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CINA, DA RANDAGIA A SUPERSTAR: STORIA DELLA GATTINA MEI MEI

13 Ottobre 2026 ore 13:43

Da gatto randagio a celebrità internazionale, capace di attirare visitatori da oltre 20 Paesi e regioni. È la storia di MeiMei, una gatta diventata virale sui social che oggi porta a Guangzhou, nella provincia meridionale cinese del Guangdong, fan arrivati anche dall’altra parte del mondo per incontrarla di persona. Lo racconta il China Daily. A differenza di molte star, MeiMei non sembra particolarmente interessata al successo: è schiva con gli estranei e spesso occorre convincerla con del cibo per ottenere la sua attenzione. Il suo volto caratteristico ha conquistato gli utenti cinesi, che le hanno dato il nome di un personaggio della serie storica televisiva ‘Empresses in the Palace’. La sua popolarità internazionale è cresciuta dopo che alcuni utenti stranieri, notando la coda corta e i denti mancanti, hanno lanciato la campagna online ‘Save MeiMei’, temendo che fosse vittima di maltrattamenti. Il proprietario, Chen Jianye, 32 anni, ha spiegato per mesi che il suo aspetto era il risultato delle difficoltà vissute da randagia, non di violenze subite dopo il salvataggio. Chen ha raccontato che nel giugno scorso un fan cileno, Felipe, è arrivato a Guangzhou portando in regalo un orologio con il volto della gatta. Da allora sono giunti visitatori da Paesi tra cui Regno Unito, Polonia, Romania, Marocco e Afghanistan. Il proprietario prepara anche piccoli souvenir, come cuscini e fotografie. MeiMei era stata trovata vicino a una stazione ferroviaria nel giugno 2022. Chen, che si occupa del salvataggio di animali randagi dopo aver lasciato il lavoro nell’e-commerce, ha deciso di tenerla con sé. La sua età esatta è sconosciuta, ma potrebbe superare i dieci anni.

(Foto dalla pagina Instagram toletole_meime)

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GERMANIA, DURANTE L’ONDATA ESTIVA DI CALORE DECESSI AUMENTATI DEL 36 PER CENTO

13 Ottobre 2026 ore 13:24

Le ondate di calore estive hanno provocato picchi di mortalità in Germania, con un numero di decessi superiore del 36% rispetto alla media dei quattro anni precedenti nell’ultima settimana completa di giugno. Nella settimana successiva, a cavallo tra giugno e luglio, l’incremento è stato del 28%, mentre durante una nuova ondata di calore tra la fine di luglio e l’inizio di agosto i decessi sono risultati superiori del 4% ai valori medi degli anni precedenti. Secondo i dati preliminari dell’Ufficio federale di statistica tedesco (Destatis), nel terzo trimestre del 2026 sono morte circa 230.428 persone. Al di fuori dei periodi caratterizzati dalle temperature più elevate, il numero dei decessi è stato generalmente inferiore ai livelli di confronto. Nel complesso, tra luglio e settembre si sono registrati circa 3.000 decessi in meno rispetto alla media degli anni precedenti.

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CASERTA, ILLECITI E RIFIUTI: SEQUESTRATI DUE ALLEVAMENTI DI BUFALE

13 Ottobre 2026 ore 12:57

Capi bufalini allevati in totale promiscuità. Gestione illecita degli effluenti zootecnici che venivano sversati all’interno di due ‘fossi’, lunghi complessivamente oltre 100 metri per circa 8-10 metri di larghezza, risultati colmi di reflui zootecnici palabili e non palabili. È quanto hanno scoperto a San Cipriano d’Aversa i militari del nucleo carabinieri forestali di Marcianise e i medici veterinari dell’Asl di Caserta intervenuti in un complesso zootecnico gestito congiuntamente da due distinte imprese individuali. Anche i paddock in cui sono ricoverati gli animali sono risultati pieni di letame bufalino. Rinvenuti, inoltre, cumuli di rifiuti pericolosi costituiti da imballaggi contaminati (fitofarmaci e olio motore) e imballaggi non pericolosi, batterie esauste, gestiti in maniera illecita. Per tutto questo, i militari, avendo ravvisato a carico dei titolari delle due aziende zootecniche le ipotesi di reato connesse alla gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi senza alcun atto autorizzativo e di abbandono di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da reflui zootecnici con pericolo di compromissione di vaste porzioni di suolo, hanno proceduto d’iniziativa al sequestro preventivo delle aree aziendali, dei rifiuti e di tutti i 349 capi bufalini di proprietà delle imprese oggetto di controllo. Entrambi gli allevatori sono stati denunciati a piede libero.

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CANE UCCISO A OLBIA, ON. BRAMBILLA: “LA MIA LEGGE LO PUNIRÀ CON CARCERE E MULTA”

13 Ottobre 2026 ore 10:48

“Ancora un caso di crudeltà ai danni di un povero animale e guarda caso il responsabile, già individuato, è un cacciatore che si è introdotto in una proprietà privata e ha freddato Zeus, un povero maremmano. Grazie alla legge Brambilla, la norma, in vigore dal luglio 2025, che tutela gli animali come esseri senzienti e punisce severamente chi fa loro del male finalmente questo criminale andrà in carcere e avrà una sanzione pesante”.

Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della LEIDAA e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti egli animali e la tutela dell’Ambiente, commenta la notizia dell’uccisione del cane Zeus, avvenuta a Olbia. Come riportano diversi organi di stampa una persona armata sarebbe entrata nel terreno recintato, attirando l’attenzione del maremmano che ha cominciato ad abbaiare per difendere il territorio. “L’intruso – riferisce il proprietario del povero Zeus – ha prima tentato di colpirlo con alcune pietre poi ha imbracciato il fucile, ed esploso due colpi contro Zeus, ammazzandolo”. Poi avrebbe tentato di occultare il cadavere dell’animale trascinandolo per le zampe in un canalone e avrebbe minacciato di morte il proprietario. I carabinieri hanno provveduto al sequestro del fucile che sarebbe stato utilizzato per uccidere il cane e di tutte le armi in possesso dell’uomo, inoltre sono scattate la sospensione della licenza di caccia e la segnalazione alla Procura della Repubblica per diversi reati.

“Nel caso di uccisione con crudeltà e senza necessità – precisa la presidente di LEIDAA – la legge Brambilla prevede la reclusione fino a quattro anni e una multa fino a 60mila euro. Una pena severa che non riporterà in vita il povero Zeus, ma darà giustizia  lui e a tutti gli animali uccisi dalla crudeltà dell’uomo. E non sorprende constatare come, per l’ennesima volta, un atto di crudeltà e barbarie avvenga ad opera di un cacciatore. La caccia – ho avuto più volte modo di sottolinearlo – è una pratica in sé violenta e anacronistica, che ci mostra oltretutto un volto fatto di abuso e prevaricazione: per questa ragione va limitata fino all’abolizione”.

