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“Cure per mesi e stress post traumatico per le mie figlie, ma sono miracolata”. Le parole della madre di due ragazze sopravvissute a Crans-Montana

17 Ottobre 2026 ore 14:36

La vita dopo una tragedia come quella di Crans-Montana non torna semplicemente alla normalità. Per i genitori dei ragazzi coinvolti, all’angoscia delle prime ore si aggiunge un percorso lungo e complesso, fatto di cure, ferite da affrontare e assenze con cui imparare a convivere. C’è chi accompagna le figlie sopravvissute nel difficile recupero dopo l’incendio e chi, invece, deve trovare la forza di andare avanti senza un figlio. Esperienze diverse, accomunate da un dolore che cambia per sempre il modo di guardare al futuro.

La madre di due ragazze sopravvissute ha raccontato al Corriere della Sera il momento in cui ha saputo dell’accaduto e la paura vissuta nelle ore successive. Per le figlie, il ritorno alla vita quotidiana passa attraverso conseguenze fisiche e psicologiche differenti. Le lesioni riportate e i traumi legati a quella notte impongono tempi e modalità di recupero che non possono essere uguali per entrambe. Anche per i familiari, stare accanto a chi è sopravvissuto significa misurarsi con una realtà nuova, nella quale la fine dell’emergenza non coincide con la fine della sofferenza.

“Francesca ha dovuto sottoporsi a cure per mesi, cure che ho preferito somministrarle a casa avendo tanti amici medici, e potendo evitare il rischio di infezioni ospedaliere. È tornata a scuola in primavera. Elisabetta purtroppo avendo invece vissuto e ricordando perfettamente tutta l’angoscia fuori al locale in fiamme, è ancora in preda a uno stress post traumatico, per molte notti urlava durante il sonno, prende farmaci per riuscire a dormire, ed è ancora molto scossa. Paradossalmente mi preoccupa di più – ha raccontato la donna – Sto bene, mi sento anche io miracolata, soprattutto quando sento gli altri genitori, però è difficile razionalizzare, nonostante io sia un medico”

Per chi ha perso un figlio, invece, il dolore si accompagna alla ricerca di un modo per conservarne la presenza. Alcuni genitori hanno scelto di sostenere iniziative capaci di lasciare qualcosa alle generazioni future. Tra queste ci sono borse di studio dedicate alla memoria di una ragazza morta nella tragedia, pensate per far proseguire nel tempo il suo ricordo attraverso opportunità offerte ad altri giovani. Andrea Costanzo, il padre di Chiara, le ha definite Borse di Sogno. Sono le borse di studio che la Fondazione a lei intitolata e costituita dai suoi genitori, metterà a disposizione di giovani, tra i 14 e i 23 anni, “che hanno talento, passione e determinazione, ma che rischiano di non poter realizzare i propri sogni per mancanza di mezzi o di occasioni. Le abbiamo chiamate così perché vogliamo aiutare questi ragazzi non soltanto a coltivare ciò che amano, ma a costruire il proprio futuro. Chiara – ha detto il padre – aveva soltanto 16 anni. Era una ragazza solare, ironica, piena di vita, di interessi e di passioni. Amava lo studio, lo sport, le sfide. Aveva tanti sogni, come è giusto che sia per una ragazza della sua età. La strage di Crans-Montana ha interrotto la sua vita e ha segnato profondamente tante famiglie. Ma noi abbiamo sentito che il modo più concreto per continuare a dare valore alla sua memoria fosse trasformare il dolore in un impegno verso gli altri”.

