Vista elenco

Come Camillo Ruini ha influito sulla vita politica in Italia: è morto il cardinale, il più longevo presidente CEI della storia

17 Giugno 2026 ore 10:08

Amato e seguito dai conservatori, avversato se non detestato dai progressisti: protagonista indiscusso, anche se spesso divisivo, della vita politica oltre che religiosa dell’Italia dalla Seconda Repubblica a pochissimi anni fa. È morto a 95 anni il cardinale e arcivescovo Camillo Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dal 1991 al 2007, ex cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma. Le sue posizioni politiche, spesso dirette e disinvolte, portarono alla coniazione di un neologismo specifico: ruinismo. Ruini soffriva da tempo di problemi di salute legati alle funzionalità renali. Le sue condizioni si erano aggravate nelle ultime settimane. Aveva formulato la sua idea dei cosiddetti “valori non negoziabili”. Ad annunciare il decesso, il cardinale vicario Baldassare Reina e dal Consiglio episcopale.

Ruini era nato a Sassuolo, in provincia di Modena, nel 1931. Divenne sacerdote nel 1954, a 23 anni. “Avevo avvertito che Dio stava al centro della realtà. E allora ho pensato che la via più ovvia per metterlo al centro della mia vita fosse dedicarmi a Lui, per così dire, anche professionalmente”. Teologo di formazione, si laureò alla Pontificia Università Gregoriana, aveva insegnato filosofia nei licei. Venne ordinato vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla nel 1983. Papa Giovanni Paolo II lo nominò cardinale nel 1991, lo stesso anno in cui divenne presidente della CEI dopo esserne stato per cinque anni Segretario Generale. Sarebbe diventato il più longevo della storia, alla presidenza per 16 anni durante i quali la Conferenza divenne l’organo di riferimento per i cattolici impegnati nella vita politica italiana.

Ruini si oppose più o meno direttamente ai governi di Romano Prodi tra il 1996 e il 1998 e tra il 2006 e il 2008, in particolare entrò in conflitto con il centrosinistra su temi etici e sui diritti civili tra fecondazione assistita, fine vita, aborto e unioni civili. Da cardinale vicario di Roma, negò i funerali religiosi in chiesa a Piergiorgio Welby, considerando l’interruzione del trattamento sanitario alla stregua del suicidio. Si oppose direttamente alla campagna referendaria promossa dai Radicali sulla procreazione assistita nel 2005: la CEI promosse l’astensionismo contribuendo al non raggiungimento del quorum.

Fu lo stesso Prodi a definire, in più di un’occasione, Ruini come il più strenuo esponente dell’opposizione ai suoi governi. Ne aveva comunque celebrato il matrimonio. La CEI si avvicinò così alle posizioni del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, con il quale ebbe un rapporto privilegiato. “Mi resi subito conto che il suo stile di vita aveva aspetti problematici. Ma la sua azione politica mi è apparsa decisiva per fermare il comunismo, per introdurre il bipolarismo in Italia e per resistere all’ondata di laicismo che già allora minacciava valori non negoziabili per la Chiesa”, aveva risposto a un’intervista de Il Corriere della Sera.

Ruini è stato, tra le altre cose, Presidente del Comitato della CEI per il Progetto culturale, Presidente della Commissione Internazionale per Medjugorje, Gran Cancelliere della Pontificia Università Lateranense, relatore alla prima Assemblea del Sinodo dei Vescovi del 1991, membro del Comitato per il Giubileo del 2000 e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Ha pubblicato libri, saggi, ricerche. A Roma, negli anni del suo vicariato, vennero costruite oltre 50 nuove chiese, soprattutto nelle periferie. “Tutto il resto non può sostituire questo fatto fondamentale”, commentava rispetto al principale problema della società attuale, a suo avviso: la crisi demografica.

Ruini aveva sofferto un infarto che nel luglio 2024 lo aveva costretto a un ricovero d’urgenza al Policlinico Universitario Agostino Gemelli. Nel 2025 soffrì invece un attacco renale. “Ci raccogliamo in preghiera e affidiamo alla misericordia del Padre il Cardinale Camillo Ruini – le parole del cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI – che il Signore ha chiamato a sé. Lo ricordiamo con riconoscenza per la vita spesa al servizio del Vangelo, della Chiesa di Roma e della Conferenza Episcopale Italiana”. Colpita e addolorata dalla scomparsa, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta onorata di aver conosciuto personalmente Ruini: “È stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti”.

