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La guida ai migliori lidi d’Italia e le spiagge da non perdere questa estate, ma anche i “flop”: spicca la Calabria, anche la Basilicata è una rivelazione

15 Giugno 2026 ore 13:51

È possibile fare un viaggio di diecimila chilometri lungo le spiagge d’Italia? La risposta è sì. Questa è stata l’incredibile avventura di Andrea Guolo e Tiziana Di Masi, autori della Guida ai migliori Beach Club d’Italia (Morellini Editore), la prima dedicata al mondo degli stabilimenti balneari che arriva alla sua terza edizione, un progetto editoriale unico nel suo genere. Non solo: quest’anno i nostri rabdomanti della vita balneare rivelano anche gli stabilimenti da non perdere al lago. Un itinerario che tocca tutte le regioni costiere e quelle con i più grandi specchi di blu, un viaggio che non si limita a dare consigli per una vacanza all’insegna del relax o del divertimento, dell’esclusività o dell’autenticità, ma anche una geografia dell’utile che mappa un’offerta completa, strumento per turisti ma anche per operatori del settore.

La guida si propone come fermo immagine per raccontare il turismo balneare, una delle filiere più rilevanti dell’economia italiana, fortemente radicata ai territori. Un ecosistema integrato di servizi e opportunità: dalla ristorazione all’ospitalità, includendo sempre più intrattenimento e benessere. Un’imprenditoria coraggiosa che sfida i limiti ambientali della delicata morfologia costiera italiana, in numerosi punti soggetta ad erosione, e i garbugli di una burocrazia complessa, in quanto le spiagge sono aree di competenza demaniale dello stato. Facciamo un passo indietro. È utile ricordare la direttiva europea Bolkestein introdotta nel 2010, la quale punta alla concorrenza trasparente tramite gare pubbliche imparziali per l’assegnazione di autorizzazioni anche in caso di risorse naturali scarse.

Nel Belpaese però, non è stata riconosciuta la suddetta caratteristica ambientale, e in assenza di una legge nazionale coerente alla direttiva, in questi anni abbiamo collezionato una lunga lista di rinvii e proroghe lasciando carta bianca ai singoli comuni che tutt’oggi sono liberi di agire autonomamente, avviando eventuali gare per le concessioni balneari. Nell’attesa di comprendere se la direttiva verrà un giorno applicata a cascata su tutto il territorio nazionale, le spiagge italiane, in quanto beni del demanio, continuano ad essere concesse solo in uso temporaneo a soggetti privati a fronte del pagamento di un canone annuo.

C’è chi parteggia per i pro, chi per i contro, sta di fatto che il dibattito sulle concessioni balneari si riaccende puntualmente stagione dopo stagione come un tormentone estivo, tra polemiche e forti pressioni da parte delle associazioni di categoria dei balneari. Questa incertezza incide anche sulle logiche imprenditoriali, soprattutto nel caso delle piccole realtà dove gli investimenti per migliorare la struttura e incentivare i servizi diventerebbero un comprensibile rischio, un’impasse che, di conseguenza, non valorizza il potenziale di certe località, fattore da considerare e che Andrea Guolo ha tenuto a sottolineare, un’onesta considerazione alla luce di una guida che rivela i migliori Beach Club d’Italia.

Gran Galà dei Beach Club d’Italia 2026: i premi

La “Guida ai migliori beach club d’Italia 2026” è stata lanciata ufficialmente in occasione del Gran Galà dei Beach Club d’Italia, gli “oscar” del settore balneare che si sono svolti a maggio in quel di Milano. In questa occasione sono stati svelati i prestigiosi premi di miglior beach club d’Italia, suddivisi per fascia di prezzo: luxury, premium e accessibile. A conquistare “ex aequo” il titolo di Best Luxury Beach Club Italia 2026 (oltre i 200 euro al giorno) sono: Alpemare, rinomato punto di riferimento a Forte dei Marmi, e Lido Villeggiatura, beach club del Belmond Villa Sant’Andrea, nella splendida cornice di Taormina. Nella fascia premium (50-200 euro) è invece Tivoli Portopiccolo a Sistiana, bella località della provincia di Trieste. Tra i beach club di prezzo accessibile (sotto i 50 euro) si distingue Sabbia D’oro a Scanzano Jonico, eccellenza lucana che affaccia sul limpido mare della Basilicata. C’è chi desidera trascorrere una vacanza balneare immerso nella natura e a stretto contatto con le tradizioni del luogo, chi invece non rinuncia all’ “esclusività da ombrellone” all’insegna del barefoot luxury, concetto di lusso che sposa sempre più l’eccellenza dei servizi alla libertà della vita da spiaggia, binomio sempre più in voga. Oltre al podio della serata, abbiamo chiesto ad Andrea Guolo qualche consiglio e curiosità per lasciarci ispirare e scoprire alcune località della nostra bellissima Italia.

