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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

La startup brianzola Lab-go raccoglie 1,4 milioni di euro per contrastare la contraffazione nella moda

19 Gennaio 2026 ore 10:00

La startup brianzola Lab-go, che sviluppa sistemi di certificazione per combattere la contraffazione e collegare aziende e consumatori, ha chiuso un round di finanziamento da 1,4 milioni di euro. La nuova valutazione della società è di circa 18 milioni.

L’operazione è un bridge round, cioè una raccolta di capitale a breve termine per fare da ponte tra due aumenti di capitale più consistenti. La peculiarità è che a sottoscriverla sono stati imprenditori italiani e svizzeri in qualità di business angel, senza il coinvolgimento di fondi istituzionali.

Che cos’è Lab-go

Lab-go ha brevettato un sistema di certificazione basato su Qr code univoci con varianti cromatiche, cioè che integrano i colori per aumentare la complessità e la sicurezza. È un mercato dalle grandi potenzialità: secondo il rapporto Mapping Global Trade in Fakes 2025 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dell’Ufficio dell’Unione europea per la Proprietà Intellettuale, il fenomeno della contraffazione vale 467 miliardi di dollari a livello mondiale.

Lab-go afferma che la sua tecnologia è un passo avanti significativo rispetto ai tradizionali sistemi di autenticazione. Il suo sistema è caratterizzato da una scansione univoca: una volta generato il certificato di autenticità, il codice modifica il proprio stato, diventando inutilizzabile per un secondo tentativo di autenticazione ed eliminando la possibilità di clonazione.

La storia di Lab-go

Fondata quattro anni fa da Mirko Brignani, Ivan Brignani, Davide Minieri, Marco Vincenti, Paolo Sartore e Luca Ascari, Lab-go ha 20 dipendenti e due sedi operative, a Bovisio Masciago, in provincia di Monza e Brianza, e a Genova. Nel 2025 ha registrato ricavi per 1,6 milioni di euro. Le sue soluzioni sono state adottate anche da grandi nomi dell’industria musicale e dell’intrattenimento.

“È curioso che uno dei nostri primi progetti, quando eravamo ancora una piccolissima startup, sia stato con una leggenda come i Metallica”, ha detto Mirko Brignani, amministratore delegato dell’azienda, a Forbes Italia. “L’opportunità è nata grazie a un socio che ha creduto subito nel nostro potenziale e ci ha aperto il contatto. Abbiamo lavorato per dimostrare la nostra affidabilità in un contesto molto complesso dal punto di vista operativo, dove non c’è il minimo margine di errore”.

La collaborazione con i Metallica nei loro tour mondiali dura da quattro anni ed è diventata “uno dei nostri migliori biglietti da visita: presentarsi con una collaborazione così continua e rilevante facilita l’apertura di dialoghi con altre grandi realtà del settore, come Iron Maiden o Linkin Park”.

Lab-go collabora anche con molte squadre della Serie A di calcio. “Il primo club che ha visto valore concreto nella nostra soluzione è stato l’Atalanta. Anche qui abbiamo applicato lo stesso metodo: dimostrare con i fatti l’impatto della nostra tecnologia. Dai risultati ottenuti con loro, la crescita è stata rapida e organica”.

Il round

I soldi raccolti nell’ultima operazione saranno usati per l’espansione nel settore della moda, dove il Digital Product Passport diventerà obbligatorio nell’Unione europea. Il progetto più importante riguarda lo sviluppo di un sistema di connessione tra i prodotti e il loro alter ego digitale. L’idea è creare un passaporto digitale del prodotto, per certificarne l’autenticità e la provenienza lungo tutta la filiera.

“Questo aumento di capitale”, ha detto Brignani, “ci consentirà di accelerare e portare a terra alcuni progetti tecnologici e strategici su cui lavoriamo in modo silenzioso da oltre due anni”. Completare l’operazione con soli business angel “è stata una scelta strategica. Trattandosi di un bridge round, quindi di un aumento di capitale mirato a collegare la fase seed, appena conclusa, alla futura fase di scaleup, abbiamo ritenuto più efficace coinvolgere business angel”.

