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Essence Hotels acquisisce Le Picchiaie: circa 5 milioni di euro per consolidare la presenza all’Isola d’Elba

16 Ottobre 2026 ore 15:00

Una presenza sempre più costante e un solido percorso di crescita all’Isola d’Elba per Essence Hotels che ha acquisito il resort Le Picchiaie. All’inizio del 2026, il resort era già stato preso in gestione da Petroholding di Stefano Casarelli, gruppo russo attivo nell’Oil & Gas e Real Estate.

Un’operazione dal valore complessivo di circa 5 milioni di euro, che apre una nuova fase di sviluppo della struttura, alla quale saranno destinati ulteriori 1,5 milioni di euro nei prossimi due anni per interventi di rinnovamento, efficientamento e ampliamento.

Dalla gestione alla proprietà

Il passaggio dalla gestione alla proprietà rappresenta un primo passo concreto nel percorso di espansione e consolidamento annunciato quest’estate, in occasione del lancio del prestito obbligazionario di Essence Corporate Company, fino a 15 milioni di euro. Un piano che punta all’acquisizione e alla valorizzazione di immobili alberghieri in destinazioni strategiche della penisola e delle isole italiane, da affidare alle società del gruppo Essence Hotels.

“Con l’acquisizione de Le Picchiaie diamo concretezza al percorso di crescita e consolidamento annunciato quest’estate. La gestione ci ha permesso di conoscere il resort e le sue potenzialità; diventarne proprietari ci consente ora di programmare gli investimenti con un orizzonte più ampio e di intervenire in modo organico sulla qualità dell’offerta”, commenta Antonio Cafarelli, fondatore di Essence Hotels e ceo di Essence Corporate Company.

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L’Isola d’Elba, una destinazione sempre più richiesta

Sempre più italiani e non scelgono l’isola dell’arcipelago toscano. Nel 2025 l’Isola d’Elba ha registrato 518.722 arrivi e quasi 3 milioni di presenze, in aumento rispettivamente del 2,4% e del 2,2% sul 2024, secondo i dati di Regione Toscana. Un mercato con una solida base italiana e un richiamo internazionale: nel campione alberghiero monitorato da HBenchmark per la stagione 2024, Germania e Svizzera rappresentavano i principali mercati esteri, con l’8,3% e il 6,8% degli ospiti. Per Essence, il progetto punta a rafforzare il posizionamento de Le Picchiaie nel segmento medio-alto, ampliando l’offerta verso benessere, sport, ristorazione di alta gamma ed eventi.

Antonio Cafarelli, Essence Hotels
Antonio Cafarelli, fondatore di Essence Hotels e ceo di Essence Corporate Company

“L’Elba ha una ricchezza che va oltre la vacanza balneare: paesaggi, percorsi outdoor, cultura e una forte identità gastronomica. Vogliamo costruire un’ospitalità capace di mettere in relazione questi elementi, dando agli ospiti più ragioni per scegliere l’isola e viverla anche in momenti diversi dell’anno. La crescita del patrimonio alberghiero deve andare di pari passo con quella dei servizi, delle competenze e dell’occupazione sul territorio”, ha aggiunto Cafarelli.

Il programma di valorizzazione avrà ricadute anche sul personale: dagli attuali 40 dipendenti, il resort prevede di passare a circa 50 nel 2027, per raggiungere 60 addetti nel 2028, a regime, nei diversi reparti. Un incremento del 50% rispetto all’organico attuale, legato all’ampliamento delle attività e dei servizi.

Gli interventi di rinnovamento

La struttura dispone di 58 camere aperte da aprile a ottobre. Gli interventi necessari prevedono la ristrutturazione e l’ampliamento della SPA e il rafforzamento dell’offerta gastronomica. Benessere e ristorazione saranno due leve per arricchire il soggiorno, valorizzando anche il rapporto con la cucina elbana, i prodotti stagionali e i vini del territorio.

La natura è protagonista nella valorizzazione della struttura. Negli otto ettari del resort sono previsti percorsi bike, un parco avventura e nuove attività legate alla natura e al benessere. Il progetto dialoga con la vocazione outdoor dell’Elba: sentieri affacciati sul mare, itinerari nella macchia e tracciati nei paesaggi minerari consentono di esplorare l’isola a piedi o in bicicletta. Una proposta che offre occasioni di viaggio anche in primavera e in autunno, affiancando alla stagione balneare soggiorni dedicati al movimento e alla scoperta del territorio. Non solo piacere: in parallelo, lo sviluppo di meeting, eventi e soggiorni aziendali punta a diversificare i canali di business della struttura.

Adagiato su una collina immersa nella macchia mediterranea, il resort guarda il Golfo di Portoferraio da una posizione raccolta, a circa sei chilometri dal porto. Le terrazze panoramiche e gli otto ettari di terreno permettono di affiancare al soggiorno di mare una dimensione di quiete, paesaggio e vita all’aperto. La vicinanza a Portoferraio offre inoltre un punto di partenza per scoprire l’isola attraverso la sua storia, dai luoghi di Napoleone ai paesaggi delle antiche miniere, oggi parte della proposta di visita e di turismo attivo dell’Elba.

L’articolo Essence Hotels acquisisce Le Picchiaie: circa 5 milioni di euro per consolidare la presenza all’Isola d’Elba è tratto da Forbes Italia.

I farmaci anti-obesità hanno portato Eli Lilly a quota 1.000 miliardi. Ora Dave Ricks cerca la prossima rivoluzione

16 Ottobre 2026 ore 14:15

L’amministratore delegato Dave Ricks ha trasformato Eli Lilly nella prima azienda farmaceutica a raggiungere una capitalizzazione di mercato di 1.000 miliardi di dollari, grazie ai suoi farmaci di grande successo per la perdita di peso e il diabete. Tuttavia, dato che oltre il 60% dei ricavi deriva da questi prodotti e che i relativi brevetti scadranno probabilmente nel corso degli anni ’30, il colosso farmaceutico si trova a dover affrontare i rischi legati al suo stesso successo.

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In qualità di ceo della casa farmaceutica più grande e di maggior successo del pianeta, Dave Ricks passa decisamente molto tempo a pensare al rischio.

