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Bonus genitori separati, manca ancora il decreto attuativo che fisserà la data del clic day per chiedere l’aiuto fino a 500 euro al mese

15 Giugno 2026 ore 08:11

La legge di Bilancio 2026 ha introdotto una misura attesa da tempo per contrastare l’emergenza abitativa che colpisce chi affronta la fine di un matrimonio o di una convivenza: il bonus genitori separati. Si tratta di un contributo economico concreto, erogato sotto forma di assegno mensile, che può raggiungere i 500 euro al mese. Questo incentivo non è un sussidio assistenziale generico, ma un aiuto specifico pensato per coprire le spese reali e dimostrabili di chi, a seguito di un provvedimento del giudice, si ritrova a dover abbandonare l’ex casa familiare e a dover cercare una nuova sistemazione immobiliare. Il meccanismo punta a sostenere il genitore cosiddetto uscente, che spesso deve affrontare il peso di un nuovo canone di locazione pur continuando a partecipare alle spese del vecchio nucleo familiare.

Bonus genitori separati: un fondo da 60 milioni

La misura stanzia un fondo complessivo di 60 milioni di euro per il triennio che va dal 2026 al 2028, con una dote finanziaria di 20 milioni di euro all’anno. Questo budget servirà a finanziare il bonus garantendo un contributo economico mensile che oscillerà tra i 400 e i 500 euro a richiedente. L’aiuto economico non è a fondo perduto generico, ma è vincolato al rimborso di spese reali e dimostrabili legate alla ricerca e al mantenimento di un nuovo alloggio. I fondi copriranno i canoni d’affitto mensili di contratti di locazione regolarmente registrati, ma anche i costi iniziali necessari per avviare la nuova sistemazione, come le caparre confirmatorie per bloccare l’appartamento, le spese vive di trasloco e i costi per l’eventuale deposito temporaneo dei mobili.

Come funziona la misura

Il meccanismo d’intervento del bonus genitori separati punta a rimborsare il genitore che, non essendo assegnatario dell’ex casa familiare per disposizione del giudice, deve sostenere autonomamente un secondo costo abitativo. La normativa riconosce la sovrapposizione finanziaria che colpisce chi esce dall’alloggio coniugale: queste persone si trovano spesso a dover pagare contemporaneamente la propria quota del vecchio mutuo immobiliare, l’assegno di mantenimento mensile stabilito dal tribunale per i figli e, in aggiunta, il canone di locazione per il nuovo appartamento. Il bonus genitori separati interviene per alleggerire questa specifica somma di uscite mensili, erogando la quota stabilita direttamente sul conto corrente del beneficiario.

I requisiti d’accesso e le differenze con i vecchi aiuti Covid

Per accedere al fondo e ottenere il bonus genitori separati è necessario soddisfare requisiti d’accesso molto rigidi e diversi rispetto alle passate tutele emergenziali. Questo bonus non ha infatti alcun legame con il vecchio contributo da 800 euro introdotto durante la pandemia, che richiedeva la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa a causa del lockdown. La misura attuale si configura come un sostegno all’affitto e richiede lo stato di genitore separato o divorziato con provvedimento formale del tribunale, il non essere assegnatario della casa familiare e la titolarità di un nuovo contratto di locazione ad uso abitativo regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate.

I limiti di reddito e il nodo dei figli a carico fino a 21 anni

La concessione del bonus genitori separati è subordinata alla presenza di uno o più figli fiscalmente a carico che non abbiano superato i 21 anni di età al momento della presentazione della domanda. La normativa fiscale stabilisce criteri precisi per definire il carico familiare: i figli devono avere un reddito annuo lordo inferiore a 4.000 euro se hanno meno di ventiquattro anni, oppure inferiore a 2.840,51 euro se superano questa età. In assenza di figli fiscalmente a carico entro i ventuno anni, la domanda viene scartata d’ufficio. Il barometro economico per l’assegnazione dei fondi sarà l’indicatore Isee aggiornato: i criteri di priorità premieranno i richiedenti con i valori Isee più bassi fino a esaurimento dello stanziamento annuale.

I controlli su mantenimento, fisco e fedina penale

Lo Stato ha previsto un sistema di controlli incrociati automatici per verificare l’onorabilità e la regolarità finanziaria di chi richiede il bonus genitori separati. Il genitore che presenta l’istanza deve dimostrare di essere in regola con il versamento dell’assegno di mantenimento per i figli disposto dal giudice, senza alcuna mensilità arretrata. Oltre alle verifiche fiscali sulla registrazione del contratto d’affitto e sulle dichiarazioni dei redditi dei figli, l’accesso ai fondi è precluso a chiunque abbia riportato condanne penali o abbia in corso procedimenti penali ostativi. La mancanza di uno solo di questi requisiti o l’irregolarità nei pagamenti del mantenimento comporta la revoca del beneficio e il recupero delle somme eventualmente già erogate.