Tra le ragioni c’è “una maggiore velocità di esecuzione. I business angel ci hanno permesso di chiudere il round in tempi più rapidi rispetto agli investitori istituzionali, che di solito richiedono processi di due diligence più lunghi e strutturati”. L’azienda conta così di posizionarsi “per un round istituzionale più ampio e a condizioni migliori”. La formula, ha aggiunto Brignani, “ci permette di concentrarci su crescita ed esecuzione senza introdurre ora le complessità tipiche dei fondi di venture capital. Complessità che sono appropriate, ma in una fase successiva del nostro percorso”.

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Brum raccoglie 5 milioni per diventare l’autoscuola più grande d’Italia

19 Gennaio 2026 ore 09:45

La startup italiana Brum ha chiuso un round da 5 milioni di euro, per accelerare il piano di espansione nazionale. L’obiettivo è aprire una nuova autoscuola al mese per i prossimi tre anni, costruendo una rete capillare in grado di raggiungere potenzialmente fino al 50% dei neo-patentati italiani.

Un percorso che punta a fare di Brum la più importante autoscuola in Italia, non solo per dimensioni, ma per qualità dell’esperienza offerta. Una parte significativa dell’investimento sarà destinata all’acquisto di nuovi veicoli, tutti dotati di dashcam con sistemi di intelligenza artificiale, progettati per supportare la formazione, migliorare l’analisi delle guide e affiancare il lavoro quotidiano degli istruttori.

Cosa fa Brum

Fondata con l’obiettivo di semplificare, digitalizzare e rendere più efficace l’esperienza di studenti e famiglie, Brum unisce tecnologia e presenza sul territorio: un’app per la preparazione teorica personalizzata e la gestione rapida delle pratiche, autoscuole fisiche con istruttori certificati e city manager responsabili dello sviluppo a livello provinciale.

“Questo nuovo round ci permette di fare un salto di scala decisivo”, commenta Luca Cozzarini, co-founder di Brum. “Vogliamo dimostrare che anche in un settore tradizionale come quello delle autoscuole è possibile innovare davvero, combinando tecnologia, qualità didattica e presenza sul territorio. Sentiamo una forte responsabilità verso studenti, famiglie e istituzioni: l’obiettivo è offrire a sempre più persone un’esperienza migliore e costruire un nuovo standard per il mercato”.

La crescita

Il 2025 si è chiuso con un consolidamento dell’attività di Brum. Il servizio è operativo in quattro province, con due nuove aperture già pianificate, e continua a registrare una crescita costante sia sul piano operativo sia su quello dei risultati didattici. Negli ultimi sei mesi l’app ha superato i 117mila download, con oltre 450mila quiz completati. Il team interno è raddoppiato nell’ultimo anno.

La crescita di Brum si inserisce in un contesto europeo che evidenzia un forte potenziale di trasformazione. L’Italia è oggi l’ultimo grande Paese europeo a non avere un vero digital champion nel settore delle autoscuole. In Francia, ad esempio, oltre il 50% delle patenti viene già conseguito con il supporto di autoscuole di nuova generazione.

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Droni, U-Space e dati: così l’Italia si ritaglia un ruolo chiave nella nuova economia aerea

19 Gennaio 2026 ore 08:15

Contenuto tratto dal numero di gennaio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

L’Italia si sta affermando come punto di riferimento in Europa nella drone economy. Al centro della rivoluzione c’è l’Enav, con la sua società d-flight. “Abbiamo portato funzioni che altri stanno ancora immaginando”, dice il direttore delle strategie, Felice Catapano.

C’è una rivoluzione che l’Italia sta presidiando a livello internazionale. Non bisogna sorprendersi, perché abbiamo intelligenze, tecnologie e mezzi per svilupparla e consolidarla. È la drone economy, una filiera che garantisce servizi alle città e alle persone, nella mobilità e nei sistemi di sicurezza. In cielo e in terra questo mercato ha un protagonista italiano: Enav (Ente nazionale per l’assistenza al volo). Ne abbiamo parlato con Felice Catapano, direttore delle strategie.