I farmaci di Eli Lilly contro l’obesità e il diabete hanno ottenuto un successo travolgente, andato ben oltre ogni più vivida immaginazione. I suoi ricavi degli ultimi 12 mesi (fino al 30 giugno) sono schizzati del 50% raggiungendo i 79,7 miliardi di dollari, con lo Zepbound (per la perdita di peso) e il Mounjaro (per il diabete) che rappresentano il 62% del totale. Nel novembre 2025, la sua capitalizzazione di mercato ha superato la soglia dei 1.000 miliardi di dollari, rendendola la prima azienda farmaceutica a riuscirci (attualmente si aggira intorno ai 1.100 miliardi di dollari).

Ma Lilly ha in serbo altre novità rivoluzionarie per il calo ponderale. Una pillola chiamata Foundayo ha ottenuto l’approvazione della Fda ad aprile. L’azienda prevede inoltre di sottoporre all’attenzione della FDA nel primo trimestre del 2027 un farmaco sperimentale di nuova generazione, la retatrutide. (L’entusiasmo per la “reta”, come viene chiamata online, è tale che le persone stanno acquistando sul mercato nero sostanze che sostengono di essere tale farmaco).

Oltre i farmaci per la perdita di peso

Ma il tempo stringe. Tutti i farmaci hanno una data di scadenza a causa del funzionamento dei brevetti farmaceutici. È probabile che a un certo punto, negli anni 2030, il mercato esplosivo dei suoi farmaci per la perdita di peso crollerà con l’invasione dei generici. Ora, la domanda da un trilione di dollari per Lilly è come costruire – o acquistare – una pipeline di farmaci in grado di sostenere questo straordinario successo. Ricks, 59 anni, la cui quota personale in Lilly vale quasi 700 milioni di dollari, pensa a come prepararsi a questo momento da prima ancora di insediarsi alla guida del gruppo nel 2017.

“È la sfida fondamentale”, racconta Ricks a Forbes durante un’intervista al piano direzionale del quartier generale di Lilly a Indianapolis, dove ai muri sono appesi i ritratti ufficiali dei 10 precedenti ceo dell’azienda. “Se ci accorgessimo di non avere successo in questo intento, allora dovremo restituire i soldi agli azionisti e ridimensionarci, ma al momento non sono affatto in questa prospettiva”.

Al contrario, si trova in modalità investimenti. Finora, quest’anno, Lilly ha stretto 31 accordi, tra cui 14 acquisizioni e 17 contratti di licenza, sborsando un totale di 18 miliardi di dollari per potenziare la propria pipeline. Si tratta di una cifra superiore al quadruplo rispetto ai 4 miliardi di dollari spesi per 39 accordi durante l’intero anno scorso. (Tali cifre non includono i pagamenti accessori legati al raggiungimento di obiettivi clinici e commerciali tipici degli accordi farmaceutici che non sono stati ancora conseguiti). L’azienda non ha investito soltanto in settori di punta tradizionali come l’oncologia e la neurologia, ma anche in aree più sperimentali come gli psichedelici e il sonno.

Le sperimentazioni

Nel frattempo, l’azienda ha aumentato la spesa interna in r&s (ricerca e sviluppo) — la priorità assoluta di Ricks — portandola a 13,3 miliardi di dollari nel 2025 dagli 11 miliardi del 2024. Nella prima metà di quest’anno ha speso 7,3 miliardi di dollari, il 21% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. “Spenderemo circa il triplo di quanto speso nel 2021 in r&s, il che rappresenta una curva di crescita notevole e significa che in futuro dagli stabilimenti Lilly dovrebbero uscire il triplo dei prodotti e dei farmaci”, afferma Ricks. Non c’è un budget complessivo rigido che intende raggiungere; l’azienda calcola invece quanto costerà portare avanti i progetti desiderati.

Seduto dall’altro lato del tavolo della sala riunioni, Ricks si mostra al contempo affascinante e intenso. Alla guida di Lilly per quasi un decennio, ha saputo districarsi con successo nella politica del settore farmaceutico, stringendo accordi con il presidente Trump per tagliare i prezzi e potenziare la produzione negli Stati Uniti. Trump lo ha elogiato definendolo “un dirigente incredibile, un uomo straordinario”.

Ora Ricks mira a replicare parte del modello vincente dei GLP-1. I farmaci per la perdita di peso stanno dimostrando sempre più benefici aggiuntivi per la salute, come il miglioramento della salute cardiovascolare. Alcuni degli sforzi di Lilly orientati al futuro sono analogamente di carattere preventivo. L’azienda sta investendo in farmaci per i disturbi del sonno che, secondo le convinzioni sempre più diffuse tra gli scienziati, incidono profondamente sulla salute generale. Nei laboratori si lavora a nuovi modi per curare l’Alzheimer nelle sue fasi più precoci e a una terapia in grado di disattivare in modo permanente un gene nel fegato per abbassare il colesterolo “cattivo”.

“Grazie al nostro orizzonte temporale e all’ammontare delle risorse che possiamo mettere in campo, abbiamo un discreto vantaggio strategico rispetto a chiunque altro”, spiega Ricks. “Le altre aziende farmaceutiche stanno stringendo molti accordi e spendendo cifre ingenti in r&s, ma lo fanno con una prospettiva temporale da zero a cinque anni. Hanno l’urgenza di risolvere un problema di conto economico che si troveranno ad affrontare a breve. Noi qui non abbiamo questa sensazione”.

Questo garantisce a Lilly la capacità di investire in farmaci che si trovano in una fase più precoce del loro sviluppo clinico. Tali trattamenti, per quanto rischiosi, racchiudono il potenziale per svolte più profonde e profitti maggiori. Permette inoltre a Lilly di scommettere con decisione sull’IA applicata allo sviluppo dei farmaci, compresa una partnership da 1 miliardo di dollari con Nvidia per un nuovo laboratorio di innovazione sull’intelligenza artificiale. Ricks ha dichiarato all’inizio di quest’anno di non aspettarsi che questo investimento dia i suoi frutti prima degli anni 2030.

Si consideri l’acquisto di Kelonia Therapeutics, completato da Lilly la primavera scorsa. Durante un convegno scientifico sui disturbi del sangue tenutosi a Orlando, in Florida, lo scorso dicembre, la biotech sostenuta da venture capital ha presentato i primi dati clinici relativi a una terapia cellulare a somministrazione unica contro un tumore chiamato mieloma multiplo.

