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Greta, Vanessa, Daniele e le Brioches di Maria Antonietta

20 Gennaio 2015 ore 21:36

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2014-07-31. Siria – Aleppo –

C’é una casa ad Abzimu, una piccola località ad ovest di Aleppo verso Idlib. E’ la casa del capo del consiglio rivoluzionario locale. Questa casa é il luogo di riferimento di tre italiani giunti ad Aleppo da poche ore: Daniele Raineri, un giornalista de Il Foglio, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, due cooperanti volontarie fondatrici del progetto Horryaty.

-il post é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale-

DANIELE RAINERI

Daniele é un reporter spesso presente in zone a rischio . Non é la prima volta che entra in Siria da quando sono iniziati i conflitti ed é stato proprio lui a portare le ragazze alla casa del capo del consiglio rivoluzionario.
Daniele parla l’arabo ed é in contatto col Free Syrian Army, la principale forza della coalizione anti-Assad che nei suoi articoli appoggia apertamente (tanto che in alcune occasioni ha pubblicato notizie anti-Assad poi rivelatesi infondate).

GRETA RAMELLI E VANESSA MARZULLO

Greta e Vanessa sono due attiviste del volontariato internazionale con qualche esperienza sul campo: Greta studia scienze infermieristiche; é  volontaria presso l’”Organizzazione Internazionale di soccorso (Croce Rossa o Mezzaluna Rossa che dir si voglia); nel 2011 ha passato quattro mesi in Zambia come volontaria tra i malati di AIDS e nel 2012 ha assistito per tre settimane la popolazione degli slum di Calcutta. Vanessa studia mediazione linguistica e culturale, mastica un po l’arabo ed é pure lei volontaria presso l’Organizzazione Internazionale di soccorso.

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(L’ASSISTENZA UMANITARIA IN SIRIA)

Prima che scoppiassero i conflitti era presente sul territorio una piccola ma valida rete caritatevole ed alcune organizzazioni dedite allo sviluppo sostenibile che dall’inizio della guerra fatica non poco a restare in piedi. Attualmente sono diverse le organizzazioni umanitarie presenti nelle aree di conflitto e nei Paesi adiacenti (Qui un elenco delle associazioni partner UNHCR presenti) con volontari di diverse nazionalità non di rado under 25 che danno un aiuto fondamentale nel mantenere salda la comunità siriana. Molte delle ONG italiane presenti aderiscono alla Piattaforma delle Ong Italiane in Medio Oriente e Mediterraneo, il cui proposito é aiutare e migliorare il coordinamento tra diverse associazioni. La Croce Rossa Italiana, in missione dal 2012, ad aprile 2013 aveva ancora chiesto “[…] alla Comunità Internazionale di accendere i riflettori sul mancato rispetto del ruolo dei soccorritori. Dall’inizio del conflitto sono 17 i volontari della Mezzaluna Rossa Siriana uccisi mentre prestavano opera di soccorso. Una violazione inammissibile”.”

Ci si scontra pure con la burocrazia: le organizzazioni umanitarie hanno il permesso teorico del governo siriano di muoversi liberamente, ma per ogni singolo spostamento bisogna richiedere e riuscire ad ottenere permessi (vedi PDF). Permessi che vanno richiesti con giorni d’anticipo fornendo i dati dei viaggiatori, dei mezzi che utilizzeranno. La richiesta viene fatta passare prima dal SARC , poi dal ministero degli affari esteri, poi ritorna al SARC che preparerà i lasciapassare per i checkpoint (vedi PDF). Questo se tutto fila liscio: le richieste burocratiche a volte diventano particolarmente fantasiose. Le difficoltà implicite nel conflitto e gli inghippi burocratici fanno si che nonostante l’impegno di molti siano numerose le aree che non vengono raggiunte dall’assistenza.

IL PRIMO VIAGGIO IN SIRIA, I CONTATTI ED HORRYATY

Per Greta e Vanessa quello del 2014 in cui sono state rapite non é il primo viaggio in Siria. Nel 2012 il loro interesse ed impegno s’era concentrato sul dramma della guerra civile siriana ed avevano maturato l’intenzione di partecipare attivamente agli aiuti sul campo. Si eran messe in contatto con la comunità dei siriani residenti in Italia (link 1 link 2 link 3) e con l’IPSIA, l’ ONG delle ACLI che si occupa di cooperazione e volontariato all’estero. Prestano aiuto volontario quasi ogni giorno in uno dei primi centri di accoglienza per profughi siriani in Via Novara a Milano, che raggiungono ogni giorno dai loro paesi in provincia di Bergamo ed é probabile che sia stato proprio qui, ascoltando le testimonianze dei profughi che assistono, che hanno maturato la convinzione di schierarsi contro Assad.

Proprio assieme ad un membro dell’IPSIA, Roberto Andervill, nel marzo 2014 avevano raggiunto per la prima volta la Siria in una Missione di sopralluogo passando attraverso il confine turco (822km di pianura, ma la maggior parte dei volontari,giornalisti e combattenti passa attraverso una fascia ben delimitata lunga poche decine di km).

Non ci vuole molto: aereo per Istanbul, si raggiunge il confine siriano con una macchina a noleggio, in treno o con un secondo volo (da Istanbul a Gaziantep c’é quasi un volo ogni ora, per dire). Arrivati sul posto ci si fa aiutare da qualche contatto conosciuto in precedenza che ti aiuta a passare illegalmente il confine con la Siria (o si trova qualcuno disponibile sul posto che lo fa per poche lire).

Roberto svolge missioni all’estero fin dal 1998 (Gaza, Kosovo) e da qualche tempo anche lui era interessato alla Siria. Accompagnati da guardie siriane avevano raggiunto le zone rurali di Idlib dove, “sempre accompagnati e scortati da personale locale, con un alto grado di sicurezza” hanno avuto modo di valutare direttamente la situazione instaurando un primo rapporto con la popolazione locale, stringendo contatti sul posto e rilevando le problematiche presenti in due centri di primo soccorso (personale inadatto e materiali carenti).

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Al rientro in Italia Greta, Vanessa e Roberto avevano creato il progetto di assistenza sanitaria Horryaty il cui scopo era portare primo soccorso al Free Syrian Army distribuendo kit di salvataggio destinati ai combattenti anti-Assad e farmaci ai pazienti affetti da malattie croniche. Horriaty non é una ONG o una Onlus ma una semplice associazione di fatto tra tre persone che organizzavano manifestazioni e raccolte fondi.

IL SECONDO VIAGGIO

Già al rientro in aprile avevano pianificato di ritornare subito in Siria. Questa volta però Roberto non sarebbe potuto venire perché non poteva assentarsi nuovamente dal suo lavoro di fabbro. Contattano Rosamaria Vitale, medico chirurgo conosciuta al centro di accoglienza di Via Novara, presentandole il progetto e chiedendole di venire anche lei in Siria. Rosamaria trova le ragazze preparate e molto interessante il progetto: “Gli obiettivi erano stati messi a punto dopo aver effettuato un’analisi attenta dei bisogni del territorio in cui il progetto si sarebbe attuato, nelle zone rurali di Idleb. Si diceva che il 50% dei medici era fuggito all’estero, molti altri erano stati uccisi ed imprigionati, strutture mediche ed ospedali erano stati distrutti dai bombardamenti. Tutto estremamente realistico. Nella missione che avevano effettuato precedentemente erano state evidenziate le cure più urgenti e le carenze mediche alle quali si sarebbe potuto sopperire. Gli obbiettivi erano due. Primo: attivare un corso di primo soccorso fornendo il materiale necessario. Secondo: garantire ai malati di patologie croniche l’accesso alle giuste terapie” Per vari motivi però Rosaria deve rinunciare a collaborare al progetto. Le avrebbe invece affiancate Daniele , giornalista de Il Foglio che condivideva le loro posizioni a favore del Free Syrian Army.

Scopo del secondo viaggio era organizzare e spedire dalla Turchia alla Siria un container con quei beni di prima necessità e medicinali difficilmente reperibili cui durante il primo viaggio avevano osservato la mancanza nei centri di primo soccorso. Prendono tutti i contatti necessari, scoprono dove e come procurarsi il materiale necessario. Trattano sui prezzi. Chiedono alle aziende di donare qualcosa. Alla fine riescono a riempire e far arrivare in Siria un container con beni di prima necessità come cibo, medicinali comuni, quasi una tonnellata di latte in polvere e i sudati medicinali rari.

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(LE COALIZIONI IN LOTTA)

Nel caos siriano é possibile vedere almeno quattro coalizione opposte tra loro ognuna delle quali lotta contro le altre ed é formata da diverse forze e formazioni armate:

REPUBBLICA ARABA DI SIRIA (GOVERNO ASSAD / ALAWITI / SCIITI / NAZIONALISTI / SOCIALISMO ARABO) Composta da: Esercito siriano (laico), Shabiha (volontari alawiti), Forza Nazionale di difesa (laico, multireligioso), Brigate Ba’ath (paramilitari alawiti e sciiti), Jaysh al-Sha’bi (paramilitari alawiti e sciiti), Brigata al’Abbas (paramilitari sciiti), Pasdaran iraniani (sciiti), Khazali (paramilitari sciiti), Hezbollah (nazionalisti sciiti), Resistenza Siriana (marxisti nazionalisti), Jaysh al-Muwahhideen (drusi), FPLP (nazionalisti marxisti palestinesi), Guardia Nazionalista Araba (milizia volontaria nazionalista pan-arabista), altri gruppi filogovernativi. Le forze governative sono supportate da Russia, Iran, Corea del Nord, Iraq. Indirettamente anche da Cina, Venezuela, Bielorussia, Algeria.

COALIZIONE NAZIONALE SIRIANA (RIBELLI / SUNNITI / JIHADISTI) Composta da: Free Syrian Army (laici), fronte al-Nusra (jihadisti sunniti affiliati ad al-Quaeda), Fronte Islamico (jihadisti sunniti finanziati dall’Arabia Saudita), Esercito dei Mujaheddeen (coalizione di diversi gruppi ribelli sunniti, jihadisti e no). La coalizione é supportata da USA, Turchia, Arabia Saudita e Quatar. Indirettamente anche da Regno Unito e Francia.

L’ISIS Lo Stato Islamico (jihadisti sunniti) ha fatto parte della Coalizione Nazionale Siriana fino al 3 gennaio 2014, dopodiché ne é uscito per proseguire un piano di conquista tutto suo.

IL COMITATO SUPREMO CURDO Formato da YPG (esercito curdo di tendenza socialista), Pashmerga (volontari curdi iracheni), PKK (rivoluzionari socialisti / irredentisti curdi), altre formazioni.

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(GLI OBIETTIVI DELLE COALIZIONI)

Senza addentrarci troppo nei perché e nei percome di questo conflitto si può solo riassumere in maniera un po sbrigativa che:

  • I ribelli vogliono abbattere il governo Assad ma non si sa bene con cosa lo sostituirebbero (si teme purtroppo una sorta di ’79 iraniano di stampo sunnita e jihadista)
  • Le forze governative vogliono riappropriarsi del territorio e mantenere al potere la minoranza allawita-sciita.
  • I curdi difendono i loro territori storici (pur mirando sempre ad uno stato curdo che unisca il proprio popolo diviso tra Turchia, Siria ed Iraq) .
  • L’ISIS mira alla formazione di un nuovo califfato indipendente ed autosufficiente che comprende (per il momento) ampie aree di Siria ed Iraq.

(IL FREE SYRIAN ARMY)

Il Free Syrian Army, la forza armata che Greta, Daniele e Vanessa sostengono, é formata dai disertori dell’esercito governativo. Dispone di circa 100.000 uomini ed é il principale membro della Coalizione nazionale siriana (anti-Assad). Appoggia il Consiglio nazionale siriano in esilio. Viene supportata da USA, Francia, Turchia, Regno Unito, Qatar ed Arabia Saudita. La Lega Araba, così come l’Italia riconosce il Consiglio Nazionale Siriano in esilio anziché Assad e quindi si può quasi dire che di conseguenza si riconosce nelle posizioni del F.S.A.  Anche se il Free Syrian Army é una formazione laica, si trova in coalizione con formazioni jihadiste e sono già stati osservati all’interno del Free Syrian Army personalità filo-jihadiste (qualcuno parla di “infiltrati”). I rapporti tra i diversi membri della coalizione sono a dir poco tesi, nonostante facciano fronte comune.

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(VOLONTARIATO NON NEUTRALE)

Daniele, Greta e Vanessa, quindi, non sono andati in Siria a portare semplice aiuto umanitario a tutti ma si sono schierati con i ribelli, contro Assad e contro l’ISIS. Il fatto di non essere neutrali né imparziali é una chiara scelta politica cui é possibile muovere diverse critiche ma per fare un esempio opposto Emergency porta le sue cure sia agli aggrediti che agli aggressori ed é a sua volta criticato per il fatto di “aiutare il nemico. Che si sia schierati o si sia neutrali, insomma, piovono comunque addosso critiche.

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IL TERZO VIAGGIO E IL RAPIMENTO

Partite a fine luglio, anche stavolta accompagnate da Daniele. Impiegano i primi giorni a passare il confine turco e raggiungere Aleppo. Prima ancora di mettersi in viaggio, attraverso i loro contatti siriani residenti in Italia ed ai contatti sul territorio conosciuti nel primo viaggio, avevano già programmato di partecipare ad un corso per civili e militari sui componenti del kit di primo soccorso e il loro utilizzo.

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31 Luglio. E’la quarta notte dall’arrivo in Siria. Greta e Vanessa sono arrivate oggi ad Aleppo  e sono ospitate nella casa del capo del consiglio rivoluzionario locale. Daniele no: passerà la notte in un’altra casa distante 25 chilometri a sud, appartenente ad un ex soldato delle forze speciali di Assad.

Le ragazze sono in casa da poche ore, quando arrivano due macchine con alcuni uomini a volto coperto che le prelevano, le bendano e le portano via. Gli uomini parlano poco. In inglese.

Alle cinque del mattino, nella casa in cui sta Daniele, qualcuno batte dei colpi alla porta. Sono due siriani: “Hanno sequestrato le due italiane. Stanno cercando anche te”. Chi ha rapito Greta e Vanessa ha chiesto informazioni su Daniele. I ribelli organizzano una macchina ed una scorta per Daniele e lo portano di corsa verso il confine turco. Un’ora dopo aver passato il confine chiama la Farnesina per informare dell’accaduto, che gli impone riserbo totale.

LA NOTIZIA

La notizia del rapimento giunge in Italia, ma il silenzio imposto dalla Farnesina ed il mancato legame delle due ragazze alle principali ONG ed Onlus riduce le uniche informazioni immediatamente disponibili alla sola pagina Facebook del progetto Horriaty.

Diverse testate riportano la notizia nei seguenti termini:
1) TAG: #ragazzine #rapite #Siria #volontarie #impreparate
2) FOTO: alcune foto pubblicate sulla pagina Facebook di Horryaty in cui le due ragazze si abbracciano allegramente o sorridono con la bandiera siriana in mano
E’ su questa notizia che si raccoglie l’ *indignazione di tre giorni* del momento, e su cui confluisce il solito circo di voci grosse e indignate

LA PRIGIONIA

Nel frattempo Greta e Vanessa restano in mano dei loro rapitori. Cambiano cinque o sei volte il luogo di prigionia, pur restando sempre nel nord della Siria. Gli spostamenti avvengono in macchina con le ragazze incappucciate. I carcerieri non sono mai gli stessi. Sono sia uomini che donne. Si presentano a volto coperto non rivelando né la propria identità né la fazione d’appartenenza. Greta e Vanessa non subiscono alcuna violenza fisica; quasi non vengono toccate (“solo una volta ci hanno afferrato per un braccio… Dovevamo stare in silenzio…”) Non vengono mai minacciate di morte. Non sentono notizie su altri sequestrati. Ricevono poco cibo e soffrono la fame. Pur non sapendo chi siano i rapitori capiscono che non si tratta dell’ISIS ma non escludono si tratti di al-Quaeda. Uno dei carcerieri farfugliava qualcosa in inglese. Nell’ultimo periodo di prigionia hanno avuto l’impressione che i carcerieri avessero qualche simpatia o vicinanza con al-Nusra

Durante i cinque mesi di prigionia intanto sono uscite diverse voci contraddittorie su chi le avesse rapite. Si é parlato di una vendita delle ragazze da un gruppo ad un’altro.

IL VIDEO

Il 31 dicembre 2014 compare su Youtube un video in cui si vedono Greta e Vanessa abbigliate con chador dinnanzi a un muro bianco. Vanessa regge un foglio con la data “17/12/14 Wednesday” mentre Greta legge un breve messaggio in inglese in cui fa appello allo Stato italiano.

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LA LIBERAZIONE

Il 16 gennaio 2015 viene diffusa la notizia della liberazione di Greta e Vanessa. Da un account Twitter ritenuto vicino ai ribelli siriani giunge la notizia che sarebbe stato pagato un riscatto di 12 milioni di dollari.

LE REAZIONI DELL’OPINIONE PUBBLICA

La notizia del pagamento del riscatto rimbalza sui social network e riaccende l’ *indignazione di tre giorni* del momento. La chiacchera sul riscatto é ancor più accesa di quella avvenuta al momento del rapimento ed ha polarizzato le solite posizioni:

a destra vigono la massima disinformazione ed i peggiori rigurgiti di infamie ed offese impronunciabile verso le due ragazze. L’episodio viene amplificato e sfruttato politicamente come mezzo per attaccare il governo in carica alimentando l’indignazione della SMIF (vedi sotto)

a sinistra é in atto una difesa a spada tratta delle due ragazze, dipinte come eroiche eroine che si lanciano sprezzantemente in gesti nobiltà (minimizzando sullo scarso supporto organizzativo delle due)

La parte più impressionante del flame generato dalla notizia della liberazione dietro riscatto é al solito la valanga di insulti, bufale, insinuazioni e dichiarazione inique provenienti non solo dalla Solita Massa di Indivanati Forcaioli (SMIF) , ma pure da noti esponenti politici (ad esempio Salvini e Gasparri) e  giornali  (in particolare Libero, Il Giornale e Il Fatto Quotidiano) che hanno pubblicato testi assolutamente vergognosi lanciandosi in rozze e grottesche insinuazioni sulle due ragazze.

Lecito porsi dubbi sull’intenzionalità dell’affondo quando proviene essenzialmente da chi ha tutto l’interesse nello sfruttare qualunque argomento per colpire il governo in carica (guarda caso in questa descrizione rientrano proprio Salvini, Gasparri, Libero, il Giornale e Il Fatto Quotidiano) ma qui non ho granché voglia di perdere tempo a discutere degli interessi di costoro.

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Faccio solo un breve appunto a titolo d’esempio su questo articolo in cui Maurizio Belpietro, con la scusa di parlare di #GretaeVanessa: 1) Sfotte il ministro degli esteri, 2) Semina dubbi su TUTTE le ONG, 3) Semina insicurezza “deducendo” da un articolo de Il Fatto Quotidiano che se i Carabinieri intercettano dei siriani residenti in Italia ci deve per forza essere una rete di supporto finanziario ai jihadista (che però chiama genericamente “combattenti islamici” dimenticandosi che molti combattenti islamici combattono proprio contro i jihadisti), 4) Dà per appurato che i rapitori fossero di Al-Nusra (“una banda vicina ad Al Qaeda” – forse é anche vero, ma Belpietro non ha elementi per dichiararlo con certezza), 5) Attacca le ragazze perché aiutavano i combattenti (il che é interessante se detto da Belpietro che ha sempre attaccato Emergency per il fatto di non essere schierato e curare chiunque), 6) Sminuisce la rete di contatti di Greta e Vanessa chiamandoli semplicemente “amici” come se parlasse di scolaretti, 7) Parla esplicitamente di tagliagole senza avere elementi per sapere  se i rapitori fossero milizie dell’ISIS o meno, come se desse per scontato il binomio siriano=tagliagole, 8) Semina dubbi sulle capacità dei Carabinieri (senza specificare cosa, secondo lui, avrebbero dovuto fare), 9) Semina insicurezza dando per scontato che siano stati i contatti italiani ad “agevolare” (sic.) il sequestro della “fiorente industria dei rapimenti” (ma senza avere elementi per affermarlo), 10) Semina odio religioso dando per scontato che qualunque miliziano, se mussulmano, é un boia. Per finire attacca nuovamente il governo attraverso la figura del ministro Gentiloni, dipingendo una situazione di insicurezza nazionale “(la gente che aiuta i combattenti l’abbiamo in casa)” ed incapacità economica (i soldi dei contribuenti).