Che cos’è, in concreto, la drone economy?

Non è un mercato: è un nuovo orizzonte infrastrutturale. Abbiamo sempre pensato alle infrastrutture come a qualcosa di fisico – strade, ponti, reti –, ma per la prima volta un’infrastruttura nasce in movimento, sopra le nostre teste. I droni stanno diventando nodi intelligenti di una rete che raccoglie dati, protegge le comunità, accelera la logistica, osserva in tempo reale ciò che accade sul territorio. È la trasformazione più profonda che i cieli abbiano mai vissuto: lo spazio aereo basso diventa un layer digitale, una piattaforma nazionale di servizi. E l’Italia, con Enav e la piattaforma d-flight, sta guidando questa trasformazione.

Quali sono gli elementi distintivi di questa trasformazione e i cambiamenti a cui ci porteranno?

Siamo nel punto di incontro fra tre rivoluzioni. La prima è quella dell’intelligenza artificiale, che permette alle flotte di droni di vedere, interpretare, reagire e decidere. La seconda è l’U-Space (lo spazio aereo dedicato ai droni) europeo, la nuova architettura digitale che renderà possibili operazioni simultanee, sicure e ad alta densità. La terza è la trasformazione delle città, che stanno diventando organismi intelligenti, con esigenze nuove di sicurezza, monitoraggio e mobilità. Quando tre rivoluzioni si sovrappongono, nasce una discontinuità. E noi siamo dentro quella discontinuità.

Qual è il ruolo dell’Italia in questo scenario?

L’Italia ha un vantaggio competitivo che pochi vedono, ma che molti presto riconosceranno. Stiamo costruendo le fondamenta di un ecosistema nazionale dei droni: infrastrutture digitali, regole chiare, sperimentazioni avanzate, una filiera industriale che sta crescendo. Enav sta puntando su acquisizioni mirate per rafforzare una filiera italiana. Con d-flight, la società del gruppo Enav che si occupa dei servizi per i droni, abbiamo portato nel Paese funzioni che altri stanno ancora immaginando: tracciamento digitale, geofencing dinamico, autorizzazioni automatizzate.

Quali sono le applicazioni che stanno emergendo?

Quelle in cui il tempo, la sicurezza e l’accessibilità fanno la differenza. Nella protezione civile i droni stanno diventando gli occhi del territorio: incendi, frane, eventi estremi. Nella logistica sanitaria garantiscono velocità che prima erano impossibili. Nelle ispezioni industriali rivoluzionano modelli operativi fermi da decenni. E tutto converge verso la mobilità aerea avanzata, che porterà nelle città servizi oggi inconcepibili. Ma il punto centrale è questo: il valore non è il volo. Il valore è la conoscenza che generano, la sicurezza che aggiungono, le decisioni che permettono.

Non è necessario possedere droni e relative competenze, ma si punta su un modello che si chiama ‘drones as a service’: che cosa significa?

Significa che la tecnologia non è più fine a se stessa. Non compro un drone: ottengo una capacità, come un servizio cloud o una rete elettrica. Per un ospedale significa avere campioni trasferiti in pochi minuti. Per un sindaco significa monitorare il territorio in modo continuo. Per un gestore di infrastrutture significa prevenire guasti. Questo modello crea valore pubblico, efficiente e scalabile. E l’U-Space è ciò che trasforma questa visione in sistema Paese.

Come consolidare questa leadership?

Serve una scelta collettiva. Standard condivisi, altrimenti l’innovazione non scala. Partnership pubblico–private, altrimenti l’ecosistema non si forma. Competenze nuove – piloti, data analyst, ingegneri dell’integrazione –, altrimenti la tecnologia resta potenziale. Anche sulla formazione abbiamo lanciato una digital academy per formare specialisti del settore. La linea dell’orizzonte è già visibile: ora dobbiamo trasformarla in realtà.

Che cosa prevede nel lungo periodo?