Lo studio comprendeva solo quattro pazienti, ma tutti hanno mostrato una risposta straordinaria al trattamento, senza più alcuna traccia di cancro al termine della sperimentazione. «Abbiamo visto quei dati e ci siamo detti: “Accidenti, è incredibile”. Li abbiamo chiamati immediatamente», racconta Jake Van Naarden, responsabile dello sviluppo societario e top dealmaker di Lilly. Nel giro di quattro mesi, Lilly ha raggiunto un accordo per acquistare Kelonia per 3,25 miliardi di dollari in contanti subito, e fino a un massimo di 7 miliardi di dollari al raggiungimento di vari traguardi clinici e commerciali. La startup aveva precedentemente raccolto 58 milioni di dollari con una valutazione di 104 milioni al suo ultimo round di finanziamento nel 2022, secondo il database VC PitchBook.

“Ora hanno più potenza di fuoco nel settore farmaceutico di chiunque altro sul pianeta Terra”, osserva Bryan Roberts, partner di Venrock, la società di venture capital che ha incubato e finanziato Kelonia. “Il rischio è: be’, chi vuole essere colui che ha presieduto al più grande ‘patent cliff’ [scadenza di brevetti] e calo del fatturato della storia?”.

L’eredità storica di Eli Lilly

Camminando lungo Pearl Street, nel centro di Indianapolis, ci si imbatte in una targa in bronzo che indica un luogo storico: è qui che il colonnello Eli Lilly, chimico farmaceutico e veterano della guerra di secessione americana, fondò l’azienda che porta il suo nome nel lontano 1876. L’azienda prende molto sul serio questa eredità, e ancora oggi il suo logo è una versione stilizzata della firma del colonnello.

Guidando verso sud per circa un miglio si raggiunge il moderno quartier generale della società, una presenza così dominante da avere un proprio codice postale dedicato. Un museo aziendale al piano terra rende omaggio ai quattro uomini della famiglia Lilly che sono stati ceo dell’azienda e ne hanno guidato le tappe storiche negli ultimi 150 anni. Lilly ha prodotto la penicillina su scala industriale durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ha lanciato l’antidepressivo Prozac nel gennaio 1988, dimostrando che la modifica della chimica cerebrale poteva trattare la depressione maggiore in modo più efficace della sola terapia verbale. E anche se l’acerrimo concorrente Novo l’ha battuta sul tempo nel 2017 con l’Ozempic per il diabete — diventato il farmaco GLP-1 per antonomasia a livello globale —, è stata Lilly a far esplodere la categoria dei trattamenti contro l’obesità. Un sondaggio KFF dello scorso novembre ha rilevato che un adulto su otto assume un farmaco GLP-1, e Lilly detiene la quota di mercato dominante.

All’inizio di quest’anno, il franchise GLP-1 più importante di Lilly, che comprende sia il Mounjaro che lo Zepbound, ha superato il kolossal oncologico Keytruda diventando il farmaco più venduto al mondo. “Guardiamo a questa categoria di farmaci e pensiamo: “Ebbene, nella storia dell’umanità non ci sono state molte categorie di farmaci che abbiano avuto un impatto così profondo'”, dichiara Ricks. “In un certo senso, è il primo intervento di salute preventiva su grandissima scala che funzioni davvero”.

La carriera di Ricks

Veterano con 30 anni di carriera in Lilly, Ricks, nato a Bloomington (Indiana) e cresciuto nella Bay Area di San Francisco, si è unito all’azienda quando aveva vent’anni. Ha iniziato come associate nel business development nel 1996, dopo una breve parentesi all’Ibm di New York, per poi scalare i vertici direttivi. Pur non essendo uno scienziato, possiede una laurea in gestione industriale conseguita alla Purdue University e un mba alla Indiana University.

In qualità di settimo ceo dell’azienda a non appartenere alla famiglia fondatrice, Ricks ha spronato l’azienda a muoversi più rapidamente, a spendere con maggiore aggressività nella ricerca clinica e a rivolgersi direttamente ai consumatori. Nel 2024 ha lanciato LillyDirect, un programma di farmacia online attraverso il quale i pazienti possono ordinare i farmaci contro l’obesità e il diabete direttamente dall’azienda e riceverli a casa. Ha inoltre dedicato molto tempo a pianificare ciò che verrà dopo.

Prima di diventare ceo nove anni fa, Ricks era a capo della divisione che produceva antidepressivi, in un momento in cui tali farmaci rappresentavano un business enorme per Lilly. L’azienda aveva sviluppato altri prodotti dopo il Prozac, ma poi quei brevetti sono scaduti. L’antipsicotico Zyprexa ha perso la copertura brevettuale nel 2011, e l’antidepressivo Cymbalta lo ha seguito nel 2013.

“Sono cresciuto nell’azienda in un periodo in cui abbiamo vissuto due importanti scadenze brevettuali pianificate male”, ricorda Ricks. È stato un periodo brutale, definito internamente come gli “Anni YZ” (la scadenza del brevetto del Prozac nel 2001 era l'”Anno X”). Nel giro di tre anni, la business unit ha perso il 60% della redditività aziendale, rammenta Ricks. Il suo compito era tagliare il personale e i progetti di ricerca. “Non è divertente farlo”, ammette. “Se siamo qui per fare farmaci, quello non è fare farmaci. È l’opposto: è ridimensionarsi per poter sopravvivere”.

Quando Ricks è stato promosso ceo nel 2017, quell’esperienza era ancora bene impressa nella sua mente. L’azienda aveva depositato i brevetti per la sua molecola GLP-1, la tirzepatide, ma non aveva ancora ottenuto l’approvazione per i relativi farmaci: Mounjaro (per il diabete) e Zepbound (per l’obesità). Tuttavia, Lilly si stava già preparando a diversificare, persino nella fase precedente al lancio dello Zepbound nel 2023. “Il giorno del lancio non è mai troppo presto per iniziare a lavorare alla grande novità successiva, anche se quel momento potrebbe arrivare 12 anni dopo”, sottolinea Ricks. “Perché quando si arriva vicino alla fine di quel ciclo, è troppo tardi e si fanno cose disperate che sono sciocche e non funzionano”.

L’ingresso nei farmaci per il sonno

A giugno, Lilly ha fatto il suo ingresso nel settore dei farmaci per il sonno con l’acquisizione di Centessa Pharmaceuticals per 6,3 miliardi di dollari in contanti subito, a cui si aggiungono altri 1,5 miliardi di dollari in potenziali pagamenti al raggiungimento di obiettivi futuri (i cosiddetti “biobucks”). Centessa, fondata nel 2020, sta sviluppando una pillola che mira a un disturbo del sonno relativamente raro e grave chiamato narcolessia. Si tratta di una nuova classe di farmaci rivolti a un messaggero chimico chiamato oressina, che regola la veglia, il sonno e il tono muscolare.