Ai 60 anni del liceo Cannizzaro di Roma con studenti, ex alunni, professori dell’istituto ha partecipato Massimo Minghetti, papà di Riccardo: “Vorrei rivolgermi ai ragazzi: continuate a sorridere come faceva Riccardo, continuate a sognare, continuate a coltivare le vostre passioni perché siete il futuro del mondo. Questa è la via. Riceviamo continuamente attestazioni, messaggi, che ci aiutano a guardare avanti. Mi viene da pensare che, dopo questo evento, a casa siamo diventati come Ulisse e abbiamo cominciato tutti i giorni a dover superare ostacoli e prove, a rimetterci in discussione”, ha continuato. Il padre del ragazzo ha ricordato che c’è stata “tantissima solidarietà, fin d’all’inizio quando stavamo a Crans, a partire dallo Stato italiano e da tutte le autorità. Nessuno è preparato per affrontare la perdita di un figlio. Per noi – ha detto in un passaggio della sua testimonianza – Riccardo ancora c’è, c’è in un altro modo”.

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Famiglia nel bosco, i tre figli tornano a Palmoli per il primo fine settimana con i genitori dopo 11 mesi

17 Ottobre 2026 ore 14:06

Dopo quasi un anno di separazione, i tre bambini della cosiddetta famiglia nel bosco hanno lasciato sabato mattina la casa famiglia di Vasto per trascorrere il fine settimana con i genitori. Un passaggio atteso dalla coppia, che ha potuto riabbracciare i figli e accompagnarli a Palmoli, nel Chietino, dove la famiglia viveva prima dell’allontanamento dei minori. Il casolare un anno fa casolare era senza acqua, senza luce e senza servizi igienici.

A riferire dell’incontro è l’avvocato, Simone Pillon, che assiste i genitori nella causa per il ricongiungimento familiare. Secondo il legale, l’incontro è avvenuto pochi minuti prima delle 10. I bambini, racconta, sono corsi incontro alla madre e al padre, per poi salire in macchina con i loro piccoli trolley e partire insieme a loro. Il programma prevede alcune ore nella casa nel bosco, in compagnia degli animali della famiglia. Nel pomeriggio i genitori e i figli si trasferiranno nella casa messa a disposizione dal Comune di Palmoli, dove trascorreranno la notte. Domani pomeriggio è previsto il rientro a Vasto, sempre accompagnati dai genitori.

“È il giorno più bello da un anno a questa parte”, avrebbe detto il padre, secondo quanto riferito dal legale. L’avvocato ha descritto la gioia dei bambini e la ritrovata serenità della coppia, definendo il fine settimana un ulteriore passo verso il possibile rientro definitivo dei figli in famiglia. I tre minori si trovano in una casa famiglia dal 10 novembre 2025. La possibilità di trascorrere del tempo con entrambi i genitori rappresenta una nuova tappa di una vicenda che resta aperta sul piano giudiziario e che ha coinvolto, nel corso dei mesi, diverse istituzioni.

Il legale ha ringraziato il sindaco di Palmoli per aver garantito le misure previste e ha sottolineato l’importanza del dialogo tra le istituzioni coinvolte. Il percorso verso una possibile riunificazione resta legato ai prossimi passaggi giudiziari: il 30 ottobre è prevista un’udienza al Tribunale per i minorenni, mentre il 3 novembre la vicenda sarà esaminata dalla Corte d’appello.

La coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli nel casolare. I fratellini non frequentavano la scuola (i genitori sostenevano l’educazione parentale), non avevano assistenza pediatrica, né completato il ciclo di vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli che rifiutavano il sondino nasogastrico, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità.

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Aggressioni in minicar a Roma, per i due minorenni si aggravano le accuse: contestate anche le percosse. Rischiano una misura cautelare

17 Ottobre 2026 ore 12:47

Da quella che avrebbero definito una bravata a un’inchiesta per tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. Si aggrava il quadro accusatorio nei confronti dei due ragazzi di 16 e 17 anni coinvolti nella serie di aggressioni compiute a Roma a bordo di una minicar. I due, che hanno confessato, saranno interrogati martedì 20 ottobre dalla Procura dei minorenni, che ha assunto la titolarità dell’indagine. La nuova contestazione potrebbe incidere anche sulla valutazione delle eventuali misure cautelari.

