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La QBO

16 Settembre 2019 ore 18:44

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La QBO (Quasi-Biennial-Oscillation) è l’oscillazione quasi periodica della direzione dei venti zonali stratosferici equatoriali. Il nome non è casuale infatti varia mediamente ogni 28 mesi, si parla di fase positiva quando la direzione dei venti stratosferici equatoriali è zonale (cioè va da ovest ad est) mentre fase negativa quando avviene l’esatto opposto (cioè da est a ovest). L’indice è molto importante per prevedere l’andamento della stagione degli uragani, infatti in caso di QBO+ si ha un intensificazione dell’attività tropicale atlantica con un aumento di tempeste e uragani, influenza anche la stagione dei monsoni e la frequenza dei cicloni tropicali nel pacifico nord occidentale (la fase + ne aumenta la frequenza). La fase orientale (QBO-) è mediamente più forte e più ampia di quella occidentale e porta all’intensificazione dell’attività tropicale nell’oceano indiano sud occidentale. Inoltre quest’ indice ha un influenza più o meno diretta su moltissimi fattori come il regime pluviometrico del Sahel (con QBO+ si ha un incremento delle precipitazioni in quest’area) e la velocità con cui si smaltiscono in atmosfera gli aerosol provocati da grandi eruzioni vulcaniche.
La caratteristica più importante per l’emisfero boreale è l’interazione che sviluppa con i minimi e i massimi solari, infatti l’accoppiata minimo solare-QBO- e massimo solare-QBO+ può favorire gli improvvisi riscaldamenti stratosferici (specialmente nella caratteristica di Major Warming, ovvero quando a 10HPa le correnti zonali vengono sostituite dagli esterlies fino alla latitudine di 60N) che portano allo split o al displacement del vortice polare stratosferico.
Le zone colpite dai pezzi del vortice polare disgregato possono vivere eventi di freddo storici (come successo in Italia nel 1985 o nel Febbraio 2018, per citare due esempi eclatanti).
In caso di accoppiata discordante, ovvero QBO+ e minimo solare o QBO- e massimo solare si ha invece un inibizione dei grandi riscaldamenti stratosferici e quindi schemi circolatori con caratteristiche maggiormente zonali.
Il prossimo inverno 2019/20 dovrebbe avere un indice QBO- (dovrebbe virare in negativo già da Novembre) accoppiato ad un minimo solare molto profondo, tra i più forti degli ultimi decenni.
Questo ovviamente non significa che andremo necessariamente incontro ad un Inverno rigido e nevoso visto che si devono considerare tanti fattori, inoltre bisogna tenere contro della componente “Climate Change” che scombina le correlazioni statistiche facendone spesso perdere significato.

Christian Lacoppola 

 

Erodiamo le cornici culturali

25 Febbraio 2015 ore 19:15

Antique frame collection

 

Se di fronte a centinaia di persone sostenessi che il Sole gira attorno alla Terra verrei deriso e preso per pazzo e tutti mi urlerebbero contro che in realtà é la Terra a girare attorno al Sole.

Se chiedessi però loro di dimostrare quanto sostengono, ovvero che é la Terra a girare attorno al Sole, ben pochi saprebbero come fare. Come si dimostra che la Terra gira attorno al Sole? 

L’esperienza pratica (notte/giorno, firmamento che ruota, assenza di venti dovuti ad una eventuale rotazione, ecc.) non offre nessun indizio del fatto che sia la Terra a ruotare attorno al Sole anziché il contrario.

Eppure se affermassi il contrario avrei contro centinaia di persone che pur non sapendo dimostrare la bontà delle loro affermazioni le difenderebbero a spada tratta, arrivando pure a schernirmi violentemente.

Si comporterebbero così perché nella loro comunità vien considerato un dato di fatto che la Terra ruoti attorno al Sole. Perché gli é stato insegnato a scuola. Perché questo é quello che sostengono tutte le persone che gli stanno intorno. Perché gli scienziati concordano su ciò. Perché qualcuno ha lanciato nello spazio strumenti che lo dimostrano. Perché qualcuno ci ha scritto dei libri.

Io avrei dalla mia parte l’inconfutabilità dell’esperienza diretta di chiunque (vediamo il sole che al mattino é a Est ed alla sera é ad Ovest ma non sentiamo alcun giramento, non ci sono spostamenti d’aria derivanti da un’eventuale rotazione del pianeta e tutti i filmati che mostrano la terra ruotare attorno al sole sono animazioni o collage). Loro mi indicherebbero libri, testi, fotografie, filmati e mille altre testimonianze indirette che so già essere di parte, inattendibili e faziose.

Perché loro sbagliano. Sono solo degli arroganti radicali che credono a tutto quello che gli vien raccontato sui libri. Mascherano con la loro paventata cultura un distacco dalle cose reali che invece quelli come me mantengono orgogliosamente. Sono dei poveri boccaloni bastiancontrari che mirano solo a distruggere la cultura e le tradizioni che fanno parte di noi. Lo sanno tutti che il Sole gira intorno alla Terra!

TWITTER. ANNO 1700 D.C.

A: “Lo sanno tutti che il Sole gira intorno alla Terra ma certi stupidi snob han la testa per aria e non vedono la realtà”

B: “Guarda che la scienza dimostra che é la Terra a girare intorno al Sole: l’hai letto il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo?”

A: “Pfft! E tu credi alle stronzate scritte da quell’eretico condannato dalla Chiesa?”

B: “Condannato o meno, la teoria che propone, basata sul De revolutionibus orbium coelestium di Copernico, trova sempre più consenso tra i maggiori uomini di scienza come ad esempio Isacco Newton

A: “Vedi? Vedi? Mi citi sempre e solo questi pomposi dottori con la puzza sotto il naso che pretendono di avere la verità in mano! Che arroganza! Son tutti voli mentali di questa gente che vive più nei libri che nella realtà! Sono solo teorie senza dimostrazione pratica [NB: in effetti solo nel 1851, tramite l’esperimento del Pendolo di Foucault, si poté dimostrare la rotazione della Terra, dando una prima dimostrazione pratica della correttezza del sistema eliocentrico]

B: “Vero: al momento una dimostrazione pratica ancora non c’é ma i modelli matematici danno tutti ragione a Galileo”

A: “Guarda che anche il grande Tolomeo diceva che la terra é immobile e sta al centro dell’Universo! E nessuno lo ha mai potuto contraddire!”

B: “In realtà già gli antichi greci Eraclide Pontico e Aristarco di Samo nel IV° e III° secolo AC teorizzarono che la Terra ruotasse attorno al Sole, così come Cleomede e successivamente Seleuco di Seleucia . Anche alcuni astronomi dalle terre d’India e diversi studiosi mussulmani nei secoli passati hanno mosso ragionevoli dubbi sul fatto che la Terra sia immobile e al centro dell’universo”

A: “Ma ragioni quando parli? Greci, Indiani, Mussulmani: tutta gente mai sentita e che é contraria a prescindere! Sei il solito arrogantello con la puzza sotto il naso! Ti senti “moralmente superiore” solo perché hai sempre il naso tra i libri ma sei troppo cieco per vedere la realtà! Ciao, ciao: ti blocco e W LA TERRA CHE STA FERMA E IL SOLE CHE GLI RUOTA ATTORNO!!!11!!11!1!!!!!11!!!11!!!!!

 

 

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DESCRIZIONI DELLA REALTÀ

C’é chi non controlla le fonti, poi c’é chi non mette mai in dubbio quelle cui si affida di solito ed anche chi non vuol mettere mai in dubbio le proprie convinzioni.

Poi però c’é anche chi conosce bene un qualche argomento ma viene schiacciato da chi ne sa molto meno, che solitamente sono la maggioranza delle persone.

Allo stesso tempo é indubbio che nessuno può essere ferrato su qualunque argomento e che prima o poi capiterà sempre di doversi affidare a qualcuno che ne sa più di te.

Saper ammettere le proprie ignoranze é importante tanto quanto saper testare e mettere in dubbio le proprie convinzioni per verificarne l’efficacia.

Non avendo metri di giudizio adeguati per qualunque argomento, l’unica cosa che si può fare quando ci si muove in campi sconosciuti é affidarsi a diverse fonti competenti e riconosciute, criticando e analizzando continuamente la coerenza e l’affidabilità attraverso logica e confronto con altre fonti che a loro volta riceveranno lo stesso trattamento.

Nessuno possiede verità assolute ma idee di realtà (o di parti specifiche di essa) che possono essere più o meno valide.

 

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USCIRE DALLA CORNICE

Il primo, primissimo passo consiste sempre nell’abbattere le “cornici culturali” entro cui si sono relegati interi mondi.

Sono infinite le etichette applicate sbrigativamente o a sproposito, il cui utilizzo limita fortemente dialogo e ragionamento sia di chi le usa che di chi le subisce.

Snob, fascista, comunista, radical chic, populista, zecca, finocchio, terrone, compagno, onore, rispetto, superiorità morale, potere alle masse, obbedienza ai superiori, l’arroganza della sinistra, l’ipocrisia della destra, il numero é potenza, Italia agli italiani, siamo il 99%, basta invasione, non ne possiamo più.

