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Ricevuto ieri — 20 Gennaio 2026

Arnault perde 12 miliardi dopo che Trump ha minacciato dazi del 200% sui vini francesi

20 Gennaio 2026 ore 15:38

La fortuna di Bernard Arnault — la persona più ricca d’Europa — si è ridotta di 12,5 miliardi di dollari martedì, dopo che una minaccia del presidente Donald Trump di imporre dazi del 200% su vini e champagne francesi ha fatto crollare le azioni del suo conglomerato del lusso Lvmh.

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Fatti principali

  • Le azioni di Louis Vuitton Moët Hennessy quotate a Parigi in calo scese fino a 1,7% a 571 euro, dopo che Trump ha lanciato la minaccia nella serata di lunedì.
  • LVMH possiede diversi marchi chiave francesi di liquori di lusso come Moët & Chandon, Dom Pérignon, Château Cheval Blanc, Veuve Clicquot, Ruinart e Château d’Yquem.
  • Trump ha ventilato la minaccia dei dazi nella serata di lunedì, quando dei giornalisti a Miami gli hanno chiesto della presunta riluttanza del presidente francese Emmanuel Macron a unirsi al suo Gaza Board of Peace.
  • In un primo momento Trump ha detto che “nessuno lo vuole” nel consiglio, ma poi ha aggiunto: “Metterò un dazio del 200% sui suoi vini e champagne e lui si unirà”.
  • La minaccia arriva a pochi giorni di distanza dall’annuncio del presidente di voler imporre un dazio del 10% sulle importazioni provenienti da otto Paesi europei, a causa del loro rifiuto di sostenere la sua iniziativa per assumere il controllo della Groenlandia.

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Valutazione di Forbes

Secondo le stime di Forbes, il patrimonio netto di Bernard Arnault è di 169,8 miliardi di dollari, il che lo rende la settima persona più ricca al mondo nella lista dei Real Time Billionaires. Sebbene il presidente e ceo di LVMH rimanga di gran lunga la persona più ricca d’Europa, la sua fortuna è diminuita di oltre 12,5 miliardi di dollari nelle ultime 24 ore.

Nella classifica globale, il patrimonio netto di Arnault è ancora superiore di oltre 8 miliardi di dollari rispetto a quello dell’ottavo classificato, Jensen Huang, ceo di Nvidia. Tuttavia, appare improbabile che Huang riesca a superare Arnault nella giornata di martedì, poiché anche le azioni di Nvidia sono in calo del 2,4%, in un contesto ribassista dell’azionario statunitense.

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Netflix rivede l’offerta per Warner Bros: 83 miliardi di dollari in contanti

20 Gennaio 2026 ore 15:20

Netflix ha rivisto i termini dell’accordo con Warner Bros. Discovery, presentando un’offerta interamente in contanti da 83 miliardi di dollari. La modifica dell’intesa punta a rendere l’operazione più solida e a scoraggiare eventuali rilanci concorrenti, in particolare da parte di Paramount.

“Il consiglio di amministrazione di Wbd continua a sostenere e raccomandare all’unanimità la nostra transazione e siamo fiduciosi che porterà al miglior risultato per gli azionisti, i consumatori, i creatori e la comunità dell’intrattenimento in generale”, ha dichiarato Ted Sarandos, co-ceo di Netflix.

“Il nostro accordo rivisto, interamente in contanti, consentirà una tempistica più rapida per il voto degli azionisti e offrirà una maggiore certezza finanziaria a 27,75 dollari per azione in contanti, oltre al valore derivante dalla separazione pianificata di Discovery Global. Insieme, Netflix e Warner Bros. offriranno una scelta più ampia e un valore maggiore al pubblico di tutto il mondo, migliorando l’accesso a programmi televisivi e cinematografici di livello mondiale, sia a casa che al cinema. L’acquisizione amplierà significativamente la capacità produttiva statunitense e gli investimenti nella programmazione originale, stimolando la creazione di posti di lavoro e la crescita del settore a lungo termine”.