I “flop”, gli imprevisti e i fuori programma di un lungo itinerario

Durante la lunga ricerca che ha portato a selezionare i migliori beach club d’Italia, non è mancato qualche imprevisto, anche a fronte dell’eccellenza. La valutazione delle strutture avviene l’anno precedente rispetto all’uscita della guida, e in questo lasso di tempo può capitare qualche “cambio di programma”. Un caso emblematico è stato quello di un beach club marchigiano selezionato per essere premiato e recensito con i migliori voti per qualità del servizio, location e posizione, il quale non è più agibile essendo stato messo sotto sequestro giudiziario: niente guida, nessuna stagione, solo tante domande alle quali neanche Andrea e Tiziana saprebbero dare risposta.

Di contro, i nostri autori possono testimoniare alcune realtà capaci di “fare scuola” in territori presi d’assalto durante i mesi estivi, con tutte le conseguenze del caso. Ci sono destinazioni incantevoli come la Puglia salentina della costa ionica, dove attualmente il turismo non è classificabile di fascia qualitativa alta, soprattutto se confrontato all’eccellenza della proposta adriatica. Due facce della stessa medaglia, quelle di una delle regioni più amate d’Italia per le vacanze balneari. Ma è proprio lungo la costa ionica che si trova Le 5 Vele, precisamente a Marina di Pescoluse, premiato per la strategia d’impresa. Questo beach club si distingue non solo per le proposte di alto livello ma anche per il concept che valorizza l’ospitalità salentina con il massimo del servizio, un esempio strutturato in un territorio soggetto all’overtourism spesso caotico e indisciplinato.

L’Italia e le sue mille sfaccettature, tra limiti, incredibili potenzialità e tanta bellezza. C’è chi desidera trascorrere una vacanza balneare immerso nella natura e a stretto contatto con le tradizioni del luogo, chi invece non rinuncia all’ “esclusività da ombrellone” all’insegna del barefoot luxury, concetto di lusso che sposa sempre più l’eccellenza dei servizi alla libertà della vita da spiaggia, binomio sempre più in voga. Abbiamo chiesto ad Andrea Guolo qualche consiglio e curiosità per lasciarci ispirare e scoprire alcune località della nostra bellissima Italia.

Ottimo rapporto qualità-prezzo e autenticità a portata di ombrellone

A distinguersi per l’autenticità della proposta e per l’ottimo rapporto qualità/prezzo spicca la Calabria dove gli stabilimenti stanno crescendo e intraprendendo politiche di hotellerie. Destinazione bellissima e selvaggia, dove il mare è ancora il vero protagonista e il verde incornicia le coste, ma il valore aggiunto è il legame con il territorio e le sue tradizioni, prime tra tutte quelle gastronomiche. Ed è così che la cucina genuina (e piccante) e la rosticceria diventano un must da ombrellone: al beach club Blanca Cruz di Caminia i piatti sono espressione delle tradizioni calabresi. Questa accogliente struttura situata lungo la suggestiva Costa degli Aranci in provincia di Catanzaro, offre un menù autentico e molto saporito. Per gli amanti della buona tavola, anche quest’anno si distingue Il Fico, ristorante del Lido Tahiti a Palmi, che propone piatti di pesce freschissimo preparati secondo tradizione ma impreziositi da tocchi moderni. Un’occasione per gustare delizie locali e rivisitate in questa perla della Costa Viola e del Reggino tirrenico nella provincia di Reggio Calabria, con incantevole affaccio sulle Isole Eolie.