Peccato che l’articolo sia un concentrato di idee pregiudiziali non dimostrate e insinuazioni, il cui unico risultato a lungo termine é diffondere insicurezza e rabbia verso il governo, infischiandosene del fatto che i jihadisti italiani sono pochi, e del fatto che il governo Berlusconi (tanto amato da Belpietro) pagò diversi riscatti durante la guerra in Iraq.

Lungo e penoso elencare tutte le schifezze lette e sentite in questi giorni. Devo però far notare che nel documentarmi per questo post ho faticato non poco nel reperire alcune informazioni dovendo navigare tra decine di articoli e pagine letteralmente sommersi di insulti, infamie, frecciatine e ipotesi non documentate spacciate per fatti conclamati. Sembra di tornare indietro di secoli, quando “giornalai” francesi pubblicavano osceni libercoli che davano sfogo alla rabbia popolare attribuendo alla nobiltà (in particolare modo Maria Antonietta) ogni genere di sconcezza.

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DIETRO LE QUINTE

Ben poco é dato sapere su quel che riguarda i “dietro le quinte” del rapimento. Come sempre in questi casi. Forse sapremo tutto tra qualche anno. Forse non lo sapremo mai. Forse sappiamo già tutto quel che c’é da sapere ma non riusciamo a distinguerlo dai depistaggi (voluti) e dalle minchiate sparate da giornalisti/blogger/commentatori/sedicenti esperti/signori nessuno. Personalmente ritengo plausibile che il governo italiano abbia pagato 12 milioni di dollari di riscatto ma bisogna comunque tener conto del fatto che non c’é alcuna conferma né del pagamento, né della cifra, né della natura dei sequestratori. Giacomo Stucchi, presidente del Copasir afferma semplicemente che la liberazione ha richiesto “una contropartita” senza specificare di che natura. Ci sono conferme e ritrattazioni sull’ importo di 12 milioni che per qualcuno sarebbe esagerato e per altri no. A queste condizioni ogni affermazione é pura speculazione.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Erano troppo giovani?
– La giovane età é un non-argomento: sono maggiorenni e libere di prendere le proprie decisioni.
– Gran parte dei volontari presenti in Syria ha meno di 25 anni, esattamente come i foreign fighters
– Se così fosse, perché nessuno dice alcunché sui volontari di età avanzata?
-Ci sono trenta/quarantenni cui non affiderei alcun compito di responsabilità mentre ci sono sedici-diciassettenni con le gambe in spalla decisamente più affidabili.
– Vogliamo elencare le centinaia di migliaia di diciottenni brufolosi che si arruolano negli eserciti di mezzo mondo, giusto per fare un esempio?
– A vent’anni, se puoi essere abbastanza sveglio per sparare a un nemico puoi esserlo anche per fare l’infermiera.
– Greta e Vanessa erano abbastanza mature? Chi le ha conosciute dice di si mentre chi, come me, non le conosce, non ha elementi per discuterne (no: un pugno di foto tratte da Facebook e illazioni di giornali schierati e di propaganda come Libero, il Giornale e Il Fatto Quotidiano non sono elementi utili).

Erano inadatte?
– Avevano abbastanza esperienza per partecipare ad un’azione umanitaria, ma non sufficiente esperienza di zone di guerra
– Non avevano supporto logistico dall’Italia
– Non disponevano di un’assicurazione
– Non si sa quanto fossero affidabili i loro contatti locali.
– Le “inesperte” Greta e Vanessa si trovavano con l’esperto Daniele però che é scampato al rapimento per puro caso. Se avessero rapito pure lui le ragazze sarebbero state comunque etichettate come “inesperte”?

Se la sono andata a cercare?
– Sapevano a cosa andavano incontro.
– Che abbiano avuto coraggio, imprudenza, impeto giovanile o stupidità é solo un fatto loro.
– Se il meccanismo de “se la sono andata a cercare” fosse valido bisognerebbe accusare di “irresponsabile stupidità” anche i vigili del fuoco volontari che si lanciano tra le fiamme per salvare gente imprigionata, tutti coloro che non abbassano la testa di fronte ai soprusi delle mafie e i giornalisti che indagano su argomenti rischiosi.
– “Se la sono andata a cercare” lo dicono i codardi, quelli che non ci mettono mai la faccia e non sanno comprendere lo spirito di sacrificio e l’impegno per valori più alti e umani.

Ben gli sta / dovevano restare in Italia?
– NO: avevano un progetto per fare del bene e l’hanno portato avanti con le loro forze. Hanno tatto bene a farlo? SI. L’hanno fatto come andava fatto? NO.
– Citando Gianni Rufini, “Non è necessario seguire le regole di chi dell’aiuto umanitario ha fatto un mestiere. Anzi, quando il gioco si fa veramente duro gli umanitari si ritirano mentre gli attivisti restano, magari come scudi umani, a costo della vita. In questo loro coraggio, nella loro grande generosità si deve leggere il valore delle loro azioni”
– Il meccanismo per cui se chi mi circonda sta bene di conseguenza starò bene pure io é banalmente il più conveniente sotto ogni punto di vista.
– Il principio per cui chi si mette in gioco per portare aiuto é meno nobile di chi s’imbarca in un’azione militare non risponde a logica.
– Buffo notare come le persone che più insistono nel colpevolizzarle per il fatto d’esser andate in Siria siano proprio LE STESSE che ripetono “gli extracomunitari non dobbiamo accoglierli in Italia ma aiutarli a casa loro”.
– Buffo notare anche che queste persone siano pure LE STESSE che alzano la voce in difesa “dei due Marò”, indifferentemente dall’assassinio di due pescatori in cui sono coinvolti.

Aiutavano i Jihadisti
– NO: superavano il Free Syrian Army che é laico ma che si trova a dover far fronte comune proprio con i jihadisti. Hanno supportato cioè l’unica forza laica tra quelle che si ribellano ad Assad (con l’eccezione dei curdi che però vivono una situazione a parte)
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RISCATTO SI O NO

Eh! Bel dilemma! Umanamente sono contento che siano salve e non m’importa della cifra. Strategicamente non però non si può negare che il pagamento del riscatto sia un tremendo autogol in quanto servirà a finanziare gruppi armati jihadisti e/o criminali generici.

La stagione dei sequestri in Italia é finita anche grazie al blocco dei beni dei sequestrati (anche se non tutti sono d’accordo a riguardo) impedendo di fatto il pagamento del riscatto. Ma se i grandi sequestri italiani sono avvenuti sempre e solo a causa di gruppi criminali interessati un rapido finanziamento, la situazione mediorientale é più complessa.

Il problema dei sequestri in questi contesti é che, anche se la maggior parte avviene per motivi economici, qui possono avvenire anche per motivi politico/ideologici/propagandistici.
A livello mondiale vi sono due approcci al problema: americani e inglesi sono per la linea dura, mentre tutti gli altri, pur non ammettendolo apertamente, pagano sottobanco.
APPROCCIO “SI PAGA”
Se sei di un Paese che paga per liberare i suoi cittadini é più probabile che tu venga rapito per motivi economici in quanto vieni visto come una sorta di salvadanaio ambulante. Il rapimento in questo caso é semplicemente una questione di finanziamento mascherata da atto politico. Il problema é che ogni pagamento di riscatto trascina con sé polemiche infinite: i servizi segreti pagano con fondi neri o attraverso manovre atte a “nascondere” il trasferimento di denaro. I governi negano il pagamento e tergiversano sull’argomento della trattativa. La piazza brontola perché le proprie tasse “vanno al nemico”. L’opposizione userà la notizia del pagamento per attaccare il governo. Anche quando un sequestro si risolve tragicamente l’opposizione userà ciò per attaccare il governo.
Il governo può trovarsi in ogni momento nella situazione di dover pagare cifre milionarie per un qualunque signor X che voleva documentare la guerra al fronte e si sia ritrovato in soggiorno forzato in qualche scantinato jihadista.
Anche se il tuo governo paga per i riscatti non é che passare mesi in mano di fondamentalisti islamici sia proprio una vacanza e quindi se sei cittadino di un Paese che paga i riscatti e vuoi recarti in aree a rischio ti devi arrangiare a pararti il culo e sperare che ti vada bene: potresti essere decapitato per propaganda o esser rilasciato per denaro.
APPROCCIO “NON SI PAGA”
La storia recente c’insegna che in aree di guerra si rapiscono comunque cittadini inglesi ed americani. Si rapiscono per seminare insicurezza, per propaganda (le decapitazioni), per disperdere le energie che il nemico spenderà nelle ricerche, come arma di ricatto e negoziazione, come merce di scambio e perché spesso alla fine qualcuno che paga c’é sempre (le assicurazioni). Visto che il tuo Paese ha deciso che la strategia vale più della tua esistenza, se sei cittadino di un Paese che non paga i riscatti e vuoi recarti in aree a rischio ti devi arrangiare a pararti il culo e sperare che ti vada bene: potresti esser decapitato per propaganda o usato come merce di scambio.
L’approccio migliore al problema non é tanto discutere in maniera generica o ideologica sul pagare/non pagare perché l’approccio cambia a seconda dei sequestratori e delle loro reali intenzioni. Al momento tutti pagano perché non é umanamente né politicamente accettabile la perdita di una persona in questa maniera. Per quanto duro possa risultare ritengo tuttavia che se applicato in maniera più ampia, l’approccio “non pagare” potrebbe dare alcuni frutti, ma perché ciò avvenga servirebbe (1) una totale coordinazione tra le diverse nazioni (se per ogni Paese che non paga ce ne fosse uno che paga i sequestri non si fermerebbero) e (2) la pubblicazione di quanto osservato dalle forze d’intelligence riguardo la natura dei sequestri già passati ed al successivo utilizzo dei fondi per permettere ad analisti ed opinione pubblica di avere un’idea più chiara di cosa avviene dietro le quinte. Se la prima parte della proposta é difficile (già adesso l’ONU non riconosce il pagamento di riscatti ai terroristi ma aggirare tale regola é facile e nessuno reclama), la seconda é quasi impossibile poiché nessun governo vuole ammettere di aver “calato le braghe”. Non va nemmeno dimenticato che qualunque informazione proveniente dalle intelligence, per sua stessa natura, va analizzata con sospetto. Tuttavia ritengo che solo un approccio più trasparente sulla questione potrebbe permettere un discorso sensato.

Ciò non toglie che i sequestri politici/propagandistici/dimostrativi continuerebbero nonostante tutto.

In questo momento frasi come “il mio Paese non paga” / “il mio Paese paga solo con medicinali e pacchi di cibo” / “il mio Paese ha sborsato millemila miliardi per salvare una persona” hanno il solo valore di chiacchiera che copre il vero lavoro dei servizi.

In sostanza: se si riuscissero a soddisfare i due punti proposti (COOPERAZIONE INTERNAZIONALE e TRASPARENZA), ben venga il “non pagare” anche se ciò non eliminerà tutti i sequestri e le uccisioni. Finché ciò non si realizza la scelta migliore é pagare, pagare e pagare.

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“SE NON HANNO PANE, CHE MANGINO BRIOCHES!”

Il lato più preoccupante della vicenda é la conferma di come la discussione pubblica sia ormai sostituita da banali impulsi d’indignazione che impediscono ogni seria riflessione ed analisi su qualunque argomento (vedi il caso Marò: nonostante l’eccezionale lavoro di documentazione di Marco Miavaldi, la SMIF e la propaganda li hanno trasformati immeritatamente in eroi e addirittura vittime).

Pubblico questo post a pochi giorni dalla liberazione delle due ragazze. Il trend #GretaeVanessa si é affievolito. Tra qualche giorno succederà qualcos’altro e la SMIF metterà in atto una nuova tre giorni d’indignazione dimenticandosi pian piano delle due ragazze rapite.

Quel che so per certo é che in questo marasma la “storia” che rimarrà nella memoria della #ggente non sarà quella ricostruita dai fatti documentati ma la versione gretta fatta di bufale, di insulti e di risentimento verso le due ragazze. La storia che resterà attaccata é quella di “due ragazzine svampite che han voluto giocare le crocerossine e si son fatte abbindolare da jihadisti conosciuti su Facebook e ai cortei con cui poi han pure fatto sesso durante la prigionia mentre s’ingozzavano di cibo“.

Impossibile non notare come questo ritratto sia un perfetto condensato di stereotipi ben radicati ed abusati nato da un primo nucleo (femmine che non fanno cose da femmine, femmine che s’interessano di cose da maschi, femmine che dovrebbero pensare a frivolezze perché a quell’età DEVONO essere frivole, ragazzine che non sanno cosa stanno facendo, ragazzine che non capiscono il mondo) il quale, con la molla dell’ indignazione economica (“ci sono costate 12 milioni”) é stato poi ampliato con la pura denigrazione (sono dalla parte dei jihadisti, trasportavano materiale bellico, facevano sesso con i loro rapitori, sono ingrassate durante la prigionia).

Un perfetto concentrato di stereotipi ha sostituito la realtà

Mi é tornato in mente Nerone, che ancora pochi giorni fa qualcuno mi ha descritto semplicemente come “quello dell’incendio”. [Di tutti gli eventi della sua esistenza, l’unico che viene ricordato dalla #ggente é quello che gli attribuisce la colpa dell’incendio di Roma del 64. Non importa sapere che vi furono diversi incendi sia prima che dopo di lui. Non importa sapere che Nerone partecipò in prima persona ai soccorsi organizzandoli efficacemente. Non importa sapere che la storiografia dell’epoca é stata espressa da molti detrattori di Nerone. Non importa sapere che Nerone sfruttò l’incendio per accusare i cristiani e secoli dopo i cristiani insistettero sulla versione opposta. Non importa sapere che gli storici lo assolvono completamente. L’immagine del tiranno pazzo che da fuoco alla sua stessa città e che suona la lira tra le fiamme é talmente forte da sostituire la realtà.]

Poi mi é tornata in mente nuovamente Maria Antonietta: i suoi detrattori le versarono addosso talmente tanto marciume ingiusto che le é rimasto addosso. Tanto che ancora oggi la #ggente é convinta che pronunciò davvero quella stupida frase. Non importa quanto gli si faccia notare che venne pronunciata ben quattordici anni prima che Maria Antonietta nascesse: Maria Antonietta che suggerisce stizzita alla gente in protesta di ripiegare sulle brioches é un’immagine talmente efficace da sostituire la realtà.

Forse tra qualche tempo bisognerà fare delle scelte prendendo decisioni importanti. Come sempre in questi casi si valuterà attingendo alla propria esperienza e conoscenza del mondo.  Quanto saranno valide le decisioni di chi ha una conoscenza del mondo falsata da racconti che hanno sostituito la realtà?

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L’invasione delle Ultrabufale

20 Maggio 2015 ore 20:56

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C’é una scena molto inquietante nel film Interstellar. In un futuro prossimo il protagonista, ex pilota NASA, si trova a dover discutere con gli insegnanti della figlia adolescente poiché quest’ultima contraddice (portando testi e foto) la sua insegnante di storia che, coerentemente col programma scolastico ed al libro di testo “ripulito dalla vecchia propaganda governativa”, sostiene che le missioni Apollo furano una montatura realizzata per portare l’Unione Sovietica al fallimento

https://youtu.be/U7X1ntOgL70

Sbufalare loschi figuri privi di competenze e credenziali o personaggi dello showbiz impreparati che portano avanti strane teorie indimostrate e  prive di fondamento scientifico é già di per sé un’impresa laboriosa, ma cosa accade quando sono proprio le fonti “DI PESO” a diffondere ed alimentare le bufale come i Big dell’industria dell’informazione o enti pubblici (come nella scena di Interstellar)?

Avviene una sorta di ribaltamento in cui il fruitore di giornali, canali televisivi e portali d’informazione d’importanza nazionale guarda con sospetto chi gli propone una lettura dei fatti diversa da quella più comunemente diffusa.

OH, THE IRONY! 

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Anni ed anni a sbufalare le “teorie alternative” diffuse da blog strampalati per poi accorgersi che nel frattempo i più importanti mezzi d’informazione si son pian piano trasformati in produttori di clickbait su modello di TzeTze e le indagini giornalistiche, i reportage più completi e le inchieste più complesse son sempre più relegate a riviste minori e blog di singoli giornalisti volenterosi.

Per fortuna la situazione non é poi così drammatica ed il mondo attuale non é una (ancora) distopia huxleyana da “noi contro loro” / “informazione autonoma contro disinformazione pubblica”, ma che i grandi mezzi d’informazione stiano viaggiando a braccetto con il modello acchiappaclick non é certo un mistero per nessuno.

Piaccia o meno l’infotainment (Information+entertainment) é il modello che va per la maggiore: alla descrizione dei fatti viene preferito il racconto di storie (e quindi ci dev’esser sempre un buono ed un cattivo), il gossip vien fatto permeare ovunque sia possibile (dalla politica alle questioni ambientali) ed appagare i lettori/spettatori vien ritenuto più importante della completezza ed imparzialità dell’informazione.

I modelli televisivi in stile Le Iene in cui il compito di “spiegare come funzionano le cose” viene affidato a presentatori tv, attori, cantanti ed ex cabarettisti, sostituiscono pian-piano il giornalismo investigativo ed il reportage (quante volte abbiamo sentito che “Si, fanno un po ridere MA DICONO LA VERITA'” ?)

A questo punto si potrebbero citare innumerevoli esempi di bufale (mai rettificate) diffuse dai pezzi grossi dell’informazione ma l’elenco sarebbe inutilmente lungo e noioso (rimando al ben più attivo ed aggiornato Disinformatico) ed é certamente più interessante notare come sempre più spesso capita di dover controbattere ad una notizia incorretta o faziosa diffusa da questi pezzi grossi con informazioni molto più precise e meglio documentate recuperate sul blog personale di qualche giornalista poco conosciuto (a questo proposito basta osservare come diverse fonti presenti nella Cronistoria del Movimento Cinque Stelle siano blog sconosciuti al grande pubblico che però contengono analisi ed informazioni ottimamente documentate ma irreperibili sui big dell’informazione). Ecco che s’avverte un aspetto ironico, ossia quello di trovarsi apparentemente nella stessa posizione del fuffologo (complottista, ufologo, sciachimista, naturopata, agopunturista, vegan, omeopata ecc) che prova a combattere una “verità ufficiale” con informazioni provenienti da fonti che il grande pubblico non ha mai sentito. Per fortuna le cose non stanno proprio così (vedi sotto).

Perché avviene ciò? Perché la buona informazione fatica ad esistere, schiacciata dall’informazione superficiale, faziosa o addirittura dalle bufale? Un primo motivo é forse l’inasprirsi dell’atroce dilemma.

