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Fermiamo la propaganda di guerra, inceppiamo la macchina bellica, disertiamo gli eserciti

14 Ottobre 2026 ore 09:00

La propaganda militarista continua a crescere ogni giorno sia a livello nazionale che internazionale.

Il messaggio delle istituzioni veicolato dai media è sempre più chiaro: dobbiamo prepararci alla guerra per difendere la nazione. L’aumento delle spese militari e delle missioni all’estero, il rafforzamento del potere del complesso militare-industriale, la capillarità della penetrazione dell’esercito nelle scuole e nelle università, la sempre maggior presenza dei soldati nelle strade delle città sono tutti segnali chiari della direzione in cui si sta andando.

In questo quadro si inserisce la questione della reintroduzione della leva militare in vari paesi europei. Se in Germania questo processo è già in fase avanzata, nel nostro paese, per ora, il modello scelto è quello di un rafforzamento dell’arruolamento, aumentando la propaganda soprattutto negli istituti scolastici, preparando così il terreno per il futuro ad un’eventuale reintroduzione della leva militare.

In questo scenario è di vitale importanza continuare a praticare l’antimilitarismo in tutti gli ambiti sociali e in tutte le occasioni possibili.

Sosteniamo lo sciopero internazionale contro la guerra indetto dalla CIT Confederazione Internazionale dei lavoratori per il 30 ottobre e le manifestazioni del 31 ottobre.

Indichiamo nel 4 novembre, giornata delle forze armate e dell’unità nazionale, una data significativa per sviluppare iniziative sui vari territori.

Appoggiamo le mobilitazioni che si stanno sviluppando a livello studentesco e territoriale contro il reclutamento per l’esercito e contro ogni ipotesi di reintroduzione della leva.

 

Federazione Anarchica Italiana

Convegno di Milano, 10-11 novembre 2026

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Terzo Congresso CIT

9 Ottobre 2026 ore 09:00

In questo articolo userò il femminile come forma inclusiva, intendendo con esso tutte le persone, indipendentemente dal genere.

Quando l’USI ha proposto alla CIT di fare un congresso straordinario, aveva ben chiaro in mente che vedersi, frequentarsi, dialogare in presenza, prendersi il tempo per decidere guardandosi in faccia è indispensabile per continuare a camminare e lottare insieme. È la necessità di condividere che ci ha indotte a invitare tutte le sezioni della CIT a raggiungerci nella campagna emiliana e a popolare per tre giorni le Cucine del Popolo di Massenzatico con le voci di tante persone, ognuna nella sua lingua, ognuna con la sua cultura, ognuna determinata a proseguire un percorso comune iniziato otto anni fa.

La CIT ha risposto a questa esigenza con entusiasmo e si è spesa affinché il suo terzo Congresso costituisse una tappa importante di questo viaggio internazionalista, che si rinnova sempre, al passo con le vicende che condizionano la vita delle lavoratrici di tutto il mondo. È proprio in Italia che ci siamo radunate nel maggio del 2018, a Parma, e abbiamo dato vita alla Confederación Internacional del Trabajo. Quel primo Congresso è stato l’apice di un percorso di ripensamento e rifondazione delle nostre ambizioni internazionaliste, perché per alcune delle organizzazioni che compongono l’Internazionale anarcosindacalista l’uscita dall’AIT non poteva assolutamente costituire la rinuncia a impegnarsi insieme, a prescindere dalle frontiere; le altre sezioni che dell’AIT non avevano avuto esperienza hanno abbracciato il nostro progetto e ne hanno condiviso la costruzione. Da allora la CIT ha vissuto al fianco delle lavoratrici che ne fanno parte, sperimentando momenti di stasi e di rilancio, crescendo non solo nel numero di affiliate, ma soprattutto nella consapevolezza che insieme si possono superare le difficoltà e i propri limiti.

L’USI ha proposto alla CIT di riunirsi a Massenzatico in prossimità di alcuni cambiamenti e nell’evidenza di alcune criticità: si prospettava una nuova tappa, un momento di svolta necessario a cui dedicare energie speciali, pur nell’urgenza che un congresso straordinario comporta.

E così ci siamo riunite: la CNT spagnola, con una numerosa delegazione e la sua consueta grinta; la CNT francese, sempre combattiva; la FAU tedesca, con la sua concretezza; la FORA argentina, piccola e tenace, in un contesto difficilissimo; l’IP polacca, che sta sperimentando una crescita senza precedenti; l’IWW tutta intera (ovvero le amministrazioni regionali di NARA nord America e WISERA, che fa capo alla Regno Unito, con tanti satelliti in territori diversi), che è in tante parti del mondo e ovunque porta la sua storia; l’USI-CIT, che su questo settimanale non ha bisogno di presentazioni. A queste delegazioni si sono aggiunte, purtroppo a distanza, le referenti delle nuovissime sezioni della CIT: FGWM del Myanmar e la FOB del Brasile. Ci hanno accompagnato, inoltre, come osservatrici la SAC svedese, Solidaridad Obrera e Mujeres Libres dalla Spagna, il sindacato palestinese PPSWU.

