Guerra, economia e potere nella politica internazionale
Già autore con Emiliano Brancaccio e Raffaele Giammetti dell’importante libro La guerra capitalista, Stefano Lucarelli presenta con Il tempo di Ares (Mondadori Università, pp. 140, €12,00) un libro di facile lettura ma anche di grandissimo respiro. Un testo che spazia da riferimenti mitologici – fin dal titolo – e filosofici a richiami di storia, scienza politica, arte, cinema e così via. Non si tratta di semplice eclettismo: Lucarelli usa tutti questi richiami per meglio spiegare il discorso economico di fondo, che è la vera traccia del libro.
Tutte le principali tematiche dell’attualità sono affrontate analiticamente: i disordini internazionali e l’attuale scontro fra sistemi economici in competizione, richiamando i tanti avvenimenti passati della guerra fredda; le guerre commerciali di oggi, con i dazi di Trump, ripartendo dalle teorie del commercio internazionale degli economisti classici e dalle critiche marxiste; i surplus commerciali degli Stati e gli investimenti esteri delle grandi multinazionali del ’900, evidenziando il processo di centralizzazione del capitale; fino alle recenti molteplici crisi, finanziarie e valutarie, cui la guerra guerreggiata sembra contrapporsi più efficacemente dei velleitari processi di friendshoring. Non poche sono poi le “stoccate” che Lucarelli riserva ai commentatori geopolitici e agli economisti mainstream, al neoliberismo e alle contraddizioni del cosiddetto Washington Consensus.
In alcuni passaggi del libro emerge chiaramente il “mestiere” di economista, con inserimento di tabelle, grafici e perfino di qualche equazione; che ricordano come il libro sia nato nell’ambito di un corso universitario. E però un corso non standardizzato, ripetitivo, come tanti di quelli oggi svolti nelle aule universitarie. Lucarelli sa presentare le idee economiche dominanti così come quelle degli economisti classici e di Marx, oggi più che mai assenti nei libri di testo. Il suo è un libro che parla di rapporti di potere, quindi economici nel senso più profondo e meno tecnico del termine, che parte dalla lotta fra Titani e dei dell’Olimpo per arrivare a spiegare la pandemia e l’Ucraina oggi, così come i conflitti inter-imperialistici sottostanti. Ossia gli interessi del capitalismo statunitense in crisi e quelli dell’espansione economica cinese.
In tre capitoli e in poco più di 100 pagine, Lucarelli racconta i tempi di Ermes, di Ares e di Pan: ossia i tempi lunghi dell’umanità, la mutazione nei conflitti e nei rapporti umani così come mediati dalle forme della competizione economica in divenire. Gli antichi miti greci sono allora una scusa per spiegare in profondità le interconnessioni della politica monetaria internazionale, del protezionismo e del liberismo, degli investimenti esteri delle grandi multinazionali, della speculazione finanziaria globale e della politica internazionale. Con una conclusione su quelle che possono essere le condizioni economiche della pace, ad esempio nella forma della International Clearing Union proposta da Keynes al tempo di Bretton Woods. Ma qui viene da chiedersi se questa pace economica sia davvero un fatto possibile nella conflittuale storia umana, oppure solo un nuovo brano di mitologia.

Stefano Lucarelli, Il tempo di Ares, Mondadori Università, 2025, pp. 140, €12,00
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