L’ATROCE DILEMMA

epa01091308 Russian President Vladimir Putin enjoys fishing on the Khemchik River in Republic of Tuva 15 August 2007.  EPA/DMITRY ASTAKHOV RIA NOVOSTI/KREMLIN POOL

I mezzi d’informazione richiedono redazioni e modelli di distribuzione e ciò significa costi. Costi che creano un atroce dilemma:

– Se il mezzo d’informazione ha alle spalle una forza politico/industriale/economica in grado di garantirne la sicurezza economica dovrà sottostare ai suoi diktat e veti (per non parlare dei casi in cui il “mezzo d’informazione” é puramente un megafono-emanazione della forza che lo sostiene)

– Se invece  il mezzo d’informazione non ha alle spalle una forza politico/economica in grado di garantirne la sicurezza economica diventa schiavo degli inserzionisti pubblicitari e dovrà generare un elevato numero di visualizzazioni ed ecco quindi che “Rihanna con le tette al vento”, “Premio Nobel afferma di aver visto un UFO” e “I dieci gattini più pucciosi dell’anno” diventano le principali notizie che sorreggono economicamente la redazione (e non quel noioso articolo di otto pagine su una complicata legge pubblicata in fondo alla pagina)

Lo spostamento dell’informazione sul web, l’avvento dei servizi di raccolta di news che diffondono le notizie gratuitamente (o perlomeno i titoli, ossia ciò che il 90% dei lettori si limita a leggere di un’articolo) e la moltiplicazione dei servizi d’informazione hanno causato un notevole calo dei profitti all’industria dell’informazione, rendendola sempre più schiava di questo atroce dilemma (che esiste da quando é nato il giornalismo moderno).

PESCA AL CLICK

Abstract background on risk business concept, metaphor to small fish being in danger among many hooks.

Esistono decine di soluzioni-compromesso (penso al Fatto Quotidiano ed a il Giornale, che a volte sono più interessanti ed affidabili negli articoli in secondo piano che in quelli principali), soluzioni miste, esperimenti e modelli in abbonamento che tentano di muoversi tra i paletti di questo atroce dilemma, tuttavia, ovviamente, é il modello più immediato e facile (il clickbait) ad aver avuto il maggior successo.

In poche parole i mezzi d’informazione, se non sono finanziati da forze politico/economiche che devono assecondare, sono talmente impegnate a produrre notizie “che vendono” da relegare la produzione di informazione di qualità alla volontà dei singoli giornalisti.

Si potrebbe qui aprire un’intero capitolo a parte sui mezzi d’informazione “di parte” che hanno tutto l’interesse più a generare climi emotivi che a fornire informazioni corrette, ma per brevità ci si limiterà a far osservare come certi mezzi d’informazione insistano particolarmente su certe notizie riproponendo certi schemi oppure si dimenticano o sminuiscono certe notizie, a volte spostando l’attenzione su altre notizie ed a volte ribaltando completamente il senso di ciò che dicono.

NON C’E’ NESSUN “NOI CONTRO LORO”

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In un panorama tanto frammentato, dove la buona informazione si trova a lottare con i gattini pucciosi, le fette della soubrette e le notizie faziose che il caporedattore vuole in prima pagina, proporre una visione manichea del tipo “blogger contro stampa” sarebbe stupido ed infantile.

L’informazione fatta bene c’é ma bisogna saperla cercare e questo costa fatica: le notizie che raggiungono l’utente/lettore/spettatore sono solo voci unidirezionali che vanno verificate, analizzate, confrontate ed incrociate con altre notizie. La prima cosa da capire é che per trovare la buona informazione bisogna ritornare nell’ottica che non sono le notizie a doverci raggiungere ma dobbiamo essere noi ad andarcele a cercare. Ciò costa tempo e fatica ma col tempo permette di costruirsi una propria rete d’informazioni che, anche se incompleta e non infallibile, permette perlomeno di uscire dalla semplice propaganda unidirezionale.

METODO, METODO, METODO!

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Una volta capito che siamo noi a dover fare il primo sforzo per informarci si dovrà necessariamente accettare che non esistono fonti inattaccabili: tutte le fonti sbagliano, tutte peccano di un qualche tipo di parzialità e tutte devono essere vagliate. L’importante quindi non é affidarsi a questa o a quella fonte, ma sviluppare e mettere in atto un proprio metodo per analizzare logicamente la notizia interessata: imparare a distinguere le opinioni dai fatti, scavare a fondo quando una notizia viene raccontata in maniera superficiale, imparare a placare gli eccessi emotivi, a dar a Cesare quel che é di Cesare, distinguere le notizie dalla propaganda, capire che comprendere il contesto ampio in cui la singola notizia é inserita permette di calibrarne meglio la sua importanza, ma soprattutto bisogna capire che ciò che maggiormente ci impedisce d’accedere ad un’informazione più aderente alla realtà, sono i nostri schemi mentali precostituiti ed i nostri pregiudizi.

Questa é la grande differenza tra chi attinge a fonti d’informazione disparate ed un fuffologo che millanta teorie che non stanno né in cielo né in terra: una continua ed attenta analisi logica delle informazioni, una critica costante a qualunque fonte con conseguente verifica della stessa ed assenza di totem inconfutabili.

BoxePolitics – ovvero del come mettiamo dialoghi e cazzotti sullo stesso piano

28 Marzo 2015 ore 08:13

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“Hai visto ieri in il match? X ha steso Y! Lo ha proprio suonato a dovere come si meritava! Viva X!”

Due combattenti, un ring, scontro frontale e chi resta in piedi vince. Scontro fisico puro, un po di strategia e preparazione mentale per determinare chi sa colpire e resistere nel modo più efficace e giù botte! Non é difficile da capire.

Cambio di scena: due o più persone in poltrona, un argomento, ognuno parla e chi ottiene più applausi vince. Anche il “dialogo” mostrato in televisione tra diversi ospiti o tra ospite e conduttore é strutturato come un match, solo che si usano parole e argomenti al posto dei pugni: chi ha argomenti e parole più forti vinc… ehm… ehm… no… piano… un’attimo… QUI C’E’ UN EVIDENTE SALTO LOGICO!!

Da quando lo scopo del dialogo sarebbe quello di abbattere il nemico? O meglio: é normale considerare tutte le persone che non condividono le mie parole dei nemici? Si dialoga dicendo sempre no agli altri dialoganti (pardon: nemici)? E’lo scontro il fine ultimo del dialogo?

NO.L’accostamento dialogo-match é figlio di una visione del tutto riduttiva, semplicistica e parziale di ciò che un dialogo é veramente. Il dialogo é una pratica il cui fine é quello di avvicinarsi ad una verità partendo da molteplici punti di vista, utilizzando diversi processi logici: equiparare il dialogo ad un match significa negargli ogni capacità costruttiva in quanto il processo di analisi logica tra due o più “verità” viene sostituita da un approccio teatrale il cui scopo non é più giungere ad un’approssimazione del vero esterno agli attori coinvolti, bensì l’affermazione per sopraffazione di una delle “verità” rappresentate da questo o quell’attore.

Chi equipara il dialogo a un match compie un’operazione di relativismo puro affermando che ognuno abbia “una SUA verità” valida esattamente quanto la verità di chiunque altro e che non sia possibile avvicinarsi ad una verità unica e condivisa attraverso l’intelletto

(Secondo questo principio relativista l’idea che la Luna sia fatta di formaggio avrebbe lo stesso valore dell’idea che sia un corpo roccioso. Posto dinnanzi a simili esempi di cortocircuiti logici il relativista ha come sola reazione possibile il rifiuto totale da cui ne consegue il suo motto “ognuno ha le proprie idee e van tutte rispettate, ma chi pensa cose che secondo me non son giuste é un pazzo” – evidenziare che tale motto é illogico equivale a farsi tacciare per pazzi)

Così come la boxe, un dialogo può funzionare solo se le parti in gioco rispettano tre condizioni: il terreno di gioco, l’equilibrio e la correttezza tra le parti.

 

TERRENO DI GIOCO

Perché un dialogo possa portare a qualcosa é indispensabile che le diverse parti condividano lo stesso terreno di gioco ossia la realtà. Se una delle parti elude, piega o rifiuta la realtà accertata nessun dialogo é possibile. Ogni attore che prende parte al dialogo é portatore di una propria verità costruita da idee e opinioni che dovrebbero essersi formati su una conoscenza il più possibile esatta dell’argomento in questione. Chi rifiuta di adattare le proprie idee e opinioni dinnanzi ad una realtà evidente, dimostrata e riconosciuta, sta di fatto rifiutando la realtà stessa, impedendo ogni possibilità di dialogo.f=fact5

 

 

EQUILIBRIO

In Italia il concetto di equilibrio riguardante il dialogo é inquinato dal linguaggio televisivo e dal concetto di “par condicio”, per cui quando si parla di dialogo equilibrato ciò vien solitamente ridotto al semplice concetto di “egual presenza”.

In realtà il concetto di equilibrio nel dialogo é legato al punto di contatto tra i due o più opponenti: persone di opinioni opposte su un dato argomento ma che hanno rispetto reciproco, intesa di linguaggio e sanno accogliere opinioni altrui potranno costruire un dialogo perché in equilibrio tra loro. La presenza di un punto d’equilibrio tra le parti é una condizione imprescindibile perché un dialogo possa cominciare e deve esistere precedentemente al dialogo stesso.

Nel paragone del match l’equilibrio é paragonabile al condividere o meno uno stesso set di regole: non si possono mettere su uno stesso ring il campione dei pesi massimi ed il più grande esperto al mondo di parole crociate, così come non ha senso il dialogo tra un biologo evoluzionista ed un creazionista puro (perché manca un punto di equilibrio tra i due ma anche perché in un eventuale dialogo il creazionista, rifiutando a prescindere le innumerevoli prove scientifiche che dimostrano l’evoluzionismo, rifiuta addirittura di condividere il terreno di gioco)

Mettere sullo stesso piano un affermato ricercatore storico con un complottista autodidatta che non ha alcuna prova a suo favore non può portare a nessun dialogo in quanto non v’é equilibrio culturale e perché il complottista, dando per scontato che il ricercatore “é uno di loro”, elimina pure quel minimo rispetto che può fungere da punto d’incontro minimo tra due parti opposte. Altri esempi possono essere il rimescolaggio dei linguaggi che avviene quando un politico vien messo a confronto con personaggi dello spettacolo che non hanno competenze reali sull’argomento in discussione (come si può dialogare di politiche economiche con pupazzi e soubrette o comprendere equilibri complessi discutendo con qualcuno che mette sullo stesso piano le decisioni strategiche di un ministro con il colore della cravatta che indossa?).

Se tra le parti non v’é un punto d’incontro queste non potranno costruir alcun Dialogo e procederanno solamente attraverso scontri improduttivi. Se una delle parti si rifiuta a prescindere di discutere la verità di chi ha di fronte elude da principio ogni possibilità costruttiva. L’equilibrio é una condizione che deve preesistere al dialogo.

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CORRETTEZZA

All’interno di un dialogo la correttezza consiste in tutte quelle pratiche atte a mantenere e rinforzare l’equilibrio stabilito tra le parti (NB: mantenere o rinforzare tale equilibrio non esclude che le opinioni delle due parti divergano anche in maniera sostanziale).

Restando all’esempio pugilistico la correttezza equivale al rispetto dei divieti dello sport che le parti si son accordate di praticare (niente colpi sotto la cintola, niente dita negli occhi ecc.).

La rottura della correttezza causa la caduta di ogni equilibrio preesistente.

Se il dialogo avviene attraverso dei media vi é sempre il rischio che questo venga viziato dalla natura del media stesso (la ricerca dell’applauso in studio, le scenate teatrali e tutti gli strumenti atti ad oltrepassare la quarta parete non per comunicare al pubblico ma per comunicare attraverso il pubblico), andando ad ammazzare ogni equilibrio preesistente. Abusare della mediaticità per zittire un dialogo é di certo un colpo basso: l’esatto opposto della correttezza nel dialogo. Si vince mediaticamente ma non grazie alla bontà dei propri argomenti.

BERLUSCONI FA LE 'PULCI' A TRAVAGLIO, SCONTRO CON SANTORO

 

Altri casi sono quelli in cui una delle parti anziché rispondere con frasi di senso compiuto che esprimono concetti coerenti cerca di ottener ragione usando slogan evocativi e giravolte logiche che mascherano la mancanza di coerenza interna delle idee che propone con una coerenza apparente oppure, ancora più frequentemente, evitando di rispondere spostando l’attenzione su altri argomenti o ancora, operando un’azione di censura/filtraggio mentale riducendo problemi complessi in concetti banali e riduttivi.

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C’é forse qualcosa di diverso tra un Renzi che parla per #hashtag ed un Salvini che fa da poster umano con le felpe? Come si può portar avanti un dialogo con chi é più interessato a trasmettere i propri slogan/meme/frame impattanti che affrontando le complessità esponendole per quel che sono veramente? Ridurre la complessità delle migrazioni e dei problemi economici del paese a dei banali meme #BastaEuro #SvoltaBuona #StopInvasione é il modo migliore per ammazzare il dialogo impedendo la possibilità di concordare degli obiettivi. (NB: lo slogan ci sta anche; il problema é quando si riduce il dialogo al solo slogan-totem indiscutibile)

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Non ci si può nemmeno aspettare esca veramente qualcosa da un finto dialogo in cui domande e risposte sono sostituite da uno scambio di innocue battute che evitano di metter la carne sul fuoco: la paura di rompere i coglioni andando veramente a fondo dei problemi genera solo dialoghi intorpiditi in cui é proprio la teatralità di cui sopra ad accender l’attenzione e non l’esposizione di una verità più completa e comprensibile.

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Non ci si può aspettare di veder dialogare chi, come strategia di marketing politico, pensa solo a contraddire sempre e comunque quel che dice il suo nemico facendo no con la testa o interrompendolo col solo scopo di teatralizzare e ridurre a scontro quello che dovrebbe essere un dialogo.

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Filtrare attraverso i meccanismi dello showbusiness quello che dovrebbe essere un dialogo d’analisi sociale/economica/politica appiattendo il tutto ad un unico poutpourrì in cui a vincere é il Varietà.

 

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Un poutpourrì imbastito infilandoci: l’argomento del giorno, un’inchiesta, una ragazza immagine, il siparietto comico, una hit parade (vedi sondaggi di Ballarò) e qualche momento di dialogo/polemica condito da colpi di teatro non é in fondo una versione aggiornata di Portobello?

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“VINCERE” IL DIALOGO

Un dialogo ha senso se porta a qualcosa: se stabilisce punti d’incontro o di rottura o se evidenzia logicamente la bontà di un’idea o le sue fallacie. Il vincitore di un dialogo sono le sue conclusioni e solo di riflesso le persone che le hanno accettate/promosse. E’un risultato cui si arriva usando solamente strumenti logici e realtà.

 

VITTORIA TEATRALE vs. VALIDITA’ DELLE AFFERMAZIONI

Un dialogo scorretto e svincolato dalla realtà non porterà mai a nessuna vittoria/risultato/conclusione ma é purtroppo evidente che troppo spesso il sentire comune interpreta la vittoria teatrale come superiorità logica. E’ un vero e proprio caso di sostituzione di senso derivante da pigrizia logica: chi attua questa sostituzione (a meno che non sia in malafede) semplicemente non effettua alcuna analisi di quanto affermato dalle parti, limitandosi ad applaudire (teatralità) all’attore che riesce a sopraffare/zittire/imporsi con maggior teatralità sui suoi opponenti.

Ciò avviene perlopiù attraverso semplici trucchi comunicativi (vittimismo, utilizzo di luoghi comuni, puntare l’attenzione sulle parole anziché sui concetti che esprimono, alzare il tono della voce, lanciare frasi-meme/totem, evitare risposte scomode, identificare un nemico unico e tangibile, dare sempre torto all’altro, esprimere disappunto o sfottò con gesti e mimica facciale, sbeffeggiare il nemico, interrompere il nemico mentre parla, ribaltamento di significato, ecc) atti a coprire fallacie logiche (mancanza di dati a supporto delle proprie tesi, negazione della complessità, contraddizioni interne ecc).

La vittoria teatrale appaga la pancia dello spettatore che per diversi motivi non intraprende un analisi logica delle affermazioni dei diversi attori.

Su Youtube i video in cui qualcuno “distrugge”, “abbatte”, “asfalta” o “massacra” verbalmente qualcun’altro sono quasi un genere a sé: estratti di Talk Show e telegiornali, frasi singole separate dal contesto, interviste “censurate” con decine di migliaia di visualizzazioni e collage video. Tutti ruotanti attorno ad un perno di teatralità in cui il protagonista (l’eroe che sta nel giusto) riesce a sopraffare il nemico (che per contrapposizione é per forza sempre un vile che sta nel torto):

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Ovviamente ci troviamo dinnanzi a selezioni partigiane operate da chi li diffonde a favore della parte scelta in cui prevale la suddivisione manichea del noi contro tutti ma che evidenzia un modo semplicistico di affrontare temi complessi.

 

Tra queste supposte “vittorie” si trova un po di tutto: spesso si rivelano semplici sopraffazioni verbali ottenute con cambi d’argomento e impatto teatrale, botta-e-risposta non argomentati da ambo le parti, “demolizioni” che esistono solo agli occhi di chi diffonde il video e qualche volta ci si trova anche dinnanzi a botta e risposta argomentati che tuttavia risentono dell’impostazione da match: se alla botta argomentata di X c’é una risposta argomentata di Y, anziché addentrarsi in queste argomentazioni, X, come in un match di scherma,  di solito cambia argomento nel tentativo di colpire Y su altri fronti.

 

Matteo Salvini pubblica sul proprio canale Youtube un video con un estratto dalla trasmissione DiMartedì in cui parlano lui e la pedagoga Mariagrazia Contini. Nel video, intitolato -SALVINI ASFALTA PROFESSORESSA “DEMOCRATICA TERZOMONDISTA- si vanta di una propria “vittoria”:

Ora, nell’accogliere questa “vittoria” non possiamo non notare che fin dal titolo vien indicato che Salvini ha vinto lo scontro (definisce il video come appagante per i suoi followers); il suo nemico non é degno di un nome ma viene chiamato -professoressa “democratica” terzomondista- usando le virgolette come sberleffo; l’intervento del nemico viene tagliato quasi per intero (!) lasciandone solo la parte in cui dichiara che Salvini utilizza il senso comune per creare divisione, contrapposizione e nemici ; Salvini, quando conscio d’esser mostrato al pubblico mentre il nemico parla, enfatizza espressioni facciali ironiche e fa “no” con la testa (stabilisce uno scontro); come risposta Salvini rigira la frittata ed anziché rispondere si vittimizza (!) dicendo che é il suo nemico che “odia chi non la pensa come lui e insegna da una cattedra” (meme “superiorità morale della sinistra” e meme “insegnanti di sinistra”), che “chi vien da sinistra pensa che il verbo sia solo a sinistra (anti-relativismo) e pensa che non sia come lui sia brutto, cattivo e arrogante (infantilismo) e allora io sono brutto, cattivo e arrogante (frase a effetto)” dopodiché attacca parlando del “nigeriano immigrato regolare che sta nella Lega” (sposta l’attenzione su argomento affine) per poi affondare dicendo che a lui piace l’immigrazione regolata mentre al suo nemico “che purtroppo ha il compito di educare” (di nuovo “insegnanti di sinistra”) piace l’immigrazione irregolare e sregolata (riduzione parziale e fuorviante della realtà) che porta all’anarchia (estremizzazione della riduzione precedente).

In un secondo taglio (!) vediamo solo la coda dell’intervento del nemico, che parlando di alcuni testi leghisti sui concetti di aggressività e razza applicabili ai rom conclude dicendo che é dalla Lega che provengono messaggi di odio. Salvini anche qui continua a gesticolare quando inquadrato e appena gli si da la parola preferisce non rispondere (!) atteggiandosi a moralmente superiore (OH THE IRONY) poiché “la polemica col nemico non gli interessa”.

Gente che dialoga.

 

 

 

Erodiamo le cornici culturali

25 Febbraio 2015 ore 19:15

Antique frame collection

 

Se di fronte a centinaia di persone sostenessi che il Sole gira attorno alla Terra verrei deriso e preso per pazzo e tutti mi urlerebbero contro che in realtà é la Terra a girare attorno al Sole.

Se chiedessi però loro di dimostrare quanto sostengono, ovvero che é la Terra a girare attorno al Sole, ben pochi saprebbero come fare. Come si dimostra che la Terra gira attorno al Sole? 

L’esperienza pratica (notte/giorno, firmamento che ruota, assenza di venti dovuti ad una eventuale rotazione, ecc.) non offre nessun indizio del fatto che sia la Terra a ruotare attorno al Sole anziché il contrario.