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OLBIA, CACCIATORE SPARA AL CANE CHE DIFENDEVA LA PROPRIETÀ

13 Ottobre 2026 ore 07:39

Un maremmano di nome Zeus è stato ucciso con due colpi di fucile da un cacciatore a pochi metri dalla porta di casa mentre tentava di difendere il suo territorio. E’ accaduto vicino a Olbia, in località Su Trambuccu, l’8 settembre. Il cacciatore è entrato nella proprietà privata. “Erano le 8:30, una giornata di caccia, avevo chiesto a un cacciatore di allontanarsi dal terreno confinante con il mio, mi aveva risposto che pagava le tasse venatorie e avrebbe fatto quel che voleva ma alla fine si era allontanato”, ha raccontato all’”Unione sarda” il proprietario di Zeus. “Poco dopo le 9:30, mi sono assentato per un quarto d’ora insieme a Zeus che al rientro è sceso dall’auto anticipando l’ingresso in casa”. A quel punto una persona armata sarebbe entrata nell’area recintata, attirando l’attenzione del canew che ha cominciato ad abbaiare per difendere il territorio. “L’intruso – continua il proprietario – ha prima tentato di colpirlo con alcune pietre poi ha imbracciato il fucile, ed esploso due colpi contro Zeus, ammazzandolo”.

I carabinieri hanno sequestrato il fucile che sarebbe stato utilizzato per abbattere il cane e le altre armi in possesso dell’uomo, cui è stata sospesa la licenza di caccia e che è stato segnalato alla Procura della Repubblica.

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Restare umani nell’era dell’AI

12 Ottobre 2026 ore 16:31

Si è svolto il 12 ottobre, al Teatro Nazionale di Firenze, il convegno “Restare umani nell’era dell’AI”, focalizzato sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella società. Una mattinata che ha visto la partecipazione di circa trecento persone, per riflettere sulle implicazioni etiche e pratiche dell’intelligenza artificiale.

Stefano Massini

L’iniziativa, promossa da Unicoop Firenze, ha messo a confronto esperti e accademici per indagare il futuro del sapere, dell’informazione, dell’ambiente e dell’economia nell’era digitale.

Tra gli ospiti intervenuti Stefano Massini, scrittore e direttore artistico del Teatro della Toscana, che ha aperto la mattinata dopo i saluti della presidente del Consiglio di Sorveglianza Daniela Mori. Massimo Bray, direttore dell’Enciclopedia Treccani, ha parlato delle “Parole dell’IA”, mentre Veronica Neri, professoressa di Etica della comunicazione Università di Pisa, ha portato una riflessione su “Etica e deontologia nell’IA“. Tra gli ospiti anche Stefano Mancuso, professore di neurobiologia vegetale Università di Firenze, che ha parlato di “Intelligenza naturale: dalle piante agli uomini“. L’economista Leonardo Becchetti, professore di Economia Università di Tor Vergata, ha fatto un intervento su IA e mondo del Lavoro dal titolo “L’IA ucciderà il lavoro?“.

La mattinata si è conclusa con una tavola rotonda moderata dalla giornalista Marianna Aprile, che ha condotto anche la mattinata, con Alberto Puliafito, giornalista, e Salvatore Borghese, analista di Youtrend, che hanno portato una riflessione su “Gli italiani e l’IA“.

I video degli interventi sono disponibili nella playlist dedicata sul canale Youtube di Unicoop Firenze. Per accedere cliccare sul pulsante che trovate qui sopra.

Galleria fotografica

Alcune immagini del convegno.

Massimo Bray
Veronica Neri
Leonardo Becchetti
Stefano Mancuso
Marianna Aprile con Alberto Puliafito e Salvatore Borghese

Leonardo becchetti in dialogo con Marianna Aprile

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CATANIA, GETTA 4 GATTINI IN UNA COLONIA FELINA: DENUNCIATO DAI CARABINIERI

12 Ottobre 2026 ore 12:06

Quattro gattini abbandonati e in condizioni di malnutrizione hanno trovato una seconda possibilità grazie all’intervento dei carabinieri della stazione di Riposto, in provincia di Catania, che hanno individuato il responsabile del loro abbandono e permesso ai piccoli di ricevere le cure necessarie. La vicenda è emersa dopo una segnalazione dei volontari di una colonia felina i quali, arrivati in struttura di buon mattino, avevano trovato i quattro gattini all’interno. Per comprendere chi avesse abbandonato gli animali, i carabinieri hanno acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, grazie alle quali hanno ricostruito l’accaduto. In particolare, dalla disamina dei video, i militari hanno individuato un uomo che, giunto a bordo di un’auto, aveva prelevato dal bagagliaio i quattro animali per poi lanciarli all’interno della struttura, a quell’ora chiusa. Si tratta di un 76enne straniero, residente a Riposto, che è stato denunciato per abbandono e maltrattamento di animali. I quattro gattini, affidati ai volontari della colonia felina, sono stati immediatamente sottoposti alle cure necessarie e attendono ora di trovare una famiglia disposta ad accoglierli.

(Foto CC Catania)

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ATLANTE DELLE MIGRAZIONI; CAMBIAMENTO CLIMATICO MINACCIA LE SPECIE

11 Ottobre 2026 ore 15:45

Cambiamenti climatici, distruzione degli habitat, pesca intensiva e traffico marittimo minacciano le migrazioni animali, l’allarme arriva dal congresso internazionale sull’Atlante mondiale delle migrazioni animali, in corso a Palazzo d’Avalos a Vasto (Chieti) nell’ambito della Convenzione di Bonn dell’Onu. L’Atlante punta a mappare gli spostamenti di uccelli, mammiferi, pesci, cetacei, rettili e insetti, per individuare i rischi lungo le rotte e orientare le politiche di tutela. Nel Mediterraneo, ha spiegato l’ecologo marino Giuseppe Notarbartolo, i cetacei sono esposti alla riduzione delle risorse alimentari e alle collisioni con le navi. Il riscaldamento delle acque modifica inoltre gli spostamenti delle specie. Preoccupa anche il declino degli uccelli migratori, legato alla perdita degli habitat e all’agricoltura intensiva. In Abruzzo, ha riferito Fernando Di Fabrizio, presidente della cooperativa Cogecstre, diminuiscono specie un tempo comuni come passero, zigolo nero e saltimpalo. Il congresso, organizzato da Bio Cantina Sociale Orsogna con Cogecstre e Comune di Vasto, si conclude oggi