Quello che può nascere come un semplice aggettivo, una descrizione, uno slogan  o una battuta,  si trasforma facilmente in una gabbia di significato dalla quale é difficilissimo uscire poiché, proprio in quanto struttura chiusa, non vuole essere aperta e modificabile.

Tutti usiamo queste “cornici” (frame) ed é giusto che sia così: sono lo strumento che ci permette di prendere decisioni in tempi rapidi, senza fermarsi a ragionarci per ore.

L’utilizzo dei frame però ha una brutta controindicazione: tende a disabituarci a ragionare sul modo in cui ragioniamo (metapensiero), ossia tende a non farci pensare a quanto l’oggetto su cui stiamo ragionando venga definito dalla cornice che gli abbiamo applicato.

Cantante algerino? Scrittore danese? Attore greco? Cuoco portoghese? Politico inglese? Architetto russo? Regista tedesco? Showman francese?

Musicista algerino
Scrittore danese
Militare israeliano
Politico inglese
Marinaio portoghese
Regista tedesco
Giornalista francese

Solo quando si comprendono i limiti di un frame si può osservare il soggetto con occhio non velato.

É tuttavia una situazione da gatto che si mangia la coda: rimuovere il frame fa osservare il soggetto per quel che é, ma é proprio osservarlo per quel che é che permette di rimuovere il frame.

 

 

 

 

 

 

Le fonti! Le fonti! Perché nessuno controlla mai le fonti?

3 Febbraio 2015 ore 19:36

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Oggi TUTTO é “notizia”. Un articolo di giornale, un post su un blog, un tweet, una foto su Instagram, una mail virale, un filmato su Youtube, una clip televisiva: sono tutti strumenti che trasmettono continuamente ROBA.

Video buffi, meme, haiku, barzellette, opinioni personali, battute acide o brillanti, storie personali, bufale, esperienze di vita, balle colossali. Tutto viene trattato più o meno allo stesso modo.

Senza grande distinzione tra una uno scandalo internazionale ed una soubrette fotografata senza mutande, a fare le spese di questo livellamento é soprattutto l’informazione popolare (ossia quell’ammasso di ROBA che la gente ha assorbito e che ritiene essere informazione valida) , non solo perché tratta allo stesso modo lo scandalo e la soubrette, ma perché sempre meno capace di distinguere cosa, di tutta questa ROBA sia una notizia e cosa no.

Il comun denominatore di tutto ciò é l’entertainment: l’interesse verso una notizia é dato dalla sua maggior o minor capacità di suscitare emozioni e raccontare una storia interessante, anziché dall’importanza dei fatti descritti.

Colpa del mercato, della tecnologia, dei lettori e dei giornalisti. Il risultato é che nell’ “era dell’informazione” la maggioranza della popolazione non sa distinguere notizie, gossip e propaganda elettorale.

Spesso, poi, chi anche riesce ancora a comprenderne la differenza non é in grado di affermare se la notizia che legge ha valore o meno.

Bisogna innanzitutto capire cosa sia una notizia, quanto sia utile e quanto sia attendibile.

  • Una notizia può dirsi tale solamente se contiene informazioni attendibili.
  • L’utilità di una notizia dipende dal contesto e dal suo grado di valore per la comunità in cui viene diffusa.
  • L’attendibilità di una notizia dipende dalla propria coerenza e dalla verificabilità ed attendibilità delle sue fonti.

La distinzione tra notizie attendibile ed inattendibile é di certo la più importante perché é una distinzione che funge da grimaldello nel dedurne successivamente il grado di verità, neutralità ed utilità.

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A) VERIFICABILITA’ DELLE FONTI

Chi diffonde una notizia deve garantire la verificabilità delle fonti, ossia deve mettere il lettore  in condizione di poter accedere il più direttamente possibile la fonte originaria delle informazioni su cui la notizia é basata.

Maggiore é la distanza tra il lettore e le fonti originarie dell’informazione (utilizzo di fonti secondarie o terziarie), minore é la sua verificabilità.

Una fonte verificabile non é automaticamente veritiera: il fatto che una fonte sia verificabile la rende aperta al controllo sulla sua veridicità.

Una fonte non verificabile é automaticamente non attendibile. Ciò non significa che sia falsa ma che il lettore non é messo in condizione di controllare SE sia vera.

Qualora la fonte fosse particolarmente nota, diffusa e conosciuta, l’indicazione esplicita della fonte diventa superflua (Se la notizia riguardasse ad esempio un evento importante avvenuto il giorno stesso e disponibile su diverse piattaforme, siti e trasmissioni tv é lecito ritenere che chi legga sappia benissimo di cosa si stia parlando e come accedervi. Se invece la notizia riguardasse un particolare decreto legge da poco approvato, citarne il  testo e linkare la versione integrale sarebbe doveroso)

 

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B) ATTENDIBILITA’ DELLE FONTI

Le fonti di una notizia sono considerate più o meno attendibili a seconda del loro grado di autorevolezzaneutralità, molteplicità, diversificazione e coerenza.

Più le fonti rispondono a queste voci, maggiore sarà la loro attendibilità.

Il rapporto di queste voci e la fonte ha diversi gradi d’importanza a seconda del contesto e del soggetto in esame. Da ciò ne deriva che a seconda del contesto e del soggetto in esame, una fonte potrebbe essere ritenuta attendibile anche se rispondesse debolmente a queste voci, così come potrebbe esser ritenuta non attendibile per il fatto di non rispondere anche ad una sola di queste voci.

 

AUTOREVOLEZZA

L’autorevolezza di una fonte é sempre e solo relativa al soggetto in esame. Nessuna fonte insomma può esser ritenuta autorevole di per sé. (Un eccellente chirurgo non é necessariamente un esperto di dietologia, così come un bravo cantante non é automaticamente un esperto di politica).

Vi sono ovviamente diversi gradi di autorevolezza in relazione al soggetto in esame attribuibile alla fonte in base al grado di competenza riconosciuta e dimostrata.

L’acquisizione della competenza é relativa agli studi ed all’esperienza sul soggetto in questione.

Il riconoscimento della competenza può manifestarsi con titoli di studio, accettazione in peer review (anche in alcuni casi al di fuori dell’ambito scientifico, qualora all’interno di una comunità relativa al soggetto in questione vi fosse ampia convergenza sulla valutazione della competenza della fonte)

La competenza della fonte può anche esser dimostrata, qualora fosse comprovata da prove scientificamente inconfutabili.

Maggiore é la robustezza con cui la competenza della fonte viene dimostrata e riconosciuta, maggiore sarà il suo grado di autorevolezza. Il fatto che la fonte abbia acquisito competenza  anche molto alta sul soggetto in esame, non gli dà autorevolezza se questa non é stata riconosciuta e/o dimostrata.

Ciò non esclude che vi siano fonti che abbiano altissima competenza in grado di fornire informazioni migliori, ma se queste fonti non han mai dimostrato e fatto riconoscere la propria competenza non gli si può attribuire autorevolezza.

 

NEUTRALITA’

Una fonte neutrale é una fonte equilibrata nei confronti del soggetto in esame. (Un inventore che parla della propria invenzione non é una fonte neutrale, così come un politico schierato pro o contro all’immigrazione non é una fonte neutrale quando diffonde dati sull’immigrazione)

Più la fonte é distaccata ed in grado di fornire una descrizione bilanciata dei fatti, maggiore sarà il suo grado di neutralità.

Per descrizione bilanciata dei fatti s’intende una descrizione dei fatti non macchiata da opinioni esterne alla stessa e che mantiene equidistanza dai diversi attori che riguardano la notizia stessa senza favorirne alcuno.

Per fonte distaccata s’intende una fonte che non abbia alcuna forma di vantaggio nella diffusione della notizia in questione.

 

MOLTEPLICITA’

Più sono le fonti che confermano le informazioni relative alla notizia, maggiore sarà l’attendibilità della notizia. Il valore della molteplicità é strettamente connesso alla sua diversificazione.

 

DIVERSIFICAZIONE

Le fonti diversificate sono fonti non neutrali tra di loro, ossia fonti che prese singolarmente hanno caratteri di autorevolezza e neutralità ma che per alcuni motivi dipendenti dal contesto non possono esser considerate relativamente neutrali. (Un’informazione confermata da 10 studiosi provenienti dalla stessa scuola di pensiero é meno diversificata di un’informazione avallata da 4 studiosi provenienti da 4 diverse scuole di pensiero in contrasto fra loro) 

Il tipo di diversificazione dipende dal contesto. (Intervistare 100 persone diversissime fra loro, ma tutte provenienti da Milano e sostenitrici del partito X, é una diversificazione minore che intervistare 100 adulti maschi di cinquant’anni da tutt’Italia che votano partiti diversi tra loro, se l’argomento é la politica del Paese)

 

COERENZA

Per coerenza s’intende una collaborazione congrua e non contraddittoria delle diverse informazioni relative ad una data notizia, sia tra di loro che con l’esperienza comune dell’autore e delle fonti.