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Il Lazio accelera sulla nuova programmazione Ue: fondi e investimenti record per sostenere il sistema produttivo

20 Gennaio 2026 ore 13:30

di Alice Iadecola

Alla Regione Lazio, presso la Sala Tevere, si è svolto l’evento ‘Il Lazio che Cresce 2026’, pensato per raccontare lo stato di avanzamento del Programma Fesr 2021-2027 e quali misure la Regione adotterà nel biennio 2026-2027 per sostenere il sistema produttivo regionale.

Verso il 2028: il Lazio accelera sulla nuova programmazione europea

Ad aprire la presentazione è stata Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio: “Siamo perfettamente in tabella di marcia”, asserisce, “siamo operativi e vogliamo essere pronti il 1° gennaio 2028 con la nuova programmazione europea 2028-2034. Il 2026 è un anno decisivo per gli investimenti a favore delle imprese, un periodo in cui attiveremo misure mirate a favorire sia i settori più tradizionali che quelli più innovativi. L’intento è quello di accompagnare le attività verso nuove opportunità di crescita e apertura internazionale, mantenendo un confronto costante con aziende e territori. Infatti, saranno disponibili circa 640 milioni di euro, 260 a fondo perduto e 390 milioni in strumenti finanziari e accesso al credito, oltre a 10 milioni di risorse del bilancio regionale sugli investimenti”.

All’incontro sono intervenuti anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, la direttrice dell’Autorità di Gestione del PR Lazio Fesr 2021-2027, Tiziana Petucci, e il presidente di Lazio Innova, Francesco Marcolini. Presenti inoltre rappresentanti del mondo economico e produttivo, tra cui Giuseppe Biazzo, presidente Unindustria e Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio, insieme ad altre figure di rilievo del sistema produttivo.

Nuove risorse per il Lazio

Per il biennio 2026-2027 ci sarà un continuo sostegno alla ricerca, all’innovazione, alla digitalizzazione e all’internazionalizzazione delle imprese e le nuove risorse disponibili saranno pari a un miliardo e 140 milioni di euro.

Per il 2026, la Regione Lazio metterà a disposizione 530 milioni di fondi europei, 100 milioni dal Dpcm sulla reindustrializzazione e 10 milioni di risorse regionali. Accanto a queste risorse, saranno confermate le misure già di successo come i voucher internazionalizzazione e digitalizzazione, oltre che il bando Step per le tecnologie strategiche e critiche, destinato anche alle grandi imprese.

Tra le novità presentate spicca la provvista Bei, pari a 120 milioni di euro, affiancata da misure dedicate alla reindustrializzazione e da interventi dedicati ai giovani professionisti ed imprenditori, con stanziamenti rilevanti per la fascia under 40.

Infrastrutture e venture capital: 140 milioni per la crescita regionale

Un percorso di crescita che non dimentica infrastrutture strategiche già consolidate come Rome Technopole, punta di diamante del Lazio. A questo si aggiungerà il rafforzamento degli strumenti di Venture Capitalregionali, fino a raggiungere la cifra record di 140 milioni di euro.

“Dietro questi milioni ci sono tantissimi progetti. Siamo stati pronti ad accogliere fin da subito le opportunità che la Commissione europea ci metteva a disposizione”, afferma Tiziana Petucci. “La nostra mission è quella di restare protagonisti del cambiamento e della nuova programmazione europea”.

A intervenire poi Francesco Rocca: “Il Lazio conferma una strategia chiara che si può riassumere in una modalità di lavoro: ascoltare le imprese e dialogare con loro. Priorità alla crescita del nostro territorio. In questo, il Lazio sta dimostrando un ottimo dinamismo grazie al rapporto solido tra politica e impresa”.

Lazio: coesione e visione strategica

Giuseppe Biazzo, durante la presentazione, ha rilanciato un tema centrale: i fondi europei devono continuare a passare attraverso le Regioni, che sono il fulcro più vicino al territorio. Solo così si può evitare l’accorpamento dei fondi strutturali e l’accentramento delle risorse a livello nazionale. Ha poi posto l’attenzione sulle infrastrutture essenziali, in particolare sulla gestione sostenibile delle risorse idriche, perché solo investendo su questi elementi la regione può diventare più efficiente e competitiva. Sulla stessa linea Alessandro Sbordoni, presidente di Federlazio, che ha richiamato l’attenzione sul diritto all’abitare, come tema chiave per garantire coesione nel territorio.