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CORSA CLANDESTINA NEL CATANESE, SEQUESTRATO UN SECONDO CAVALLO

10 Ottobre 2026 ore 17:35

Dopo controlli nelle stalle del quartiere di San Cristoforo, la polizia di Stato ha individuato e sequestrato il secondo cavallo impiegato per la competizione sportiva non autorizzata avvenuta nei giorni scorsi a Palagonia. Nelle ore successive alla gara clandestina agenti della Squadra a Cavallo della Questura hanno individuato la stalla dove si trovava l’altro cavallo, un puledro di 7 mesi. Oltre al cavallo sono stati sequestrati il calesse ed i finimenti utilizzati durante la corsa. Con la collaborazione dei medici veterinari dell’Asp, che lo hanno identificato con l’applicazione del microchip, è stato sequestrato ed affidato ad un’azienda specializzata che se ne prenderà cura così da scongiurare un nuovo impiego nelle competizioni non autorizzate tra animali o la ben più grave pratica della macellazione clandestina. Il proprietario è stato denunciato e nei suoi confronti sono state comminate sanzioni per un ammontare di 13 mila euro. (Foto di repertorio)

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Ricevuto — 9 Ottobre 2026 ⏭ Stampa Nazionale

“Gustando… s’impara!”. Prima edizione di MercaFest

9 Ottobre 2026 ore 15:43

“Gustando…s’impara” è il claim della prima edizione di MercaFest, in programma il prossimo 18 ottobre negli spazi di Mercafir di Firenze (dalle ore 10 alle 18, con ingresso da Viale A. Guidoni 176). Porte aperte al mercato agroalimentare di Firenze per una giornata dedicata alle famiglie, con momenti ludici per i più piccoli, food truck,  laboratori esperienziali per la riscoperta dei sapori autentici, e poi ancora con uno spazio di riflessione sulle politiche del cibo in città.

Mercafir compie un nuovo passo nel percorso di apertura verso la città e il territorio. Il mercato si propone come “attivatore” di idee, proposte e progetti sul sistema cibo e come sede di un tavolo di confronto che coinvolga produttori, trasformatori, distributori, ristoratori e consumatori, con l’obiettivo di arrivare a una vera strategia alimentare urbana.

L’iniziativa, realizzata con il patrocinio del Comune di Firenze, vede come partner Banco Alimentare della Toscana e Mercato delle Opportunità, con il sostegno di Fondazione CR Firenze e Unicoop Firenze.

Il programma in sintesi

A partire dalle 10 MercaFest ospiterà il talk dedicato alla riflessione sul futuro di Mercafir: un percorso di rilancio che punta a trasformare il Centro Alimentare Polivalente in un Food Hub, una piattaforma fisica e digitale di aggregazione, logistica e commercializzazione del cibo del territorio, capace di accorciare la distanza tra le campagne, le scuole e le tavole dei cittadini. Un focus speciale sarà dedicato ai mercati della città.

Il sostegno di Unicoop Firenze

Afferma Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze: “Sostenere un’iniziativa come MercaFest significa per noi dare continuità e sostanza a un rapporto profondo e quotidiano con Mercafir, partner strategico per il nostro territorio. Questa prima edizione rappresenta una preziosa finestra sul futuro, un’occasione concreta in cui tanti attori diversi possono incontrarsi e dialogare per fare di più e meglio, insieme. Per Unicoop Firenze, fare cooperazione oggi significa soprattutto saper fare rete, convinti che questo non significhi semplicemente sommare le forze, ma moltiplicarle. Quando soggetti diversi – istituzioni, imprese, mondo della solidarietà e associazionismo – si uniscono attorno a un obiettivo comune, si genera un impatto straordinario a beneficio di tutta la comunità”.

E prosegue affermando: “È attraverso questa sinergia che possiamo dare vera forza alle filiere locali, ottimizzando l’efficienza della logistica per garantire ogni giorno la massima qualità e freschezza dei prodotti offerti ai nostri soci e consumatori. Su queste basi di efficienza e valore poggia anche il nostro impegno sociale. Fare la nostra parte significa evitare che il buon cibo vada perduto: attraverso il recupero quotidiano delle eccedenze alimentari e la collaborazione con le associazioni del territorio, trasformiamo lo spreco in solidarietà concreta, offrendo un sostegno a chi è più in difficoltà”.

Il legame con il territorio

Ha commentato Paola Galgani, Vicesindaca e assessora all’ambiente: “MercaFest rappresenta un’occasione importante per aprire le porte di Mercafir alla città e per rafforzare il legame tra Firenze, il suo territorio e il sistema agroalimentare. Parlare di cibo significa parlare anche di ambiente, sostenibilità, salute, educazione e qualità della vita: dimensioni profondamente connesse tra loro. In questo senso, il tema dell’economia circolare assume un ruolo centrale: ridurre gli sprechi, valorizzare le eccedenze, utilizzare al meglio le risorse e rafforzare le filiere locali significa costruire un sistema alimentare più sostenibile. Anche per questo è importante mettere in relazione tutti i soggetti della filiera, dai produttori ai distributori, dalla ristorazione ai consumatori, creando nuove occasioni di collaborazione e di recupero di valore”.

E ha concluso: “Come Amministrazione comunale vogliamo contribuire a costruire una politica del cibo capace di tenere insieme sostenibilità ambientale, inclusione sociale e sviluppo del territorio. Mercafir può svolgere un ruolo strategico in questo percorso, diventando sempre più un luogo di connessione tra la città e le campagne e un laboratorio concreto di buone pratiche, dove il cibo non rappresenti soltanto una merce, ma una risorsa da valorizzare lungo tutta la filiera”.

Istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore

Dichiara Gianni Tapinassi, Presidente di Mercafir: “MercaFest non è solo una festa: vuole essere il calcio d’inizio di una politica del cibo per Firenze. La filiera del cibo attraversa una crisi di sostenibilità che è insieme ambientale, sociale ed economica. Sono convinto che una delle risposte più efficaci risieda nei sistemi agroalimentari locali. In questo quadro, i mercati all’ingrosso sono chiamati a un ruolo nuovo: non soltanto infrastrutture di scambio, ma soggetti capaci di promuovere uno sviluppo locale fondato sulla sostenibilità. È in questa prospettiva che guardiamo al futuro di Mercafir. Nel rilancio delle sue funzioni, il Centro Alimentare Polivalente può diventare un Food Hub: una piattaforma fisica e digitale di aggregazione, logistica e commercializzazione del cibo locale, al servizio di un sistema agroalimentare più equo e sostenibile. Un modello capace di ripensare l’intero percorso che va dalle campagne alle scuole e alle tavole dei cittadini, tenendo insieme tutela dell’ambiente, equità sociale ed educazione alimentare”.