Eppure se affermassi il contrario avrei contro centinaia di persone che pur non sapendo dimostrare la bontà delle loro affermazioni le difenderebbero a spada tratta, arrivando pure a schernirmi violentemente.

Si comporterebbero così perché nella loro comunità vien considerato un dato di fatto che la Terra ruoti attorno al Sole. Perché gli é stato insegnato a scuola. Perché questo é quello che sostengono tutte le persone che gli stanno intorno. Perché gli scienziati concordano su ciò. Perché qualcuno ha lanciato nello spazio strumenti che lo dimostrano. Perché qualcuno ci ha scritto dei libri.

Io avrei dalla mia parte l’inconfutabilità dell’esperienza diretta di chiunque (vediamo il sole che al mattino é a Est ed alla sera é ad Ovest ma non sentiamo alcun giramento, non ci sono spostamenti d’aria derivanti da un’eventuale rotazione del pianeta e tutti i filmati che mostrano la terra ruotare attorno al sole sono animazioni o collage). Loro mi indicherebbero libri, testi, fotografie, filmati e mille altre testimonianze indirette che so già essere di parte, inattendibili e faziose.

Perché loro sbagliano. Sono solo degli arroganti radicali che credono a tutto quello che gli vien raccontato sui libri. Mascherano con la loro paventata cultura un distacco dalle cose reali che invece quelli come me mantengono orgogliosamente. Sono dei poveri boccaloni bastiancontrari che mirano solo a distruggere la cultura e le tradizioni che fanno parte di noi. Lo sanno tutti che il Sole gira intorno alla Terra!

TWITTER. ANNO 1700 D.C.

A: “Lo sanno tutti che il Sole gira intorno alla Terra ma certi stupidi snob han la testa per aria e non vedono la realtà”

B: “Guarda che la scienza dimostra che é la Terra a girare intorno al Sole: l’hai letto il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo?”

A: “Pfft! E tu credi alle stronzate scritte da quell’eretico condannato dalla Chiesa?”

B: “Condannato o meno, la teoria che propone, basata sul De revolutionibus orbium coelestium di Copernico, trova sempre più consenso tra i maggiori uomini di scienza come ad esempio Isacco Newton

A: “Vedi? Vedi? Mi citi sempre e solo questi pomposi dottori con la puzza sotto il naso che pretendono di avere la verità in mano! Che arroganza! Son tutti voli mentali di questa gente che vive più nei libri che nella realtà! Sono solo teorie senza dimostrazione pratica [NB: in effetti solo nel 1851, tramite l’esperimento del Pendolo di Foucault, si poté dimostrare la rotazione della Terra, dando una prima dimostrazione pratica della correttezza del sistema eliocentrico]

B: “Vero: al momento una dimostrazione pratica ancora non c’é ma i modelli matematici danno tutti ragione a Galileo”

A: “Guarda che anche il grande Tolomeo diceva che la terra é immobile e sta al centro dell’Universo! E nessuno lo ha mai potuto contraddire!”

B: “In realtà già gli antichi greci Eraclide Pontico e Aristarco di Samo nel IV° e III° secolo AC teorizzarono che la Terra ruotasse attorno al Sole, così come Cleomede e successivamente Seleuco di Seleucia . Anche alcuni astronomi dalle terre d’India e diversi studiosi mussulmani nei secoli passati hanno mosso ragionevoli dubbi sul fatto che la Terra sia immobile e al centro dell’universo”

A: “Ma ragioni quando parli? Greci, Indiani, Mussulmani: tutta gente mai sentita e che é contraria a prescindere! Sei il solito arrogantello con la puzza sotto il naso! Ti senti “moralmente superiore” solo perché hai sempre il naso tra i libri ma sei troppo cieco per vedere la realtà! Ciao, ciao: ti blocco e W LA TERRA CHE STA FERMA E IL SOLE CHE GLI RUOTA ATTORNO!!!11!!11!1!!!!!11!!!11!!!!!

 

 

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DESCRIZIONI DELLA REALTÀ

C’é chi non controlla le fonti, poi c’é chi non mette mai in dubbio quelle cui si affida di solito ed anche chi non vuol mettere mai in dubbio le proprie convinzioni.

Poi però c’é anche chi conosce bene un qualche argomento ma viene schiacciato da chi ne sa molto meno, che solitamente sono la maggioranza delle persone.

Allo stesso tempo é indubbio che nessuno può essere ferrato su qualunque argomento e che prima o poi capiterà sempre di doversi affidare a qualcuno che ne sa più di te.

Saper ammettere le proprie ignoranze é importante tanto quanto saper testare e mettere in dubbio le proprie convinzioni per verificarne l’efficacia.

Non avendo metri di giudizio adeguati per qualunque argomento, l’unica cosa che si può fare quando ci si muove in campi sconosciuti é affidarsi a diverse fonti competenti e riconosciute, criticando e analizzando continuamente la coerenza e l’affidabilità attraverso logica e confronto con altre fonti che a loro volta riceveranno lo stesso trattamento.

Nessuno possiede verità assolute ma idee di realtà (o di parti specifiche di essa) che possono essere più o meno valide.

 

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USCIRE DALLA CORNICE

Il primo, primissimo passo consiste sempre nell’abbattere le “cornici culturali” entro cui si sono relegati interi mondi.

Sono infinite le etichette applicate sbrigativamente o a sproposito, il cui utilizzo limita fortemente dialogo e ragionamento sia di chi le usa che di chi le subisce.

Snob, fascista, comunista, radical chic, populista, zecca, finocchio, terrone, compagno, onore, rispetto, superiorità morale, potere alle masse, obbedienza ai superiori, l’arroganza della sinistra, l’ipocrisia della destra, il numero é potenza, Italia agli italiani, siamo il 99%, basta invasione, non ne possiamo più.

Quello che può nascere come un semplice aggettivo, una descrizione, uno slogan  o una battuta,  si trasforma facilmente in una gabbia di significato dalla quale é difficilissimo uscire poiché, proprio in quanto struttura chiusa, non vuole essere aperta e modificabile.

Tutti usiamo queste “cornici” (frame) ed é giusto che sia così: sono lo strumento che ci permette di prendere decisioni in tempi rapidi, senza fermarsi a ragionarci per ore.

L’utilizzo dei frame però ha una brutta controindicazione: tende a disabituarci a ragionare sul modo in cui ragioniamo (metapensiero), ossia tende a non farci pensare a quanto l’oggetto su cui stiamo ragionando venga definito dalla cornice che gli abbiamo applicato.

Cantante algerino? Scrittore danese? Attore greco? Cuoco portoghese? Politico inglese? Architetto russo? Regista tedesco? Showman francese?

Musicista algerino
Scrittore danese
Militare israeliano
Politico inglese
Marinaio portoghese
Regista tedesco
Giornalista francese

Solo quando si comprendono i limiti di un frame si può osservare il soggetto con occhio non velato.

É tuttavia una situazione da gatto che si mangia la coda: rimuovere il frame fa osservare il soggetto per quel che é, ma é proprio osservarlo per quel che é che permette di rimuovere il frame.

 

 

 

 

 

 

Piccolo vademecum per riconoscere le fonti inattendibili

19 Febbraio 2015 ore 08:00

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E’inutile avere notizie corrette, informazioni oneste ed imparziali, fonti non schierate e trasparenza delle istituzioni.

E’inutile per colpa TUA.

E’inutile perché TU, per primo, non ti osservi, non ti metti in discussione e non ti accorgi di essere sbilanciato, di parte, male informato e privo di strumenti adatti a valutare la validità di ciò che leggi.

Il risultato é che anche mettendoti sotto gli occhi dati e informazioni corrette ed imparziali, TU premierai sempre e solo quelle fonti che s’allineano al tuo modo di vedere le cose, che spesso ha più a che fare col tuo inconscio, coi tuoi pregiudizi e con la tua ignoranza che non con i fatti veri e propri.

Certo, hai dei “margini d’accettazione” entro cui sei in grado di accogliere idee che non t’appartengono, ma non ti rendi assolutamente conto di quanto questi tuoi margini siano stretti e superficiali. Il solo fatto di averli, questi margini, t’illude d’essere una persona molto più aperta di quanto tu non sia realmente.

Vivere immersi nelle proprie convinzioni non é diverso dal viaggiare in automobile: il tuo “sapere” é lo strumento/mezzo che ti sei costruito per muoverti più velocemente, raggiungere mete e scansare pericoli. Ma ti fidi a viaggiare su un qualcosa che non hai mai messo VERAMENTE alla prova? Sei la cavia di te stesso e se non sottoponi mai le tue convinzioni a dei test di revisione non potrai mai sapere quanto siano valide e sicure.

Qui si parla di test VERI, capaci di mettere in discussione la validità delle fondamenta di quanto credi. Non illuderti d’averlo già fatto: un vero crash-test può arrivare a spezzare il telaio di una macchina, mentre tu, probabilmente ti sei limitato a distruggere la carrozzeria.

Magari ti accorgi di aver viaggiato tutta la vita su un mezzo capace di superare solo certi ostacoli o che va benissimo solo sulle strade che percorri abitualmente ma s’impantana su percorsi leggermente diversi! Al contrario potresti scoprire che questo mezzo é molto più performante di quanto tu immaginassi perché non l’avevi mai sfruttato fino in fondo. Non lo saprai mai a meno che non sia TU a sottoporre le tue stesse convinzione a stress-test sempre più stringenti.

Ciò significa, tra l’altro, che é inutile attaccare le tue fonti d’informazione quando sei TU il primo ad aver paura di ridiscutere le tue convinzioni.

Casomai, qualora proprio-proprio vi fosse qualche brandello di dubbio nelle tue convinzioni, o ti fossi deciso ad una sana opera di “collaudo e revisione” partendo da ciò che leggi, ecco qui, come spunto iniziale un piccolo Vademecum dei principali tratti comuni delle fonti inattendibili: ossia quei segnali che, qualora rilevati, devono far scattare dei campanelli d’allarme

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ALLARMISMO EMOTIVO CICLICO

Compito di una fonte d’informazione é soprattutto dar notizia di quel che non funziona. Ciò che caratterizza la fonte inattendibile é il ricorso continuato ad allarmi dalla forte connotazione emotiva che vengono “spinti” per un determinato lasso di tempo per poi passare ad allarmi più “freschi” in un continuum ciclico infinito.

BANALIZZAZIONE

Una notizia può essere comunicata in maniera riassunta, ridotta all’essenziale, asciugata dei dettagli e rimanere tuttavia ancora corretta. La fonte inattendibile però compie questo lavoro di “asciugatura” in maniera incorretta, tralasciando (volutamente/inconsciamente) aspetti importanti, semplificando troppo e banalizzando la notizia stessa.

MANCANZA DI FONTI / FONTI INATTENDIBILI

Una fonte inattendibile solitamente non indica le proprie fonti o si basa su fonti inattendibili. L’argomento é già stato trattato in un’altro post, ma può esser riassunto così: “Se mi dai un’informazione ma non mi dimostri che é vera e non mi dici come l’hai avuta io devo dubitare”

ESIBIZIONE D’INDIPENDENZA/LIBERTA’

E’ironico notare come le fonti più schierate, di parte e chiuse al dialogo siano spesso quelle che mettono più enfasi nell’esibirsi “liberi pensatori, menti aperte, indipendenti, non schierati”. Che sia il nome della fonte, il suo slogan o la sua bio su Twitter, la forzosa esibizione di queste caratteristiche, ironicamente, é quasi sempre garanzia del suo contrario. Esiste anche la variante “rivelo i segreti” ossia l’insistenza sul fatto che le notizie trasmesse siano state “tenute nascoste” o “censurate” (poco importa che siano su Youtube da anni o che vengano vendute regolarmente in edicola)

SIMPATIA AVVALORANTE

Una fonte, perché sia seguita, deve avere maturato un certo grado di affidabilità. Caratteristica delle fonti inattendibili é spesso quella di essere avvalorate più dalla simpatia popolare che dall’effettivo valore delle informazioni/analisi che dispensa. Capita cioè che un personaggio dello showbiz che magari si limita a esprimere opinioni condivisibili ma banali e poco profonde, goda spesso di un’aura di credibilità superiore a quella di chi propone analisi e descrizioni degli eventi molto più attente e valide, ma meno frizzanti.

SBERLEFFO FORZOSO

La fonte inattendibile spesso attua la sua opera di BANALIZZAZIONE attraverso l’utilizzo sistematico dello sberleffo. Spesso utilizzato in maniera sottile (a alcuni casi non lo si nota ad una prima lettura) l’informazione dello sberleffo non si limita ad essere metafora parziale della realtà (compito della satira) ma pretende d’essere una rappresentazione esatta, anche se buffa, della realtà stessa! Con abile raggiro, ironicamente, a volte lo fa proprio dipingendosi da satira!

SCHIERAMENTO MANICHEO

Va da sé che una fonte visibilmente schierata abbia un’attendibilità parziale e vada sempre presa con le pinze. Attraverso BANALIZZAZIONE e SBERLEFFO FORZOSO la fonte inattendibile ricondurrà sempre allo schema amico/nemico > buono/cattivo > bene/male > bianco/nero. La fonte attendibile, al contrario, non rifiuta di mostrare i diversi “gradi di grigio” della realtà anche nei casi in cui ciò andasse contro il proprio schieramento (una fonte può mantenere un buon grado di attendibilità pur essendo apertamente schierata, se vuole).

DEMONIZZAZIONE DEL NEMICO

Una fonte inattendibile sfrutta ogni occasione per demonizzare il proprio nemico ricorrendo perlopiù a SBERLEFFO FORZOSO ed alla diffusione di notizie pure in MANCANZA DI FONTI. La demonizzazione si differenzia dalla critica in primo luogo per i toni, ma soprattutto per il fatto che la critica é uno scontro di idee, mentre la demonizzazione é semplice tirar fango.

AGGRESSIVITA’ LINGUISTICA

Chi non ha argomenti a favore delle proprie affermazioni aggredisce. In presenza di articoli urlati, titoli allarmistici ed esplosioni d’indignazione sappiamo di trovarci dinnanzi ad una probabilissima fonte inattendibile (a meno che non si tratti di un articolo MOLTO ben documentato e lo scandalo in questione sia proporzionato al tono usato). In questi casi una doccia fredda fa sempre bene.

 

Ci sarebbero poi altri punti come la coerenza interna, la messa in dubbio e la capacità autocritica della fonte, o l’attendibilità pregressa, ma non possono far parte di questo breve vademecum perché la capacità di vederli ed analizzarli vien dopo l’aver imparato a riconoscere e soppesare i punti già elencati: solo smettendo di giustificare le proprie fonti in base alle proprie convinzioni personali e iniziando un lavoro di critica alle stesse, si potrà capire quanto queste risultino valide o meno.

 

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Le fonti! Le fonti! Perché nessuno controlla mai le fonti?

3 Febbraio 2015 ore 19:36

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Oggi TUTTO é “notizia”. Un articolo di giornale, un post su un blog, un tweet, una foto su Instagram, una mail virale, un filmato su Youtube, una clip televisiva: sono tutti strumenti che trasmettono continuamente ROBA.

Video buffi, meme, haiku, barzellette, opinioni personali, battute acide o brillanti, storie personali, bufale, esperienze di vita, balle colossali. Tutto viene trattato più o meno allo stesso modo.

Senza grande distinzione tra una uno scandalo internazionale ed una soubrette fotografata senza mutande, a fare le spese di questo livellamento é soprattutto l’informazione popolare (ossia quell’ammasso di ROBA che la gente ha assorbito e che ritiene essere informazione valida) , non solo perché tratta allo stesso modo lo scandalo e la soubrette, ma perché sempre meno capace di distinguere cosa, di tutta questa ROBA sia una notizia e cosa no.

Il comun denominatore di tutto ciò é l’entertainment: l’interesse verso una notizia é dato dalla sua maggior o minor capacità di suscitare emozioni e raccontare una storia interessante, anziché dall’importanza dei fatti descritti.

Colpa del mercato, della tecnologia, dei lettori e dei giornalisti. Il risultato é che nell’ “era dell’informazione” la maggioranza della popolazione non sa distinguere notizie, gossip e propaganda elettorale.

Spesso, poi, chi anche riesce ancora a comprenderne la differenza non é in grado di affermare se la notizia che legge ha valore o meno.

Bisogna innanzitutto capire cosa sia una notizia, quanto sia utile e quanto sia attendibile.

  • Una notizia può dirsi tale solamente se contiene informazioni attendibili.
  • L’utilità di una notizia dipende dal contesto e dal suo grado di valore per la comunità in cui viene diffusa.
  • L’attendibilità di una notizia dipende dalla propria coerenza e dalla verificabilità ed attendibilità delle sue fonti.

La distinzione tra notizie attendibile ed inattendibile é di certo la più importante perché é una distinzione che funge da grimaldello nel dedurne successivamente il grado di verità, neutralità ed utilità.

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A) VERIFICABILITA’ DELLE FONTI

Chi diffonde una notizia deve garantire la verificabilità delle fonti, ossia deve mettere il lettore  in condizione di poter accedere il più direttamente possibile la fonte originaria delle informazioni su cui la notizia é basata.

Maggiore é la distanza tra il lettore e le fonti originarie dell’informazione (utilizzo di fonti secondarie o terziarie), minore é la sua verificabilità.

Una fonte verificabile non é automaticamente veritiera: il fatto che una fonte sia verificabile la rende aperta al controllo sulla sua veridicità.

Una fonte non verificabile é automaticamente non attendibile. Ciò non significa che sia falsa ma che il lettore non é messo in condizione di controllare SE sia vera.

Qualora la fonte fosse particolarmente nota, diffusa e conosciuta, l’indicazione esplicita della fonte diventa superflua (Se la notizia riguardasse ad esempio un evento importante avvenuto il giorno stesso e disponibile su diverse piattaforme, siti e trasmissioni tv é lecito ritenere che chi legga sappia benissimo di cosa si stia parlando e come accedervi. Se invece la notizia riguardasse un particolare decreto legge da poco approvato, citarne il  testo e linkare la versione integrale sarebbe doveroso)

 

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B) ATTENDIBILITA’ DELLE FONTI

Le fonti di una notizia sono considerate più o meno attendibili a seconda del loro grado di autorevolezzaneutralità, molteplicità, diversificazione e coerenza.

Più le fonti rispondono a queste voci, maggiore sarà la loro attendibilità.

Il rapporto di queste voci e la fonte ha diversi gradi d’importanza a seconda del contesto e del soggetto in esame. Da ciò ne deriva che a seconda del contesto e del soggetto in esame, una fonte potrebbe essere ritenuta attendibile anche se rispondesse debolmente a queste voci, così come potrebbe esser ritenuta non attendibile per il fatto di non rispondere anche ad una sola di queste voci.

 

AUTOREVOLEZZA

L’autorevolezza di una fonte é sempre e solo relativa al soggetto in esame. Nessuna fonte insomma può esser ritenuta autorevole di per sé. (Un eccellente chirurgo non é necessariamente un esperto di dietologia, così come un bravo cantante non é automaticamente un esperto di politica).

Vi sono ovviamente diversi gradi di autorevolezza in relazione al soggetto in esame attribuibile alla fonte in base al grado di competenza riconosciuta e dimostrata.

L’acquisizione della competenza é relativa agli studi ed all’esperienza sul soggetto in questione.

Il riconoscimento della competenza può manifestarsi con titoli di studio, accettazione in peer review (anche in alcuni casi al di fuori dell’ambito scientifico, qualora all’interno di una comunità relativa al soggetto in questione vi fosse ampia convergenza sulla valutazione della competenza della fonte)

La competenza della fonte può anche esser dimostrata, qualora fosse comprovata da prove scientificamente inconfutabili.

Maggiore é la robustezza con cui la competenza della fonte viene dimostrata e riconosciuta, maggiore sarà il suo grado di autorevolezza. Il fatto che la fonte abbia acquisito competenza  anche molto alta sul soggetto in esame, non gli dà autorevolezza se questa non é stata riconosciuta e/o dimostrata.

