con tutto ciò che lo circonda: i suoni dell’ambiente, la luce, la conformazione dello spazio, la presenza delle altre persone.

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Breve guida ai migliori festival musicali italiani di questa estate

16 Giugno 2026 ore 04:45

Elettronica, indie, jazz, pop e ricerca sonora si intrecciano in eventi che trasformano parchi, siti archeologici e paesaggi naturali in palcoscenici a cielo aperto. 

Color Fest – Lamezia Terme (Calabria)
Dall’11 al 13 agosto
Si svolge sulla Riviera dei Tramonti, lungo il lungomare Falcone e Borsellino di Lamezia Terme. Nato come festival indipendente, è diventato uno dei principali appuntamenti del sud Italia per chi segue la nuova musica italiana e internazionale. La vicinanza al mare e la programmazione trasversale sono i suoi elementi distintivi.

AMA Music Festival – Romano d’Ezzelino (Veneto)
1 luglio – 31 agosto
Ospitato nell’area di Villa Negri, ai piedi del Monte Grappa, il festival propone concerti distribuiti lungo tutta l’estate. La line-up spazia tra rock, pop, rap ed elettronica, con una forte attenzione alla sostenibilità ambientale.

Nextones – Val d’Ossola (Piemonte)
Dal 16 al 19 luglio
Un festival dedicato all’incontro tra musica elettronica, arti digitali e architettura. Si svolge tra cave di marmo e spazi industriali recuperati delle Alpi piemontesi, in un contesto unico nel panorama europeo.

FestiValle – Agrigento (Sicilia)
Dal 7 al 10 agosto
La manifestazione anima la Valle dei Templi con concerti, performance e incontri culturali. L’utilizzo di uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo rappresenta la sua principale peculiarità.

Locus Festival – Puglia
Dal 18 giugno – 2 settembre
Il festival si sviluppa in più location tra Bari, Ostuni, Locorotondo, Fasano e Minervino Murge. Da oltre vent’anni unisce grandi nomi internazionali e artisti italiani in alcuni dei luoghi più rappresentativi della Valle d’Itria.

Kappa FuturFestival – Torino
Dal 3 al 5 luglio
Ospitato nel Parco Dora, ex area industriale riconvertita in spazio urbano, Kappa FuturFestival è uno dei maggiori festival europei dedicati alla musica elettronica, che ogni anno richiama pubblico da tutto il mondo.

Jazz:Re:Found – Monferrato (Piemonte)
Dal 27 al 30 agosto
Nato dal jazz contemporaneo, oggi esplora elettronica, soul, hip hop e club culture. Il contesto collinare del Monferrato è parte integrante dell’esperienza del festival.

Flowers Festival – Collegno (Piemonte)
Dal 23 giugno al 18 luglio
Si svolge nel Parco della Certosa Reale di Collegno, alle porte di Torino. La programmazione alterna artisti mainstream, indipendenti e internazionali in uno dei principali appuntamenti estivi del nord Italia.

Lucca Summer Festival – Lucca (Toscana)
Dal 24 giugno al 29 luglio
Le piazze del centro storico e l’area delle Mura ospitano una delle rassegne più note del Paese, che da oltre vent’anni richiama alcune delle principali star della musica mondiale.

Opera Festival – Sicilia
Dal 20 al 23 agosto
Una manifestazione che valorizza siti storici e monumentali dell’isola attraverso concerti e produzioni artistiche. L’incontro tra patrimonio culturale e spettacolo dal vivo costituisce il cuore del progetto.

Panorama Festival – Puglia
Dal 14 al 16 agosto
Un evento dedicato alla musica elettronica e alla cultura contemporanea. Punta sull’esperienza immersiva e sulla valorizzazione del paesaggio costiero pugliese.

Polifonic Festival – Valle d’Itria (Puglia)
Dal 22 al 26 luglio
Uno dei festival elettronici italiani più riconosciuti all’estero, dove house, techno e live set convivono con una forte attenzione all’estetica, alla gastronomia e al territorio.

Poplar Festival – Trento
Dal 10 al 13 settembre
Nato in ambito universitario, è diventato un osservatorio privilegiato sulle nuove tendenze della musica italiana e internazionale. Si distingue per la forte presenza di un pubblico under 30.

Rift – Valle d’Aosta
Dal 4 luglio
Un festival multidisciplinare che porta musica elettronica, arte e performance in ambienti alpini. L’esperienza è costruita attorno al rapporto tra paesaggio naturale e ricerca sonora.

VIVA! Festival – Valle d’Itria (Puglia)
Dal 31 luglio al 2 agosto
Tra i festival che hanno contribuito alla crescita della scena elettronica pugliese con concerti e dj set che si svolgono in masserie e spazi immersi nella campagna della Valle d’Itria, creando un forte legame con il territorio.

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Ricevuto — 15 Giugno 2026 Stampa Nazionale

Linkiesta Etc ha vinto il bronzo agli European Design Awards

15 Giugno 2026 ore 17:54

In occasione degli European Design Awards, uno degli appuntamenti più importanti per la comunità globale della comunicazione, il team creativo de Linkiesta ha conquistato la medaglia di bronzo grazie al progetto grafico di Linkiesta Etc. Questo successo accende i riflettori su come la carta stampata possa ancora innovare, stupire e imporsi nel panorama culturale contemporaneo attraverso scelte estetiche coraggiose e fuori dagli schemi.