Cosa manca per l’invio delle domande: l’attesa dei decreti e l’opzione tasse

Nonostante lo stanziamento del bonus genitori separati sia operativo nella legge di Bilancio 2026, i canali per l’invio delle domande non sono ancora attivi. Si attende la pubblicazione del decreto attuativo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze. Questo testo fisserà la data ufficiale del click-day, il tetto massimo di Isee ammesso e la piattaforma telematica da usare, che sarà gestita dall’Inps. Il decreto attuativo dovrà inoltre sciogliere il nodo sulla modalità di erogazione: la via principale resta l’accredito diretto tramite bonifico mensile, ma resta al vaglio l’alternativa di trasformare il bonus in un credito d’imposta speciale o in una detrazione da utilizzare direttamente in dichiarazione dei redditi per abbattere le tasse annuali.

I documenti da preparare subito per non perdere il treno del click-day

Trattandosi di una procedura a sportello dove i fondi del bonus genitori separati verranno assegnati in base all’ordine cronologico di presentazione fino a esaurimento delle risorse, è fondamentale raccogliere la documentazione in anticipo. Per farsi trovare pronti all’apertura dei termini bisogna disporre di un’identità digitale attiva, Spid o Carta d’Identità Elettronica, richiedere l’attestazione ISEE aggiornata al nuovo anno e avere a portata di mano la copia conforme della sentenza di separazione o divorzio del tribunale. Saranno inoltre indispensabili il codice fiscale dei figli a carico, la copia del contratto d’affitto con la relativa ricevuta di registrazione dell’Agenzia delle Entrate e le ricevute dei bonifici che attestano il regolare pagamento del mantenimento dei figli.

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Micro-rate, così giovani e classe media vivono a debito

15 Giugno 2026 ore 04:45

Unsplash

Lo chiamano Buy now, pay later (BNPL): compra ora, paga dopo. Ma forse, guardandolo dal lato sociale, dovremmo iniziare a chiamarlo Buy not, pay later: compro ciò che non potrei permettermi e rinvio a domani il conto economico, psicologico e sociale.

Il fenomeno è in piena esplosione. Non riguarda più soltanto l’acquisto occasionale di un elettrodomestico o di un bene durevole: è entrato nella quotidianità — abbigliamento, elettronica, vacanze, cosmetici, arredamento, persino spese ordinarie. La promessa è semplice e seducente: nessun interesse, pochi clic, rate leggere, approvazione immediata. Ma proprio questa leggerezza apparente è il punto critico.

Il debito smette di apparire come debito e diventa un gesto di consumo. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank of International Settlements-BIS), gli utenti BNPL tendono a essere i più giovani, i più indebitati, con punteggi creditizi più bassi e maggiori tassi di insolvenza rispetto agli utilizzatori del credito tradizionale.

Banca d’Italia, in una nota del marzo 2026, segnala che in Italia l’uso del BNPL è passato dal 4 per cento delle famiglie nel 2022 al 30 per cento nel 2025, sebbene circa due terzi lo utilizzino solo occasionalmente. Crif (società italiana, oggi di proprietà di una multinazionale, leader in Italia nei sistemi di informazioni creditizie e business information) ha rilevato che nel secondo semestre 2024 gli importi erogati in Italia sono cresciuti dell’85 per cento rispetto a due anni prima e del 32 per cento rispetto al secondo semestre 2023.

Numeri che non descrivono più una nicchia fintech, ma un cambiamento profondo nei comportamenti di consumo. Il BNPL è esploso su scala globale: il mercato mondiale ha raggiunto circa cinquecentosettanta miliardi di dollari di transazioni nel 2025, con una crescita del 13,7 per cento anno su anno, e conta già oltre trecentottanta milioni di utenti attivi secondo stime Juniper Research.

In Australia, Paese che ha visto nascere e crescere colossi del settore come Afterpay, il fenomeno ha assunto dimensioni tali da spingere il governo a classificarlo come credito regolamentato a partire dal giugno 2025, imponendo licenze e obblighi di verifica del merito creditizio, una mossa che conferma quanto il modello si fosse diffuso al di là di ogni controllo.