Commenta Irene Cappella, Direttore dell’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS: “Ringraziamo Mercafir per l’opportunità di essere presenti a MercaFest, un’iniziativa che rafforza una collaborazione virtuosa tra istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore. Sarà un’occasione importante per raccontare ai cittadini l’impegno quotidiano di Banco Alimentare della Toscana nel contrasto allo spreco alimentare e sensibilizzare ciascuno sulle azioni concerete che può adottare nella propria quotidianità. Durante MercaFest presenteremo anche una nuova app gratuita, pensata per coinvolgere i cittadini in modo semplice e interattivo e aiutarli a riflettere sulle proprie abitudini rispetto allo spreco. Saremo inoltre presenti con laboratori dedicati a bambini e ragazzi sui temi del recupero e del riutilizzo del cibo.
L’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS nasce Trent’anni fa proprio come risposta allo spreco: recuperare un alimento significa impedirne la perdita, ma soprattutto trasformarlo in un’occasione di incontro, condivisione e sostegno per le persone che vivono situazioni di difficoltà o fragilità sociale”.

Replica Piero Ranfagni, Membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS: “Banco Alimentare della Toscana è presente all’interno del Mercato dal 2016, quando si è insediato in un grande magazzino messo a disposizione dal Comune. Da allora l’attività è cresciuta in modo significativo, passando da circa 2.000 a 8.000 tonnellate di alimenti distribuiti ogni anno e raggiungendo circa 120.000 persone in difficoltà in tutta la Toscana.
Questa crescita è stata possibile anche grazie alla posizione strategica all’interno del polo logistico fiorentino, ben collegato alla viabilità regionale e nazionale. Ogni ulteriore sviluppo del Mercato rappresenta quindi un’opportunità anche per il Banco Alimentare della Toscana, sia sul piano sociale, attraverso la distribuzione gratuita degli alimenti, sia su quello ambientale, attraverso il recupero delle eccedenze alimentari.”

Conclude Enrico Sardelli, Presidente Mercato delle Opportunità: “Ringraziamo l’Amministrazione comunale e Mercafir per aver promosso questa iniziativa, che apre il mercato alla città e mette al centro temi fondamentali del nostro tempo come l’ambiente, la sostenibilità, la salute e l’equità sociale. Da alcuni anni le Misericordie operano all’interno del Centro Alimentare Polivalente con il Mercato delle Opportunità, un progetto nato per garantire l’accesso ad alimenti di qualità a chi oggi fa fatica a permetterseli: non solo le persone in situazioni di grave marginalità, ma sempre più spesso anche famiglie del cosiddetto ceto medio. I numeri raccontano quanto questo bisogno sia concreto: nel solo 2025 il Mercato delle Opportunità ha registrato circa 35.000 accessi. Durante MercaFest presenteremo il progetto ai cittadini e proporremo alcuni panel con i professionisti sanitari delle nostre strutture, che affronteranno da più punti di vista il rapporto tra alimentazione e salute. Il cibo è un bene primario che non dovrebbe mai essere sprecato, né negato a nessuno, e lavorare in rete con le istituzioni e la filiera è il modo più concreto per garantirlo”.

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Ricevuto — 8 Ottobre 2026 ⏭ Stampa Nazionale

Il senso della vita

8 Ottobre 2026 ore 05:27

Il 23 ottobre, alle ore 18.30, nella Cripta del Complesso didattico San Francesco (piazza San Francesco – Siena), si terrà la proiezione speciale del film  “Il senso della vita. La guarigione inizia con il cuore”  (2024), diretto dalla regista canadese Cat Hostick.

Il film racconta la storia di Finn Faber (interpretato da Tyler Shaw), un giovane aspirante musicista chee accetta un incarico come clown terapeuta all’interno di un ospedale pediatrico, dove entra in contatto con piccoli pazienti e con il valore profondo del supporto umano durante la malattia.

L’iniziativa, promossa dalla sezione senese dell’associazione VIP Italia OdV, si inserisce nell’ambito del percorso intrapreso dall’Università di Siena per costruire e valorizzare percorsi di ricerca, di formazione, clinici e divulgativi sul tema dell’umanizzazione delle cure.

L’ingresso è a offerta libera. A seguire, si terrà un piccolo buffet.

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Ricevuto — 27 Marzo 2026 ⏭ Stampa Nazionale

Per Gualtieri, papà del Superbonus, la prudenza di Meloni sui conti pubblici è una colpa

27 Marzo 2026 ore 14:23

"Si sono sostanzialmente affidati come unico volano di crescita al dividendo della stabilità politica e della prudenza di bilancio senza fare niente di più". Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, cerca di attaccare il governo. Ma finisce per darne valore di merito. In un'intervista a Repubblica, l'ex ministro dell'Economia, dal dibattito della legge elettorale sposta il focus sui conti pubblici. E critica la prudenza dell'esecutivo finendo per dire: "Ha avuto anche risvolti positivi: almeno non hanno compiuto scelte devastanti". Per esempio, citiamo noi, quella di buttare quasi 131 miliardi di euro al vento con il Superbonus, di cui il primo cittadino capitolino, da ministro dell'Economia, è stato co-papà insieme all'allora premier Giuseppe Conte.
 

"Ora però i soldi del Pnnr stanno finendo", continua poi Gualtieri. "Il conto di questo immobilismo lo pagheremo caro". Immobilismo che è derivato dai una margini risicati dei conti pubblici, fortemente assottigliatisi proprio a causa delle scelte dell'allora titolare di Via XX settembre sindaco di Roma. Appunti per le sue prossime dichiarazioni.
 

Meloni punta a scavalcare il Cav. per l'esecutivo più longevo della storia della Repubblica

27 Marzo 2026 ore 12:15

Non ci sono solo motivi di immagine dietro le scelte di Meloni di spingere alle dimissioni il sottosegretario alla Giustizia Delmastro, la capo di gabinetto Bartolozzi e la ministra Santanchè: la presidente del Consiglio vede un obiettivo che ormai non è così tanto lontano: mancano pochi mesi per diventare la premier del governo più longevo della storia della Repubblica, superando in questo modo Silvio Berlusconi. Il 20 ottobre scorso, con 1.094 giorni al comando dell'esecutivo, Meloni aveva superato quello guidato dallo storico segretario del Partito socialista Bettino Craxi (4 agosto 1983-primo agosto 1986). E ora, che è a quota 1.252 giorni, davanti a sé vede solo Berlusconi.