Il prestigioso premio è stato assegnato a Linkiesta Etc per le sue straordinarie illustrazioni di copertina firmate dagli artisti Pierre Buttin e Cristina Daura. Dietro a questo traguardo si cela il lavoro di una squadra guidata dal direttore Christian Rocca e dall’Head of Content Stefano Cardini, insieme al team grafico composto da Caterina Cedone, Lorenzo Frosi e Nello Alfonso Marotta, guidati dallo studio di graphic design Paper Paper di Cecilia Bianchini e Giovanni Cavalleri.

Se il quotidiano online Linkiesta.it si occupa ogni giorno di attualità, Etc è nato per dare spazio, respiro e voce a tutto il resto. La rivista racconta ciò che solitamente non trova spazio nei titoli urlati dei media mainstream, ma che si rivela fondamentale nel plasmare la nostra vita quotidiana, la nostra estetica, i nostri usi e costumi, e soprattutto il nostro modo di pensare.

Ogni numero del quadrimestrale ruota attorno a un unico tema portante, intercettando lo spirito del tempo, e sviscerandolo attraverso prospettive inedite. Il numero 10 della rivista è stato interamente dedicato al tema del gioco, inteso non solo come svago, ma come lente d’ingrandimento per analizzare la società contemporanea. Il volume interroga lettrici e lettori sul prezzo da pagare in un mondo che sembra aver dimenticato il valore profondo del diventare adulti. Per riflettere questa complessità concettuale, la rivista stessa si è trasformata in un oggetto interattivo: un flip book animato dall’artista Umberto Chiodi, stampato nell’angolo inferiore destro di tutta la seconda metà del volume, che prende vita sfogliando velocemente le pagine.

Il successivo numero 11 ha invece esplorato il tema delle identità: le molteplici sfaccettature dell’Io divise tra la percezione dell’altro e il sé profondo, nell’era del narcisismo digitale. Un concetto intimo e filosofico che ha ispirato la potente copertina illustrata da Cristina Daura.

A fare la differenza agli European Design Awards è stata anche la coraggiosa evoluzione dell’impianto grafico della rivista. Proprio a partire dal decimo numero, Linkiesta Etc ha adottato un sistema di copertina completamente rinnovato: un masthead (il logo della testata) mobile, che racchiude tutte le informazioni tipografiche in un blocco versatile e flessibile. Questa soluzione strutturale innovativa libera lo spazio visivo della pagina e concede all’artista a cui viene affidata la copertina massima libertà espressiva. 

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Ricevuto — 13 Giugno 2026 Stampa Nazionale

La pedagogia dell’ascolto e la protesta nonviolenta di Danilo Dolci

13 Giugno 2026 ore 04:45

C’è un’Italia dimenticata che ha anticipato le grandi lotte per i diritti civili, una storia che non si impara sui libri di scuola. Dal 16 al 28 giugno 2026, la Sala Blu del Teatro Franco Parenti di Milano ospiterà lo spettacolo Danilo Dolci – La domanda che non si spegne.

Scritto e interpretato da Fausto Cabra, affiancato sulla scena dalla musicista e attrice Mimosa Campironi – autrice delle musiche originali –, lo spettacolo intreccia poesia, biografia, musica e partecipazione. Con la consulenza artistica di Lorenzo Vitalone, questa produzione firmata Franco Parenti si propone di sottrarre alla polvere della memoria una delle figure più radicali, scomode e luminose del Novecento.

Nato a Sesana – oggi in Slovenia – nel 1924, Danilo Dolci era un giovane sociologo, educatore, attivista, e poeta. Nel 1952 compie una scelta radicale: abbandona il Nord e la prospettiva di una carriera sicura per trasferirsi a Trappeto, un piccolo borgo di pescatori e contadini nella Sicilia occidentale, uno dei luoghi più poveri d’Italia.

Lì, Dolci scopre una realtà fatta di fame, analfabetismo e oppressione mafiosa. In quei territori non si limita a fare la carità; ma decide di “stare nel conflitto”. Diventa un educatore, un sociologo sul campo, un instancabile organizzatore di relazioni umane. È lui a inventare forme di protesta inedite. Nel 1956, organizza il celebre “sciopero alla rovescia”: insieme a centinaia di disoccupati comincia a riparare una strada comunale abbandonata. Venne arrestato, scatenando l’indignazione di intellettuali come Piero Calamandrei, Norberto Bobbio e Carlo Levi.

Dolci capisce che la povertà è strutturale, legata al controllo mafioso delle risorse. La sua lotta per la costruzione della diga sul fiume Jato è una battaglia epica per sottrarre l’acqua al monopolio dei boss mafiosi e restituirla ai contadini. Candidato più volte al Premio Nobel per la Pace, vincitore del Premio Lenin (i cui soldi investì interamente nel Centro Studi di Partinico), Dolci si spegne nel 1997, lasciando un’eredità metodologica basata sulla nonviolenza e sulla maieutica reciproca, cioè l’idea che la verità e le soluzioni non calino dall’alto, ma vadano costruite dal basso attraverso il dialogo.

Lo spettacolo di Fausto Cabra rifiuta la trappola della commemorazione retorica. Nei suoi 90 minuti di durata, il testo attinge direttamente ai materiali delle inchieste di Dolci, alle sue poesie e ai verbali dell’epoca, restituendo la cifra di un uomo che scelse la povertà come realtà da trasformare.

Le musiche dal vivo di Mimosa Campironi sono fondamentali per l’impianto drammaturgico dello spettacolo: sostengono la parola di Cabra, a volte la mettono in crisi, rompendo il ritmo e aprendo spazi di silenzio e risonanza emotiva. Il vero fulcro della messa in scena è però il microfono aperto, attraverso cui lo spettacolo si trasforma in un’esperienza condivisa in cui il pubblico è invitato a prendere la parola. Un’applicazione teatrale del pensiero dello stesso Dolci.

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