Anche la Basilicata è una rivelazione e i suoi beach club sono i migliori d’Italia per il rapporto qualità-prezzo. Il Sabbia D’oro Beach Club a Scanzano Jonico, premiato come migliore d’Italia in fascia accessibile, offre tantissimi servizi che affacciano sull’ampia spiaggia dorata, una meraviglia di questa località lucana che affascina non solo per il mare cristallino. Il piccolo borgo di Scalzano affonda le radici in tempi antichissimi, quando era frequentato dai Micenei, di cui restano ancora tracce e preziose testimonianze risalenti al XIII-XI secolo a. C. in località Termitito, a poca distanza dal centro del paese. Un territorio autentico e ricco di sorprese.

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Sabbia D'oro Scanzano Jonico

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Sabbia D'oro Scanzano Jonico2

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Alpemare

I migliori beach club dove mangiare: le proposte gourmet

Dalla colazione alla cena, c’è un valore aggiunto nel mangiare con i piedi nella sabbia. Il settore balneare punta sempre più a nuovi trend come il best sweet experience, dolci di qualità che impreziosiscono colazioni, pranzi e cene. Gettonatissimi anche gli aperitivi, complice la magia della golden hour sulla spiaggia, valorizzata da dj set e cocktail menù di tutto rispetto. Ma sono il pranzo e la cena a definire il meglio delle proposte gastronomiche fronte mare o direttamente in spiaggia sotto l’ombrellone (servizio sempre più diffuso), tali da poter paragonare i beach club ai migliori ristoranti dell’ “entroterra”.

Tra i best spicca Langosteria che ha cambiato la storia di Bagni Fiore, affacciato sulle acque cristalline di baia Paraggi. Incoronato il miglior beach club della Liguria è inoltre un’ode alla dolcevita: da Brigitte Bardot, a Maria Callas, a Liz Taylor, sono tante le dive di Hollywood che hanno scelto questo angolo di paradiso, tutt’oggi molto rinomato nel jet set internazionale che lo incorona uno dei place to be della movida balneare ligure, nonché fiore all’occhiello della ristorazione locale, tanto da conquistare il prestigioso riconoscimento del Cà Maiol Award – Best beach restaurant 2026.

Un altro must è il Gilda Forte dei Marmi. Il beach club si distingue per essere un ambiente di grande charme della Versilia, dove gustare ogni giorno la cucina di mare e le essenze del territorio, accompagnate dalla migliore selezione di vini e champagne, terroir da abbinare a piatti che raccontano il mare e la terra Toscana, come Tagliolino scampi e tartufo nero di San Miniato, eccellenza dell’entroterra regionale.

Altra tappa da non perdere è La Spigola a Golfo Aranci. Questa oasi affacciata sulle onde turchesi rivela l’identità e l’essenza del mare, così quella della verace anima sarda, giocando con i sapori e rivelando i saperi dello chef Roberto Pisano, capace di unire il cibo a una profonda coscienza ambientalista. La sua cucina è consapevole e sostenibile: ogni piatto si propone come un messaggio virtuoso che promuove la lotta agli sprechi, sensibilizza sull’inquinamento e valorizza le specie marine dimenticate, il tutto privilegiando ingredienti freschi e locali che rafforzano il legame con il territorio. Oltre ai fornelli, anche delle cabine di frollatura per il pesce, una cucina consapevole e ambiziosa, per un menù che desidera fare la differenza.

I beach club alla moda e instagrammabili

La Sardegna, resta una delle mete più amate per una vacanza balneare. Oltre alla bellezza indiscussa del mare e delle spiagge, anche la nomea di alcune località la rende una destinazione patinata e “alla moda”, basti dire “Costa Smeralda” per associare una vacanza all’insegna dell’esclusività. Non è un caso se il Phi Beach continua a confermarsi uno dei beach club più gettonati per trascorrere una serata glam e raffinata, un must di Porto Cervo che accende la vita balneare tra spiaggia e dancefloor, mixando mare, proposte gourmet e Dj internazionali. Una foto scattata qui crea “social engagement”, ma esistono altrettanti beach club che assicurano scatti “instagrammabili”, come La Scogliera a Positano, location perfetta per immortalare uno dei belvedere più iconici del Belpaese e per trascorrere un’esperienza che racchiude tutta l’essenza di un’estate italiana: questo beach club, incastonato tra le rocce della Costiera Amalfitana con vista sulle isole Li Galli, offre il mix perfetto di natura, relax, comfort e servizi di ristorazione di alta qualità.