Ciò non esclude che vi siano fonti che abbiano altissima competenza in grado di fornire informazioni migliori, ma se queste fonti non han mai dimostrato e fatto riconoscere la propria competenza non gli si può attribuire autorevolezza.

 

NEUTRALITA’

Una fonte neutrale é una fonte equilibrata nei confronti del soggetto in esame. (Un inventore che parla della propria invenzione non é una fonte neutrale, così come un politico schierato pro o contro all’immigrazione non é una fonte neutrale quando diffonde dati sull’immigrazione)

Più la fonte é distaccata ed in grado di fornire una descrizione bilanciata dei fatti, maggiore sarà il suo grado di neutralità.

Per descrizione bilanciata dei fatti s’intende una descrizione dei fatti non macchiata da opinioni esterne alla stessa e che mantiene equidistanza dai diversi attori che riguardano la notizia stessa senza favorirne alcuno.

Per fonte distaccata s’intende una fonte che non abbia alcuna forma di vantaggio nella diffusione della notizia in questione.

 

MOLTEPLICITA’

Più sono le fonti che confermano le informazioni relative alla notizia, maggiore sarà l’attendibilità della notizia. Il valore della molteplicità é strettamente connesso alla sua diversificazione.

 

DIVERSIFICAZIONE

Le fonti diversificate sono fonti non neutrali tra di loro, ossia fonti che prese singolarmente hanno caratteri di autorevolezza e neutralità ma che per alcuni motivi dipendenti dal contesto non possono esser considerate relativamente neutrali. (Un’informazione confermata da 10 studiosi provenienti dalla stessa scuola di pensiero é meno diversificata di un’informazione avallata da 4 studiosi provenienti da 4 diverse scuole di pensiero in contrasto fra loro) 

Il tipo di diversificazione dipende dal contesto. (Intervistare 100 persone diversissime fra loro, ma tutte provenienti da Milano e sostenitrici del partito X, é una diversificazione minore che intervistare 100 adulti maschi di cinquant’anni da tutt’Italia che votano partiti diversi tra loro, se l’argomento é la politica del Paese)

 

COERENZA

Per coerenza s’intende una collaborazione congrua e non contraddittoria delle diverse informazioni relative ad una data notizia, sia tra di loro che con l’esperienza comune dell’autore e delle fonti.

Maggiore é la coerenza tra le fonti, maggiore é l’attendibilità delle informazioni stesse. (Se le informazioni provenienti da diverse fonti sono incoerenti tra loro non si avrà una notizia attendibile).

 

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UNA NOTIZIA ATTENDIBILE E’ UNA NOTIZIA CHE PERMETTE LA PROPRIA SMENTITA

Una notizia basata su fonti attendibili che indica apertamente é una notizia che fornisce al lettore gli elementi per poterla verificare e volendo anche smentire. In caso contrario, una notizia basata su [non si sa bene che informazioni] che [non si sa da dove provengono] é qualcosa di indistinguibile da una teoria personale o una bufala poiché la sua verifica richiede lo stesso tipo di impegno.

Non significa che per questo sia vera: significa che é stata diffusa in modo corretto, dando la possibilità a chi legge di informarsi il meglio possibile e di correggere e smentire eventuali falsità.

Non significa nemmeno che sia neutrale: l’autore della notizia, pur basandosi su fonti autorevoli e neutrali, potrebbe aver esposto il tutto in una forma non neutrale.

Non significa nemmeno che sia utile: una notizia vera e neutrale redatta come si deve e basata su fonti attendibili e verificabili che riguardasse il nuovo taglio di capelli del cantante del momento, per quanto seguito, forse interesserà i suoi fan e il mondo della moda, ma non il notiziario nazionale.

 

ALCUNI ESEMPI

Se l’informazione da trasmettere é “c’é una coda sulla A2”, tre persone diverse che si trovano in quella coda e intervistate telefonicamente posso esser ritenute fonti abbastanza attendibili per valutare la situazione in quanto, nonostante non siano responsabili del traffico e siano coinvolti emotivamente nel fatto, relativamente al soggetto in esame il loro grado di attendibilità é più che sufficiente, poiché valutare se c’é o non c’é una coda non richiede grandi livelli di attendibilità.

Al contrario, se l’informazione da verificare é un crimine di guerra avvenuto in zone remote e con pochi testimoni, il grado di attendibilità richiesto sarà altissimo.

In casi in cui mille di persone diversissime e non toccate direttamente dal soggetto in esame, tra cui anche alcuni specialisti sul soggetto in esame, diffondessero diverse informazioni coerenti relative ad una determinata notizia, il fatto che tutte queste fonti siano legate da una comune appartenenza culturale-politico-religiosa non neutrale nei confronti del soggetto in esame, minerebbe alla base l’attendibilità di tutti i mille

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2+2=5 (La muraglia cinese che divide la Louisiana dall’Arizona)

2 Febbraio 2015 ore 21:01

2+2=5

Due più due fa cinque. Bisogna accettarlo: E’COSI’ PERCHE’ LO DICONO TUTTI.

Non importa essersi informati, aver seguito centinaia di lezioni, imparato a memoria le tabelline, ottenuto una laurea in matematica: se ti trovi di fronte due o più persone che sostengono che 2+2=5 tu, che sostieni faccia 4, sei un povero sfigato bastiancontrario in minoranza che “non capisce”.

O peggio: se anziché limitarti a sostenere che “due più due fa quattro e non cinque” hai l’ardire di indicare prove materiali a tuo favore (schemi delle tabelline, testi di matematica ecc), con ogni probabilità verrai tacciato d’esser [ noioso / pesante / arrogante / antipatico / stressante / fondamentalista / troppo rigido ].

ATTENZIONE: qui non si parla di divergenze d’opinioni ma di pura e semplice negazione di fatti.

OPINIONI VS. DESCRIZIONI DELLA REALTA’

Se Gianni sostiene che “il Gran Canyon é più bello della muraglia cinese” e Pinotto che “la muraglia cinese é più bella del Gran Canyon” si tratta di una divergenza d’opinioni, ossia considerazioni personali non misurabili e prive di valore oggettivo.

Se Gianni invece sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” non ci troveremmo più di fronte ad un’opinione personale ma ad una descrizione della realtà che pertanto può esser misurata in gradi di veridicità a seconda della sua maggior o minor capacità di rappresentare coerentemente la realtà conosciuta.

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A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’

Se Gianni sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona“, per dimostrare che la muraglia cinese sta in Cina potresti mostrare fotografie, guide di viaggio, atlanti, documentari, testimonianze di amici cinesi, libri di storia. Ma tutto ciò potrebbe essere inutile.

Non per colpa dei tuoi atlanti o delle tue fotografie. Non per colpa del tuo amico cinese o delle tue guide di viaggio. Ma per colpa di Gianni stesso. Si perché fondamentalmente A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’. Non cerca riscontri oggettivi alle proprie credenze. Non mette in discussione le proprie convinzioni.

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Gianni é talmente abituato a stare nella sua prigione di convinzioni (anche se non é detto ci si trovi poi così comodo) che  la difenderà a spada tratta, percependo come un attacco qualunque cosa potesse anche solo potenzialmente intaccarla. Perché Gianni ha paura ad uscire da quella prigione che conosce benissimo ed in cui sa come muoversi. Ecco che quindi Gianni bollerà tutte le prove in grado di distruggere la sua convinzioni  come “roba noiosa da leggere, poco interessante, di parte e magari anche falsa”.

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Brooks, dopo aver passato l’intera vita in carcere, alla notizia della sua scarcerazione tenta di uccidere un altro detenuto per prolungare la sua stessa prigionia (Le ali della libertà)

UN CRIMINE

Se la stupidità é una condizione sfortunata e pericolosa e l’ignoranza é una condizione risolvibile, la negazione della conoscenza é certamente un crimine.

Negando di affrontare l’evidenza, quindi, Gianni commette un crimine di cui é il solo responsabile.

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COLPA DI GIANNI E DI CHI LO NUTRE

Pur non discolpando Gianni é comunque innegabile che la sua negazione della realtà derivi ANCHE all’humus culturale in cui é immerso. Perché vi sono anche molti altri “Gianni” a cui fa comodo che Gianni stesso resti com’é e fanno di tutto per alimentarlo e stimolarlo con cibi adatti a mantenerlo così.

Come un alcolizzato che fin da giovane é stato spinto a preferire i liquori in base al maggior tasso alcolico e non in base ad un gusto addestrato da corsi da sommelier, a Gianni é sempre e solo stato insegnato a descrivere/descriversi grossolanamente la realtà; più con la pancia che attraverso analisi logica e riscontri oggettivi.

A ciò hanno contribuito l’ambiente in cui é cresciuto, la famiglia in cui ha vissuto, gli amici che si é scelto, gli insegnanti che più l’hanno coinvolto, le cose che ha letto e sentito.

Se Gianni non ha una propensione personale a documentarsi e l’ambiente in cui é cresciuto lo ha abituato a leggere poco e/o a leggere male sarà sicuramente molto più a suo agio nella fruizione di testi che rispondono con semplicità alla sua pancia. Si troverà più a suo agio coi brevi servizi di Striscia la Notizia e con gli schiamazzi populisti che con la lettura di OpenData come dati Istat ed Eurostat o con testi troppo articolati e complessi.

Se poi Gianni si trova in un ambiente particolarmente avverso ai valori di precisione, merito, ricerca, dialogo ed analisi come l’Italia attuale (NB: non che all’estero sia tutto meglio, ma qui gli italici modelli di riferimento stan facendo danni a livelli diversissimi e in tutti i campi) una certa colpa va addossata pure all’humus di cultura popolare italiana.

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HUMUS CULTURAL-POPOLARE ITALIANO

Nell’Italia che legge poco e principalmente i libri acquistabili al supermercato, con almeno un terzo della popolazione dichiarata analfabeta funzionale, in cui l’istruzione scolastica fornisce una preparazione scarsa (rapporto OCSE 2014), con una copertura internet arretrata e conseguente alto analfabetismo digitale, in cui la gente legge più riviste settimanali che quotidiani, e s’informa principalmente attraverso Tv e Social Network, appare chiaro quante difficoltà può trovare il nostro Gianni.

Viste le premesse non stupisce il fatto che il dialogo nazionale vada avanti a colpi di emergenze emotive. Con la spinta degli introiti da grandi numeri e la scusante esteriore della simpatia si é lasciato sempre più spazio ad un tipo di comunicazione eccessiva, semplicistica ed inaccurata.

PROPAGANDA AUTORIGENERANTE

Ogni giorno escono a ritmi frenetici migliaia di articoli, post, commenti, tweet e servizi formanti un flusso mastodontico che investe la persona, la quale ormai si percepisce sempre meno figura che deve cercare le informazioni utili, e più utente raggiunto dalle notizie.

La mole di notizie che investono la persona la obbligano ad impiegare il suo tempo in un’operazione di rapidissima e frenetica scrematura quantitativa dei dati. Per ogni articolo letto per intero sono stati scartati decine e decine di titoli e foto che tuttavia, passando davanti agli occhi della persona vengono letti ed assorbiti.

A causa del gran numero e la rapidità con cui questi brandelli d’informazione passano sotto gli occhi di tutti, DI FATTO l’immaginario popolare viene plasmato più facilmente da immagini come questa che da argomenti che illustrano la realtà scientifica dei fatti (ossia che i migranti che giungono in Italia sono più sani degli italiani stessi):

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(bufala priva di fondamento)


Allarmi di questo tipo vengono lanciati continuamente sui social network per esser visualizzati, rigirati, riportati, riscritti, copiati, rilanciati e, qualora ottenessero un certo successo, fatti proprio da blogger, giornalisti e politici che, per ottenere visibilità/visualizzazioni/consenso rilanceranno con maggior forza.

Il nostro Gianni, dopo aver esser stato raggiunto qualche decina o centinaia di volte da notizie simili avrà sicuramente assorbito il meme “gli immigrati portano l’ebola” e non andrà ad informarsi oltre: se ha già pregiudizi verso gli immigrati avrà già fatto sua quest’idea. Poco importa che sia tutta una balla e la realtà sia esattamente l’opposto (ossia che gli immigrati, più che portare malattie si ammalano quando arrivano in Italia).

Oltre alle bufale vere e proprie circolano allo stesso modo mezze verità, letture parziali dei fatti, esagerazioni gargantuesche ed ipersemplificazioni in un deleterio mix in cui un servizio al telegiornale può parlare di uno scambio di tweet tra un politico ed una soubrette a proposito di un’allarme-bufala lanciato da un blog che ha citato una frase falsa attribuita alla moglie del direttore del telegiornale, scatenando schiere di tifosi da smartphone che si lanciano in battaglie a suon di tweet, post e like a favore o contro la notizia. L’informazione diventa intrattenimento-spettacolo e le diverse opinioni vengono irregimentate in tifo da stadio. La natura stessa dei social network tende a premiare proprio quest’ultimo aspetto, livellando i dialoghi al minimo comun denominatore (tu tiri pietra – io lancio sasso) rendendolo DI FATTO il modo moderno di “dialogare”.

TUTTO QUESTO SENZA MAI VERIFICARE LA VERIDICITÀ’ DELLE AFFERMAZIONI LETTE E SOSTENUTE

La mancata distinzione tra informazione ed intrattenimento crea di fatto una forma di propaganda autorigenerante in cui sono le stesse persone suggestionate ad alimentare unilateralmente ciò che li ha suggestionati riproponendolo e rinnovandolo, distruggendo la distinzione fatta ad inizio di questo articolo, tra opinione e descrizione della realtà.

Ecco come negli ultimi anni il chiacchiericcio del momento é stato preso in ostaggio dai diversi Frame (sempre nuovi perché lo storytelling deve sempre essere fresco e affascinante):

“pericolo lavavetri”, “imprenditori suicidi”, “boom stupri”, “mandiamo a casa la casta”, “Berlusconi innocente”, “Toghe rosse”, “scandalo auto blu”, “Corona incarcerato per una foto”, “i clandestini ci stanno invadendo”, “questo governo non é stato votato”, “ridateci i nostri marò”, “L’Europa ci comanda” oltre a decine e decine di “rivelazioni” mai fatte, “ricerche” irreperibili. Il tutto utilizzando perlopiù un linguaggio urlato a volte cartoonesco,  ma sempre attento più alla forma accattivante che all’attendibilità del contenuto.

Il risultato é l’aver impantanato ogni dialogo nazionale in uno sciocco chiacchiericcio monopolizzato da meme che sostituiscono la realtà dei fatti e che all’orecchio di chi si é preso la briga di documentarsi suonano assurde come  “La muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” o “due più due fa cinque”. Ma guai a negarle! Se ci provassi verresti subito tacciato di essere via via noioso / poco interessante / di parte / arrogante / radical chic / il solito sessantottino / uno dei centri sociali / fascista / anarchico / marziano.

Non c’é che adattarsi. Prendere una pastiglia omeopatica, farsi fare un massaggio shiatsu, chattare su Facebook a proposito di quel post letto di sfuggita e mi ha indignato tanto per poi andare in centro (stando ovviamente lontano tutti i negri per non prender malattie) a comprare quel nuovo prodotto “bio” che tutti dicono faccia benissimo. Ma prima dovrò prelevare dei contanti alla mia banca che sarà certo in mano a degli ebrei.

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Colonia curva nord

1 Gennaio 2016 ore 19:30

 

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Nella notte tra il 31 dicembre 2015 e l’ 1 gennaio 2016 a Colonia, in Germania, sono avvenuti fatti gravissimi. Fatti che nonostante fossero già di per sé estremamente gravi sono stati fin da subito cristallizzati e presi in ostaggio dal frame dello scontro fra civiltà rendendo estremamente difficile leggere gli eventi semplicemente per quel che son stati privandoli dei colori attribuitigli da teorie preconcette capaci solo di provocare reazioni isteriche.

Per meglio tentar di comprendere cosa sia avvenuto quella notte a Colonia é però utile farsi prima un’idea generale del luogo e contesto in cui sono avvenuti.

Ma prima ancora della lettura, un assaggio di “superiorità morale dei giovani occidentali”, giusto per far sbollire un po gli animi ricordando che la realtà non é fatta di monolitici bianchi e neri ma di una serie infinita di colori e sfumature che si fondono e si separano continuamente.

 

https://www.youtube.com/watch?v=WndSJTO5BvY

[il post é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

Questo post é organizzato in cinque sezioni:

  1. Premesse sulla città, l’ambiente, il momento ed il clima precedenti alla notte in questione
  2. Descrizione cronologica degli eventi
  3. Descrizione cronologica del modo in cui gli eventi sono stati comunicati dai media
  4. Considerazioni finali
  5. Conclusioni

1.0 COLONIA

1.1 LA CITTA’

Colonia, con il suo milione d’abitanti che quasi raddoppiano considerando l’agglomerato urbano che immediatamente la circonda, é la più grande città della Renania Settentrionale-Westfalia. E’ la quarta città della Germania per dimensioni. Si trova più o meno a metà strada tra Düsseldorf e Bonn, da cui dista rispettivamente 34Km e 24Km circa, con le quali forma la “regione metropolitana Colonia-Bonn“. Colonia, quindi, pur essendo formalmente una città da un milione di abitanti, che diventano quasi due con l’hinterland, é in realtà il centro vitale di una “città estesa” di oltre tre milioni di abitanti.

Sviluppata sui due lati del fiume Reno, il centro città vero e proprio é l’Innenstadt, nel cui cuore si trova la città vecchia divisa in Altstadt-Sud ed in Altstadt-Nord. Quest’ultima rappresenta il centro del centro: é nell’Altstadt-Nord che sorgeva la città romana su cui si é sviluppata la città moderna, che si trovano il Duomo, l’Alter Markt (il mercato vecchio), le principali aree pedonali e la stazione centrale dei treni.

Colonia

L’Innestadt di Colonia, a forma di mezzaluna, al cui interno troviamo l’Altstadt-Nord (in verde) e l’Altstadt-Sud (in rosso)

1.2 COLONIA, LA GERMANIA E L’IMMIGRAZIONE DAL DOPOGUERRA AL 2001

Come in tutta la Germania, durante il boom economico tedesco degli anni ’60 e primi ’70, Colonia ha visto una fortissima immigrazione di lavoratori chiamati soprattutto dalla Turchia ed in misura minore anche dall’Italia e altri paesi mediterranei. La regione della RenaniaSettentrionale-Westfalia é la più ricca della Germania ed in assoluto una delle regioni più ricche d’Europa. Qui l’industria pesante del carbone e dell’acciaio ha contribuito al miracolo economico tedesco nel secondo dopoguerra e non stupisce che quindi sia stata quella col maggior tasso d’immigrazione. Non stupisce nemmeno che la maggior parte degli immigrati sia giunta proprio dalla Turchia, dato il secolare rapporto tra Turchia e Germania. Giusto per dare un’idea di misura: ad oggi nella regione del Nord Reno-Westphalia vive 1/3 dei tedeschi d’origine turca.

 

Per i primi trent’anni si può parlare di convivenza più che di vera e propria integrazione: inizialmente i lavoratori giungevano come Gastarbeiter (lavoratore-ospite) con un contratto triennale non estendibile Ma già alla fine degli anni ’60 questo limite venne meno soprattutto per il volere delle aziende cui un turnover triennale stava stretto. Negli anni a cavallo tra i ’60 ed i ’70 si vedono arrivare numerosi mogli e figli degli operai per ricongiungimento famigliare. La popolazione tedesca, non essendo etnicamente molto diversificata, accoglie questi lavoratori temporanei con un certo scetticismo.

Nel 1973 a Colonia nasce il centro di cultura islamica.

I nuovi arrivi provocano qualche brusio di risentimento razziale in tutto il paese. Dopo il colpo di stato in Turchia del 1980 si assiste ad una nuova ondata migratoria, stavolta di richiedenti asilo. La tensione razziale sale ed il discorso pubblico vede favorevolmente azioni di contenimento degli arrivi e di aiuti economici a chi decidesse di tornare ai luoghi d’origine ma tali progetti si risolsero in un nulla di fatto: si stava giungendo alla seconda generazione ed i nati in Germania non erano intenzionati a lasciare la Germania per il paese d’origine dei genitori che non avevano mai visto.