Nel Sud-Est asiatico il caso dell’Indonesia è emblematico: i debiti accumulati attraverso i sistemi BNPL hanno raggiunto 1,8 miliardi di dollari nel novembre 2024, con un aumento del 42,7 per cento rispetto all’anno precedente.

Oltre il 70 per cento degli utenti ha tra diciotto e trentacinque anni, molti dei quali hanno contratto debiti per acquisti impulsivi legati a pressioni sociali. L’autorità di vigilanza finanziaria (OJK) ha registrato nel 2023 oltre settantanove milioni di contratti BNPL, con una crescita del centoquarantaquattro per cento rispetto al 2019.

Nel Regno Unito il mercato BNPL cresce al trentanove per cento annuo secondo il World Pay Report, con un’utenza che si allarga ormai ben oltre la fascia giovanile: nel 2024 la quota di utilizzatori nella fascia 55-64 anni ha superato il ventuno per cento, più che raddoppiata rispetto al 2023.

Negli Stati Uniti circa quaranta milioni di americani hanno utilizzato il BNPL nel 2024, e più del quarantuno per cento degli utenti dichiara di aver saltato almeno un pagamento nell’ultimo anno (dati LendingTree).

In tutti questi contesti emerge lo stesso schema: il BNPL cresce non perché le persone stiano meglio, ma perché il divario tra reddito disponibile e costo della vita si allarga. Lo strumento finanziario si inserisce in una frattura sociale preesistente e la rende più comoda da abitare, senza sanarla.

Il punto non è demonizzare lo strumento. Per alcuni può essere utile: consente di distribuire nel tempo una spesa, evitare l’uso del credito revolving, accedere a beni necessari senza interessi. Il problema nasce quando la dilazione diventa anestesia. Quando il consumatore non percepisce più il limite. Quando tre o quattro piccole rate, sommate ad altre tre o quattro piccole rate, costruiscono una gabbia invisibile.

Il BNPL intercetta una ferita precisa del nostro tempo: l’impoverimento relativo del ceto medio.  Non siamo di fronte soltanto a persone povere che cercano credito. Siamo di fronte a famiglie, giovani lavoratori, professionisti, pensionati che vedono restringersi il margine tra reddito disponibile e costo della vita. L’OCSE lo aveva già scritto con chiarezza: la classe media nei Paesi avanzati è sotto pressione perché redditi, casa, istruzione, salute e sicurezza economica non crescono più insieme.

In molti Paesi il costo dell’abitare è diventato uno dei principali fattori di fragilità. La casa, che era il simbolo della stabilità, è diventata il primo luogo della precarietà. Dentro questa compressione si produce un paradosso: si ha meno sicurezza, ma si fatica a rinunciare ai segni esteriori della normalità. Una vacanza, un vestito, un telefono, una cena, un weekend non sono solo beni: sono appartenenza.

Dire «non posso permettermelo» significa spesso confessare a sé stessi (e agli altri) una caduta di status. Il BNPL offre allora una via d’uscita emotiva: non risolve il problema, lo sposta in avanti. È una forma di credito, ma anche una forma di narrazione: mi consente di continuare a recitare la parte di chi è ancora dentro il benessere. Qui il tema diventa politico.

Servirebbero politiche strutturali lungimiranti e concrete: affordable housing e housing sociale, salari coerenti con il costo reale della vita, politiche industriali capaci di creare lavoro buono, non solo occupazione povera; strumenti di reinclusione finanziaria prima che il debito diventi stigma. In assenza di tutto questo, il mercato offre la soluzione più rapida: non aumentare il reddito, ma anticipare il consumo.

Mariana Mazzucato, nel suo recentissimo “The Common Good Economy”, insiste sulla necessità di superare l’idea di uno Stato che interviene solo per correggere i fallimenti del mercato. La sua tesi è che il punto sia costruire mercati orientati al bene comune, con missioni pubbliche, investimenti, reciprocità e responsabilità condivise.

«Questa impostazione economica basata sulla riparazione dei mercati” ci intrappola in un ciclo infinito di reazione, di rattoppo dei problemi anziché di costruzione proattiva dell’economia di cui abbiamo bisogno», sottolinea la Mazzuccato nel suo libro. Il BNPL, quindi, non è soltanto un prodotto finanziario, è il sintomo di un’economia che ha perso la capacità di garantire sicurezza, futuro e dignità attraverso il lavoro.

