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In difesa dei modenesi: il Partito Comunista contro autovelox e politiche del PD

di: PC
12 Agosto 2026 ore 13:55

La tortura sociale praticata dal Partito Democratico sulla pelle dei modenesi non cessa.

Nuovi autovelox fissi verranno installati sulla tangenziale di Modena, su cui vige il limite di velocità pari a 70 km/h.

Dopo aver costruito piste ciclabili tanto per costruirle, che hanno avuto il solo risultato di aver ostacolato il flusso veicolare con rischiosi salvagenti (Via Nonantolana), ridotto i parcheggi in diverse vie della città e imposto assurdi limiti a 30 km/h, una nuova tegola sulla testa del cittadino, ovvero l’introduzione di ulteriori strumenti punitivi nei confronti degli automobilisti e autotrasportatori.

La nuova misura coercitiva viene giustificata con la solita retorica sulla sicurezza stradale, ma l’obiettivo è ben altro.

Oltre a sottrarre denaro dai conti correnti dei modenesi che utilizzano la tangenziale per recarsi sui luoghi di lavoro, l’introduzione massiva di dispositivi di controllo serve a indurre le persone al disuso del veicolo, considerato obsoleto e inquinante dalla classe dominante, la quale segue pedissequamente l’Agenda 2030, imponendo alla popolazione misure draconiane, ma salvaguardando per se stessa i profitti derivanti dall’incenerimento dei rifiuti.

Tutto ciò segue la logica dell’accumulazione capitalista, seppur mascherato da buoni propositi e bandiere arcobaleno.

Diversamente non si comprenderebbe – ad esempio – il motivo per il quale ad oggi non si sia completato l’anello della Tangenziale e perché i diversi enti gestori dell’infrastruttura (Comune, Provincia e ANAS) non abbiano apportato modifiche alle corsie di immissione e di uscita, necessarie per aumentare il limite di velocità ed evitare i numerosi incidenti che si verificano proprio in prossimità degli svincoli stradali.

Il Partito Comunista sostiene attivamente l’ammodernamento e il potenziamento delle infrastrutture di collegamento stradale che agevolano gli spostamenti nella provincia e nel comune di Modena, e in tal senso ritiene necessario un nuovo piano di investimenti che conduca la Tangenziale ad assolvere appieno il compito di arteria veloce, fondamentale per bypassare il traffico cittadino.

Chiede inoltre che vengano eliminati definitivamente tutti gli autovelox installati o in via di realizzazione, affinché cessi ogni strumento di vessazione nei confronti dei cittadini modenesi.

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Comunicato: sosteniamo Bosco Ospizio

12 Agosto 2026 ore 12:00
A Reggio gli affaristi immobiliari hanno messo da tempo le mani su un altro terreno da cementificare, come se ce ne fosse bisogno dopo l’abbuffata cementifera dei decenni scorsi.
Uno spazio verde, in un’area altrimenti densamente costruita, che conta alberi ad alto fusto e altra vegetazione spontanea, ed è rifugio ed habitat per tante specie animali. Stiamo parlando naturalmente del Bosco Ospizio, che gli affaristi di Conad, in pieno accordo con il Comune di Reggio, si apprestano a spianare per lasciar posto all’ennesimo supermercato e altre costruzioni. Tutto questo in un momento in cui gli effetti della penuria di spazi verdi e la crescita della cementificazione sono visibili a chiunque, con le nostre città trasformate in fornaci. E che il Comune di Reggio si dia pace: alla favoletta che piantumare qualche centinaio di stecchini in aiuole stradali sia una “compensazione” per gli alberi abbattuti non ci crede nessuno. La questione è solo di affari e profitto per pochi contro il disagio di molti.
In tutta Italia la politica e le amministrazioni di ogni colore blaterano di misure di mitigazione di fronte alla catastrofe climatica in corso per poi fare finta di niente quando entra in gioco la priorità del profitto, per loro più importante della vita. Intanto, alcuni comitati autorganizzati e spontanei, partiti dall’iniziativa di persone che semplicemente non ne possono più dell’ipocrisia di chi di fronte al disastro continua a tagliare alberi, hanno dimostrato che queste lotte si possono anche vincere. Uno fra tanti, il Comitato Besta a Bologna.
Come Federazione Anarchica Reggiana denunciamo questa speculazione immobiliare che vede marciare uniti Conad e Comune, e sosteniamo il Comitato Bosco Ospizio che da tempo si sta opponendo all’operazione e che in questi giorni è in presidio permanente davanti al bosco per impedire alle ruspe di distruggerlo. È solo con le lotte autorganizzate dal basso che si può salvare il nostro futuro.
Federazione Anarchica Reggiana – FAI