Dal 1984 a Colonia ha sede l’unione turco-islamica degli affari religiosi, una delle più grandi organizzazioni religiose tedesche. Dal 1986 sempre a Colonia ha sede il concilio islamico per la Germania e dal 1989, sempre a Colonia, ha sede la comunità alevitica tedesca.

Gli anni ’80 vedono rinvigorirsi numerosi focolai neonazisti che organizzano manifestazioni ed atti violenti a sfondo razziale, inclusi incendi ed omicidi che hanno un picco tra il 1990 e ’92, immediatamente dopo il crollo del muro di Berlino, e proseguono durante tutto il decennio della riunificazione delle due Germanie fino ai primissimi anni del 2000.

Dal 1994 proprio a Colonia ha sede il consiglio generale dei mussulmani in Germania. La città si conferma un punto di riferimento per le diverse comunità islamiche tedesche.

Tuttavia é proprio durante gli anni ’90 che si vede maturare un netto e costante distanziamento dell’opinione pubblica da queste manifestazioni estremiste.

 

1.3 QUALCHE NUMERO

Dati del 2011, anno dell’ultimo censimento, relativi alla sola città di Colonia riportano che su poco più di un milione di abitanti, 147.603 é cittadino tedesco ma ha un “background migratorio”, 117.343 sono cittadini provenienti da paesi extraeuropei (metà di questi dalla sola Turchia) e 55.502 sono cittadini provenienti da altri paesi europei

[Purtroppo non abbiamo trovato dati relativi all’agglomerato urbano che circonda immediatamente la città, pur sapendo che é abitato da circa 800.000 persone o dell’intera regione. Partendo però dal presupposto che solitamente chi arriva in Germania dal di fuori dell’Europa ha un tenore economico mediamente basso, così come i turchi-tedeschi, si può supporre che la percentuale di cittadini extraeuropei nell’hinterland di Colonia sia maggiore di quello rilevato al centro] 

A marzo 2015 risultavano esserci circa 5500 rifugiati a Colonia, numero oggi sicuramente maggiorato dal drammatico aumento migratorio degli ultimi mesi, considerando che nel solo settembre 2015 sono giunti in Germania tra i 270.000 ed i 280.000 rifugiati: più del totale di arrivi dell’intero 2014. Ci si aspetta circa un milione di nuovi rifugiati durante il 2016.

 

1.4 COLONIA, LA GERMANIA E L’IMMIGRAZIONE DAL 2001 AD OGGI

Tentando di fare una fotografia della situazione dei turchi-tedeschi tra il 2001 ed il 2010 si potrebbe riassumere così: convivenza sufficiente, integrazione non sufficienteProprio la più ampia delle minoranze presenti sul territorio tedesco é quella che presenta il tasso d’integrazione tra i più bassi.

Anche in Germania, dopo il 2001, il sentimento anti immigrati é stato catalizzato dall’anti-islamismo conseguentemente ai fatti dell’ 11 settembre.

Giunti alla terza generazione, nella scena pubblica sono oramai presenti numerosi artisti e sportivi di origine turca, tuttavia il tasso di abbandono scolastico é molto più alto tra i turco-tedeschi e conseguentemente lo status economico che questi raggiungono é mediamente inferiore rispetto alla media nazionale. Per i turco-tedeschi l’accesso al credito é mediamente più difficoltoso ed hanno più probabilità di ottenerlo da banche turche che da banche tedesche.

Come quasi sempre nei casi d’integrazione culturale, anche qui é facile osservare sia una certa resistenza sommessa da parte della popolazione tedesca ad un’integrazione effettivamente compiuta che un rafforzamento del sentimento identitario dei turco-tedeschi, il che non giova a favore di un maggiore avvicinamento culturale.

Negli ultimi quattro-cinque anni vi é stato un rapidissimo sviluppo di questi equilibri: la Germania é uno dei paesi europei in cui si é stabilito un numero elevatissimo di migranti e rifugiati e sia per la quantità che per la rapidità con cui ciò é avvenuto era quasi inevitabile non nascesse del malcontento, soprattutto laddove esisteva già un qualche tipo di disagio (per esempio nell’area dell’ex-DDR, economicamente più arretrata rispetto all’ovest). Come negli anni ’60, la ricchissima area di Colonia é stata ovviamente una delle mete preferite dai migranti.

Appena fuori dall’Innenstadt é stata da poco realizzata una grande moschea dal design futuristico commissionata da un’organizzazione di turchi-tedeschi.

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fonte: Wikipedia

Nel 2007, all’annuncio della costruzione, hanno protestato associazioni di estrema destra provenienti anche da Austria e Belgio, ma si é trattato di episodi marginali relativi a poche centinaia di persone di chiaro indirizzo neonazista.

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(2007) 150 membri di Pro-Köln marciano protestando contro la costruzione della moschea Fonti: Telegraph e Spiegel

Anche a Colonia si registrano episodi di razzismo quotidiano del tutto esplicito; in alcuni locali notturni a Colonia i buttafuori impediscono l’ingresso a chi non é di pelle bianca.

Nel 2014 a Dresda (ex DDR) viene fondata Pegida, un movimento politico a puro carattere anti-islamico che conquisterà un certo rapido successo: a gennaio 2015 capeggerà una marcia di 25.000 persone in una manifestazione contro gli attacchi di Parigi ed a giugno otterrà quasi il 10% dei voti alle elezioni municipali di Dresda. Il caso di Pegida, per quanto contenuto, suona però come campanello d’allarme in quanto manifestazione di un sentimento anti-immigrati ed anti-islamico molto più diffuso, trasversale, esplicito e socialmente accettato rispetto a solo pochissimi anni prima.

Il 26 Ottobre 2014 a Colonia migliaia di hooligans anti-islam (HoGeSa) ubriachi manifestano violentemente provocando forti scontri con passanti e polizia. La manifestazione aveva destato scalpore e tensione fin dal suo annuncio. Da un’altra parte della città é organizzata una contro-dimostrazione cui partecipano circa 10.000 persone. Ci sono scontri nell’area intorno alla stazione (link 1, link 2). in quanto tra gli 800 ed i 1000 contro-dimostranti di sinistra tentano di impedire agli hooligan di HoGeSa di uscire dalla stazione. Cannoni ad acqua, spray urticanti, arresti da entrambe le parti.

A metà dicembre 15.000 persone rispondono ai fatti di fine ottobre manifestando contro il razzismo.

In quegli stessi giorni Pegida indice una manifestazione a Colonia per il 5 gennaio successivo. L’arcidiocesi della città reagisce spegnendo le luci della Cattedrale.

Ai primi di settembre 2015 un’eccezionale ondata migratoria proveniente principalmente dalla Siria al suo quarto anno di guerra, migliaia di tedeschi s’attivano e manifestano a favore dell’accoglienza ai rifugiati. Anche a Colonia e Bonn associazioni si organizzano per portare un primo conforto ed appoggio ai rifugiati che giungono coi treni.

Fonte: Fanzeit

Fonte: Fanzeit

Più di recente, il 17 ottobre 2015, il giorno prima del voto alle elezioni comunali la candidata sindaco Henriette Reker (58) é stata pugnalata gravemente al collo da un disoccupato quarantaquattrenne noto per le posizioni vicine all’estrema destra neonazista negli anni ’90 che disapprovava le posizioni liberali della Reker a favore dei rifugiati. 24 ore più tardi il voto eleggerà la Reker a nuovo sindaco, che ne riceverà l’annuncio dall’ospedale.

La Germania insomma ha maturato oltre mezzo secolo di rapporti intensi con comunità di immigrati, soprattutto di religione islamica provenienti dalla Turchia. Tra alti e bassi ha tutto sommato intrapreso una strada che punta attivamente all’integrazione culturale ma oltre a scontrarsi con la resistenza che s’incontra spesso in questo tipo di situazioni, l’attuale crisi dei rifugiati e gli attentati terroristici su territorio europeo, stanno alimentando sempre più sentimenti xenofobi e reazionari che non mancano di manifestarsi in maniera violenta. In Germania la polarizzazione su immigrazione ed islam é decisamente maggiore, più organizzata e manifesta rispetto alla situazione italiana.

 

1.5 CRIMINALITA’ A COLONIA

La quarta città per grandezza della Germania é la seconda per tasso di criminalità. Dal 2003 il crimine più diffuso é il borseggio, perlopiù da parte di persone provenienti dal’ Africa del Nord che mirano al furto di smartphone. Negli ultimi tre anni vi sono stati 11.000 casi di furti e violenze in città. I giorni di carnevale registrano un’impennata dei borseggi. Il secondo crimine per frequenza sono i furti per cui la polizia accusa soprattutto bande dell’est Europa che non vivono in città. I borseggi in particolare sono d’interesse per quanto riguarda i fatti presi in esame in questo post. Un gran numero di questi avviene nei dintorni della stazione dei treniCome avvisa il sito di publica utilità della polizia tedesca i casi più frequenti riguardano situazioni di ressa (tipo i mercatini di Natale) e sono effettuati soprattutto da stranieri che mirano tendenzialmente ai portafogli posti nelle tasche posteriori, che contano sull’annebbiamento della vittima che abbia alzato un po il gomito durante una giornata di festa. Altro metodo ben conosciuto dalla polizia tedesca é distrarre la vittima spintonandola mentre un complice la deruba, ma soprattutto é noto che questo tipo di furti avviene più con azioni fulminee e “fisiche” e non con silenziosa destrezza e sono compiuti perlopiù da persone provenienti dal’ Europa dell’est e dall’Africa del Nord.  Un’altra variante é quella di distrarre la persona toccandola. Un’ulteriore variante meno usata é quella di circondare la vittima in gruppo impedendole ogni tipo di movimento per poi dividersi rapidamente dopo averla derubata. La polizia della Renania Settentrionale-Westfalia diffonde manuali come questo per prevenire i numerosi casi di taccheggio. La zona della stazione é luogo di spaccio di gruppi di nordafricani che non di rado si danno pure al taccheggio.

 

1.6 L’AREA DELLA STAZIONE-DUOMO

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Altstadt-Nord. In Rosso é indicata la piazza tra Stazione e Duomo. In giallo la piazza del chiostro e più a sud la Roncalliplatz. La linea verde sul tetto del Duomo indica 100 metri.

 

La Bahnhofsvorplatz é una piazza pedonale di forma triangolare che, come dice il nome, sorge dinnanzi alla stazione centrale dei treni di Colonia che ne occupa il lato est. Sul lato ovest ci sono un paio di palazzi e l’angolo di una chiesa mentre a sud c’é il maestoso Duomo la cui base é cinque-sei metri più in alto rispetto alla piazza della stazione. Tra la piazza e il Duomo c’é la Trankgasse, una strada percorsa da automobili che però si oltrepassa facilmente con un sovrapassaggio che funge da scalinata del Duomo. Proseguendo verso il centro, proprio attorno al Duomo s’incontrano altre due piazze pedonali: la piazza del chiostro ad ovest e la Roncalliplatz a sud.

La stazione di Colonia é molto grande. Ci passano giornalmente 280.000 persone. Tra i negozi e ristoranti al suo interno si trova sempre tantissima gente.

L’area attorno al Duomo e della stazione é comunemente nota come un luogo di taccheggio e spaccio di Marijuana in cui  stazionano regolarmente bande di spacciatori-taccheggiatori prevalentemente di origine nordafricana. Non é un mistero: chiunque abiti a Cologna lo sa ed é pure indicato nelle guide per i turisti. Lo scorso luglio una retata della polizia ha identificato una rete di 40 persone che operavano in quelle piazze.

L’intera area é dunque un’importante zona di passaggio: impossibile andare in centro a Colonia senza passare dalla zona della stazione. Da qui si passa per attraversare l’Hohenzollernbrucke: uno dei tre ponti che collegano il centro all’altra sponda del Reno su cui le coppiette attaccano i lucchetti.

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1.7 CAPODANNO A COLONIA

Nella notte di San Silvestro migliaia di persone si recano a Colonia per ammirare i fuochi d’artificio. Il capodanno di Colonia é “IL” capodanno del Reno Settentrionale-Westfalia ed attira anche numerosi turisti stranieri. Famiglie con bambini, compagnie di amici e coppiette in giro dappertutto. Come ad ogni capodanno ci si ritroverà con gli amici, si brinderà assieme con birra e spumante, si faran scoppiare i petardi e così via.

Un tipico capodanno tra amici per le strade di Colonia é più o meno come in questo video del 31 dicembre 2014:

E lo spettacolo di fuochi che ci si aspetta attorno alla mezzanotte é questo:

Come in ogni capodanno, o meglio, come in ogni grande evento di piazza, esattamente come avviene in tantissime città del mondo, si verificano numerosi casi di borseggio e molestie, ci saranno compagnie di ragazzi ubriachi, incidenti coi petardi e pure qualche rissa. (Nell’ultima edizione dell’Oktoberfest sono stati denunciati 40 casi di molestie, nessuna delle quali a carico di “nordafricani o immigrati”)

 

1.8 I LUOGHI DEL CAPODANNO

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I luoghi principali in cui si svolge il capodanno nel centro di Colonia sono grossomodo le aree pedonali dell’Altstadt-Nord che vanno dalla stazione dei treni e l’adiacente duomo alla piazza alberata dell’Heumarkt ed il lungarno. Alla mezzanotte molte persone si spostano sul lungoreno e sui ponti per ammirare lo spettacolo dei fuochi d’artificio.

 

2.0 CAPODANNO 2015/2016

  • Nei giorni precedenti erano state diffuse notizie riguardanti possibili attacchi terroristici nelle maggiori città europee per capodanno.
  • La polizia locale di Colonia chiese rinforzi per la notte di Capodanno ma il ministero li aveva negati.
  • I fatti qui elencati sono stati ricostruiti in base alle testimonianze e dichiarazioni giunte nei giorni successivi.
  • L’elenco delle aggressioni é particolarmente corposo. Qui ne sono state selezionate solamente alcune per fornire un’immagine il più completa possibile degli orari di inizio/fine e delle diverse modalità d’esecuzione.

19:00 Una ragazza viene circondata da 5 persone ed afferrata mentre cammina

19:30 Parcheggio della stazione. Una ragazza si trova all’interno della propria macchina ferma. Un uomo le bussa sul finestrino e le indica di guardare le ruote. La ragazza esce dal veicolo e vi gira intorno osservando le ruote. Rientrata nell’abitacolo scopre che la sua borsetta é scomparsa.

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eventi tra le 19 e le 21 (dati aggiornati all’ 11/01/16)

20:30 Nella Banhofsvorplatz (la piazza antistante la stazione dei treni, indicata in rosso nell’immagine sopra) inizia a formarsi una folla composta da diverse centinaia di persone, perlopiù di origine nordafricana.

21:00 Nella piazza sono presenti circa 400/500 persone, quasi esclusivamente giovani uomini nordafricani e mediorientali tra i 15 e 35 anni. Alcuni stanno in piedi divisi per gruppetti nella piazza a far esplodere petardi.  Altri stanno sulle gradinate del Duomo a guardare la scena. Per terra ci sono bottiglie di birra. Sono molto rumorosi. Si sentono continui fischi dei mazzetti in volo e ogni volta che uno di questi esplode si sentono fischi e “Oooooh”.  Una persona viene derubata all’interno della stazione. Decine di cellulari riprendono quel che succede. Alcuni gruppetti lanciano pericolosamente i petardi addosso ad altri gruppetti in un “gioco” decisamente irresponsabile. Alcune delle persone che escono dalla stazione preferiscono aggirare in fretta il centro della piazza piuttosto che passare in mezzo alle esplosioni. Qualcuno si ferma a vedere che succede. C’é un caso di accoltellamento per cui arrivano la polizia ed un’ambulanza ed altre risse.

21:30 Polizia locale, polizia federale e rappresentanti del comune tengono un briefing sulla situazione alla piazza della stazione. Si propone di far intervenire la polizia antisommossa per le 22:00

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eventi tra le 21 e le 22 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

22:00 La folla davanti alla stazione si é fatta più aggressiva. Chi passa di lì ne é intimorito. Molti di loro sono ubriachi ed “inconsapevoli di dove si trovassero“. Probabilmente molti han consumato anche droghe. Le bottiglie di birra vuote vengono frantumate per terra. Ci sono diverse chiazze di vomito. Lo scoppio continuo di petardi rende il tutto ancor più caotico. Ad ogni passo si calpestano vetri rotti. Due uomini bloccano delle donne vicino alla cattedrale e queste, urlando, tentano di reagire. Ci sono diverse risse nella stazione e la polizia tenta di contenerle ma sono troppe e c’é una difficoltà oggettiva nel focalizzarsi su ogni singola rissa. Si sente una ragazza urlare, piangere e scappare da un uomo che le urla contro puntandole il dito per poi inseguirla assieme ad altri. C’é un secondo briefing tra le polizie ed il Comune. L’intervento della polizia antisommossa é rimandato alle 22:30. Ubriachi lanciano petardi addosso ad altra gente. Iniziano le prime aggressioni: branchi da 2 fino a 20 persone individuano delle vittime, quasi esclusivamente giovani ragazze, le circondano e continuando a camminare al passo delle vittime vi si stringono addosso impedendone la fuga. A questo punto diverse mani iniziano a toccare aggressivamente la vittima da più parti: mani sul sedere, mani sul seno, tra le gambe. Mani che afferrano le braccia e che tirano la giacca. In alcuni casi mani che s’infilano dentro ai pantaloni. Intanto il branco rivolge frasi oscene alle vittime, le chiama “Bitch” o “Schlampfe” (Troia) e gli dice “Ficki, Ficki” (Scopiamo, scopiamo). Una macchina della polizia sosta davanti al Duomo e viene bombardata di petardi.

22:15 Una donna viene assalita e toccata mentre esce dalla stazione. Contemporaneamente c’é un tentativo di rubare la borsa del marito.

22:25 In piazza giungono dieci poliziotti antisommossa.

22:30 Due ragazze vengono assalite all’ingresso della stazione. Gli assalitori le toccano dappertutto, compresi i genitali. (Si tratta dell’episodio più grave e che porterà a due denunce per stupro). Una ragazza passa nel bel mezzo di una folla. Successivamente si accorge di esser stata derubata. Un petardo esplode sulla spalla di una ragazza ustionandola. Un’altra ragazza giunta da Bonn testimonia che scesa dal treno vede in stazione quasi esclusivamente maschi nordafricani. Ubriachi. La folla é tanto densa da potersi a malapena muovere e diverse mani la toccano sul sedere. “non avevano la sensazione di star facendo qualcosa che é vietato

22:40 Un ragazzo e due ragazze alla stazione. Mentre queste vengono circondate e toccate lui viene derubato.

22:50 Tutte le squadre antisommossa sono ora nel piazzale. Sei tratta di 142 poliziotti. All’interno della stazione invece ci sono 70 poliziotti federali i quali determinano che all’interno della stazione c’é un grande numero di uomini e ragazzi.

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eventi tra le 22 e le 23 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

23:00 Le persone radunate nella Banhofsvorplatz adesso sono circa un migliaio. Secondo alcuni 1.500. Più rumore, più petardi. Più caos. C’é una situazione caotica con gente “completamente disinibita” che urla, fumo di petardi esplosi ovunque. Gran parte delle persone é ubriaca o intossicata. Nessuno si cura più di tanto della presenza della polizia. Si stanno verificando ancora aggressioni all’interno della folla ma la polizia antisommossa non se ne accorge. Passa un’ambulanza e viene bersagliata di petardi. In un angolo della piazza alcuni stanno litigando. Altre risse. Per la maggior parte sono ragazzi e giovani uomini nordafricani o mediorientali. Non é più una situazione tranquilla: raggiungere la stazione dei treni é ora oggettivamente pericoloso per i passanti e le persone in piazza si stanno facendo aggressive. Alcuni ragazzi si sono messi a far scoppiare petardi nel bel mezzo dell’adiacente sottopasso impedendo l’eventuale passaggio delle automobili. Nel frattempo sono giunte diverse macchine e camionette della polizia. Un’altra ragazza testimonia di esser stata toccata nelle parti intime più o meno a quest’ora nel piazzale della stazione.

https://www.youtube.com/watch?v=FrNUwzUTVSI

23:15 Due ragazze vengono circondate e toccate dalla folla. Cade la borsetta. Vengono derubate di cellulare, contanti e gioielleria. La polizia decide di sgomberare la scalinata del Duomo.