Immagino un Paese dove il cielo a bassa quota è una dorsale digitale. Un’infrastruttura viva, che parla con i territori, le imprese, le istituzioni. Un cielo che non è più solo attraversato, ma governato, integrato, reso intelligente. L’Italia può guidare questa traiettoria. Non perché abbia più tecnologia degli altri, ma perché sta costruendo un modello: drone as a service e U-Space significano un ecosistema industriale nazionale. È qui che nasce il vero cambiamento. Il futuro non è fatto di droni, ma di infrastrutture intelligenti. E questo futuro, in Italia, è già iniziato.

L’AZIENDA

Enav controlla il traffico aereo, garantisce l’installazione, la manutenzione e il monitoraggio di tutti i sistemi hardware e software per la navigazione aerea. Ha oltre 100 clienti in tutto il mondo ed è partner delle più importanti realtà a livello mondiale per lo sviluppo dei servizi satellitari. Con le sue 4.500 persone fornisce i servizi alla navigazione su tutto lo spazio aereo italiano e su 45 aeroporti. È una componente fondamentale del sistema di gestione del traffico aereo internazionale e uno dei principali attori nella realizzazione del Single European Sky, il programma per armonizzare la gestione del traffico in Europa.

È l’unica realtà italiana a selezionare, formare e aggiornare i profili professionali che operano nei servizi per il controllo del traffico aereo. È quotata alla Borsa di Milano dal 2016, con un flottante del 46,7%. Il socio di maggioranza, con il 53,3% del capitale, è il ministero dell’Economia e delle finanze. La società opera in un mercato regolato a livello europeo ed eroga i propri servizi in Italia sotto la vigilanza del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e del regolatore nazionale Enac.

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Ricevuto prima di ieri

AWS lancia l’European Sovereign Cloud: la prima infrastruttura europea completamente indipendente

15 Gennaio 2026 ore 17:03

Oggi Amazon Web Services (AWS) ha annunciato la disponibilità generale dell’AWS European Sovereign Cloud, un nuovo cloud indipendente per l’Europa, interamente situato all’interno dell’Unione Europea, fisicamente e logicamente separato dalle altre Regioni AWS. L’approccio distintivo dell’AWS European Sovereign Cloud offre l’unico cloud sovrano pienamente funzionale e gestito in modo indipendente, supportato da solidi controlli tecnici, garanzie di sovranità e tutele legali, progettate per rispondere alle esigenze di governi e imprese europee nella gestione di dati sensibili.

AWS ha inoltre annunciato l’intenzione di estendere AWS European Sovereign Cloud dalla Germania al resto dell’Unione Europea, per supportare requisiti rigorosi di isolamento, residenza dei dati a livello nazionale e bassa latenza. L’espansione inizierà con nuove AWS Local Zones sovrane in Belgio, Paesi Bassi, e Portogallo.

Principi di progettazione e controllo

Da sempre, l’infrastruttura globale cloud e di intelligenza artificiale di AWS è stata progettata secondo un principio di “sovereign-by-design”, offrendo ai clienti il pieno controllo sulla localizzazione e sul movimento dei propri dati. Questo approccio è supportato da un insieme articolato di misure tecniche e controlli operativi che garantiscono trasparenza e affidabilità, oltre che da un’infrastruttura globale in grado di assicurare livelli eccezionalmente elevati di resilienza, sicurezza, e disponibilità.

AWS è progettata per rispondere alle esigenze delle organizzazioni più attente alla sicurezza e alla protezione dei dati a livello mondiale e la maggior parte dei clienti è già in grado di soddisfare i propri requisiti utilizzando una delle sei Regioni AWS esistenti nell’UE, basate sul principio di sovranità integrata fin dalla progettazione. AWS European Sovereign Cloud è stato sviluppato per offrire ai clienti un’ulteriore possibilità di scelta, consentendo di rispondere ai rigorosi requisiti di sovranità dell’Unione Europea senza compromettere le solide capacità e funzionalità di AWS.

Espansione e Local Zones

AWS European Sovereign Cloud e l’espansione delle AWS Local Zones in tre ulteriori Paesi offriranno alle organizzazioni nuove opzioni per distribuire i propri workload nel cloud con il massimo livello di sovranità e indipendenza operativa, mantenendo al contempo l’ampiezza dei servizi AWS su cui fanno affidamento per innovare e trasformarsi. Le AWS Local Zones sono una tipologia di infrastruttura che consente ai clienti di archiviare i dati in una specifica area geografica per soddisfare requisiti di residenza dei dati o per eseguire applicazioni sensibili alla latenza.