Proprio come ricordato da Francesco Rocca e la vicepresidente Roberta Angelilli, il vero motore di questa strategia resta la comunicazione continua con le imprese e con il mondo economico. Lorenzo Tagliavanti ha concluso l’evento evidenziando i dati positivi sul Pil del Lazio, tra i migliori in Italia. “È fondamentale impiegare le risorse in modo efficace e mantenere aperto un confronto costante tra pubblico e privato”, ha ribadito per consolidare questi risultati. Proprio per questo, ha annunciato il rinnovo dell’accordo tra Camera di Commercio e Regione.

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Tra resilienza globale e tassi più alti: come preparare i portafogli al 2026

20 Gennaio 2026 ore 13:12

Contenuto tratto dal numero di gennaio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Nonostante un anno segnato da shock politici e pressioni tariffarie, l’economia globale si è mostrata resiliente nel 2025. Per il 2026 si apre uno scenario costruttivo, con l’attività economica che dovrebbe stabilizzarsi e con la crescita che, anche se in rallentamento, non dovrebbe tradursi in una contrazione. Ne parla Giovanni De Mare, ceo Italia di AllianceBernstein.

Come si muoveranno le banche centrali?

L’inflazione sta gradualmente rientrando, lasciando così alle banche centrali, Fed in particolare, lo spazio per un progressivo allentamento monetario. È comunque probabile che i tassi si mantengano su un livello strutturalmente più elevato rispetto al passato, soprattutto alla luce delle incertezze che ancora ombrano il contesto macroeconomico, come le dinamiche fiscali europee, l’evoluzione del mercato del lavoro statunitense e gli effetti dei dazi.

Cosa mettere in portafoglio, guardando in prospettiva?

Un approccio multi-asset orientato al reddito rimane adatto a un contesto che è costruttivo, ma tutt’altro che privo di rischi. Continuiamo a privilegiare gli Stati Uniti, ritenendo interessanti anche i mercati emergenti, che trattano a sconto rispetto ai mercati sviluppati e beneficiano di tassi locali più bassi, utili in miglioramento e un dollaro più debole.

E sul fronte obbligazionario?

Ci stiamo spostando verso una maggiore qualità. Le obbligazioni corporate investment grade e i titoli con rating BB restano fonti privilegiate di rendimento, mentre un contesto di crescita più moderato richiede cautela nell’andare verso le fasce di qualità più bassa del mercato.

Un segnale incoraggiante è che i titoli di Stato hanno ritrovato una correlazione negativa con gli asset rischiosi, offrendo protezione nei momenti di volatilità. In questo ambito, preferiamo le scadenze brevi o intermedie, che dovrebbero beneficiare del ciclo di tagli della Fed, evitando invece le scadenze più lunghe dove le preoccupazioni fiscali potrebbero pesare sui rendimenti.

Al centro delle dinamiche globali troviamo dunque ancora una volta gli Stati Uniti.

Sì, è un’economia che continua a mostrare una forza che smentisce anche le previsioni più pessimistiche. Anche se messa spesso in discussione, a nostro avviso, la tesi a favore dell’eccezionalismo statunitense, e di un sovrappeso sulle azioni Usa, rimane intatta. Infatti, se da un lato è vero che la concentrazione degli indici rappresenta una potenziale vulnerabilità, poiché una correzione nel segmento IA potrebbe avere effetti non solo sui listini, ma anche sulla fiducia e sulla spesa, dall’altro i fondamentali restano solidi: la crescita dei rendimenti è stata guidata dai profitti e non solo dall’espansione dei multipli, e le revisioni degli utili continuano a migliorare.

Inoltre, la Federal Reserve ha ancora munizioni sufficienti per intervenire qualora la crescita dovesse essere messa in discussione, fornendo un ulteriore supporto agli asset a stelle e strisce.

Cosa significa oggi puntare sulla qualità e proteggersi dalle fasi correttive?