Il professor Guy Standing ha descritto da anni la crescita del “precariato”: una classe esposta a redditi intermittenti, diritti deboli, ansia permanente. Nel suo “The Precariat: the new dangerous class” (ed. aggiornata 2014) scrive con preconizzante lucidità: «Poiché i salari del precariato sono sempre più instabili e in calo, il risultato complessivo è che queste persone vivono sull’orlo di un debito insostenibile e in una condizione di cronica incertezza economica». 

I due vincitori del premio Nobel per l’economia nel 2024, Daron Acemoglu e Simon Johnson, hanno ricordato nel loro libro “Power and Progress: our thousand-year struggle over technology and prosperity” che la tecnologia non produce automaticamente progresso sociale: dipende da chi la governa, da come distribuisce potere, reddito e opportunità. Questo vale ancora di più oggi, mentre avanza l’IA agentica: sistemi capaci non solo di assistere, ma di eseguire compiti, prendere iniziative, sostituire porzioni crescenti di lavoro cognitivo e amministrativo. Il rischio è che una parte del ceto medio venga colpita due volte: prima dal costo della vita, poi dalla svalutazione del proprio lavoro.

Non siamo ancora davanti a una catastrofe inevitabile. Ma siamo davanti a un’urgenza. Se il futuro viene lasciato alla somma di micro-rate, micro-contratti, micro-lavori e macro-profitti concentrati, il risultato sarà una società formalmente consumatrice ma sostanzialmente impoverita. Una società dove il debito diventa il linguaggio ordinario della sopravvivenza e il consumo l’ultimo travestimento della fragilità.

Servono azioni e programmi politici lungimiranti che non si fermino al bonus una tantum, spesso scarsamente accessibile; servono investimenti pubblici di lungo respiro idoneamente calati e incentivi legati a occupazione stabile e formazione; un uso governato dell’IA per aumentare produttività e qualità del lavoro in particolare per le Pmi e non solo per ridurre il personale. Una comunità felice non è quella in cui tutti possono indebitarsi più facilmente. È quella in cui meno persone hanno bisogno di farlo per vivere con dignità.

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Congedo di maternità, come funziona nel 2026: i mesi coperti, l’indennità economica e le tutele per la lavoratrice

14 Giugno 2026 ore 14:15

Il congedo di maternità rappresenta il baricentro del sistema di welfare italiano a sostegno della genitorialità, una misura che il legislatore ha inteso non come un beneficio discrezionale, ma come un pilastro fondamentale della salute pubblica e della stabilità sociale.

Disciplinato dal Testo Unico 151/2001, ma integrato dalle leggi di Bilancio degli ultimi anni, si tratta di un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro della durata complessiva di cinque mesi. La natura imperativa di questo diritto è tale che la lavoratrice non può rinunciarvi, né il datore di lavoro può permettere la prestazione lavorativa durante i periodi protetti, pena sanzioni penali e amministrative. Nel 2026, la gestione di questo tempo è diventata estremamente flessibile, permettendo alle donne di conciliare con strumenti più snelli rispetto al passato.

Congedo di maternità, la nuova flessibilità operativa

La ripartizione classica del congedo di maternità prevede storicamente l’astensione dai due mesi precedenti la data presunta del parto fino ai tre mesi successivi all’evento. Tuttavia, le modifiche normative hanno ampliato notevolmente il raggio d’azione della lavoratrice. Oggi è possibile optare per la formula “uno più quattro”, posticipando l’inizio dell’astensione all’ottavo mese di gravidanza, oppure per l’opzione “zero più cinque”. Quest’ultima permette di rimanere in servizio fino al nono mese compiuto, fruendo dell’intero ciclo di cinque mesi dopo la nascita del bambino. Per percorrere questa strada, la legge richiede un passaggio formale rigoroso: è necessaria una certificazione medica rilasciata da uno specialista del Servizio Sanitario Nazionale e dal medico competente per la sicurezza sul lavoro. Nel 2026, gran parte di questa procedura è stata digitalizzata, con lo scambio automatico dei certificati tra ASL e INPS, riducendo l’onere burocratico a carico della gestante.

Quale trattamento economico spetta

Uno degli aspetti più rilevanti del congedo di maternità riguarda la garanzia del reddito. L’Inps garantisce un’indennità economica pari all’80% dell’ultima retribuzione media giornaliera, ma la realtà del 2026 vede una protezione ancora più robusta. Per molte categorie di lavoratrici, e specialmente nei settori coperti da contrattazione collettiva rinnovata, l’integrazione al 100% da parte del datore di lavoro è ormai lo standard.