Maggiore é la coerenza tra le fonti, maggiore é l’attendibilità delle informazioni stesse. (Se le informazioni provenienti da diverse fonti sono incoerenti tra loro non si avrà una notizia attendibile).

 

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UNA NOTIZIA ATTENDIBILE E’ UNA NOTIZIA CHE PERMETTE LA PROPRIA SMENTITA

Una notizia basata su fonti attendibili che indica apertamente é una notizia che fornisce al lettore gli elementi per poterla verificare e volendo anche smentire. In caso contrario, una notizia basata su [non si sa bene che informazioni] che [non si sa da dove provengono] é qualcosa di indistinguibile da una teoria personale o una bufala poiché la sua verifica richiede lo stesso tipo di impegno.

Non significa che per questo sia vera: significa che é stata diffusa in modo corretto, dando la possibilità a chi legge di informarsi il meglio possibile e di correggere e smentire eventuali falsità.

Non significa nemmeno che sia neutrale: l’autore della notizia, pur basandosi su fonti autorevoli e neutrali, potrebbe aver esposto il tutto in una forma non neutrale.

Non significa nemmeno che sia utile: una notizia vera e neutrale redatta come si deve e basata su fonti attendibili e verificabili che riguardasse il nuovo taglio di capelli del cantante del momento, per quanto seguito, forse interesserà i suoi fan e il mondo della moda, ma non il notiziario nazionale.

 

ALCUNI ESEMPI

Se l’informazione da trasmettere é “c’é una coda sulla A2”, tre persone diverse che si trovano in quella coda e intervistate telefonicamente posso esser ritenute fonti abbastanza attendibili per valutare la situazione in quanto, nonostante non siano responsabili del traffico e siano coinvolti emotivamente nel fatto, relativamente al soggetto in esame il loro grado di attendibilità é più che sufficiente, poiché valutare se c’é o non c’é una coda non richiede grandi livelli di attendibilità.

Al contrario, se l’informazione da verificare é un crimine di guerra avvenuto in zone remote e con pochi testimoni, il grado di attendibilità richiesto sarà altissimo.

In casi in cui mille di persone diversissime e non toccate direttamente dal soggetto in esame, tra cui anche alcuni specialisti sul soggetto in esame, diffondessero diverse informazioni coerenti relative ad una determinata notizia, il fatto che tutte queste fonti siano legate da una comune appartenenza culturale-politico-religiosa non neutrale nei confronti del soggetto in esame, minerebbe alla base l’attendibilità di tutti i mille

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2+2=5 (La muraglia cinese che divide la Louisiana dall’Arizona)

2 Febbraio 2015 ore 21:01

2+2=5

Due più due fa cinque. Bisogna accettarlo: E’COSI’ PERCHE’ LO DICONO TUTTI.

Non importa essersi informati, aver seguito centinaia di lezioni, imparato a memoria le tabelline, ottenuto una laurea in matematica: se ti trovi di fronte due o più persone che sostengono che 2+2=5 tu, che sostieni faccia 4, sei un povero sfigato bastiancontrario in minoranza che “non capisce”.

O peggio: se anziché limitarti a sostenere che “due più due fa quattro e non cinque” hai l’ardire di indicare prove materiali a tuo favore (schemi delle tabelline, testi di matematica ecc), con ogni probabilità verrai tacciato d’esser [ noioso / pesante / arrogante / antipatico / stressante / fondamentalista / troppo rigido ].

ATTENZIONE: qui non si parla di divergenze d’opinioni ma di pura e semplice negazione di fatti.

OPINIONI VS. DESCRIZIONI DELLA REALTA’

Se Gianni sostiene che “il Gran Canyon é più bello della muraglia cinese” e Pinotto che “la muraglia cinese é più bella del Gran Canyon” si tratta di una divergenza d’opinioni, ossia considerazioni personali non misurabili e prive di valore oggettivo.

Se Gianni invece sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” non ci troveremmo più di fronte ad un’opinione personale ma ad una descrizione della realtà che pertanto può esser misurata in gradi di veridicità a seconda della sua maggior o minor capacità di rappresentare coerentemente la realtà conosciuta.

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A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’

Se Gianni sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona“, per dimostrare che la muraglia cinese sta in Cina potresti mostrare fotografie, guide di viaggio, atlanti, documentari, testimonianze di amici cinesi, libri di storia. Ma tutto ciò potrebbe essere inutile.

Non per colpa dei tuoi atlanti o delle tue fotografie. Non per colpa del tuo amico cinese o delle tue guide di viaggio. Ma per colpa di Gianni stesso. Si perché fondamentalmente A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’. Non cerca riscontri oggettivi alle proprie credenze. Non mette in discussione le proprie convinzioni.

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Gianni é talmente abituato a stare nella sua prigione di convinzioni (anche se non é detto ci si trovi poi così comodo) che  la difenderà a spada tratta, percependo come un attacco qualunque cosa potesse anche solo potenzialmente intaccarla. Perché Gianni ha paura ad uscire da quella prigione che conosce benissimo ed in cui sa come muoversi. Ecco che quindi Gianni bollerà tutte le prove in grado di distruggere la sua convinzioni  come “roba noiosa da leggere, poco interessante, di parte e magari anche falsa”.

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Brooks, dopo aver passato l’intera vita in carcere, alla notizia della sua scarcerazione tenta di uccidere un altro detenuto per prolungare la sua stessa prigionia (Le ali della libertà)

UN CRIMINE

Se la stupidità é una condizione sfortunata e pericolosa e l’ignoranza é una condizione risolvibile, la negazione della conoscenza é certamente un crimine.

Negando di affrontare l’evidenza, quindi, Gianni commette un crimine di cui é il solo responsabile.

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COLPA DI GIANNI E DI CHI LO NUTRE

Pur non discolpando Gianni é comunque innegabile che la sua negazione della realtà derivi ANCHE all’humus culturale in cui é immerso. Perché vi sono anche molti altri “Gianni” a cui fa comodo che Gianni stesso resti com’é e fanno di tutto per alimentarlo e stimolarlo con cibi adatti a mantenerlo così.

Come un alcolizzato che fin da giovane é stato spinto a preferire i liquori in base al maggior tasso alcolico e non in base ad un gusto addestrato da corsi da sommelier, a Gianni é sempre e solo stato insegnato a descrivere/descriversi grossolanamente la realtà; più con la pancia che attraverso analisi logica e riscontri oggettivi.

A ciò hanno contribuito l’ambiente in cui é cresciuto, la famiglia in cui ha vissuto, gli amici che si é scelto, gli insegnanti che più l’hanno coinvolto, le cose che ha letto e sentito.

Se Gianni non ha una propensione personale a documentarsi e l’ambiente in cui é cresciuto lo ha abituato a leggere poco e/o a leggere male sarà sicuramente molto più a suo agio nella fruizione di testi che rispondono con semplicità alla sua pancia. Si troverà più a suo agio coi brevi servizi di Striscia la Notizia e con gli schiamazzi populisti che con la lettura di OpenData come dati Istat ed Eurostat o con testi troppo articolati e complessi.

Se poi Gianni si trova in un ambiente particolarmente avverso ai valori di precisione, merito, ricerca, dialogo ed analisi come l’Italia attuale (NB: non che all’estero sia tutto meglio, ma qui gli italici modelli di riferimento stan facendo danni a livelli diversissimi e in tutti i campi) una certa colpa va addossata pure all’humus di cultura popolare italiana.

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HUMUS CULTURAL-POPOLARE ITALIANO

Nell’Italia che legge poco e principalmente i libri acquistabili al supermercato, con almeno un terzo della popolazione dichiarata analfabeta funzionale, in cui l’istruzione scolastica fornisce una preparazione scarsa (rapporto OCSE 2014), con una copertura internet arretrata e conseguente alto analfabetismo digitale, in cui la gente legge più riviste settimanali che quotidiani, e s’informa principalmente attraverso Tv e Social Network, appare chiaro quante difficoltà può trovare il nostro Gianni.

Viste le premesse non stupisce il fatto che il dialogo nazionale vada avanti a colpi di emergenze emotive. Con la spinta degli introiti da grandi numeri e la scusante esteriore della simpatia si é lasciato sempre più spazio ad un tipo di comunicazione eccessiva, semplicistica ed inaccurata.

PROPAGANDA AUTORIGENERANTE

Ogni giorno escono a ritmi frenetici migliaia di articoli, post, commenti, tweet e servizi formanti un flusso mastodontico che investe la persona, la quale ormai si percepisce sempre meno figura che deve cercare le informazioni utili, e più utente raggiunto dalle notizie.

La mole di notizie che investono la persona la obbligano ad impiegare il suo tempo in un’operazione di rapidissima e frenetica scrematura quantitativa dei dati. Per ogni articolo letto per intero sono stati scartati decine e decine di titoli e foto che tuttavia, passando davanti agli occhi della persona vengono letti ed assorbiti.