Meravigliosamente inserita nel paesaggio ligure anche La Spiaggetta dei Balzi Rossi che spunta come una gemma ai piedi della costa rocciosa a confine con la Francia. Situata a due passi dalla Costa Azzurra ma orgogliosamente ligure, questo stabilimento, oltre ad essere fotogenico per l’incredibile location abbracciata dal litorale e affacciata sul mare cristallino, è unica nel suo genere per le serate “al cinema”: il nuovo Cinema Balzi Rossi vi aspetta per la stagione 2026 con le pellicole più belle proiettate direttamente sul mare, grazie a un maxischermo installato tra le onde.

Gli stabilimenti balneari storici per un viaggio nel tempo

Ci sono località balneari capaci di unire la bellezza della natura al fascino della cultura, luoghi dove è possibile fare un tuffo nella storia. Il Lido di Venezia offre tutto questo, oltre alla Mostra del Cinema che si svolge tra fine agosto e inizio settembre, colpi di coda di un’estate glam. Qui si trova il Des Bains 1900, che conta la bellezza di 126 anni di attività, una vera e propria icona dei primi anni del XX secolo descritta anche da Thomas Mann nel suo celeberrimo romanzo “Morte a Venezia”. Frequentato dal jet set internazionale sin dalla sua inaugurazione, il 5 Luglio 1900, questa raffinata struttura veneziana resta più che mai attuale.

Per rivivere le atmosfere del passato ma soprattutto scoprire una curiosa caratteristica che lo rende anacronistico ma al contempo unico, tappa alla Lanterna, meglio nota come Pedocin, sul Molo Fratelli Bandiera di Trieste. Si tratta dell’unico stabilimento balneare in Europa dove l’area destinata agli uomini e quella riservata a donne e bambini (fino ai 12 anni) sono separate. La divisione di questo stabilimento, aperto nel 1903 sotto l’Impero Austro-Ungarico per cure elioterapiche, è tutt’oggi amatissimo dai triestini che scelsero di mantenere la divisione dei bagni nonostante la proposta comunale di toglierla. Non solo, lo stabilimento è altresì il più economico d’Italia: l’entrata costa solo 1,40 Euro, a patto di seguire le indicazioni che vi porteranno a fare un vero e proprio tuffo nella storia.

Gli stabilimenti Pet Friendly: in vacanza con gli amici a quattro zampe

Sono tantissimi i vacanzieri che scelgono di partire con gli animali, per questa ragione è molto utile riportare che in alcuni comuni i beach club non possono accogliere i cani sulla spiaggia poiché non concesso dall’ordinanza comunale. Dove non è consentito per legge, siamo certi che alcuni divieti siano stati affissi a malincuore nella maggioranza dei casi. La Guida ai migliori Beach Club d’Italia offre tutte le indicazioni aggiornate in merito alle strutture che accettano oppure no gli amici a quattro zampe. Tra le destinazioni top, c’è un angolo di pace tra Alassio e Albenga, con bella vista dell’Isola Gallinara: il Baba Beach. In questa struttura pet friendly il comfort incontra la buona cucina ligure e il benessere, anche quello dei vostri amici pelosi dove possono rilassarsi e divertirsi nella spiaggia dog friendly completamente delimitata, con vegetazione pensata per loro. Tanta libertà, sicurezza e numerosi servizi ad hoc, come le docce dedicate ai cani. In Veneto, altrettanto gettonato e perfettamente organizzato il Tamerici Dog a Rosolina Mare, il primo stabilimento nel Parco del Delta del Po attrezzato per chi desidera trascorrere una vacanza o qualche giorno al mare in compagnia del proprio amico a quattro zampe che troverà il contesto ideale, con tanto di sistema “autolavaggio” prima dell’uscita spiaggia.

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Cala Sveva

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Baba Beach

Non i soliti beach club: due chicche dell’Adriatico

Per chi desidera scoprire qualcosa di nuovo, la nostra bella Italia non delude mai, così alcune strutture che si inseriscono con grazia nei paesaggi e valorizzano le bellezze e le peculiarità dei territori come la spiaggia di Termoli, dove spunta Cala Sveva Beach Club, incorniciato dalle splendide mura federiciane e dai trabucchi sul mare, testimonianza della tradizione marinara abruzzese. Qui la storia e la cultura incontrano il piacere balneare e una proposta gastronomica che punta su specialità di pesce sempre freschissimo, da gustare direttamente in spiaggia durante il giorno, mentre dall’orario aperitivo in poi, trasforma le serate a suon di ritmo con artisti di fama mondiale.