 

Sempre che non ci siano imprevisti. Dopo il referendum sulla giustizia e gli strascichi che ha avuto sul governo, - senza dimenticarsi delle questioni Trump, Ucraina ed economia - l'idea di andare a elezioni anticipate non è più così peregrina e le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione non si vogliono far trovare impreparate e per questo vogliono rendere permanenti i comitati referendari. Soprattutto adesso che, come riconoscono da entrambi gli schieramenti, aumenteranno i sondaggi che parlano di sorpassi e contro sorpassi (ieri una rilevazione di YouTrend per Agi dava per la prima volta davanti il Campo largo, ma tenendo dentro sia Iv che Azione).

 

Se il governo dovesse restare saldo, resta da superare solo Berlusconi. Il Cavaliere infatti detiene le prime due posizioni di questa speciale classifica: il Berlusconi II ha il record assoluto con 1.412 giorni in carica (11 giugno 2001-23 aprile 2005) seguito dal Berlusconi IV con 1.287 giorni (8 maggio 2008-16 novembre 2011). Per scalare la classifica, a Meloni quindi basta poco: 35 giorni per il secondo posto e 160 per il primo. Nei quasi 80 anni della Repubblica tra i governi più longevi della Repubblica ci sono quindi tutti governi di centrodestra. Il primo esecutivo di sinistra in questa classifica è quello guidato da Matteo Renzi (22 febbraio 2014-12 dicembre 2016), al quinto posto con 1.024 giorni.

 

 

Se invece dell'intero governo si guarda al tempo trascorso da un premier a Palazzo Chigi, Meloni è all'ottavo posto sopra Antonio Segni, che è rimasto al governo per 1.088 giorni e Mariano Rumor che è stato presidente del Consiglio per 1.104. In prima posizione c'è Berlusconi che ha guidato quattro governi per un totale di 3.339 giorni. Dopo di lui ci sono Giulio Andreotti che è rimasto a Palazzo Chigi per 2.678 giorni, guidando sette esecutivi, Alcide De Gasperi è stato presidente del Consiglio per 2.458, alla testa di otto governi, il numero più alto tra tutti i premier. Seguono poi i cinque governi di Aldo Moro per un totale di 2.279 giorni e i sei di Amintore Fanfani (1.659 giorni). Infine ci sono Romano Prodi con 1.608 giorni e Bettino Craxi con 1.353.

S’è rotta l’Alleanza atlantica

27 Marzo 2026 ore 05:38

Donald Trump ha scritto sul suo social Truth che “le nazioni della Nato non hanno fatto assolutamente nulla” per aiutare gli Stati Uniti in Iran: non abbiamo bisogno di nulla da parte della Nato, dice il presidente americano, ma “never forget”, non dimenticate – non dimenticheremo – mai questo questo momento. Trump si lamenta dell’Alleanza da molti mesi, dice che gli europei si sono sempre approfittati dell’America e del suo enorme impegno per la sicurezza collettiva senza dare nulla in cambio: il presidente americano ha anche accusato gli alleati di essere dei codardi, ha detto che in Afghanistan – l’unica volta, nella storia della Nato, in cui è stato invocato l’articolo 5 del trattato – gli europei stavano nelle retrovie, cosa smentita dai fatti o più precisamente dal numero dei soldati europei morti in quel conflitto. Per rientrare dell’investimento, Washington ha deciso di vendere le proprie armi agli europei, che poi le inviano all’Ucraina, stravolgendo in modo irreversibile la solidarietà alla base della stessa Nato. Trump sostiene che gli europei non stanno facendo nulla, ma non è vero: bombardieri, droni e navi americane sono stati riforniti di carburante, armati e lanciati da basi nel Regno Unito, in Germania, Portogallo, Italia, Francia e Grecia. I droni d’attacco vengono diretti da Ramstein, in Germania, i bombardieri B-1 caricano munizioni e carburante nella base di Fairford nel Regno Unito, la USS Gerald R. Ford è ormeggiata a Creta. Trump dice anche di non aver bisogno della Nato, ma neppure questo è vero: senza il supporto logistico europeo, l’operatività americana sarebbe ridotta. Manca l’appoggio politico da parte degli europei, fatta eccezione per il segretario della Nato, Mark Rutte, che si è dato il mandato di tenere insieme l’Alleanza, ma l’unica cosa vera è che nessuno lo potrà dimenticare, questo momento: non per vendicarsi, come pensa Trump, ma perché ogni cosa, dentro la Nato, andrà ripensata.

Ricevuto — 26 Marzo 2026 ⏭ Stampa Nazionale

Meloni assume l'interim al ministero del Turismo lasciato da Santanchè

26 Marzo 2026 ore 19:42

"Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto con il quale, su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Daniela Garnero Santanché dalla carica di Ministro del turismo e si affida l'interim del dicastero al Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Giorgia Meloni". Lo si legge in una nota del Quirinale diffusa in serata. La premier, quindi, assumerà le deleghe lasciate vacanti dopo le dimissioni di Santanchè, l'ipotesi sembrata più plausibile già dalla giornata di ieri. 

"Il presidente Meloni rivolge un ringraziamento al Ministro Santanchè, che in questi anni ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano. Il governo continuerà a lavorare per sostenere e valorizzare un asset strategico dell’economia nazionale, che assicura prosperità, benessere e prestigio internazionale all’Italia", si legge in una nota di Palazzo Chigi. Al ministero della Giustizia, invece, il ruolo lasciato vacante dalla capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi andrà ad Antonio Mura. La nomina sarà ufficializzata lunedì prossimo.

I buoni risultati di Ita: 3,2 miliardi di euro di ricavi

26 Marzo 2026 ore 05:23

Ita Airways – la compagnia nata dalle ceneri della vecchia Alitalia – ha chiuso il 2025 con 3,2 miliardi di euro di ricavi (di cui 2,8 dal trasporto passeggeri) e 209 milioni di utile. Si tratta di un risultato incoraggiante per la nuova compagnia, che l’anno scorso è entrata nell’orbita di Lufthansa con l’acquisto del 41 per cento del capitale da parte del vettore tedesco (il restante 59 per cento rimane in pancia al Tesoro). Ma è un risultato impressionante in prospettiva storica: è la prima volta in trent’anni che il bilancio della compagnia di bandiera non finisce in rosso. Ita non ha toni celebrativi e mette le mani avanti di fronte alle difficoltà economiche e geopolitiche (che si sono aggravate nel corso del 2026). Inoltre, l’amministratore delegato, Joerg Eberhart, avverte che “per raggiungere una profittabilità pienamente sostenibile dobbiamo ridurre il peso degli oneri legati ai leasing della flotta”.