A causa del gran numero e la rapidità con cui questi brandelli d’informazione passano sotto gli occhi di tutti, DI FATTO l’immaginario popolare viene plasmato più facilmente da immagini come questa che da argomenti che illustrano la realtà scientifica dei fatti (ossia che i migranti che giungono in Italia sono più sani degli italiani stessi):

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(bufala priva di fondamento)


Allarmi di questo tipo vengono lanciati continuamente sui social network per esser visualizzati, rigirati, riportati, riscritti, copiati, rilanciati e, qualora ottenessero un certo successo, fatti proprio da blogger, giornalisti e politici che, per ottenere visibilità/visualizzazioni/consenso rilanceranno con maggior forza.

Il nostro Gianni, dopo aver esser stato raggiunto qualche decina o centinaia di volte da notizie simili avrà sicuramente assorbito il meme “gli immigrati portano l’ebola” e non andrà ad informarsi oltre: se ha già pregiudizi verso gli immigrati avrà già fatto sua quest’idea. Poco importa che sia tutta una balla e la realtà sia esattamente l’opposto (ossia che gli immigrati, più che portare malattie si ammalano quando arrivano in Italia).

Oltre alle bufale vere e proprie circolano allo stesso modo mezze verità, letture parziali dei fatti, esagerazioni gargantuesche ed ipersemplificazioni in un deleterio mix in cui un servizio al telegiornale può parlare di uno scambio di tweet tra un politico ed una soubrette a proposito di un’allarme-bufala lanciato da un blog che ha citato una frase falsa attribuita alla moglie del direttore del telegiornale, scatenando schiere di tifosi da smartphone che si lanciano in battaglie a suon di tweet, post e like a favore o contro la notizia. L’informazione diventa intrattenimento-spettacolo e le diverse opinioni vengono irregimentate in tifo da stadio. La natura stessa dei social network tende a premiare proprio quest’ultimo aspetto, livellando i dialoghi al minimo comun denominatore (tu tiri pietra – io lancio sasso) rendendolo DI FATTO il modo moderno di “dialogare”.

TUTTO QUESTO SENZA MAI VERIFICARE LA VERIDICITÀ’ DELLE AFFERMAZIONI LETTE E SOSTENUTE

La mancata distinzione tra informazione ed intrattenimento crea di fatto una forma di propaganda autorigenerante in cui sono le stesse persone suggestionate ad alimentare unilateralmente ciò che li ha suggestionati riproponendolo e rinnovandolo, distruggendo la distinzione fatta ad inizio di questo articolo, tra opinione e descrizione della realtà.

Ecco come negli ultimi anni il chiacchiericcio del momento é stato preso in ostaggio dai diversi Frame (sempre nuovi perché lo storytelling deve sempre essere fresco e affascinante):

“pericolo lavavetri”, “imprenditori suicidi”, “boom stupri”, “mandiamo a casa la casta”, “Berlusconi innocente”, “Toghe rosse”, “scandalo auto blu”, “Corona incarcerato per una foto”, “i clandestini ci stanno invadendo”, “questo governo non é stato votato”, “ridateci i nostri marò”, “L’Europa ci comanda” oltre a decine e decine di “rivelazioni” mai fatte, “ricerche” irreperibili. Il tutto utilizzando perlopiù un linguaggio urlato a volte cartoonesco,  ma sempre attento più alla forma accattivante che all’attendibilità del contenuto.

Il risultato é l’aver impantanato ogni dialogo nazionale in uno sciocco chiacchiericcio monopolizzato da meme che sostituiscono la realtà dei fatti e che all’orecchio di chi si é preso la briga di documentarsi suonano assurde come  “La muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” o “due più due fa cinque”. Ma guai a negarle! Se ci provassi verresti subito tacciato di essere via via noioso / poco interessante / di parte / arrogante / radical chic / il solito sessantottino / uno dei centri sociali / fascista / anarchico / marziano.

Non c’é che adattarsi. Prendere una pastiglia omeopatica, farsi fare un massaggio shiatsu, chattare su Facebook a proposito di quel post letto di sfuggita e mi ha indignato tanto per poi andare in centro (stando ovviamente lontano tutti i negri per non prender malattie) a comprare quel nuovo prodotto “bio” che tutti dicono faccia benissimo. Ma prima dovrò prelevare dei contanti alla mia banca che sarà certo in mano a degli ebrei.

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#Ursino e la strana aggressione

23 Febbraio 2018 ore 20:34

Nella sera del 20 febbraio 2018 il leader palermitano di Forza Nuova viene aggredito in pieno centro. Nel giro di pochissimi minuti l’aggressione viene rivendicata da qualcuno che ci tiene sia a restare anonimo che ad attribuire le responsabilità agli antifascisti palermitani. Manco il tempo di dirlo che ovviamente scattano perquisizioni, fermi, reazioni esagitate sui social, richieste di condanna ecc.

Certo però che a guardarla bene questa storia é strana. Ma strana proprio…

( post in aggiornamento – ultimo aggiornamento 2018-02-26 21:02)

IL LUOGO E L’ORA

Martedì 20 Febbraio 2018. Palermo centro. Via Dante, tra piazza Lolli e piazza Virgilio. A pochissima distanza dalla sede di FN in via Villa Florio, dalla sede di CasaPound in Cortile Barcellona e dal negozio di tatuaggi in via Marconi appartenente allo stesso Ursino. Siamo dunque in una zona della città che Ursino e gli altri membri di Forza Nuova frequentano abitualmente. Viale principale del quartiere, marciapiedi su ambo i lati. Il luogo dell’aggressione é ad una ventina di metri dalla fermata dell’autobus dove ne passa uno ogni 20 minuti. Ci sono negozi aperti, gente che passa, decine di telecamere in tutta la zona. Una telecamera é proprio sopra al portone davanti al quale si é svolta l’aggressione. Ci sono forze dell’ordine in servizio nella zona. E’una via centrale, trafficata e frequentata: per niente adatta per un’aggressione del genere poiché troppi elementi giocano contro.

MASSIMO URSINO

Massimiliano (“Massimo”) Ursino, quarantenne, é il leader palermitano di Forza Nuova e titolare di un negozio di tatuaggi. E’ di corporatura massiccia, si addestra abitualmente a boxe e negli anni passati ha già dimostrato di essere uno capace a combattere. Nel giugno 2005 assieme ad altri due, aggrediva in via Candelai un uomo originario della Nigeria ed uno originario di Siracusa. Nel 2006 assieme ad altri due militanti di FN ha picchiato due uomini del Bangladesh dopo averli rapinati. Nel 2008 Spedisce a diversi giornali dei pacchi contenenti bambole sporcate con sangue ed interiora di animali per una campagna antiabortista di FN
Sembra inoltre sia stato arrestato anche nel 2011 per un aggressione avvenuta nel 2009 in cui 15 persone avrebbero malmenato con dei bastoni cinque ragazzi originari del Pakistan. Successivamente ha preso parte alle “ronde per la difesa popolare“.

ANTEFATTI

Nel 2017 qualcuno ha tentato di dare fuoco alla porta d’ingresso del negozio di tatuaggi di Ursino.

Il 24 febbraio si svolgerà in diverse città italiane la manifestazione Mai più fascismi – Mai più razzismi che segue a brevissima distanza quella di Macerata. Lo stesso giorno sempre a Palermo é atteso in città un comizio di Roberto Fiore, leader di FN. Diverse associazioni antifasciste ne chiedono l’annullamento.

Qualche giorno prima del 20 febbraio qualcuno sembra tenti nuovamente di dar fuoco al negozio di Ursino (?)

Nel pomeriggio del giorno dell’aggressione FN aveva inviato un comunicato in risposta alla richiesta di annullamento del comizio chiesto delle associazioni antifasciste. Nel comunicato FN denuncia un aumento della tensione.

MOVIMENTI FASCISTI ED ANTIFASCISTI A PALERMO ED IN SICILIA

A Palermo i movimenti fascisti sono di fatto minoritari ed hanno uno spazio d’azione limitato perché fortemente contrastato dalle associazioni antifasciste. A riprova di ciò anche la mappa delle aggressioni fasciste redatta da Infoantifa Ecn riporta solo un’unico evento di aggressione fascista, avvenuto ad Enna quattro giorni prima. Le tensioni tra fascisti ed antifascisti di Palermo risultano tutto sommato minime se paragonate con altre realtà italiane.

GLI AGGRESSORI

Desumendo da testimonianze riportate dai giornali ed il video (vedi sotto), gli aggressori erano tra un minimo di cinque ed un massimo di otto, compresa una ragazza che ha filmato almeno parte della scena. Vestiti con abiti scuri (felpe nere?), sciarpe scure attorno al viso, cappelli di lana, jeans e sneakers.

I TEMPI STRETTISSIMI

18:50 Massimo Ursino condivide su Facebook questo post. Ciò avviene pochi minuti prima dell’aggressione.

18:5x Ursino fa la spesa in un supermercato di via Dante.