Il Mar Adriatico si racconta lungo lo stivale, e cambia. C’è una località che sembra testimoniare la bellezza di questa geografia varia e pittoresca, quella di Gabicce Mare, che spunta lungo la Riviera a Nord delle Marche, altresì chiamata “la Capri dell’Adriatico” poiché è il primo punto panoramico da Trieste. Ed è proprio qui che si trova uno dei centri balneari più caratteristici, il primo stabilimento situato sulla roccia dopo l’interminabile nastro di sabbia fine della riviera adriatica che da nord Italia scende verso sud. Non è un caso che Bagni 45 Maristella, viene chiamato anche “Sotto Monte”, il luogo ideale dove scoprire tutta l’accoglienza marchigiana.

Beach club al lago: relax, lusso e tanta natura

Tra le novità di Guida ai migliori Beach Club d’Italia 2026 ci sono anche le migliori proposte per trascorrere una vacanza balneare al lago. Una ricerca “in divenire”, come l’ha definita Andrea Guolo, che merita sempre più attenzione dopo questo primo resoconto “nero su bianco”. Oggigiorno il turismo lacustre italiano è in crescita e molto richiesto dal mercato estero, soprattutto i laghi di Garda e Como, binomio di lusso e natura, ma sempre più accessibili e con un forte legame con i territori. Le incantevoli località del Garda per esempio, uniscono il piacere balneare alla cultura locale, compresa quella enogastronomica del vino e di prodotti DOP come l’Olio del Garda. Il Riviera Lake a Punta San Vigilio è considerato il beach club più esclusivo del lago di Garda. Questo fiore all’occhiello della sponda veronese non ha bisogno di molte presentazioni per l’eccellenza dei servizi. La sua vera suggestione è la spiaggia con incantevole punto panoramico, rinfrescata dall’acqua color smeraldo, ombreggiata da ulivi secolari e tanto verde, un eden dove è possibile gustare golose prelibatezze dalla colazione all’aperitivo.

Su “quel ramo del lago di Como” invece, per la precisione lungo la sponda occidentale di questo incantevole specchio di blu, si trova il Victoria Beach Club di Menaggio. Parole d’ordine: accoglienza raffinata e connessione al territorio perché tutto qui parla con stile del genius loci di Menaggio, pittoresca cittadina di antiche origini da visitare a ritmo lento, nonché un ottimo punto di partenza per scoprire il lago di Como e le montagne che lo circondano, una destinazione non solo balneare che incanta il mondo intero.

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Riviera Lake

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Victoria Beach Club Lido Menaggio

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Solstizio d’estate: la Luce trionfa

14 Giugno 2026 ore 23:47
Il 21 giugno 2026 segna il ritorno del Solstizio d’Estate, uno dei momenti astronomici e spirituali più attesi e magici dell'intero anno.La parola stessa racchiude un segreto antico, derivando dal latino solstitium: sol (sole) e sistere (fermarsi).Ed è proprio questa la magia che avviene in cielo: il sole sembra fermarsi, restando sospeso al culmine della ...continua a leggere "Solstizio d’estate: la Luce trionfa"

Vacanze estive 2026, 36 milioni di italiani in viaggio: sarà turismo di sostenibilità e prossimità

14 Giugno 2026 ore 13:53
7 milioni rinunceranno al viaggio all'estero, preoccupazione per i fronti di guerra. Il mare è la meta preferita. Le previsioni: da metà settimana arriva aria calda dal Nord Africa con punte di 40 gradi

© RaiNews

Frutta alla griglia con ricotta al miele

11 Giugno 2026 ore 07:00

Un dessert gustoso e semplice pronto in pochi minuti. Questa ricetta e tante altre la trovi nel numero di giugno della rivista Fior Fiore in cucina, in vendita al costo di 1 euro nei punti vendita Unicoop Firenze.

La ricetta

Difficoltà: facile
Preparazione:10 minuti
Cottura:10 minuti

Ingredienti

  • 2 pesche nettarine,
  • 2 albicocche,
  • 1 manciata di ciliegie,
  • 1 rametto di menta,
  • 1 cucchiaino di vaniglia in pasta,
  • 250 g di ricotta,
  • 4 cucchiai di miele di castagno

Vino consigliato: Moscato d’Asti

La preparazione

Lavate la frutta e tagliatela a metà, poi togliete il nocciolo. Tagliate a spicchi pesche e albicocche, quindi grigliate tutta la frutta su una piastra ben calda fino a caramellarla.