Al centro degli accertamenti c’è soprattutto l’aggressione del 5 ottobre a Monteverde, quando Davide Iacopini, attore di 42 anni, è stato colpito con un calcio mentre viaggiava in monopattino in via Anton Giulio Barrilli. L’uomo ha perso il controllo del mezzo ed è finito contro un’auto in sosta, perdendo conoscenza. Operato due volte alla testa, è ancora ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo, con prognosi riservata anche se le sue condizioni sembrano in miglioramento.

Quell’episodio rappresenta il momento più grave di un’escalation di violenza concentrata nell’arco di 48 ore, durante le quali si sono verificate altre cinque aggressioni ai danni di passanti, con conseguenze meno gravi. Quando sono stati identificati, i due avrebbero ricondotto quei gesti alla noia e al desiderio di divertirsi. “Ci siamo divertiti così”, avrebbero detto agli investigatori, spiegando di essersi fermati dopo aver appreso delle condizioni dell’attore.

Le indagini dovranno ora chiarire se dietro gli episodi ci fosse soltanto l’iniziativa dei due ragazzi o se le aggressioni fossero legate a una sfida condivisa con altre persone, eventualmente anche online. I carabinieri hanno sequestrato i cellulari dei minorenni e dei loro genitori, oltre a una dashcam, che potranno essere esaminati su delega della Procura.

Mentre tra i compagni di scuola prevale l’incredulità, il fratello del sedicenne, che si trovava sul lato passeggero della minicar e sarebbe colui che materialmente ha colpito le vittime, ha raccontato ai giornali che i due amici, quando sono insieme, diventano “esplosivi”. Secondo il suo racconto, qualche mese fa le famiglie avevano già deciso di limitarne la frequentazione.

Adesso saranno gli interrogatori e gli accertamenti sui dispositivi sequestrati a contribuire alla ricostruzione dei fatti e delle responsabilità individuali. Per i due minorenni, intanto, l’inchiesta entra in una fase decisiva, mentre restano da chiarire le circostanze e le ragioni di una sequenza di aggressioni che ha avuto il suo esito più drammatico nelle gravi condizioni di Iacopini.

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Violenta un tredicenne nel bar dei genitori, arrestato 40enne a Padova

17 Ottobre 2026 ore 10:15

Un 40enne è stato arrestato giovedì sera a Padova per violenza sessuale aggravata ai danni di un 13enne. Un cliente del bar aveva notato il ragazzino parlare con l’uomo, pakistano, nella sala e, dopo aver perso di vista il minore, ha segnalato la situazione alle forze dell’ordine. I genitori, di origine cinese, stavano lavorando dietro al bancone del bar, quando hanno deciso insieme di andare a controllare in bagno. La porta era chiusa dall’interno e, una volta sfondata, i genitori hanno scoperto l’abuso sul figlio.

I poliziotti della Squadra Mobile e delle Volanti della Questura di Padova hanno ricostruito quanto accaduto, anche attraverso la visione delle immagini del sistema di videosorveglianza all’interno del locale. Sul posto è intervenuto anche il personale del 118 per il 13enne che era in evidente stato di shock. Sul pavimento del bagno è stata trovata anche della cocaina per la quale sono in corso ulteriori accertamenti. Dalle ricostruzioni è emerso che pakistano avrebbe trattenuto in bagno la vittima, chiudendo a chiave la porta, costringendola ad atti sessuali e per questo è stato arrestato.

Il 40enne, regolare in Italia e residente in Emilia-Romagna, ha vari precedenti anche per atti contrari alla pubblica decenza, per minacce e per essersi rifiutato di fornire le proprie generalità. Su disposizione della procura, l’uomo è stato portato nella Casa Circondariale “Due Palazzi” di Padova. Il Questore di Padova, Marco Odorisio, ha attivato l’Ufficio Immigrazione per l’avvio della procedura di revoca del permesso di soggiorno.

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