Eppure, prudenza a parte, non può sfuggire che Ita oggi opera in condizioni radicalmente diverse da quelle del passato. In primo luogo, nonostante la presenza ancora ingombrante del Mef, dal punto di vista industriale agisce come un’azienda privata, poiché quella di Lufthansa è una partecipazione industriale, non finanziaria. Ma anche in passato Alitalia è stata privata, per esempio all’epoca dei “capitani coraggiosi” o con Etihad. L’altra grande differenza, allora, è la piena integrazione in un grande vettore europeo, che ha saputo valorizzarne i punti forti, emancipandola dalla sua condizione penalizzante di essere troppo piccola per essere grande e troppo grande per essere piccola. Questo risultato rende anche giustizia alla scelta di Giancarlo Giorgetti di accettare l’offerta di Lufthansa, abbandonando la strada tracciata da Draghi che avrebbe portato Alitalia tra le braccia di AirFrance. Il progetto francese, diversamente da quello tedesco, non era di integrazione, bensì di partnership, e assegnava un ruolo più ampio all’azionista pubblico. E’ presto per dire come andrà a finire, ma i primi segnali suggeriscono – e non ci stupisce – che la rotta della privatizzazione era quella giusta.

Ricevuto — 25 Marzo 2026 ⏭ Stampa Nazionale

Il potere di veto dell’Anm

25 Marzo 2026 ore 06:24

Nei commenti post referendari, ci sono due tesi ricorrenti. La prima è che non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, perché gli italiani bocciano questi tentativi nei referendum. Gli ultimi tentativi di revisione costituzionale – fatta eccezione per il taglio del numero dei parlamentari – sono lì a dimostrarlo: nel 2006, nel 2016 e ora nel 2026 gli italiani hanno respinto le riforme approvate a maggioranza. La seconda tesi, che si fa derivare da questa, è che invece la Costituzione può essere cambiata con un accordo ampio tra le forze politiche. Basta seguire il metodo usato nel secondo dopoguerra dall’Assemblea costituente, scrivono ad esempio sulla Stampa Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli: “Le sue diverse componenti hanno sempre lavorato insieme in un clima di collaborazione post-bellica” che ha prodotto un testo comune frutto di lunghe discussioni e giusti compromessi tra i partiti politici. “La nostra Costituzione, frutto di questo lavoro concorde, è durata fino ad oggi”. La ricostruzione di Barosio e Caselli è affascinante ma non vale, quantomeno per la riforma della giustizia. La Bicamerale del 1998, che aveva proprio l’obiettivo di arrivare a un testo condiviso dopo un dibattito politico ri-costituente tra avversari politici, fallì proprio sulla riforma della magistratura e sulla separazione delle carriere. E a far fallire la Bicamerale di D’Alema non fu l’inconciliabilità delle linee dei partiti, che pure avevano trovato un accordo, ma la presa di posizione della magistratura organizzata. L’Anm si mise di traverso. A fine gennaio 1998, nel XXIV Congresso nazionale la presidente dell’Anm Elena Paciotti lesse una relazione dal titolo “Giustizia e riforme costituzionali” che, con il pieno accordo dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, fece saltare l’accordo sulla riforma della giustizia, che prevedeva due sezioni del Csm, e l’intera Bicamerale. “Non servono riforme costituzionali”, fu il messaggio dell’Anm. E non se ne fecero neanche allora, neppure se condivise.

Ricevuto — 24 Marzo 2026 ⏭ Stampa Nazionale

L’Indonesia mette “in pausa” le Forze di Pace. È una questione economica

24 Marzo 2026 ore 06:17

   

Il presidente indonesiano Prabowo Subianto è stato tra i primi leader a sostenere l’iniziativa del Board of Peace promossa da Donald Trump, ed è stato finora tra i pochi leader del quadrante asiatico e di un paese a maggioranza musulmana (il più popoloso del mondo) a essere riuscito a costruire un consenso interno su un dossier particolarmente sensibile. L’Indonesia aveva scelto di partecipare  offrendo la disponibilità a contribuire con forze di peacekeeping, ma ieri Prabowo è stato costretto a specificare che il miliardo di dollari da mettere sul tavolo per entrare nel Board of Peace non ci sarà: “Ci viene richiesto un contributo di 1 miliardo di dollari”, ha detto il presidente, “ma io non ho mai detto che fossimo disposti a pagarlo”.

 

La scorsa settimana, dopo una riunione del Consiglio dei ministri, il segretario di stato Prasetyo Hadi aveva annunciato il rinvio “a tempo indeterminato” del dispiegamento del contingente di circa ottomila soldati indonesiani a Gaza, a causa “dell’aggravarsi della situazione di sicurezza nella regione”. Secondo diversi osservatori, la decisione di Prabowo di mettere in pausa il coinvolgimento nel piano di pace di Trump è legato non a un ripensamento, ma alle conseguenze della guerra in Iran. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha esposto l’Indonesia a una vulnerabilità strutturale: circa il 25 per cento delle sue importazioni energetiche dipende da quel passaggio. Le riserve nazionali, secondo i dati ufficiali, coprono appena 20-25 giorni di consumo. I prezzi del petrolio che aumentano e l’indebolimento della valuta si traduce in una pressione immediata sull’inflazione e pure sulla (fragile) stabilità sociale indonesiana. Prima di lanciarsi in una vera operazione internazionale di pace, il governo di Prabowo è costretto a parare i colpi di un’economia che rischia di mettere in pericolo la tenuta interna del paese. Perché nessuna architettura di sicurezza internazionale può prescindere dalla capacità degli attori coinvolti di sostenere, nel tempo, i costi della propria partecipazione.