23:30 La polizia decide d’intervenire prima che accada qualcosa di grave ed inizia lo sgombero della piazza. Con qualche difficoltà circondano la zona ed iniziano a disperdere le persone presenti allontanandole dalla zona della stazione. La polizia di Colonia informa della situazione la LZPD, l’organo di coordinamento delle polizie del Länder. La LZPD chiede se siano necessari rinforzi ma la polizia di Colonia dichiara di non ritenerlo necessario.

23:35 La polizia inizia a sgomberare la scalinata del Duomo.

23:40 Una ragazza si trova nella folla. Viene toccata e derubata.

principali eventi denunciati tra le 23 e le 24

principali eventi tra le 23 e le 24 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

00:00 Mezzanotte: festeggiamento del nuovo anno.

00:05 Ragazza viene toccata sul sedere da stranieri. In seguito si accorge che le é stato rubato il cellulare.

00:15 La scalinata del Duomo é ora sgombra.

00:20 Vittima testimonia di esser stata “toccata dappertutto”

00:27 Il grosso dei festeggiamenti é finito e da questo momento in poi molte persone dovranno recarsi alla stazione per tornare a casa. La polizia decide di riaprire l’accesso alla piazza e alla scalinata. Sempre la polizia dichiarerà successivamente che da questo momento la situazione in piazza si era “calmata notevolmente

00:30 Madre e figlia vengono assalite. Uno degli assalitori tenta di baciare la ragazza mentre un’altro le tira fuori il portafoglio dalla borsa. Una ragazza viene circondata da 5 uomini che tentano di toccarla sotto alla gonna mentre un’altro le strappa via la borsetta. Tra la mezzanotte e adesso la polizia ha controllato tra le 30 e le 50 persone. Una squadra viene spostata in un’altra zona della città. Alcune donne dichiarano agli agenti di non esser state aiutate dai poliziotti presenti in stazione. C’é il primo arresto per borseggio.

00:45 La polizia dichiarerà successivamente che a quest’ora era stata disperso il grosso della folla presente in piazza. Tuttavia vi sono diverse testimonianze che affermano il contrario. Ad esempio la testimonianza di una ragazza, il fidanzato e due amiche che trovatisi nel piazzale a quest’ora vengono circondati da diversi uomini che iniziano a toccarli dappertutto, anche in zone intime. Dopodiché, ancora in stato di shock, han raggiunto dei poliziotti all’interno della stazione che immediatamente sono scattati nel tentativo di catturare gli aggressori. Aggressioni simili avvengono sia all’interno che al di fuori del piazzale della stazione.

00:50 La polizia dichiarerà in seguito che solo a quest’ora viene informata per la prima volta che ci son state molestie sessuali. Vicino al duomo c’é un tentativo di stupro.

00:57 Gruppo di cinque femmine ed un maschio vengono circondati da 30-50 persone. Le femmine vengono molestate ed il maschio derubato.

Schermata 2016-01-12 alle 16.13.49

eventi tra le 00 e le 01 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

01:00  Amir, un 37enne iraniano residente da 17 anni in Germania, testimonia che a quell’ora é entrato alla stazione con la fidanzata e i suoi genitori per tornare tutti a casa. Un poliziotto cerca di impedirgli l’accesso finché lui non gli dice “Siamo una famiglia e vogliamo tornare a casa”. Entrati nella stazione vedono vomito dappertutto. Giorni dopo testimonierà: “Ho avuto paura” – “E’qualcosa che non avevo mai visto in Germania”. Durante la serata, davanti alla stazione dei treni la polizia ha identificato 70 delle persone presenti. La polizia si apposta all’ingresso della stazione per permettere alle persone di raggiungere i binari in sicurezza. Tre ragazze vengono circondate e toccate dappertutto da un gruppo di nordafricani. C’é un tentativo di rubare una borsetta. Viene rubato un cellulare.

01:20 La polizia deve ancora contenere delle aggressioni tentando d’impedire l’assembramento di persone “che apparentemente si raggruppavano per commettere crimini o celarli

01:30 Una ragazza viene separata dal suo ragazzo, toccata dappertutto e derubata della borsetta ed il suo contenuto.

01:40 Ai binari una ragazza viene toccata sotto gli abiti nell’area genitale.

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principali eventi tra le 01 e le 02 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

 

02:00 Attorno alla stazione c’é ancora gente. Ci sono diverse risse. Ubriachi che lanciano le bottiglie rischiando di colpire passanti. Un gruppo di uomini infastidisce delle ragazzine nella metropolitana ma un signore tedesco interviene e queste riescono ad allontanarsi.

02:30 Ragazzo e ragazza vengono molestati mentre camminano dall’Heumarkt al Duomo

03:15 Ragazzo e ragazza vengono circondati. L’uomo viene derubato.

04:00 La polizia dichiarerà che a quest’ora la situazione si é ulteriormente calmata.

04:15 Ragazza viene toccata dappertutto.

04:30 Una ragazza esce da un bar e viene derubata del cellulare.

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eventi tra le 02 e le 05 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

05:00 Viene mandata via una delle squadre di poliziotti dalla stazione

05:05 Vengono rilasciate le prime persone che erano state arrestate e trattenute in cella.

06:40 Ragazzo in bici nei pressi della stazione. Dalla giacca gli vengono rubati cellulare, documenti e carte di credito.

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eventi dalle 05 alle 12 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

Dopo le 5 la situazione é ritornata quella di una giornata normale.

 

3.0 I GIORNI SUCCESSIVI

[fra parentesi quadre ed in rosso alcune considerazioni che si é preferito inserire qui anziché nella quarta sezione] 

Venerdì 1 Gennaio 2016 POLIZIA NEGA, I SOCIAL NETWORK S’INFERVORANO

Alle 08.57 viene rilasciata una relazione della polizia segnala che “la celebrazione del capodanno é stata perlopiù pacifica” e che all’indomani dei festeggiamenti il clima é “ritranquillo”. Si segnalano 20 casi di danneggiamento (l’anno precedente furono 25), 78 colluttazioni, 80 interventi della polizia, 80 casi di festeggiamenti eccessivamente rumorosi e il fatto che poco prima di mezzanotte si é dovuta sgomberare l’area del Duomo per evitare la formazione di una ressa pericolosa causata da circa 1000 persone intente a far esplodere fuochi pirotecnici.

Sul gruppo Facebook “Nett-Werk Köln” vengono pubblicati dei post sugli assalti ma gli amministratori del gruppo li cancellano in quanto contrarie alle regole contro l’incitamento

Il Köllner Express pubblica un articolo intitolato: “Notte di San Silvestro: giovani donne molestate sessualmente” in cui riporta la testimonianza di una giovane donna (28) che dichiara che nei pressi della stazione alle 00:45 lei, il fidanzato e due amiche sono stati circondati da diversi uomini che hanno iniziato a toccarli dappertutto, anche in zone intime. Dopodiché, ancora in stato di shock, han raggiunto dei poliziotti all’interno della stazione che immediatamente sono scattati nel tentativo di catturare gli aggressori.

 

Sabato 2 Gennaio 2016 PRIME AMMISSIONI DELLA POLIZIA

La polizia dichiara che una trentina di uomini “di aspetto nordafricano” ha agito assalendo diverse vittime circondandole in gruppi per immobilizzarle e distrarle mentre le derubavano di portafogli e cellulare e che in alcuni casi sono andati oltre toccando le parti intime delle vittime dei furti.

 

NOTA RIGUARDANTE I DIVERSI CORPI DI POLIZIA TEDESCA

Nel piazzale della stazione di Colonia a capodanno intervenivano due diversi corpi di polizia:

Bundespolizei (polizia federale tedesca, dipendente dal ministero degli interni. Ha il controllo della ferrovia e della stazione dei treni fino ad una distanza di 30 metri da essa, il che include tutta la piazza antistante.)

Kölner Polizei (o Landespolizei Köln, polizia locale di Colonia, dipendente dal proprio Länder di appartenenza. Ha il controllo del territorio)

Inoltre alcune dichiarazioni verranno rilasciate dal leader locale del GdP, ossia il principale sindacato di polizia.

Ciò ha provocato a volte una qualche confusione sui media riguardo le dichiarazioni dei diversi “capi della polizia”.

 

Domenica 3 Gennaio 2006 A COLONIA NON SI PARLA D’ALTRO

A Colonia non si parla d’altro soprattutto sui social network a causa della scarsa copertura mediatica che già qualcuno indica come voluta.

Il “Köllner Express” pubblica un nuovo articolo in cui riporre più un dettaglio la testimonianza del primo articolo. La giovane donna, che dichiara di essere nativa di Colonia, si chiama Katia L (28) e specifica che l’assalto é avvenuto nei pressi della vecchia sala d’attesa aggiungendo “Quando uscimmo dalla stazione fummo molto sorpresi dal gruppo che incontrammo fuori” – “erano solamente uomini stranieri” („Als wir aus der Bahnhofshalle kamen, waren wir sehr verwundert über die Gruppe, die uns da empfing“ – „Es handelte sich ausschließlich um junge ausländische Männer”), che “sarò stata toccata 100 volte in 200 metri” mentre gli uomini le dicevano “Schlampen” (troie) e “Ficki, Ficki” (scopare, scopare) e che “per fortuna indossava giacca e pantaloni perché una gonna le sarebbe stata sicuramente strappata”. Una delle due amiche racconta che il gruppo era di 40 o forse 100 uomini e che collant e mutande le son state quasi completamente tolte. Tornate alla stazione hanno avvertito subito la polizia ma non son state in grado di dire chi le avesse toccate né dove. Katia L. aggiunge “spero che li catturino o non scenderò in piazza al Carnevale”. L’articolo termina informando che la polizia ha iniziato un’attività di verifica dei fatti e che 35 donne hanno già fatto denuncia ma la cifra é destinata ad aumentare. In totale sono state fatte 60 denunce, il 25% delle quali includeva molestie sessuali.

 

Lunedì-Martedì 4 -5
Gennaio 2006 LA NOTIZIA FA IL GIRO DEL MONDO

Il capo della polizia di Colonia, Wolfgang Albers, dichiara che il numero di denunce é arrivato a 60. Parla di “una dimensione completamente nuova di crimine“. La sindaco Reker annuncia una riunione apposita.

Sull’Huffington Post tedesco si fa notare come i fatti di Colonia incredibilmente non abbiano avuto eco sui media nazionali nonostante la gravità e che le uniche fonti sono, oltre a brevi dichiarazioni su WDR, il “Köllner Express” e “Focus Online“, entrambi di noto indirizzo conservatore e non proprio adatti a fungere da fonte primaria. Si parla di disinformazione, censura ed eccessiva prudenza. Poco dopo la pubblicazione dell’articolo, però, la notizia riceverà una copertura internazionale.

Il ministro della giustizia tedesco Maas parla di attacchi “vili e odiosi”. La cancelliera Merkel chiede una risposta severa della legge. La sindaco di Colonia dichiara misure restrittive per i prossimi eventi pubblici. La polizia dichiara che le denunce sono salite a 90, alcune delle quali per molestia, alcune per furto e alcune per furto con molestia. In un caso v’é una denuncia per stupro. La sindaco Reker dichiara che non v’é alcuna prova che vi fossero rifugiati tra gli assalitori e diffonde alcuni “consigli utili” per evitare in futuro situazioni simili che scatenano ilarità e critiche. Quello che appare subito chiaro é che non ci sono dei veri sospetti e non é chiaro il loro numero ma “Non si é trattato di mille assalitori, come ripete la stampa, ma di persone che si sono mescolate nella folla.

La notizia viene riportata dai media internazionali che sostanzialmente riprendono quanto scritto sul “Köllner Express” e “Focus Online“. Ciò che passa é sostanzialmente “Nella notte di Capodanno a Colonia mille arabi o nordafricani ubriachi ed aggressivi hanno assalito dalle 60 alle 90 donne”, così come lo riporta la BBC, il DailyMail,

In Italia la notizia giunge così:

 

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Schermata 2016-01-10 alle 00.19.56

 

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[Da una parte i quotidiani di estrema destra parlano di “stupri di massa”, dall’altra alcune incomprensioni diffuse sui termini “molestie”, “attacchi” e “gruppi” e il patatrac é fatto! Da questo momento in Italia si parla di “mille rifugiati mussulmani ubriachi che si sono organizzati in massa per stuprare in branco le nostre donne”]

 

Mercoledì 6 Gennaio 2006 SALE L’HYPE

Salta fuori un foglio in cui sono riportate sia in arabo che in tedesco frasi come: “Voglio scopare con te”, “belle tette” e “ti ammazzo”.

Una donna di lingua araba informa la polizia che alcuni rifugiati di Duisburg le avrebbero rivelato di esser stati a Colonia per il capodanno. Alcuni cellulari rubati sarebbero stati rinvenuti presso abitazioni di rifugiati o nelle loro vicinanze, ma la polizia non conferma.

Duecento donne manifestano contro il sessismo davanti al Duomo di Colonia.

[In GERMANIA dapprima si é parlato del ritardo con cui la notizia é giunta ai notiziari nazionali accusando la polizia di aver voluto mantenere in silenzio i fatti, poi ci si é concentrati sul fatto che molti media hanno dato scarso risalto alla nazionalità/origine degli assalitori indicandoli come “probabilmente nordafricani” o “indicativamente di aspetto arabo”; poi si é proseguito con le accuse di incompetenza verso la polizia e allo stesso tempo si son toccate appieno le politiche di accoglienza del governo in carica, passando per il senso di sicurezza generale.  

In ITALIA invece il livello del discorso é ben esemplificato qui: C_4_articolo_2152734_upiImagepp

Si é parlato di “stupri organizzati”, “rete internazionale degli stupri di massa”, “attacco organizzato” equiparando i fatti di Colonia ad un atto terroristico.

Come sempre in questi casi sui social network ottengono maggio risalto le voci più estremiste e informazioni vere si legano a bufale di facile presa. Foto risalenti ad altre notizie, falsi palesi, dettagli ingigantiti, voci date per buone ed un video delle aggressioni che poi si scopre esser risalente ai fatti del Cairo del 2012 (NB pur non riferendosi ai fatti di Colonia il video é utile in quanto le modalità delle aggressioni di Colonia é praticamente identica a quella mostrata nel video in questione) . Il tutto ovviamente per dipingere i fatti in modo ancor più drammatico di quanto non siano già. 

Ciò che molto velocemente é stato messo in secondo piano sia in Germania che in Italia é la possibile discussione sul trattamento delle donne nei luoghi pubblici. Già a questa data i “fatti di Colonia” sono diventati merce di propaganda politica incentrata sulla tesi dello scontro di civiltà e cioé immigrazione, Islam, Europa, accordi di Schengen ecc. Le vittime dei fatti sono già diventate un mero numero da spendere e l’interesse vige più sulla nazionalità/origine degli aggressori che su ciò che han passato le vittime (Quanti erano rifugiati? Quante molestie? Quante donne? Quanti disoccupati? Quanti?)

Il fatto é decisamente interessante soprattutto se paragonato ad un recente episodio che presenta alcuni particolari analoghi:

https://www.youtube.com/watch?v=4vznKyl_4A8

Roma, 18-19 febbraio 2015, un migliaio di ultras olandesi del Feyenoord perlopiù ubriachi, tengono in ostaggio diverse zone del centro con risse, danneggiamenti, vandalizzazioni, scontri con la polizia. Vengono danneggiati 15 autobus e la fontana del Bernini in quelle che vengono descritte da più parti “scene di guerriglia“. In quel caso oltre a qualche ovvia critica sull’operato della polizia é interessante osservare in che modo sono stati descritti gli ultras del Feyenoord sulla stampa più critica:

“orda sbronza”, “teppaglia” che forse han dovuto sfogare la loro frustrazione di vivere in una città brutta (Libero

“teppisti” che hanno compiuto “barbarie” (Libero)

“teppisti” (Libero)

“tifosi ubriachi” (Il Giornale)

“tifosi-vandali”, “nuovi lanzichenecchi” (Il Giornale)

“barbari”, “hooligan” (Il Fatto Quotidiano)

“bestie completamente ubriache”, “energumeno”, “esaltati” “soliti imbecilli” (Il Fatto Quotidiano

Qui la tesi dello scontro di civiltà non é scattato. Perché? Non si inneggiato contro la “razza olandese” né contro la “cultura nordica”, né contro la “violenza repressa dei protestanti”: i tifosi ubriachi sono contestati semplicemente per il fatto di essere dei tifosi ubriachi. La loro origine viene considerata solo come appiglio su cui costruire delle immagini colorite (barbari, vandali, lanzichenecchi) ma non é mai elemento centrale della critica. Gli ultras olandesi sono condannati in quanto ultras e non in quanto olandesi. Mai, mai, mai é stata proposta una lettura razziale-culturale di ciò che gli olandesi hanno fatto a Roma. Mai si é accennato alla loro fede protestante. Al contrario, per i fatti di Colonia, i teppisti nordafricani e mediorientali vengono condannati in quanto nordafricani e mediorientali secondo l’equazione “nordafricani e mediorientali = teppisti”. ].

 

Giovedì 7 Gennaio 2006 NOTIZIE A CATENA

Sull’Huffington Post tedesco si prende atto che moltissima stampa ha abusato dei termini “1000 uomini”, “rifugiati” in quanto a questa data nessun elemento indica che effettivamente vi fossero mille persone implicate, né che vi fossero coinvolti rifugiati ma che oramai la vulgata dell’evento é “mille rifugiati hanno molestato donne tedesche” [se avesse letto i giornali italiani molto probabilmente l’autore avrebbe sostituito “molestato” con “stuprato”] .

[Le dichiarazioni della polizia hanno fatto si che si smorzassero le voci sui “mille stupri”. Nel frattempo alla notizia di Colonia si sommano anche le segnalazioni di molestie avvenute in altre città europee da Amburgo a Zurigo passando per Helsinki. Da questo momento ogni molestia, furto, violenza o rissa di un seppur minimo interesse verrà collegata ai fatti di Colonia e troverà spazio sulla stampa: si andrà da un gruppo di 500 uomini che han tentato di forzare l’ingresso in una discoteca a Bielefeld (la polizia di Bielefeld però rimarcherà che i fatti di Colonia non c’entrano niente con quanto avvenuto a Bielefeld e che le voci in rete hanno ingigantito e snaturato) ai  6 (sei) casi di molestie avvenuti la stessa notte a Zurigo. Ciò non deve stupire in quanto risponde perfettamente ad una nota tendenza dei news-media, ossia la creazione di notizie-catena ottenute relazionando forzatamente fatti scollegati per cavalcare l’onda dell’interesse per la notizia iniziale col risultato di amplificare agli occhi del pubblico la portata dei fatti. Un esempio illuminante é il caso delle “morìa di uccelli del 2011.]

Il Consiglio centrale dei mussulmani tedeschi, con sede a Colonia, riceve centinaia di email e 50 telefonate telefonate minatorie. Sono costretti a staccare i telefoni.