Le AWS Local Zones annunciate oggi faranno parte dell’AWS European Sovereign Cloud estendendo i controlli di sovranità dalla Regione AWS in Germania al territorio dell’Unione Europea. I clienti con requisiti ancora più rigorosi in termini di isolamento o residenza dei dati avranno inoltre la possibilità di utilizzare AWS Dedicated Local Zones, AWS AI Factories o AWS Outposts nelle sedi da loro selezionate, inclusi i propri data center on-premises.

Dichiarazione della leadership AWS

“L’Europa ha bisogno di accedere alle tecnologie cloud e di intelligenza artificiale più avanzate e affidabili. L’espansione dell’innovazione AWS in Europa contribuirà a dare ai clienti un ulteriore impulso alla crescita e alle loro ambizioni in ambito AI”, ha affermato Stéphane Israël, managing director dell’AWS European Sovereign Cloud e della digital sovereignty. “I clienti vogliono il meglio: poter utilizzare l’intero portafoglio di servizi cloud e AI di AWS, garantendo al contempo il rispetto di requisiti di sovranità estremamente rigorosi. Costruendo un cloud europeo per infrastruttura, operatività e governance, mettiamo le organizzazioni nelle condizioni di innovare con fiducia, mantenendo il pieno controllo dei propri asset digitali”.

Gestione, operatività e sicurezza in Europa

AWS European Sovereign Cloud combina controlli completi e stratificati per offrire una soluzione solida ai clienti che devono soddisfare rigorosi requisiti di sovranità digitale, continuando al contempo a beneficiare dell’ampiezza dell’innovazione cloud e AI di AWS. Tutto ciò che è necessario per la gestione dell’AWS European Sovereign Cloud si trova nell’Unione Europea: talenti, infrastrutture e leadership. Non esiste alcun controllo operativo al di fuori dei confini dell’UE. Le principali funzionalità includono:

Autonomia operativa europea: AWS European Sovereign Cloud è fisicamente e logicamente separato dalle altre Regioni AWS. È gestito esclusivamente da persone residenti nell’UE, non presenta dipendenze critiche da infrastrutture extra-UE e il suo design distintivo permette di continuare a operare indefinitamente anche in caso di interruzione delle comunicazioni con il resto del mondo. Per supportare la continuità operativa anche in circostanze estreme, i dipendenti AWS autorizzati dell’AWS European Sovereign Cloud, residenti nell’UE, avranno accesso indipendente a una copia del codice sorgente necessaria a mantenere operativi i servizi di AWS European Sovereign Cloud.

Piena residenza dei dati: AWS European Sovereign Cloud offre ai clienti il pieno controllo su dove vengono archiviati i propri dati. Consente inoltre di mantenere tutti i metadati che creano (come ruoli, autorizzazioni, etichette delle risorse e configurazioni) interamente all’interno dell’UE, inclusi sistemi sovrani di Identity and Access Management (IAM), fatturazione e misurazione dei consumi.

Controlli tecnici e di conformità all’avanguardia: la sicurezza è un elemento fondante della sovranità digitale e, come per le altre Regioni AWS, AWS European Sovereign Cloud si basa su AWS Nitro System, che fornisce un perimetro di sicurezza fisico e logico leader di settore per applicare rigorose restrizioni di accesso, impedendo a chiunque — inclusi i dipendenti AWS — di accedere ai dati dei clienti in esecuzione su Amazon EC2. AWS mette inoltre a disposizione avanzate funzionalità di crittografia, servizi di gestione delle chiavi AWS e moduli di sicurezza hardware che i clienti possono utilizzare per proteggere ulteriormente i propri contenuti. I dati crittografati risultano inutilizzabili senza le relative chiavi di decrittazione. AWS ha inoltre introdotto AWS European Sovereign Cloud: Sovereignty Reference Framework (ESC-SRF), un framework validato in modo indipendente per rispondere ai requisiti di sovranità dei clienti. I clienti possono utilizzare il report di audit ESC-SRF verificato da terze parti per dimostrare garanzie di sovranità chiare e applicabili.