18:5x (?) Ursino viene aggredito all’uscita del supermercato, ancora col sacchetto della spesa in mano.
Una testimone presente durante i fatti ha descritto sette-otto persone di cui due intente a bloccare la testa di Ursino, una a riprendere la scena (la ragazza) e le altre a dargli calci.
Una ragazza presente sul luogo urla contro gli aggressori. La testimone cerca di attirare l’attenzione degli altri passanti suonando il clacson della propria macchina. Negli immediati paraggi c’é una guardia giurata. Con diverse persone che assistono alla scena, gli aggressori si guardano un po in giro e decidono di allontanarsi a passo veloce in direzione del Politeama.

19:xx Ursino si rialza, si siede sul marciapiede e dice alla testimone “mi stavano seguendo da un po”. Alcuni passanti portano dell’acqua. Qualcuno allerta i soccorsi.

19:xx Ursino viene trasportato all’ospedale Civico

19:xx Viene inviata a diversi giornali una mail contenente un breve filmato di una colluttazione ed un testo di rivendicazione

19:26 PalermoToday é la prima testata giornalistica a dare notizia di quanto avvenuto con questo articolo. L’articolo contiene la rivendicazione e dice che Ursino é già stato trasportato all’ospedale Civico.

xx:xx Roberto Fiore é a Roma negli studi Rai per registrare un intervento concordato precedentemente e che andrà in onda in tarda serata a Porta a porta. Il suo intervento si incentra sui fatti di Palermo.

xx:xx La polizia perquisisce immediatamente lo studentato occupato Malarazza di via Cavour (a due passi dalla prefettura)

xx:xx La polizia perquisisce le abitazioni di 6 antifascisti (quattro ragazzi e due ragazze)

23:30 A Roma una trentina di militanti di FN tenta di irrompere negli studi di La7 per intervenire in diretta.

23:40 Su RaiUno va in onda Porta a porta con l’intervento di Roberto Fiore registrato poche ore prima. (clip parziale)

Insomma: nell’arco di pochissimi minuti Ursino viene immobilizzato, pestato, filmato, soccorso e portato all’ospedale. Sempre nel giro di pochissimi minuti gli assalitori si allontanano, scrivono la rivendicazione (o perlomeno fanno l’ultimo editing su un testo preparato in precedenza), scaricato il video (e, si dovrebbe presumere, controllato per assicurarsi non mostrasse troppo), inviati per mail alle redazioni. Le redazioni, PalermoToday in primis, a loro volta leggono, verificano (anche qui si dovrebbe presumere che perlomeno una telefonata sia stata fatta, giusto per assicurarsi che mail e video fossero effettivamente ciò che dicevano di essere) scrivono e pubblicano gli articoli. Tutto questo poco prima che a Roma Roberto Fiore inizi a registrare il suo intervento per “Porta a porta”. Considerando almeno cinque minuti di pestaggio, tutto quel che ne é seguito, dalla fuga degli assalitori alla pubblicazione del primo articolo, dovrebbe essere avvenuto in meno di 26 minuti. Tempi plausibili ma decisamente stretti.

LE MODALITA’

L’aggressione ha la modalità dell’agguato squadrista organizzato e premeditato: vittima assalita da diverse persone che la malmenano ed umiliano pubblicamente
Dalle cinque alle otto persone devono essersi aggirate per via Dante per avvicinarsi ad Ursino. Se fossero state tutte a viso coperto avrebbero certo destato sospetti e dunque si può presumere che almeno la fase dell’avvicinamento si sia svolta a volto scoperto per cui potrebbero esser riconosciuti da passanti ed immortalati dalle videocamere che si trovano nella via. Allo stesso modo anche nella fase di allontanamento é probabile si siano mossi a volto scoperto.

Va osservato che per agire così in centro città, immobilizzare in pochissimi istanti ed a mani nude una persona robusta ed abituata a lottare come Ursino, picchiarla ed andarsene via certi di non essere visti, ripresi o identificati é necessario un gruppo di persone dal sangue freddo e pronte allo scontro fisico.

Da uno come Ursino ci si aspetterebbe che ad un attacco fisico reagisca tirando calci e pugni ai suoi assalitori e dunque si presume che questi abbiano riportato anch’essi qualche contusione.

Dalle testimonianze non si parla di alcun tipo di arma o oggetto usato nell’aggressione. Se gli assalitori han agito a mani nude ci si può dunque chiedere se almeno alcuni di questi avessero già una qualche esperienza di lotta tale da poter atterrare un tipo corpulento e ben capace di darle di ritorno. Magari persone che frequentano palestre di lotta?

I partecipanti di una simile aggressione organizzata, considerando gli alti rischi dell’operare in pieno centro ed esser riconosciuti, si presuppone abbiano pensato già in fase di pianificazione dell’assalto di procurarsi degli alibi decenti.

ALCUNE DICHIARAZIONI FATTE NELL’IMMEDIATEZZA

Giuseppe Provenzale, militante FN dichiara “Sappiamo tutti chi può essere stato. E lo sa anche il sindaco Orlando”

Forza Nuova Palermo dichiara “sappiamo chi é stato, adesso guerra sia” e che non farà “nessuna denuncia contro uomini a volto coperto”, il che suona ben strano in quanto la denuncia parte d’ufficio per questo tipo di reato.
Appare assai più curioso curioso se si tien pure conto che il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, non é nuovo a ricevere denuncie per violenza (ben 240 in cinque anni) ed a sua volta non ci pensa su due olte a muoversi legalmente contro chicchessia per ogni qual genere di motivo.

UNA STRANA RIVENDICAZIONE

Il testo viene riportato editato da diverse testate:

“A pochi giorni dall’arrivo in città di Roberto Fiore atteso in città per un comizio in conclusione della campagna elettorale, Massimo Ursino, uomo di spicco e dirigente nazionale del partito Forza Nuova, è stato colpito in modo esemplare mentre passeggiava per le vie del centro. E’ stato bloccato, immobilizzato e legato con del nastro adesivo, poi lasciato a terra senza possibilita’ di fuggire. Chi afferma che esista una “minaccia fascista”, a Palermo come in tutta la Sicilia, dovrà ricredersi”.

“Questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonchè la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell’antifascismo. Infatti non sono in grado di difendere se stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico nella nostra città! I fatti avvenuti oggi sono la dimostrazione del fatto che sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo, a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c’è spazio per il fascismo”.

Innanzitutto colpisce la mancanza di una sigla di rivendicazione, il che riporta immediatamente alla memoria altre misteriose azioni violente avvenute in Italia negli anni passati. Dopodiché sono diversi gli elementi che non suonano per niente come espressioni di qualcuno che dovrebbe appartenente al mondo antifascista.

Il tono machista: colpito in modo esemplare / dovrà ricredersi / uomini di poco conto / si sgretolano in men che non si dica / i colpi ben assestati dall’antifascismo /

Le incertezze grammaticali: fare di razzismo e discriminazioni la costruzione dell’identità / che evocano, forse /

Il pensiero guerriero: non sono in grado di difendere se stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico nella nostra città! / fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonchè la costruzione della loro identità forte e battagliera /
(Il testo descrive come un male l’uso di razzismo e discriminazioni nella costruzione di un’identità. Si badi bene: non critica il fatto che un’identità venga “costruita” al pari di un “manifesto politico”. In sostanza chi scrive dichiara di considerare normale il costruire artificiosamente un manifesto politico che sia al tempo stesso elemento identitario; semmai critica ciò che é stato usato per costruirlo ma non l’identificazione del manifesto stesso come identità costruita. Non é possibile immaginare un’affermazione maggiormente di destra)

Tic linguistici tipicamente fascisti: protagonisti del forzanovismo / violenti nelle immagini che evocano, forse /
(Forzanovismo é un termine che si usa perlopiù negli ambienti di destra e tra le forze armate, ma é estremamente raro vederlo usato così, in abbinamento a “protagonismo”, in ambienti antifascisti. Il richiamo ad “immagini che evocano” lasciato irrisolto se non per una “violenza” che viene sbeffeggiata con quel “forse” sono entrambi forti indicatori di pensiero di destra.

Alternanza grande/piccolo:sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore / Palermo è antifascista nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive”
(Prima dice che in città c’é QUALCUNO che ha la forza di combattere i fascisti e poi dice che TUTTA la città é antifascista nelle pratiche e nella quotidianità. L’alternanza grande/piccolo é un altro elemento ricorrente nella narrativa fascista)

IL VIDEO CHE NON MOSTRA GRANCHE’

http://www.youtube.com/watch?v=mIkuwD-L8Ps

Il video dura 43 secondi.  La risoluzione é estremamente scarsa e le immagini sono assai confuse. Inquadratura mossa, buio serale, abbigliamenti scuri rendono ancor più arduo capire i dettagli (la versione qui proposta é stata leggermente schiarita rispetto all’originale per renderlo più comprensibile). S’intuisce che v’é un uomo a terra circondato da altri che gli sono sopra. L’uomo urla ma dal suono sembra abbia la bocca bloccata da qualcosa (si saprà poi dai giornali trattarsi di nastro adesivo da pacchi).
Una voce femminile, probabilmente appartenente a chi sta filmando, sembra rivolgersi a dei passanti con cui interagisce ma che non udiamo. Dice: “Hehe, Dai che lo conosciamo! Non é successo niente” “A posto, niente, é uno scherzo” come per rassicurarli.
Poi si sente una voce maschile che sembra essere di uno degli aggressori rivolto all’uomo a terra: “Dici che cercavi a’mmé? A’mmé [inintelleggibile. presumibilmente “che mi cercavi”]”
A distanza qualcuno sembra parlare agli aggressori. L’unica voce intelleggibile é una voce femminile che urla con forza “coglioni!”.
Uno degli aggressori dice “Dai, dai, su” rivolto all’aggredito o ai complici.
Dopodiché il filmato termina bruscamente.