   

Farsi curare solo dalla Cina fa male

24 Marzo 2026 ore 06:00

 

C’è un numero nel rapporto sulla competitività 2026 dell’Istat sul quale è giusto soffermarsi. Nel 2025 gli acquisti italiani di prodotti farmaceutici dalla Cina sono aumentati del 933,7 per cento. In dodici mesi, le importazioni sono passate da 680 milioni di euro a oltre 7,7 miliardi. La spiegazione tecnica è nota: i dazi americani sulla Cina hanno deviato flussi commerciali verso l’Europa e l’Italia ne ha assorbito una quota rilevante. Ma il problema vero è un altro: cosa significa, in termini di sicurezza di sistema dipendere in misura così da un unico paese fornitore per i princìpi attivi che alimentano la produzione farmaceutica? La risposta  è scomoda. La quota della Cina sulle importazioni farmaceutiche italiane è balzata in un anno di 11,6 punti percentuali, raggiungendo il 13,4 per cento del totale. Nello stesso periodo, la quota della Germania si è ridotta di 4,7 punti. Il riequilibrio è avvenuto come effetto collaterale di dinamiche geopolitiche decise altrove, non da una scelta strategica del paese. Il rapporto colloca la farmaceutica tra i settori da monitorare per vulnerabilità strategica. Circa il 60 per cento delle importazioni italiane di prodotti strategici proviene da paesi a rischio politico medio o alto. Paracetamolo, metformina, amoxicillina: molti dei farmaci essenziali dipendono da catene di fornitura che passano per l’Asia. Quando quella catena si inceppa – per una guerra, una crisi geopolitica, per una decisione di Pechino – il problema non è astratto. È il farmaco che manca sullo scaffale, è il paziente cronico che non trova la terapia. La pandemia aveva già mostrato questa fragilità con chiarezza brutale. I lockdown cinesi interruppero forniture in tutto il mondo. Quella lezione avrebbe dovuto tradursi in una strategia di diversificazione. In larga misura, non è accaduto. E il rapporto Istat 2026 certifica che la dipendenza dalla Cina non è diminuita. Ignorare questo campanello d’allarme sarebbe un lusso che il Servizio sanitario nazionale non può permettersi.

Ricevuto — 21 Marzo 2026 ⏭ Stampa Nazionale
Ricevuto — 20 Marzo 2026 ⏭ Stampa Nazionale
Ricevuto — 19 Marzo 2026 ⏭ Stampa Nazionale

"Non tocca alla Biennale inventare o aggiungere sanzioni", dice l'ex presidente della fondazione Baratta

19 Marzo 2026 ore 15:03

"Non credo tocchi alla Biennale inventarsi o aggiungere sanzioni e credo sia bene in ogni caso che le sanzioni siano applicate in un quadro normativo e non con rincorse, e magari fughe, con esiti caotici. E ciò vale tanto per gli scambi di merci quanto nel più delicato ambito delle istituzioni culturali". A dirlo è Paolo Baratta, ex presidente della Biennale di Venezia dal 1998 al 2001 e dal 2008 al 2020, durante l'inaugurazione del padiglione centrale ai giardini, oggi riqualificato. Le dichiarazioni si inseriscono nel dibattito che si è sviluppato dopo la decisione di riaprire il padiglione russo sostenuta dall'attuale presidente Pietrangelo Buttafuoco e criticata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Secondo Baratta "qualsiasi cosa accadrà dovrà accadere nel rispetto delle sanzioni così come approvate dalla Ue nei successivi pacchetti, grazie alla forza normativa dei suoi regolamenti". Nel 2022, dopo l'invasione in Ucraina da parte della Russia, la Biennale si era detta contraria a "ogni forma di collaborazione con chi avesse attuato o sostenesse un atto di aggressione di inaudita gravità" e che non avrebbe accettato "la presenza alle proprie manifestazioni di delegazioni ufficiali, istituzioni e personalità a qualunque titolo legate al governo russo".

In ogni caso, l'ex presidente si spiega la "confusione" intorno a questo caso con il "joint-statement dei due commissari della Ue del 10 marzo, seguito dalla lettera dei ministri", definendo l'iniziativa "inconsueta". "Con lo statement - continua -  i due commissari hanno sollevato con veemenza il problema della presenza della Russia ma con altrettanta perentorietà lo hanno subito scaricato sulla Biennale minacciando lei di sanzioni!! Si conferma che abbiamo tutti bisogno di qualche tempo per conoscerci meglio!"

 

Ricevuto — 17 Marzo 2026 ⏭ Stampa Nazionale

A Travaglio serve un rebranding urgente

17 Marzo 2026 ore 05:30

La svolta era nell’aria. Da un po’ di tempo, nelle pagine delle lettere del Fatto quotidiano comparivano dei messaggi che invitavano il giornale a chiedere il finanziamento pubblico. La saggezza dei lettori, che evidentemente avevano dato un occhio ai conti del giornale, alla fine ha prevalso sulla linea del direttore Marco Travaglio che a dicembre respingeva l’idea: “Preferiamo ampliare la nostra comunità di abbonati piuttosto che far pagare il Fatto a chi non lo legge”. In un comunicato la Società editoriale il Fatto (Seif) ha annunciato che, proprio mentre Travaglio scriveva quelle righe, a dicembre scorso, ha fatto domanda per il contributo straordinario dall’editoria per i giornali cartacei (0,10 euro per copia venduta): “Seif è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto quotidiano non percepire finanziamenti pubblici”, ma data la crisi del settore in generale e la difficoltà nello specifico di Seif a “garantire la continuità aziendale”, la richiesta è stata fatta. La società precisa, però, che il contributo è stato sì assegnato – anche se non dice quanto (si tratta di 752 mila euro) –  ma l’intenzione “rimane quella di non percepirlo”. Non si capisce bene cosa significhi, ma due cose si capiscono.  

  

Non è vera la  tesi di Travaglio secondo cui percepire il finanziamento pubblico è “schiavitù di stampa” perché costringe i giornali ad “andare sotto Palazzo Chigi con il cappello in mano”. Non è questa la procedura che ha adottato Travaglio, come nessun altro gruppo editoriale. Anzi, nel caso del Fatto il finanziamento pubblico serve a tenere in vita una voce fortemente critica del governo, senza necessità di un cambio di linea editoriale. Questa svolta, però, necessita ora di un cambiamento grafico rilevante. Il Fatto quotidiano ha inciso nella propria testata lo slogan-manifesto “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Serve un rebranding per due ragioni. La prima è di tipo legale: Seif è una società quotata e mantenere il vecchio logo veicolerebbe false informazioni al mercato. La seconda è sostanziale: senza una modifica grafica, il Fatto si ritroverebbe a essere il primo giornale al mondo con la fake news anche nella testata.

Ricevuto — 4 Marzo 2026 ⏭ Stampa Nazionale

Gedi: accordo fatto con Sae, La Stampa passa a Leonardis

4 Marzo 2026 ore 11:36

Il Gruppo Gedi e il Gruppo Sae comunicano di aver firmato il contratto preliminare di cessione a quest'ultimo de La Stampa. Lo riferisce una nota, secondo cui la cessione comprende anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale, nonchè le attività di staff e di supporto alla redazione.