Governance europea: AWS ha istituito una struttura di governance dedicata in Europa, con una nuova società capogruppo e tre società controllate locali costituite in Germania (GmbH), con organi di gestione composti da cittadini dell’UE che sono tenuti a rispettare il diritto europeo e ad agire nel migliore interesse dell’AWS European Sovereign Cloud. La struttura include inoltre un advisory board che fornirà competenze e avrà responsabilità sulle tematiche legate alla sovranità, composto da tre dipendenti Amazon e due membri indipendenti del consiglio, tutti cittadini e residenti europei.

Leadership e governance

Oggi AWS ha annunciato che Stefan Hoechbauer, vice presidente di AWS Global Sales per la Germania e l’Europa centrale, è stato nominato managing director dell’AWS European Sovereign Cloud. Lavorerà a stretto contatto con Stéphane Israël, che guiderà l’AWS European Sovereign Cloud ed è responsabile della gestione e delle operazioni.

AWS ha annunciato cinque nuovi membri del proprio advisory board, tra cui tre dipendenti Amazon: Stéphane Ducable, vicepresidente di EMEA Public Policy di AWS; Ian McGarry, general manager e director di Amazon CloudWatch; e Barbara Scarafia, vicepresidente e associate general counsel per l’Europa di Amazon. A loro si aggiungono due membri indipendenti del consiglio: Philippe Lavigne, generale in congedo ed ex Supreme Allied Commander Transformation della NATO, e Sinéad McSweeney, attualmente membro di diversi board, tra cui l’Institute of International and European Affairs, ed ex vice president of Public Policy and Philanthropy di Twitter.

Investimenti in Europa e sviluppo delle competenze

L’AWS European Sovereign Cloud ha avviato la sua prima Regione AWS nel Brandeburgo, in Germania. Nell’ambito di un impegno di lungo periodo, Amazon prevede di investire oltre 7,8 miliardi di euro in Germania nell’AWS European Sovereign Cloud e di supportare in media circa 2.800 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno all’anno, contribuendo per circa 17,2 miliardi di euro al PIL tedesco.

L’espansione pianificata dell’AWS European Sovereign Cloud in Belgio, Paesi Bassi e Portogallo rappresenta un ulteriore investimento in nuove capacità cloud e di intelligenza artificiale all’avanguardia, a supporto della crescita economica locale, della produttività e dell’innovazione. AWS mette così a disposizione delle organizzazioni gli strumenti necessari per accelerare la trasformazione digitale, soddisfacendo al contempo rigorosi requisiti di residenza dei dati e bassa latenza.

I clienti e i partner che utilizzano l’AWS European Sovereign Cloud potranno beneficiare dell’intera potenza di AWS, inclusi gli stessi livelli di sicurezza, disponibilità, prestazioni, architettura e API familiari, nonché delle principali innovazioni in ambito sicurezza come AWS Nitro System. Inizialmente, AWS European Sovereign Cloud offrirà oltre 90 servizi distribuiti su diverse categorie, tra cui intelligenza artificiale, calcolo, container, database, networking, sicurezza e storage.

Clienti del settore pubblico e di numerosi settori regolamentati in tutta Europa hanno già scelto AWS European Sovereign Cloud. Tra questi figurano EWE AG, Medizinische Universität Lausitz – Carl Thiem (MUL-CT), Sanoma Learning e altri. I partner AWS si sono impegnati a offrire le proprie soluzioni a supporto dell’AWS European Sovereign Cloud. Tra i partner di lancio figurano Accenture,Aadesso, Adobe, Arvato Systems, Atos, Capgemini, Dedalus, Deloitte, Eviden, Genysys, Kyndryl, Mistral AI, msg Group, NVIDIA, SAP, SoftwareOne e molti altri.