Chi era il cardinale Camillo Ruini, il 95enne storico presidente della Cei e “i valori non negoziabili”

17 Giugno 2026 ore 05:48

Nella tarda serata di ieri è morto il cardinale Camillo Ruini, storico Presidente della Cei. Aveva 95 anni. Ne ha dato conferma all’AGI il portavoce della diocesi di Roma, padre Giulio Albanese. Camillo Ruini è stato una delle figure più influenti della Chiesa cattolica italiana tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila. Teologo di formazione e pastore di lungo corso, ha occupato un ruolo centrale nel periodo dello straordinario pontificato di San Giovanni Paolo II, contribuendo in modo decisivo a ridefinire la presenza pubblica dei cattolici nella società italiana. Camillo Ruini nasce a Sassuolo (provincia di Modena) nel 1931. Dopo gli studi nel seminario diocesano, prosegue la formazione teologica a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, dove si laurea in filosofia e teologia. Viene ordinato sacerdote nel 1954 e inizia un intenso percorso accademico e pastorale, che lo porta all’insegnamento di filosofia e teologia nei seminari. Negli anni della maturità ecclesiale entra nel corpo episcopale e viene nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia nel 1983. Successivamente assume incarichi di crescente rilievo fino alla nomina nel 1986 a segretario della Conferenza Episcopale Italiana di cui assumerà la presidenza nel 1991, incarico che ricoprirà per oltre un decennio, diventando anche vicario generale del Papa per la diocesi di Roma.

La sua affermazione all’interno dell’episcopato avviene già negli anni della maturità pastorale, quando si distingue come giovane vescovo ausiliare a Reggio Emilia. In quella fase emerge per capacità organizzativa e visione ecclesiale, tanto da essere coinvolto nella preparazione del Convegno ecclesiale di Loreto del 1985. Quel passaggio viene spesso ricordato come un momento chiave per il rilancio del protagonismo dei cattolici italiani nel mondo sociale e culturale, in sintonia con l’indirizzo pastorale di Giovanni Paolo II. Negli anni successivi Ruini diventa presidente della Conferenza Episcopale Italiana, assumendo un ruolo che va oltre la dimensione strettamente ecclesiastica. La sua leadership si caratterizza per una forte attenzione alla presenza pubblica della Chiesa, soprattutto sui temi etici e antropologici. In questo contesto elabora e promuove con forza l’idea dei cosiddetti “valori non negoziabili”, riferiti in particolare alla difesa della vita, della famiglia e della libertà educativa. Parallelamente, il suo rapporto con la politica italiana si sviluppa in modo complesso. Pur non identificandosi con la tradizione della Democrazia Cristiana, che riteneva ormai conclusa nella sua funzione storica, Ruini sostiene la necessità di una presenza culturale dei cattolici nella vita pubblica, autonoma e non coincidente con un unico partito.

Tuttavia, il suo nome è rimasto spesso associato a una stagione precisa della Chiesa italiana, tanto da essere talvolta richiamato — anche in modo semplificato o riduttivo — come riferimento di posizioni conservatrici. Una lettura che non sempre coglie la complessità del suo percorso, segnato anche da capacità di mediazione e da una forte intelligenza istituzionale. Nel complesso, la parabola di Ruini rappresenta una fase decisiva della storia recente della Chiesa in Italia: un periodo in cui il cattolicesimo ha cercato nuove forme di presenza pubblica dopo la fine dell’unità politica della Democrazia Cristiana e dentro un sistema politico profondamente mutato.

L'articolo Chi era il cardinale Camillo Ruini, il 95enne storico presidente della Cei e “i valori non negoziabili” proviene da Affaritaliani.it.