Il filmato in sostanza mostra l’immobilizzazione di Ursino ed i suoi lamenti. Per tutta la durata si sente il rumore di nastro adesivo e le urla smorzate dell’uomo a terra. Gli aggressori attivi sembrerebbero essere 5, considerando solo quelli inquadrati, a cui va aggiunto chi filma ed eventuali altri non intenti ad immobilizzare Ursino e dunque non inquadrati.

LE PROVE (?)

Nelle perquisizioni effettuate la sera stessa la polizia dichiara di aver rinvenuto delle mazze (che però non sembra abbiano a che vedere con l’aggressione),  degli “indumenti sospetti” (ma non si capisce bene in che senso siano “sospetti”)

I TESTIMONI

I proprietari del supermercato in cui Ursino fece la spesa attimi prima.

Le donne che hanno fermato la macchina e suonato il clacson per attirare l’attenzione.

LE VIDEOCAMERE DI SORVEGLIANZA

Diversi quotidiani hanno riportato che le riprese delle videocamere di sorveglianza sono state fondamentali per identificare gli aggressori. Tuttavia l’avvocato dei ragazzi fermati dirà che i suoi assistiti sono stati “identificati” dal video inviato ai giornali (e ciò risulta alquanto improbabile.) e da riprese delle telecamere di sorveglianza che a loro volta risulterebbero di difficile lettura: “I frame estratti dalla riprese delle videocamere della zona non sono chiari. Sono bui e ripresi dall’alto e non è per nulla chiaro chi ritraggano. Comunque nomineremo un perito per farli visionare”

L’EMAIL

Video e rivendicazione sono stati mandati alle redazioni via email. E’dunque lecito supporre venga svolta un’indagine per identificare il dispositivo da cui é stata inviata.

IL GIORNO SUCCESSIVO

Massimo Ursino viene dimesso in mattinata (se ne da notizia già alle 7:40). I giornali dicono con una prognosi di 20 giorni (solo il giorno dopo sarà reso noto che si tratta di un’esagerazione: in realtà le ferite di Ursino sono talmente lievi che dall’ospedale viene rimandato al medico curante che gli consiglia cinque giorni di riposo).

In mattinata vengono dichiarati in stato di fermo due degli antifascisti interrogati la sera prima. L’accusa avanzata dal PM Ennio Patrigni é di tentato omicidio aggravato: Gianmarco “Giovanni” Codraro (26) e Carlo Mancuso (28). Altri quattro, tre ragazzi e una ragazza, sono stati denunciati a piede libero, nei confronti dei quali non si sarebbero trovati indizi tali da richiederne il fermo. oltre ad altri due che sono ricercati in quanto irreperibili.

L’avvocato dei due fermati, Giorgio Bisagna, dichiara che l’imputazione é “spropositata e palesemente insussistente”.

Ci sono altri quattro indagati (tra cui una ragazza)

I media interrogano Giorgio Martinico, portavoce del centro sociale Anomalia, il quale esprime alcuni dubbidichiara“Non conosciamo ancora l’esito dei fermi. Pare si voglia pescare un po’ nel mucchio per dare subito delle risposte. Ma vogliamo chiarire fin da subito che chiunque siano i ragazzi fermati avranno il nostro sostegno, anche legale”.

I DUE FERMATI

Gianmarco Codraro e Carlo Mancuso vengono così decritti da Meridionews:

Codraro e Mancuso sono militanti dei centri sociali. Gravitano da anni attorno agli spazi occupati della città: Anomalia, che da cinque anni vive all’interno del quartiere Borgo Vecchio in uno spazio comunale; l’Ex Karcere, in via san Basilio (a metà tra Via Maqueda e via Roma, all’Olivella) in quella che era una scuola abbandonata; lo studentato Malarazza, vale a dire l’ex istituto per sordomuti in via Cavour, proprio a fianco della prefettura. Da ieri le bacheche FB degli attivisti e dei simpatizzanti sono un continuo appello: «Libertà per gli antifascisti. Carlo e Gianmarco liberi».

Carlo è un attivista per la questione abitativa in città mentre Gianmarco fa parte dello studentato occupato Malarazza ed è impegnato nella politica universitaria. Entrambi hanno già precedenti giudiziari. Mancuso è a processo, insieme ad altri 123 attivisti No Muos, per le manifestazioni contro la base militare americana di Niscemi. Mentre Codraro è stato arrestato nel 2015 per una manifestazione contro Casapound che si era tenuta a Cremona. Anche in quel caso era scattata la solidarietà in città, con parecchie scritte sui muri che chiedevano «Gianmarco libero». Codraro è stato poi assolto.

LA NARRAZIONE MEDIATICA

Come già visto i primi articoli arrivano la sera stessa già a pochissimi minuti dal fatto, ma é soprattutto il giorno successivo che esplode la “furia mediatica”. I quotidiani si scatenano fra descrizioni granguignolesche che riprendono il “massacrato sette contro uno” postato da Fiore sulla propria bacheca Facebook. Si va dal “lasciato esanime in un lago di sangue” del Corriere della Sera  al “Gli hanno spaccato la testa” di Libero, all’agiografia vittimista di Ursino da parte de Il Giornale, all’isolamento delle opinioni più caute e dubbiose da parte di Repubblica.

I media mainstream si limitano a riportare ciò che viene loro comunicato senza mai porre dubbi sulla narrazione degli eventi; non s’interrogano sulle stranezze dell’aggressione né su quelle della “rivendicazione” priva di sigle e dal testo quantomeno sospetto, ma anzi, come visto ci mettono anche una certa dose di fantasia nell’esagerare le condizioni di Ursino. Pure la “prognosi di 20 giorni” viene riportata subito come un qualcosa di certo. Nessuno s’interroga sull’assenza di foto di Ursino (assenza che permette di descriverne liberamente le condizioni). Non c’é nessuno che fotografi Ursino all’uscita dall’ospedale (ma al contrario, non manca il video che mostra i ragazzi fermati). Nessuno pone questioni sulla rapidità con cui la polizia sarebbe giunta ad identificare le persone fermate e su quali siano le prove a loro carico. Nessuno si chiede perché viene subito annunciato da Forza Nuova che non denuncerà l’aggressione.

Come prevedibile da destra si scatenano accuse generiche contro antifascisti, centri sociali, la Boldrini ecc. A sinistra le reazioni vanno dalla condanna del gesto allo scherno per “il picchiatore che per una volta é nella parte di quello che le prende”.
I politici mediaticamente più noti di qualsiasi schieramento condannano subito l’aggressione senza mai mettere in dubbio la narrazione dei fatti, ossia dando per già confermato che gli aggressori appartengano effettivamente all’area antifascista così come indicato dalla “rivendicazione” e dai fermi di polizia.
Sui grandi media, le affermazioni di chi critica tale narrazione vengono riportate freddamente, isolate, a volte con una vaga vena ironica o di sdegno.

LA PROGNOSI DI URSINO

Le voci fatte inizialmente circolare dai media riguardo una prognosi di 20 giorni si dimostrano rapidamente infondate, così come le descrizioni eccessivamente drammatiche (testa spaccata“, “esanime in un lago di sangue) delle sue condizioni.

ursino.jpgPalermo, il gip sul pestaggio di Ursino: "Scarpe da tennis e niente armi, non c'era la volontà di uccidere"

GIORNI SUCCESSIVI

L’attenzione mediatica sul caso é già scemata: la narrazione dei fatti é oramai data e sia media che social si concentrano già su altre notizie.

22 FEBBRAIO La procura fa sapere che disporrà perizie antropometriche per confermare il ruolo dei fermati, così come una perizia fonica per identificare la voce della ragazza che parla nel video.

23 FEBBRAIO L’avvocato Bisagna informa che il referto medico di Ursino non parla di 20 giorni di prognosi, ma bensì di soli 5 giorni di riposo.

23 FEBBRAIO Il procuratore Ennio Petrigni chiede la convalida del fermo di Codraro e Mancuso che, interrogati separatamente, su consiglio dell’avvocato, non rilasciano alcuna dichiarazione. Il gip Roberto Riggio deciderà entro il giorno successivo.