Per certi versi, l’ingresso di Lilly nel campo del sonno rispecchia la sua iniziale spinta verso l’obesità. Trascorriamo circa un terzo della nostra vita dormendo, ma fino a poco tempo fa il trattamento dei disturbi del sonno è stato una sorta di settore secondario e trascurato. La ricerca mostra però sempre di più che le alterazioni e le disfunzioni del sonno — proprio come l’obesità — portano ad altri problemi di salute. Ricks e il suo team vedono nel farmaco di Centessa un potenziale punto di partenza per sviluppare trattamenti destinati a chi soffre di problemi di sonno meno drastici.

“Quante persone conosciamo nella nostra vita che hanno problemi di sonno? Tutti. Quindi è un problema di prim’ordine, e porta anche a malattie. Causa problemi di salute mentale. In realtà esacerba patologie come la demenza, i problemi di memoria e di pensiero. L’Adhd e altri problemi comportamentali sono spesso innescati dall’alterazione dei ritmi del sonno”, spiega Ricks. “Quindi, d’accordo, è un aspetto interessante. E il fatto che quello del sonno sia un mercato piccolo non ci spaventa: al contrario, ci attrae”.

Gli psichedelici rappresentano un’altra nuova area di interesse. A luglio, Lilly ha annunciato l’intenzione di acquistare AtaiBeckley, azienda con sede a New York produttrice di sostanze psichedeliche, il cui spray nasale per la depressione resistente ai trattamenti si trova nella Fase 3 della sperimentazione clinica, per 2,8 miliardi di dollari subito (più un massimo di 1 miliardo di dollari in pagamenti al raggiungimento di traguardi prefissati). La mossa di Lilly segue l’approvazione da parte della Fda, avvenuta nel 2019, dello spray nasale derivato dalla ketamina di Johnson & Johnson, lo Spravato, anch’esso per la depressione.

“Tutti si accostano alla questione degli psichedelici, credo, con un pizzico di pregiudizio perché hanno una determinata reputazione”, sostiene Van Naarden, il top dealmaker di Lilly. Ma quando i suoi ricercatori hanno approfondito la materia, hanno trovato non solo storie di persone che volavano in cliniche in Messico per procurarsi versioni non controllate di questi farmaci, ma anche dati positivi provenienti dalle prime sperimentazioni cliniche sul farmaco di AtaiBeckley.

“C’è un cambiamento sociale nella percezione di questi farmaci”, aggiunge Van Naarden. “Se 20 anni fa questo settore veniva visto come una sorta di ciarlataneria da vicolo cieco, non credo sia più così… Questo è un campo medico legittimo, senza se e senza ma. E credo che gli psichiatri ne siano estremamente entusiasti”.

Dentro i laboratori di Eli Lilly

Presso la sede principale di Eli Lilly a Indianapolis, verso la fine di agosto, Andrew Adams, vicepresidente del gruppo per la scoperta delle molecole di Lilly, mostra uno dei laboratori di ricerca dell’azienda. Un manipolo di scienziati, con camici da laboratorio e occhiali protettivi, è alacremente al lavoro sullo sviluppo di nuovi farmaci per le malattie neurodegenerative.

Da circa 35 anni Lilly lavora sodo sui trattamenti per l’Alzheimer. Si tratta sia di una necessità impellente sia di un mercato potenzialmente immenso: oltre 55 milioni di persone nel mondo soffrono di Alzheimer o di un’altra forma di demenza, e si prevede che tale cifra raggiungerà i 78 milioni entro il 2030. Ma gli sforzi per sviluppare farmaci in grado di aiutarle sono stati un cimitero di fallimenti. Il farmaco Kisunla di Lilly, approvato nel 2024 e volto a rallentare la progressione della malattia prendendo di mira le placche amiloidi, è soltanto il secondo farmaco di rilievo presente sul mercato. Le sue vendite si stanno ora avvicinando ai 500 milioni di dollari all’anno e gli analisti prevedono che diventerà un blockbuster.

In laboratorio, gli scienziati di Lilly hanno cercato modi per colpire una proteina chiamata tau, che nei pazienti affetti da Alzheimer si aggroviglia. Adams spiega che la proteina tau si è rivelata estremamente difficile da trattare con i farmaci poiché si trova all’interno dei neuroni, rendendola complessa da raggiungere. Lilly dispone ora di un farmaco in fase iniziale che adotta un approccio genetico alla malattia.

La scorsa estate, Lilly e il co-sviluppatore Roche hanno ottenuto l’autorizzazione della Fda per un test del sangue in grado di identificare una forma modificata della proteina tau che costituisce un marcatore della malattia, accendendo le speranze per diagnosi più precoci. “Penso che possiamo cambiare fondamentalmente cosa significhi invecchiare”, dichiara Dan Skovronsky, chief scientific and product officer di Lilly. “Potremmo riuscire ad avere un mondo in cui non abbiamo più paura dell’Alzheimer”.

Aggiunge Adams, responsabile della scoperta di nuovi farmaci in tutta Lilly e guida della ricerca su dolore e neurodegenerazione: “La prevenzione è la direzione verso cui ci stiamo muovendo. È lì che voglio riorientare questa azienda”.

Alla ricerca del prossimo GLP-1

Nel 2020, dopo che Ricks ricopriva la carica apicale già da qualche anno, ha analizzato la divisione oncologica: non stava andando molto bene, producendo un solo grande farmaco ogni decennio nonostante gli ingenti investimenti in r&s. Ha quindi chiesto a Van Naarden, entrato in azienda con l’acquisizione di una casa farmaceutica oncologica nel 2019, di capire cosa fare. “Abbiamo interrotto quasi tutti i singoli programmi in portafoglio”, ricorda Van Naarden. “E siamo ripartiti da capo”.

Oggi la pipeline oncologica di Lilly mostra nove molecole nella fase 3 di sperimentazione su sei diversi tipi di cancro, tra cui il tumore al seno e al polmone, e decine di altre nelle prime fasi di trial clinico. “Nel corso dei prossimi 12 mesi avremo probabilmente sette nuovi farmaci in fase avanzata di sperimentazione che mostreranno i loro risultati in momenti diversi”, spiega Van Naarden. Persino per un gigante delle dimensioni di Lilly, si tratta di numeri imponenti.