È morto il cardinale Camillo Ruini. Le ingerenze nella politica, la vicinanza alla destra, il rapporto con Berlusconi: storia del Richelieu italiano

16 Giugno 2026 ore 22:18

Il Richelieu della politica italiana. Non c’è forse definizione più calzante per il cardinale Camillo Ruini, morto a 95 anni. Il porporato emiliano è stato per 17 anni, dal 1991 al 2008, vicario generale per la diocesi di Roma e per 16 anni, dal 1991 al 2007, presidente della Conferenza episcopale italiana. Inoltre, è stato fondatore e presidente per 16 anni, dal 1997 al 2013, del Progetto culturale della Chiesa italiana. Teologo raffinato e uomo che ha avuto la totale fiducia di san Giovanni Paolo II, verso cui ha sempre conservato una devozione profonda, Ruini è stato più volte autore di pressanti ingerenze nella vita politica del Paese, orientando il voto sia nelle urne che nelle aule parlamentari. Nel conclave del 2005 fu tra i grandi elettori di Ratzinger. Amico e sostenitore di Benedetto XVI, gli chiese ripetutamente, insieme ad altri porporati vicini al Papa tedesco, di sostituire l’allora cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Ratzinger, però, non volle mai farlo. Da qui, il duro giudizio di Ruini su quel regno: “Il pontificato di Benedetto XVI è stato insidiato dalla sua scarsa attitudine a governare e questa è una preoccupazione che vale per ogni tempo, compreso il prossimo futuro”.

Dopo le dimissioni di Ratzinger, nel 2013, ormai in pensione e ultraottantenne già da un paio d’anni, quindi non elettore, Ruini non nascose il suo gradimento per il cardinale arcivescovo di New York, Timothy Michael Dolan. Disastroso per lui il pontificato di Papa Francesco. Prima del conclave del 2025, il porporato aveva formulato quattro auspici per il dopo Bergoglio: “Confido in una Chiesa buona e caritatevole, dottrinalmente sicura, governata a norma del diritto, al suo interno profondamente unita”. Subito dopo la fumata bianca, Ruini scelse il Fatto per esprimere la sua soddisfazione per Prevost: “L’elezione di Leone XIV ha prodotto con sorprendente rapidità un fondamentale risultato: riunificare la Chiesa cattolica. Questo è il primo motivo per il quale sono felice di questo nuovo Papa”. E aggiunse: “Tentando una breve analisi delle ragioni che hanno prodotto un tale risultato, probabilmente le ritroviamo in alcuni segni, come il forte accento posto sulla fede e sulla preghiera, o anche la stola e la mozzetta che ha indossato. Quei non pochi fedeli che, a torto o a ragione, erano a disagio per le – vere o presunte – aperture dottrinali di Papa Francesco si sono sentiti rassicurati”. E ancora: “Poi, naturalmente, ci sono le doti personali di Papa Leone, cominciando dalla sua umiltà e semplicità per arrivare alla grande testimonianza di amore e di servizio al prossimo che ha dato nelle varie fasi della sua vita: valga per tutte ciò che ha fatto in Perù per i migranti e in particolare per la redenzione delle prostitute”.

Inoltre, Ruini sottolineò che “il clima che respiriamo oggi nella Chiesa cattolica può definirsi di gioia e di pace. Confidiamo nel Papa, nella sua saggezza e carità di pastore, perché questo clima permanga e metta radici, ma nessun credente può esimersi dal fare la propria parte a tale scopo. Dobbiamo ricuperare e rinsaldare la volontà di essere figli, figli di Dio, ma anche figli della Chiesa. E così sentirci uniti a formare il corpo di Cristo, che ha molte e diverse membra, ma è uno solo. Lungo questo itinerario Papa Leone ci è di guida”. Il 10 giugno 2025 il cardinale fu ricevuto in udienza privata da Prevost.

