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NASA to Help Unlock Mysteries of Mars’ Moons in Upcoming Mission

15 Ottobre 2026 ore 21:58

NASA is playing an important role in JAXA’s (Japan Aerospace Exploration Agency) MMX (Martian Moons eXploration) mission, to advance our understanding of Mars’ moons and build on the agency’s long history of exploring the Red Planet.

The mission aims to characterize and determine the origin of Mars’ moons Phobos and Deimos and deliver a sample of Phobos to Earth. The MMX spacecraft is targeting launch from JAXA’s Tanegashima Space Center in Japan at 3:41 p.m. EDT on Monday, Oct. 19 (4:41 a.m. JST on Tuesday, Oct. 20).

Artist's concept of JAXA's MMX spacecraft with the Martian moon Phobos and planet Mars in the background
An artist’s concept of JAXA’s MMX spacecraft during its Mars’ orbit insertion. The Martian moon Phobos, which MMX will explore and sample, is in the background.
JAXA

“The samples from MMX will bring forth paradigm-shifting science on the Mars system for generations to come, especially as NASA prepares to send the first humans to Mars,” said Nicky Fox, associate administrator, Science Mission Directorate, NASA Headquarters in Washington. “The NASA-JAXA sample curation partnership is extremely valuable, and I am proud that NASA Science is supporting MMX sample curation and will be sharing portions of these samples for study as we continue to expand humanity’s understanding of the universe for the benefit of all.”

NASA’s contributions to the mission include the Mars-moon Exploration with Gamma rays and Neutrons (MEGANE) spectrograph instrument, the Pneumatic Sampler (P-Sampler) technology demonstration, and communications and navigation support from the agency’s Deep Space Network, as well as funding United States scientists participating on the MMX science team.

Scientists have long debated the origin of Mars’ two moons. The data and samples collected by the MMX mission will help answer essential questions about the origins of these moons and the history of the solar system.

“Phobos and Deimos may be the remains of a massive impact on Mars that sent material into orbit around the planet, or they could be ancient asteroids that were captured by Mars’ gravity billions of years ago,” said Tom Statler, MMX program executive and program scientist at NASA Headquarters. “Having the answer will help illuminate that early era when Earth and the other inner planets may have been acquiring much of their water and organic compounds.”

The MEGANE (pronounced meh-GAH-nay, the Japanese word for eyeglasses) spectrograph will help scientists “see” what Phobos is made of by measuring neutrons and gamma rays emitted from the moon’s surface and determining its chemical elemental composition, which will provide important clues about its origin.

Mounted on one of the spacecraft’s landing legs, the P-Sampler is designed to collect a ground sample from Phobos. The system gathers surface material using bursts of high-pressure nitrogen gas, complementing JAXA’s C-Sampler, which will extract cores from a few inches deeper. NASA will obtain and curate about 15% of the total returned sample at the agency’s Johnson Space Center Astromaterials Lab in Houston, making it available for research for decades.

Another key part of NASA’s contribution to MMX is its scientific partnership with JAXA. NASA-supported researchers are working alongside international colleagues to help reveal the story of Phobos and will use mission data and returned samples to uncover new clues about the moon’s origin and the evolution of the Mars system.

The MMX spacecraft will arrive at Mars in August 2027 to begin its survey of the Red Planet’s two moons. After surveying Phobos in detail, the spacecraft will collect a sample of the moon’s surface no earlier than December 2028 and deliver it to Earth in 2031.

The MEGANE instrument was developed by the Johns Hopkins Applied Physics Laboratory. Honeybee Robotics, a Blue Origin company, developed the spacecraft’s pneumatic sampler mechanism. NASA’s contributions to the MMX mission were developed under the agency’s Discovery Program. The Discovery Program is managed by NASA’s Marshall Space Flight Center in Huntsville, Alabama, for the agency’s Science Mission Directorate in Washington.

For more information about the MMX mission, visit:

https://science.nasa.gov/mission/mmx

Karen Fox / Alana Johnson
Headquarters, Washington
240-285-5155 / 202-672-4780
karen.c.fox@nasa.gov / alana.r.johnson@nasa.gov

Martian moons exploration è sulla rampa di lancio

15 Ottobre 2026 ore 10:28

La missione Martian Moons eXploration (Mmx) è pronta a partire a bordo di un razzo H3 dal Tanegashima Space Center, in Giappone, alle 4:41 ora locale del 20 ottobre 2026 (in Italia, le 21:41 del 19 ottobre 2026). Mmx – una missione guidata dalla Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa), in collaborazione con la Nasa, l’agenzia spaziale francese (Cnes), il Centro aerospaziale tedesco (Dlr) e l’Agenzia spaziale europea (Esa) – sarà la prima a raccogliere un campione dalla luna marziana Phobos e a riportarlo sulla Terra.

Marte ha due lune: Phobos (“paura” in lingua greca, con diametro medio di 22,2 km e massa circa un milionesimo di quella della Luna) e Deimos (“terrore” in lingua greca, con diametro medio di 12,4 km e quasi dieci volte più leggero di Phobos). Nonostante il gran numero di missioni inviate verso il Pianeta rosso, le sue lune rimangono ancora pressoché inesplorate e sollevano ancora grandi interrogativi su come si siano formate e sulla loro composizione. Nessun veicolo spaziale ha mai sostato a lungo nelle loro vicinanze, e le conoscenze raccolte finora si basano essenzialmente su ciò che è stato possibile osservare durante alcuni sorvoli.