Lo sviluppo dei farmaci è un terno al lotto. Di norma, nove farmaci su dieci falliscono nelle sperimentazioni cliniche. Per quanto la scienza nelle sue fasi iniziali possa sembrare promettente, Lilly non può semplicemente scommettere sull’Alzheimer o sul sonno per rimpiazzare quello che è stato il farmaco di maggior successo di tutti i tempi. Ma con decine di trattamenti in fase di sviluppo e molti altri nei laboratori, affiancati da una raffica di acquisizioni, Ricks scommette di essere in grado di trovare la prossima penicillina, il prossimo Prozac o il prossimo GLP-1 — estendendo lo straordinario ruolino di marcia di Lilly per i decenni a venire

L’articolo I farmaci anti-obesità hanno portato Eli Lilly a quota 1.000 miliardi. Ora Dave Ricks cerca la prossima rivoluzione è tratto da Forbes Italia.

Cuiprodest, la maggiore età del lobbying

16 Ottobre 2026 ore 13:08

Diciotto anni sono l’età in cui si smette di chiedere il permesso. Lo ha ricordato, a modo suo, Cuiprodest, che a Roma ha festeggiato la maggiore età con una serata in cui la politica, le imprese e l’informazione hanno occupato la stessa terrazza. Una scelta di campo, se così si può dire, per una società che da sempre fa dell’incontro tra mondi diversi il proprio mestiere.

Una terrazza sulla Capitale

La cornice è stata la Terrazza Divinity del The Pantheon Iconic Hotel, nel cuore della città. Circa 200 ospiti tra rappresentanti del sistema produttivo e associativo, manager, professionisti e giornalisti che negli anni hanno incrociato il cammino della società. La serata è servita a ripercorrere diciotto anni di attività e, insieme, a guardare alle sfide che attendono le imprese e le relazioni istituzionali.

Il parterre, a ridosso del voto

Il dato che più ha colpito è la partecipazione trasversale: oltre sessanta parlamentari di tutti gli schieramenti, insieme a leader politici. Un segnale non scontato nel momento in cui le forze politiche si preparano alle prossime elezioni e le divisioni ideologiche e i calcoli elettorali possono acuirsi.

Proprio in questa fase, secondo la convinzione che ha riunito la sala, diventa più rilevante il lavoro dei corpi intermedi, tradizionali o come Cuiprodest, nel garantire alle parti produttive del Paese l’accesso e la partecipazione al processo legislativo.

In un messaggio scritto, la ministra per le riforme istituzionali Maria Elisabetta Casellati ha espresso apprezzamento per l’attività della società, impegnata a promuovere sinergie tra mondo imprenditoriale e istituzioni politiche. “Occuparsi di politica e attualità per delineare il futuro dell’Italia”, ha ricordato la ministra, “rappresenta una priorità diretta a garantire alla nostra comunità nazionale prospettive di benessere e di sviluppo economico sostenibile”.

Una parola da riabilitare

Diciotto anni fa, mettere “lobbying” nel nome di una società era una scommessa. Oggi, a sentire chi l’ha fatta, ha dato i suoi frutti. “Siamo stati i primi in Italia a registrare la parola “lobbying” nel marchio”, ha ricordato Giuseppe Volpe, managing partner di Cuiprodest. “All’epoca era una dicitura guardata con sospetto, oggi è finalmente una pratica accettata e in fase di regolamentazione”. Da qui la convinzione che “corroborare i rapporti tra politica e imprese è funzionale al Sistema Paese”.

Al suo fianco Paola Cirilli, partner della società, che ha riportato il discorso sul piano internazionale: “In tutte le democrazie evolute, il settore della rappresentanza di interessi è parte integrante e fondamentale dei processi decisionali”. Un ambito che Cuiprodest, consulenza specializzata in public affairs, relazioni istituzionali e comunicazione, presidia da anni con un’impronta esclusivamente politica: è, ha precisato Cirilli, l’unica società in Italia a offrire servizi con questo focus.

L’impegno di Cuiprodest

Tra gli ospiti, il giornalista David Parenzo ha partecipato ai festeggiamenti con un monologo sulla trasparenza dell’attività di rappresentanza. Il suo punto di partenza è stato il linguaggio: “La rappresentanza degli interessi è un valore fondamentale per ogni democrazia”, ha affermato, invitando a restituire alla parola lobby il suo significato originario.

La ricorrenza è stata anche l’occasione per confermare l’impegno di Cuiprodest, unica impresa dedicata esclusivamente al lobbying, nel favorire il confronto tra decisori pubblici, imprese e corpi intermedi in una fase di profonde trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali. La rotta, almeno nella visione della società, è chiara: “Siamo noti per essere boutique che impiega solo persone esperte e indipendenti dai partiti e negli anni a venire questa connotazione tecnica sarà ancor più importante”.

Cuiprodest intende restare fedele alla propria specializzazione e, per affrontare le dinamiche di mercato, valuta “alcune partnership strategiche in grado di inserire il lobbying nel più complesso quadro di servizi alle imprese interessate alla partecipazione alla vita pubblica”.

L’articolo Cuiprodest, la maggiore età del lobbying è tratto da Forbes Italia.

Il tesoro nascosto nei cassetti degli italiani

16 Ottobre 2026 ore 13:08

Nel film che ha reso celebre la Pantera Rosa, il diamante è leggendario per un difetto: una piccola inclusione che, a guardarla bene, ha la forma di una pantera in salto. È leggenda, certo, ma racconta una verità che conosce bene Andrea Rotunno, direttore generale di Affide. Il valore di una pietra sta spesso in un dettaglio che solo un occhio esperto sa riconoscere. Lo stesso accade con la stella racchiusa in uno zaffiro stellato: agli occhi di molti è puro incanto, ma per un professionista è ciò che si cela dietro quella bellezza a fare davvero la differenza.

È da qui che parte il Rapporto Ipsos Doxa-Affide 2026, dal valore che gli italiani sentono di avere in casa senza saperlo davvero riconoscere.

Dal ricordo alla risorsa

L’85% degli italiani considera oggi gioielli e preziosi una risorsa economica, oltre che un ricordo affettivo, ma molti restano inutilizzati: il 68% indossa meno di cinque gioielli all’anno, un vero e proprio “tesoro dormiente”.