23 FEBBRAIO L’avvocato Bisagna fa leva sul fatto che non vi sono indizi di colpevolezza e sull’accusa di tentato omicidio ritenuta errata.

23 FEBBRAIO Sempre Bisagna contesta l’identificazione di Codraro e Mancuso che sarebbe avvenuta attraverso il video inviato ai quotidiani, il che risulta alquanto improbabile.

23 FEBBRAIO Più inquietanti altre osservazioni dello stesso avvocato, che dichiara: “Se si dovesse applicare il diritto sarei ottimista, purtroppo però il contesto non è dei migliori. Siamo nel metadiritto, stanno influendo cose che si trovano al di fuori del palazzo di giustizia”.

23 FEBBRAIO In un documento diffuso alla stampa Forza Nuova comunica che si costituirà parte civile nel processo.

24 FEBBRAIO In mattinata il già convalida il fermo di Codraro e Mancuso. I due lasciano il carcere ma con la misura cautelare dell’obbligo di dimora in provincia di Palermo: dovranno presentarsi alla polizia giudiziaria tre volte a settimana. Il reato viene derubricato da tentato omicidio a lesioni aggravate.

24 FEBBRAIO Nel pomeriggio anche a Palermo si svolgono sia la manifestazione nazionale Mai più fascismi – Mai più razzismi che la conferenza di Roberto Fiore. Se la prima vede una partecipazione stimata tra le duemila e le cinquemila persone, i circa 200 presenti alla conferenza della seconda ripiegano dalla piazza alla sala convegni di un albergo. A differenza di altre piazze in cui la polizia ha caricato i manifestanti, a Palermo non é avvenuto alcunché di eclatante.

24 FEBBRAIO Alla conferenza di Fiore é presente pure Ursino. I giornalisti presenti hanno modo di fotografarlo. Presenta sul viso segni evidenti dell’aggressione.

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La testa del corteo ha esibito rotoli di nastro adesivo per manifestare che tutta la faccenda di Ursino si riassume ad una lezione inferta ad Ursino da qualcuno stancatosi delle sue strafottenze, poi montata da questura e procura

26 FEBBRAIO In una nota stampa il centro sociale Anomalia informa che tra i propri frequentatori v’é Erik Ursino, figlio di Massimo, dichiarando. A riprova di ciò sono allegate due foto che mostrano Erik Ursino in corteo ad una manifestazione ed in posa assieme ad altri ragazzi del centro sociale, accanto a Mancuso. In giornata Forza Nuova risponde con una propria nota stampa in cui Erik Ursino risponde negando di aver mai militato con centri sociali e specifica di aver avuto contatti con questi solo per essersi esibito all’interno di essi col proprio gruppo musicale, aggiungendo che la foto in corteo riguarda una manifestazione apolitica e quella all’interno del centro é relativa proprio ad una sua esibizione musicale.

26 FEBBRAIO Carlo Mancuso viene intervistato da PalermoToday, in cui dichiara:

“Sono un comunista indipendentista che combatte per l’uguaglianza e la giustizia sociale della Sicilia e del mondo intero, non immaginate che gioia mi regalate nel chiudermi dentro le carceri italiane. Ci vediamo tra qualche giorno all’Anomalia Borgovecchio, tranquilli che tornerò a ripetervelo all’infinito. Aviemu i coirna ruri”

“Come sapete io e Giammarco siamo stati scarcerati e quell’accusa piagnona e surreale è caduta nel baratro delle barzellette in questi anni montate contro di noi. Purtroppo siamo stati messi in isolamento e adesso non ho fratelli in carcere, ospiti dello stato e giovani sotto le grinfie  di uno stato straniero da salutare. Però ho gente da ringraziare, gente che non ho potuto incontrare a colloquio in questa passeggiata di tre giorni, gente che però mi ha riscaldato le notti e mi ha dato forza. Come diceva una canzone, in galera il calore delle lotte é  arrivato. Per cui ringrazio i miei compagni e le mie compagne per il supporto e per il sostegno, li ringrazio per quello che in questi giorni continuano a fare, per quello che faremo, perché senza di loro cosa sarei?”

 “Ringrazio il mio quartiere, il Borgo Vecchio, per il sostegno datomi col coraggio che contraddistingue la comunità borghitana e con l’affetto che un quartiere popolare sa regalare. Non faccio nomi in questi giorni difficili per non fomentare gli infami, vi porto tutti nel cuore. Un ringraziamento da ateo, che in fondo non fa male, ciu fazzu puru a Matri Sant’Anna! Ringrazio i fratelli della Curva Nord Inferiore che nonostante i giorni difficili, mi sono vicini. Siamo ultras, cresciuti nelle tempeste e abituati a navigarci. La repressione non ci ferma, così come non ci impensieriscono le infamie e certi pagliacci di cui Palermo è piena”

Parlando dell’assessore comunale Giuseppe Mattina dice: “Per quello che ha detto su di me e gli prometto che presto lo farò ricredere, magari occupandogli l’assessorato. Purtroppo non potrò  seguire alcune iniziative per un paio di settimane, ma t’inquitjamu u stissu Assessò. Ringrazio la mia famiglia per la comprensione, la forza e a tratti l’orgoglio che mi hanno dedicato. Sono un militante politico e non uno scafazzato. Loro lo sanno e niente li convincerà del contrario. Ringrazio pure gli inquirenti vari, chi mi denuncia, la digos, gli sbirri, i magistrati e tutto il circo”.

 

OSSERVAZIONI LOGICHE E DUBBI

– Ad ogni azione violenta corrisponde l’intervento della polizia.
– Ad ogni azione violenta contro un soggetto fascista, nella maggior parte dei casi l’intervento della polizia sarà automaticamente rivolto all’area antifascista.
– Ad ogni azione violenta contro un soggetto fascista corrisponderà una reazione mediatica di simpatia per la vittima dell’azione.
– Una generica rivendicazione “antifascista” di un’azione violenta contro un soggetto fascista avrà come solo ed unico effetto quello di fornire un solido elemento mediatico ed investigativo per consolidare l’astio contro l’antifascismo tout-court ed escludere dall’intervento della polizia altre possibili strade.
– L’assenza di sigle da una rivendicazione “antifascista” permette maggior libertà di movimento delle indagini all’interno dell’area antifascista stessa così come permette di indirizzare dove si preferisce l’astio mediatico contro gli stessi antifascisti.

Se c’é una cosa che accomuna tutte le aggressioni alla persona di stampo politico e organizzate é l’assoluta attenzione a mantenere le motivazioni politiche separate dall’atto violento.

Quando invece si preme affinché il significato politico venga riconosciuto si tratta di azioni di propaganda atta ad ottenere appoggio e simpatia e per questo é necessario che l’azione mediatica a cui legare il proprio marchio sia positiva.

Ecco che rivendicare politicamente un atto di violenza squadrista che sotto ogni punto di vista risulterà ignobile ed indifendibile in maniera bipartisan risulta assai strano. Che senso ha?

Chi può avere interesse nel compiere un’azione ignobile il cui unico effetto é quello di ritorcersi contro i movimenti antifascisti?

V’é il sospetto é che le logiche di questa aggressione siano in realtà molto diverse da quelle che i suoi attuatori han voluto fossero narrate e che media e forze dell’ordine han seguito senza riserve.

 

Specchio riflesso! La paranoia nazifascista nel “fascismo degli altri”

21 Febbraio 2018 ore 19:28

Uno dei tratti più curiosi del neo-nazifascismo é l’uso bipolare che militanti neri e simpatizzanti più o meno consci hanno nei confronti dei termini nazismo e fascismo.

Da un lato troviamo un utilizzo in positivo in cui al termine fascismo si attribuiscono solo “cose buone”. Addirittura i militanti di movimenti neofascisti non solo definiscono sé stessi fascisti ma ne fanno apertamente un vanto, un motivo d’orgoglio.

Tuttavia in certi frangenti quegli stessi militanti che si definiscono orgogliosamente fascisti, per quanto possa sembrare sorprendente  non si fanno problemi ad usare il termine fascista come aggettivo negativo con cui etichettare altri.

Quest’uso in negativo dell’aggettivo fascista da parte degli stessi fascisti avviene quando un dato evento contiene due elementi precisi: (1) una parte in gioco più o meno di sinistra e (2) una manifestazione di forza di questa parte in gioco che i fascisti hanno dovuto subire o perlomeno fronteggiare; nei fatti o anche solo simbolicamente.

Se un evento possiede queste due caratteristiche per i fascisti la strategia più conveniente é narrarlo in chiave vittimistica semplificando cartoonescamente la narrazione in uno scontro buoni contro cattivi.

– Il governo impone una decisione avversa ai fascisti?
Entra in gioco la modalità vittimista e si accusa il governo di agire come una dittatura fascista.

– Ci sono colluttazioni durante una manifestazione antifascista?
Si sfrutta la modalità vittimista e si accusa gli antifascisti di essere violenti fascisti.