Infografica in stile fumetto intitolata «La missione Martian Moons eXploration (Mmx)». I riquadri illustrano le diverse fasi della missione: «Ottobre 2026», Mmx parte dal Tanegashima Space Center, in Giappone; «Agosto 2027», Mmx entra in orbita attorno a Marte; «Settembre 2027», Mmx entra in orbita attorno a Phobos; Mmx osserva Marte dall’orbita, individuando il sito di atterraggio del rover e i siti di campionamento; la sonda principale di Mmx rilascia il rover Idefix, che atterra su Phobos; Mmx raccoglie campioni da Phobos, di due tipi diversi e da due zone differenti della luna; «Novembre 2030», il modulo di ritorno di Mmx inizia il viaggio verso la Terra, sorvolando Deimos e Marte lungo il percorso; «2031», Mmx raggiunge la Terra e rilascia la capsula per il ritorno dei campioni, che atterra nella Woomera Prohibited Area, in Australia; i campioni di Phobos vengono estratti e catalogati, pronti per le indagini scientifiche. Nei decenni a venire, gli scienziati studieranno questi campioni per rispondere a domande come: «Da dove provengono le lune di Marte?», «Che cosa possono rivelarci sull’abitabilità nel Sistema solare?» e «Come sono cambiati Marte e il suo ambiente nel corso del tempo?». Crediti: Esa

Non conosciamo, ad esempio, la loro origine. Potrebbero essere asteroidi catturati dall’attrazione gravitazionale di Marte e rimasti in orbita attorno al pianeta, oppure i resti dei detriti scagliati in orbita in seguito a una gigantesca collisione sulla superficie marziana. Per scoprirlo, Mmx sarà il primo veicolo spaziale a orbitare attorno a Phobos, seguendo un’orbita di tipo “quasi-satellite”, e il primo a raccogliere campioni dalla superficie di una luna diversa dalla nostra. Per consentire l’atterraggio, le manovre e la raccolta robotizzata dei campioni (circa 10 grammi, secondo i piani) nella gravità estremamente ridotta di Phobos, sono state sviluppate tecnologie specifiche.

Mmx impiegherà circa un anno per raggiungere Marte. L’ingresso in orbita attorno al Pianeta rosso è previsto per agosto 2027, mentre l’inizio delle operazioni in orbita attorno a Phobos è previsto a partire da settembre dello stesso anno. Dopo aver studiato Phobos (e Deimos) a distanza, all’inizio del 2029 Mmx rilascerà un rover chiamato Idefix, per poi atterrare essa stessa sulla superficie della luna per raccoglierne i campioni. La missione è dotata complessivamente di 11 strumenti scientifici: sette a bordo della sonda principale e quattro sul rover. La sonda principale è inoltre dotata di un monitor per le radiazioni, due fotocamere ad alta risoluzione e due diversi dispositivi per il campionamento: una carotatrice, che consentirà di raccogliere campioni fino a una profondità di due centimetri, e un campionatore pneumatico, che utilizza gas pressurizzato per sollevare il materiale dalla superficie e convogliarlo in un contenitore. Il rover Idefix, del peso di 25 kg, ha due compiti principali: fornire informazioni utili a preparare l’atterraggio della sonda principale per la raccolta dei campioni e analizzare la composizione e la consistenza della superficie di Phobos. La gravità su questa luna è così debole che, sulla sua superficie, Idefix peserà l’equivalente di appena 15 grammi.

Una volta raggiunto Marte, Mmx potrà anche contare sul supporto di una vera veterana del Pianeta rosso: la sonda Mars Express dell’Esa, operativa dal 2003. L’atterraggio della sonda principale su Phobos per la raccolta dei campioni è previsto per il 2030: il materiale raccolto verrà inserito in un modulo di rientro destinato al viaggio verso la Terra. Il modulo raggiungerà il nostro pianeta nel 2031 e rilascerà una capsula contenente almeno dieci grammi di materiale proveniente da Phobos. La capsula ha un diametro di circa 60 centimetri ed è dotata di uno scudo termico che le permetterà di resistere al rientro nell’atmosfera terrestre. Atterrerà in Australia e verrà trasferita subito all’Istituto di scienze spaziali e astronautiche (Isas) della Jaxa, a Sagamihara, vicino a Tokyo. Qui verrà smontata all’interno di un laboratorio specializzato e i campioni saranno estratti, catalogati e messi a disposizione per le indagini scientifiche. A poterli analizzare, ci sono anche gli scienziati europei: L’Esa sta infatti collaborando con Cnes, Dlr e Jaxa per pubblicare bandi che consentano ai ricercatori di candidarsi a studiare il materiale raccolto.

«Portare i campioni nei nostri laboratori più sofisticati sulla Terra moltiplica le possibilità di fare nuove scoperte, perché i nostri strumenti più precisi sono troppo grandi, complessi o sensibili per essere inviati nello spazio», dice Elliot Sefton-Nash, Project Scientist della missione Mmx all’Esa. «Anche dopo la conclusione della missione, le generazioni future di scienziati potranno studiare i campioni di Phobos con strumenti ancora più avanzati: i campioni riportati sulla Terra sono un dono che continua a dare i suoi frutti».

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