Custodirli non è sempre semplice: c’è chi li nasconde in casa, chi li sposta da un luogo all’altro e chi non adotta precauzioni. “Spesso ci si preoccupa di proteggere ciò che si possiede solo quando se ne comprende davvero il valore”, osserva Rotunno. Eppure, riconoscerlo non è scontato: solo il 38% degli italiani dichiara di conoscere il valore reale dei propri preziosi. Un gioiello può custodire una storia di famiglia, ma per capirne appieno il valore servono esperienza e competenza, capaci di andare oltre il metallo e riconoscere le pietre, la lavorazione e i dettagli che lo rendono unico.

È qui che la competenza e la sincerità incontrano la passione per il bello. In Affide, l’occhio esperto dei periti sa riconoscere il valore di ogni dettaglio, dalla qualità delle pietre alla finezza della lavorazione, senza mai perdere di vista la trasparenza. Una sensibilità affinata dall’esperienza e sostenuta da controlli incrociati, che permette di guardare ogni prezioso nella sua unicità, con il rispetto che merita.

Il valore dei preziosi, senza rinunciare a possederli

A volte basta un imprevisto per aver bisogno di liquidità, senza però voler rinunciare a un gioiello di famiglia o a un oggetto a cui si è legati. È qui che il credito su pegno trova il suo spazio: una soluzione che permette di ottenere denaro in tempi rapidi, lasciando il bene in custodia e conservando la possibilità di riscattarlo una volta superata la necessità. “L’oggetto fa da garante per te”, spiega Rotunno: non servono lunghe istruttorie sulla capacità di rimborso e il cliente può contare su un percorso chiaro, fino alla conclusione del rapporto. Anche nel caso in cui il bene venga venduto all’asta, se il ricavato supera quanto dovuto, la differenza resta a disposizione del proprietario originario.

È questo equilibrio tra accesso alla liquidità, tutela e possibilità di riappropriarsi dei propri preziosi a caratterizzare il servizio di Affide, società leader nel credito su pegno in Italia e in Europa, parte del gruppo viennese Dorotheum. Con oltre 300 risorse, 39 filiali e più di 300.000 clienti serviti, Affide è anche tra i principali operatori italiani nelle aste di preziosi: ogni anno propone oltre 300 aste, attraverso cui vengono venduti circa 50.000 gioielli e orologi a una platea di 20.000 acquirenti.

La bellezza che trova una seconda vita

Un gioiello dimenticato in un cassetto, un orologio ereditato, un oggetto che non si indossa più: ciò che per qualcuno ha esaurito la propria funzione può diventare una nuova opportunità. È questa la logica dell’economia circolare, un principio sempre più condiviso, che trova nelle aste una possibilità concreta di dare nuova vita ai beni preziosi. Cresce anche l’interesse per le vendite online, soprattutto tra i più giovani, abituati a scegliere e acquistare anche senza avere l’oggetto davanti.

Affide intercetta questa tendenza con aste dedicate, dove ogni pezzo porta con sé una storia e un valore da riscoprire. A fare la differenza, rispetto alle piattaforme di rivendita tra privati, è anche la presenza di un intermediario che prende in carico direttamente il bene.

Ma c’è qualcosa che va oltre la transazione: come racconta Rotunno, lavorare in questo mondo significa immergersi in un museo a cielo aperto, tra gemmologi capaci di ricostruire la storia di ogni oggetto. Come un gioiello austriaco dell’Ottocento, impreziosito da diamanti e topazio rosa, partito da una base d’asta di 20.000 euro e aggiudicato per oltre 100.000. Un pezzo irripetibile, in cui bellezza, storia e rarità hanno fatto scalpore.

La borsa diventa un Asset

Anche il lusso cambia prospettiva. Le borse firmate, un tempo considerate soprattutto accessori da indossare, sono sempre più riconosciute come beni capaci di conservare un valore economico nel tempo. Chanel, Gucci, Hermès e Louis Vuitton entrano così in una nuova dimensione: non solo simboli di stile, ma oggetti da custodire, valutare e, quando serve, utilizzare per ottenere liquidità senza rinunciare alla proprietà.

“La percezione stessa della ricchezza si è evoluta”, osserva Rotunno. È da questa consapevolezza che nasce l’estensione dei servizi di Affide alle borse di alta gamma, con valutazione, custodia, finanziamento e vendita all’asta. Le perizie specializzate, supportate anche dall’intelligenza artificiale nei processi di autenticazione, rispondono a un’esigenza fondamentale in un mercato in cui il valore dipende tanto dal marchio quanto dall’autenticità e dalle condizioni del singolo pezzo.

Perché, che si tratti di una borsa iconica o di un gioiello tramandato in famiglia, la bellezza da sola non basta: occorrono competenza per riconoscerne il valore e trasparenza per proteggerlo, in ogni fase del suo percorso.


@Ufficio stampa Affide
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L’articolo Il tesoro nascosto nei cassetti degli italiani è tratto da Forbes Italia.

Newcleo investe 10 milioni in Francia: il piano per industrializzare il combustibile nucleare

15 Ottobre 2026 ore 15:03

Un nuovo centro avanzato di ingegneria, sperimentazione e formazione immersiva dedicato al combustibile nucleare è stato inaugurato giovedì 15 ottobre, a Chusclan, nella regione dell’Occitania, nel sud della Francia: uno dei poli principali dell’industria nucleare francese.

Newcleo, azienda pioniera nel settore delle tecnologie nucleari, ha aperto oggi Faster (Fuel process Assembly Storage Training and Enhanced Reality), concepito secondo un approccio pragmatico basato sul principio del test and learn, che integra le attività di ingegneria e sperimentazione pratica. Le soluzioni ideate dai team di newcleo vengono trasformate presso Faster in prototipi e modelli sperimentali, sottoposte a test in condizioni rappresentative di quelle operative e progressivamente perfezionate, contribuendo ad accelerarne il percorso verso l’applicazione industriale.

Frutto di un investimento di circa 10 milioni di euro, Faster offre un ambiente dedicato, privo di materiali nucleari, nel quale sviluppare, sperimentare e qualificare tecnologie e processi produttivi in vista della loro futura applicazione negli impianti di fabbricazione del combustibile MOX.