Privilegiare aziende caratterizzate da una crescita stabile degli utili e bilanci solidi per affrontare la volatilità. Le valutazioni attuali, indubbiamente elevate, lasciano poco margine di errore, rendendo la selettività più importante che mai. Sul fronte obbligazionario, la duration mantiene un ruolo di diversificazione ma, in un contesto di tassi presumibilmente più alti rispetto al passato, potrebbe non rappresentare più la soluzione ‘miracolosa’ di un tempo. Pertanto, favoriamo scadenze medio-brevi e una maggiore esposizione al credito investment grade, evitando di assumere rischi eccessivi nei segmenti di qualità inferiore.

Parallelamente, manteniamo una diversificazione geografica e settoriale: guardiamo quindi con favore ad alcuni mercati emergenti, che beneficiano di un dollaro più debole, politiche monetarie più flessibili e valutazioni ancora ragionevoli. L’inserimento di azioni a bassa volatilità, infine, può contribuire a proteggere il capitale nelle fasi di correzione, senza rinunciare al potenziale di rialzo. L’obiettivo è costruire portafogli che sappiano catturare rendimento e crescita, mantenendo però una disciplina rigorosa sui fondamentali.

Molti temono la bolla IA. Paura infondata?

L’IA rimane il fulcro narrativo e finanziario del mercato attuale, ma richiede una distinzione tra l’entusiasmo speculativo momentaneo e la trasformazione strutturale in atto. Sebbene si parli di bolla, è forse più corretto affermare che siamo ancora nelle fasi iniziali di un ciclo di innovazione profondo. A differenza di quanto accaduto con le dot com, l’IA sta rispondendo a una domanda reale e immediata, sostenuta da progressi tecnologici tangibili.

I grandi hyperscaler stanno investendo in infrastrutture con capitale proprio e flussi di cassa operativi, non con leva finanziaria, e ciò dà maggiore solidità all’intero ecosistema. Permangono però aree da monitorare, come le valutazioni nei segmenti più esposti e alcune dinamiche di finanziamento nel mercato privato. La discriminante sarà la capacità dell’IA di generare incrementi misurabili di produttività. Le opportunità non riguardano solo i produttori di chip, ma l’intera filiera: infrastrutture digitali, utility chiamate a sostenere il crescente fabbisogno energetico dei data center, nonché settori come l’healthcare.

L’articolo Tra resilienza globale e tassi più alti: come preparare i portafogli al 2026 è tratto da Forbes Italia.

I future di Wall Street crollano tra le minacce tariffarie di Trump su Groenlandia

20 Gennaio 2026 ore 11:44

I future azionari statunitensi sono crollati bruscamente nelle prime ore di martedì, segnalando le preoccupazioni degli investitori per le minacce di dazi del presidente Donald Trump contro importanti alleati europei, nel contesto della sua spinta a prendere il controllo della Groenlandia.

Dati chiave

  • Nelle prime contrattazioni di martedì, l’indice di riferimento S&P 500 Futures è sceso dell’1,73% a 6.856 punti, mentre i Dow Futures hanno perso l’1,61% a 48.751 punti.
  • L’indice dei future Nasdaq, più esposto al settore tecnologico, è stato il più colpito, con un calo superiore al 2% a 25.157 punti.
  • Anche i mercati europei sono finiti sotto pressione: il paneuropeo STOXX Europe 50 ha perso l’1,32% a causa delle minacce di Trump di imporre nuovi dazi ai Paesi che si oppongono al suo tentativo di prendere il controllo della Groenlandia.
  • Il FTSE 100 di Londra ha ceduto l’1,32%, mentre il DAX tedesco e il CAC 40 francese sono scesi rispettivamente dell’1,37% e dell’1,20%.

Cosa sappiamo della minaccia di dazi di Trump contro l’Europa?

Sabato, il presidente Donald Trump ha annunciato che imporrà un dazio del 10% su otto Paesi europei che recentemente hanno dispiegato personale militare in Groenlandia, dopo la sua minaccia di prendere il controllo del territorio artico. In un post su Truth Social che annunciava la decisione, Trump ha dichiarato che Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia saranno colpiti e che la misura entrerà in vigore il 1° febbraio. Il dazio generalizzato riguarda tutte le esportazioni e aumenterà al 25% a giugno, rimanendo in vigore fino a quando gli Stati Uniti non assumeranno il controllo della Groenlandia.

E le altre minacce tariffarie contro i Paesi europei?