Preparate lo sciroppo raccogliendo in un pentolino il miele, le foglie di menta e la vaniglia. Scaldate a fuoco basso per pochi minuti, finché il composto sarà ambrato.

Disponete la frutta grigliata nel piatto da portata e accompagnatela con la ricotta, cospargendo con lo sciroppo al miele.

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La scuola chiude, il problema (pedagogico) rimane: la lunga estate dei bambini non può essere un vuoto

29 Maggio 2026 ore 16:47

Si avvicinano le vacanze estive. E, come ogni anno, una domanda si affaccia nella testa dei genitori: a chi lasciare i bambini? In questi periodi, il dibattito si infiamma, tra chi vorrebbe che la scuola fosse aperta anche nei mesi più caldi e chi invece pensa che questo sia impossibile. Da qualche tempo c’è anche una petizione, lanciata da WeWorld insieme al duo di “Mammadimerda” per ripensare il calendario scolastico, in modo da renderlo più adeguato alle esigenze di famiglie e studenti. Dall’estate del Covid, il ministero ha il Piano Estate, con finanziamenti che permettono alle scuole di organizzare nei propri spazi delle attività extrascolastiche che siano gratuite per le famiglie. Alcuni territori stanno avviando delle sperimentazioni, come l’Emilia-Romagna, che quest’anno aprirà le porte delle scuole primarie il 31 agosto, su base volontaria. Altra cosa però è ripensare il calendario scolastico, avvicinandolo a quello degli altri Paesi europei, con più pause didattiche spalmate durante l’anno: una scelta che avrebbe motivazioni didattiche, non solo funzionali alla conciliazione famiglia-lavoro dei genitori. «Serve una risposta strutturale, che coinvolga il Terzo settore e la comunità educante» , dice Elena Muscarella, program officer per le scuole di WeWorld.

Da quali basi nasce la vostra proposta di revisione del calendario scolastico?

Il calendario scolastico italiano è ancora strutturato in base al modello di società di 100 anni fa, in cui il carico era prevalentemente sulle donne. E questo succede ancora: circa l’85% del lavoro non retribuito in Italia è legato alla cura, che è principalmente femminile. Il problema è che adesso la società è molto più complessa che a inizio ‘900: nella maggior parte delle famiglie entrambi i genitori lavorano. Spesso non ci sono più i nonni a tenere nipoti: si parla di generazione sandwich, quella con figli piccoli da badare e madri e padri anziani da accudire. Anche quando i nonni sono ancora giovani, di frequente abitano in altre città o addirittura in altri Paesi. Non tutti si possono permettere di fare tre mesi di ferie. Chi non può è lasciato a sé stesso, quando non ha la possibilità di pagare i centri estivi, che sono un costo rilevante per i bilanci familiari.


In Italia, però, il numero di giorni effettivi di scuola è maggiore rispetto ad altri Paesi. Adeguarsi al resto d’Europa, quindi, non significherebbe fare meno vacanze, ma distribuirle durante l’anno. Non sarebbe più difficile – soprattutto per il pubblico – organizzare alternative per periodi più brevi ma più diluiti, piuttosto che per tre mesi consecutivi?

Il punto è proprio questo. La soluzione non è fare più giorni di scuola, ma ripensare il calendario scolastico e il sistema educativo. Il nostro lavoro parte da un confronto e da una riflessione con le figure educative, coi docenti e i dirigenti. Quello che emerge è che un modello di scuola – parlo della primaria e della secondaria, perché per l’infanzia è diverso – in cui le lezioni sono interrotte da giugno a settembre con poche pause durante l’anno causa fatica agli studenti e non permette di sedimentare gli apprendimenti. Lo confermano anche gli studi. Noi non chiediamo che i bambini vadano a scuola durante l’estate per stare otto ore di fila sul banco, ma che ci sia una riprogettazione – insieme alla comunità educante – in modo che gli studenti possano usufruire di attività educative garantite dai servizi pubblici. Al momento, invece, il costo ricade sulle famiglie. C’è anche un tema di qualità.

In che senso?