LEGGI ANCHE: “Wall Street e il nucleare pulito da portare in Italia: dentro la scommessa di newcleo”

Una tappa importante nell’attuazione industriale della strategia per il combustibile nucleare

“Faster rappresenta una tappa importante nell’attuazione industriale della nostra strategia per il combustibile nucleare – ha dichiarato Stefano Buono, fondatore e ceo di newcleo. – Offrendo un ambiente dedicato allo sviluppo, alla sperimentazione e alla qualifica delle tecnologie prima della loro introduzione negli impianti autorizzati, Faster riduce significativamente i rischi associati al nostro programma di produzione di combustibile MOX e accelera il percorso verso l’industrializzazione in Francia e negli Stati Uniti”.

L’azienda, che sviluppa reattori modulari avanzati e produzione di combustibile nucleare, è composta da circa 100 ingegneri e specialisti altamente qualificati.

Presso Faster sono già operativi sette impianti di prova, mentre ulteriori installazioni sono in fase di sviluppo. Le infrastrutture simulano diverse fasi e sfide della produzione di combustibile MOX, tra cui l’ottimizzazione del dosaggio delle polveri, l’ergonomia delle scatole a guanti (glovebox), la movimentazione delle pastiglie di combustibile, l’assemblaggio e la decontaminazione delle barrette di combustibile, l’ispezione delle pastiglie e il riempimento con elio.

Cos’è il combustibile nucleare MOX

newcleo punta a produrre combustibile nucleare MOX, una tecnologia consolidata basata su una miscela di ossidi di uranio e plutonio, utilizzata da decenni nei reattori commerciali, per alimentare i propri reattori veloci raffreddati al piombo (LFR) e potenzialmente rifornire altri operatori terzi. Quando viene impiegato nei reattori veloci, come gli LFR di newcleo, il combustibile MOX consente il riciclo multiplo del combustibile nucleare all’interno di un cosiddetto “ciclo chiuso del combustibile”.

Questo approccio circolare permette di estrarre una maggiore quantità di energia dalla stessa quantità di uranio naturale rispetto ai tradizionali cicli del combustibile basati su reattori termici, riducendo al contempo in misura significativa il volume e la radioattività dei rifiuti nucleari.

Analogamente al programma di sviluppo e qualifica dei reattori veloci raffreddati al piombo (Lead-cooled Fast Reactor) avviato da newcleo presso il Centro Ricerche ENEA del Brasimone in Italia, le infrastrutture installate presso Faster contribuiranno a ridurre i rischi tecnologici e industriali e a migliorare costantemente la tecnologia di produzione del combustibile MOX di
newcleo.

“Il centro è la dimostrazione concreta del nostro modello di sviluppo: team altamente qualificati, apparecchiature reali e partner industriali che trasformano la ricerca e l’ingegneria in impianti che intendiamo realizzare. Sviluppando il nostro programma per il combustibile nucleare all’interno della consolidata filiera nucleare francese, stiamo costruendo le competenze e le capacità necessarie per rendere possibile un ciclo chiuso del combustibile e diffondere a livello globale la prossima generazione di energia nucleare”, ha aggiunto Stefano Buono.

Industrializzazione in Francia e negli Stati Uniti

Newcleo ha proposto la realizzazione di un impianto avanzato di fabbricazione di combustibile MOX in Francia, nel dipartimento dell’Aube, nei pressi di Nogent-sur-Seine, destinato a produrre combustibile per i suoi futuri reattori europei. Il progetto ha raggiunto un importante traguardo sul piano regolatorio nel luglio 2026, quando l’Autorità francese per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Autorité de sûreté nucléaire et de radioprotection) ha espresso una valutazione complessivamente soddisfacente sulle opzioni di sicurezza proposte, fornendo indicazioni concrete per proseguire lo sviluppo delle caratteristiche di sicurezza dell’impianto in vista della prevista presentazione della domanda di autorizzazione alla costruzione in Francia.

Nel contesto delle interlocuzioni in corso con la U.S. Nuclear Regulatory Comission, l’ente statunitense preposto all’approvazione della sicurezza degli impianti nucleari, newcleo intende recepire le osservazioni e le raccomandazioni dell’ASNR anche per rafforzare e rendere più efficiente la propria strategia autorizzativa per il mercato statunitense.

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Jio Platforms, il colosso del miliardario Mukesh Ambani, punta a raccogliere 3,2 miliardi con la più grande Ipo dell’India

15 Ottobre 2026 ore 14:00

Di Yessar Rosendar, Forbes Staff

Jio Platforms, controllata da Reliance Industries del miliardario Mukesh Ambani, punta a raccogliere fino a 302 miliardi di rupie (3,2 miliardi di dollari) in quella che potrebbe diventare la più grande Ipo mai realizzata in India.

I dettagli dell’Ipo di Jio Platforms

Reliance Industries ha comunicato in un documento depositato presso la Borsa nella tarda serata di mercoledì che Jio Platforms ha fissato una forchetta di prezzo compresa tra 1.065 e 1.119 rupie per azione per la sua prima offerta pubblica, che prevede l’emissione di un massimo di 270 milioni di nuove azioni.

Gli investitori istituzionali selezionati (anchor investors) potranno iniziare a sottoscrivere le azioni lunedì, prima dell’apertura dell’offerta agli investitori retail, prevista per il 21 ottobre, e della sua chiusura il 23 ottobre.

Una valutazione da 108 miliardi di dollari

Al prezzo massimo della forchetta, Jio Platforms raggiungerebbe una valutazione di 10.300 miliardi di rupie (108 miliardi di dollari). A questa valutazione, diventerebbe la quarta società indiana per capitalizzazione di mercato, dietro alla controllante Reliance Industries, Bharti Airtel e Hdfc Bank.

Si tratta inoltre di una valutazione più che doppia rispetto ai 4.900 miliardi di rupie del 2020, quando Meta Platforms investì 5,7 miliardi di dollari nella società e Google si impegnò a investirne altri 4,5 miliardi.

Come saranno utilizzati i proventi dell’Ipo

Jio Platforms, guidata in qualità di amministratore delegato da Akash Ambani, figlio maggiore di Mukesh Ambani, prevede di utilizzare circa 275 miliardi di rupie (2,9 miliardi di dollari) dei proventi dell’Ipo per rimborsare il debito, secondo quanto riportato nel prospetto informativo.

Durante l’assemblea degli azionisti dello scorso anno, il presidente di Reliance, Mukesh Ambani, aveva dichiarato che la società avrebbe potuto quotarsi in Borsa entro giugno 2026, ma i piani sono stati rinviati a causa delle tensioni geopolitiche.

Prima dell’Ipo, Reliance deteneva una partecipazione del 66,4% in Jio Platforms, mentre Meta possedeva il 10% e Google l’8%, secondo il prospetto preliminare dell’offerta.