La profondità d’analisi di chi parla di “fascismo degli antifascisti” é ben rappresentata qui

In questo processo la sinistra viene narrata perlopiù come una sorta di ammasso diviolenti aggrappati ad una idee aliene, traballanti ed incoerenti basate su ipocrisia di facciata secondo le qualié necessario fingersi buoni e tolleranti per poi agire subdolamente nell’ombra o quando l’occasione é più propizia.
Questa descrizione, che sembra una via di mezzo tra la figura del vampiro e quella del lupo cattivo di Cappuccetto rosso, é estremamente interessante in quanto rivela molte più cose sulla forma mentis fascista che non delle persone di sinistra così descritte (ci arriviamo tra qualche riga). A questo punto, dopo aver mostrificato la parte avversa, i fascisti possono anche non mostrarsi affatto, perché per effetto contrario, attribuendosi un ruolo opposto a quello dei mostri appena descritti, la narrazione li attribuirà automaticamente alla parte altrettanto semplificata dei buoni e giusti.

Ma perché nel tentativo di screditare e mostrificare la parte avversa i fascisti usano proprio il termine fascismo giocando sul filo del rasoio di un cortocircuito di senso così stridente?

Questo alternarsi ambiguo é necessario da un lato a ringalluzzire le proprie fila e dall’altra ad inserirsi all’interno del discorso democratico che almeno formalmente rifiuta il nazifascismo.

Insomma: com’é possibile che qualcuno al mattino si professi orgogliosamente fascista ma alla sera pur di farsi strada nell’arena mediatica non si fa scrupoli a dire di non essere ciò che é e per rafforzare tale debole posizione, spinge sull’acceleratore arrivando addirittura a dire che i fascisti sono altri?

Fascismo bellobellissimo…

…fascismo brutto e cattivo

JECKYLL & HYDE

Il giochino é semplice e vive sulla artificiosa scissione in due dei significati della parola “fascismo”: quando connotato positivamente diventa sinonimo di qualità che militanti e simpatizzanti considerano apprezzabili e ben spendibili all’esterno: benessere, ordine, sicurezza ecc.
Quando invece la stessa parola vien connotata in negativo, i significati che le vengono caricati addosso sono quelli che i militanti sanno essere malviste nel discorso pubblico: imposizione, dittatura, uso della violenza ecc.

Il meccanismo, insomma, non é troppo diverso da quello di certe espressioni alle quali, a seconda di circostanze e modalità, può essere attribuito un significato offensivo o un significato di vicinanza e simpatia. Ad esempio i romaneschi “te possino” e “fijo de’ na mignotta”.

In questo caso però il meccanismo stride troppo per non riportare alla mente la storiella del bue che dà del cornuto all’asino. Stride perché viene operata una rimozione artificiosa, come se gli aspetti negativi del fascismo fossero separabili dal fascismo stesso per proiettarli al di fuori di sé come in uno stato di dissociazione mentale e tenersi solo le “cose buone” (su cui c’é comunque molto da dire).

“The Brood” (Cronenberg 1979)

Il fascismo é un fenomeno complesso e multisfacettato, inscindibile dai propri elementi fondativi  e visioni del mondo. Scinderlo in due come se una parte potesse esistere senza l’altra é un’operazione artificiosa, come fingere che una combustione possa avvenire solo col comburente in assenza di combustibile.

In sostanza quando i fascisti danno dei “fascisti” alle parti avverse, non stan facendo altro che mentire con forza accusando l’altro (alieno) solo per dipingersi addosso un’immagine falsa (ipocrisia di facciata) di bravi ragazzi (fingersi buoni e tolleranti). Il dover ricorrere alla menzogna per sdognare le proprie idee evidenzia la poca forza delle stesse (idee traballanti) ed il fatto che tale menzogna avvenga proiettando fuori da sé quelle che sono caratteristiche fondanti del proprio pensiero é profondamente rivelatore della forma mentis fascista (incoerente).

A questo punto serve solo aggiungere la mappa delle aggressioni nazifasciste degli ultimi anni che come é ben noto vengono sempresminuite il più possibile tenendo lontani non solo i nomi delle formazioni neofasciste cui i protagonisti delle aggressioni appartengono, ma pure evitando di definire tali aggressioni col termine corretto: fasciste. Detto questo si recupera anche l’immagine dei violenti che agiscono vampirescamente nell’ombra o quando l’occasione é più propizia ed ecco che l’immagine semplificata del vampirolupo cattivo con cui i fascisti dipingono la sinistra riacquista in toto la sua natura di proiezione di sé.

Il signore dei ratti. “Nosferatu” (Herzog 1979)

IL FASCISMO CHE ORA C’E’, ORA NON C’E’ PIU’, ORA ERA IERI

Il meccanismo convive con un altro, molto simile ma più semplice, ovvero il giochino di usare il termine “fascismo” riferendosi ora al fascismo storico, quello guidato da Mussolini e terminato nel 1945, ed ora al fascismo in quanto fenomeno, nel senso ben descritto da Umberto Eco ne “Il fascismo eterno”.

Questo secondo meccanismo gioca sul fatto che se da un lato il fascismo storico é cosa del passato, una realtà terminata con la seconda guerra, dall’altra il fascismo in quanto fenomeno é un qualcosa di talmente informe e nebuloso da poterne negare l’esistenza.

Anche qui l’assurdità di chi al mattino sostiene di essere fascista ed alla sera si ostina a dire che il fascismo non c’é più viene mantenuta per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Mentendo.

Agenzia di Moda, piccola o grande

Scegliere un’agenzia di moda piccola o una grande? Questo sembra proprio un vero e proprio dubbio amletico ma in realtà è una scelta alla quale tutti coloro che vogliono entrare nel mondo della moda o del cinema prima o poi si pone. La moda ed il cinema sono due settori molto sviluppati nello stivale quindi è normale che l’agenzie di moda sono molto diffuse un po' su tutto il territorio nazionale. Bisogna tenere presente due elementi importanti quando si va a scegliere l’agenzia moda: la sua serietà e la sua grandezza. In realtà non si può tracciare un vero e proprio discrimine tra le grandi e le piccole agenzie perché vi sono degli aspetti positivi in entrambe le tipologie. Vi sono differenti correnti di pensiero che portano verso una soluzione rispetto ad un’altra anche se è necessario comprendere meglio cosa significa affidarsi ad una agenzia in base alle sue dimensioni. Agenzia di moda di grandi dimensioni: tutte le caratteristiche  Quando si parla di agenzie grandi e molto ben affermate si intendono colossi nel campo della moda che forniscono modelle e modelli per i principali clienti in Italia e nel mondo quindi si parla di un mondo che in pochi riescono a vedere. Non si deve infatti essere un professionista con anni di esperienza ma si deve anche esser disposti ad orari massacranti ed un’ottima conoscenza delle lingue straniere naturalmente l’inglese in primis. Queste potrebbero essere le buone notizie perché quelle brutte sono davvero poco simpatiche. Non è per niente facile riuscire ad ottenere degli incarichi per queste agenzie perché può essere molto complicato farsi selezionare. Proprio per la loro natura internazionale i provini sono molto selettivi tanto che è estremamente difficile essere ammessi. Altri aspetti negativi sono i pagamenti che molto spesso tendono ad essere posticipati di qualche mese dopo la conclusione della prestazione. Questi inoltre vengono decurtati in base alle spese che sono state affrontate dall’agenzia durante il lavoro. Allora conviene rivolgersi ad una di piccole dimensioni? Un’agenzia di moda piccola, come altre strutture, possono essere più apprezzate di altre rispetto ad una più grande perché a ragione o a torto dà quel aspetto di essere curato con maggiore attenzione di una grande agenzia. In effetti in questo caso potrebbe essere solo una diceria perché sono quelle che riescono ad offrire lavoro con maggiore intensità. Non bisogna farsi strane idee perché se opti per questa soluzione è molto difficile che diventerai famosa ma avrai la possibilità di guadagnare dal tuo sogno, cosa non da poco. Si deve quindi essere molto pragmatici e puntare su un obiettivo che è più facilmente raggiungibile. Inoltre la cosa interessante è che quasi mai queste agenzie richiedono il contratto d’esclusiva quindi è possibile lavorare come freelance per altre agenzie e clienti. Alla fine in questo modo si va a guadagnare del denaro per vivere e magari anche per metterne da parte. Quindi scegliere un’agenzia di moda piccola o una grande? La risposta a questa domanda è estremamente soggettiva perché le persone tendono ad avere delle differenti priorità. Mentre le aspirazioni possono essere uguali ciò che varia da individuo ad individuo è il modo con cui si vede il mondo. Se quindi vuoi diventare famosa e sognare il mondo patinato allora devi procedere con le agenzie di moda grandi mentre se vuoi abbassare le aspettative ma con la possibilità di avere più facilmente degli ingaggi allora la scelta non può che essere per una di piccole dimensioni. Sicuramente la scelta alla fine deve farla la persona che vuole cominciare la propria carriera in questo mondo anche se bisogna ricordare che qualche volta non è conveniente  mirare troppo in alto.
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