Livorno, città dei diritti: la nascita della Fiom e la cultura del lavoro
Livorno, 17 giugno 2026 – Più di un secolo fa Livorno, oggi sempre più orientata ai servizi logistici e turismo, era invece una delle città industriali più importanti d’Italia. A tal punto che fu il teatro naturale per la nascita della Fiom nazionale. La Federazione Italiana degli Operai Metallurgici, come abbiamo già ricordato ieri, nacque il 16 giugno 1901 nella sede della Fratellanza Artigiana, a Livorno, dove si svolse il congresso fondativo. Un anniversario importante, non solo per la nostra città, ma soprattutto per l’intero paese che oggi si trova a dover fronteggiare delle sfide inedite, fra crisi senza precedenti e l’avvento dell’intelligenza artificiale. E sono proprio questi alcuni dei tanti tempi affrontati nella giornata di ieri fra le mura del Cinema Teatro i 4 Mori, che ha ospitato il convegno organizzato dalla Fiom a cui hanno preso parte personaggi illustri del sindacalismo e non solo. Dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini, passando per l’ambasciatrice della Palestina in Italia Mona Abuamara, il rettore dell’Università per gli stranieri di Siena Tommaso Montanari, per arrivare chiaramente al segretario generale della Fiom Michele De Palma. “In un mondo che sta vivendo l’avvento dell’intelligenza artificiale al centro dell’attenzione ci deve stare la persona il lavoro e il diritto della persona di potersi realizzare - ha esordito Landini -. Non possiamo più portare avanti la svalorizzazione del lavoro a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, c’è bisogno di rilanciare con forza il valore del lavoro. L’intelligenza artificiale non sostituisce i prodotti li cambia per questo noi lottiamo per garantire alle persone il diritto di poter contrattare la progettazione di questo cambiamento”. Dalla crisi di Stellantis a quella di Piombino le cose da fare per risollevare le cose secondo Landini sono le stesse: “C’è bisogno di unire i lavoratori ma soprattutto di dotare il paese di un progetto industriale che chieda alle imprese di investire ma che chieda anche al Governo di applicare quella politica industriale pubblica che va fatta“. Anche De Palma così come Landini guarda al futuro. “Se c’è qualcosa che ci ha sempre contraddistinto in questi 125 anni di storia è la stata la nostra capacità di saper cambiare - ha infatti spiegato De Palma - per poter continuare a decidere le nostre sorti dobbiamo conoscere tutti i nuovi prodotti, è giunto i momento di andare oltre, oltre le fabbriche in cui siamo, oltre i lavoratori che rappresentiamo dobbiamo allargare il nostro spettro di relazione”.