Il presidente francese Emmanuel Macron ha criticato pubblicamente i dazi di Trump contro l’Europa legati alla Groenlandia, definendoli “inaccettabili”, e avrebbe persino rifiutato di aderire al proposto “Consiglio di Pace” per Gaza. Interrogato sulla vicenda lunedì sera, Trump ha dichiarato ai giornalisti: “Beh, nessuno lo vuole perché presto non sarà più in carica”.

Trump ha poi sostenuto che Macron fosse ostile nei suoi confronti e ha aggiunto: “Metterò un dazio del 200% sui suoi vini e champagne”, e forse allora il presidente francese entrerebbe nel consiglio. L’ultima minaccia di Trump ha innescato una vendita delle azioni dei principali produttori francesi di vino quotati in Borsa. I titoli di LVMH — che possiede marchi come Moët & Chandon e Dom Pérignon — sono scesi di quasi il 2,9% a 566 euro (663 dollari), mentre le azioni di Rémy Cointreau hanno perso il 2,4% a 38 euro (44,50 dollari).

Come ha risposto l’Europa alle minacce tariffarie di Trump?

Diversi leader europei di primo piano, tra cui Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer, hanno criticato i dazi. Macron è tra coloro che hanno spinto l’Unione europea a reagire con il cosiddetto “bazooka commerciale”, utilizzando il suo strumento di ritorsione più potente: il meccanismo anti-coercizione.

Se attuato, l’Ue potrebbe usarlo per colpire importanti esportazioni di servizi statunitensi, con un impatto potenzialmente molto pesante sui colossi tecnologici americani. Tuttavia, il New York Times ha riferito che all’interno del blocco c’è ancora chi spinge per una negoziazione piuttosto che per la ritorsione. Un portavoce dell’Ue ha dichiarato ai giornalisti: “La nostra priorità è dialogare, non inasprire lo scontro… A volte la forma più responsabile di leadership è la moderazione”.

A margine

Martedì, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha ironizzato sulla capacità dell’Ue di mettere in campo una risposta coordinata alle ultime minacce tariffarie di Trump. Bessent, che si trova a Davos per partecipare al World Economic Forum, ha dichiarato ai giornalisti: “Immagino che formeranno prima il temuto gruppo di lavoro europeo, che sembra essere la loro arma più incisiva”. In seguito, il segretario al Tesoro ha aggiunto: “Sono fiducioso che i leader (europei) non inaspriranno la situazione e che tutto si risolverà in modo tale da arrivare a un esito molto positivo per tutti”.

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Elon Musk torna a valutare l’acquisto di Ryanair: “Quanto costerebbe?”

20 Gennaio 2026 ore 10:52

Elon Musk ha pubblicamente chiesto informazioni sull’acquisto della compagnia aerea low-cost irlandese Ryanair in una serie di post su X, affermando che potrebbe prendere in considerazione l’acquisto della società.

Fatti principali

  • Musk ha risposto a un post su X di Ryanair che sembrava opporsi all’aggiunta del Wi-Fi sugli aerei, chiedendo alla compagnia aerea: “Quanto costerebbe comprarti?” e aggiungendo: “Voglio davvero mettere un Ryan a capo di Ryan Air. È il tuo destino”.
  • Pochi istanti dopo, ha fissato in evidenza un sondaggio sul suo profilo X chiedendo agli utenti se dovesse acquistare la società.
  • Poco prima delle 15:30 EST, il sondaggio aveva poco più di 300.000 voti, con il 79% degli utenti che rispondeva in modo affermativo.
  • Musk vende servizi Wi-Fi a bordo attraverso i satelliti Starlink di SpaceX.
  • Ryanair Holdings plc è una società quotata in borsa, il che significa che Musk dovrebbe avviare una scalata ostile o fare un’offerta di acquisizione agli azionisti per ottenerne il controllo.

Punto critico

“Non presterei alcuna attenzione a Elon Musk, è un idiota”, ha detto l’amministratore delegato di Ryanair Michael O’Leary in un podcast alla fine della scorsa settimana, scatenando l’ira di Musk. “È molto ricco, ma è comunque un idiota”.