Clienti e settori regolamentati

I clienti europei appartenenti a numerosi settori regolamentati — tra cui pubblica amministrazione, sanità, servizi finanziari, difesa e aerospazio, energia, telecomunicazioni e altri — possono ora utilizzare AWS European Sovereign Cloud per accelerare l’innovazione, rispettando al contempo rigorosi requisiti di conformità e sovranità dei dati. Per ulteriori informazioni sull’AWS European Sovereign Cloud, visitare aws.eu

L’articolo AWS lancia l’European Sovereign Cloud: la prima infrastruttura europea completamente indipendente è tratto da Forbes Italia.

Il 92% dei dirigenti prevede di aumentare gli investimenti in IA nel 2026. Italiani tra i più fiduciosi

15 Gennaio 2026 ore 14:21

Secondo un nuovo studio Accenture, i dirigenti europei iniziano il 2026 con un maggiore ottimismo sulla crescita e un’attenzione sempre più forte sull’intelligenza artificiale. I risultati, pubblicati oggi nel report Pulse of Change di Accenture in vista del World Economic Forum Annual Meeting di Davos, evidenziano inoltre un divario crescente tra leader e dipendenti in termini di preparazione e fiducia nell’IA.

Crescita e fiducia nel contesto europeo

In Europa, nonostante la maggioranza dei leader (82%) si aspetti un 2026 caratterizzato da ulteriori cambiamenti economici, geopolitici e tecnologici, si prevede una significativa crescita dei ricavi nei mercati locali. Il 91% dei leader prevede un aumento rispetto a quattro mesi fa. In Italia, l’ottimismo risulta particolarmente elevato: l’86% dei leader prevede un contesto di maggiore cambiamento e l’88% si attende una crescita dei ricavi.

Investimenti in intelligenza artificiale e sviluppo delle competenze

La maggior parte delle organizzazioni europee (84%) prevede di aumentare gli investimenti in IA nel 2026, con le aziende italiane tra le più ottimiste (92%), seguite da quelle tedesche (87%). L’80% dei leader europei considera questi investimenti più preziosi per la crescita dei ricavi che per la riduzione dei costi, dimostrando una maggiore maturità nell’uso della tecnologia.

In Italia, l’accelerazione sull’IA si accompagna a un forte focus sulle competenze: il 57% dei leader punta su programmi di upskilling e reskilling per preparare la forza lavoro, superiore alla media europea del 46%.

Divario tra dirigenti e dipendenti

Mentre i dirigenti vedono l’IA come un catalizzatore di crescita, molti dipendenti esprimono timori legati alla riduzione della forza lavoro e a una formazione insufficiente. Solo il 61% dei dipendenti europei ritiene che la propria esperienza con l’IA mostri il suo potenziale impatto sul business, a fronte dell’84% dei leader. In Italia, però, il 40% dei dipendenti dichiara di saper utilizzare con sicurezza gli strumenti di IA e di poterli spiegare ad altri, contro una media europea del 25%.

Un segnale di maggiore confidenza che convive comunque con timori sul futuro del lavoro e sulla formazione: appena il 41% dei dipendenti europei si sente sicuro del proprio ruolo e solo il 14% ritiene che la leadership abbia chiaramente comunicato come l’IA influenzerà ruoli e competenze.

La visione di Accenture

“Questa ricerca”, dice Mauro Macchi, ceo di Accenture per Europa, Medio Oriente e Africa, “riflette chiaramente le priorità che emergono nel dialogo quotidiano con i clienti in tutta Europa, dove i leader intendono consolidare il percorso sull’IA e stanno incrementando gli investimenti a supporto”.

“Lo studio evidenzia anche un tema critico: se non coinvolgiamo le persone, il pieno valore dell’IA rimarrà inespresso. Non si tratta solo di sviluppare competenze tecniche, ma di creare la cultura necessaria per consentire all’intera forza lavoro di utilizzare questa tecnologia con fiducia. Il vero divario non è tra chi ha competenze e chi non le ha, ma tra chi utilizza l’IA e chi è lasciato indietro”.

L’articolo Il 92% dei dirigenti prevede di aumentare gli investimenti in IA nel 2026. Italiani tra i più fiduciosi è tratto da Forbes Italia.

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