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Non c’è posto per i devastatori in riva allo Stretto

11 Agosto 2026 ore 12:00

Riceviamo e pubblichiamo, a seguito della manifestazione dell’8 agosto. – La Redazione web

Siamo scese ancora una volta in piazza. Lo abbiamo fatto ancora una volta in migliaia. Non ci interessano i balletti dei numeri. Siamo in tante e tanti. Siamo siciliane e calabresi, ma con noi ci sono anche tante solidali, persone che nel loro territorio si battono contro altre devastazioni, persone che noi supporteremo andando a nostra volta nel loro territorio per dare loro maggiore forza.

In tutti questi anni di mobilitazione abbiamo dovuto superare tanti ostacoli. Dalla parte dei devastatori c’erano i soldi e il potere. Dalla nostra solo la generosità e i nostri corpi. Nonostante questo, possiamo dire di avere vinto. Oggi l’opinione no ponte è largamente maggioritaria nei nostri territori. Lo dimostra questa piazza, lo dimostra il fatto che di piazze sì ponte di queste dimensioni non ce ne sono mai state. La verità è che mentre negli anni si è formato un popolo no ponte, non si può dire il contrario. Non esiste un popolo Sì ponte.

In questi anni di mobilitazione si sono succedute tante generazioni e ogni volta si sono trasmesse il testimone della solidarietà e della difesa della nostra terra. Questo avviene perché la generosità e l’amore per il proprio territorio sono più forti della brama di profitto. E’ per questo che tutte le loro narrazioni, tutti i loro discorsi, si sono sbriciolati. Avevamo ragione noi. Su tutto.

Nel corso degli anni ci siamo interrogate. Abbiamo studiato il progetto. Abbiamo prodotto enormi quantità di riflessioni, analisi, controdeduzioni. Alla fine di tutto questo abbiamo capito che non hanno un piano che non sia quello di continuare a portare avanti l’iter e guadagnarci sopra. Non lo sanno se il ponte si può fare. Non lo sanno se starebbe in piedi. Non hanno un piano finanziario. Sanno solo che più questa storia dura e meglio è per loro perché di più ci guadagneranno.

Noi sappiamo che tutto questo gravita intorno alla società concessionaria Stretto di Messina Spa, una società per la cui governance sono stati abbattuti i tetti dei compensi, una società che ogni anno consuma ingenti risorse senza arricchire di nulla la comunità. Una società che, colpevolmente, i governi che si sono succeduti dal 2013 non hanno messo in liquidazione nonostante la Corte dei conti avesse chiesto ripetutamente di farlo.

In tutto questo il territorio rimane appeso a un’opera che continuerà a generare profitti per pochi, anche qualora non dovesse essere costruita. Le persone più giovani – noi giovani – ce ne andiamo. Chi vive nelle zone interessate dai cantieri sta col fiato sospeso. La nostra stessa economia rimane appesa ad un fantasma. Tutta l’area dello Stretto si sente sotto la minaccia di cantieri che potrebbero durare 10, 20 o 30 anni, rendendo invivibile la nostra quotidianità.

Noi sappiamo che questa non è una casualità. Noi sappiamo che questo è un metodo. Noi sappiamo che questa è la logica delle grandi opere, dell’occupazione militare delle nostre terre, dei grandi eventi, delle emergenze. Estrarre profitti dal territorio, è solo a questo che sono interessati.

E noi, invece, vorremmo vivere in pace, prenderci cura dei luoghi che abitiamo, avere la possibilità di restare, potere decidere del futuro della nostra vita. Noi siamo tante e tanti. Abbiamo dalla nostra parte la natura, i nostri corpi e il desiderio di un futuro più appagante. A loro rimangono solo il potere e i soldi. Per questo li sconfiggiamo.

Ed è per questo che, nel ringraziare tutte e tutti coloro che sono state in piazza oggi e tutte e tutti coloro che lo hanno fatto in tutti questi anni di lotte, nel ringraziare le nostre sorellr e i nostri fratelli che sono venute da fuori a portare le loro lotte in questa piazza, noi decretiamo, dal basso, la chiusura della Stretto di Messina Spa.

Assemblea No Ponte

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