Numeri importanti

200–250 milioni di dollari all’anno: questo è il costo annuale dell’installazione di un’antenna aerea necessaria per accedere ai satelliti Starlink sulla parte superiore di un aereo, secondo O’Leary, che ha descritto i servizi di Musk come inaccessibili.

Contesto

In un estratto di un podcast pubblicato giovedì, O’Leary ha respinto l’idea di installare il servizio internet satellitare Starlink di SpaceX sugli aerei Ryanair, dicendo che Elon Musk non sa “nulla” di voli e resistenza aerodinamica. Il giorno dopo, Musk ha risposto pubblicamente all’estratto definendo O’Leary “un idiota totale”, aggiungendo: “Licenziatelo.” Questo ha spinto un utente a suggerire che comprasse Ryanair e licenziasse O’Leary, suscitando l’interesse di Musk, che ha risposto con “Buona idea”.

Venerdì X ha subìto un’interruzione dell’intero sito e l’account di Ryanair, noto per i suoi post arguti, ha preso in giro Musk, chiedendo: “Forse ti serve il Wi-Fi?”. È stato allora che Musk ha reagito suggerendo che potrebbe provare a comprare Ryanair e mettere una persona di nome Ryan a capo, ottenendo 9,5 milioni di impression entro il pomeriggio di lunedì.

L’articolo Elon Musk torna a valutare l’acquisto di Ryanair: “Quanto costerebbe?” è tratto da Forbes Italia.

Addio a Valentino Garavani, maestro dell’alta moda e simbolo del lusso italiano nel mondo

20 Gennaio 2026 ore 09:24

Lo stilista italiano Valentino Garavani, fondatore del marchio di moda Valentino nel 1960, è morto all’età di 93 anni, secondo una dichiarazione della sua fondazione pubblicata lunedì su Instagram.

Fatti salienti

  • Il comunicato afferma che Garavani “è deceduto oggi nella sua residenza romana, circondato dai suoi cari”.
  • Il funerale si terrà venerdì nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma, secondo quanto riportato nel comunicato.
  • Garavani sarà esposto mercoledì e giovedì al PM23, uno spazio culturale ed espositivo a Roma creato dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, secondo quanto riferito dalla sua fondazione.
  • Giorgia Meloni ha reso omaggio alla scomparsa icona della moda, definendolo “maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana” lunedì pomeriggio su X.
  • “Non mi affascina molto vedere tante persone vestite di nero per strada”, ha dichiarato Garavani, noto per la sua caratteristica tonalità di rosso scarlatto.

Curiosità

La casa di moda di Garavani è stata a lungo coinvolta in una battaglia legale e reputazionale con Mario Valentino, un marchio di moda con sede a Napoli fondato dal designer di articoli in pelle Mario Valentino (che non ha alcun legame di parentela con Garavani) negli anni ’50.

Mentre Garavani costruiva un impero dell’alta moda con sede a Roma e Parigi, Mario Valentino si specializzava in calzature e accessori, in particolare nel mercato statunitense. Ne seguirono decenni di controversie sul marchio, poiché i consumatori confondevano spesso i due marchi. Alla fine i tribunali hanno permesso la coesistenza di entrambi, consolidando una delle rivalità più durature nel mondo della moda.

Contesto

Garavani è nato nel 1932 a Voghera, una città del nord Italia, e ha affinato la sua arte nelle case di alta moda di Parigi prima di fondare la sua casa di moda a Roma nel 1960. Ben presto è diventato sinonimo di una particolare tonalità di rosso scarlatto, poi soprannominata “rosso Valentino”, che è diventata il suo marchio di fabbrica.

Un anno dopo ha incontrato Giancarlo Giammetti, allora giovane studente di architettura, che sarebbe diventato sia suo socio in affari che, per più di un decennio, suo compagno sentimentale.

Insieme hanno trasformato Valentino SpA in uno dei marchi di moda di lusso più influenti al mondo. Nel corso dei decenni, Valentino ha vestito una lunga lista di it-girl e celebrità di Hollywood, tra cui Elizabeth Taylor, Audrey Hepburn, Jacqueline Kennedy e, più recentemente, star come Zendaya e Bella Hadid.

 

L’articolo Addio a Valentino Garavani, maestro dell’alta moda e simbolo del lusso italiano nel mondo è tratto da Forbes Italia.

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