 

Venerdì 8 Gennaio 2006 LICENZIATO IL CAPO DELLA POLIZIA LOCALE

Il capo della polizia di Colonia viene mandato in pensionamento anticipato. La polizia federale dichiara di aver identificato 31 persone sospettate di aver preso parte alle aggressioni, tra cui 18 richiedenti asilo ma la polizia specifica che non sono sospettati di molestie sessuali ma di furto. Fra gli identificati vi sono 9 algerini, 8 marocchini, 4 siriani, 5 iraniani, 1 iracheno, 1 serbo, 1 statunitense e 2 tedeschi (secondo alcune fonti tre) . Sono perlopiù persone già note alla polizia di Colonia e non sono tra i profughi arrivati di recente. Vengono inoltre arrestate due persone: un sedicenne di origine marocchina ed un ventitreenne di origine tunisina. Le denunce sono salite a 200. Tra telecamere a circuito chiuso e telefoni cellulari sono state raccolte 350 ore di filmati divisi in circa 250 files.

 

Sabato 9 Gennaio 2016 SCONTRI TRA MANIFESTANTI

A Colonia il partito anti-Islam Pegida organizza una manifestazione anti-rifugiati cui partecipano circa 1700 persone mentre nel piazzale della stazione dei treni si é tenuta una contro-manifestazione. Mentre quest’ultima si é svolta pacificamente quella di Pegida é sfociata in scontri. Discorsi di grande violenza verbale, che hanno acceso ancor più gli animi: “Angela Merkel peggior cancelliere dopo Hitler”, “Islam cancro e Pegida la sua cura”, “Profughi invasori che violentano donne e bambini”, alcune delle frasi più roboanti pronunciate dagli oratori.

https://www.youtube.com/watch?v=tkNTKaNEP5U

La polizia di Colonia dichiara che 100 detective stanno investigando su 379 denunce, di cui circa il 40% include molestie sessuali e che le indagini sono focalizzate su persone originarie del nordafrica, perlopiù “richiedenti asilo e persone che vivono in Germania illegalmente”

Sulla rete nazionale tedesca i fatti di Capodanno vengono definiti un “campanello d’allarme” che illumina sulle difficoltà che incontra la Germania nell’integrare i nuovi arrivati, ma si dichiara altresì che “non bisogna cedere alle paure” per “non perdere ciò che abbiamo raggiunto”.

Una nuova manifestazione contro il sessismo sulle scalinate del Duomo.

La cancelliera Merkel presenta la proposta “che i profughi possano perdere il diritto d’asilo in caso di reati, anche per quelli in cui è prevista la condizionale

 

Domenica 10 Gennaio 2016 PROSEGUONO LE INDAGINI. AUMENTANO LE DENUNCE

La polizia locale di Colonia dichiara di star indagando su 19  sospetti: 10 richiedenti asilo e 9 presunti clandestini, fra cui alcuni “rifugiati arrivati in Germania negli ultimi mesi“. Quattro di essi sono già in stato di fermo accusati di furto. Nessuno di essi é residente a Colonia. Il direttore generale dell’anticrimine del Reno Settentrionale-Westfalia fa inoltre sapere che “dalle indagini sulla notte di San Silvestro finora non risulta che gli attacchi alle donne a Colonia siano stati “organizzati o guidati” e utilizza il termine “Tarraush gamea, utilizzato nei paesi arabi (ma anche in India e Bangladesh) per indicare le molestie sessuali di gruppo in luoghi pubblici

Le denunce sono salite a 516. La percentuale di denunce che include anche o solo molestie sessuali resta del 40% circa.

Di questi episodi, 107 includono il furto.

Si sono verificate aggressioni ai danni di persone dall’aspetto nordafricano e mediorientale. La polizia indaga per verificare se vi sia collegamento con un gruppo di hooligan, rocker e buttafuori che avrebbe lanciato su Facebook una “caccia all’uomo nel centro storico di Colonia”.

[Nel frattempo l’hype sulla notizia é ancora alto e dopo le prime reazioni indignate adesso i media iniziano a diffondere le proprie letture dell’accaduto, a volte andando al nocciolo della questione e a volte raggiungendo picchi dell’orrido (ma alcuni se ne accorgono)]

 

Lunedì 11 Gennaio 2016 LA LISTA DELLE DENUNCE

Il presidente della polizia federale tedesca Heiko Maas dichiara a proposito delle aggressioni: «deve esserci dietro una qualche forma di organizzazione. Nessuno può venirmi a raccontare che non sia stato preparato o concordato […] Normalmente una cosa del genere viene organizzata sui social network […] non si tratta di criminalità organizzata […] » e che dietro agli assalti «[…] non ci sia nessun tipo di gruppo strutturato». La polizia indaga tra decine di sms, chat ed email. Si continua a parlare di “regia unica” anche sulla stampa ma non c’é alcuna evidenza di ciò e la polizia locale invece smentisce. [1. Heiko Maas parla chiaramente di una sua ferma convinzione non ancora confermata da prove. Molta stampa però trasmette incorrettamente l’informazione “gli attacchi erano organizzati” dandola già per certa. 2.Il sospetto che traspare da diverse dichiarazioni é quello della “grande rete internazionale dei mussulmani organizzati per attaccare l’occidente” e dice molte più cose su chi la sostiene che delle persone sospettate]

Per il momento si indaga su 19 sospetti di cui 10 profughi.

Bild Zeitung pubblica la relazione del Ministero in cui sono elencate una ad una le descrizioni degli assalti denunciati

A Lipsia (ex DDR) Pegida sfila in un corteo anti-immigrati. Ci sono scontri, danneggiamenti ed arresti. La notizia trova eco internazionale poiché viene incatenata ai fatti di Colonia.

Rolf Jaeger, ministro del Land del Reno Settentrionale-Westfalia, dichiara“I testimoni e i rapporti della polizia locale, così come i resoconti della polizia federale, puntano sul fatto che i reati sono stati commessi quasi esclusivamente da persone dell’ambiente dei migranti“, punta il dito contro la polizia locale, affermando che questa non avesse chiesto rinforzi citando anche la nota stampa rilasciata il primo gennaio in cui si dichiarava la situazione “tranquilla” e dichiara che secondo le indagini non risulta che gli attacchi siano stati “organizzati” o “guidati”

Martedì 12 Gennaio 2016 L’ATTENZIONE INIZIA A CALARE

Il procuratore Ulrich Bremer dichiara che le denunce sono salite a 563, che la percentuale di queste che include molestie sessuali é ora del 50% e che i sospettati identificati dalla polizia sono 23. Rolf Jaeger, ministro del Land del Reno Settentrionale-Westfalia, ha rilasciato nella notte un report in cui dichiara quanto che la polizia sapesse della situazione. Vengono resi noti i tempi, gli orari dei briefing, il numero di poliziotti presenti, l’osservazione che le forze fossero in realtà insufficienti e che ciò abbia lasciato ampi margini di manovra agli aggressori, il fatto che la polizia di Colonia non sentì necessario avere rinforzi dal LZPD. Si rende noto che tra le ore 20:00 del 31 dicembre e le ore 07:00 del 1 gennaio sono giunte 1267 chiamate d’emergenza che hanno portato ad eseguire 873 controlli, di cui 53 nell’area della stazione, 12 dei quali riguardavano molestie, furti e/o percosse. Si parla di errori di valutazione, incapacità di adattamento e disorganizzazione (sovraccarico di lavoro per le forze ordinarie.

[Da questo momento i “fatti di Colonia” non trovano più spazio sulle prime pagine internazionali]

4.0 Alcune considerazioni:

4.1 RADUNO SPONTANEO?

Possibile che mille, millecinquecento persone si siano radunate nello stesso luogo senza alcun coordinamento? Finora nulla ha fatto emergere la presenza di un coordinamento generale. Vi sono però diversi elementi che possono spiegare come ciò sia stato possibile:

Nell’area della stazione stazionano sempre piccoli gruppi di nordafricani dediti allo spaccio ed al taccheggio. Altri gruppi di nordafricani sono giunti a Colonia passando proprio dalla stazione. Il punto di ritrovo della piazza é la scalinata del Duomo. E’sulla scalinata che ci si da appuntamento e ci si trova. La scalinata però é involontariamente al tempo stesso anche una perfetta platea: basta che una persona nel piazzale inizi ad attirare l’attenzione che la gente sulla scalinata si trasformi volente o nolente in pubblico e quella sera c’era gente in piazza che tirava razzi e petardi. Non serve molto perché gruppi di persone sulla scalinata inizino ad incitare quelli che tirano i petardi e perché altri gruppi giunti successivamente si fermino lì nel piazzale sommandosi alla folla preesistente. Non va nemmeno dimenticato che molti tedeschi già vedendo i primi assembramenti di nordafricani han preferito non mescolarsi, facendo sì che tale folla mantenesse la propria omogeneità iniziale (giovani maschi di origine tendenzialmente nordafricana).

Che alcuni di questi gruppi si siano dati appuntamento alla stazione non sembra affatto strano, così come non sembra nemmeno strano se alcuni gruppi di assalitori si siano coordinati sul momento via chat (stupisce che nel 2015 vi siano giovani che interloquiscono via chat e social network?)

 

4.2 LA POLIZIA HA NEGATO L’EVIDENZA?

Ci sono ancora indagini e discussioni in corso é già chiaro che i corpi di polizia di Colonia abbiano gestito malissimo la situazione in piazza sottostimandone il rischio potenziale ed agendo tardivamente con mezzi limitati. Purtroppo capire esattamente perché sia successo richiederebbe approfondimenti sulla situazione, sugli equilibri interni e funzionamento dei corpi di polizia della città che francamente esula dall’interesse di questo post ed a meno che non saltino fuori rivelazioni stravolgenti basterà sapere che c’é stata disorganizzazione da parte della polizia ed all’indomani s’é tentato di sorvolare sull’accaduto.

 

4.3 ERANO TUTTI NORDAFRICANI?

Tutte le testimonianze concordano nel descrivere la folla in piazza ed in stazione come composta quasi unicamente di nordafricani o mediorientali. Le persone sospettate di aver assalito le ragazze provengono da Algeria, Marocco, Siria, Iran, Iraq, Serbia, Stati Uniti e Germania. Si può dunque già affermare che per la stragrande maggioranza si: si parla di persone la cui origine é ascrivibile al nordafrica ed al medio oriente. Magari salterà fuori che tra gli assalitori c’erano pure dei russi, brasiliani o italiani e ci sarà chi pungolerà sul paese di origine dei genitori di questi russi, brasiliani e italiani ma sono questioni di lana caprina in quanto l’origine delle persone coinvolte non é fondamentale nelle dinamiche di quanto accaduto

 

 

4.4 LA VIOLENZA SULLE DONNE E’ UN PROBLEMA DEL MONDO MUSSULMANO?

E’ un problema che coinvolge ANCHE il mondo mussulmano: le aree di provenienza delle persone coinvolte sono caratterizzate da società fortemente maschiliste e patriarcali in cui sono comunemente diffusi stereotipi sessisti sulle donne occidentali. Ciò non toglie che allo stesso tempo anche in Germania (e in Europa e nel cosiddetto “mondo occidentale”) sia ancora fortemente radicata una cultura maschilista e patriarcale. Le differenze tra “mondo occidentale” e “mondo islamico” sul rapporto con il genere femminile, quando ci sono, son soprattutto differenze esteriori relative al grado di accettazione sociale di tale impostazione. Il rapporto disequilibrato fra i generi non é dunque un problema spiccatamente mussulmano: se da una parte v’é una manifestazione più esplicita di una visione maschilista, dall’altra, nel “mondo occidentale”, si finge che tale visione non sia diffusa illudendosi che i pur numerosi segnali contrari siano solo casi isolati o eccezioni.

 

4.5 DUNQUE, RIASSUMENDO…

  • Mille, millecinquecento tra ragazzi e giovani uomini accomunati perlopiù dal fatto di essere tutti maschi venire quasi esclusivamente dal nordafrica o dal medio oriente si sono radunati nel piazzale della stazione.
  • Le persone presenti in piazza sono accomunate dal fatto di appartenere a gruppi sociali perlopiù scarsamente integrati tra la popolazione tedesca.
  • Anche se alcuni gruppi si erano accordati sull’incontrarsi alla Banhofsvoorplatz, non c’é alcun meta-coordinamento di tutta la folla.
  • Il piazzale della stazione é un luogo pubblico di grandissimo passaggio: chi giunge a Colonia dal circondario spesso vi giunge in treno e passa obbligatoriamente dalla stazione.
  • Il piazzale della stazione di Colonia é notoriamente luogo di spaccio e borseggio. Gruppi di spacciatori e borseggiatori perlopiù di origine nordafricana vi s’aggirano costantemente ed é lecito ritenere fossero presenti anche durante gli eventi in questione
  • Borseggi e furti sono il crimine principale a Colonia.
  • Durante tutti i grandi eventi di piazza s’assiste ad un notevole aumento de borseggi e molestie, seppur in numero decisamente inferiore rispetto ai fatti di Colonia.
  • Uno dei metodi noti dei borseggiatori consiste nell’accerchiare la vittima per impedirne ogni reazione. Un secondo metodo consiste nell’urtarla mentre una seconda persona la deruba. Un terzo prevede di distrarla strattonandola.
  • Le persone presenti in piazza hanno iniziato a “festeggiare” il capodanno in maniera vandalica e l’atmosfera si é scaldata sempre più nell’arco di alcune ore.
  • La folla non é giunta tutta assieme ma si é formata nell’arco di diverse ore.
  • C’é stato un forte abuso di alcolici da parte delle persone in piazza ed é lecito ritenere anche l’utilizzo di altre sostanze stupefacenti. Di fatto buona parte delle persone presenti era evidentemente intossicata.
  • Fino alle 21:30-22:00 la situazione può dirsi tutto sommato normale (si verificano alcuni episodi di borseggio quantitativamente in linea con quanti ne avvengono in una giornata normale) ma é già chiaro che la folla stava aumentando sia in quantità che in aggressività.
  • Gli assalti in piazza iniziano ad intensificarsi tra le 22 e le 23, aumentano man mano che si avvicina la mezzanotte allargandosi in alcuni casi anche in aree non nelle immediate vicinanze della stazione per poi diminuire nuovamente. Tra le 2 e le 5 si verificano ancora degli episodi sparsi e solo dopo le 5 si ritorna ad una situazione di piena normalità registrando solo alcuni episodi di taccheggio.
  • Le aggressioni si sono sempre verificate in gruppo con modalità atte ad immobilizzare la vittima impedendone ogni reazione.
  • Con l’approcciarsi della mezzanotte e l’aumentare delle persone in piazza, non solo le aggressioni, ma anche i “festeggiamenti” delle persone il piazza si son fatti più aggressivi, eccessivamente violenti e pericolosi per il prossimo.
  • La polizia teneva sotto osservazione la situazione in piazza fin dalle 21:00 ma ha iniziato ad intervenire attivamente in piazza alle 22:30.
  • Per le 00:45 termina l’azione di dispersione della polizia e la piazza viene sostanzialmente svuotata.
  • Le azioni di polizia sono state insufficienti, tardive e malgestite.
  • Le vittime sono state nella stragrande maggioranza dei casi giovani donne. Le vittime di sesso maschile sono state assalite solo se erano da sole oppure se accompagnavano una o più giovani donne.
  • Ci sono state molestie sessuali nel 50% dei casi denunciati.
  • Alcuni casi di molestie possono non comprendere il furto semplicemente perché questo non é andato a buon fine.
  • 2 sono le denunce per stupro riguardanti un’unico episodio la cui dinamica é in linea con quella degli altri casi.
  • La polizia ha inizialmente dichiarato di non aver avuto nessuna percezione del fatto che si stessero verificando violenze tra la folla.
  • C’erano un sacco di telefoni che riprendevano ciò che accadeva.
  • Gli assalti sono avvenuti perlopiù nel piazzale dinnanzi alla stazione e nelle immediate vicinanze. Solo dopo le 00:30 s’iniziano a registrare un certo numero di aggressioni in altre aree del centro.
  • Gli assalti sono stati effettuati da gruppi di persone (composti da minimo 2, massimo 50 membri. Mediamente 20) che accerchiavano compatti le vittime oppure si sono verificate mentre la vittima si trovava all’interno di una folla.
  • Gli assalti sono stati perlopiù molto rapidi, tanto da non dare il tempo alle vittime di reagire, né di identificare gli assalitori, anche se in qualche caso c’é stata insistenza sulle vittime per lunghi tragitti.
  • Considerando che in città, come nel resto della Germania, v’è una fortissima polarizzazione sul tema degli immigrati con diverse associazioni coinvolte sull’argomento e vista la natura dei fatti di capodanno, non si può escludere a priori che alcune delle denunce, soprattutto quelle dell’ultimo minuto, possano esser state fatte ad arte per ingigantire mediatamente il caso o per frode assicurativa. Non vi sono elementi per affermarlo e quindi si tratta di un’ipotesi che andrebbe presa in considerazione solamente nel caso in cui si rilevassero incongruenze nelle denunce.

 

 

5.0 Conclusioni

L’impressione é che durante i fatti di Colonia si siano intersecati diversi fatti distinti che si sono legati tra loro:

 

A) CURVA. Il raduno spontaneo di numerosi giovani maschi intossicati d’origine nordafricana che, complici alcool, clima festoso, anonimato della massa ed esibizioni di machismo é rapidamente degenerato in un mix tra la peggior curva da stadio ed una sorta di spring break di soli maschi.

B) GHETTIZZAZIONE. Da un lato le diverse persone e gruppi di nordafricani e mediorientali han preferito stare tra di loro e dall’altro i tedeschi han fin da subito evitato di mescolarsi nella piazza. Per quanto possa esser stata una volontà bidirezionale, ciò ha portato sostanzialmente ad una sorta di ghettizzazione che ha permesso la formazione di un’assembramento omogeneo di giovani maschi.

A+B) Questi due elementi, uniti al fatto che ciò sta avvenendo in un luogo di grande passaggio ove inevitabilmente transitano diversi gruppi di persone, tra cui gruppi di nordafricani e mediorientali, porta a far ingrandire una folla che alimenta un clima da stadio. Molti sfruttano la confusione della folla per palpeggiare le ragazze.

C) TACCHEGGIATORI. Alcune decine di noti taccheggiatori mescolatisi alla folla hanno iniziato ad assalire giovani donne che dovevano obbligatoriamente passare dalla stazione con l’intento di derubarle.

A+B+C) A quanto già detto si aggiungono i taccheggiatori che non agiscono all’interno di una folla normale, ma in una folla infuocata. Questo provoca inevitabilmente effetti a catena con taccheggiatori che vengono imitati da altri maschi ubriachi interessati solo a palpeggiare le ragazze. Le molestie diventano così più aggressive ed esplicite.

D) MALGOVERNOLa polizia ha agito in maniera disorganizzata sottostimando le forze necessarie ed agendo tardivamente. Ciò ha permesso da un lato la formazione di un assembramento eccessivamente ampio ed al tempo stesso ha permesso in questi lo sviluppo di una sensazione d’onnipotenza, alimentandone l’aggressività.

A+B+C+D) Ghettizzazione ed auto-ghettizzazione, atmosfera aggressiva, folla, taccheggiatori all’opera, polizia inefficace e insufficiente, alcool, petardi che scoppiano di continuo, giovani maschi che seguono l’andazzo e colgono l’occasione per allungare le mani, sensazione di forza degli aggressori esaltata dall’ubriachezza e dall’inefficienza delle forze dell’ordine.

Servono altri elementi per spiegare le dinamiche per cui una folla di maschi ubriachi non integrati con un background fortemente maschilista e patriarcale degeneri nei comportamenti visti a Colonia?

Colpisce molto il fatto che l’ipotesi di “situazione degenerata” risulti tanto difficile da applicare a questo caso solamente perché i protagonisti sono considerati innanzitutto in base alla loro origine. Se i protagonisti di questo episodio fossero stati bianchissimi e biondissimi tedeschi figli, nipoti e pronipoti di tedeschi probabilmente ci si sarebbe limitati ad evocare “questa gioventù senza valori” che però é normale e che di solito va a far caciara a Ibiza, a Malta, a Barcellona…

Uno dei problemi evidenziati da molti é quello del rapporto con le donne nella società islamica.

 

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Cosa c’é di tanto difficile nel vedere che all’interno di situazioni così…

…posson prender vita i nostri mostri che fingiamo continuamente non esistano?

 

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