Ruini nacque a Sassuolo, il 19 febbraio 1931. Studiò a Roma, alla Pontificia Università Gregoriana, dove ottenne la licenza in filosofia e teologia, e all’Almo Collegio Capranica. Nel 1954 venne ordinato sacerdote e nel 1983 Wojtyla lo nominò vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla. Iniziò così l’ascesa inarrestabile di “don Camillo” che lo vide, dopo appena tre anni di episcopato, nel 1986, segretario generale della Conferenza episcopale italiana e cinque anni dopo, nel 1991, vicario generale per la diocesi di Roma, presidente della Cei e cardinale. Alla guida della Chiesa italiana Ruini vi rimase ininterrottamente fino al 2007, quando gli succedette, per volontà di Benedetto XVI, il cardinale Angelo Bagnasco. L’anno successivo lasciò anche l’incarico di vicario generale per la diocesi di Roma. Gli subentrò il cardinale Agostino Vallini. Ma Ratzinger, che lo stimava moltissimo, lo richiamò in servizio, affidandogli, nel 2010, la presidenza della Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje, costituita presso la Congregazione per la dottrina della fede. Incarico che portò a termine quattro anni dopo, nel 2014, all’inizio del pontificato di Francesco. Sempre nel 2010, il Papa tedesco gli affidò anche la presidenza del Comitato scientifico della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Incarico terminato nel 2015.

Gli anni da emerito Ruini li ha trascorsi all’ombra del Cupolone, nel Pontificio Seminario Romano Minore, assistito dalla sua fedelissima perpetua Pierina. Di lui rimangono indelebili le forti prese di posizione. Sempre in trincea in favore dei cosiddetti “valori non negoziabili”, espressione non amata da Bergoglio, Ruini intervenne sempre duramente contro l’aborto e l’eutanasia. Nel 2006 negò le esequie religiose a Piergiorgio Welby che, da anni ammalato di distrofia muscolare, aveva manifestato pubblicamente la richiesta di sospendere l’accanimento terapeutico sul suo corpo. Ruini parlò di “decisione sofferta”, motivata “dal fatto che il defunto, fino alla fine, ha perseverato lucidamente e consapevolmente nella volontà di porre termine alla propria vita: in quelle condizioni una decisione diversa sarebbe stata infatti per la Chiesa impossibile e contraddittoria, perché avrebbe legittimato un atteggiamento contrario alla legge di Dio”. Il porporato disse di aver preso quella decisione “nella consapevolezza di arrecare purtroppo dolore e turbamento ai familiari e a tante altre persone, anche credenti, mosse da sentimenti di umana pietà e solidarietà verso chi soffre, sebbene forse meno consapevoli del valore di ogni vita umana, di cui nemmeno la persona del malato può disporre”.

L’anno prima il cardinale aveva condotto una durissima battaglia contro i referendum abrogativi della legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita e la ricerca scientifica sulle cellule staminali, invitando i cattolici a disertare le urne per non far raggiungere il quorum. I referendum fallirono e Ruini cantò vittoria: “Sono favorevolmente colpito dalla maturità del popolo italiano”. Netta fu anche la sua posizione contro il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali e delle coppie di fatto. Il cardinale sostenne che l’introduzione di queste normative “comprometterebbe gravemente il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio e il rispetto che si deve alla vita umana dal concepimento al suo termine naturale”.

Pur avendo celebrato, nel 1969, il matrimonio di Romano Prodi con Flavia Franzoni, si schierò apertamente contro il governo del professore bolognese, nel 2007, sul disegno di legge, ribattezzato Dico (diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), che avrebbe creato uno status giuridico per le coppie omosessuali, una sorta di unione civile. Anni dopo, Ruini ammetterà: “Prodi era mio amico, è vero. Ma non sulle unioni civili! Abbiamo fermato questo progetto. Ho fatto cadere il suo governo! Ho fatto cadere Prodi! Le unioni civili: questo era il mio campo di battaglia”. Da sempre molto vicino a Silvio Berlusconi, il porporato invitò la Chiesa a dialogare con Matteo Salvini negli anni in cui Bergoglio non voleva incontrarlo per le sue posizioni sui migranti. Linea che Francesco ha mantenuto durante tutto il suo pontificato, mentre, il 29 agosto 2025, il vicepremier leghista è stato ricevuto in udienza privata da Leone XIV. Entusiasta, infine, il giudizio di Ruini sulla prima premier italiana: “Meloni governa bene”.

L'articolo È morto il cardinale Camillo Ruini. Le ingerenze nella politica, la vicinanza alla destra, il rapporto con Berlusconi: storia del Richelieu italiano proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