L'acquisizione avverrà attraverso un veicolo di nuova costituzione, controllato dal Gruppo Sae, nel quale si prevede anche l'ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest. Il progetto, prosege la nota, mira a garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l'indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio. Il perfezionamento dell'operazione è previsto entro il primo semestre del 2026. La cessione è subordinata all'espletamento delle usuali procedure sindacali e burocratiche previste dalla legge.

Ricevuto — 3 Marzo 2026 ⏭ Stampa Nazionale

Quattro (falsi) allarmi bomba in poche ore. Cosa sta succedendo a Roma?

3 Marzo 2026 ore 17:26

La sede di FdI in via della Scrofa, quella della stampa Estera a Palazzo Grazioli, Largo Chigi, a un passo dal palazzo che ospita il governo, e Piazza Venezia. Quattro allarmi bomba a Roma in pochissime ore e in un'area della città di qualche chilometro. Tutti in centro e tutti, per fortuna, rientrati. Cos'è successo? Non è una psicosi dovuta all'escaltion bellica in Medio Oriente. Anche se il collegamento viene quasi spontaneo.

I quattro casi sono simili a due a due. Sia nella sede di FdI, sia a Palazzo Grazioli è stata nel pomeriggio una telefonata a far scattare l'allarme. Per quanto riguarda piazza Venezia e Largo Chigi invece, tra ora di pranzo e poco dopo, è stato il ritrovamento di due valige abbandonate a destare il sospetto delle forze dell'ordine. A piazza Venezia la verifica è stata più breve, mentre a Largo Chigi, dopo aver chiuso alcune vie limitrofe, gli artificieri hanno verificato in poco tempo la situazione: anche in questo caso nessuna bomba.

A Via della Scrofa invece è stata una chiamata anonima a costringere l'evacuazione dell'intero palazzo che oltre al partito di Giorgia Meloni ospita anche la sede del giornale il Secolo d'Italia. Anche a Palazzo Grazioli è stata una telefonata fatta da una voce non identificata a costringere tutti i giornalisti e i dipendenti della stampa estera a riversarsi in strada. Gli avverimenti sono arrivati quasi in contemporanea al numero unico di emergenza 112. In entrambi i casi sono intervenuti sul posto gli artificieri (dei Carabinieri a Palazzo Grazioli e della polizia a Via della Scrofa) per una bonifica degli edifici.

Alcuni giorni fa un allarme del genere c'era stato anche a MIlano: nella sede della Lega di via Bellerio. Anche in quel caso però si trattava di un falso allarme.

Il capo della polizia Pisani: "Cinturrino sarà destituito subito"

25 Febbraio 2026 ore 09:55

"Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito". Parlando al Corriere della Sera il capo della polizia Vittorio Pisani non usa giri di parole a proposito dell'agente Carmelo Cinturrino che ha confessato di aver ucciso il pusher Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo qualche giorno fa e di aver mistificato le circostanze per farle apparire come un atto di legittima difesa. "Subito dopo il fermo disposto dall’autorità giudiziaria, ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla Polizia di Stato. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo - continua Pisani - mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato". L'indagine infatti è ancora in corso, ma il capo della polizia sottolinea che bisogna chiarire "innanzitutto la posizione degli altri poliziotti coinvolti, per i quali si potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre al favoreggiamento e l’omissione di soccorso". L'attività ispettiva sarà dunque "estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria. Finora non l’abbiamo fatto per evitare di danneggiare l’indagine, ma dopo la discovery possiamo procedere".

 

Nelle ultime settimane ci sono state molte polemiche sul nuovo decreto sicurezza, non ancora in vigore. Tra le altre misure, prevede anche lo “scudo penale per le forze dell'ordine" che commettono ipotetici reati con "evidente causa di giustificazione", ma secondo Pisani questo "scudo" non avrebbe impedito l’accertamento dei fatti di Rogoredo: "Non credo che avrebbe ostacolato alcunché, perché la necessità di sparare non appariva evidente. La norma non prevede alcuna immunità, bensì una modifica procedurale non solo per le forze dell’ordine ma per tutti i cittadini", ha spiegato il capo della polizia. "E il fatto che un pm debba decidere in un tempo breve e predefinito se esiste o meno una causa di giustificazione, può essere positivo per assumere le iniziative adeguate anche solo nell’impiego del dipendente coinvolto nel caso. Ma di certo questa modifica è stata determinata anche da altro". Ovvero "dalla deformazione mediatica subita dall’informazione di garanzia, trasformatasi da strumento di tutela dell’indagato con funzione difensiva in atto d’accusa all’interno di un processo mediatico, sempre più frequente, che anticipa il processo penale. Di cui, nel nostro paese, si sta perdendo la cultura, con grave lesione della presunzione d’innocenza". Pisani ha sottolineato anche che "l’azione della polizia sul piano dell’ordine pubblico non è e non può essere condizionata dalle contingenze politiche; non è avvenuto in passato e non avviene ora. Noi dobbiamo tutelare la sicurezza di tutti e al tempo stesso la libertà di manifestazione, in un esercizio di equilibrio tra le due esigenze".


Il capo della polizia ha evidenziato come in questo caso il rapporto tra autorità giudiziaria e polizia "sia stato di massima fiducia e non è mai venuto meno. E quando, a seguito del sopralluogo, sono emersi i primi indizi su comportamenti al di fuori delle regole di appartenenti all’istituzione, l’input alla Squadra mobile è stato di approfondire al massimo ogni aspetto della vicenda". Specificando come non ci sia mai stata "alcuna percezione di ostilità. Poi ci possono essere diversità di valutazione sugli elementi che emergono dalle indagini, ma questa è la normale dinamica del procedimento penale". Come accaduto durante la manifestazione di fine gennaio a Torino a sostegno del centro sociale Askatasuna sfociata nella violenza: in quel caso "la polizia ha effettuato alcuni fermi, la procura ha chiesto provvedimenti cautelari in carcere e il gip ha concesso misure più tenui". Pisani ritiene inoltre che la scena del poliziotto aggredito dai manifestanti violenti non possa in alcun modo giustificare un uso eccessivo della forza da parte della polizia "perché la solidarietà istituzionale non significa copertura di comportamenti illeciti, né può giustificare azioni di piazza al di fuori delle regole. Se si dà l’ordine di caricare o di sciogliere una manifestazione è perché ce ne sono i presupposti di fatto e di diritto".

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