Se me lo posso permettere iscrivo mio figlio a un centro estivo. Tendenzialmente ne cerco qualcuno che non sia a scuola, perché c’è anche un problema di infrastrutture non adeguate. Chi non si può permettere questa soluzione ha due scelte: o manda i bambini negli oratori, dove tendenzialmente vengono affidati ai pari e non ci sono proposte pedagogiche ed educative, oppure li lascia a se stessi, a casa, di fronte alla tv o allo smartphone, anche se avrebbero bisogno di socializzazione. Tengo moltissimo a sottolineare che fare questa richiesta per noi non significa che la scuola sia un parcheggio, ma vuol dire riconoscere che tre mesi senza attività significative hanno un impatto sugli apprendimenti.

Il punto rilevante, quindi, è chiedere allo Stato attività educative e ricreative, anche alternative alla scuola, per i bambini e i ragazzi nei periodi di sospensione della didattica, al di là di quando essi siano.

È anche un tema di responsabilità collettiva. C’è una questione che per noi è molto rilevante: non c’è mai abbastanza attenzione a bambini e ragazzi con bisogni educativi speciali, disabilità, neurodivergenze. Ci sono pochissimi centri estivi che hanno le competenze e le figure educative in grado di supportarli. Ogni persona vive in uno spettro di privilegi: da un lato c’è chi si può permettere di più, dall’altro chi è privato di alcuni diritti fondamentali. C’è un dibattito molto aperto con gli insegnanti e le famiglie rispetto a quale sarebbe la soluzione migliore. Forse questa soluzione migliore non c’è ancora, va costruita e progettata insieme. Ci sono Comuni che ci stanno lavorando, per esempio quello di Reggio-Emilia ha lanciato una mappatura e una ricerca sui bisogni educativi delle famiglie, per conoscerli e affrontarli. Stiamo vedendo una presa in carico di responsabilità di singoli attori comunali, per sopperire alle mancanze dello Stato, mettendo in campo modelli sperimentali e cercando di costruire proposte calate sulle specificità dei territori.

Da una parte ci viene chiesto di fare più figli, dall’altra c’è un sistema di welfare che non è solo assente, è stato depotenziato e privatizzato. Nel momento in cui per esercitare un mio diritto devo pagare, quello non è più un diritto, diventa un privilegio

Un altro tema che vi viene posto, infatti, è quello legato al clima e ai cambiamenti climatici, soprattutto nelle Regioni del Sud.

C’è un’intersezione di problematiche su cui bisogna riflettere e trovare risposte collettive, che in questo momento non ci sono. Quello che vediamo sui social, anche rispetto alla campagna che abbiamo fatto con il duo di “Mammadimerda”, è un sistema basato molto sul singolo: io riesco a organizzarmi, se tu non ce la fai è colpa tua. Invece, come dicevo, è proprio un tema di responsabilità collettiva. Da una parte ci viene chiesto di fare più figli, dall’altra c’è un sistema di welfare che non è solo assente, è stato depotenziato e privatizzato. Nel momento in cui per esercitare un mio diritto devo pagare, quello non è più un diritto, diventa un privilegio.

Al momento, come diceva, si stanno diffondendo varie sperimentazioni. Ha fatto notizia l’Emilia-Romagna, che aprirà le porte delle primarie, su base volontaria, dal 31 agosto. E in alcuni altri luoghi, come in un istituto comprensivo di Genova, stanno seguendo questo esempio. Sono però soluzioni singole. Non sarebbe importante che diventassero strutturali?

La sfida è proprio questa. Di fronte a un problema di tipo strutturale – perché non è una questione emergenziale il fatto che la società del 2026 sia diversa da quella dei primi del ‘900 – si danno delle risposte singole. Ci viene detto: «Ma c’è il Piano Estate del Ministero». Quel piano, però, mette sul piatto davvero poche risorse rispetto alla complessità dei nostri territori, senza considerare il fatto che non tutte le scuole, per esempio, hanno le competenze gestionali per lavorare con questi fondi. Nella nostra esperienza, quello che abbiamo visto è che gli istituti che riescono ad ottenere queste risorse sono quelli che hanno una segreteria che funziona e personale amministrativo che può gestire i progetti. In altre situazioni, per diverse motivazioni, non si riesce ad accedere ai finanziamenti. La nostra risposta è immaginare modelli di comunità educante strutturali, in cui sia coinvolto anche il Terzo settore.

Foto in apertura di WeWorld

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