Il luogo in cui il Congresso si è svolto, le Cucine del Popolo di Massenzatico (Reggio Emilia), ci ha accolto in modo perfetto, dandoci spazi di incontro formale e informale, nutrendoci nel rispetto di ogni scelta ed esigenza alimentare, rallegrando le nostre serate, ma in particolare con la cura di Fillo, costantemente e discretamente dedito a risolvere ogni minimo problema potesse sorgere.

Ma al terzo Congresso della CIT abbiamo soprattutto risposto col dialogo alle esigenze che oggi la Confederazione ha, un dialogo a volte deciso e forse anche aspro, ma sempre autentico e mai brutale, sapendoci compagne e coscienti dell’importanza di avanzare una accanto all’altra.

A otto anni dalla fondazione della CIT abbiamo capito che l’organizzazione che ci siamo date sulla carta non teneva conto di dinamiche, contesti e occasioni che potessero venire a crearsi, a causa di eventi esterni così come di specificità interne alle sezioni. Insomma, come spesso accade, non avevamo previsto tutto e abbiamo sentito il bisogno di riorientare la nostra capacità di coordinazione e di dotarci di strumenti operativi nuovi. Abbiamo definito con maggiore cura il ruolo e le pratiche del Comitato per le Relazioni, che dà seguito alle indicazioni fornite dai congressi e coordina le attività e le iniziative; abbiamo riformulato le dinamiche interne ai gruppi di lavoro, lasciandoli liberi di organizzarsi al meglio secondo le prerogative dei singoli membri che li compongono; abbiamo dato sostegno a una sezione della CIT che vive un periodo di difficoltà economica. Anche gli statuti, nel momento in cui si redigono, fotografano una realtà e una serie di valutazioni, ma l’uso quotidiano di questi documenti fondamentali evidenzia a lungo andare delle lacune e dei limiti a cui dare soluzione; tuttavia, l’impossibilità di alcune sezioni di prendere decisioni in merito –la preparazione di un congresso straordinario pecca del fenomeno dell’urgenza- ha fatto sì che si rimandassero le modifiche statutarie al prossimo congresso ordinario.

Non solo di organizzazione abbiamo discusso, com’è ovvio sempre, ma soprattutto ora, in un periodo in cui il mondo ci chiama a esporci, intervenire, concretizzare supporto alle lavoratrici che vivono una quotidianità drammatica: il congresso della CIT ha approvato una mozione a sostegno della popolazione palestinese che patisce il genocidio a opera di Israele e ha manifestato l’intenzione di creare contatti e iniziative insieme alle associazioni e alle realtà che operano in Palestina e Cisgiordania. Abbiamo anche ascoltato la narrazione e i progetti portati dall’osservatore del PPSWU, la cui presenza è stata per noi un’inestimabile occasione di confronto.

Durante l’intero congresso, nonostante i problemi tecnici che hanno reso difficile il collegamento con FGWM e FOB, siamo stati gioiosamente consapevoli che la presenza tra noi di queste due nuove organizzazioni sia un passo avanti nella nostra crescita e nella nostra capacità di lotta.

L’ultimo giorno l’abbiamo dedicato ai progetti futuri dell’Internazionale e non poteva mancare l’organizzazione di iniziative condivise per i giorni di mobilitazione antimilitarista, che proprio la CIT ha promosso a livello globale; in Italia abbiamo proclamato lo sciopero per il 30 ottobre e fatto appello a una giornata di manifestazioni per il 31. Le altre sezioni della CIT, ognuna con le proprie caratteristiche e nei limiti delle possibilità offerte dalla legislazione vigente nei loro paesi, daranno vita ad altrettante iniziative contro la guerra, il riarmo, l’economia di guerra e questa nuvola grigia sempre più tendente al nero che incombe sulle nostre teste e impone di reagire con forza e determinazione.

L’ultimo atto del congresso è stato l’avvicendarsi di USI e IP alla segreteria dell’Internazionale; la cosa mi riguarda personalmente ed è con ottimismo e sentimento di sorellanza che ho affidato la coordinazione del Comitato per le Relazioni a Jakub: gli auguro un periodo ricco di attività, consapevole dell’impegno che dovrà profondere, ma disponibile a stargli affianco e supportarlo, e con me tutte le referenti del Comitato.

Grazie alla CIT, alle sue sezioni, alle organizzazioni invitate, alle persone che hanno contribuito all’organizzazione di questo sororale e solidale incontro internazionale.

Viva la Rivoluzione! Viva la CIT!

Anna Gussetti

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FESTA DELLA FAI A CARRARA

6 Luglio 2026 ore 10:13
F(A)I FestaAll’arrembaggio del futuro!Carrara10-11-12 Luglio 2026 Venerdì 10 Piazza Duomoh.18 “25 anni dal G8 di Genova: un racconto di quell’esperienza nella prospettiva delle lotte di oggi” interverranno compagn* di “Anarchici contro il G8”A seguire cena e concerto in piazza delle Erbe con “I Premi Oskar” Sabato 11 Piazza Duomoh.11 Trekking urbano alla scoperta dei luoghi […]

Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

di: Unit
6 Settembre 2025 ore 00:00

Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

Unit hacklab Milano si unisce alle voci che si alzano contro la militarizzazione dell'industria marittima. SeaFuture, nata come mostra di tecnologie nautiche civili, negli ultimi anni è stata trasformata in una vetrina per le tecnologie di guerra e di morte.

Solidarietà a Riconvertiamo SeaFuture per la …

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