Inoltre, le recenti riforme hanno migliorato il trattamento del congedo parentale facoltativo che segue quello obbligatorio: oggi i primi mesi di astensione facoltativa godono di un’indennità progressivamente innalzata, arrivando a coprire il 100% della retribuzione per il primo mese e l’80% per il secondo mese, a patto che vengano fruiti entro il sesto anno di vita del bambino.
Complessivamente, la coppia può beneficiare di un totale di nove mesi di congedo indennizzato, dove i periodi successivi ai primi due mesi sono pagati con una quota pari al 30% dello stipendio. Durante tutto il periodo di congedo di maternità maturano regolarmente l’anzianità di servizio, le ferie, la tredicesima e il trattamento di fine rapporto.

Obblighi burocratici e procedure digitali nel 2026

L’accesso al congedo di maternità richiede un iter procedurale che oggi si avvale della piena interoperabilità delle banche dati pubbliche. La domanda deve essere presentata esclusivamente per via telematica tramite il portale dell’INPS o attraverso i servizi di patronato. Grazie alle ultime semplificazioni, una volta che il medico del SSN invia il certificato telematico di gravidanza all’istituto, la piattaforma pre-compila gran parte della domanda per la lavoratrice. Resta l’obbligo di confermare l’invio prima dell’inizio del periodo di astensione. Un passaggio fondamentale avviene dopo la nascita: entro trenta giorni dal parto, la madre deve comunicare il codice fiscale del neonato. Nel 2026, questo processo è spesso automatizzato grazie ai flussi di dati provenienti dalle anagrafi comunali, ma è sempre opportuno verificare la corretta ricezione del dato sul proprio fascicolo previdenziale per evitare ritardi nei pagamenti delle indennità residue.

Protezione legale e divieto di licenziamento

La forza del decreto 151/2001 risiede nelle tutele giuslavoristiche poste a difesa della continuità occupazionale. Il congedo di maternità è protetto da un divieto di licenziamento assoluto che decorre dall’inizio della gestazione e si protrae fino al compimento del primo anno di età del figlio. Durante questo lasso di tempo, il rapporto di lavoro è considerato intoccabile, salvo casi limite di colpa grave, esito negativo della prova o cessazione definitiva dell’attività d’impresa. Al termine dell’astensione obbligatoria, la lavoratrice ha il diritto inalienabile di rientrare nella stessa unità produttiva e di mantenere le medesime mansioni.

Tuttavia, nel 2026, la tutela non è più solo formale: le nuove normative hanno trasformato il rispetto del congedo di maternità in un obbligo di conformità che, se violato, può determinare il dissesto economico dell’impresa. Le aziende che tentano di ostacolare il rientro o che operano discriminazioni salariali post-maternità – come la negazione dei premi di produzione o il demansionamento – rischiano oggi sanzioni amministrative fino a 50.000 euro. A queste si aggiunge la “sanzione accessoria” più temuta: la revoca totale degli sgravi contributivi INPS goduti nell’anno solare e l’inserimento in una “black list” ministeriale che preclude la partecipazione a gare d’appalto pubbliche per 24 mesi.

Il monitoraggio è diventato ferreo grazie all’incrocio dei dati dell’Ispettorato del Lavoro. Se un’azienda nega ingiustificatamente lo smart working al rientro o falsifica i dati nel rapporto biennale sulla parità di genere, subisce non solo multe pecuniarie tra i 5.000 e i 15.000 euro, ma anche la sospensione della Certificazione di Parità. Questo meccanismo garantisce che il rientro dopo il congedo di maternità non sia più una zona grigia, ma un processo monitorato dove la discriminazione ha un costo certo, immediato e superiore a qualsiasi presunto risparmio aziendale.

Adozioni e nascite premature

Il congedo di maternità non riguarda esclusivamente le madri biologiche. Il Testo Unico parifica pienamente i diritti delle lavoratrici che hanno adottato o ricevuto in affidamento un minore. In questi casi, i cinque mesi di astensione decorrono dal momento dell’ingresso del minore in famiglia. Anche in questa circostanza, l’indennità economica e le tutele contro il licenziamento restano identiche. In caso di parto prematuro, la legge prevede che i giorni di congedo obbligatorio non goduti prima del parto vengano interamente recuperati nel periodo successivo alla nascita, garantendo così che il legame tra madre e figlio venga tutelato per l’intero arco dei cinque mesi previsti, indipendentemente dalla data effettiva dell’evento. Questa flessibilità assicura che il diritto alla cura sia sempre prevalente sulle contingenze biologiche o amministrative.

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10 Giugno 2026 ore 08:40
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