Jio Platforms, oltre 533 milioni di abbonati e ricavi in crescita

Con oltre 533 milioni di abbonati a giugno, Jio Platforms è il più grande operatore di telefonia mobile dell’India. Nell’esercizio chiuso il 31 marzo 2026, i ricavi sono aumentati del 14,6%, raggiungendo 1.500 miliardi di rupie, mentre l’utile netto è cresciuto del 15%, attestandosi a 300 miliardi di rupie.

La società ha rivoluzionato il settore delle telecomunicazioni quando, nel 2016, ha lanciato il proprio servizio offrendo chiamate vocali gratuite e traffico dati a basso costo.

Da allora ha continuato ad ampliare la propria presenza nel settore digitale e prevede di investire 110 miliardi di dollari nei prossimi sette anni in nuovi data center e iniziative legate all’intelligenza artificiale.

Il patrimonio di Mukesh Ambani

Con un patrimonio netto in tempo reale stimato in 83,3 miliardi di dollari, Ambani è tra le persone più ricche dell’India. È presidente di Reliance Industries, conglomerato attivo nei settori dell’energia, della petrolchimica, delle telecomunicazioni, della vendita al dettaglio, dei media e dei servizi finanziari.

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L’allarme di Larry Fink: perché fermare i data center significa rischiare la recessione

15 Ottobre 2026 ore 11:02

Gli Stati Uniti andranno incontro a una recessione economica se verrà stabilita una moratoria contro i data center: è il parere espresso mercoledì dal ceo di BlackRock, Larry Fink, il quale sostiene che l’espansione di queste controverse strutture “non è il problema”, mentre gli americani vedono con sempre maggiore negatività i data center e il loro impatto.

I fatti principali

  • In un’intervista rilasciata a Cnbc a seguito dei risultati del terzo trimestre di BlackRock, Fink ha dichiarato che “una sorta di moratoria in questo Paese” porterebbe gli Stati Uniti in recessione, evidenziando come gran parte dell’economia sia legata agli investimenti nei data center.
  • Gli americani sono sempre più critici nei confronti dei data center e dei loro potenziali impatti economici e ambientali, secondo un sondaggio del Pew Research Center, con almeno il 49% degli intervistati che afferma che i data center sono prevalentemente dannosi per l’ambiente, per i costi dell’energia domestica e per la qualità della vita di chi risiede nelle vicinanze.
  • Fink ha affermato che gran parte dei timori sull’espansione dei data center derivano da “disinformazione”, aggiungendo: “I data center non sono il problema”.
  • Fink ha difeso il valore dei data center per la creazione di posti di lavoro, spiegando che hanno generato domanda di lavoratori nel settore dell’edilizia, delle infrastrutture energetiche e dell’hardware per il calcolo dell’intelligenza artificiale.

Nota a margine

Il titolo BlackRock è in lieve rialzo a 1.067 dollari per azione dopo aver pubblicato i risultati del terzo trimestre, superando le attese e registrando un utile netto di 2,6 miliardi di dollari. Le azioni del gigante della gestione degli investimenti sono in calo dello 0,5% dall’inizio dell’anno.

Il contesto

Il data center rappresentano la spina dorsale fisica del boom dell’IA e del cloud computing. Gli investimenti nei data center dovrebbero raggiungere quasi 7mila miliardi di dollari a livello globale entro il 2030, secondo la società di consulenza direzionale McKinsey, che nota come oltre il 40% di tale spesa sia destinato a concentrarsi negli Stati Uniti.

I deputati André Carson (democratico, Indiana) e Alexandria Ocasio-Cortez (Democratica, New York) e il senatore Bernie Sanders (indipendente, Vermont) hanno introdotto durante l’estate l’AI Data Center Moratorium Act, con l’obiettivo di stabilire tutele per i lavoratori e l’ambiente, introducendo anche un divieto alle esportazioni americane di infrastrutture di calcolo per l’IA verso Paesi privi di adeguate garanzie. La legge si trova ancora nella fase iniziale di esame da parte delle commissioni.

Il presidente Donald Trump ha sostenuto con forza la crescita dell’IA e la costruzione dei data center a supporto, esortando le comunità locali ad accogliere queste strutture e a “lasciar regnare i dati”. Il presidente ha sostenuto che i data center saranno una risorsa per i quartieri in cui vengono costruiti, affermando che le comunità che vi si oppongono rimarranno “arretrate e povere”.

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ROMI Company porta l’intelligenza artificiale nei processi aziendali

28 Settembre 2026 ore 11:44
Team aziendale al lavoro su dati e processi con strumenti digitali
L’intelligenza artificiale crea valore quando entra nei processi aziendali con obiettivi, dati, KPI e responsabilità chiare. Dalle attività ripetitive alle decisioni supportate dai dati, ecco come trasformare l’AI da semplice strumento a leva operativa.

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Come ridurre i costi aziendali senza sacrificare la qualità

24 Settembre 2026 ore 11:21
Due professionisti analizzano grafici finanziari e campioni di prodotto per ottimizzare i costi aziendali mantenendo la qualità.
Ridurre i costi aziendali non significa necessariamente tagliare personale, servizi o investimenti. Dall'analisi delle spese alla gestione dei fornitori, fino all'automazione dei processi, ecco dieci strategie per eliminare gli sprechi, migliorare la redditività e mantenere la qualità dei prodotti e dei servizi.

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Agenti AI in azienda: dopo l’entusiasmo arriva la prova dei fatti

10 Settembre 2026 ore 14:37
Agenti AI in azienda utilizzati per automatizzare processi, marketing, vendite, assistenza clienti e analisi dati.
Le imprese stanno passando dai chatbot ai sistemi capaci di eseguire attività e coordinare processi. Ma nel 2026 il vero problema non è più sperimentare l’Agentic AI: è riuscire a portarla in produzione e ottenere risultati misurabili.

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GPT-6 Astra è arrivato: OpenAI apre l’era dell’AGI?

4 Settembre 2026 ore 08:30
GPT-6 Astra e l’evoluzione dell’intelligenza artificiale verso sistemi più autonomi
OpenAI presenta il suo modello più avanzato e Greg Brockman parla apertamente di “era dell’AGI”. Ma che cosa significa davvero intelligenza artificiale generale e perché GPT-6 Astra segna un passaggio importante anche se non possiamo ancora dire che l’AGI sia stata raggiunta?

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